La quasi – dittatura del pensiero unico in Italia è protetta dall’Ordine dei Giornalisti. Nella lista dei doveri degli iscritti, redatta dall’inutile organo, l’articolo 2 recita: “Il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona; per questo ricerca, raccoglie, elabora e diffonde con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti”.
Sulla base dei suoi retorici principi di deontologia professionale l’Ordine andrebbe sciolto oggi stesso. Non domani. Oggi. Perché ogni giorno in più che trascorriamo sotto la “tutela” di questa pomposa e sterile ape regina dell’informazione, quella masnada di bugiardi ossessivi che conducono programmi televisivi e dirigono giornali, allontana questo Paese dalla verità e dalla auspicabile pratica del confronto delle idee. Non vediamo infatti erogare sanzioni contro coloro che sistematicamente e spensieratamente ledono ogni giorno il diritto di contraddittorio che, fin dalle scuole elementari, ci avevano raccontato essere elemento fondamentale della convivenza civile e della tanto sbandierata libertà democratica.
Prendetevi un giorno di ferie, mettetevi un thermos di caffè accanto al divano ed incollatevi alla televisione dalle ore otto del mattino alle due della notte. Vedrete che l’intera giornata dell’informazione sarà alimentata da noi. Si, proprio da noi. I cattivi, gli analfabeti, i troppo vecchi per votare, i troppo giovani per votare, quelli che soffiano sul fuoco approfittando dell’ignoranza altrui, quelli che pretendono di pubblicare dei libri e di cucinare delle carbonare avvelenate, quelli che vorrebbero aprire pericolose librerie e negozi di abbigliamento, quelli che vanno in capo al mondo a fare finta solidarietà per coprire i propri interessi nel traffico di droga e di armi, quelli che intrecciano trame all’ombra del Cremlino, quelli che, in poche parole, non intonano “bella ciao”, il nuovo “Cantico dei Cantici” che allieta le orecchie della Gerusalemme partigiana.
Una giornata di televisione e di milioni di euro di sacra pubblicità intascati dai padroni del pensiero unico e privati grazie alla nostra vomitevole esistenza da esponenti del male assoluto. Ma tutto questo avviene, miracolosamente, senza che alcuno di noi metta piede in uno studio televisivo. Il contraddittorio, che l’Ordine dei Giornalisti DOVREBBE garantire, resta un sogno impalpabile. Per coprirsi le spalle, i conduttori invitano sempre qualche figura di contorno che dovrebbe rappresentare, nel grottesco processo da Gulag, la difesa dei delinquenti. Di solito si opta per qualche oste avvinazzato o per qualche alfiere della borghesia capitalista che finisce per attaccare il “Komunismo” e per chiamarci, bontà sua, “imbecilli”.
Hegel non parla esplicitamente di morte dell’arte ma intende, in realtà, rintracciare un limite nella capacità di espressione che l’arte ha nei confronti dell’assoluto.
Da lì sembra quasi che, a fronte dell’impossibilità da lui teorizzata di poter andare fino in fondo nell’indagare lo spirito tramite la “rappresentazione”, l’artista abbia deciso di fare un passo indietro e guardare nella direzione opposta a quella verso cui fin lì aveva condotto la ricerca.
Da quel momento l’Arte sembra essere stata vittima di una deriva lenta e progressiva. Là dove il sensibile non offre più la trama per la ricerca dello spirituale, diventa il terreno per la rappresentazione del “finito” come espressione dell’idea di sé e del mondo. L’ideologia del finito, dell’esaltazione del contingente, insieme alla pratica del “consumo”, quello sì reiterato e senza fine, e della merce che diventa la forma attraverso la quale si stabilisce la relazione tra se e gli altri, tra se e le cose, è arrivata, subendo oggi la precipitosa “evoluzione” di cui siamo testimoni, a sostituirsi alla ricerca del senso dell’esistenza definendone i confini proprio in base alla perdita di “senso”.
L’impressione, però, è che il limite intravisto da Hegel non sia nell’Arte in sé’ ma nell’arte romantica o per meglio dire nell’idealismo romantico che pur aveva spinto la ricerca dello spirito fin dove sembrava possibile.
Perché l’arte greca sembra insuperata?
L’estetica permette di valutare l’esistente non dal punto di vista dei valori morali o di altri parametri umani sempre soggetti a continui adattamenti fino alla mistificazione ma dal punto di vista dell’armonia e dell’equilibrio tra le forze in gioco interne all’individuo, alla comunità e alla natura.
Per gli antichi le “forze” in gioco sono entità in sé, che muovono la natura manifesta perché ne sono la ragione immanente, coscienza che ne articola il divenire, espressioni di un assoluto in azione. Sono queste a mettere in scena la rappresentazione della realtà che vede coinvolta la vita dell’uomo e della comunità (pensiamo alla tragedia greca e al dramma satiresco). Di questo spettacolo ne percepivano la bellezza o anche l’incongruenza, il dissidio, e quindi l’assenza di equilibrio e di coerenza. A queste forze si attribuivano nomi che portavano in sé il sapore dei luoghi (l’origine geografica) e quello del carattere e della struttura psicologica che ne faceva entità con una loro “personalità”.
