PSICOLOGIA E SATANISMO

di Francesco Centineo

La CIA e le sette sataniche; la mitologia del tardo XX secolo è sorprendentemente coerente, sebbene le maschere cambino da un caso all’altro, dal Bluebird fino all’Artichoke e al MK-ULTRA, sono pubblicamente noti, come pure è nota la sua storia di assassini politici e di rovesciamento di diversi governi esteri. Anche le sette sataniche esistono e sono note a tutti; ugualmente ben documentati e conosciuti sono i loro tentativi di stabilire dei contatti con spiriti superiori medianti arcani rituali.

David Estulin

Il nostro mondo è patologico poiché è psicopatico; la follia soverchia ogni ragione ed il potere lavora oscuramente ed alacremente per renderci pazzi; i nostri padroni ci muovono guerra e questo terribile scontro si gioca all’interno delle nostre menti, il campo da gioco (ksethra) in cui si svolge questa tremenda battaglia è psichico e le armi del potere sono «neurologiche», come ben osserva Estulin «la “scienza della mente” si è trasformata nell’arte di distruggerla. I legittimi approcci terapeutici hanno ceduto il posto a una pseudoscienza sulla modificazione del comportamento, denominata “terapia dell’avversione”.»

Propaganda, neuro-manipalazione, riprogrammazione psicologica, riprogrammazione linguistica, manipolazione emotiva e poi droga, farmaci, sostanze chimiche, tossine, inoltre, normative sociali, norme lavorative, imposizioni comportamentali, controllo pervasivo delle nostre vite. L’élite occidentale è satanista poiché è nemica dell’umanità oltreché di Dio, le sue radici sono antiche, plurisecolari, il suo dominio ormai è sotto gli occhi di tutti, l’occidente crepa per le ferite infertegli nei secoli dei secoli dalla banda di Epstein; nel brillante saggio-inchiesta L’Istituto Tavistok, nel capitolo dedicato a le porte della percezione: la rivoluzione psichedelica della CIA, David Estulin qualche anno addietro documentava:

«Per le finalità dell’intelligence al programma MK-ULTRA si chiedeva di trovare il modo di manipolare la memoria; perciò, occorre mettere da parte quello che i freudiani chiamano il “superego” e permettere al controllore l’accesso diretto alla mente di un agente nemico. Questo era il primo passo, il secondo consisteva nel cancellare specifiche informazioni della memoria del soggetto, per sostituire con ricordi nuovo; questo avrebbe permesso all’agenzia di rimandare l’agente nel suo territorio, senza che egli sapesse di essere stato interrogato e di avere svelato informazioni importanti. Il terzo passo era un potenziale bonus: si poteva programmare un suddetto agente nemico e fargli compiere azioni in nome dell’agenzia, rendendolo inconsapevole su chi aveva dato l’ordine e perché? Questo era, sostanzialmente, il tema del film The Manciurian Candidate, e continua a essere il tema sostanziale nello studio di quella che oggi conosciamo come ipnoterapia e psicanalisi “profonda”, perché lo psichiatra cerca di accedere agli strati del subconscio del paziente, per trarne importanti informazioni – per esempio, un trauma infantile – e neutralizzarne gli effetti, in alcuni casi sostituendo certi schemi di comportamento con schemi nuovi e approcci. Le origini recenti di queste azioni risalgono alla svolta, chiaramente satanica, nel movimento romantico del XIX secolo. «Bisogna sottolineare la relazione esistente tra i britannici H.G Wells e Bertrand Russell e la guida del teosofico Alister Crowley, e il ruolo svolto da Haldous Huxley nella promozione di quella che fu originariamente nota come psicomimetica (“imitazione del pensiero”) o droga psichedelica». Questa relazione chiarisce l’aspetto satanico del lavoro di Aldous Huxley e di altri, nella preparazione di ciò che più avanti risultò essere la “controcultura delle droghe, del sesso e del rock” degli anni Sessanta. «Crowley e Aksel Munthe, che risiedeva a Capri, furono le principali figure della setta satanica-anticristiana del teosofismo, all’inizio del secolo XX. È esemplare la pubblicazione a Vienna della rivista filosatanista Lucifer», che vedeva la partecipazione di Crowley. Il ruolo di Maxim Gorki nella grotta di Capri fu parte dell’attività precedente alla prima guerra mondiale di questi circoli filosatanisti. Il compositore Richard Wagner e il filosofo Friederich Nietzsche furono due figure chiave di questo movimento anti-cristiano.»

Questo lungo brano che abbiamo estrapolato dal saggio di Estulin è molto significativo poiché corrobora le tesi del maestro René Guénon, il quale, nei suoi studi su l’Errore dello Spiritismo, su Il Teosofismo: Storia di una Pseudo-religione e su Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, documentava con meticolosità la deviazione satanista dell’Occidente e, sopratutto, sottolineava il ruolo esercitato da queste sette controiniziatiche nello sviluppo delle scienze moderne, sopratutto della psicologia, scienza profana per eccellenza del Demonio, il quale attraverso il suo potere metapsichico può agire nell’ambito sottile veicolando le influenze del basso astrale, o dello psichismo cosmico inferiore, conducendo l’essere umano alla follia, trascinandolo nella perversione e nella subumanità; il Guénon, nei suoi studi, sottolineava, argomentando meticolosamente, il ruolo ricoperto nella sovversione satanista da tali «scienziati» al servizio delle Tenebre; nello studio Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi nel capito dedicato a i misfatti della psicanalisi il Guénon delineava l’inquietante sovversione contro la tradizione operata da Satana attraverso le mani e le menti degli scienziati della psiche :

