SGRETOLARE LA FALSITA’

a cura di I Bassifondi dell’Anima

L’illuminazione è un processo distruttivo, non ha nulla a che fare con il diventare migliore o l’essere più felice: illuminazione è lo sgretolarsi della falsità; è vedere attraverso la facciata della finzione, è la completa sradicazione di tutto ciò che immaginavamo essere vero.

Adyashanti

SGRETOLARE LA FALSITA'
SGRETOLARE LA FALSITA’

IL SEME E IL FRUTTO DELLE AZIONI

“Il mondo è un campo [fertile] per [seminare semi per] l’aldilà.” (Imam al-Ghazali, Ihya ‘ulum al-din)

الدنيا مزرعة الآخرة

Ad-Dunyā mazraʿatu l-ākhira

Simile nel significato a un detto di Ahmad ibn Hanbal nello Zuhd di Bayhaqi:

Il mondo è il regno delle azioni, mentre l’aldilà è il regno della ricompensa (jaza’). Quindi, chiunque non agisca [giustamente] qui, si pentirà là [nell’aldilà].

(Bayhaqi, Zuhd, a cura di ‘Amir Ahmad Haydar, p. 282, #725).

IL SEME E IL FRUTTO DELLE AZIONI
IL SEME E IL FRUTTO DELLE AZIONI

LA VIA DEI SAGGI

di Luca Rudra Vincenzini

“Mandapāla seguì la via dei saggi, trattenendo il seme in castità, praticò il tapas e vinse i sensi, ma quando morì nell’altro mondo non ricevette alcuna ricompensa…”, Mahābharata.

Nella letteratura ascetica indiana la castità e la ritenzione del seme sono temi centralissimi (cfr: Śiva, Prajāpati, etc. ed il potere creativo associato al tapas/astinenza meditativa). Seppur questi erano considerati punti focali dalle compagini spirituali, non erano per nulla visti di buon grado dal resto della società.

Per il credo vedico, infatti, un uomo è degno di tale nome se ha figli, soprattutto maschi. Ciò sia perché la progenie garantiva un futuro prospero alla famiglia, sia perché i maschi erano incaricati delle onoranze funebri, in mancanza delle quali l’anima del defunto genitore sarebbe divenuto un fantasma (preta).

All’importanza della progenie, le credenze, sorte in seno ai gruppi ascetici upaniṣadici, contrapposero l’astinenza e la non filiazione, non solo come pratica spirituale ma anche come protesta sociale.

Gli asceti anarchici ed il tantrismo, poi, diedero un altro giro di ruota alla questione sessuale: né la sola astinenza, né il mero atto per procreare, bensì la pratica al fine del piacere (sukha), della beatitudine mistica (ānanda) e dei poteri psichici (siddhi), anche con l’utilizzo e la bibizione delle sostanze gonadiche (rājaḥ pāna-bevanda con i fluidi femminili, retas varṣaṇa-versamento del seme e ārtava-sangue mestruale) come parti integranti dell’atto.

Una cosa interessante da osservare, a mio avviso, è che in tutte e tre queste applicazioni della sessualità: filiazione, ascesi e trasgressione, l’umanità ha sempre legato la dimensione sessuale al rito. Questo per sedare il senso di colpa che si associa al non riuscire a gestire la forza vitale della passione (kāma). Il rituale funge non solo da spazio sacro ma, anche e soprattutto, da contenitore delle ansie: il rito fa sentire l’essere umano, a torto o a ragione, in linea con la volontà divina che lo sovrasta e che lo spaventa.

Nella foto ballerina thailandese che interpreta una seducente Apsarā.

LA VIA DEI SAGGI
LA VIA DEI SAGGI

NIENTE E’ ORRENDO PER LA COSCIENZA IMMORTALE

a cura di Evano Zacccaron

“Niente è orrendo, se lo si fa per la propria anima. Noi viviamo soltanto affinchè la nostra anima raggiunga la perfezione; chi sarà irremovibile, non perderà mai di vista questo obiettivo, lo sentirà sempre, ogni volta che intraprenderà o deciderà qualcosa, costui verrà fatto partecipe di una pace singolare, che fino a quel momento non avrà mai conosciuto, e il suo destino muterà in maniera incomprensibile. Non esistono spazi vuoti; in questa frase si cela il segreto che ognuno deve scoprire, se vuole trasformarsi da animale corruttibile a coscienza immortale.”

Gustav Meyrink

NIENTE E' ORRENDO PER LA COSCIENZA IMMORTALE
NIENTE E’ ORRENDO PER LA COSCIENZA IMMORTALE

FAI CIO’ CHE E’ GIUSTO

a cura di Evano Zaccaron

Fai semplicemente ciò che è giusto.

Per il resto, poco importa.

Perché anche morire è uno dei compiti della vita.

Fai ciò che devi.

Dirigi il tuo sguardo verso l’interno. Non lasciare sfuggire il valore reale delle cose. Tutto andrà in fumo, conformemente all’idea che tutto è predestinato a fondersi nell’uno o a esplodere in frammenti.

