UNA CERTEZZA SU GURDJIEFF

di Giorgio Massara

Comunque la si pensi su Gurdjieff una cosa è certa: non era uno di quelli che dicono alla gente ciò che vuole sentirsi dire, non era uno che offriva “spiritualismi” a buon mercato da praticarsi nei week end, non era uno che prometteva “viaggi in astrale” e post-mortem deliziosi e questo la dice lunga su che tipo di uomo (e di “Maestro di danze”) era e sull’attenzione che, se vogliamo veramente andare “oltre”, dobbiamo dedicargli.

UNA CERTEZZA SU GURDJIEFF
UNA CERTEZZA SU GURDJIEFF

PER LA CONVERSIONE DEI SATANISTI ROMANTICI ATTRAVERSO LA RELIGIOSITÀ TRADIZIONALE

di Vincenzo Di Maio

Il satanismo romantico che vede in Satana il redentore sta accettando lo status quo nei suoi risvolti più sottili, facendo il gioco del potere globale vigente che è realmente satanico fino al midollo, ricoperto di molte vesti istituzionalmente anche religiose, perlomeno in apparenza.

Voglio credere che i satanisti romantici sbagliano innocentemente, ma se essi sono realmente innocenti allora innocentemente sono chiamati a convertirsi in una delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche: il cristianesimo originario, il puro islam, il vero hindudharma, l’autentico buddhadhamma e l’antico daojiao.

Queste sono le antiche religioni che a loro volta provengono dal lignaggio di religioni ancora più antiche e prediluviane.

Non serve aderire per forza ad una confessione o a una setta o a una scuola interpretativa di queste religioni, purché vi si aderisca con cuore sincero, formando comunità dedicate a uno di questi insegnamenti, praticando la legge divina di quell’insegnamento e credendo fermamente nel sacrificio del capostipite di quell’insegnamento, ossia o in Gesù detto il Messia, o in Muhammad detto il Profeta, o in Rudra detto Shiva l’Avatar, o in Sakyamuni detto il Buddha, o in Laozi detto il Maestro.

Avere l’intenzione di sentirsi un tale religioso attraverso l’imitazione e lo studio e l’esperienza degli insegnamenti, fa già di sè una trasformazione netta che rigetta i vecchi schemi erronei del proprio vecchio satanismo, magari studiando anche la demonologia religiosa e comparata, puprché tutto confluisca in una trasmutazione graduale e totale.

Dopo ciò saremo pronti per la battaglia finale tra le forze della luce con le sue ombre e le forze della tenebra con i suoi abissi.

Questa è parte integrante della grande visione portata avanti dal Primordialismo Visionario.

Tutto è possibile. Basta volerlo. Perché non è mai troppo tardi.

Dio Altissimo tutto vede e tutto conosce.

PER LA CONVERSIONE DEI SATANISTI ROMANTICI ATTRAVERSO LA RELIGIOSITÀ TRADIZIONALE
PER LA CONVERSIONE DEI SATANISTI ROMANTICI ATTRAVERSO LA RELIGIOSITÀ TRADIZIONALE

DAL TURBINE DEL TEMPO ALLA VISIONE DELL’ETERNO

A cura di Marco Pavoloni

(Riflessione ispirata a Charles Upton, “The System of Antichrist”)

«Coloro che rispondono alla speranza messianica, passando dal tumulto del tempo alla visione dell’eternità, hanno incontrato il vero Messia.»

In questa frase, che potrebbe sintetizzare l’intero pensiero escatologico di Charles Upton, si cela una verità radicale: la salvezza non è un evento storico, ma una trasfigurazione ontologica.

Il “tumulto del tempo” è la condizione moderna — il regno dell’ansia, della frammentazione e del divenire senza centro. È la condizione dell’uomo che cerca la redenzione nella storia, nella tecnica, nell’evoluzione o nel progresso politico: tutte forme degradate del desiderio messianico. Ma chi “risponde” autenticamente a questa speranza non lo fa aderendo a un mito storico o a una promessa ideologica; egli attraversa il tempo, lo supera, e contempla l’eterno nel cuore stesso del divenire.

Upton, seguendo la linea di Guénon e dei Padri della Chiesa, mostra che il vero Messia non appartiene alla cronologia ma alla verticalità dello Spirito. L’Anticristo, al contrario, rappresenta la parodia immanente del trascendente, l’incarnazione della speranza ridotta al piano terrestre: una redenzione senza Dio, una eternità fabbricata nel tempo. È il trionfo dell’“orizzontale” sul “verticale”.

Riconoscere il Messia autentico significa dunque uscire dal cerchio dell’illusione, non aspettare un “evento”, ma convertire lo sguardo, passare dalla storia alla metafisica, dall’attesa alla visione. Solo allora il caos del mondo moderno si rivela per ciò che è: un turbine che, se attraversato con fede, conduce al silenzio immutabile dell’Eterno.