«Non è una semplice questione di vocabolario il fatto, assai significativo che la psicologia attuale prenda sempre in considerazione solo il «subconscio» e non il «superconscio», il quale dovrebbe esserne logicamente il correlativo. Senza dubbio il «subconscio» è un termine che indica un’estensione che si operi unicamente dal basso, cioè da quel lato che, sia nell’essere umano sia nell’ambiente cosmico, corrisponde alle «fenditure» attraverso le quali penetrano le influenze più malefiche del mondo sottile, anzi, potremmo dire quelle aventi un carattere veramente infernale. […] Notiamo pure che con i suoi richiami al «subconscio», la psicologia come del resto la «nuova filosofia», tende sempre più a raggiungere le posizioni della «metapsichica»; nella stessa misura si avvicina inevitabilmente allo spiritismo ad altre cose del genere, le quali tutte, in definitiva, si fondano sui medesimi oscuri elementi dello psichismo inferiore. Se queste cose, dall’origine dal carattere più che sospetti, appaiono come movimenti «precursori» ed alleati dell’attuale psicologia, e se questa è giunta, sia pure per un cammino obliquo, ma proprio per ciò più comodo di quello della «metapsichica» […] ad introdurre gli elementi in questione nella scienza «ufficiale», si è costretti a pensare che la vera funzione di questa psicologia, nelle attuali condizioni del mondo, sia stata proprio quella di concorrere attivamente […] all’azione antitradizionale. A questo proposito, la pretesa della psicologia ordinaria […] di annettere, facendole entrare forza nel «subconscio» certe cose che per loro stessa natura le sfuggono completamente, non può spiegarsi, fermo restando il suo carattere nettamente sovversivo, che con quello che potremmo definire il lato infantile di tale funzione, giacché simili spiegazioni […] sono, in fondo, di un’ingenuità «semplicistica» sconfinante talvolta nella pura stupidità. Ma ciò è incomparabilmente meno grave quanto alle conseguenze effettive di quel lato satanico […] della nuova psicologia.»

L’analisi del Guénon incontra quella di Estulin evidenziando la paternità satanica di certe scienze, o meglio sarebbe dire, del pensiero moderno o antitradizionale, convergendo entrambi sul ruolo attivo esercitato da psicologi e psichiatri nella diffusione di tali influenze malefiche sicché tale disciplina è pratica e manipola effettivamente delle forze a differenza della filosofia profana che rimane nient’altro che teoria, inoltre, da Carl Gustav Jung in avanti tale scienza della mente si è interessata al simbolismo, fonte d’ogni conoscenza sovrumana, invertendo ogni normale rapporto e riducendo il simbolismo ad un prodotto dell’inconscio collettivo umano, intendendo con tal locuzione una base psichica comune a cui accederebbero tutti gli uomini, inoltre, Jung ebbe la pretesa di studiare i simboli attraverso l’analisi dei suoi «pazienti», ovvero, attraverso lo studio analitico della mente di persone deboli e disturbate, ed in tutto ciò non si può che denotare quell’inversione d’ogni rapporto che non può essere definita se non come una sovversione satanica, poiché è chiaro che la Scienza sacra del simbolo, al contrario di ciò che con sicumera affermano gli psicologi, non può che essere di natura sovrumana: tutto l’Universo è un simbolo, e non è stato certamente l’uomo ad averlo creato…

Al giorno d’oggi che siamo al culmine di questa sovversione notiamo palesemente tal rovesciamento che si manifesta nel costante tentativo da parte dell’élite pedosatanista che ci comanda di imporre tal ribaltamento di valori e di rapporti, gettandoci così facendo nel nel caos mentale, rendendoci deboli, confusi e sottomessi alla volontà demoniaca dei nostri padroni, i quali sognano una masnada di schiavi felici e contenti delle loro catene… Estulin esattamente come il Guénon ha avuto il merito d’intuire questa profonda verità: le scienze moderne sono sataniche e la metapsichica è la regina di tali scienze; il Diavolo è il Principe delle tenebre, certamente! Ma è anche e sopratutto il Principe di questo mondo in macerie, un mondo in cui la mente dell’uomo viene costantemente frantumata

Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra

a cura della Redazione

02-01-2026

Yemen – Abdul-Malik al-Houthi, leader del movimento yemenita Ansarullah, ha dichiarato la scorsa settimana che sono in corso i preparativi per una nuova guerra, aggiungendo che la Resistenza yemenita sta lavorando 24 ore su 24 in previsione di futuri scontri ed è pienamente consapevole di ciò che i suoi nemici stanno pianificando.

Nel corso di un intervento televisivo, al-Houthi ha avvertito che i futuri scontri con Israele sono inevitabili e ha invitato la popolazione a rimanere vigile, a mantenersi pronta e a sostenere quello che ha descritto come uno spirito di jihad. Ha affermato che la potenza militare statunitense non è riuscita a fermare le operazioni condotte a sostegno dei palestinesi e non ci riuscirà in futuro. Ha anche messo in guardia da una guerra “ingannevole, corruttrice e fuorviante” volta ad allontanare i musulmani dalla loro vera identità, affermando che la sottomissione agli insegnamenti degli oppressori rappresenta un grave pericolo per l’umanità.

Al-Houthi ha affermato che il Corano smaschera le false affermazioni di gruppi che professavano l’Islam pur rimanendo strettamente legati a influenze esterne che ne hanno plasmato la lealtà e le posizioni.
Ha descritto il jihad, in termini coranici, come una misura chiave di autenticità e fede incrollabile, rifiutando le pratiche distorte messe in atto al servizio dei nemici dell’Islam. Jihad, ha affermato, significa impegnarsi in tutti i campi per stabilire i principi divini, affrontare l’ingiustizia e proteggere i popoli oppressi dalle forze criminali.

