CHI ERA HILDEGARD DI BINGEN?

a cura di Il Tempo della Follia

Viveva chiusa in una cella di pietra —

eppure insegnò all’Europa a guardare il corpo femminile come qualcosa di sacro.

Germania, 1098.

Il decimo figlio di una famiglia nobile nasce fragile, malato, attraversato da colori e luci che nessun altro riesce a vedere.

Si chiama Hildegard di Bingen.

A tre anni sa già che il mondo le arriva addosso in modo diverso. Più tardi scriverà che percepisce ogni cosa “nella Luce viva che attraversa tutte le cose”.

La famiglia non sa cosa farsene di una bambina così. Troppo debole, troppo strana.

Così fa ciò che l’aristocrazia faceva allora: la consegna alla Chiesa.

Hildegard diventa la decima.

A otto anni viene rinchiusa a Disibodenberg, in una cella di pietra accanto all’eremita Jutta von Spanheim.

Silenzio.

Preghiera.

Solitudine.

La sua storia avrebbe potuto finire lì.

Ma Hildegard si rifiutò di scomparire.

Imparò il latino.

Lesse tutto ciò che riuscì a trovare.

E tenne segrete le visioni che l’accompagnavano fin dall’infanzia. Per decenni tacque: per timore di sbagliare, per paura di osare, per il peso di essere una donna in un mondo che non ascoltava le donne.

Fino al 1141.

Una visione la fece ammalare gravemente, come se il corpo si ribellasse. Hildegard comprese una cosa semplice e terribile:

se non avesse scritto, sarebbe morta dentro.

Così nacque Scivias.

Un’opera mistica che richiese dieci anni di lavoro. Quando alcuni estratti arrivarono a Papa Eugenio III, accadde l’impensabile per il XII secolo: il papa autorizzò pubblicamente una donna a insegnare attraverso le sue visioni.

Da quel momento, Hildegard non si fermò più.

Fondò un monastero.

Curò i malati.

Osservò piante, febbri, dolori, ferite, emozioni.

E scrisse due libri di medicina in un’epoca in cui alle donne era proibito perfino avvicinarsi a quel sapere: Physica e Causae et Curae.

Descrisse erbe, minerali, animali e metalli come strumenti terapeutici.

Annotò l’uso del luppolo per conservare la birra.

Analizzò digestione, circolazione, malattie e stati emotivi con una lucidità che la scienza avrebbe ritrovato solo secoli dopo.

Ma la sua vera rivoluzione fu un’altra.

Il modo in cui parlò delle donne.

In un tempo in cui il corpo femminile era considerato impuro, difettoso, colpevole per eredità di Eva, Hildegard scrisse delle mestruazioni senza vergogna. Parlò di piacere, orgasmo, gravidanza e parto con rispetto e conoscenza. Affermò che la malattia non era una punizione divina, ma uno squilibrio. Che uomini e donne erano diversi, sì — ma uguali in dignità, complementari, necessari.

Mentre i filosofi insegnavano che la donna era “un uomo imperfetto”, lei scriveva una verità radicale:

il corpo femminile è sacro.

Compose musica sublime.

Scrisse a imperatori e a quattro papi.

Predicò pubblicamente in città dove alle donne era negata la parola.

Curò poveri e potenti.

Quando morì, a ottantuno anni, era conosciuta come la Sibilla del Reno.

Chiusa in una cella fin da bambina, aveva allargato il mondo.

Senza università, aveva anticipato la medicina olistica.

Senza permesso, aveva consigliato re e papi.

In una cultura che faceva vergognare le donne, aveva consacrato i loro corpi.

Hildegard di Bingen non chiese spazio.

Trasformò la sua prigione in un faro.

CHI ERA HILDEGARD DI BINGEN?
CHI ERA HILDEGARD DI BINGEN?

IL FALLIMENTO DELLA DEMOCRAZIA

a cura di Rainaldo Graziani

Io sono illiberale e da illiberale sono profondamente convinto che le democrazie liberali dell’Unione Europea sono delle vere e proprie tirannie di pseudo maggioranze guidate da èlite corrotte che provocano omologazione verso il basso, sottraggono sovranità al popolo ed anche ai parlamenti ed infine alimentano costantemente la passività dei cittadini.

