LA CONOSCENZA NELLA RIVELAZIONE INTERIORE

a cura di Giuseppe Aiello

«La verità è che l’ignoranza della questione dell’essere (*mas’alat al-wujūd*) negli esseri umani conduce necessariamente all’ignoranza di tutti i fondamenti del sapere e dei loro principi, poiché è attraverso l’essere che tutte le cose vengono conosciute. Esso è la più a priori delle concezioni e il più noto di tutti i concetti. Se si è ignoranti riguardo ad esso, si è ignoranti di tutto ciò che ne deriva.

Ma la sua conoscenza si ottiene solo attraverso la rivelazione interiore e l’esperienza diretta (*bi-l-kashf wa-l-shuhūd*), ed è per questo che si dice: “Chi non ha rivelazione interiore non ha conoscenza.”»

Mullā Ṣadrā

LA CONOSCENZA NELLA RIVELAZIONE INTERIORE
LA CONOSCENZA NELLA RIVELAZIONE INTERIORE

Sarà l’intelligenza artificiale a insegnarci l’umanità?

di Marcello Veneziani

11 Ottobre 2025

Da decenni non si parla più di scientismo e di materialismo. Erano stati i tutori ideologici del secolo scorso e avevano dominato l’orizzonte culturale del secondo Novecento. Lo scientismo aveva imposto il suo primato sulla cultura umanistica e spiritualistica, sia di matrice religiosa che filosofica e idealistica: sanciva il predominio dell’evoluzionismo e della scienza su ogni altro sapere, fede, cultura, rapporto con la natura. Poche erano state le critiche radicali alla sua egemonia: tra le rare confutazioni, agli inizi degli anni settanta, ci fu “Il crepuscolo dello scientismo” di Giuseppe Sermonti, un genetista che fondava il suo sapere su una visione organica e spirituale. Il materialismo, invece, si legava soprattutto all’egemonia marxista, non solo nei paesi comunisti; si definiva materialismo storico o scientifico, incontrandosi con lo scientismo, ma con un impegno politico e sociale comunista. Poi di scientismo e materialismo se ne parlò sempre meno, ma non perché fossero scomparsi, semmai il contrario, perché diventarono lo sfondo della nostra società. Lo scientismo era passato da teoria ad applicazione tecnica, si era eclissato nel dominio planetario della tecnologia, di cui era diventato solo il preambolo. E il materialismo si era separato dal marxismo, non si esprimeva più coi tratti di un’ideologia e di una teoria storico-scientifica ma era diventato pratico, si era trasfuso nella società occidentale e nel primato dei beni materiali, nella liberazione sessuale e permissiva. Diventando sinonimo di edonismo e consumismo, primato dell’hic et nunc, rigetto di ogni ideale, ogni teodicea, ogni spiritualismo. Non ideali, al più desideri. Non più noi, ma io.

L’avvenire dell’uomo oltre lo scientismo e il materialismo è il tema di un incontro a Feltre. Ho dialogato con Federico Faggin, di cui ci siamo già occupati su queste pagine: fisico e inventore del microprocessore e di altre importanti scoperte tecnologiche; negli ultimi anni ha scritto saggi dedicati alla riscoperta della coscienza, dell’invisibile e della dimensione spirituale della vita. Faggin ripropone il legame tra scienza e coscienza e restituisce la scienza alla dimensione della ricerca e non della fede (“credo nella scienza” è la superstizione dei nostri anni).

Il tema del nostro tempo è la sostituzione dell’umano con il transumano, l’intelligenza artificiale, la mutazione genetica.

La sostituzione dell’umano segue alla sostituzione del divino, che ne è la premessa, e precede la sostituzione del mondo reale con un mondo parallelo, virtuale, tecnologico. La sostituzione dell’umano si accompagna al rigetto della civiltà e della tradizione, del senso religioso e del pensiero, nel nome di un universo tecno-pratico in cui i soggetti sono ridotti a macchine desideranti.