“Tiranno dell’epoca”

Al-Houthi ha attaccato il “tiranno dell’epoca” – rappresentato dal sionismo globale, dagli Stati Uniti, da Israele, dalla Gran Bretagna e dai loro alleati – affermando che incarna livelli senza precedenti di ingiustizia, corruzione e deviazione morale. Ha affermato che queste forze possiedono capacità e strumenti senza pari, utilizzati per promuovere la corruzione e diffondere il vizio nelle società. Ha evidenziato che l’affiliazione basata sulla fede è essenziale per proteggere le società dall’oppressione e ha avvertito che privare le nazioni della loro identità religiosa consente il dominio e il controllo completi.

Al-Houthi ha affermato che i nemici stanno muovendo guerra a tutte le società cercando di ingannarle e corromperle, sottolineando che prendere di mira l’identità religiosa è la forma di attacco più pericolosa.
Secondo al-Houthi, gli avversari stanno lavorando per seminare divisione tra governi, élite e popolazioni, creando una separazione psicologica e intellettuale dal Corano. Ha affermato che il sionismo globale sta prendendo di mira il Corano perché rappresenta il legame tra il popolo e Dio e rappresenta una minaccia per i poteri oppressivi.

Ha aggiunto che i nemici cercano di mettere alla prova le reazioni musulmane agli insulti o ai crimini contro il Corano e i luoghi santi islamici, affermando che molti governi e leader non sono riusciti ad assumere nemmeno una minima posizione difensiva. Inoltre, gli sforzi educativi, culturali e mediatici vengono utilizzati per distogliere l’attenzione del pubblico dai principi islamici, aggiungendo che alcuni regimi regionali hanno collegato i loro programmi di studio alle narrazioni sioniste.

Al-Houthi e l’importanza della fede

Al-Houthi ha affermato che gli standard americani, occidentali e sionisti sono diventati più importanti del Corano per alcuni regimi, definendo questo un colpo devastante per la fede. Ha affermato che gli avversari stanno rimuovendo i versetti coranici dai programmi scolastici, distorcendone il significato e oscurando i concetti fondamentali dell’Islam, mentre perseguono apertamente piani per rimodellare il Medio Oriente.

Passando agli sviluppi regionali, al-Houthi ha affermato che Israele, con la partecipazione degli Stati Uniti e il sostegno occidentale, continua le sue azioni in Palestina, Libano e Siria. Ha affermato che le uccisioni di palestinesi avvengono quotidianamente, insieme ad arresti, demolizioni di case e violazioni alla moschea di Al-Aqsa. Ha descritto il trattamento dei prigionieri nelle carceri israeliane come brutale e ha condannato le proposte criminali dei funzionari israeliani riguardo ai centri di detenzione.

Al-Houthi condanna crimini in Palestina

Il leader yemenita ha criticato gli sfollamenti in corso nella Cisgiordania e nella Striscia di Gaza e ha affermato che le risorse palestinesi vengono saccheggiate, esprimendo rammarico per il fatto che alcuni Stati arabi siano diventati acquirenti di ciò che, a suo dire, Israele ha rubato. Al-Houthi ha anche criticato l’accordo sul gas tra Egitto e Israele, definendolo una grave violazione morale, religiosa e della sicurezza nazionale. Ha affermato che Israele sta cercando di ottenere il controllo sulle risorse regionali, inclusa l’acqua, citando la Giordania come esempio, e che alcuni regimi hanno accettato il dominio e la dipendenza israeliani.

Al-Houthi ha affermato che Israele continua a bloccare gli aiuti umanitari a Gaza e sta intensificando la pressione sui residenti limitando l’accesso a cibo, medicine ed evacuazioni mediche. Ha messo in guardia dagli sforzi per normalizzare quanto sta accadendo a Gaza e forzare l’accettazione regionale delle relazioni con Israele, affermando che alcuni regimi stanno pagando miliardi di dollari a Israele attraverso accordi con gli Stati Uniti.

Il leader della Resistenza yemenita ha citato il Venezuela come esempio del comportamento degli Stati Uniti, affermando che Washington sta sfruttando le sue risorse petrolifere con il pretesto di combattere il traffico di droga. Ha affermato che gli Stati Uniti stanno cercando il pieno controllo delle riserve energetiche del Venezuela.

Al-Houthi ha anche criticato gli appelli al disarmo di Hezbollah e dei gruppi della Resistenza palestinese, affermando che tali sforzi mirano a privare le nazioni della loro capacità di resistere all’aggressione. Ha affermato che ai gruppi armati allineati con gli interessi statunitensi e israeliani è consentito detenere armi utilizzate per indebolire le società dall’interno.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra
Al-Houthi: Yemen si prepara per una nuova guerra

LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE

a cura di Giuseppe Aiello

«Occupati più del tuo stato interiore che del tuo stato esteriore, perché è questo che Dio guarda, mentre l’apparenza esteriore è ciò che guardano le persone. Abū Bakr al-Rāzī riferisce che Abū Yaʿqūb al-Ṣūfī disse: “Ci sono uomini che dedicano cinquant’anni di sforzi a vigilare sugli errori della lingua nella recitazione del Corano, ma non prestano attenzione agli scivolamenti che compie il loro essere interiore. Le persone in tale stato sono fuorviate.”»

