WE ARE THE PEOPLE

di Mike Plato

Il problema odierno è capire a quale popolo si appartiene.

Il Metatron mi disse che esistono tre popoli:
1. L’umano
2. Il racheliano (ossia l’ebreo)
3. Lo straniero

Voi mi direte: Ma L’ebreo non è umano? Si, lo è, ma è un umano totalmente a parte. Quasi come non lo fosse.

È scritto in Ester 3,13:

«Il grande re Assuero ai governatori delle centoventisette province dall’India all’Etiopia e ai capidistretto loro subordinati scrive quanto segue:
Essendo io alla testa di molte nazioni e avendo l’impero di tutto il mondo, non esaltato dall’orgoglio del potere, ma governando sempre con moderazione e con dolcezza, ho deciso di rendere sempre indisturbata la vita dei sudditi, di assicurare un regno tranquillo e sicuro fino alle frontiere e di far rifiorire la pace sospirata da tutti gli uomini.
Avendo io chiesto ai miei consiglieri come tutto questo possa essere attuato, Amàn, distinto presso di noi per prudenza, segnalato per inalterata devozione e sicura fedeltà ed elevato alla seconda dignità del regno, ci ha avvertiti che in mezzo a tutte le stirpi che vi sono nel mondo si è mescolato un popolo ostile, diverso nelle sue leggi da ogni altra nazione, che trascura sempre i decreti del re, così da impedire l’assetto dell’impero da noi irreprensibilmente diretto.
Considerando dunque che questa nazione è l’unica ad essere in continuo contrasto con ogni essere umano, differenziandosi per uno strano tenore di leggi, e che, malintenzionata contro i nostri interessi, compie le peggiori malvagità e riesce di ostacolo alla stabilità del regno, abbiamo ordinato che le persone a voi segnalate nei rapporti scritti da Amàn, incaricato dei nostri interessi e per noi un secondo padre, tutte, con le mogli e i figli, siano radicalmente sterminate per mezzo della spada dei loro avversari, senz’alcuna pietà né perdono, il quattordici del decimosecondo mese, cioè Adàr; perché questi nostri oppositori di ieri e di oggi, precipitando violentemente negli inferi in un sol giorno, ci assicurino per l’avvenire un governo completamente stabile e indisturbato».

POI CI SIAMO NOI: WE ARE THE PEOPLE…
L’unico popolo che urla FROM HERE TO ETERNITY!

WE ARE THE PEOPLE
WE ARE THE PEOPLE

LA PAROLA PRONUNCIATA

di Omraam Mikhaël Aïvanhov

“Siate attenti ad ogni parola che pronunciate, perché nella natura c’è sempre uno dei quattro elementi -la terra, l’acqua, l’aria o il fuoco- che aspetta il momento in cui potrà rivestire di materia tutto ciò che esprimete.
La realizzazione si verifica spesso molto lontano dalla persona che ne ha fornito i germi, ma si verifica infallibilmente.
Così come il vento trasporta le sementi spargendole lontano, le vostre parole prendono il volo e vanno a produrre in qualche punto dello spazio risultati buoni o cattivi.
Perciò, abituatevi a parlare con amore ai fiori, agli uccelli, agli alberi, agli animali e agli esseri umani, perché questa è un’abitudine divina.
Chi sa pronunciare parole che riscaldano, vivificano, ispirano e accendono il fuoco sacro, possiede una bacchetta magica nella propria bocca”.