Dunque nulla a che fare con l’etimologia della parola democrazia.

Il prof. Alexandr Dugin nella determinazione delle sue convinzioni conserva eleganza, a volte ironia, utilizzando volutamente, come potete leggere di seguito, una forma ipotetica o dubitativa. Egli si interroga se il problema è solo all’Interno delle democrazie occidentali oppure se il problema è insito nella democrazia stessa.

Personalmente sono contro i totalitarismi soprattutto quando sono figli o conseguenze di sistemi corrotti che si ammantano di democrazia e illusorie libertà di ogni sorta.

Ebbene mi permetto questo mio drastico incipit perché non c’è peggior tiranno di colui che si finge democratico attuando un totalitarismo neanche più permissivo.

Comunque sia Alexander Dugin scrive …

L’Unione Europea è un esempio lampante di come la democrazia possa fallire e trasformarsi nel proprio contrario. Ma resta da definire se si tratti di un problema dell’Unione Europea o di una caratteristica intrinseca della democrazia stessa.

Il liberalismo è essenzialmente internazionale. Quindi il tipo di democrazia dell’UE è la conseguenza logica dell’applicazione del liberalismo. Non sembra trattarsi di una deviazione casuale, piuttosto di una conclusione inevitabile. Platone credeva che qualsiasi democrazia portasse sempre alla tirannia. E la tirannia porta alla fine.L’UE è la strada verso la fine, verso l’inferno. Ecco perché i suoi capi stanno preparando la guerra. È un profondo desiderio di suicidio. La politica di genere e LGBT+ ne sono l’altra faccia. Così come la migrazione di massa illegale. Il suicidio può essere un programma politico. E alcuni europei lo votano.

L’Occidente è la volontà di autodistruzione, la volontà di morire. Niente più famiglie, niente più bambini, niente più agricoltori, niente più popolazione originaria, niente più esseri umani (AGI, robot). L’amore per l’Ucraina è la sindrome trasparente dell’amore per la morte.

L’UE è anticivilizzazione. È antiumana. I leader dell’UE attendono religiosamente la fine di Trump. Dopo di lui si aspettano che il vero Anticristo (Democratico) appaia a Washington. Dopo di che inizierà il mistero finale dell’autodistruzione. Ecco perché la guerra con la Russia è prevista per il 2028.

Ad entrambi gli estremi dello spettro politico l’abolizione della democrazia è inevitabile: il popolo chiede l’abbandono della farsa democratica liberale e l’inizio del dominio di Katehon, i liberali instaurano la tirannia diretta. Quindi la democrazia è piuttosto un bluff.

IL FALLIMENTO DELLA DEMOCRAZIA
IL FALLIMENTO DELLA DEMOCRAZIA

LA VERITA’ E L’ERRORE

di Giuseppe Aiello

Spesso nei testi religiosi e spirituali – a partire dal Corano – si contrappone la Verità all’Errore.

In maniera superficiale, si tende a pensare che quindi esistano DUE COSE, diciamo così, la Verità e, appunto, l’Errore.

In realtà esiste solo la Verità (Haqq), il cui termine in arabo non a caso coincide (e può essere tradotto quindi) con Realtà.

L’Errore è infatti solo una illusione, ossia un miraggio, una cattiva, incompleta, distorta e soprattutto illusoria interpretazione dell’unica cosa che esiste, la Verità/Realtà.

Nelle tradizioni indù – ma penso anche in quella islamica sufi – si dice che esiste il serpente (o la corda), e basta, e noi facciamo magari l’errore di pensare che sia una corda (o un serpente).

Ma questo errore di percezione in realtà è un errore secondario che deriva da un errore primario, ossia credere che la nostra nafs – l’ego, l’io con cui ci identifichiamo e attraverso cui ci relazioniamo con gli altri e interpretiamo il mondo – sia il vero “percettore”, quando in realtà lo è il Sè superiore (Allah in noi).

La nafs è come una lente colorata che falsifica la nostra percezione dei colori, facendoci cadere nell’Errore.

Più schiariamo la nostra nafs (tendendo al limite della assoluta trasparenza) più la percezione della Realtà sarà “reale”.