Sulamī (m. 1021 d.C.), *La via della cavalleria”

LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE
LO SFORZO DELLO STATO INTERIORE

Somaliland e gli interessi israeliani

a cura della Redazione

02-01-2026

Il Corno d’Africa è sempre stato un punto strategico negli equilibri globali. Il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele e le rivelazioni del quotidiano Ma’ariv sulla creazione di infrastrutture da parte del Mossad in Somaliland, hanno infranto un tabù vecchio di 34 anni e hanno esposto gli equilibri di sicurezza ed economici dell’Africa orientale a un cambiamento.

Le ragioni di questa coraggiosa decisione sono il risultato diretto dei cambiamenti nel contesto di sicurezza del Mar Rosso. Gli attacchi yemeniti a sostegno della Palestina contro navi associate a Israele hanno rivelato la necessità del regime di una base operativa a sud di Bab al-Mandab. La posizione geografica del Somaliland, in particolare le alture che dominano il Golfo di Aden e il porto di Berbera, è ideale per intercettare le comunicazioni di Ansarullah e monitorare i movimenti della Marina iraniana, e può mettere in ombra la rotta di invio di armi dall’Iran ad Ansarullah.

Ci sono state segnalazioni di jet da combattimento israeliani che hanno ottenuto diritti di atterraggio e rifornimento all’aeroporto di Berbera, il che aumenterebbe il raggio operativo del regime contro lo Yemen e persino l’Iran. Esiste anche la possibilità di schierare imbarcazioni leggere e droni navali israeliani nel porto di Berbera per proteggere le navi commerciali provenienti e dirette in Israele.

Somaliland, Emirati Arabi Uniti hanno facilitato la presenza di Israele

Rilanciando la strategia Ben-Gurion, Israele sta cercando alleanze con Stati non arabi, tra cui il Somaliland. Questa mossa potrebbe aprire la strada all’espansione delle relazioni diplomatiche di Israele nel continente africano.

Trasformando il porto di Berbera in un hub commerciale e stabilendo una presenza di sicurezza nella regione, gli Emirati Arabi Uniti hanno di fatto facilitato la presenza di Israele, consentendo al regime di utilizzare Berbera come corridoio commerciale alternativo e via di accesso ai mercati dell’Africa orientale, in particolare all’Etiopia.

Per l’Etiopia, questo sviluppo è di vitale importanza: un Paese senza sbocco sul mare che dipende al 95% dal porto di Gibuti. L’accordo del gennaio 2024 con il Somaliland per l’accesso a una fascia costiera di 20 chilometri acquisterebbe maggiore legittimità con il riconoscimento di Israele e rafforzerebbe le relazioni tra Addis Abeba e Tel Aviv.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Somaliland e gli interessi israeliani
Somaliland e gli interessi israeliani

SULLA BELLEZZA

di Gennaro Scala

“La bellezza salverà il mondo” è un celeberrimo detto di Dostojevskij. Intorno alla bellezza sono strutturati una serie di valori che tengono insieme la collettività. La ricerca della bellezza è da sempre uno degli scopi principali dell’arte. Un’arte che non cercasse la bellezza, ma il contrario, sarebbe come una gastronomia che non ricercasse il piacere del palato, ma volesse invece disgustare. Così come l’uomo in quanto ente naturale avrà sempre bisogno di nutrirsi del cibo, così in quanto ente spirituale avrà bisogno di nutrirsi della bellezza. Così è sempre stato, così sempre sarà. Chi è stanco di questa “ripetitività” è semplicemente stanco della vita. Le civiltà stanche e decadenti perdono di vista questi valori che possiamo dire eterni, in quanto costitutivi della natura umana.

Tuttavia, non bisogna confondere il bello con ciò che è soltanto piacevole. E qui dobbiamo andare oltre la bassa metafora culinaria usata a titolo esemplificativo. Talvolta, l’arte può occuparsi degli aspetti più tragici e dolorosi della vita senza cessare di essere arte che persegue la bellezza. Anzi, qui vi è una delle funzioni specifiche dell’arte, dare un senso, ricercare la bellezza anche negli inevitabili aspetti dolorosi dell’esistenza. In tal modo essa può rappacificare l’essere umano con il senso angoscioso della propria finitudine. Giusto a titolo di esempio, pensiamo al Cristo morto di Mantegna: è una rappresentazione funerea, ma per la particolare prospettiva, e per la forza con cui viene rappresentato il corpo di Cristo, il corpo umano acquisisce un rilievo e una presenza indimenticabile.

Da sempre il potere ha cercato di indirizzare e condizionare l’arte, per la sua particolare influenza sulla collettività: dall’epoca di Augusto e Virgilio, fino alla Chiesa cattolica nei confronti dell’arte pittorica rinascimentale. Ma non per questo l’arte cessava di essere tale. La novità introdotta dal secolo scorso è la nascita di un forte apparato propagandistico che ha il potere di dichiarare che il brutto è bello, costringendo i sottoposti ad adeguarsi attraverso il potere del conformismo. Così, dalla crisi genuina dell’arte a partire dall’inizio del Novecento, è nata un’“arte contemporanea” che non ha niente a che fare con l’arte e la sua storia, che si regge sulla propaganda mediatica e su un sistema di “critici” che vivono e prosperano di questa menzogna. È un modo in cui il potere ha di verificare la propria capacità di affermare la menzogna, fino al sadismo, talvolta fino a pretendere che i sottoposti imparino a gustare la merda, come nell’ultimo terribile film di Pasolini. Ed è manifestazione dell’inconciliabilità dei valori artistici con la bruttezza della vita nella nostra società. In breve, si tratta di una delle manifestazioni della china autodistruttiva della società occidentale.

