La tua forza di volontà (volontà di potenza) non consiste nel volere qualcosa con tutto il proprio essere, ma nell’opporsi ad un’altra volontà che rema contro nel proprio essere. Occorre cioè essere scissi, per rafforzare la volontà: una volontà pneumatica che combatte con una volontà opposta, di norma istintuale, infera, passionale, psichica. E nessuno può rafforzare questa volontà come i figli della luce, in quanto solo i figli della luce hanno una scissione così aspra e dirompente nel proprio intimo. Spesso costoro hanno un POTENTE SPIRITO che combatte contro una POTENTE CARNE: La guerra tra aquila e serpente.
Sun Tzu scriveva: “L’invincibilità sta nella difesa. La vulnerabilità sta nell’attacco. Se ti difendi sei più forte. Se attacchi sei più debole.” Le guerre di aggressione sono quelle che più facilmente falliscono, a meno che la forza dell’aggressore non sia esageratamente più alta. Chi si difende è sempre più motivato di chi aggredisce.
Cosa sono la realtà oggettiva e la realtà soggettiva? In linea teorica, la realtà oggettiva deve essere ben comprovata ed universalmente accettata. Esempio, realtà oggettiva è 2+2=4. E’ un fatto oggettivo, universalmente accettato ed incontrovertibile.
Ora, ci sono due DOGMI che non sono REALTA’ OGGETTIVA, MA SONO o UNIVERSALMENTE ACCETTATI o ACCETTATI DA UN GRUPPO SPESSO CONSISTENTE:
LA SCIENZA E IL DOGMA ESTERICO e/o RELIGIOSO…
LA SCIENZA, nonostante il tanto strombazzato METODO SCIENTIFICO SPERIMENTALE, non è affatto una VERITA’ OGGETTIVA ED INCONTROVERTIBILE, tant’è che tra scienziati si prendono a testate in bocca su certe teorie, che spesso restano tali senza dimostrazione. La scienza, fin troppo spesso, presenta i tratti dell’opinabilità e dell’aleatorietà. Ragion per cui, NON ROMPESSERO I COGLIONI CON IL PROCLAMA: LO DICE LA SCIENZA! In molti casi, lo dice un gruppo di potere o una multinazionale molto persuasiva.
LA RELIGIONE E IL DOGMA ESOTERICO SONO UN’ALTRA PIAGA. CHE SIA UNA CHIESA o UNA SCUOLA ESOTERICA, CI TROVIAMO DI FRONTE AD UNA VISIONE TEORICA CHE TROPPO SPESSO NON GODE DI APPOGGI OGGETTIVI. IL SEGUIRLA , IL FARSENE AFFASCNARE, DIPENDONO QUASI SEMPRE O DA INFLUENZE AMBIENTALI e FAMILIARI (se non di nazioni) O DAL DESIDERIO CHE QUELLA VERITA RELATIVA SIA OGGETTIVA…desiderio scambiato per un “SENTIRE”….
ALLA FINE DELLA FIERA, L’UNICA DISCIPLINA INCONTESTABILE è la MATEMATICA, NULL’ALTRO….
“La potenza magnetica non è proporzionale alla forza muscolare. Sappiate volere con dolcezza, senza scosse o soprassalti; abbiate un’immaginazione viva, ardente, e uscite da voi stessi per portare aiuto agli altri; coltivate le vostre facoltà volitive e immaginative; così il vostro potere occulto aumenterà senza fine. Tutto sta a imparare a pensare, per servirsi del pensiero come di una forza comparabile all’elettricità.” Oswald Wirth
Per i tantrismi (ossia per le varie scuole: śaiva, bauddha, śākta, vaiṣṇava, jaina, gāṇapatya, saurya, cīnācāra, etc) il Guru ha un ruolo centrale. Il punto di partenza, ovviamente, è che il maestro sia un realizzato (jīvanmukta o siddha) e non un mero insegnante, per quanto competente egli/ella possa essere. In quanto tale sa lavorare su più piani, non solo su ciò che appare come visibile. In questa ottica viene spesso identificato lo straordinario agire di costoro come: pazza saggezza (mattaprajñāna). Spesso un maestro usa metodi non canonici per condurre un allievo al superamento di un ostacolo interiore, oltre la staccionata del comune sentire sociale. Ora tale comportamento è efficace e raggiunge inequivocabilmente i risultati prefissi a causa della sua conoscenza diretta delle leggi divine. Dov’è che sorgono i problemi? Quando maestri ritenuti liberati, ma non tali di fatto, adottano atteggiamenti non canonici, facendo soffrire altri esseri umani a causa di un agire autoreferenziale. Il nascondersi dietro un ruolo di potere è, purtroppo, cosa non rara anche nei tempi moderni in tutti gli ambiti del vivere. L’illeicità di certi atteggiamenti, che a volte causano l’infelicità altrui, può essere però facilmente riconosciuta. Quando un maestro adotta prospettive di insegnamento inquadrabili nella pazza saggezza e non raggiunge il risultato prefissato, ovvero aiutare il prossimo ad emanciparsi da un dato ostacolo interiore, e piuttosto ne incentiva limiti, paure, disturbi e dipendenze, allora lì si può avere la prima prova provata di un agire denotato dall’egoismo e non dall’altruismo verso il discepolo. L’altro termine di paragone è la capacità di mantenere l’altro, dopo l’eventuale prova, in uno stato di grazia e non di disagio. Quindi risolvere un problema oggettivo e condurre l’allievo in uno stato oggettivo di grazia sono le prove sicure della reale pazza saggezza tipica dei Siddha. In mancanza di ciò, purtroppo, molti sono i gesti di mancato rispetto di un altro essere umano fatti nei secoli e questi vanno tutti condannati. Riassumendo: superamento di un limite oggettivo e stato di grazia, questi i parametri. Se la pazza saggezza non porta con sè tali elementi allora è equivoca, è sicuramente pazza ma molto poco saggia… mettere educatamente alla prova un insegnante è parte lecita del processo di apprendimento.
