Ricostruire Comunità

di Salvatore Penzone

Quello che è accaduto in Medioriente con l’azione di orde demolitrici di tagliagole al soldo dell’”Occidente politicamente corretto”, ci ha mostrato chiaramente l’intenzione malsana di cancellare, anche le tracce, di quelle antichissime civiltà patrimonio di tutti, per scrivere un futuro senza radici, senza identità.
La crisi in cui ci dibattiamo è nata soprattutto dall’influenza che ha avuto sulla coscienza di ognuno l’ideologia postmoderna che ha accompagnato la globalizzazione liberista.

La nostra società, così pronta all’accoglienza e pronta a demonizzare ogni confine identitario, ha una concezione della natura dell’essere umano caratterizzata da un assoluto individualismo, dove è l’interesse personale a primeggiare; dove l’affermazione del proprio io e la sua soddisfazione diventano gli elementi principali del canovaccio del politicamente corretto; dove tutto viene svuotato di senso perché, appunto, “esistono solo gli interessi”. Se prendiamo ad esempio quello che accade al sistema americano, vediamo che la società multirazziale, ora profondamente in crisi, era tenuta insieme dalla prospettiva che la salvaguardia dell’interesse personale, che veniva prima di ogni altra cosa, fosse garantita dal mercato a ogni atomo del corpo sociale.

“Ognuno per sé e il mercato per tutti” è stata la logica che ha intessuto il Sogno Americano. La finanziarizzazione del sistema poi ne ha portato alla luce la natura di luogo eminente di una selezione darwiniana basata sui principi di forza e spregiudicatezza. Così è diventato a tutti palese che Il mercato risulta, in realtà, fatto per concentrare il potere in pochissime mani. In precedenza, anche se l’interesse di ogni individuo confliggeva con quello degli altri, il fatto di credere che la somma degli interessi individuali potesse essere regolata dalla sua mano invisibile portava a credere di avere tutti le stesse opportunità e questo faceva sì che il sistema, apparentemente, reggesse.

Quello che abbiamo ottenuto è, in realtà, un ritorno all’uomo ferino, uno stato che tutti temono ma di cui additano la colpa a un presunto conflitto identitario o confessionale, anche questi però ben orchestrati da chi, da tempo, ne ha teorizzato l’avvento. In una società sì fatta l’apertura dei confini non serve a creare inclusione ma serve a trasmettere ad altri l’isolamento e la chiusura in sé stessi come un’infezione da diffondere. Lo svuotamento in cui siamo indotti è funzionale a una democrazia di facciata che ci porta a sostenere i piani di una ristretta oligarchia. L’idea dell’interesse personale ci ha reso schiavi delle logiche del mercato, ci ha fatto accettare senza resistenze la diffusione di un capitalismo finanziario senza regole e una prassi politica che si muove fuori dalla logica giuridica sia a livello locale che internazionale. Da qui la tendenza generale ad accettare una politica che sappiamo non essere in grado di rappresentarci e ad accettare supinamente di essere governati da entità sovranazionali che poco sanno di noi e di ciò che ci serve veramente.

La nostra società atomizzata ha svuotato di senso ogni rivendicazione sociale e istanza di cambiamento, tanto da non riuscire più a dare una risposta al perché dell’impegno sociale, alla domanda sul perché lottare e per che cosa. Ecco, quindi, la necessità di “ricompattarsi” e far sì che questi atomi partecipino di nuovo alla formazione di un “nucleo” che è la ragione per cui esistono. Per questo bisognerà ricominciare dalla famiglia, il primo nucleo preso di mira perché sta a fondamento della società, per passare poi al quartiere, alla comunità cittadina, nazionale, fino ad arrivare poi a pensare a una comunità internazionale che rispetti l’identità e la sovranità di ogni paese.

Quindi bisognerà fermare la globalizzazione capitalistica che sfrutta le risorse delle nazioni sottraendole ai popoli che vi abitano, portando a questo scopo guerre economiche e diffusione del terrorismo per destabilizzare intere aree, causa dei massicci flussi di immigrati-rifugiati. Bisognerà permettere a queste persone di tornare nelle proprie terre aiutandole nella ricostruzione e favorendo la loro autodeterminazione. Ogni nazione europea deve ritrovare la sua sovranità abbandonando la UE e la NATO e deve sostenere la creazione di un ordine internazionale multipolare che, come dice Putin, dovrà avere come valori di fondo il rispetto della sovranità, della cultura, dell’identità e delle linee di sviluppo che ogni paese si dà.

Si dovranno ricostruire le comunità perché la ricchezza e il progresso nascono dalla collaborazione, dallo stare insieme, perché lì vi è la condivisione di idee, competenze, creatività, impegno. Quando si collabora si cresce, ed è così che si è prodotta l’evoluzione nel genere umano. Nella nostra società atomizzata, invece, ci si mette insieme in uno spirito di competizione, fatto per aggredire e non per costruire. Tutto quello che la “nostra” civiltà postmoderna ci propone è contrario e ostacola questa connessione che è alla base di ogni vero progresso, quindi sarà necessaria una radicale rivoluzione dell’idea di Umanità e dell’organizzazione che questa si dà.

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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