Quando leggo notizie del genere mi preoccupo perché non si può avere fiducia nelle scelte politiche di una classe dirigente che è asservita agli interessi stranieri. Sotto la NATO gli Stati hanno obbedito all’ordine del buzzurro americano di elevare le spese militari al 5% del PIL con un duplice beneficio per gli Stati Uniti: garantirsi i miliardi di dollari in commesse di armamenti da vendere agli eserciti europei (si stima che circa il 60% del “Rearm Europe Plan” vada ad ingrassare le aziende d’oltre Oceano); potenziare la NATO a guida americana nelle future guerre per il possesso delle materie prime. Venezuela? Iran? Russia? Sotto a chi tocca…
Ecco perché, quando parlano di riforme delle Forze Armate, non mi fido dei reali intendimenti di questi politici che prendono ordini da Washington e dal Pentagono. Le Forze Armate di una Nazione non si devono riformare in base agli interessi strategici stranieri. Si chiariscano e si dichiarino prima gli obiettivi e gli interessi strategici dell’Italia che NON SONO QUELLI DI FARE LA GUERRA CONTRO LA RUSSIA! Solo in un secondo tempo si potrà mettere mano allo strumento militare..
Il Sudan è travolto da una nuova guerra civile, tra le forze armate guidate da Burhan e le Forze di Supporto Rapido di Hemedti. La caduta di al‑Fashir e il massacro dei civili hanno rivelato un intreccio più ampio: Israele ed Emirati sostengono direttamente le forze ribelli e costruiscono basi nel Mar Rosso. Una crisi locale che si è già trasformata in una minaccia regionale.
Agenzia Hawzah News – Dal 2023 il Sudan è teatro di una nuova guerra civile tra le forze armate guidate dal generale Abdel Fattah al‑Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) sotto il comando di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. Uno scontro interno che, con l’ingerenza di attori esterni, ha assunto dimensioni regionali e geopolitiche di grande rilievo.
La caduta della città di al‑Fashir, accompagnata da massacri di civili, ha messo in piena evidenza il ruolo degli Emirati Arabi Uniti, che sostengono le RSF. In sede ONU, il rappresentante sudanese ha denunciato con forza l’ingerenza di Abu Dhabi, presentando documenti che dimostrano il sostegno militare e logistico ai ribelli.
Il ruolo di Israele è altrettanto centrale e destabilizzante. Tel Aviv ha mantenuto contatti sia con Burhan sia con Hemedti, ma negli ultimi mesi ha scelto di sostenere apertamente il leader delle RSF. Israele ha fornito tecnologie di sorveglianza avanzate e ha collaborato con gli Emirati nella costruzione di basi nel Mar Rosso e in Somalia, con l’obiettivo di consolidare la propria influenza e di estendere la propria presenza militare nella regione.
La guerra sudanese preoccupa profondamente l’Egitto, che teme ripercussioni dirette sulla propria sicurezza nazionale. Analisti egiziani hanno ipotizzato persino un possibile intervento militare del Cairo qualora il conflitto minacciasse la stabilità dei confini o l’equilibrio regionale.
Il Sudan, ricco di risorse naturali e collocato in una posizione strategica tra Nord Africa e Mar Rosso, è divenuto terreno di saccheggio e manipolazione da parte di potenze regionali. La tragedia di al‑Fashir mostra come la guerra interna si intrecci con una guerra cognitiva e di civiltà, in cui i regimi di Tel Aviv e di Abu Dhabi non solo interferiscono, ma giocano un ruolo attivo e distruttivo, alimentando il conflitto e destabilizzando l’intera regione.
La tragedia sudanese non è un episodio isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia di dominio dei regimi occidentali e del regime di Tel Aviv, che da decenni cercano di piegare le società della regione attraverso guerre, destabilizzazioni e manipolazioni cognitive. Il Sudan diventa così un laboratorio di ingerenza, dove la guerra interna viene alimentata e sfruttata per consolidare interessi esterni.
Questi regimi, che proclamano valori di democrazia e diritti umani, in realtà sostengono e coprono le operazioni dei loro alleati regionali. Tel Aviv, con la sua agenda espansionista, e Abu Dhabi, ridotta a vassallo obbediente, agiscono come strumenti di una stessa strategia: penetrare nel Mar Rosso, controllare le rotte commerciali e trasformare i conflitti locali in leve di potere geopolitico.
Questa dinamica mostra come la guerra del Sudan sia parte di una guerra cognitiva e di civiltà, in cui la propaganda occidentale maschera la realtà e giustifica l’intervento dei regimi complici. La tragedia di al‑Fashir diventa così simbolo di un disegno più ampio: non solo la distruzione di una città, ma l’attacco sistematico alla stabilità e alla dignità dei popoli.
