GIOVANNA D’ARCO E IL MANDATO DIVINO CHE LA FRANCIA NON SEPPE COGLIERE

a cura di Sandro Consolato, da un estratto di Julius Evola

Rouen, 30 maggio 1431: muore sul rogo Giovanna d’Arco.

Premessa: riproduco quasi integralmente questo articolo, poiché, ancorché appartenga alle cose “minori” di Evola, esso illustra in modo veramente paradigmatico, attraverso un ben preciso fatto storico, quali fossero le sue effettive idee – spessissimo mal comprese – storico-politiche, e quali per lui i termini del rapporto tra sacro e politica.

“Giovanna d’Arco fu l’annunciatrice di un messaggio, che ai suoi tempi era rivoluzionario. Si trattava dell’idea, che una nazione e il suo capo – il Re – possono ricevere il loro crisma direttamente dall’alto, da Dio, e non più attraverso i rappresentanti della Chiesa o altri mediatori del sacro. In effetti Giovanna annunciava ad un monarca, al Re di Francia, una specie di mandato divino o di ‘elezione’, profetizzando l’avvento di ciò che ella chiamava le Saint Royaume de France. Al titolo che, a partire dal rivolgimento guelfo compiutosi nell’XI e nel XII secolo, si era attribuito il capo della Chiesa: ‘Rappresentante di Cristo’, venne a contrapporsi quello che GIovanna dette al Re: ‘Luogotenente di Dio – Lieutenant de Dieu‘. Rispetto a ciò, la guerra contro gli inglesi, la liberazione del territorio nazionale divenivano semplici conseguenze. Come già nell’antichità precristiana, qui si ebbe una interferenza, sia pur fugace, fra la storia e ciò che sta di là dalla storia. Per un momento, sembrò che la storia si facesse trasparente di un significato superiore, che essa si conformasse ad una decisione dall’alto (Dieu le veut!) annunciata dalle ‘voci’ che parlavano a Giovanna: quelle voci, con cui la Pulzella legittimava la sua missione e la sua azione, e per non sconfessare le quali ella affrontò il martirio.L’accennata concezione rivoluzionaria della regalità sacra, ha relazione con quella di una specie di prova. Il Mirgler [è l’autore di una biografia di Giovanna da cui JE trae occasione per il suo articolo – ndr] indica in modo giusto il senso che sempre hanno avuto le vere profezie e i veri oracoli.Non si tratta del semplice annuncio di qualcosa che, in ogni caso, avverrà. Si tratta piuttosto della indicazione enigmatica, spesso cifrata, di una possibilità, alla quale si legherebbe un significato superiore, non soltanto umano. In casi del genere, a chi deve agire nella storia si pone una alternativa: egli può seguire o non seguire la direzione indicatagli in forma profetica dall’annuncio dall’alto. E vi sono momenti storici in cui da questa alternativa dipende l’elezione o la condanna di un popolo. Nel caso positivo,prende forma una vicenda non soltanto umana, tutto riceve una invisibile consacrazione, un carattere – diciamo così – di fatidicità. Nel caso negativo, la profezia non si verifica, i due ordini si dissociano, cioè: la storia resta semplicemente storia, non è illuminata da nessun significato superiore, è determinata da forze lasciate a sé stesse.Ebbene, secondo il Mirleger con l’apparire di Giovanna d’Arco alla Francia era stata offerta una possibilità del genere, la possibilità non solo di risollevarsi dell’estremo pericolo, bensì anche quella di incorporare la dignità di un Saint Royaume. Ciò che senza rendersene ben conto Giovanna annunciava avrebbe dunque potuto avere conseguenze incalcolabili nell’insieme delle idee politiche del tempo e della cristianità. Invece tutto si ridusse ad un brevissimo balenamento, ad una carica magnetica che subito si esaurì. Come si sa, il re, Carlo VII, abbandonò Giovanna d’Arco, ne tenne il messaggio per una fisima, cercò di barcamenarsi sul piano della politica concreta. Dopo di che, come nota giustamente il Mirgeler, la Francia doveva seguire quella direzione verso lo stato assolutistico che si era già preannunciata con Filippo il Bello e che costituisce l’antitesi della idea del Saint Royaume: sebbene i re di Francia per un certo periodo continuarono a chiamarsi ‘cristianissimi’.Da qui, anche le deformazioni proprie all’utilizzazione nazionalistica e sciovinistica della figura di Giovanna d’Arco. In genere,è importante veder bene la differenza esistente fra il caso in cui la ragion politica e l’orgoglio nazionale si fanno l’estrema istanza, fino a forme semi-divinificate (e seguendo cotesta tale linea si giunge fino al ‘totalitarismo’ e alla statolatria dei tempi ultimi), e l’altro caso, in cui un Monarca, ‘luogotenente di Dio’, nella impersonalità e nell’ascesi che implica una tale dignità, sa portare un popolo sulle vie di una grandezza non soltanto temporale, superando ogni particolatismo e ogni oscura volontà di potenza.La Francia prese dunque la prima direzione e non dovette più conoscere che una gloire priva di vera luce, per cui a nessun francese – né a un Luigi XIV, né ad un Napoleone, né ad un Clemenceau – la vittoria ha giovato a qualcosa, e ancor meno essa si è risolta in un contributo positivo ad un saldo ordine europeo. […]Non è dunque azzardata la tesi del Mirgeler: al tempo di Giovanna d’Arco la Francia si trovò dinanzi ad una alternativa che non fu compresa, e che avrebbe potuto essere di gran momento per lo sviluppo successivo dell’Europa. Prescindendo dalla Francia, ci si presenta poi, in generale, l’idea di una specie di sensibilità metafisica che fa percepire un cenno invisibile ad un capo, nel momento giusto, e gli permette di assumere un mandato superiore a tutto ciò che è politica in senso ristretto: in quella impersonalità, in quella grandezza non soltanto temporale, in quel prestigio che ovunque furono inseparabili soprattutto dai simboli della regalità. Può darsi che la misura in cui una idea del genere non sia da considerarsi peregrina e ‘superata’ ma tale da conservare una perenne vitalità, sia anche la misura per ciò che domani potrà ancora crearsi di veramente saldo di là da un mondo in crisi.”

(Julius Evola, La Pulzella d’Orleans e il “luogotenente di Dio”, art. del 13.11.1958, in J.E., I testi del Roma, a c. di V. Campagna, Ar, Padova 2008)

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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