DAL TURBINE DEL TEMPO ALLA VISIONE DELL'ETERNO
DAL TURBINE DEL TEMPO ALLA VISIONE DELL’ETERNO

LA CINA INVENTA LA BATTERIA CHE DURA 50 ANNI

a cura di Sapere è Potere

La Cina ha presentato una straordinaria innovazione tecnologica: una batteria nucleare grande quanto una moneta, capace di fornire energia ininterrottamente per oltre mezzo secolo senza necessità di ricarica.

Questo minuscolo generatore sfrutta isotopi radioattivi e sofisticati semiconduttori per trasformare in modo sicuro le radiazioni in elettricità, offrendo una fonte di energia stabile e pulita su scala microscopica. Pensata per applicazioni come microdispositivi, satelliti o apparecchiature mediche, in futuro potrebbe alimentare sensori, gadget o perfino veicoli elettrici senza limiti di autonomia.

Diversamente dalle batterie convenzionali, non possiede componenti mobili, non produce emissioni nocive e non subisce usura chimica. Gli esperti ne evidenziano anche l’elevato livello di sicurezza: le radiazioni sono completamente schermate, rendendola del tutto innocua per l’utilizzo quotidiano.

Se introdotta sul mercato, questa tecnologia potrebbe rendere superflui cavi di ricarica, prese elettriche e sostituzioni di batterie, aprendo la strada a una vera rivoluzione nel campo dell’energia portatile.

Un mondo in cui i dispositivi restano attivi per decenni con una sola “carica” non è più solo un sogno di fantascienza: rappresenta il prossimo passo della Cina verso il futuro dell’innovazione energetica.

LA CINA INVENTA LA BATTERIA CHE DURA 50 ANNI
LA CINA INVENTA LA BATTERIA CHE DURA 50 ANNI

𝗟𝗔 𝗭𝗔𝗞𝗛𝗔𝗥𝗢𝗩𝗔 𝗘’ 𝗟𝗔 𝗠𝗨𝗟𝗜𝗘𝗕𝗥𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧𝗔’

di Franco Marino

7 Novembre 2025

Pare che sia stato Massimo Troisi a dire che “La gente pretende sempre che gli si dica la verità ma poi se gliela dici, si offende”. Questo spiega perfettamente le reazioni isteriche di molta gente alle recenti parole della Zakharova sul fatto che l’aiuto all’Ucraina farà crollare la nostra economia, comprese le torri, perché quando qualcuno ha il coraggio di pronunciare verità scomode, il primo riflesso è sempre quello di indignarsi piuttosto che riflettere.

La cosa stupisce soltanto chi non conosce il mondo russo. La differenza sostanziale tra l’approccio alle questioni internazionali di quell’immensa federazione e quello dei paesi occidentali impantanati nell’idealismo è la stessa che passa tra chi deve pagare le bollette a fine mese e chi può permettersi il lusso di filosofeggiare al bar. I russi, con quella loro brutalità intellettuale che tanto disturba le nostre coscienze delicate, hanno sempre avuto l’abitudine di chiamare le cose con il loro nome, senza fronzoli retorici o giri di parole diplomatici.

La Zakharova, in questo senso, è un perfetto esempio di questa mentalità. La “conobbi” (conobbi tra virgolette perché ovviamente non ci conosciamo in alcun modo) quando qualche anno fa umiliò ripetutamente Massimo Giletti in diretta televisiva all’inizio della guerra. Accadeva che il nostro bravo giornalista si presentava con la solita retorica occidentale fatta di luoghi comuni e posizioni moralmente superiori, aspettandosi di trovare dall’altra parte una donna dal carattere coerente con le sue avvenenti apparenze, magari disposta a giocare secondo le sue regole. Invece si ritrovò di fronte una donna che un tempo avrei definito “con le palle” (se non fosse che il pubblico femminile rifiuta, e si può anche capirlo, che si associ la forza e la determinazione soltanto agli attributi genitali maschili) che gli disse sostanzialmente: “Caro il mio occidentale idealista, qui si parla di interessi concreti, non di principi astratti che vi permettono di dormire sonni tranquilli mentre altri pagano il conto delle vostre nobili intenzioni”.

