ORIGINI IPERBOREE: BREVE NOTA SULLE FONTI ANTICHE

di Michele Ruzzai

Nei giorni scorsi, è stato chiesto in quali fonti antiche si possono trovare riferimenti diretti alla fase iperboreo-polare dei primordi umani.

La domanda non è banale, in quanto sappiamo che per approcciare l’argomento in questione è quasi obbligatorio passare attraverso le opere di Julius Evola e di René Guenon, o di pochi altri ricercatori recenti (per un breve elenco dei testi pubblicati sul tema, ricordo che tra i primi documenti del gruppo è stata archiviata una snella “Bibliografia boreale in italiano”): studiosi che, a loro volta, hanno consultato testi tradizionali o anche esegeti ed interpreti precedenti a loro, generando però in qualcuno la sensazione che molte delle analisi fondate su queste basi possano essere poco solide perché mediate da autori terzi e non derivanti direttamente dalle fonti prime.

E’ un’impressione comprensibile, ma che a mio avviso può in parte essere controbilanciata dall’osservazione che molto spesso ciò che ci giunge dalle fonti primarie non è assumibile letteralmente, perché necessita a sua volta di un certo lavoro di interpretazione e di elaborazione in assenza del quale certi passaggi possono sembrare oscuri o incongrui in rapporto al contesto. Tuttavia ho ritenuto utile cogliere l’occasione della domanda posta al gruppo per riprendere, in estrema velocità, alcune delle opere (indicate nelle note in fondo) a mio avviso più significative per i nostri studi e, molto semplicemente, riportare in questo scritto le fonti alle quali i nostri autori hanno fatto riferimento, focalizzandomi solo su quei passaggi corredati da riferimenti non generici (tipo: “tradizione nordico-scandinava”, “mito indù”…) perché ovviamente non utili a questi fini. Nel merito del tema mi sono soffermato sui punti indicanti una presenza (sovr)umana nelle aree artiche e/o una primordialità di questa presenza, con la logica ricaduta che tutto quanto storicamente verificatosi dopo debba in qualche modo averne tratto origine. Ne consegue che, ad esempio, non ho considerato elementi indicanti generiche simbologie di carattere solare o polare qualora osservabili da una qualsiasi latitudine, né le descrizioni mitiche di terre e popoli boreali connotate da un criterio diverso da quello di una lontana derivazione ancestrale (quindi: alterità radicale, esotismo favolistico, barbarie dei costumi, ecc…).

E’ stato un lavoro rapido e forse un po’ raffazzonato, quindi senz’altro migliorabile da chiunque eventualmente interessato ad arricchirlo secondo queste linee.

Per iniziare, dunque, dalla tradizione cinese, Evola (nota 1) cita Li-Tze, c. V, c. III, dove, in relazione ad un imperatore della prima dinastia viene menzionata una terra sita nell’estremo nord: questa sarebbe tuttavia caratterizzata da condizioni climatiche non sfavorevoli ed abitata da “uomini trascendenti”, che spesso sembrano identificarsi con una primordiale “razza dalle ossa molli”.