LA PAROLA PRONUNCIATA
LA PAROLA PRONUNCIATA

DIO È SOPRATTUTTO GIUSTIZIA

di Mike Plato

In troppi ambiti si commette l’errore di considerare il cd Dio dell’Antico Testamento come diverso dal Dio del Nuovo Testamento, in quanto sembrerebbe che il dio del Vecchio Testamento sia collerico e violento mentre il nuovo, il cd Padre di Cristo, sia legato all’energia dell’amore, come se l’amore escludesse la collera. Questo è l’errore più assurdo che si possa fare in termini spirituali. In realtà l’Antico Testamento e il Nuovo Testamento mostrano le due leve della Giustizia. Quando si dice che Dio è amore, e ciò lo leggete nel Vangelo di Giovanni, si dice che Dio è è anche collera, ira, severità. L’Antico e il Nuovo Testamento mostrano le due leve della Giustizia tenendo conto che comunque nell’Antico Testamento ci sono tracce notevoli della leva dell’amore, vedi lo “Shemà Israel” in deuteronomio 6, mentre nel Nuovo Testamento Cristo più e più volte mostra anche l’archetipo della collera e della severità.

Quindi non è l’amore il vertice del triangolo e della Bilancia ma la giustizia, che si manifesta attraverso le due leve del rigore ovvero Ghebura, o dell’amore e della compassione, ovvero Chesed.

DIO È QUINDI IN PRIMO LUOGO GIUSTIZIA

Salmi 7,18: Loderò il Signore per la sua GIUSTIZIA e canterò il nome di Dio, l’Altissimo

QUESTA GIUSTIZIA può essere amministrata o con la forza o con la mitezza.

Cristo non era amorevole, in tal senso era GIUSTO, in quanto agnello coi suoi e leone coi nemici e coi demoni.

Melkizedek, il sacerdote eterno DELL’ALTISSIMO (Elyon) non si chiama MELKICHESED ma appunto MELKIZEDEK – RE DI GIUSTIZIA, perché usa rigore e amore a seconda della necessità. 2 sono le colonne del tempio: boaz – forza e jakin – mitezza .

Quindi fatemi la cortesia, piantatela di dire che essendo DIO AMORE, QUELLO LÀ DELL’AT NON PUÒ ESSERE DIO.

La Giustizia richiede soprattutto la DISTRUZIONE, non è solo Compassione, ancor più in un sistema come questo dominato dal Male, dalla tenebra e dalla morte.

In oriente c’è l’archetipo del Dio corrucciato, uno su tutti DRAG PO RUDRA CHAKRIN. Ci sono versioni di Buddha corrucciato, uno su tutti MANJUSRI. Che facciamo, le buttiamo a mare perché non le comprendiamo??

ORA COMPRENDETE!!!

DIO È SOPRATTUTTO GIUSTIZIA
DIO È SOPRATTUTTO GIUSTIZIA

DA LAOZI A GESU’ CRISTO

di Andrea Sartori

Avevo un breve viaggio da fare. Come sottofondo ho messo il Tao te ching.
Ogni frase è un universo. Ed è impressionante come diversi concetti mi richiamassero alla mente sia concetti espressi da Socrate (il sapere di non sapere che quello del conoscere se stessi) che concetti evangelici: il “non agire” evoca spesso il Sermone della Montagna (“guardate gli uccelli del cielo. Essi non filano e non tessono…) e la necessità che il Maestro si faccia umile e apparentemente sotto gli altri. E il fatto che la dolcezza prevale sulla forza. Socrate, Lao Tzu, Gesù (e anche Buddha, Eraclito, Epicuro, Seneca e Marco Aurelio). La sapienza vera non ha autore o patria ma riecheggia dalla Grecia all’India fino in Cina.
Concetti spesso di profondità vertiginosa espressi con parole semplici.
Mi rendo conto che di fronte a questi “sapienti” la filosofia moderna da Kant in avanti pare una gigantesca supercazzola. Soprattutto ha perso di vista l’assoluto concentrandosi su questioni sociali e politiche che sono niente.
Non a caso i fisici quantistici vanno a riprendere quei sapienti antichi ma sempre nuovi che nella loro semplicità hanno intuito l’assoluto