C’è forza, espressione, “colore”, ovunque volgiamo lo sguardo. Si può scorgere equilibrio, armonia, o anche il contrario, nelle azioni, nel comportamento, nel rapporto tra le persone o tra le cose, in un’emozione o in un pensiero, così come in un paesaggio o in una composizione visiva o sonora.
La bellezza è presente quando l’intento della vita non è contraddetto o addirittura negato, quando è espresso in modo schietto e oggettivo e sono assenti spossanti circonvoluzioni. Essa indica la giusta direzione che il flusso vitale e creativo deve prendere dentro e fuori di noi per oggettivarsi.
Nell’arte greca non vi è separazione tra l’assoluto e il sensibile. L’errore dell’idealismo è stato quello di credere che “tutto quel che è spirituale è superiore a ogni prodotto naturale”, mentre l’artista greco era, invece, consapevole dell’esistenza di una coscienza immanente della natura. In realtà è stato l’idealismo stesso a porre un limite alla ricerca dello spirituale nell’arte.
La coscienza Romantica non era stata in grado di completare il percorso e permettere, come lo stesso Hegel delineava nel suo pensiero, la risoluzione del finito nell’infinito, fermo restando però, secondo lui, una superiorità dello spirito sulla materia che ha contribuito a rafforzare il muro tra i due fondamenti dell’esistenza.
Risulta evidente a noi moderni come sia stata l’estromissione dello spirito a condurre il mondo alla tragica dissoluzione che stiamo sperimentando.
La rappresentazione pittorica o scultorea di una figura, di un oggetto materiale o di natura, infatti, diventa opera d’arte se riesce a porre in evidenza lo spirito che si nasconde nella forma.
L’impoverimento di cui è vittima il nostro mondo, insieme a una trama tesa a portare il “caos” in ogni ambito del vivere, in grande misura ordito e programmato, può essere superato solo restituendogli la dimensione spirituale, e questo oggi è possibile solo rivendicando e riconoscendo l’unità tra la Materia e lo Spirito.
In questa epoca di declino e crollo dei valori, il mondo può essere salvato solo attraverso il matrimonio, la profonda alchimia, che vede l’incontro tra verticale e orizzontale.
La rosa che si trova al centro di questa croce sboccerà se sarà il cuore dell’uomo a sbocciare.
Ridare alla materia il suo giusto spessore spirituale la sottrae alla mercificazione, a una rappresentazione corrotta, a uno sfruttamento senza limiti. Permettere allo spirito di ancorarsi al piano orizzontale ridà al mondo naturale il senso perduto, il “senso del Sacro”. Il compito dell’Umano oggi è favorire dentro di sé questa fusione. Il compito dell’Arte è quello di insegnare agli uomini la “percezione” del mondo in questi nuovi (antichi) termini. Bisognerà ripartire da Kandinsky, non a caso un artista russo.
Quanto più si affermano nel mondo le tendenze autoritarie supportate dallo strapotere dei media, tanto più vediamo le persone “allinearsi” sempre più sollecitamente alle “parole d’ordine” del momento, avendo ormai imparato che opporsi alle idee imperanti non viene più giudicato, come un tempo, una testimonianza di indipendenza mentale e quindi di intelligenza, ma piuttosto un comportamento dissennato, che rischia di attirare la minacciosa attenzione dei “poteri forti” ed esporre chi ne è protagonista a grossi guai.
E’ questa la prova più evidente del dilagare dell’ipnosi di massa. Mentre fino a pochi anni fa per “lanciare” a livello di massa un’idea, un prodotto o un comportamento era ancora necessario giustificarne i vantaggi a livello dialettico, oggi è ormai sufficiente riversare sulle persone un bombardamento emozionale abbastanza forte e costante da far loro capire che la promozione del prodotto o del messaggio reclamizzato rientra nella casistica bene espressa dai versi di Dante:
vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare.
(Inferno : 3:95-96 ; 5:23-24)
Lo sciamanesimo, con la sua profondissima conoscenza della mente umana, offre i mezzi di gran lunga più efficaci per cancellare gli effetti dell’ipnosi di massa. E’ bene però precisare che praticare le tecniche sciamaniche da soli è pericoloso.
La prima cosa da imparare è che le suggestioni di massa sono disposte a livelli, il più superficiale originato dal livello inferiore. Per questo motivo, combatterle una per una non serve a molto: anche se riusciamo a neutralizzarne gli effetti, dopo qualche tempo la stessa suggestione tornerà a ripresentarsi sotto forme diverse, a meno che non si sia provveduto a eliminare anche il livello sottostante che l’ha generata.
Secondo una classificazione necessariamente convenzionale, è possibile individuare quattro livelli di ipnosi:
1 – le suggestioni dei media, che mirano a farci compiere azioni decise da altri mediante l’accorgimento di renderle desiderabili ai nostri occhi, o a farci considerare “giusti” determinati comportamenti piuttosto che altri sebbene in realtà non esistano motivazioni razionali in tal senso.
