L’ISLAM E LA PENA DI MORTE

a cura di Giuseppe Aiello

La pena di morte è stata presente in praticamente tutte le Civiltà tradizionali, e anche in molti contesti di quella moderna (è tuttora vigente nel “Faro della Civiltà”, gli Stati Uniti, nella Cina comunista ecc.).

Al di là delle esaltazioni mediatiche e delle visioni delle opinioni pubbliche riguardo alla pena di morte “islamica”, vediamo cosa dice l’Islam Tradizionale.

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Fondamento nel Corano

Il Corano ammette la pena di morte solo in casi molto limitati, e sempre con la possibilità di clemenza e perdono.

a. Qisās – la legge della giusta compensazione per ristabilire l’Equilibrio

«O voi che credete! Vi è prescritto il qisās per gli uccisi: l’uomo libero per l’uomo libero, lo schiavo per lo schiavo, la donna per la donna. Ma chi è perdonato dal fratello dell’ucciso, si comporti con bontà e paghi un risarcimento in modo equo.»

(Sura al-Baqara, 2:178)

Questo versetto è la base del qisās, cioè la punizione proporzionata all’omicidio. Tuttavia, il Corano incoraggia il perdono (ʿafw) e il diyah (compensazione economica).

Quindi, la pena di morte non è un obbligo assoluto: la famiglia della vittima può scegliere il perdono.

b. Corruzione e guerra contro Dio (ḥirāba)

«La ricompensa di coloro che fanno guerra a Dio e al Suo Messaggero e diffondono la corruzione sulla terra è che siano messi a morte, o crocifissi, o che siano loro tagliate le mani e i piedi in croce, o che siano esiliati…»

(Sura al-Māʾida, 5:33)

Questo riguarda casi gravi come terrorismo, omicidio, brigantaggio o guerra contro la società islamica e la sua legittima autorità tradizionale. Anche qui, la pena è applicata solo dopo processo e solo da un’autorità legittima.

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2. La Sunna del Profeta ﷺ

Il Profeta Muḥammad ﷺ ha applicato la pena capitale raramente, e sempre dopo processo regolare e prove solide.

Hadith autentici (ad esempio in Bukhārī e Muslim) indicano tre casi principali in cui può essere legittima:

– Omicidio volontario (qatl ʿamd) – come parte del qisās.

– Adulterio comprovato (zinā muḥṣan) – solo con la testimonianza di quattro testimoni oculari o confessione esplicita (quasi mai avvenuta).

– Apostasia attiva e tradimento politico (irtidād al-ḥarbī) – non la semplice perdita di fede privata, ma l’alleanza con il nemico o la sovversione violenta.

Il Profeta ﷺ disse:

“Non è lecito versare il sangue di un musulmano, se non per tre motivi: omicidio, adulterio da parte di una persona sposata, e apostasia dopo la fede.”

(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 6878; Ṣaḥīḥ Muslim, 1676)

—————3. Le quattro scuole sunnite (fiqh)

—Hanafita

La pena di morte è prevista nei casi sopra elencati, ma l’imam Abu Ḥanīfa sottolineava la necessità di prove rigorose.

Fortemente incoraggiato il perdono e la compensazione (diyah).

In caso di dubbio: “Evitate di infliggere pene ḥudūd se c’è incertezza.”

–Malikita

Ammette la pena capitale in casi di qisās e ḥirāba, ma insiste sull’intento e sulla giustizia.

Secondo Mālik, il governante deve cercare la misericordia se possibile.

—Shafi‘ita

Prevede le stesse categorie classiche, ma enfatizza la dimensione pubblica della giustizia: la pena deve preservare l’ordine, non vendicare.

Anche qui, l’adulterio o l’apostasia richiedono condizioni quasi impossibili da provare.

—Hanbalita

Tende a essere più letterale nei testi, ma anche Ibn Qayyim e Ibn Taymiyya (grandi hanbaliti) raccomandavano moderazione e prudenza nell’applicazione delle pene capitali.

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4. La scuola sciita Jaʿfarita (Imamita)

Secondo il fiqh jaʿfarita (seguaci dell’Imam ʿAlī e dei dodici imam):

Le categorie di reati capitali sono praticamente simili a quelle previste dalle scuole ortodosse sunnite:

– qisās (omicidio),

– zinā muḥṣan

– irtidād

– ḥirāba.

Tuttavia, la scuola jaʿfarita richiede:

-Prove estremamente rigorose.

-Giudice qualificato (faqīh mujtahid) e autorizzazione di un’autorità legittima (wilāyat al-faqīh).

È sottolineato il valore della misericordia come preferibile alla punizione.

Molti sapienti sciiti contemporanei (come ʿAllāmah Ṭabāṭabā’ī, Imam Khomeinī e Sayyid al-Sistani) ribadiscono che l’applicazione di pene capitali è subordinata a giustizia perfetta, prove certe e contesto di legittima autorità islamica — non può essere decisa da individui o gruppi.

—–5. Principi condivisi tra tutte le scuole

La vita umana è sacra.

“Chi uccide un’anima… è come se avesse ucciso tutta l’umanità.” (5:32)

La pena di morte è un’eccezione estrema, non la regola.

Il perdono, la pace e la riparazione sono sempre incoraggiati.

Solo un’autorità legittima e imparziale può applicarla.

In caso di dubbio, la punizione deve essere sospesa.

L'ISLAM E LA PENA DI MORTE
L’ISLAM E LA PENA DI MORTE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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