Perché questo è il punto che molti si rifiutano di vedere: le questioni idealistiche sono bellissime. Dobbiamo salvare i civili da guerre terribili e dare da mangiare ai poveri disgraziati che scappano un paese povero? Dobbiamo salvare il clima? Idealmente nessuno sarebbe contrario, chi non vorrebbe soffrire meno il caldo, chi non vorrebbe aiutare qualcuno che è in difficoltà, se non altro per rinfacciarglielo a vita e sfruttare un tornaconto materiale o morale (“a vita è tosta e nisciuno ti aiuta, o meglio ce sta chi t’aiuta ma una vota sola, pe’ pute’ di’: T’aggio aiutato…” cit. Eduardo De Filippo)? Tutti sono d’accordo con i buoni sentimenti fin quando non si arriva al portafoglio, al piatto da mettere a tavola, all’indicatore del diesel che sale, agli adempimenti che ti costringono a cambiare l’auto e spendere 100.000 euro per casa propria, e finisce che si fanno debiti enormi che alla fine qualcuno deve pure pagare o che si debba andare a rischiare il proprio deretano, pur magari ritenendo che il suo nemico abbia ragione. E quel qualcuno, guarda caso, non sono mai quelli che sbandierano con maggiore enfasi l’adesione a questa o a quella causa. È come quelli che sui social si riempiono la bocca di solidarietà per i rifugiati ma poi, quando gli proponi di ospitarne uno a casa loro, improvvisamente scoprono di avere problemi di spazio. O come quelli che manifestano per la pace nel mondo ma non si sono mai presi la briga di aiutare il vicino di casa che non arriva a fine mese.

Io, per essere onesto, ho molto più rispetto di quella mia ex-amica di Facebook, filopalestinese convinta – che mi ha tolto l’amicizia proprio perché ho criticato Hamas – ma che almeno ospita davvero un rifugiato di Gaza, mantenendolo con i suoi soldi. Così come ho rispetto dell’italiano che è andato a battersi per l’Ucraina e ci ha rimesso la pelle, pur essendomi sempre schierato – e per calcoli meramente opportunistici – con la Russia. Arrivo a dire persino che avevo una grande stima di Vittorio Arrigoni, di cui ero amico su Facebook, personaggio con tanti difetti caratteriali che non nascondo, ma che discuteva sempre con onore e rispetto e alla fine ci ha rimesso la pelle per le sue convinzioni. Questi almeno hanno avuto la coerenza di pagare di persona il prezzo delle loro idee, invece di limitarsi a condividere post su Facebook aspettandosi che altri si sobbarchino i costi delle loro nobili battaglie.

Non ho invece il minimo rispetto per la stragrande maggioranza di quelli che sbandierano l’adesione ad una causa senza rendersi conto che già nei propri confini c’è tanta gente e tanti problemi per cui battersi. È come se uno avesse la casa che gli crolla addosso ma invece di chiamare i muratori preferisse organizzare una colletta per restaurare la cattedrale dall’altra parte del mondo. Poetico, magari, ma del tutto irresponsabile verso chi dipende da lui.

E qui arriviamo al nocciolo della questione: la Zakharova ha semplicemente detto la nuda realtà, ovvero che non ha il minimo senso aiutare un paese che non può farcela da solo, che dipende in tutto e per tutto dagli americani – che poi chiederanno un salatissimo conto – mentre all’interno dei propri confini la gente non arriva a fine mese, vede le materie prime salire alle stelle e i monumenti che letteralmente crollano. È una posizione che può non piacere, può sembrare cinica, può urtare la nostra sensibilità educata ai valori universali, ma è l’unica posizione razionale quando si amministra la cosa pubblica e si deve rendere conto ai propri cittadini di come si spendono i loro soldi e si impegnano le loro risorse. Tutto il resto sono chiacchiere da salotto buono, discorsi che si possono permettere solo quelli che non devono mai presentare il conto a nessuno.

𝗟𝗔 𝗭𝗔𝗞𝗛𝗔𝗥𝗢𝗩𝗔 𝗘' 𝗟𝗔 𝗠𝗨𝗟𝗜𝗘𝗕𝗥𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧𝗔'
𝗟𝗔 𝗭𝗔𝗞𝗛𝗔𝗥𝗢𝗩𝗔 𝗘’ 𝗟𝗔 𝗠𝗨𝗟𝗜𝗘𝗕𝗥𝗘 𝗩𝗢𝗖𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗔𝗟𝗧𝗔’

LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE

di Luca Rudra Vincenzini

“Il principio vitale (prāṇa) dev’essere fuso con la ruota delle Dee (Śrī Śakti Cakra), attraverso la meditazione (bhavana), nel luogo ove fuoco (agni-suṣumṇā), sole (sūrya-piṅgalā) e luna (candra-iḍā) si incontrano nel centro (madhya, nel cuore-hṛdaya)”, Tantrāloka, Abhinavagupta.

Quando il soffio entra nella ruota delle potenze (emozioni, plesso solare) questa comincia a ruotare; il vortice sacrifica l’individuazione di ciascuna emozione in favore di un’energia vitale indifferenziata.

La permanenza in tale stato sovraemotivo, fa accedere alla cava del cuore e porta alla espansione del centro (madhya-vikāsa). Ciò dona la sensazione netta di essere entrati in una bolla di consapevolezza che avvolge interamente il corpo in un utero protettivo.