La via d’uscita da questa spirale di dominio e tirannia non può certamente venire dai regimi complici, ma dai popoli stessi. Il popolo iraniano, insorto contro i programmi globali di oppressione, ha mostrato che la resistenza è possibile anche di fronte a pressioni inaudite di ogni tipo. I popoli ne seguano dunque l’esempio: uniti, lucidi e coscienti, si facciano portatori di dignità, libertà e indipendenza, seguendo il luminoso esempio della Rivoluzione Islamica, ispirata all’estremo sacrificio di Fatima, che continua a irradiare forza, coraggio e speranza a ogni vero nemico dell’oppressione e della tirannia.
Al genocida sionista della tregua non frega assolutamente niente, lo hanno dimostrato le oltre 100 vittime (tra cui donne e bambini) delle settimane scorse e adesso lo dimostra l’ennesimo blocco degli aiuti umanitari al popolo Palestinese. Alcuni giornalisti sono riusciti a girare un video di enormi magazzini in Giordania pieni di merci il cui ingresso è stato severamente vietato dalle autorità sioniste.
Secondo alcune fonti un magazzino conterrebbe 4000 tonnellate di aiuti umanitari e quelli bloccati dai sionisti sarebbero molti, solamente il Programma Alimentare Mondiale e l’UNICEF hanno diversi magazzini simili. Inoltre, l’organizzazione benefica “Hashemita Giordania” gestisce 36 magazzini pieni di rifornimenti. Le organizzazioni umanitarie affermano di avere abbastanza aiuti per 150 camion al giorno, cinque giorni alla settimana. Questa quantità basterebbe per tre mesi, ma le forniture a Gaza non arrivano: “gli aiuti sono bloccati in Giordania”, inoltre altre 10.000 tonnellate sono pronte per la spedizione, ma non c’è spazio perché Israele rifiuta di far passare le merci.
Il popolo Palestinese continua a morire, nel mentre il genocida continua a tenere bloccati gli aiuti con il supporto degli USA. Mentono su tutto, mentono sul genocidio, mentono sulla tregua, mentono persino sugli aiuti umanitari.
USA e Israele sono il cancro del Mondo e vanno debellati!
Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmesso in diretta online in live streaming il giorno 6 Novembre 2025.
Politico riporta che la commissione UE starebbe lavorando per escludere ulteriormente i cittadini russi dalla concessione dei visti Schengen. Nel frattempo sale la tensione tra Russia e USA, con i test nucleari che potrebbero tornare a svolgersi. Attenzione anche sul medio oriente, dove l’UE sembrerebbe voltarsi dall’altra parte. Ne parliamo con i nostri ospiti Valentina Ferranti, Vincenzo Lorusso e Federico Povoleri. In studio Andrea Lucidi.
Nel Medioevo italiano la pioggia non era soltanto un fenomeno naturale, ma una risorsa vitale che determinava la sopravvivenza delle comunità agricole. L’abbondanza o la carestia, la fertilità dei campi o la loro sterilità dipendevano da un equilibrio climatico fragile, interpretato alla luce di una cosmologia religiosa. La Chiesa insisteva sul fatto che la pioggia fosse dono o castigo divino, e che le siccità potessero essere vinte attraverso processioni, digiuni e preghiere collettive. Tuttavia, accanto alla liturgia ufficiale, sopravvivevano credenze e pratiche popolari che attribuivano a individui particolari il potere di “legare” o “sciogliere” le nubi.
Le fonti giudiziarie e cronachistiche italiane tra il XIII e il XV secolo attestano la presenza di figure accusate di manipolare il clima, talvolta chiamate tempestarii o malefici. A loro veniva imputata la capacità di provocare grandinate, nubifragi o al contrario siccità, per danneggiare i raccolti o estorcere denaro ai contadini che li temevano. Più che “stregoni della pioggia” nel senso positivo di mediatori, queste figure venivano percepite come responsabili di una forma di “magia meteorologica” ambivalente, sospesa tra il sospetto demonologico e la necessità concreta di affrontare le emergenze agricole.
Un esempio precoce lo troviamo in un atto del sinodo di Braga, citato e recepito anche in Italia, che condannava coloro che “credunt posse homines tempestatem facere vel grandinem de caelo demittere” (“credono che gli uomini possano fare tempeste o far cadere grandine dal cielo”). Nel contesto italiano, una testimonianza è contenuta nel Liber Augustalis di Federico II (1231), dove si proibisce ogni pratica superstiziosa che pretenda di controllare i fenomeni atmosferici, equiparandola a forme di eresia.
Le cronache comunali offrono ulteriori squarci. Giovanni Villani, nella sua Cronica (XIV secolo), parlando di una grave siccità che colpì Firenze, annota: “E fu tanto il bisogno che alcuni ricorrevano a fattucchiere e stregoni, per fare venire l’acqua dal cielo, con gran scandalo de’ buoni cristiani”. Qui emerge chiaramente la tensione tra il bisogno popolare e la condanna morale.
