Pacifismo e internalizzazione del caos

di Alexander Dugin

Arriviamo così al legame tra caos e guerra. I progressisti tradizionalmente rifiutano la guerra, insistendo sulla tesi storicamente dubbia secondo cui “le democrazie non si combattono tra di loro”. Se la democrazia è intrinsecamente legata al minare la normatività e l’ordine, la gerarchia e l’organizzazione cosmica della società, allora prima o poi la storia porterà la democrazia al caos puro (questo è esattamente ciò che credevano Platone e Aristotele, con dimostrando vincentemente che è logicamente inevitabile). Così, l’abolizione degli Stati, seguendo il concetto pacifista che la guerra è parte intrinseca dello stato, dovrebbe portare alla pace universale (la paix universelle), poiché de facto e de jure le legittime istanze di guerra scomparirebbero. Gli Stati hanno però la funzione di armonizzare il caos e a tal fine talvolta scaricano le loro energie distruttive verso l’esterno, verso il nemico. Così, la guerra all’esterno aiuta a mantenere la pace all’interno.
Ma tutto questo è nella democrazia classica – e soprattutto nelle teorie realiste. La nuova democrazia respinge la pratica di esternalizzazione del lato oscuro dell’uomo nel contesto della mobilitazione nazionale. filosofi più responsabili (come Ulrich Beck, per esempio) propongono invece di interiorizzare il nemico, di mettere l’Altro dentro di sé. Questo è in realtà un appello alla schizofrenia sociale (nello spirito di Deleuze e Guattari), a uno spacco di coscienza. Se la democrazia diventa caos, il cittadino normativo di questa democrazia diventa un individuo caotico. Non si sta muovendo verso un nuovo cosmo; al contrario, sta espellendo i resti del cosmo, tassonomie e ordine – tra cui genere, famiglia, razionalità, specie, ecc. – fuori da sé per sempre. – fuori da sé per sempre. Diventa un portatore di caos, ma – a differenza della formula di Nietzsche – i progressisti tabù l’atto di dare alla luce una ‘stella danzante’ – a meno che non sia uno strip bar, Hollywood o Broadway. Il cittadino schizofrenico non dovrebbe costruire un nuovo cosmo con nessun pretesto: non è per questo che il vecchio è stato così duramente vinto. La democrazia del caos è post-ordine, post-cosmo. Distruggendo il vecchio, si propone di non costruire qualcosa di nuovo, ma di sprofondare nel piacere della decadenza, di soccombere al fascino di rovine, rovine, frammenti e frammenti. Qui, ai livelli inferiori di degenerazione e degrado, si aprono nuovi orizzonti di metamorfosi e trasformazione. Dato che non c’è più una gerarchia tra bassezza ed eroismo, piacere e dolore, intelligenza e idiozia, ciò che conta è il flusso stesso, l’essere in esso, lo stato di connessione alla rete, al rizoma. Qui tutto fianco a fianco e infinitamente lontano allo stesso tempo.

Pacifismo e internalizzazione del caos
Pacifismo e internalizzazione del caos

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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