Le suggestioni dei media, nella quasi totalità, hanno origine dalla
2 – suggestione economica: la certezza che le persone, gli oggetti materiali, e/o in particolare il denaro, possano essere disposti secondo una scala di valori quantitativi o qualitativi. Nella sua forma più estrema: che il denaro sia l’unico valore esistente.
Alla fonte della suggestione economica c’è l’accorgimento di limitare la distribuzione di beni materiali o altri oggetti che, in un mondo normale, dovrebbero essere accessibili a tutti: risultato che viene ottenuto per mezzo della
3 – repressione – suggestioni tese a limitare ingiustificatamente le possibilità di azione dell’uomo. Ne esistono varie forme (repressione fisica, sessuale, politica, ecc.), tutte quante a loro volta originate da
4 – l’illusione della realtà oggettiva. Questa ci porta a giudicare situazioni, cose e persone (noi stessi inclusi) in base ad apparenze o pregiudizi (nel senso più letterale del termine: ovvero generalizzazioni fondate su esperienze precedenti da noi sperimentate in circostanze analoghe). Ha l’effetto di limitare enormemente le possibilità di azione di chi ne è vittima, e l’istintiva percezione di questo fatto conferisce all’uomo un senso di insicurezza che gli fa apparire desiderabile l’imposizione di gravose limitazioni anche agli altri.
Questo quarto livello dell’ipnosi è di gran lunga il più difficile da combattere, perché funziona: soltanto raramente è fonte di inconvenienti nella nostra vita sociale, anzi in genere la favorisce, consolidando prepotentemente l’illusione che il piano della realtà oggettiva sia l’unico esistente. Può essere quindi considerato la condizione preliminare al manifestarsi degli altri tre tipi di ipnosi, ed è quello che va abbattuto se si desidera eliminarli.
Da precisare che, mentre i primi tre livelli si propagano in seguito all’azione umana, il quarto livello dell’ipnosi è governato dalla meccanicità assoluta: non si possono individuare persone responsabili, tutti quanti ne siamo vittima.
Lungi da fare un discorso “interclassista” e giustificare in qualche modo i divulgatori di suggestioni dei primi tre tipi: spregevoli persone che, essendo pervenute in qualche modo a penetrare i meccanismi dei livelli superiori di ipnosi, invece di combatterli cercano di sfruttarli a proprio vantaggio. Ma ciò non toglie che anch’essi siano vittime del quarto livello, ed è necessario rendersene conto per comprendere l’importanza di concentrare i nostri sforzi su di esso.
Se non si fa così, la brutta razza degli sfruttatori dei primi tre livelli continuerà eternamente a riprodursi per generazione spontanea, come le teste dell’Idra.
– – –
Riferimento all’articolo completo di Daniele Mansuino, segue su Riflessioni.it
Video di Gabriele Adinolfi e altri. Una analisi retrospettiva sulla possibile attualità del pensiero politico di Terza Posizione, il quale non deve per forza essere condivisibile ma è di profondo interesse per chi volesse approfondire la logica di questo movimento studentesco di Terza Posizione e di un suo recupero per il mondo contemporaneo dell’Europa dei popoli, in quanto essa è una delle radici di riferimento del nostro movimento politico internazionale: il Primordialismo Visionario.
Una delle tante persone enigmatiche del nostro panorama internazionale, che appartiene ad un mondo che si svela solo a metà, in un’intervista aveva detto: ”L’Europa ha bisogno di crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono, per definizione cessione di parti delle sovranità nazionali…Un meccanismo che non è pienamente reversibile, perché quando la crisi passa rimane sempre qualche sedimento, anche se questo presuppone una perdita di sovranità dei popoli”.
Questa frase all’epoca, quando fu pronunciata, mi buttò nello sgomento e mi fece avvertire un profondo senso di nausea e rassegnazione. Capivo, o meglio, il personaggio in questione mi aveva fatto vedere la faccia di chi, come lui, aveva già programmato il destino dell’Europa, e del mondo, a nostra insaputa.
Quella era la faccia nascosta dei nostri governanti o meglio di coloro che, non eletti, hanno il potere di dettare le linee politiche degli stati.
Pensai, allora, che non ci sarebbe stato niente da fare, che eravamo vittime di un sistema diabolico ben strutturato che in qualche maniera soggiogava non solo noi popoli, ma anche i nostri governanti.
In questi mesi appena trascorsi, un’ennesima crisi c’è stata. Abbiamo tutti visto e riconosciuto in noi i segni della paura e dello sconforto mentre in televisione gli “esperti” sciorinavano i loro comandamenti. Come vediamo, lo schema è sempre lo stesso: loro dicono di avere la conoscenza e auspicano in noi l’ubbidienza.
Il mondo, però, non è sempre come qualcuno vuole che sia.
Questa crisi ha manifestato da subito la voglia di non starci, di ribellarci, di non stare lì a guardare senza fare nulla.
A un certo punto la parte nascosta del mondo ha rivelato i suoi piani e le persone li hanno percepiti e compresi bene.
Quello che da questa crisi non ci si aspettava, forse, è proprio questo, la possibilità che ora i popoli avrebbero avuto anche un’opportunità, di svegliarsi e di prendere consapevolezza.