DA LAOZI A GESU' CRISTO
DA LAOZI A GESU’ CRISTO

IL TANTRA SUPREMO DELLA REALTA’ TOTALE

di Marco Scarinci

Tutte le Divinità Buddhiste della classe di Tantra Supremo sono in unione sessuale. Qual è il significato di questa cosa, che può creare scandalo in qualche mente particolarmente bigotta e limitata?
Non è per provare piacere, in quanto i Buddha sono al di là del desiderio profano e sono perfettamente sufficienti a se stessi. E non è neanche per generare una nuova vita, in quanto queste Divinità possono moltiplicarsi tramite un processo di emanazione diretta.
Queste Divinità sono in unione a rappresentare l’unione di Maschile e Femminile, di Metodo e Saggezza, di Compassione e Conoscenza Trascendente, di Vuoto e Forma. Gli induisti tantrici potrebbero dire che rappresentano l’unione di Shiva e Shakti, e infatti queste Divinità sono molto collegate (per storia, attributi, nomi o immaginario) ai vari aspetti di Shiva e Shakti.
Le Divinità in unione rappresentano quindi la totalità della Realtà, sia assoluta che relativa.
Nell’immagine che ho postato c’è Hevajra, la più importante Divinità della scuola Sakya del Buddhismo Tibetano. Era anche la principale Divinità di Marpa il Traduttore, il maestro di Milarepa.

IL TANTRA SUPREMO DELLA REALTA' TOTALE
IL TANTRA SUPREMO DELLA REALTA’ TOTALE

GESU’ E GLI ALTRI

di Andrea Sartori

Per alcuni sono troppo cristiano, per altri una sorta di mezzo eretico perché paragono la filosofia di Socrate, di Buddha o di Lao Tzu a quella di Cristo.
Certo che le paragono. A livello di mera originalità, il messaggio di Cristo non è qualcosa di inedito. In pensatori greci, indiani o cinesi che precedono il Cristo spesso di secoli troviamo parole che paiono prese di peso dai Vangeli. Alcuni brani del Tao te ching, come detto, sembrano riecheggiare i Vangeli, se non che il Tao te ching viene prima.
Questo sminuisce Cristo?
Assolutamente no. Semplicemente se uno crede che Gesù sia Dio fatto uomo crede che quel Dio fatto uomo ha messo un seme divino in TUTTA l’umanità. E in alcuni spiriti particolarmente elevati quel seme brilla: in Socrate, in Buddha, in Lao Tzu. Che spesso semplicemente usano concetti che noi consideriamo “non cristiani” solo perché appartengono ad una cultura differente dalla nostra: Buddha parla di “ahimsa” (non odio) il Cristo di amore, in India si ha il Nirvana, nel mondo giudaico il Paradiso, in quello greco i Campi Elisi…
Cosa distingue Gesù? Innanzitutto il “target” del messaggio. Socrate e Buddha selezionavano gli allievi tra persone altamente istruite che potevano afferrare il senso profondo del Messaggio. Gesù seleziona pescatori, esattori delle tasse, prostitute, persino ex terroristi. La famosa “pienezza dei tempi” significa che quel messaggio non era più riservato ad una ristrettissima cerchia di iniziati, ma andava esteso a tutti (anche se spesso quei “tutti” lo hanno distorto).
E poi la Resurrezione. Tutti i grandi pensatori parlano dell’immortalità futura: basti pensare al Fedone di Platone, tutto incentrato sull’immortalità dell’anima (e anche qui, siamo a quasi quattro secoli prima di Cristo), Gesù Cristo questa immortalità te la fa vedere in prima persona: prima erano solo ipotesi, teorie, poi diventa una certezza. Ma questo non esclude quelli di prima, semmai li completa.
Il Cristianesimo non è “altro”, è un completamento. Non deve abolire, ma completare. E magari farti rileggere antichi testi sotto una luce diversa.
Il bello è che questa cosa nel Medioevo l’avevano capita e arrivavano a mettere il pagano Virgilio tra i profeti.
Il Cattolicesimo si è poi protestantizzato parlando di una verità esclusiva che arriva a escludere altri che spesso dicono le stesse cose solo con parole diverse.
Come bisogna andare contro la stupida contrapposizione tra scienza e fede che non ha ragione d’essere, così anche la contrapposizione tra varie spiritualità non ha ragion d’essere. Chi la cerca non è sicuro del vestito che indossa