Gli atti inquisitoriali, conservati in varie sedi italiane, contengono accuse più precise. In un processo tenutosi a Modena nel 1455, una donna fu accusata di aver “portato in campo una catinella d’acqua e, versandola con parole strane, prometteva di trarre le nuvole e la pioggia”. Un altro atto piemontese del 1471 riporta che un certo Pietro da Saluzzo “insegnava ai villani a battere tre volte la terra con un ramo di salice e a invocare lo spirito dell’acqua, affinché mandasse pioggia o tempesta”.
Questi episodi mostrano che, al di là dell’elaborazione teologica, esisteva una cultura contadina che affidava a rituali concreti – gesti simbolici, oggetti quotidiani, invocazioni miste di sacro e profano, la speranza di controllare il cielo.
La condanna di tali pratiche da parte della Chiesa medievale si spiega non solo con il timore dell’eresia o dell’alleanza col demonio, ma anche con la volontà di preservare il monopolio sulla spiegazione teologica del clima. Nel Canon Episcopi, testo circolante anche in Italia e citato spesso dai vescovi, si legge che i fedeli non devono “credere che certe donne, sedotte dal demonio, possano alterare le tempeste, o che possano mutare la condizione dell’aria”.
APPROFONDIMENTO: SANTI, RITI LITURGICI E MAGIA METEREOLOGICA
Accanto alla condanna delle pratiche magiche, il mondo cristiano medievale elaborò rituali approvati per ottenere la pioggia. Processioni con reliquie, messe votive “ad petendam pluviam” e preghiere comunitarie erano strumenti istituzionalizzati per fronteggiare la siccità. In molte città italiane si ricorreva ai santi protettori locali: san Donato in Toscana, san Giovanni Battista in Liguria, san Gennaro a Napoli erano invocati come garanti della pioggia o della protezione contro le tempeste.
La sovrapposizione tra devozione e superstizione era inevitabile. In area emiliana, ad esempio, è attestata la pratica di immergere reliquie in corsi d’acqua per “sollecitare” le nubi. Nelle campagne lombarde, le confraternite organizzavano processioni portando croci e immagini sacre nei campi assetati, spesso accompagnandole con formule che si discostavano poco dalle “parole strane” dei villani accusati di magia.
Questa ambiguità fu sfruttata dalla nascente demonologia quattrocentesca: il Malleus Maleficarum (1487), pur non italiano, circolò ampiamente anche nella penisola e sancì l’idea che chi pretendesse di controllare le piogge non fosse più solo un ingenuo contadino superstizioso, ma un adepto del demonio. Così, il sospetto contro i “maghi della pioggia” si trasformò in persecuzione sistematica.
INTERPRETAZIONE
Lo “stregone della pioggia” dell’Italia medievale non può essere ridotto a una figura marginale. Era piuttosto l’emblema di un conflitto tra due sistemi di legittimazione del potere: da un lato l’istituzione ecclesiastica, che voleva monopolizzare il rapporto con Dio; dall’altro la cultura popolare contadina, che non poteva rinunciare a rituali immediati per affrontare la precarietà climatica.
Dal punto di vista antropologico, questi riti riflettevano un bisogno di controllo simbolico: versare acqua, battere la terra, rovesciare recipienti erano gesti che rendevano tangibile l’atto di “chiamare” le nubi. Anche se inefficaci sul piano meteorologico, essi svolgevano una funzione sociale: ridurre l’ansia, rafforzare la coesione del villaggio, dare l’impressione che la comunità non fosse del tutto impotente.
CONCLUSIONI
Nel più ampio panorama della cultura medievale italiana, la credenza negli stregoni della pioggia mette in luce la continua interazione tra religione ufficiale e pratiche popolari. Essa testimonia il bisogno profondo delle comunità rurali di controllare un elemento essenziale della vita agricola, affidandosi tanto alla liturgia ecclesiastica quanto alla magia locale. È in questa tensione, tra cielo e terra, tra chiesa e villaggio, che si colloca la figura dello stregone della pioggia, sospesa tra paura e speranza, repressione e necessità.
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La gente dice che i bambini sono troppo costosi. Ma questo lo dice chi misura la vita con la calcolatrice, non con il cuore. La Bibbia dice che i figli sono una benedizione. “I figli sono un’eredità che viene dal Signore” (Salmo 127:3). Non prosciugano la tua ricchezza — la ridefiniscono. Ti obbligano a diventare più forte, più saggio, più generoso. Ti costringono a guardare oltre te stesso. La vera povertà non è mancare di denaro, ma vivere senza eredità da lasciare. Ogni figlio è un investimento eterno: in lui lasci il tuo nome, la tua fede, la tua visione del mondo. La vera ricchezza non è ciò che accumuli sul conto, ma ciò che costruisci nel cuore della prossima generazione.