Questa crisi ha fatto emergere fortemente l’importanza dei popoli, che non sono altro che l’unione di persone che non si vedono, che sono distanti anche centinaia di chilometri ma che percepiscono tutti la stessa sensazione: di essere una cosa sola.
Ho cominciato, e voi con me, a vedere questi segnali dalle prime canzoni sui balconi e dalla voglia delle persone di sentirsi comunità, di svegliarsi dal sonno di questa nostra civiltà basata sui valori del lavoro e del conseguente condizionamento, se non schiavitù, dello stesso, sulla nostra vita e sui nostri rapporti.
A un certo punto le persone hanno cominciato a cercarsi per comunicare, fare un sorriso e una battuta in compagnia anche se a distanza.
Il disegno di una macchinazione per portarci a provare un’immensa paura della morte, tipica dei momenti di crisi del passato come le guerre, le carestie e i periodi di oppressione come l’inquisizione, ha mostrato una crepa. Ogni animale se minacciato scappa, lotta o si congela (il famoso fight or flight or freeze). E noi siamo stati frizzati con la forza e forse è stato questo che non ha funzionato. Un animale non può essere congelato con la forza, almeno un animale come l’Uomo.
Nelle strategie di difesa animale, l’immobilizzarsi fa parte di alcune razze ma non dei mammiferi e neanche dei primati ancor prima dell’uomo. I mammiferi se possono scappano, se possono lottano, ma non si congelano per aspettare il colpo di grazia – a meno che non siano sedati.
I popoli stanno reagendo com’è naturale che facciano: lottano.
Proprio in questi giorni si sta assistendo ad un fenomeno che è sicuramente frutto di questa crisi. Le persone si stanno aggregando di nuovo sotto nuove forme che “non scompariranno, dopo la crisi, ne lasceranno un sedimento”, e useranno la tecnologia per stare insieme per motivi più profondi del chiacchierare e basta.
I popoli si stanno rendendo conto che esiste qualcuno che sta guidando il loro futuro in una direzione che non è stata concordata, ma imposta come le cure a questo virus. I principali mezzi di comunicazione ci hanno martellato e continuano a farlo, sull’unica possibilità di uscire da questa crisi sanitaria, ma la soluzione a molti non piace non perché non sia valida ma perché si paventa l’idea di imporla senza regole.
Allora le coscienze libere all’interno della medicina hanno tirato fuori altre soluzioni con altrettanta fermezza e autorevolezza. Il popolo non ci sta!
Il mondo di internet finalmente è stato usato per una causa giusta. Le coscienze di tutti hanno l’innata capacità di riconoscersi quando vengono a contatto fra loro. Noi abbiamo saputo riconoscere quei medici che hanno lavorato in maniera disinteressata anzi interessata solo al bene dei loro pazienti. In cuor nostro abbiamo capito che quella era una strada corretta, abbiamo riconosciuto le parole che questi medici ci dicevano e le abbiamo accettate senza usare la mente. Abbiamo visto il loro atteggiamento tranquillo ma deciso e ci ha convinto senza parlare.
Io non ho nessuna esperienza di guerra o dopoguerra, ma in questo momento riconosco il concetto di coscienza collettiva. Vedo con gli occhi e sento sulla pelle come la comunicazione della coscienza agli altri arriva con una frequenza ben precisa e se dentro di noi abbiamo qualcosa di simile, per una legge universale della similitudine, questa comincia a vibrare e ti dice: “Sì, questo è giusto e va aiutato, va sostenuto”.
Capisco ora cosa vuol dire avere dentro la fiammella che arde. Coloro che stanno sostenendo medici, ricercatori o persone comuni che stanno facendo la cosa giusta hanno dentro la fiammella che arde e la luce che diffonde è una particolare vibrazione, un suono che arriva ai cuori delle persone simili, e si propaga come una serie di onde che si potenziano ogni volta che ne incontrano una nuova. L’immagine di quello che possono fare le coscienze libere e illuminate è potentissima, è quello che qualcuno su questo pianeta non vuole che avvenga perché sanno benissimo che se una fiammella ne raggiunge un’altra, le onde di luce che si creano non si sommano ma si moltiplicano; il loro sviluppo non è algebrico ma esponenziale. Se volessimo vederlo in una formula potrebbe essere che ogni fiammella raddoppia sia il numero che l’esponente. Perciò potrebbe essere: 11 – 22 – 33 – 44 – 55 – 66 – 77, e così via. Facendo il calcolo, l’effetto del risultato è: 1 – 4 – 27 – 256 – 3125 – 46656 – 823543… e ci siamo fermati a sette.