Alle origini dello scientismo e indirettamente del materialismo è la convinzione che la scienza sia potenza e pretesa di onnipotenza. L’affermazione risale a Francesco Bacone, ma fu esplicitata da un filosofo politico che in gioventù era stato segretario di Bacone: in De Homine Thomas Hobbes sostenne che “il sapere è potere”, ma aggiunge che “è potere piccolo perché il sapere che conta è raro”. La scienza intesa come coscienza conosce i suoi limiti: so di non sapere, diceva Socrate, e so di non potere tutto quel che avrei potere di fare. Ossia c’è un limite gnoseologico – non conosco tutto – c’è un soglia che sposta in avanti ma che è insuperabile in via definitiva; resta sempre il mistero. E c’è un limite etico quando la potenza si fa distruttiva e nociva. Occorre un pensiero critico per cogliere questi due limiti. Viviamo invece nell’epoca della scienza senza limiti, al servizio della volontà di potenza. Non è un caso, del resto, che proprio in questi giorni duecento scienziati, esponenti di governi, premi nobel, hanno invocato di fermare la corsa scellerata verso l’Intelligenza Artificiale. Fermare nel senso di frenare, non di abolire. Il tema di porre confini alla scienza non ha un significato solo teorico, di pensiero: è un tema che investe la nostra vita e l’umanità e più inciderà nel tempo. A vantaggio della sua dilagante onnipotenza gioca la rapidità dei processi innovativi, che ha superato la capacità umana di comprenderli e metabolizzarli. La tecnica va più veloce dell’umano. E nell’accelerazione tecnologica i regimi autocratici dispongono di poteri decisionali più rapidi e diretti mentre i regimi pluralisti e liberali arrancano, e seguono procedure più complesse, mediazioni e contrappesi di poteri, sono inevitabilmente più lenti e frenati. Questo rende ancora più preoccupante l’escalation dell’AI.

Ma il problema pratico si affronta partendo dal piano dei principi e del pensiero critico. La scienza non può ridursi solo ad applicazione tecnica: è conoscenza, ricerca, paragone, commisurazione di cause ed effetti, mezzi e scopi. S’inscrive in una visione olistica dell’uomo, del mondo e della vita, e distingue ciò che giova e ciò che nuoce all’umanità, ciò che espande le possibilità umane e ciò che invece sostituisce l’umano.

Oggi viviamo quel che Gunther Anders denunciava già nei primi anni cinquanta: il dislivello prometeico, ovvero la nostra cultura è incapace di capire i processi tecnici e di governarli, ormai superata dall’espansione illimitata della tecnologia. Sicché, concludeva, “l’uomo è antiquato”, è superato dai mezzi che egli stesso ha messo al mondo.

Al primato scientista concorre in modo determinante l’avvento del materialismo pratico che non si pone più la distinzione tra mezzi e fini dell’esistenza, non ha preoccupazioni di tipo spirituale e vanifica l’intelligenza critica, la cultura e la memoria storica, ossia i necessari contrappesi all’avanzata della scienza e della tecnica. È in corso un processo che rende obsoleto l’uomo, atrofizza le facoltà mentali collegate al sapere umanistico, al senso della realtà e della natura; e ci neutralizza, fino a non opporre alcuna resistenza al processo in corso. Il pericolo maggiore è il diffuso fatalismo tecnologico che pervade la nostra epoca: non c’è rimedio, non ci sono argini, non si può arrestare.

Agli inizi di questo millennio, un grande regista come Steven Spielberg realizzò un film intitolato Intelligenza Artificiale. È la storia di un bambino robot che dopo un’esperienza in una famiglia umana vuole diventare bambino vero, umano, e riabbracciare sua madre adottiva; un’aspirazione e una sensibilità misteriosamente in contrasto coi suoi input tecnici di bambino mec (ossia meccanico, opposto ai bambini org, cioè organici, naturali). E va alla ricerca, come Pinocchio, della Fata turchina per esaudire il suo sogno. È un viaggio affascinante ai confini tra l’umanità e la macchina, il naturale e l’artificiale, che sfiora anche il soprannaturale e il magico-onirico. L’originalità del film è la prospettiva capovolta; non è l’AI vista con gli occhi dell’uomo ma il contrario, l’aspirazione a diventare umano di un robot-bambino. Sarà l’Intelligenza Artificiale, alla fine, a insegnarci la nostalgia dell’uomo, della madre, della fiaba e del divino?

La Verità – 10 ottobre 2025

Tratto da: Marcello Veneziani BLOG

Sarà l’intelligenza artificiale a insegnarci l’umanità?
Sarà l’intelligenza artificiale a insegnarci l’umanità?

LE LISTE DI PROSCRIZIONE OGGI

di Christian Lenzini

Le liste di proscrizione sono degli elenchi di cittadini dichiarati “nemici dello Stato”, utilizzate per eliminare avversari politici, confiscando i loro beni, dei materiali che non sono più documenti, ma silenzi e consigli di non parlare con alcune persone tipici del “totalitarismo”.

Escludono chi si nega al coro di slogan politici diffusi da una stampa ancillare, servile.

La vera miseria è vedere i sedicenti intellettuali ridotti a catechisti di questo credo secolare: ripetono i dogmi con eleganza accademica, come fedeli in un oratorio che recitano un copione scritto da altri.

Hanno sostituito il libero pensiero con l’amen di un nuovo vangelo politico.