LA VERITA' E L'ERRORE
LA VERITA’ E L’ERRORE

AGIRE SENZA AGIRE

di Luca Rudra Vincenzini

“Laukikāt karmaṇo yānti jñānahīnā bhavārṇavam, jñānī tu bhāvayet sarvaṃ karma niṣkarma yat- kṛtam”,”i dotati di lassa saggezza (jñānahīnāḥ) dall’azione mondana (laukikāt karmaṇaḥ) sono sospinti (yānti) nell’oceano del divenire (bhava-arṇavam); il saggio (jñānī) invece (tu) dovrebbe rendere (bhāvayet) ciò che fa (yat-kṛtam) totalmente un’azione non-azione (sarvaṃ karma niṣkarma, ossia libera dall’agente/kartā)”, Gurugītā śloka 130 (Rudra).

Quello dell’agire senza agire (niṣkarma-karma) è un bel dilemma logico esperienziale. Spesso viene riportato come agire senza coinvolgimento emotivo (niṣkāma-karma) ma a mio avviso è più fuorviante della prima locuzione. Il punto, secondo il mio modo di vedere, sta nell’assenza di un fine egoistico nell’agire, ovvero non avere sé stessi come fuoco dell’attenzione, quanto piuttosto la verità (satya) e/o l’ordine transpersonale (dharma), o come veniva reso nel periodo vedico quello cosmico: ṛta.

Ecco l’essere totalmente con ciò che è (sat) e in armonia con l’ordine cosmico (ṛta) è essenzialmente essere lontani da un fine egoista e personale. Ora non è un caso che menzogna venga reso in sanscrito con diversi termini, tra i quali: a-satya, non vero, senza verità, “senza essere”, e con an-ṛta, senza ordine naturale. Ebbene ciò che crea malattia, ignoranza e poca chiarezza nell’agire è proprio ciò che oscura la verità dell’ordine naturale. Quando chiediamo aiuto a Dio, al guru, all’universo, a chicchessia, chiediamoci prima qual’è la nostra posizione rispetto all’ordine naturale delle cose. Pensaci su con calma, soprattutto con un sano senso critico…

AGIRE SENZA AGIRE
AGIRE SENZA AGIRE

IL RISPETTO ISLAMICO VERSO LE ALTRE RELIGIONI

a cura di Islam Italia

«Non insultate coloro che invocano altri all’infuori di Allah, altrimenti essi insulteranno Allah per rancore e ignoranza.» (Corano 6:108)

L’Islam insegna esplicitamente il rispetto verso le convinzioni religiose degli altri. Questo versetto invita a evitare l’insulto e la provocazione, perché generano solo odio e divisione. Il messaggio è universale: la vera forza non è offendere, ma dialogare con saggezza, rispetto e dignità, costruendo una convivenza pacifica tra persone di fedi e culture diverse.

IL RISPETTO ISLAMICO VERSO LE ALTRE RELIGIONI
IL RISPETTO ISLAMICO VERSO LE ALTRE RELIGIONI

LE INDAGINI SUI FINANZIAMENTI AD HAMAS NON CANCELLANO I CRIMINI DI ISRAELE A GAZA

di Salvatore Penzone

28 Dicembre 2025

Il Centro Destra, vera e propria lobby sionista anche questa divenuta bipartisan, si scaglia con livore contro il Procuratore Nazionale Antimafia che ha avuto l’ardire di accompagnare la nota ufficiale con queste parole:

” Le indagini in corso non possono in alcun modo togliere rilievo ai crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni militari intraprese dal Governo di Israele, per i quali si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale, da rendersi in conformità allo Statuto di Roma, ratificato da 125 Stati Membri, fra i quali, in un ruolo di impulso e sostegno, l’Italia”.

Nello stesso testo, Melillo e Piacente hanno aggiunto che “tali crimini non possono giustificare gli atti di terrorismo (compresi quelli del 7 ottobre 2023) compiuti da Hamas e dalle organizzazioni terroristiche a questa collegate ai danni della popolazione civile, né costituirne una circostanza attenuante”. I magistrati hanno poi ribadito un principio giuridico che richiama la giurisprudenza consolidata: “Per la giurisprudenza di legittimità costituiscono, infatti, atto terroristico le condotte che, pur se commesse nel contesto di conflitti armati, consistano in condotte violente rivolte contro la popolazione civile, anche se presente in territori che, in base al diritto internazionale, devono ritenersi illegittimamente occupati”.