L’espansione, infine, condurrà gradualmente all’evaporazione della percezione del corpo fisico, lasciando attiva la sola testimonianza del silenzio come una scintilla in un oceano di luce.

Se non impari a verticalizzare questo processo, rimani imprigionato/a negli alti e bassi delle emozioni.

sarvamaṅgala

LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE
LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE

IL SEGRETO DI HERMES

a cura di La Via Iniziatica

Nessun uomo con pregiudizi potrà essere il re della Natura o il maestro della trasmutazione. La Pietra filosofale è quindi necessariamente la prima cosa da ricercare. Trovare l’assoluto nell’infinito, e l’indefinito nel finito; così è la Grande Opera dei saggi, così è il segreto di Hermes e così è la Pietra dei filosofi.

Eliphas Lévi, dal libro “La Scienza di Hermes: La Rivelazione dei Supremi Segreti”

IL SEGRETO DI HERMES
IL SEGRETO DI HERMES

LA SAGGEZZA DELL’AQUILA

a cura di Madhurya Kali Prakash

L’aquila non sceglie il compagno per istinto emotivo, ma per legge di sopravvivenza superiore.

Prima di unirsi, lo mette alla prova.

Non cerca seduzione, cerca struttura.

Non cerca promesse, cerca affidabilità energetica.

Il ramo che lascia cadere nel vuoto non è un gioco, è un rituale di selezione.

Chi lo recupera non sta dimostrando agilità, ma presenza, chi non lo perde mai, dimostra continuità, perché un giorno, quel ramo sarà un figlio, e chi cade nell’istinto non è adatto a guidare una vita.

Dopo l’unione, costruisce un nido insieme al compagno, duro fuori, accogliente dentro: questo è il simbolo dell’unione sacra, maschile protettivo e femminile generativo, in equilibrio.

Ma l’aquila conosce la legge della crescita, nessuno evolve nel comfort: quando è tempo, il maschio distrugge il nido, non per crudeltà, ma per spingere la vita a prendere le ali.

Il giovane non impara a volare finché ha protezione.

Il volo nasce sempre nella soglia tra caduta e forza e quando il piccolo precipita, il padre lo afferra, non lo abbandona, lo allena.

Non lo salva sempre, lo prepara, perché l’amore non è trattenere, è abilitare.

Questo non è un racconto sugli animali. È dottrina evolutiva.

La lezione è semplice:

se scegli senza mettere alla prova, fallisci.

Se costruisci senza disciplina, crolli.

Se proteggi senza responsabilità, distruggi.

Se ami senza elevare, ti condanni alla dipendenza.

Non scegliere mai chi ti promette, scegli chi regge.

Non guardare parole, osserva intenzioni, condotta ed energia.

Non cercare un nido, cerca un compagno di ascesa.

Perché la vera unione non è stare insieme: è volare più in alto insieme, senza cadere nelle vecchie ombre.

La madre aquila non è romantica.

È saggia.

E la saggezza, nella vita come nel cammino spirituale, è semplice: non unire il tuo destino con chi non può sostenere la tua evoluzione.

LA SAGGEZZA DELL'AQUILA
LA SAGGEZZA DELL’AQUILA

IL FULMINE

a cura di Carlo Weiblingen

In quanto strumento divino, il vajra (fulmine) corrisponde al Verbo, all’Intelletto ed è l’attributo del dio vedico Indra, potenza divina , infinita, giustiziera e benefica. Il vajra è anche diamante: il lampo nasce spesso nelle leggende da un diamante. Talvolta, come nel buddismo tantrico, è l’immagine del mondo adamantino o della conoscenza, opposto al mondo delle apparenze. Occorre anche notare che il fulmine, sotto l’aspetto del doppio tridente, non è peculiare dell’India; lo si trova parimenti raffigurato nel mondo greco-romano con il significato evidente del doppio potere, creatore e distruttore.

Se il fulmine è il simbolo dell’intervento improvviso e brutale del cielo, il suo simbolismo, a questo riguardo, si distingue da quelli della stella e dell’ascia. Se il fulmine è scarica violenta di energia, la stella è energia accumulata e ha il valore di un fulmine fissato. Il fulmine è anche accostato alla scure, al meteorite. Tuttavia anche la scure è simbolicamente un fulmine accumulato. Il fulmine sarebbe una energia esplosiva non accumulata, mentre la scure rappresenta al contrario l’energia strutturata, strumento della creazione ragionata del mondo-alchimia, cui è tradizionalmente associato il colpo d’ascia, da cui nasce Pallade Atena. Il fulmine è la creazione che sorge dal nulla allo stato ancora caotico o che si annulla in un incendio apocalittico.

J.Chevalier, A.Gheerbrant,

Il Dizionario dei Simboli

IL FULMINE
IL FULMINE