Se le circostanze ti urtano, il che succederà inevitabilmente, volgi lo sguardo in te stesso e mantieni, per quanto possibile, il tuo ritmo .

Se puoi fare questo, custodirai l’armonia.

Marco Aurelio

FAI CIO' CHE E' GIUSTO
FAI CIO’ CHE E’ GIUSTO

I SANTI DI SATANA

a cura di Giuseppe Aiello

Sura al-Nisāʾ (4:76)

«Coloro che credono combattono per la causa di Allah, mentre coloro che non credono combattono per la causa del Tāghūt

. Combattete dunque gli awliyāʾ al-shayṭān. In verità, l’inganno di Satana è debole.»

Chi sono gli “awliya shaytan” (santi di satana, asceti del male)?

“Si può dunque parlare di ‘asceti del male’?

Lo si può, ma non in senso moralistico.

Il regno del ‘male’ corrisponde, metafisicamente, a ciò che il Guénon ha chiamato contro-iniziazione.

Sul piano più basso si tratta delle influenze che già chiamammo ‘infere’, influenze che, per via della loro stessa natura, agiscono distruttivamente su tutto ciò che è forma e personalità.

Ma, più in alto, si tratta di forze intelligenti, lo scopo delle quali è il deviare, pervertire o invertire ogni tendenza dell’uomo a riconnettersi col vero sovrannaturale.

E’, questo, un ordine che si può chiamare ‘diabolico’ e, nel caso limite, satanico.

Né esso va concepito astrattamente, bensì in relazione ad esseri reali, talvolta anche a determinati centri e ad una specie di fronte occulto.

Anche questo è un piano non semplicemente umano, e appunto in funzione di esso si definisce, in determinati casi, il concetto di ‘asceti del male’.

Tuttavia si tratta di un ordine di cose troppo ‘speciale’ perché qui se ne possa dare più di questo accenno.”

Julius Evola

I SANTI DI SATANA
I SANTI DI SATANA

I Bektashi a Capena: un ponte mistico tra Balcani e Italia

di Lelio Antonio Deganutti

Nel 2021, nel silenzio della campagna romana, a Capena, veniva inaugurata una teqe bektashi. Oggi, nel 2025, quel luogo non è più soltanto la sede italiana di un ordine sufi di radice sciita: è diventato un crocevia spirituale, culturale e identitario. A quattro anni dalla sua apertura, la presenza bektashi in Italia appare come un piccolo ma significativo tassello del mosaico religioso europeo contemporaneo.

Radici medievali, rami contemporanei

L’Ordine trae origine da Hajji Bektash Veli, mistico anatolico del XIII secolo. La sua eredità si diffuse nei Balcani, specialmente in Albania, dove il sufismo bektashi si intrecciò alla storia del popolo, accompagnandolo tra persecuzioni, rinascite e rinnovamenti. Dopo secoli di marginalità, e la dura repressione del regime comunista albanese, i Bektashi hanno ritrovato vitalità, stabilendo a Tirana la loro sede mondiale e riaffermando un’identità che coniuga memoria e apertura.

L’etica del cuore

Il messaggio bektashi si articola in un insieme di regole tanto semplici quanto profonde: non mentire, non cedere all’invidia, non offendere con la lingua, rispettare i piccoli e gli anziani, coltivare la pazienza, cercare la verità nella propria essenza. È un’etica che scava all’interno, che invita a “possedere le proprie mani, la propria vita e la propria lingua”, perché solo nel governo di sé si apre la possibilità della conoscenza spirituale.

Questa via distingue tra sharī‘a, la legge esteriore, e tarīqa, il sentiero interiore: un Islam che non si arresta alla lettera, ma cerca il significato simbolico, la luce nascosta, i “segreti degli elevati”.

Capena, luogo di passaggio

La scelta di Capena, a pochi chilometri da Roma, ha un valore non soltanto logistico ma anche simbolico. Qui la comunità albanese ha trovato un punto di riferimento, ma allo stesso tempo la teqe si è posta come ponte culturale e spirituale, in un territorio che è da sempre crocevia di civiltà.

La sua architettura sobria, i riti comunitari, la musica e la poesia che accompagnano la spiritualità bektashi offrono a chi vi entra l’esperienza di un Islam lontano da stereotipi: non dogmatico, ma intessuto di simboli, gesti e silenzi.

Quattro anni dopo

Nel 2025, guardando ai quattro anni trascorsi dalla sua apertura, la sede bektashi di Capena appare come un luogo di dialogo. Non solo per i fedeli, ma per chiunque cerchi un punto di incontro tra religioni e culture. In un’epoca segnata da diffidenze e polarizzazioni, la voce bektashi si alza discreta, ricordando che l’essenza della spiritualità è pazienza, rispetto e conoscenza di sé.

Capena diventa così un frammento d’Anatolia e dei Balcani trapiantato in Italia: un piccolo spazio dove il passato mistico si intreccia al presente europeo, offrendo al futuro la possibilità di un Islam diverso, interiore, tollerante.

Tratto da: La Voce dell’Essere

I Bektashi a Capena: un ponte mistico tra Balcani e Italia
I Bektashi a Capena: un ponte mistico tra Balcani e Italia