SULLA BELLEZZA
SULLA BELLEZZA

PLATONE E L’INVERSIONE DEL TEMPO

a cura di Giuseppe Aiello

“Quell’età che ciascuno degli animali viventi aveva, questa per prima fra tutte si fermò, e tutto quanto era mortale cessò di procedere verso la vecchiaia senza avere più i tratti distintivi di questa età, e MUTANDO DIREZIONE in senso contrario, veniva generato più giovane e più tenero: i capelli bianchi dei più vecchi diventavano neri, le guance lisce di coloro che portano la barba portavano di nuovo ciascuno verso la primavera trascorsa, e i corpi dei giovani, diventando ogni giorno e ogni notte lisci e più piccoli, tornavano nuovamente alla natura di neonati, simili ad essi sia nell’anima sia nel corpo. Da questo punto in poi, consumandosi ormai, scomparivano del tutto. D’altro canto, i cadaveri di chi in quel tempo moriva di morte violenta, facendo esperienza di queste stessi eventi, rapidamente scomparivano e in pochi giorni venivano annientati…”

[Politico, 270-271a]

SIMMETRIA TEMPORALE (WIKIPEDIA):

Per esemplificare, si consideri l’inversione del flusso temporale corrispondente all’inversione istantanea delle velocità di tutte le particelle componenti un sistema (chiamiamo tale fenomeno inversione del moto). Dopo tale inversione è ancora possibile studiare l’evoluzione temporale in quanto le leggi della meccanica classica sono ancora valide. È come se osservassimo il sistema che, dopo essersi sviluppato da un ipotetico passato verso un futuro, invertisse il suo cambiamento e ritornasse nello stato passato da cui era partito. Questo tuttavia è possibile se non vi è dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali[1].

Il tempo, come noi lo intendiamo, scorre verso avanti, tuttavia un’altra ipotesi fa riferimento alla cosiddetta simmetria temporale, intendendo come tale l’inversione del flusso del tempo.

L’introduzione della simmetria temporale ad opera di Fred Hoyle, ha rappresentato una grande novità all’interno della Teoria dell’universo in stato stazionario, teoria che si contrappone a quella del Big bang e nella quale i cosmologi si erano limitati a considerare soltanto la simmetria spaziale.

PLATONE E L'INVERSIONE DEL TEMPO
PLATONE E L’INVERSIONE DEL TEMPO

ATHLOS E L’ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO

di Carlo Weiblingen

L’esercizio fisico, protratto nel tempo in maniera costante e svolto quale duro allenamento nella sua intensità, tanto per cominciare e solo nel caso in cui le finalità siano formative e non quelle di una ricerca del primato, svolge una funzione educativa in quanto rinforza la volontà, il coraggio, la lealtà, lo spirito di sacrificio ma, soprattutto, nella sua impeccabilità, crea una disciplina interiore tesa al superamento della mera sopravvivenza borghese ed all’annullamento dell’importanza personale.

Temprato il corpo, sviluppate tali attitudini caratteriali e supportati da un adeguata conoscenza filosofica potremmo, avendo ampliato gli orizzonti spirituali della nostra esistenza, raggiungere il nostro obiettivo di modifica, intesa come ascesi Guerriera, dell’immagine di noi stessi in perfetta sintonia con l’essenza naturale della propria personalità.

L’ideale “Olimpico” deve essere trasportato all’ideale sportivo contemporaneo se si desidera ottenere una formazione etica per mezzo di una formazione fisica risultante dall’abitudine allo sforzo muscolare intenso, basato sul progresso e che può arrivare fino al rischio.

Lo “Sforzo” atletico finalizzato allo scopo del potenziamento fisico per il tramite degli allenamenti e necessariamente informato di “Rigore” sportivo, nel senso di costanza e precisione nel controllo del movimento durante la ripetizione dell’azione pratica, comporterà la trasfigurazione della semplice pratica nella più Nobile Azione Atletica e lo sviluppo di una capacità “Strategica” fondamentale per la salvaguardia dell’integrità fisica.

Giorno dopo giorno si costruirà un nuovo corpo mentre sul piano psichico si svilupperà la capacità di tenuta alla sofferenza, perseveranza, vittoria sulla pigrizia, abitudine alla organizzazione, impiego e ottimizzazione delle energie, capacità di scegliere, credere e lottare per una meta.

Altra componente fondamentale per un ottima riuscita al voluto risveglio interiore è che l’azione deve essere svolta in maniera “impersonale” cioè libera da desiderio o idea di ricompensa. Quindi vittoria o record devono essere semplici strumenti volti al miglioramento fisico del neofita che deve curare come unico fine quello di divenire “Atleta”.

L’esercizio atletico quale tramite per uno sviluppo interiore dell’uomo.

(rivista Ass. Thule Italia, gen-feb 2009 ,Wolfram)

Ascesi dello Spirito, Ascesi del Corpo

(Ereticamente, settembre 2018, Carlo Giuliano Manfredi)

ATHLOS E L'ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO
ATHLOS E L’ASCESI DELLO SPIRITO MEDIANTE IL CORPO

LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA

di Franco Marino

1 Gennaio 2026

Uno dei motivi per cui non vale mai la pena leggere la storia recente, dominata dalla propaganda, è che nel descrivere i totalitarismi novecenteschi, si parte sempre dal presupposto che le cose prima andassero bene, poi arriva il Mussolini, l’Hitler o lo Stalin di turno che, da solo, senza il supporto di nessuno, mettono sotto scacco le loro società.

