di Francesco Petrone
Luglio 28, 2025
Dal neoplatonismo alla fisica quantistica: un ponte tra il pensiero olistico rinascimentale e le nuove frontiere della scienza.
Il Rinascimento italiano non ha avuto termine per un accidente della storia o perché si era esaurito un ciclo storico, avendo ormai dato quel che poteva dare, ma perché la filosofia su cui basava la sua essenza, già nel secolo successivo, appariva superata definitivamente.
Infatti, il XVII secolo fu il secolo caratterizzato, oltre che dalla Controriforma, anche dallo scientismo di Cartesio, il filosofo della visione meccanicistica dell’universo e che l’Occidente ha accettato come la più razionale e scientifica. Era un metodo che sembrava aver sepolto per sempre la mistica rinascimentale con il suo magismo.
Gli studiosi del Rinascimento credevano effettivamente in quella che veniva denominata magia ma certamente non in quella dei retaggi della superstizione popolare. L’atteggiamento mentale dell’uomo rinascimentale era quello di colui che cercava di comprendere le forze della natura, dato che considerava il cosmo e la natura da cui l’uomo è circondato, come una struttura simile ad un organismo vivente e pensava, di conseguenza, fosse possibile interagire con essa perché era prevalente, in quell’epoca storica, una concezione olistica dell’universo.
Questa prospettiva comportava una visione organicistica della natura, del cosmo e dell’uomo stesso in quanto, essendo anche lui, come parte del tutto, si pensava potesse divenire interprete fra le due sfere, quella naturale e quella spirituale. Una visione che per certi aspetti sarebbe il contrario del materialismo perché quella cultura usava contemplare la perfetta armonia tra le varie componenti di un universo pregno del divino in ogni sua componente.
In quel periodo era stato intuito che potesse esistere una connessione tra microcosmo e macrocosmo. La magia di cui si parlava non era altro che la ricerca della relazione tra dimensione intellegibile e quella sensibile. La visione era, come detto, quella olistica della interdipendenza di tutto col tutto.
Un filosofo olandese di adozione, Baruch Spinoza, che pur operando qualche decennio dopo il secolo che gli storici hanno chiamato Rinascimento, risentiva ancora dell’influenza culturale di quella stagione e subiva ancora il fascino della cultura egemone nel secolo precedente, come il neoplatonismo e la filosofia di Aristotele. Il suo tentativo originale consisteva nell’integrare queste idee con il razionalismo, conferendo al pensiero rinascimentale un maggiore rigore filosofico.
Spinoza, coniuga il neoplatonismo col razionalismo come metodo ma conserva la visione olistica. Dal pensiero rinascimentale, Spinoza riprende il concetto principale di una divinità che permea la natura senza una netta cesura fra creatore e creato. Indicativa la sua espressione: “Deus sive natura”, Dio, ovvero la natura.
Una concezione che apparentemente non si distacca troppo dal panteismo, ma in realtà in questa concezione è racchiuso il vero monismo. Se possiamo azzardare dei paragoni, l’entità immaginata da Spinoza appare simile al Sé Universale, cioè il Brahman che altro non sarebbe che la sostanza di tutto ciò che esiste, sia il macrocosmo che il microcosmo.
Sembra anche quella volontà, principio metafisico illustrata da Arthur Schopenhauer, naturalmente privo della personalissima visione pessimista del filosofo tedesco, o anche l’Essere. I Greci ebbero, a questo proposito, una grande intuizione. Dioniso era una misteriosa divinità della natura e della vegetazione, della morte e rinascita ed era anche il dio della visione estatica, una figura che trascende la stessa umanità e rappresentava il mistero che avvolge ogni forma di vita.
Era il dio della maschera perché non aveva individuazione. Un mito narra che quando questo dio si guardava allo specchio, non vedeva rappresentato il proprio volto ma l’universo intero perché forse Dioniso era l’incarnazione stessa del cosmo e della natura.
Con Cartesio è avvenuto il grande mutamento culturale a causa non solo dello scientismo ma della concezione meccanicistica e anti-olistica, in quanto, la realtà viene da lui scomposta, atomizzata, e analizzata solo nei rapporti tra le parti attraverso leggi meccaniche. Il mondo, come anche ogni uomo, vengono concepiti come macchine con componenti scomponibili.
L’attenzione si concentra, quasi esclusivamente, sugli elementi in rapporto l’uno con l’altro. Questo metodo è fin troppo semplicistico a cui sfuggono le cause finali. Cartesio fa una distinzione netta fra pensiero e materia, metodo che ha facilitato molto la ricerca ma che ha dei limiti oltre i quali non sa indagare.
Questa modernità non è più tanto moderna perché sembra superata da molti anni dalla fisica quantistica. Sappiamo che questa nuova concezione della fisica, ha superato la logica dell’atomizzazione dell’universo ed ha scoperto una nuova realtà consistente in un cosmo olistico in cui esiste una grande interconnessione di tutto col tutto, del microcosmo col macrocosmo e soprattutto di un intreccio, una generale correlazione quantistica.
L’interconnessione studia l’esistenza di rapporto tra particelle in cui la distanza sembra essere ininfluente. La meccanica quantistica, ha scoperto inoltre, che l’atto di osservazione sembra influenzare il comportamento delle particelle.
Questo ha portato alcuni studiosi a ipotizzare un legame profondo fra le particelle e la conoscenza. L’atto di osservare sembra influenzare delle particelle solo per il fatto di essere osservate e modificando a loro volta, altre particelle.
La coscienza, intesa come osservazione, sembra possa modificare la realtà. Uno studioso, David Bohm è arrivato a ipotizzare che la coscienza possa essere una delle proprietà dell’universo. Ogni parte rifletterebbe il tutto e ogni cosa sarebbe interconnessa.
Siamo ancora agli albori delle indagini e le prove sperimentali non sempre sono possibili. Il mistero della correlazione a distanza sembra dimostrare il collegamento di ogni parte col tutto. Nuove frontiere si stanno prospettando.
Ripensando al metodo che riteniamo moderno della fisica meccanicistica con i suoi limiti, è come se ci si accontentasse del sistema tolemaico. Forse dovremmo ripensare al miracolo del Rinascimento dove alcune persone si sono avvicinate a determinate verità solo con lo studio e l’intuizione.
Tratto da: Totapulchra