Gli antenati ofitici: lei cerchia il cielo, lui squadra la terra. Si fronteggiano, quasi si affrontano: l’Uno si scinde in due per contemplarsi e non è indolore.
Egli sentirá come se tutto il suo essere interiore si fosse cristallizzato o gelato, cosi che alcun gesto sia più possibile; é come una paralisia, una afasia assoluta che contrasta dolorosamente con il senso dell’interna possibilitá: quasi che si avesse qualcosa da dire e pertanto la lingua rimanesse muta ed inerte al comando. L’esperienza di un tale stato interiore dá il segno della purificazione e per essa l’individuo realizza quanto poco la sua azione era sua azione. Quel perché di cui egli si é abituato a fare la condizione inseparabile del suo agire, mostra appunto quanto una reale iniziativa sia assente dalla sua vita – » superiore « o » inferiore « – e lui è non un autore, ma un fantoccio, un medium sventolato da forze straniere – ché gli stessi cosidetti motivi razionali in última istanza hanno la loro radice in utilitarismi che poi si sono formalizzati ed hanno perduto il loro significato originario. Sappia pertanto l’individuo trovare, di lá da ció, un sopravvanzo di forza, sappia egli agire malgrado tutto, allora egli si sarà veramente elevato, iniziato al puro, intatto principio della Vergine: egli si é »salvato dalle acque«, ha attraversato la corrente delle rinascite, il vortice di mâyâcakti. In lui é giá presente il primo elemento di quella identitá âtmica, infrangitrice del “corpo kârmico”
“Sono convinto che l’Italia rinascerà. Lo capisco dai miei concerti, dal silenzio assoluto con cui la gente ascolta le canzoni mistiche. Sono convinto che sapremo andare oltre la corruzione, gli scandali, la dittatura del denaro, l’egemonia delle cose materiali. Lo Spirito avrà la sua rivincita. Comincerà presto un’epoca in cui saranno più importanti lo spirito, la bellezza, la cultura. Che sono poi le grandi ricchezze del nostro Paese.” Franco Battiato (1945 -2021)
Avalokiteshvara, il Buddha della Compassione, è forse la più importante Divinità del Buddhismo Tantrico Tibetano. È così importante perché la Compassione è, teoricamente, la più importante qualità da sviluppare nella pratica di questa tradizione. Tre sono le forme principali di Avalokiteshvara: il più comune a quattro braccia, quello a mille braccia, ed infine Gyalwa Gyamtso, ovvero la sua forma di Tantra Supremo (Maha Anuttara Yoga Tantra) rappresentata in unione con la consorte. La prima forma aiuta soprattutto a sviluppare merito e compassione, mentre la forma a 1000 braccia è associata a pratiche di purificazione molto intense (che implicano ritiri di kriya tantra, chiamati Nyung-ne, caratterizzati da digiuni e dalla pratica delle prostrazioni). La forma di Maha Anuttara in unione sessuale, associata ai vari yoga interni, è l’unica che può portare alla piena Illuminazione in una sola vita. Si dice che il Karmapa, quel maestro reincarnato a capo del lignaggio Karma Kagyu, abbia raggiunto l’illuminazione con la pratica di Gyalwa Gyamtso e quindi ne è considerato l’emanazione.
Nel Buddhismo Tantrico (come quello tibetano o nepalese) ci sono quattro classi di Tantra. Dalla classe inferiore a quella superiore esse sono il Kriya Tantra, lo Charya Tantra, lo Yoga Tantra ed infine il Tantra Supremo: Il Maha Anuttara Yoga Tantra. Per chi segue questa tradizione, si tratta di modi via via più elevati, profondi e completi di approcciare la Divinità. Nel Tantra Supremo, quello più elevato, le Divinità sono sempre in unione sessuale. Nel Kriya Tantra la Divinità la si approccia come se fosse esterna e superiore, ovvero trattandola come se fosse un Re, facendole offerte, e poi congedandola nei suoi mondi. Più o meno quello che si fa nelle comuni Puja. Mano a mano che si sale nella classe di Tantra invece ci si inizia sempre più a identificarsi con la Divinità. Nello Yoga Tantra ad esempio ci si identifica fin da subito – autovisualizzandosi – nella forma divina. Infine, nel Tantra Supremo non solo ci si identifica in essa ma la stessa Divinità sarà immaginata in unione con una consorte. Questo è considerato, in quel contesto, la più alta modalità di approccio alla Divinità, previo il fatto che ci si sia preparati a sufficienza tramite i Tantra inferiori o altro genere di pratiche preliminari. In qualche caso, le due divinità in unione – maschile e femminile – vengono incarnate da una coppia di praticanti che si unisce anche carnalmente praticando gli Yoga Sessuali, ma di solito oggigiorno questa forma di Tantra viene seguita in ambienti monastici dove è praticata la castità, quindi si tratta solo di meditazioni fatte in visualizzazione. In questa immagine si può vedere Vajrasattva, il Buddha della Purezza (e quindi della Purificazione) in unione.