Nella realtà, ovviamente, un tiranno non arriva mai al potere per questo motivo ma sempre e solo perché sfrutta, con grande abilità, un malessere esistente.

Questa è una regola persino banale da ricordare, eppure ogni volta che ci arriva la notizia di una rivolta, commettiamo sempre lo stesso errore di pensare che il problema sia la classe dirigente e non il popolo.

Del resto, i diritti civili in Occidente sono in pericolo perché il ceto medio associa il loro sbandieramento al peggioramento delle proprie condizioni socioeconomiche, facendo un banalissimo sillogismo: quando la società era meno liberale, stavo meglio, ora che lo è di più, sto peggio. E questo riguarda anche la storia dell’Iran.

Quando vi raccontano che prima dell’arrivo degli Ayatollah, la Persia era un paradiso di libertà dove le donne giravano in minigonna, non vi dicono anche il lato B e cioè l’estrema instabilità economica e sociale del regime dello scià. E’ fin troppo ovvio e naturale che quando la gente associa il benessere economico ad una visione più conservatrice sul piano di usi e costumi, tenda ad accettarli con maggiore disponibilità per poi scagliarvisi contro quando quel benessere viene meno.

Del resto, la crisi economica che sta devastando quel Paese non è una questione astratta da economisti, ma una realtà che morde la carne viva di milioni di persone. Il crollo del rial non è un numero che danza sui monitor di qualche trader, ma il dramma quotidiano di chi deve scegliere se comprare il pane o le medicine. Quando la valuta locale perde il 95% del suo valore in pochi anni – dal 2018 il dollaro è passato da 32mila rial a 1,42 milioni – non stiamo parlando di fluttuazioni di mercato ma di un’apocalisse economica che polverizza i risparmi di una vita.

L’inflazione al 42% ufficiale (che nella realtà dei fatti è probabilmente molto più alta) significa che ogni mese chi lavora diventa più povero, anche se il suo stipendio rimane invariato. I generi alimentari aumentati del 72% in un anno non sono una statistica, sono famiglie che cenano con quello che riescono a racimolare. I servizi medici rincarati del 50% significano gente che muore perché non può permettersi le cure. Questa è la benzina vera delle rivolte, non le teorie sulla libertà o i dibattiti costituzionali. E quei cittadini che stanno riempendo le piazze di Teheran, Isfahan, Shiraz, non stanno manifestando per principi astratti ma perché il regime li ha ridotti alla fame mentre continuava a spendere miliardi per finanziare proxy militari in tutto il Medio Oriente. Il paradosso dell’Iran è quello di un paese ricco di petrolio i cui abitanti non riescono a scaldarsi d’inverno, di una nazione che esporta energia mentre i propri uffici pubblici chiudono per mancanza di elettricità. I commercianti del Grande Bazar che hanno iniziato questa ondata di proteste non lo hanno fatto per amor di patria, ma perché non riuscivano più a lavorare con una valuta che cambiava valore ogni ora.

Il regime di Teheran, dal canto suo, reagisce con la solita strategia del bastone e della carota: promette dialogo mentre i Guardiani della Rivoluzione descrivono le proteste come manovre straniere – ed è probabilissimo che sia così, ma nessuna protesta eterodiretta attecchirebbe se non vi fossero dei reali problemi – ed offre aumenti salariali del 20% mentre l’inflazione galoppa al 42%. È la classica risposta di chi sa perfettamente che dietro ogni rivoluzione c’è sempre e soltanto l’economia, ma spera di prendere tempo con qualche briciola e molta repressione.

La situazione attuale rivela tutta la fragilità di un sistema che ha costruito la sua legittimità sulla resistenza all’Occidente ma si è dimenticato di badare al benessere dei propri cittadini. Lo scontro tra governo e manifestanti non è ideologico ma materiale: da una parte chi non riesce più a sopravvivere, dall’altra chi teme di perdere i privilegi. I disordini sociali che si stanno espandendo in tutto il paese seguono la geografia della povertà, non quella delle università o dei centri culturali.

E l’immagine del “Tank Man di Teheran”, quel manifestante seduto davanti alle forze speciali, è potente non per il suo simbolismo astratto ma per quello che rappresenta concretamente: una persona che non ha più nulla da perdere. Quando si arriva a quel punto, quando la disperazione economica supera la paura della repressione, allora le rivolte diventano inevitabili. Non servono intellettuali o teorici della rivoluzione, basta che la gente comune non riesca più a vivere.

Il principe Reza Pahlavi può anche sognare il ritorno della monarchia, ma la verità è che i manifestanti iraniani non stanno scegliendo tra diverse forme di governo: stanno semplicemente chiedendo di poter mangiare. È sempre così, dalle rivolte del pane nell’antica Roma alle primavere arabe, passando per la Rivoluzione francese: prima viene la fame, poi arrivano le ideologie a vestire di nobili principi quello che è sempre e soltanto un grido di pancia vuota.

LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA
LA VERA BENZINA DELLA RIVOLTA IRANIANA

Cina: Xi punta alla modernizzazione socialista spingendo sull’hi-tech ma tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa

di Alessandra Colarizi

1 Gennaio 2026

Con l’avvio del nuovo piano quinquennale Pechino punta su autosufficienza tecnologica e rilancio dell’industria. Intanto il Partito-Stato serra i ranghi e si prepara a epurazioni interne. Tra rallentamento economico, crisi immobiliare e partita su Taiwan, il nuovo ciclo di Xi si apre in un contesto complesso

Mao Zedong ha fatto rialzare la Cina, Deng Xiaoping l’ha resa ricca e Xi Jinping l’ha fatta diventare forte”. Non ha usato esattamente queste parole, ma era proprio questo che intendeva il presidente cinese quando nel 2017 arringò il partito all’alba del secondo mandato. A cinquant’anni esatti dalla morte del Grande Timoniere, le ambizioni di Xi per la nazione entrano in una nuova fase. I prossimi dodici mesi saranno cruciali per la Repubblica popolare.