Se i PM hanno ritenuto necessario fare queste puntualizzazioni è perché, evidentemente, hanno avvertito che ci fosse l’intento di delegittimare il movimento per la Palestina e fermare le manifestazioni contro il genocidio.

LE INDAGINI SUI FINANZIAMENTI AD HAMAS NON CANCELLANO I CRIMINI DI ISRAELE A GAZA
LE INDAGINI SUI FINANZIAMENTI AD HAMAS NON CANCELLANO I CRIMINI DI ISRAELE A GAZA

L’INCOMPATIBILITÀ TRA NEOFASCISMO E TRADIZIONALISMO

di Aleksej Zaville

Spesso questi due universi vengono confusi (a volte in modo doloso) da una narrazione superficiale, il mondo dei movimenti neofascisti e quello dei gruppi Tradizionalisti rappresentano in realtà due rette parallele ove il punto d’incontro non sembra essere visibile.

Se i primi sono figli della Modernità, i secondi ne sono i più radicali negatori e nemici.

Mentre il neofascismo (diviso in mille rivoli va detto) si muove nel solco della politica di massa, del nazionalismo moderno e del culto dello Stato come fine supremo, il Tradizionalista guarda verso l’Alto (l’Altissimo). Per chi segue la Tradizione, lo Stato non è un idolo pagano o un padrone, ma uno strumento che deve riflettere un Ordine Spirituale Superiore.

Non è solo una differenza di programmi, ma di visione del mondo.

Da una parte la mobilitazione di masse manipolate, dall’altra l’ascesi e il processo di autentica indiazione interiore.

Da una parte il mito della nazione-popolo contro altre nazioni, dall’altra il concetto di Imperium e di Gerarchia invisibile seppur Eterna.

​Essere Tradizionalisti oggi non significa guardare al passato prossimo delle ideologie novecentesche, ma ricollegarsi a ciò che è Eterno.

L’incompatibilità sembra totale perché non si può servire il Sacro (Sangue, Scintilla e Spirito) indossando le vesti di un’ideologia che è, essa stessa, un prodotto della crisi moderna, è ovvio che la Modernità inizia col capitalismo industriale, prosegue con la reazione ad esso cioè il marxismo internazionale e finisce nel sangue con la reazione alla reazione cioè il Fascismo originale (da cui derivano oggi i nostri neofascisti) che è il vero responsabile della distruzione delle società tradizionali.

Or dunque potrei continuare per ore ma vi invito tutte e tutti a fare un’osservazione (fatte le dovute eccezioni) i Neofascisti stanno con l’ucraina o con la Russia? Con l’ucraina, sempre loro stanno con il Golem Statunitense o con la Cina? Con il golem e si va avanti così su ogni domanda la risposta è ovvia, ove sta la ragione e la verità non troverete i neofascisti.

il Tradizionalista Integrale non sceglie un “campo” basandosi su vaghe simpatie ideologiche, ma valuta quale Forza rappresenti (o difenda) un barlume di ordine sacro contro il nichilismo globale.

La critica che muovo ai neofascisti è semplice e sincera, i loro movimenti sono rimasti intrappolati nella dimensione della “politica di schieramento” anziché in quella della “visione metafisica e lotta del sangue contro l’oro”.

Concludo con una piccola NOTA, il vero clan o gruppo tradizionalista integrale (un bel esempio sono gli Osseti) non tollera nessun abuso contro la dignità sia singola sia comunitaria e quindi limita l’alcool, biasima il fumo, combatte qualsiasi forma di degrado e perversione, disapprova le droghe, insomma un vero gruppo Tradizionalista non fa tutto ciò che i neofascisti fanno giornalmente (li conosco bene e quindi so di cosa parlo). Fine Dispaccio.

L'INCOMPATIBILITÀ TRA NEOFASCISMO E TRADIZIONALISMO
L’INCOMPATIBILITÀ TRA NEOFASCISMO E TRADIZIONALISMO

DECOLONIZZARE LE MENTI PER TORNARE A ESSERE UMANI

Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmessa online in diretta streaming il giorno 28 Dicembre 2025.

