Si tratta e si guerreggia…

di Gianni Petrosillo

Se l’Occidente fosse in grado di guardarsi allo specchio vedrebbe la faccia della sua decadenza e del suo abbrutimento. Una civiltà che affonda radici nei millenni è ormai ridotta a dare la caccia ai monumenti di insigni uomini falciati dal revisionismo storico, a inseguire le lettere dell’alfabeto per includere, non si sa dove, inesistenti comunità sessualmente represse, a elargire diritti inutili a chi chiede pane e a far patire pene a chi si oppone alla sua ingiustizia.

Oggi sono tutti contro Putin senza quasi un accenno di dissenso, in nome della democrazia. Questa uniformità acritica di vedute più che democrazia è maggioranza a la Bulgaria.

Si credono i padroni del mondo, la fantomatica Comunità Internazionale, ma il pazzo sarebbe Putin che si accontenta dei suoi confini, anche se esterni.

E ci sorprendiamo che un guitto danzerino, con la villa oligarchica in Toscana, sia diventato un eroe, il loro paladino? Davvero costui sta resistendo e, addirittura, vincendo la guerra in nome della libertà e dell’Europa. È un comico perdio! Al pari di Grillo che hanno sempre descritto come un povero ma ricco buffone. Non è diverso l’ucraino solo perché c’è la guerra, anzi c’è la guerra perché hanno messo un pagliaccio a scherzare col fuoco.

Ringraziate la buona sorte che non sta facendo fino in fondo sul serio proprio quello seduto al Cremlino. Va avanti cercando di ridurre al minimo i danni perché poi toccherà a lui (non a lui ma a chi gestisce il potere in Russia, che non può essere un uomo solitario come immaginano i mentalmente ristretti) ricostruire e riconfigurare.

Per leggere qualcosa di diverso dobbiamo andare fino in Cina dove si dice, per bocca di analisti, che la Russia si è adattata dal 2014 per sopravvivere alle sanzioni finanziarie. Dunque, la presunta arma nucleare finanziaria occidentale è una miccia senza bomba, che l’America e i suoi burattini europei “finiranno per subire i danni dal loro sostegno all’Ucraina”. Lor signori diranno è tutta propaganda, perché la vostra no?

Per un minimo di decenza giornalistica qui da noi occorre scavare tra montagne di cartastraccia scovando faticosamente un barlume di ragionevolezza. Di Raineri su il Foglio: I russi bombardano le città ma non vanno fino in fondo. Vuol dire che si negozia sottobanco. C’è un errore di interpretazione. E’ vero che i russi bombardano senza pietà città come Mariupol’ e Kharkiv, ma risparmiano il bersaglio più importante che è la capitale Kiev – il luogo che decide chi vincerà la guerra. Potrebbero fare molto di più e invece non lo fanno. La Difesa russa martedì sera aveva annunciato che avrebbe bombardato con gli aerei i comandi dell’intelligence ucraina, ma poi non lo ha fatto. Sono edifici nel centro della città, in mezzo a palazzi delle istituzioni e a meraviglie storiche come la cattedrale di Santa Sofia, ma almeno per ora i russi hanno scelto di non colpire – se non il ripetitore della televisione. Intanto l’evacuazione di massa della popolazione civile di Kiev dalla stazione centrale, con la gente che abborda i treni messi a disposizione gratis e spintona per l’ultimo posto, procede giorno e notte. Ma anche qui c’è qualcosa di strano. Agli aerei di Putin basterebbe colpire le rotaie che escono dalla capitale per fermare tutto e creare il panico: immaginarsi gli sfollati che restano imbottigliati dentro la città sul punto di essere assediata. Ma almeno per adesso i piloti russi non hanno ricevuto questo ordine. Anche nella percezione c’è qualcosa di sospeso, che deve ancora accadere. Fino a martedì gli allarmi aerei erano considerati un “al lupo, al lupo”, ma il lupo non arrivava mai, la faccenda finiva con uno spostamento svogliato nei bunker e niente più. L’allarme squillava ogni due ore e la gente in strada non correva nemmeno.

Capito fessacchiotti? La Russia non si è impantanata ma cerca la mossa per buttare giù il guitto presidenziale sospinto dagli oligarchi evitando di fare il finimondo. Del resto, non mi consta che una cosiddetta guerra lampo, con simili obiettivi strategici e con l’esigenza di muoversi come un elefante in una cristalleria, sia tale solo se dura tre giorni. Il famigerato blitzkrieg contro la Polonia durò il “lampo” di un mese. È pur sempre una guerra, non videogioco.

Si tratta e si guerreggia…

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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