LE LISTE DI PROSCRIZIONE OGGI
LE LISTE DI PROSCRIZIONE OGGI

LA GIOIA VIENE DALL’INTERNO

a cura di Evano Zaccaron

“Vaghi da stanza a stanza alla ricerca di una collana di diamanti che è già intorno al tuo collo. Vaghi da villaggio in villaggio sul tuo cavallo, chiedendo a tutti “qualcuno ha visto il mio cavallo?” C’è chi vuole il mondo e gli ornamenti del mondo, e chi vuole invece la conoscenza e conoscere le cause. Sappi che la gioia viene dall’interno, non dall’esterno. Quando la Fonte sublime sgorga dall’intimo, non ha più necessità di rubare dalle fontane.”

Rumi

LA GIOIA VIENE DALL'INTERNO
LA GIOIA VIENE DALL’INTERNO

LA NATURA ARCONTICA DEL MESSIA ATTESO

di Mike Plato

Diversi anni fa, io e mio fratello discutevamo di una questione molto particolare relativa al Messia. Ci dicevamo che parrebbe quasi che il messia debba mescolarsi con la natura arcontica altrimenti è impossibile battere le potenze: assimilare e dominare quella natura per poi sconfiggere le potenze a livello macrocosmico.

Lo vedete in codice qui, tutti gli animali – volatili, pesci e striscianti – sono i vari livelli della gerarchia delle potenze e, di riflesso, i vari livelli natura arcontica con cui Adam si mescolò…. Gli striscianti sono la retroguardia terrena degli Arconti…

Genesi 1,28

Dio li benedisse e disse loro:

«Siate fecondi e moltiplicatevi,

riempite la terra;

soggiogatela e dominate

sui pesci del mare

e sugli uccelli del cielo

e su ogni essere vivente,

che striscia sulla terra».

Tempo dopo ho scoperto l’opera del cabalista ebreo Nathan di Gaza, il portavoce del falso messia Shebbatai Zevi. Ebbene, Nathan di Gaza riteneva che il Messia dovesse scendere nel Regno delle Qliphoth , ovvero questo mondo, perché era l’unico modo, mescolandosi con le Qliphoth, per battere le stesse….

LA NATURA ARCONTICA DEL MESSIA ATTESO
LA NATURA ARCONTICA DEL MESSIA ATTESO

LA MORTE DELLE CIVILTA’

di Carlo Weiblingen

Se ogni morte è uno scandalo inaccettabile e inaccessibile alla comprensione, quanto più scandalosa è la morte delle civiltà scomparse. La morte lascia i sopravvissuti disorientati di fronte all’assurdo, la scomparsa delle culture antiche lascia la posterità nella derelizione stupefacente dell’assenza e della privazione di senso, appena attenuata dalla meditazione malinconica dell’aedo che cammina in mezzo alle rovine.

[Johann Chapoutot]

Orpheus Die Kunst unserer Zeit (1894) Solomon Joseph Solomon

LA MORTE DELLE CIVILTA'
LA MORTE DELLE CIVILTA’

AGNES BLANNBEKIN: PECCATO CORPO E VISIONI NELLA VIENNA MEDIEVALE

a cura di Tania Perfetti

Tra le voci più sorprendenti della mistica medievale, Agnes Blannbekin (1244 ca. – 1315) emerge come figura di confine, sospesa tra la marginalità sociale e l’audacia spirituale. Terziaria francescana a Vienna, ci è nota attraverso la Vita composta da Ermenrico di Landsberg, un frate minore che raccolse le sue parole e visioni. Il risultato è un testo inquieto, oscillante tra la devozione più intensa e lo scandalo .

UNA GIOVINEZZA AI MARGINI

Secondo la tradizione agiografica, Agnes trascorse i primi anni in una condizione segnata dal peccato. Le fonti alludono esplicitamente alla prostituzione, o quantomeno a una vita di forte disordine morale. Questo elemento, che può avere un nucleo storico reale (vista la sua giovinezza povera a Vienna), è soprattutto un topos letterario: la santa peccatrice che, come Maria Egiziaca o Maria Maddalena, abbandona il corpo al peccato prima di offrirlo interamente a Dio. In questo schema, il passato di Agnes non viene nascosto, ma anzi esaltato: più grande il peccato, più luminosa la grazia della conversione.

LA SVOLTA E LA VIA FRANCESCANA

Entrata nel movimento dei terziari francescani, Agnes si trasformò in una donna interamente dedicata alla contemplazione. Non era monaca claustrale, ma viveva in mezzo al mondo, legata alla città e ai suoi fermenti spirituali. In questo contesto, le sue visioni assunsero un tono radicale: un Dio percepito attraverso i sensi, in esperienze corporee che suscitavano ammirazione ma anche sospetto.