Abbiamo perso la rotta. Siamo ad un punto di non-ritorno. Quali sono le coordinate? Il caos impera. Il futuro non è visibile poiché il passato è stato ‘cancellato’. Viviamo una nuova ‘guerra fredda ibrida’, tra Talassocrazia e Tellurocrazia per le risorse in possesso dei potentati sovranazionali. La terra di Palestina piange. Il Sud del mondo alza la testa. Le nuove forme di colonizzazione digitale creano una nuova dittatura globale. Dov’è finita l’autodeterminazione dei popoli? De-colonizzare le menti, tornare alla lentezza del vivere sul sentiero del cammino spirituale è la via in un’era in cui la de-sacralizzazione del vivere e l’impossibilità del vivere hanno impoverito mente, anima e corpo degli individui. Viviamo in un tempo MOSTRUOSO, sia nell’accezione negativa che in quella che ci riporta al concetto di STRAORDINARIO. Per una nuova opportunità di tornare a essere umani e di restare umani.
Intervento di Valentina Ferranti al convegno “Dal far west all’era multipolare”. Antropologa, scrittrice, articolista. Si occupa di mito, rito, civiltà arcaiche, linguaggio dei simboli, distopia e analisi antropologica del mondo contemporaneo.

DECOLONIZZARE LE MENTI PER TORNARE A ESSERE UMANI

Caso Hannoun: i fondi ad Hamas e l’ipocrisia come sistema

di Alex Marquez

28 Dicembre 2025

L’arresto di Mohammed Hannoun riapre il tema del finanziamento a Gaza: tra ipocrisia occidentale, legalità selettiva e doppio standard geopolitico, si criminalizzano i flussi civili mentre si ignorano potere, assedio e realtà materiali.

I fondi ad Hamas e l’ipocrisia come sistema

L’arresto di Mohammed Hannoun è stato presentato come una conferma dell’impegno inflessibile contro il finanziamento al terrorismo. La formula è rodata, rassicurante, spendibile in ogni conferenza stampa. Ma come spesso accade, la notizia merita di essere sottratta alla liturgia securitaria e restituita a un’analisi meno automatica. Non per assolvere, bensì per capire. Perché qui il problema non è solo giudiziario: è politico, e riguarda il modo selettivo con cui l’Occidente decide chi è colpevole e chi è, invece, utilmente virtuoso.

Il nodo centrale è l’oggetto stesso dell’accusa. Si parla di fondi “a Hamas” come se Hamas fosse una cellula segreta, una confraternita sotterranea senza territorio né popolazione, e non – piaccia o non piaccia – dell’organizzazione che governa Gaza da quasi vent’anni. Governa male, governa in modo autoritario, governa dentro una tragedia storica permanente, quello che volete. Ma governa. E in qualunque territorio governato da un’autorità politica, i flussi di denaro, legittimi o meno, passano da lì. O davvero qualcuno immagina che per sostenere i bisogni dei palestinesi si piazzi una cesta in mezzo a una piazza, lasciando che ognuno prenda ciò che gli serve, come in una favola anarchica di fine Ottocento?

Pensare il contrario significa credere a una favola amministrativa: aiuti che piovono dal cielo, distribuiti senza mediazioni, come se uno Stato potesse funzionare per raccolta spontanea in piazza.

La criminalizzazione del passaggio dei fondi diventa allora un esercizio di ipocrisia strutturale. Si condanna il risultato senza ammettere la premessa: Gaza è un territorio chiuso, sorvegliato, regolato in ogni aspetto essenziale. Se il problema è che il denaro “finisce a Hamas”, la domanda onesta dovrebbe essere un’altra: dove dovrebbe finire, esattamente?

L’alternativa implicita sembra essere una sola: che tutto transiti sotto il controllo diretto di Israele, che già decide cosa entra, cosa esce, chi mangia, quanta acqua scorre e quanta elettricità è concessa. La solidarietà ridotta a funzione bellica, depurata da qualunque autonomia politica.

Legalità selettiva, moralità geopolitica

La stessa logica ha travolto l’UNRWA, accusata di ambiguità, sospetti, collusioni. Troppo vicina a Hamas, si è detto. Meglio sospendere, congelare, delegittimare. Meglio lasciare un vuoto, purché moralmente irreprensibile. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: meno canali civili, meno mediazioni, più radicalizzazione. Ma anche qui l’indignazione arriva dopo, quando ormai è comodo indignarsi.