Il 2026 sancirà l’inizio del nuovo piano quinquennale, la strategia politico-economica con cui Pechino punta a compiere un grande balzo in avanti verso la “modernizzazione socialista”. Che tradotto vuol dire trasformare la Cina in un “paese di sviluppo medio”, raddoppiando il Pil pro capite del 2020 entro il 2035, per poi renderla “un paese socialista moderno, prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso” prima del 2049. Giusto in tempo per il centenario della Repubblica popolare. Un traguardo che – stando ai comunicati ufficiali – richiederà un tasso di crescita di almeno il 4,17% nel prossimo decennio.

Non sarà semplice. Il contesto internazionale non facilita il lavoro del governo cinese: la tregua con gli Stati Uniti è tutt’altro che solida mentre le tensioni con l’Unione Europea sembrano destinate a diventare la nuova normalità. Guardare al Sud del mondo potrebbe non bastare a compensare la crescente chiusura dei mercati occidentali.

Il testo del piano, presentato a ottobre durante il IV Plenum del partito, verrà ratificato durante la plenaria del parlamento, attesa nel mese di marzo. Ma il grosso già si sa. Secondo la roadmap, si punterà su una maggiore autosufficienza tecnologica, nonché su un migliore coordinamento tra circolazione interna ed esterna, ovvero tra mercato domestico e commercio internazionale. I consumi, soprattutto nei servizi, restano la stella polare. Il “salvagente” economico che la leadership cinese ritiene indispensabile nel quadro delle tensioni commerciali con Stati Uniti e Unione europea. Ma adesso l’intenzione è quella di lavorare di più sull’offerta regolamentando i comparti affetti da sovracapacità produttiva, come automotive e rinnovabili.

Per chi segue la Cina, non è nulla di particolarmente nuovo. Pechino si muove in questa direzione dall’immediato post-Covid. Se non fosse per l’inedita enfasi attribuita alla necessità di costruire un sistema industriale moderno. Secondo la rivista finanziaria Caixin, “mantenere una quota ragionevole” del settore manifatturiero, trasformando la produzione avanzata grazie all’hi-tech (le cosiddette “nuove forze produttive”), permetterà di evitare lo “svuotamento dell’industria sperimentato da alcune importanti economie”. Specialmente alla luce della crisi dell’immobiliare che, fino all’esplosione della bolla nel 2023, rappresentava circa il 30% del pil nazionale. Nonostante le misure adottate finora abbiano attutito il calo dei prezzi delle case, stando all’ex ministro delle Finanze, Lou Jiwei, il settore continuerà ad attraversare una fase instabilità per almeno altri cinque anni, rallentando la crescita.

Come sempre nei periodi di incertezze, il Partito-Stato serra i ranghi. Il prossimo anno sarà contraddistinto da nuove nomine in vista del XXI Congresso del Pcc. Il consesso, che si terrà nell’autunno 2027, segnerà la fine dello storico terzo mandato di Xi Jinping. Con ogni probabilità anche l’inizio di un quarto. Senza segnali di un favorito alla successione, è lecito aspettarsi un ulteriore consolidamento del suo potere, sia attraverso epurazioni interne sia con l’ascesa dei protégée nelle posizioni apicali. Secondo l’agenzia di stampa statale Xinhua, nel 2025 la campagna anticorruzione ha preso di mira numerosi funzionari, di cui almeno cinque a livello ministeriale. Le forze armate sono state uno dei principali obiettivi della pulizia. A ottobre, subito prima del quarto plenum, nove alti ufficiali sono stati rimossi dal partito per violazioni della disciplina. He Weidong, vicepresidente della CMC, è diventato il primo membro del Politburo dal 2017 a venire indagato mentre ancora in carica.

Considerato che “la rettificazione politica” compare tra gli obiettivi del nuovo piano quinquennale, difficilmente il prossimo anno l’esercito avrà maggiore respiro. Anche perché il tempo stringe: il 2027 infatti non solo coincide con il centenario delle forze armate cinesi. È soprattutto l’anno in cui, secondo i piani del presidente cinese, Pechino dovrà aver ottenuto la capacità – qualora lo voglia – di riconquistare Taiwan manu militari. Capacità che, anche al netto delle massicce esercitazioni di fine dicembre, è ancora in buona parte da dimostrare.

Contro i pronostici americani è improbabile che la Cina alzerà troppo il tiro. Le rimozioni dei militari corrotti – molti dei quali legati alla provincia del Fujian con affaccio su Taiwan – potrebbero richiedere un ripensamento della strategia muscolare attuata finora nello Stretto. Senza contare che nel 2026 sull’isola si terranno le elezioni amministrative. Per la Cina potrebbe essere più prudente lasciare il presidente William Lai cuocere nel suo brodo per approfittare dell’impopolarità di alcune politiche che avrebbero dovuto colpire i nazionalisti del Guomindang e Pechino, ma che invece hanno gettato ombre fosche sul Partito progressista democratico e lo stato della democrazia taiwanese.