MISTICISMO E SCANDALO DEL CORPO

L’aspetto più noto e controverso della sua Vita è la descrizione di esperienze eucaristiche estreme. Agnes dichiarava di “gustare” la presenza di Cristo nell’ostia consacrata, percependone sapore, consistenza, calore. Ermenrico non censura queste parole: anzi, le registra in tutta la loro forza carnale. Qui la mistica si spinge oltre: il linguaggio diventa sensuale, il corpo partecipa in modo totale alla visione. In un’epoca in cui la devozione francescana insisteva sull’umanità di Cristo, Agnes porta questa meditazione al limite, trasformandola in esperienza concreta e quasi fisica.

LA DONNA REDENTA

Il contrasto tra il passato da peccatrice e l’intimità mistica con Cristo diventa la chiave interpretativa della sua figura. Agnes è presentata come colei che ha conosciuto la carne nel peccato e che ora, purificata, conosce la carne di Cristo nella grazia. Il linguaggio è volutamente ambiguo, oscillando tra erotico e sacrale, e proprio per questo ha colpito così fortemente i lettori moderni.

FORTUNA E OBLIO

Nonostante la ricchezza del testo, la sua ricezione medievale fu limitata. Le parti più estreme suscitarono sospetto: il manoscritto con la sua Vita fu in seguito censurato e rimaneggiato. Solo in tempi moderni Agnes è stata riscoperta, non più come “eretica” o “scandalosa”, ma come testimone audace della tensione tra corpo e spirito nella spiritualità medievale.

CONCLUSIONE

Agnes Blannbekin resta una delle figure più spiazzanti della mistica medievale. Da probabile prostituta o comunque peccatrice marginale, diventa visionaria che osa parlare di Dio con un linguaggio nuovo, corporale, talvolta provocatorio. La sua vicenda rivela quanto il Medioevo fosse meno monolitico di quanto spesso immaginiamo: un mondo dove anche le voci femminili più controverse potevano farsi eco di una ricerca radicale del divino.

FONTI PRIMARIE / EDIZIONI CRITICHE

• Agnes Blannbekin, Viennese Beguine: Life and Revelations — edizione critica moderna con introduzione e commento (Ulrike Wiethaus).

• Leben und Offenbarungen der Wiener Begine Agnes Blannbekin (Peter Dinzelbacher & Renate Vogeler) — versione in tedesco dell’edizione critica della Vita et Revelationes. (citato in fonti secondarie).

• Il manoscritto originale delle “Rivelazioni” di Agnes fu trascritto dal frate Ermenrich su confessione e compilate da un confessore anonimo.

FONTI SECONDARIE / STUDI CRITICI

• Katharina M. Wilson, An Encyclopedia of Continental Women Writers, voce su Agnes Blannbekin.

• Bernard McGinn, The Flowering of Mysticism: Men and Women in the New Mysticism (1200–1350), contiene discussioni su Agnes fra le mistiche del medioevo.

• C. Landman, “AGNES BLANNBEKIN (d. 1315): Lay Female Mysticism …”, articolo accademico sul misticismo laico femminile, con attenzione particolare al caso di Agnes.

• Sito Beguines.info, profilo biografico con riferimenti testuali e contestuali di Agnes fra il movimento delle beguine.

• Articolo su “The Baffler”, narrazione moderna con alcuni estratti visivi/tradotti delle sue visioni.

AGNES BLANNBEKIN: PECCATO CORPO E VISIONI NELLA VIENNA MEDIEVALE
AGNES BLANNBEKIN: PECCATO CORPO E VISIONI NELLA VIENNA MEDIEVALE

RETROCAUSALITA’

di Chiara Pasini

I fisici hanno scoperto e approfondito un sorprendente effetto quantistico chiamato retrocausalità, dove decisioni prese nel presente sembrano influenzare eventi del passato. Negli esperimenti, lo stato di una particella viene influenzato da misurazioni effettuate dopo che la sua traiettoria era già iniziata. Sebbene lo studio non concluda che sia possibile viaggiare nel tempo, mette in evidenza l’idea che la logica causa-effetto potrebbe essere diversa da come la conosciamo.

RETROCAUSALITA'
RETROCAUSALITA’

LE PAROLE SONO IMPORTANTI

a cura di Luca Rudra Vincenzini

“Una ragnatela di parole è l’inferno per chi vi resta impigliato. Sii cauto con le parole, sceglile bene, prendi parole sicure, parole prive di appigli. Non tesserne una sull’altra, affinché non ne nasca una ragnatela, perché tu saresti il primo a restarvi impigliato. La parola è quel che vi è di più futile e di più potente. Nella parola confluiscono il vuoto e il pieno”

Libro Rosso, Carl Gustav Jung

LE PAROLE SONO IMPORTANTI
LE PAROLE SONO IMPORTANTI