GESU' E GLI ALTRI
GESU’ E GLI ALTRI

IL SIGNIFICATO DEL MONDO COME AUTOREFERENZA DELL’UOMO

a cura di Andrea Cecchetto

Secondo Kreeft: «“l’oggettività” è in verità una forma celata di soggettivismo: concepire le cose come oggetti implica il riferirli a un ego-soggetto come suoi oggetti. È l’Io che proietta gli og-getti (ab-iacio). Trascendere la soggettività significa dunque trascendere anche l’oggettività» [Peter Kreeft; Zen in Heidegger’s Gelassenheit]. In altre parole l’uomo come soggetto fa derivare il significato del mondo da se stesso e dal suo stesso significato, nella misura in cui egli conquista il mondo. Secondo Heidegger, questa attività (o agitazione) tra soggetti e oggetti è la fonte del nichilismo occidentale profetizzato da Nietzsche: «Guai! Si avvicinano i tempi in cui l’uomo non scaglierà più la freccia anelante al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare» [Friedrich Nietzsche; Così parlò Zarathustra] (Roberts Avens; Heidegger, Hillman e gli angeli. Per una nuova gnosi, p. 13).

IL SIGNIFICATO DEL MONDO COME AUTOREFERENZA DELL'UOMO
IL SIGNIFICATO DEL MONDO COME AUTOREFERENZA DELL’UOMO

RELIGIONE E METAFISICA

di Mike Plato

“La religione non deriva da ciò che alle origini era “autenticamente iniziatico” per degenerazione e volgarizzazione dello stesso, ma una dimensione e un’espressione della religione prettamente metafisico-iniziatica è sempre esistita, non solo alle origini.” (LINA VIOLA)

Condivido questo pensiero, ma la costruzione della frase è pessima. La ricostruisco in modo che se ne abbia più facile comprensione.

“La religione non deriva da una degenerazione e volgarizzazione di ciò che alle origini era autenticamente iniziatico ma è essa stessa, fin dalle origini, espressione prettamente metafisico-iniziatica”.

Così si comprende che il concetto di religione reale non coincide con il dogma, che ne rappresenta lo svilimento e lo svuotamento onde renderne partecipe la massa profana, ma è la rivelazione per come essa fu manifestata da un messia e insegnata segretamente a pochi eletti selezionati, pronti ad accettare ed assimilare la detta rivelazione.

Matteo 13,11
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

A voi, a loro. A voi è la religione espressa in senso iniziatico, esoterismo. A loro, è la religione espressa in senso dogmatico e letterale, la religione essoterica.

QUINDI NON MI CONFONDETE LA RELIGIONE COL DOGMA. I FESSI FANNO QUESTO ERRORE, ATTACCANDO LA RELIGIONE.

RELIGIONE E METAFISICA
RELIGIONE E METAFISICA

IL BUDDHA PRIMORDIALE E’ IL SADASHIVA HINDU

di Marco Scarinci

Vajradhara nella prima immagine e Samantabhadra nella seconda immagine: sono due aspetti di quello che viene chiamato Adi Buddha, il Buddha Primordiale.
È molto simile a quello che gli induisti ritengono essere un Dio Creatore, ma per quanto ci siano motivazioni ragionevoli sulla base dei testi tantrici buddhisti per dire ciò la maggior parte dei buddhisti negheranno questa cosa fino alla morte perché vorrebbe dire infrangere uno dei principi più importanti del Buddhismo primitivo.
Samantabhadra è nudo perché rappresenta la natura nuda e vacua della mente, mentre Vajradhara è pieno di ornamenti perché ne rappresenta anche la ricchezza data dalle forme e dall”energia.
Dal mio punto di vista il Buddha Primordiale corrisponde a Sadashiva.