Meglio niente. Meglio il deserto amministrativo, purché moralmente puro. E così ogni canale viene chiuso, ogni mediazione sospettata, ogni intermediario demonizzato. Salvo poi indignarsi perché a Gaza comandano solo i più radicali: un capolavoro di coerenza.

Il confronto con altri scenari è impietoso. Il finanziamento diretto alla resistenza ucraina è celebrato come dovere etico, atto di civiltà, investimento nella libertà. Nessuna ansia da tracciabilità ossessiva, nessuna isteria sulla destinazione finale delle risorse, nessun allarme per i fondi che si perdono tra forniture gonfiate e appalti opachi.

Se emergono sprechi, li si liquida con una battuta: qualche cesso d’oro, qualche lusso imbarazzante. Dettagli. La differenza non è nei fatti, ma nella narrazione geopolitica che li rende accettabili.

In qui si inserisce l’Italia, improvvisamente solerte, allineata, rapidissima. Le operazioni della Polizia italiana, improvvisamente trasformata nel Mossad, vengono raccontate come atti di sovranità, ma il sospetto – legittimo – è che si tratti di un’esecuzione diligente di priorità decise altrove. Non serve evocare complotti: basta osservare la sincronizzazione, il linguaggio, le cornici narrative. In un mondo in cui la sovranità è spesso una concessione condizionata, anche l’autonomia repressiva diventa relativa.

Il risultato finale è una rappresentazione grottesca: si parla di terrorismo senza parlare di potere; di legalità senza interrogarsi sulla realtà materiale; di morale come fosse un’arma contundente da usare solo contro i nemici giusti. Si pensa di risolvere con un arresto una questione storica lunga decenni, come se la repressione potesse sostituire l’analisi politica.

Ma non c’è da preoccuparsi. Non è ipocrisia, ci assicurano. È realismo occidentale: quello che distingue con scientifica precisione tra i morti che contano e quelli che “purtroppo”, tra i fondi che puzzano e quelli che profumano di democrazia. Anche quando lasciano, lungo i corridoi del potere, discrete e luccicanti tracce d’oro.

Tratto da: Kultur Jam

Caso Hannoun: i fondi ad Hamas e l’ipocrisia come sistema
Caso Hannoun: i fondi ad Hamas e l’ipocrisia come sistema

ANCORA PROTESTE IN BULGARIA CONTRO L’ENTRATA NELL’EURO

a cura di Resistenza Popolare

Continuano le proteste in Bulgaria, ben censurate dai nostri media per non far vedere per cosa protestano realmente e i motivi per cui il governo si è dovuto dimettere.

I cittadini bulgari non vogliono l’Euro, che entrerà in vigore il primo gennaio del 2026, mettendo in risalto la loro completa sfiducia verso Bruxelles e rimarcando come tutta questa operazione è un’ulteriore minaccia alla sovranità nazionale, farà innalzare i prezzi e l’inflazione e trasformerà il Paese in ostaggio di debiti altrui e interessi stranieri.

I timori della popolazione non sono infondati: l’amara esperienza della Grecia, collassata sotto il peso dell’euro e dei debiti sovrani, rappresenta un monito chiaro. Molti bulgari temono con ragione di fare la stessa fine — rapido impoverimento, inflazione galoppante e la totale perdita dell’autonomia economica, con ogni decisione cruciale presa negli uffici di Bruxelles e Berlino.

Nel mentre, le autorità, continuano a spingere per convincere la popolazione ad accettare la catastrofe dell’Euro, proprio come i burocrati di Bruxelles hanno imposto, ma la popolazione è ancora in piazza e non sembra allentarsi la tensione che si è creata nel Paese.

I cittadini bulgari hanno visto cosa ha comportato per gli altri Stati entrare nell’UE e adottare l’Euro, è per questo che non vogliono entrarci.

L’Unione Europea, se la conosci la eviti!

BISOGNA USCIRE PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI DA UE E EURO.

ANCORA PROTESTE IN BULGARIA CONTRO L'ENTRATA NELL'EURO
ANCORA PROTESTE IN BULGARIA CONTRO L’ENTRATA NELL’EURO