Già dopo la terza persona sono stato costretto a prendere la calcolatrice per andare avanti. Una persona singola ha un esponente 1 e rimane uno, che non vuol dire che non vale niente. Immaginate, però, che i numeri che vedete siano candele all’interno di una stanza: se avessimo una candela quanta luce farebbe? – Certo, dipende anche dalla grandezza della candela…ovvio. Pensate, allora, al risultato di un potenziale di 823.543 candele nella stessa stanza: ci sarebbe talmente tanta luce che basterebbe ad illuminare non solo la stanza ma forse tutto il quartiere. Questo può farci comprendere la potenza di un popolo e di una razza consapevole. I numeri di quello che possono fare le persone quando cominciano a vibrare nella maniera giusta sono impressionanti. Quando dicono che come persone siamo potentissime, è vero e qualcuno spera che noi dimentichiamo tutto questo per un motivo molto semplice: questo meccanismo esponenziale funziona per qualsiasi tipo di energia che noi produciamo. Pensate, numeri alla mano, quanto possiamo essere distruttivi quando abbiamo paura, o rabbia oppure odio. I numeri diventano sempre altissimi. In questo momento storico le coscienze hanno questa possibilità di mantenere la loro luce accesa e fare da riferimento alle altre che non avranno bisogno di intermediari per capire cosa succede. Sapranno che è la cosa giusta. Una mia amica mi ha scritto una volta chiedendomi: “Con tutto quello che stanno dicendo, non si sa più chi ascoltare”, e mi chiedeva un parere su chi potesse essere ascoltato, chi potesse essere attendibile. Le ho risposto semplicemente: il cuore.
Lei ha capito immediatamente e si è calmata. Lì, ho visto la nostra vera forza. Lì, ho visto chi siamo. E lì ho visto come questo fenomeno si sta espandendo in molte persone: in quelle che sostengono i medici coscienziosi, in quelli che aiutano gli altri, in quelli che si associano perché è giusto farlo per aiutare, in quelli che non si fanno abbattere dalle parole vuote, in quelli che hanno capito che la dignità è una cosa che ci appartiene e che non possono portarci via.
I popoli sono la vera forza di un mondo, nel bene e nel male. Questa è la cosa più importante da comprendere: siamo noi che facciamo girare il mondo, non i vertici. Se i popoli non collaborano, i vertici possono fare poche cose: sterminarci o scendere a patti con noi. Questa è la nostra possibilità: non barattare la nostra unione di coscienze con niente. E se in passato lo abbiamo fatto pazienza, abbiamo sbagliato. Adesso è diverso.
Il sistema di controllo dei popoli è artificiale! Questo si percepisce molto bene e non ci piace perché non ci illumina, anzi, oscura! Solo il nostro passato di fallimenti ce lo fa accettare perché è già registrato nella nostra memoria antica e inconscia e ha già abdicato. Ma questo non è il presente. Adesso ci siamo noi, i noi di oggi e noi oggi quella luce la rivogliamo.
Lorenzo Ferrante Liberamente tratto da Gruppo Rebis
International brothers and sisters standing in a circle together and holding hands as a symbol for peace and the world communities
“La nostra rivista è sorta per difendere dei principî che per noi sarebbero assolutamente gli stessi, sia che ci trovassimo in un regime fascista, sia che ci trovassimo in un regime comunista, anarchico o democratico. In sé questi principî sono superiori al piano politico; ma applicati al piano politico , essi possono essere superiori solo dare luogo ad un ordine di differenzazioni qualitative, quindi di gerarchica, quindi anche di autorità e di Imperium nel senso più ampio. E veniva aggiunto a mo’ di chiosa . Nella misura in cui il fascismo segua e difenda tali principî, in questa stessa misura noi possiamo considerarci fascisti. E questo è tutto”
Gli “Illuminati”: ne esistono due fazioni in guerra da sempre Tratto da: thetonicexpress.com
Dedicato a chi è alla ricerca della Verità…
Se anche tu come noi riguardo l’argomento “Illuminati” hai sempre pensato che nelle varie teorie c’era sempre qualcosa che non ti tornava, devi assolutamente leggere questo articolo
“Gli Arconti vollero ingannare l’uomo, perché essi videro che egli aveva la stessa origine di quelli che sono veramente buoni. Essi presero il nome delle cose che sono buone e lo diedero alle cose che non sono buone, per potere, per mezzo dei nomi, ingannare gli uomini e legarli alle cose che non sono buone. E poi, se essi fanno loro un favore, li allontanano da ciò che non è buono e li collocano in ciò che è buono, quello che essi conoscono. Perché essi hanno deliberato di prendere l’uomo libero e fare di lui un loro schiavo, per sempre”. (VANGELO DI FILIPPO verso 13)