Nella tradizione indù, sempre Evola (nota 2) segnala i Vishnu-Purana (rimandi citati: II, 2; II, 1; II, 4) e la dottrina dei vari “dvipa”, i “continenti insulari” successivi nello sviluppo ciclico, tra i quali lo Shvetadvipa è il primo della serie e di localizzazione più prettamente polare, nonché la frequente menzione degli Uttarakura come di una razza originaria del nord connessa a tali terre. Il ricordo di questo primo Shvetadvipa, sovente si sovrappone a quello di una successiva isola, la Shakadvipa, posta nel “mare bianco” o “mare di latte”, il che pare un elemento abbastanza chiaro a favore di una localizzazione nel Mar Glaciale Artico, quindi in ogni caso ad elevatissima latitudine. Da un chiarimento diretto avuto con Giuseppe Acerbi, è inoltre emerso che comunque le isole Svetadvipa e Shakadvipa dovrebbero essere entrambe considerate come parti del continente paradisiaco primordiale Ilavrita, coprente tutto il Primo Grande Anno del Manvantara, ed il cui centro geografico sarebbe costituito dal monte Sumeru: la sommità di questo, secondo il Ramajana iv. 32, costituirebbe la bianca dimora del supremo dio Varuna (nota 3). Invece secondo il Kurma-purana, è del Vishnu solare la residenza nell’isola di Shvetadvipa, terra della quale nel Padma-purana si riferisce che in esso risiedano quei “grandi asceti” che Evola avvicina agli “uomini trascendenti” abitanti nel nord citati dalla tradizione cinese (nota 4). Più genericamente in un indefinito settentrione il Narayaniya Parvan del Mahabharata, cap II e III, riferisce di “uomini bianchi” che abitano quelle contrade e sono “sprovvisti di funzioni sensoriali” (nota 5). Ma è soprattutto Bal Gangadhar Tilak l’autore che più approfonditamente si è addentrato in questi studi, anche se limitandosi alle origini della sola cultura vedica e non spingendosi oltre a tale contesto, analizzando una moltitudine di passaggi di carattere climatico-astronomico del Rig-Veda che sono riassunti nella sua opera principale (nota 6) ed appaiono interpretabili in modo logico solo, appunto, da una prospettiva artica. Giusto per fare un esempio, la durata dell’aurora, citata nel passaggio del Rig-Veda VII, 76, 3, implica chiaramente un punto di osservazione posto al di sopra del Circolo Polare Artico (nota 7). In “Forme tradizionali e cicli cosmici” (nota 8) a Tilak si rifà anche René Guenon, che altrove (nota 9) rimanda genericamente ai Veda soprattutto in relazione al terzo avatara di Vishnu ed alla relativa terra “Varahi”, di cui la radice “var” corrisponde a “bor” nelle lingue nordiche, da cui “borea”.

Per quanto concerne la tradizione iranica, Christophe Levalois (nota 10) menziona l’Avesta, Vendidad, fargard 1, dove si descrive la mitica Airyanem-Vaejo (“Culla degli Ariani”: un vero e proprio punto di origine e di etnogenesi) che conosceva, prima della sua fine, sette mesi di estate e cinque di inverno: una situazione chiaramente artica. Anche William F. Warren, che nel suo importante “Paradise found. The cradle of the human race at the North Pole” di fine ‘800 ha esplorato i corpus mitologici più disparati, nel capitolo “La culla della razza nel pensiero iraniano, o antico persiano” (capitolo tradotto privatamente ed archiviato tra i documenti del gruppo) rimanda al testo iranico Bundahish, ch. XV., 1-30, nel quale si cita una terra dalle chiare caratteristiche polari come punto di origine addirittura della prima coppia umana, progenitrice di tutte le razze (nota 11).

In ambito islamico il tema della terra iperborea è stato toccato dagli studi di Henry Corbin: ne “Il libro dell’uomo perfetto” scritto nel XV secolo da Abdol-Karim Gili (nota 12) l’orientalista ricorda che il paradiso nordico vi viene menzionato come “Terra delle anime”, mentre nella cosmologia elaborata da Avicenna, il Nord vi appare come la direzione della “Terra di Luce” (nota 13).

Ed è anche nello stesso Vecchio Testamento che sembra conservarsi qualche traccia analoga, quando in Isaia 14,13 si legge che la dimora di Yahweh viene descritta sul “monte dell’assemblea” il quale si trova “nelle parti più remote del settentrione”.