I FIGLI SONO UN’EREDITA’ CHE VIENE DA IDDIO ALTISSIMO
Non ho nessuna paura. Io sono un oppositore politico di Giorgia Meloni per le sue politiche in Palestina. I miei attacchi contro Meloni, Crosetto e Bernini saranno via via più feroci, a mano a mano che aumentano i bambini palestinesi massacrati da Netanyahu.
Qui sotto troverete la mia ultima intervista. Si tratta della mia rubrica del martedì, “Sicurezza Internazionale”, per il canale youtube del Fatto Quotidiano. Parlo di Venezuela, Gaza e Ucraina e polemizzo, con molta durezza, con Guido Crosetto e con il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini. Spiego le ragioni per cui gioisco ogni volta che Bernini viene contestata – ragioni che sono esposte compiutamente nel mio libro “Gaza-Meloni” – ed esprimo l’augurio che queste contestazioni contro Bernini non abbiano mai fine, ogni volta che mette piede in qualsiasi università in Italia. Non fidatevi di ciò che Crosetto dice sulla disinformazione. La Russia non ha alcuna possibilità di diffondere disinformazione sui grandi media in Italia, giacché l’informazione sulla politica internazionale è soggetta al dominio politico, culturale e militare della Casa Bianca e non del Cremlino, come ho documentato nel mio libro “Casa Bianca-Italia”. L’Italia è uno Stato satellite della Casa Bianca mica della Russia. L’Italia è piena di basi militari degli Stati Uniti, mica della Russia. Il grande tema culturale del nostro tempo, il tempo della guerra, è come impedire il controllo politico delle università da parte dei governi nelle società libere. Come insegna Luhmann, ogni sistema sociale ha il proprio codice binario con cui processa le informazioni. Il codice binario del sistema scientifico è vero/falso. È vero o è falso che le politiche della Nato e di Crosetto, basate sullo scontro all’ultimo sangue con la Russia, hanno causato la distruzione dell’Ucraina? È vero.
P. S. Cito sempre i miei libri per proteggermi dalle querele temerarie e da altre tecniche di assalto molto diffuse oggi in Italia, volte a intimidire i professori universitari che difendono i diritti umani e la libertà di critica. Lottate sempre per ampliare gli spazi di discussione critica contro la censura.
Qui il video della mia ultima intervista:
CONTRO IL MINISTRO DELL’UNIVERSITA’ E IL MINISTRO DELLA DIFESA
CONTRO IL MINISTRO DELL’UNIVERSITA’ E IL MINISTRO DELLA DIFESA
Senza pensare che la morte arriverà, sono assorbito dai progetti per il futuro. Dopo aver fatto le tante e futili attività di questa vita, me ne andrò a mani vuote. Che errore; avrò sicuramente bisogno di capire la giusta condotta. Quindi perché non esercitarci ora?
“La Formazione Reticolare dirige le nostre impressioni della vita e delle sue attività, il che si traduce nell’autoidentificazione con tali impressioni. Il Sé si ancora alle sensazioni del Corpo Fisico, siano esse buone o cattive, e la nostra Coscienza scende al livello dell’Ego. Col tempo, la Coscienza viene dirottata dall’Ego. Allineandoci ad esso, perdiamo il contatto coll’Anima all’estremità opposta dello spettro. Dopo un completo risveglio della Kundalini, coll’aumento del voltaggio della propria bioelettricità, il Talamo s’ottimizza e la Formazione Reticolare si disimpegna definitivamente. Questa esperienza si traduce nel percepire la radianza del Corpo di Luce attraverso tutte le cellule del Corpo contemporaneamente, invece d’avere momenti o incontri spirituali individuali. Bypassando la Mente e l’Ego, l’individuo inizia ad operare attraverso il Cuore, il che gli permette di sperimentare il campo d’energia che lo circonda in modo più sostanziale. Il cranio si trova in cima all’Atlante, la prima vertebra cervicale (C1). Atlante è anche il nome d’un Titano della Mitologia Greca che sostiene il Corpo Celeste. cieli o cielo. Le immagini visive di Atlante lo ritraggono mentre sostiene il Pianeta Terra sulle spalle. Qui vediamo una connessione tra il cranio e il cervello, il mondo e i Cieli. L’Atlante cervicale sostiene la testa, che contiene il cervello che regola il nostro concetto di realtà. Il nostro cervello è anche il collegamento coi Cieli, o Dio Creatore, popolarmente rappresentato dall’artista Michelangelo in un affresco intitolato “La Creazione di Adamo”, parte dell’affresco della Cappella Sistina…”
Estratto da “Serpent Rising: The Kundalini Compendium” di Neven Paar
(Dalla Parte IV – Anatomia e Fisiologia della Kundalini)