D’altronde, la carta Taiwan non va sprecata, va giocata con astuzia. Quello in arrivo sarà infatti l’anno dell’accordo commerciale tanto voluto da Donald Trump. Non è escluso che Pechino possa cercare di sfruttare il pragmatismo del presidente americano per ottenere qualche compromesso. Magari un’opposizione ufficiale di Washington all’indipendenza dell’isola in cambio di una corsia privilegiata nelle forniture di minerali critici. Mentre scriviamo manca ancora la firma, ma si sa già che la tregua su terre rare e reciproche ritorsioni economiche durerà un anno, con possibilità di proroga solo dopo verifiche periodiche. Nei prossimi mesi spetterà ai leader superare gli ostacoli rimasti. Le occasioni di incontro, peraltro, non mancano. Secondo il Segretario al Tesoro Scott Bessent, oltre alle rispettive due visite di Stato, nel 2026 Xi e Trump si dovrebbero incrociare anche a novembre durante il vertice APEC di Shenzhen e a dicembre per il G20 organizzato da The Donald al Doral Golf Club di Miami.

Diplomazia al lavoro anche in Europa, dove sono in programma misure economiche per rendere più equilibrate le relazioni con la Repubblica popolare. Sempre nell’ottica dell’ormai consolidato “de-risking”: dazi per l’e-commerce a basso costo, un meccanismo di screening per gli investimenti esteri, e una strategia per allentare la dipendenza dalle terre rare cinesi, campeggiano in cima alla lista delle priorità di Bruxelles. E poi c’è la spinosa questione dei veicoli elettrici, già sottoposti a limitazioni tariffarie. A complicare il quadro si aggiunge ovviamente il dossier Ucraina. La Repubblica popolare non sembra intenzionata a mediare attivamente una risoluzione del conflitto, anche se le sanzioni occidentali stanno spingendo aziende e banche cinesi a sospendere alcune attività economiche con la Russia.

Sarà quindi un anno all’insegna dei negoziati con Stati Uniti e Ue. Ma questo (o proprio per questo) non distoglierà Pechino dal suo “pivot to the Global South”. Ormai la leadership cinese ha manifestato chiaramente la propria predilezione per i tavoli multilaterali. Specialmente quelli che vedono protagonista il Sud del mondo: l’ex Terzo Mondo a cui ammiccava Mao e con cui oggi la Repubblica popolare condivide la necessità di costruire un ordine internazionale più inclusivo.

Il vertice dei BRICS in India offrirà l’opportunità per proseguire il processo distensivo con Nuova Delhi, l’altro gigante dell’emisfero meridionale del pianeta. Domate le tensioni lungo il confine conteso, la Cina ha giovato delle frizioni commerciali tra Trump e il premier indiano Narendra Modi. Una possibile trasferta di Xi nel subcontinente – la prima dal 2019 – darebbe maggiore ufficialità alla normalizzazione dei rapporti bilaterali. Ma si tratta di una tregua fragile. La sua tenuta verrà testata durante il summit della Shanghai Cooperation Organization, la piattaforma a guida sino-russa fondata nei primi anni Duemila con gli -Stan, a cui nove anni fa ha aderito anche il Pakistan. Nuova Delhi ha spesso rifiutato di appoggiare dichiarazioni congiunte che menzionassero progetti infrastrutturali cinesi, passanti per il Kashmir conteso con Islamabad. Una posizione che in futuro potrebbe ostacolare il funzionamento della neonata Banca di sviluppo della SCO.

Insomma, le sfide non mancano. Ora che è ricca e forte, la Cina può tenere testa a Trump, può negoziare “trattati eguali” con le ex potenze imperialiste. Ma molta della sicurezza ostentata serve a occultare le debolezze interne. Staremo a vedere se dopo il 2026 la grandeur promessa da Xi sarà davvero un po’ più vicina.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Cina: Xi punta alla modernizzazione socialista spingendo sull’hi-tech ma tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa
Cina: Xi punta alla modernizzazione socialista spingendo sull’hi-tech ma tra le tensioni con la Ue e la fragile tregua con gli Usa

ASCESI E ASCETISMO

a cura di Giuseppe Aiello

“Il termine «ascesi» come lo intendiamo noi qui, è quello che, nelle lingue occidentali, ha maggiore affinità con il sanscrito Tapas:

è vero che questo contiene un’idea che non è direttamente espressa nell’altro, ma quest’idea, a rigore, si trova ad essere racchiusa nel concetto che dell’ascesi ci si può fare.

Il senso primitivo di Tapas è in effetti quello di «calore»;

nel caso in questione si tratta evidentemente del fuoco interiore che deve bruciare le cosiddette «scorze» dei Kabbalisti, cioè in definitiva distruggere tutto ciò che nell’essere è d’ostacolo ad una realizzazione spirituale;

vi è quindi qualcosa che caratterizza, nel modo più generale, qualsiasi metodo preparatorio a tale realizzazione, metodo che si può considerare come una purificazione preventiva in vista del conseguimento di qualunque stato spirituale effettivo.

Ogni vera ascesi è essenzialmente un «sacrificio», sacrificio che, in tutte le tradizioni e sotto qualsiasi forma si presenti, costituisce l’atto rituale per eccellenza, quello nel quale si riassumono in qualche modo tutte le altre forme.

Quel che nell’ascesi viene gradualmente sacrificato in questo modo, è l’insieme delle contingenze di cui l’essere deve giungere a sbarazzarsi, trattandosi di altrettanti ostacoli che gli impediscono di innalzarsi ad uno stato superiore;

ma se egli può e deve sacrificare queste contingenze, è perché esse dipendono da lui, e di lui in qualche modo fanno parte ad un titolo qualsiasi.”

René Guénon, Iniziazione e realizzazione spirituale

ASCESI E ASCETISMO
ASCESI E ASCETISMO