IL BUDDHA PRIMORDIALE E' IL SADASHIVA HINDU
Vajradhara
IL BUDDHA PRIMORDIALE E' IL SADASHIVA HINDU
Samantabhadra
IL BUDDHA PRIMORDIALE E' IL SADASHIVA HINDU
Sadashiva

MUTEVOLEZZA E CREDENZE UMANE

di Luca Rudra Vincenzini

Prendo spunto da Nida Chenagtsang, e dal suo racconto de “la monaca desiderosa”, per parlare di credenze umane. Nida è un medico tibetano e pratica la medicina classica del Tibet, mischiandola con principi presi da altre discipline, anche dalla psicologia e dalla medicina occidentale. Uno dei punti focali della medicina classica dell’Himālaya recita che a qualsiasi disturbo della salute corrisponde l’azione di un demone. La donna in questione andò dal medico denunciando gli attacchi nefasti di uno spirito di bassa lega. Alché il medico le chiese di descrivere i sintomi degli attacchi, e lei spiegò che, ciclicamente praticando il nubilato monastico, era pervasa da un forte e destabilizzante desiderio (ovulazione) che la possedeva interamente, corpo e mente. Cadeva dunque sotto scacco di questo demone che le mutava la percezione della realtà. L’unico espediente che la calmava era toccarsi e farlo uscire durante i picchi del piacere; ovviamente faceva questo con l’uso di mantra, ritualizzando l’atto e con la consapevolezza che in realtà non lo faceva per il piacere ma come un vero e proprio esorcismo.
Letta la condivisione di Nida chiusi il libro, senza nessuna dissacrazione occidentale con la quale avrei potuto ironizzare sulla cosa, e mi chiesi del perché ritualizzare l’atto, come fosse una cerimonia. La mente andò subito ai numerosi e comuni episodi di prostituzione sacra dell’umanità, non ultimo il maithuna himālayano (al quale ho dedicato il capitolo 7 del mio libro). Mi sono chiesto da più prospettive: perché il rito? Bèh le risposte sono tante: ripercorrere i passi del mito nei quali le divinità consumano il sacrificio di un qualcosa (il macrantropo, di sé, vittime, potenze, seme, sangue, etc), e per mantenere l’ordine universale, a partire dal sacrificio del Mahāpuruṣa; per vivere nelle ossa il potere degli Dèi; per controllare e canalizzare gli istinti; per mantenere delle valvole di scarico di gruppo nel sociale nelle feste e/o in alcune occasioni prestabilite; per gustare l’oblio in bilanciamento alle ferree regole sociali, etc…
Tanti motivi, tutti validi e ognuno, a suo modo, vero. Poi però mi sono detto:”non basta, c’è dell’altro e quell’altro è che ogni essere umano si sente un ladro”. Essere felice è visto e vissuto come un furto agli Dèi, una cosa pericolosissima di cui pentirsi e punirsi (per i popoli semiti è la famosa mela dell’Eden). L’essere umano non tollera la felicità come uno stato naturale, come un diritto di nascita, bensì come un sacrilegio. Perciò per compensare adotta due vie: o si punisce (alcool, fumo, droghe, psicofarmaci, calmanti e fanatismi di gruppo), oppure deve disattivare quella potenza istintuale e circoscriverla con regole che gli permettano di non sentirsi fuori dall’ordine di Natura. Il rito, come la scaramanzia, adempie a questo scopo: seda l’ansia. La superstizione cerimoniale e di gruppo, però di fatto, come la magia, sono tutti atti di paura. L’essere umano ha la fottuta paura di essere libero, esattamente come sono liberi quegli eventi che cerca illusoriamente di controllare. Ecco che schizofrenia, superstizione, dissociazione, scissione, attacchi di panico, sindrome da stress post traumatico, depressione, sono tutte fasi terminali di quella paura concreta, che scorre nelle vene, ovvero quella di essere liberi e felici per diritto di nascita. La cristallizzazione di ciò che è mutevole per sua intima predisposizione è paura; accettare la mutevolezza, la ciclicità di Madre Natura e non i nostri rituali compensatori è, invece, sintomo di saggezza.

MUTEVOLEZZA E CREDENZE UMANE
MUTEVOLEZZA E CREDENZE UMANE