Per venire a mitologie più prossime a noi, per il mito ellenico ancora Guenon rimanda principalmente a Omero (nota 14) in rapporto alla “Siria” originaria, corrispondente alla Tula iperborea, posta “al di la di Ogigia” e “dove sono le rivoluzioni del Sole”, dove cioè il sole non tramonta sotto l’orizzonte e quindi rivelando un evidente significato circumpolare. Levalois (nota 15) ricorda la definizione utilizzata da Erodoto di “uomini trasparenti” per gli Iperborei e sottolinea una chiara reminiscenza polare ampiamente nota nella mitologia ellenica ed evidentemente vissuta dai nostri Avi come esperienza diretta: Ade trattiene Persefone presso di sé per sei mesi, durante i quali la terra è sterile e l’inverno domina, mentre per i restanti sei mesi Persefone ritorna da sua madre, Demetra, dea della germinazione (nota 16).

Infine, per tempi più recenti, possiamo ricordare Paolo Diacono (VIII secolo) che nell’Historia langobardorum sostenne che il numero di popoli originati sotto il polo dell’Orsa è sterminato (nota 17), Guglielmo Postel (XVI secolo) che nel suo Compendium Cosmographicum poneva il Paradiso Terrestre sotto il Polo artico (nota 18) e Jean Sylvain Bailly (XVIII secolo) che nelle “Lettres a Voltaire sur l’Atlantide de Platon” situava Atlantide in un’area compresa tra Groenlandia, Islanda e isole Svalbard (nota 19).

NOTE:

Nota 1: Julius Evola – Rivolta contro il mondo moderno – Edizioni Mediterranee – 1988 – Pag. 238

Nota 2: Julius Evola – Rivolta contro il mondo moderno – Edizioni Mediterranee – 1988 – pag. 236

Nota 3: Giuseppe Acerbi – La simbologia fitomorfica: l’orticoltura nel mito delle origini – in: Vie della Tradizione, n. 90 – Aprile/Giugno

Nota 4: ancora Julius Evola – Rivolta contro il mondo moderno – Edizioni Mediterranee – 1988 – pag. 236

Nota 5: Christophe Levalois – La terra di luce. Il Nord e l’Origine – Edizioni Barbarossa – 1988 – pag. 49

Nota 6: Bal Gangadhar Tilak – La dimora artica nei Veda – ECIG – 1986

Nota 7: Christophe Levalois – La terra di luce. Il Nord e l’Origine – Edizioni Barbarossa – 1988 – pag. 20

Nota 8: Renè Guenon – Forme tradizionali e cicli cosmici – Edizioni Mediterranee – 1987 – pag. 29

Nota 9: Renè Guenon – Simboli della scienza sacra – Adelphi – 1990 – pagg. 146-147

Nota 10: Christophe Levalois – La terra di luce. Il Nord e l’Origine – Edizioni Barbarossa – 1988 – pag. 23

Nota 11: William F. Warren – Paradise found. The cradle of the human race at the North Pole – Fredonia Books – 2002 (ristampa anastatica dell’edizione del 1885) – pag. 155

Nota 12: Henry Corbin – Corpo spirituale e Terra celeste – Adelphi – 1986 – pagg. 157-160

Nota 13: Henry Corbin – Corpo spirituale e Terra celeste – Adelphi – 1986 – pag. 94

Nota 14: Renè Guenon – Simboli della scienza sacra – Adelphi – 1990 – pagg. 50-51 e 91

Nota 15: Christophe Levalois – La terra di luce. Il Nord e l’Origine – Edizioni Barbarossa – 1988 – pag. 49

Nota 16: Christophe Levalois – La terra di luce. Il Nord e l’Origine – Edizioni Barbarossa – 1988 – pag. 24

Nota 17: Luigi De Anna – Il mito del Nord. Tradizioni classiche e medievali – Liguori Editore – 1994 – pag. 31

Nota 18: Arturo Graf – Il mito del Paradiso Terrestre – Edizioni del Graal – 1982 – pag. 48

Nota 19: Luigi De Anna – Thule. Le fonti e le tradizioni – Il Cerchio – 1998 – pag. 103

ORIGINI IPERBOREE: BREVE NOTA SULLE FONTI ANTICHE
ORIGINI IPERBOREE: BREVE NOTA SULLE FONTI ANTICHE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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