ILLUMINATI – il nome che Adam Weishaupt, diede all’ORDINE DEI PERFETTIBILI – in realtà non partiva da costui, ma era ispirato a quello di una civiltà le cui origini affondano in tempi talmente lontani da essere considerate un mito già all’epoca degli antichi sumeri. La famiglia progenitrice di tutti gli Illuminati si chiamava CASA DEI PADRI, ORDINE DEGLI SPLENDENTI” o come venne ribattezzata in seguito ORDINE DEL SERPENTE. Da essa ebbero origine due diverse confraternite : la FRATELLANZA DEL SERPENTE e L’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE. Non vanno confuse tra loro perché hanno orientamenti morali completamente opposti. La prima ha infatti posto le basi della civilizzazione moderna ed è depositaria di una scienza antichissima basata sulle conoscenze esoteriche ereditate dalla CASA DEI PADRI. Filosofia, teosofia, teurgia, scienza, politica ed alfabeto, che favorirono lo sviluppo di tutte le altre civiltà, derivano appunto dalle loro conoscenze. Non tutti sanno ad esempio che Ur-Nammu, re di Ur, Akkad e Sumer, fondò proprio sul loro sistema culturale tutti quei codici e quelle leggi che ispirarono le generazioni successive e che sono fra i testi scritti più antichi mai ritrovati. Ur-Nammu è anche considerato il costruttore delle primissime Ziggurat, che sarebbero ispirate nella forma ai leggendari edifici dei PADRI. Il secondo ramo, L’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE (che uso’ un nome simile al primo anche per confondere ulteriormente le carte appropriandosi ulteriormente anche dell’aggettivo “antico” che non compete loro, è bene che lo sappiate) considerava invece le altre razze alla stregua di animali domestici. La mentalità della moderna élite degli Illuminati, i MORIAH, e la sua volontà di schiavizzazione e dominio, discendono da questo gruppo. Estremamente ambizioso e assetato di potere materiale, L’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE sfruttò le conoscenze superiori dei “PADRI” non per educare, ma per indottrinare e sottomettere le popolazioni. A questo scopo, i suoi membri iniziarono a praticare l’occultismo ed a creare sette e religioni dedite al culto delle EGREGORE (forme di energia negativa). Dall’ORDINE DELL’ANTICO SERPENTE scaturirono varie confraternite, fra cui quella VERDE che diede origine al CULTO DEL SERPENTE e quella di Esculapio che giunse fino in Grecia, nonché la FRATELLANZA BABILONESE da cui si originò il ramo principale dei MORIAH, in cui sarebbero poi confluite tutte le altre confraternite. Gli Illuminati moderni, quelli di cui parlano la maggior parte delle teorie del complotto e che si starebbero gradualmente impadronendo della storia, della cultura, dei servizi di informazione, dei frutti del sudato lavoro di miliardi di persone nonché delle loro vite, sono i soli MORIAH. Moriah, che in ebraico significa ORDINE DI YHWH è il nome del monte su cui secondo il racconto biblico il “Dio” JAHWEH ingiunse ad Abramo di uccidere suo figlio Isacco e su cui, in seguito, Re Salomone costruì il famoso tempio, simbolo del regno e del potere di Gerusalemme (E già su Yahwe si potrebbe aprire tutto un altro capitolo su chi sia in realtà, gli informati sugli studi di Biglino e Sitchin sanno di cosa stiamo parlando). Ed è proprio Gerusalemme la città che i MORIAH avrebbero intenzione di rendere capitale del mondo una volta instaurata la loro versione del NUOVO ORDINE MONDIALE. Purtroppo gli SPLENDENTI hanno spesso dovuto subire gli effetti distruttivi della disinformazione operata dai MORIAH, volti ad aizzare contro di essi l’odio delle popolazioni, come nella santa inquisizione e nelle persecuzioni contro scienziati e religioni pagane. Persecuzioni che in qualche modo continuano ancora oggi. Di conseguenza, ancora oggi molti teorici del complotto tendono in buona fede a scambiare i MORIAH con i veri ILLUMINATI. E’ lo stesso equivoco che portò gli autori della Bibbia a scambiare L’ANTICO SERPENTE – che voleva mantenere la razza di Adamo ed Eva nella schiavitù e nell’ignoranza facendosi adorare come un Dio – con la razza o Fratellanza del SERPENTE che invece la civilizzò insegnandole l’agricoltura, la medicina e in seguito salvandola addirittura dal DILUVIO UNIVERSALE. (Il serpente di fatti originariamente è nato per essere il simbolo della conoscenza e non del male come poi venne strumentalizzato, ugualmente alla Piramide, l’Occhio di Ra Il Pentacolo, eccetera ecc….) Questa verità era ben conosciuta dai sumeri, tant’è che che nei loro miti distinguevano due culti del serpente : quello di ENLIL, il Signore dell’Aria, il Distruttore….e quello di ENKI, il signore della Terra, il Salvatore. (Per altre curiosità e approfondimenti vedere sempre gli studi di Biglino e Sitchin sulla bibbia del vecchio testamento).
Purtroppo gli ILLUMINATI DI MORIAH, violenti e privi di scrupoli, hanno preso il sopravvento sull’umanità negli ultimi secoli fino a questo momento, sfruttandone il fanatismo e la superstizione al fine di dividerla in una miriade di sette e di religioni. Tutte inconsapevolmente al loro servizio.
I VERI Illuminati (Fratellanza del Serpente o Splendenti) non mollano e continuano, seppur con fatica appunto negli ultimi secoli, a contrastarli e a perseguire il loro scopo di aiutare ogni individuo ad evolversi e a migliorarsi, per mezzo della conoscenza di cui è depositario.
I veri Illuminati nella storia dovettero nascondersi sotto diversi nomi e operare in segreto a causa di ingiustificate persecuzioni originate anche dalla superstizione e dalla brama di potere dei regnanti del tempo, allarmati dai principi di uguaglianza che venivano insegnati dagli illuminati.
