La riconquista di Gerusalemme, capolavoro dello Stupor Mundi

di Andrea Muratore

Nel 1229 Federico II riprese Gerusalemme grazie al negoziato. Mandando un messaggio profondo di civiltà nel dialogo col sultano al-Kamil

11 febbraio 1229, Acri: Federico II, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, incontra al-Malik al-Kamil, sultao ayyubide di etnia curda che governava Egitto e Siria. Due sovrani, due mondi, due civiltà in dialogo, dieci anni dopo che al-Kamil aveva avuto un’intensa discussione a Damietta, in Egitto, con San Francesco d’Assisi, l’altro grande personaggio dell’Europa del tempo. Scompare lo scontro di civiltà e nel quadro della Sesta Crociata indetta dai cristiani europei si trova un accordo di pace: Gerusalemme torna in mano cristiana, la diplomazia riesce laddove le armi avevano fallito nei decenni passati alla riconquista musulmana della Città Santa ad opera di Saladino (1187). Il Sultano concesse a Federico il titolo di Re di Gerusalemme che lo Stupor Mundi, sposato con Isabella, la figlia del re Giovanni di Brienne ed erede del Regno di Gerusalemme, da tempo chiedeva per sé.

L’avvicinamento diplomatico tra europei e musulmani, iniziato nel 1192 col trattato tra Riccardo Cuor di Leone e il Saladino che consentiva ai pellegrini cristiani disarmati di raggiungere una Gerusalemme sotto controllo dei sovrani mediorientali, giunse a compimento dopo che nei decenni successivi la Quarta Crociata finì deviata da Venezia contro Costantinopoli e la Quinta, quella di San Francesco, si arenò sulle spiagge d’Egitto. La sesta crociata, quella lanciata nel 1228 da Federico II, sarebbe stata una crociata di pace e diplomazia, il culmine di un lungo confronto epistolare tra lo Stupor Mundi e l’omologo d’Egitto e Siria.

Definito “Anticristo” da Papa Gregorio IX, scomunicato dal pontefice e osteggiato dai guelfi in Italia per il lungo temporeggiamento nel prendere la Croce, tra il 1225 e il 1227 Federico II aveva in realtà tessuto un fine lavoro di diplomazia, promuovendo una corrispondenza epistolare con al-Kamil, uomo che conscio della pressione esercitata sui suoi domini dai nemici di Oriente, dai Turchi ai Mongoli, intendeva raffreddare le tensioni con i sovrani europei, consolidare i ricchi traffici con le Repubbliche Marinare italiane, ridare ordine al Mediterraneo orientale. Obiettivo convergente con quello dello Stupor Mundi, che da Palermo cercava di unire identità europea e proiezione mediterranea per il suo impero, circondandosi di una corte multiculturale in cui guardie e intellettuali arabi avevano un ruolo di primo piano. Federico e al-Kamil, in quel giorno del febbraio 1229, poterono conversare in arabo, lingua conosciuta dal sovrano europeo meglio del nativo tedesco, e il Sultano scoprì nel sovrano europeo un uomo erudito e di cultura, lontano dai rozzi baroni guerrieri con cui i musulmani erano abituati a trattare.

Berardo di Castagna, arcivescovo di Palermo e Tommaso I d’Aquino, conte di Acerra, entrambi figli del dominio normanno di Ruggero II come Federico in cui l’imperatore era cresciuto promuovendo pace e multiculturalismo, nel 1227 andarono in visita diplomatica in Egitto come rappresentanti personali del sovrano per iniziare a preparare lo storico incontro dell’11 febbraio 1229.

Al termine della giornata, complice l’atteggiamento conciliatorio di Federico che i cristiani avrebbero riavuto Betlemme, Nazaret, Lidda, Sidone e Toron (oggi Tibnin), oltre a Gerusalemme, ad eccezione della spianata del Tempio e della moschea al-Aqsà. Ai musulmani era però permesso di accedervi in quanto considerato luogo santo anche da essi. Gerusalemme inoltre veniva ceduta smantellata e indifendibile, come “città aperta”. In cambio, Federico garantì al sultano una tregua decennale e notevoli favori commerciali, che non tardarono a manifestarsi anche attraverso le piazzeforti del Vicino Oriente e di Cipro.

“Nei mesi precedenti la partenza per l’Oriente”, ha sottolineato lo storico Wolfgang Sturner, “Federico aveva presentato la sua impresa molto chiaramente come crociata, come Cristi negotium o Christi servitium. Proprio in conformità a questa linea, dopo il suo ingresso nella città di Gerusalemme, festeggiò il successo come atto miracoloso di grazia divina verso il devoto popolo cristiano e verso il suo umile capo”, sognando addirittura di governare l’impero dalla città ritenuta il cuore del mondo. L’ingresso di Federico a Gerusalemme e i pochi mesi lì trascorsi prima di tornare a sbrigare le grane italiane contro principi e vassalli in fermento e contro la scomunica papale furono costellati dalla grande utopia dello Stupor Mundi. Ovvero l’idea di unire in dialogo i “Popoli del Libro” sotto l’egida dell’impero universale e di portare sul Mediterraneo, cuore del mondo medievale, il baricentro dei domini della casa di Svevia. Plasmando inoltre l’incontro di civiltà come contrappasso al mito del confronto irriducibile con i musulmani. Un sogno che sarebbe durato poco.

Alla morte di al-Kamil, nel 1238, la tregua morì con lui e il dominio cristiano di Gerusalemme finì con la riconquista ayyubide del 1244. Federico II e la sua utopia uscirono sconfitti alla prova della storia, ma hanno contribuito a plasmare il mondo d’oggi e l’idea di un Mediterraneo terreno d’incontro e convivenza. Un faro contro l’idea di un irriducibile confronto tra mondi, accesosi in quel giorno in cui lo Stupor Mundi scoprì nel Sultano che aveva dialogato con San Francesco un interlocutore credibile. Riuscendo, senza spargere una goccia di sangue, a arrivare laddove quattro crociate dopo quella vittoriosa del 1099 avevano fallito.

Fonte: Il Giornale

La riconquista di Gerusalemme, capolavoro dello Stupor Mundi
La riconquista di Gerusalemme, capolavoro dello Stupor Mundi

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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