In realtà l’ordine degli illuminati ha da sempre insegnato che tutti gli uomini sono uguali e che l’umanità deve elevarsi e progredire verso una forma di società sempre migliore per approdare, infine, ad un modello di collettività dove regnino pace, uguaglianza, libertà e armonia.
In particolare l’ordine degli illuminati ha sempre sostenuto che solo migliorando ogni singolo individuo si può migliorare l’intera società.
Nel passato questi insegnamenti non sono mai stati compresi a fondo dai regnanti che spesso hanno intravisto in questo messaggio una minaccia rivoluzionaria in grado di indebolire il loro potere.
L’Ordine degli Illuminati autentico non ha mai diffuso idee rivoluzionarie in quanto, pur sostenendo che l’umanità giungerà ad instaurare una società perfetta, si è sempre proposto come laboratorio di preparazione per tutti gli uomini di buona volontà che desiderano prepararsi ad entrare in questa futura società mondiale idilliaca che sarà una conseguenza del naturale processo di evoluzione di ogni singolo individuo e che porterà all’evoluzione di tutta l’umanità.
Per migliaia di anni tutti coloro che hanno governato l’umanità si sono arrogati il diritto di reprimere qualsiasi corrente di pensiero che potesse mettere in discussione la loro autorità. Questo comportamento è stato infelicemente adottato anche nella religione.
A motivo dell’affermazione di questa supremazia da parte della politica e della religione migliaia di illuminati persero la vita, ferocemente messi a morte, vittime del pregiudizio e dell’ignoranza. (Un esempio su tutti Giordano Bruno).
Ma l’esperienza storica e ciclica insegna che l’evoluzione dell’umanità non può essere fermata dalle ingiustizie.
Ecco la ragione che ha spinto gli illuminati di tutte le epoche a non fermarsi, continuando anche nell’ombra a lavorare per preparare ogni individuo al miglioramento interiore, convinti che insegnando ad ogni singolo individuo la strada del miglioramento interiore si finirà per migliorare l’intera umanità.
Fin dall’antichità il fine ultimo dell’ordine non è mai stato quello di dominare l’umanità ma bensì l’elevazione di ogni individuo fino a condurlo sulla strada dell’illuminazione. Solo l’illuminazione può infatti partecipare concretamente alla creazione di uomini e donne ispirati in grado di agire con giustizia ed equilibrio. Solamente creando questo tipo di persone si può generare una società che considera primario il benessere spirituale e materiale dell’umanità.
Infine anche quando si parla del “Nuovo Ordine Mondiale” quindi, bisogna tenere bene a mente che questo si è uno scopo comune a entrambe le fazioni dei “Veri Illuminati” e degli “illuminati di Moriah”, ma la loro concezione dello stesso è del tutto opposta l’una all’altra…
La prima (Splendenti) auspica a una società organizzata idilliaca dove regnino pace, uguaglianza, libertà e armonia, mentre la seconda (Moriah) punta, come abbiamo già detto, ad affermare un mondo dove un unica Elitè domina sfrutta e schiavizza l’intera umanità ritenuta del tutto diversa da loro, dei veri e propri esseri inferiori. Potete rendervi conto già da ora anche nella Politica e Geopolitica chi è a favore da una o dall’altra parte, in merito esistono altri studi e report di altri ricercatori autentici di verità.
Fate ben attenzione d’ora in poi a discernere quindi e a capire quando una notizia, un azione, una parola o qualsiasi cosa possa venire “da una parte o dall’altra” e non fatevi strumentalizzare cascando nel tranello dei Moriah che sanno confondere abilmente le carte, insinuano dubbi e vi fanno credere “una cosa per l’altra”, loro sono specializzati in questa arte.
Anche se negli ultimi anni stanno ricevendo vari colpi fatali e probabilmente sono destinati a fallire, ancora c’è molto da combattere e da stare attenti, ma ora sappiamo da che parte stare e che non siamo mai stati realmente soli e senza speranze come ci hanno voluto far credere i Moriah. Probabilmente molti avranno da ridire anche su questo articolo, noi vi chiediamo solo di ascoltare cosa dice il vostro “istinto” e di informarvi ulteriormente da voi stessi sugli argomenti, i termini e i temi trattati in questo articolo cosi da potervi fare un idea propria e accertarvi di quanto scritto qui.
Non sono né pessimista, né ottimista nei confronti del nostro destino. Perché ormai il destino è comune a tutti noi. Dico solo che siamo più inermi che armati nei confronti del nemico che ci vuole a terra. Basterebbe unirsi tutti, senza etichette, senza alcun pregiudizio. Basterebbe mettere da parte il proprio ideale ormai morto e iniziare a collaborare, perché è nel bene di tutti salvare la nostra terra dalle grinfie delle multinazionali e dai banchieri usarai. Sono finiti i tempi dei fascisti contro ai comunisti. Ora siamo semplicemente naufraghi sopra la stessa nave. Nessuno mai ci restituirà ciò che è nostro se non siamo noi stessi a riprendercelo. E andando avanti così, affonderemo tutti. Peccato che questo concetto non sia ancora ben chiaro nelle teste degli italiani. Mi dispiace, ma l’unica soluzione è questa… Dovremmo essere pronti a collaborare e se il caso a riadottare il baratto, qualora fosse necessario.. E per questa organizzazione occorre essere uniti in nome di un Primordialismo Visionario.
Ciò che colpisce nelle reazioni ai dispositivi di eccezione che sono stati messi in atto nel nostro paese (e non soltanto in questo) è l’incapacità di osservarli al di là del contesto immediato in cui sembrano operare. Rari sono coloro che provano invece, come pure una seria analisi politica imporrebbe di fare, a interpretarli come sintomi e segni di un esperimento più ampio, in cui è in gioco un nuovo paradigma di governo degli uomini e delle cose. Già in un libro pubblicato sette anni fa, che vale ora la pena di rileggere attentamente (Tempêtes microbiennes, Gallimard 2013), Patrick Zylberman aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria, finallora rimasta ai margini dei calcoli politici, stava diventando parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. In questione è nulla di meno che la creazione di una sorta di “terrore sanitario” come strumento per governare quello che veniva definito come il worst case scenario, lo scenario del caso peggiore. È secondo questa logica del peggio che già nel 2005 l’organizzazione mondiale della salute aveva annunciato da “due a 150 milioni di morti per l’influenza aviaria in arrivo”, suggerendo una strategia politica che gli stati allora non erano ancora preparati ad accogliere. Zylberman mostra che il dispositivo che si suggeriva si articolava in tre punti: 1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema; 2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica; 3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity). Quello che Zylberman descriveva nel 2013 si è oggi puntualmente verificato. È evidente che, al di là della situazione di emergenza legata a un certo virus che potrà in futuro lasciar posto ad un altro, in questione è il disegno di un paradigma di governo la cui efficacia supera di gran lunga quella di tutte le forme di governo che la storia politica dell’occidente abbia finora conosciuto. Se già, nel progressivo decadere delle ideologie e delle fedi politiche, le ragioni di sicurezza avevano permesso di far accettare dai cittadini limitazioni delle libertà che non erano prima disposti ad accettare, la biosicurezza si è dimostrata capace di presentare l’assoluta cessazione di ogni attività politica e di ogni rapporto sociale come la massima forma di partecipazione civica. Si è così potuto assistere al paradosso di organizzazioni di sinistra, tradizionalmente abituate a rivendicare diritti e denunciare violazioni della costituzione, accettare senza riserve limitazioni delle libertà decise con decreti ministeriali privi di ogni legalità e che nemmeno il fascismo aveva mai sognato di poter imporre. È evidente – e le stesse autorità di governo non cessano di ricordarcelo – che il cosiddetto “distanziamento sociale” diventerà il modello della politica che ci aspetta e che (come i rappresentati di una cosiddetta task force, i cui membri si trovano in palese conflitto di interesse con la funzione che dovrebbero esercitare, hanno annunciato) si approfitterà di questo distanziamento per sostituire ovunque i dispositivi tecnologici digitali ai rapporti umani nella loro fisicità, divenuti come tali sospetti di contagio (contagio politico, s’intende). Le lezioni universitarie, come il MIUR ha già raccomandato, si faranno dall’anno prossimo stabilmente on line, non ci si riconoscerà più guardandosi nel volto, che potrà essere coperto da una maschera sanitaria, ma attraverso dispositivi digitali che riconosceranno dati biologici obbligatoriamente prelevati e ogni “assembramento”, che sia fatto per motivi politici o semplicemente di amicizia, continuerà a essere vietato. In questione è un’intera concezione dei destini della società umana in una prospettiva che per molti aspetti sembra aver assunto dalle religioni ormai al loro tramonto l’idea apocalittica di una fine del mondo. Dopo che la politica era stata sostituita dall’economia, ora anche questa per poter governare dovrà essere integrata con il nuovo paradigma di biosicurezza, al quale tutte le altre esigenze dovranno essere sacrificate. È legittimo chiedersi se una tale società potrà ancora definirsi umana o se la perdita dei rapporti sensibili, del volto, dell’amicizia, dell’amore possa essere veramente compensata da una sicurezza sanitaria astratta e presumibilmente del tutto fittizia.
《Sul numero di Tradizione in cui compariva l’inno Frediano alle Guardie Rosse è stato riportato anche il celebre articolo di Evola sul nazimaoismo, in cui il maestro disapprovava tale fenomeno. Secondo lei quale fu il motivo del dissenso? 》
C’era chi aveva interesse a ottenere da Julius Evola una condanna ideologica del nazimaoismo : che , tuttavia non era affatto ideologica, ma una prassi operativa – nell’ intenzione di qualcuno, estrema. I pavidi , bigotti, i renitenti alla lotta , avevano bisogno di una assoluzione. Così hanno contraffatto il fenomeno agli occhi del maestro , proponendo il nazimaoismo come un’eresia tradizionalista. Ma non lo era proprio. Risultava invece uno stile o , semplicemente, un modo di azione, conforme a quei tempi , della declinazione tradizionalista