a cura di La Via dell’Acqua che Scorre
Un vero Maestro non è quello con il maggior numero di allievi, ma quello che crea il maggior numero di maestri.
Morihei Ueshiba

a cura di La Via dell’Acqua che Scorre
Un vero Maestro non è quello con il maggior numero di allievi, ma quello che crea il maggior numero di maestri.
Morihei Ueshiba

a cura di Giuseppe Aiello
“Gli esseri umani hanno paura di “abbandonare” la loro mente (vecchie credenze profane, convinzioni umane), perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. Non sanno che il Vuoto non è veramente vuoto, perché è il Regno della Via Autentica.”
(Huang-po)

di Giuseppe Aiello
MONDO PSICHICO E MONDO SPIRITUALE
Satanismo non è la mera adorazione di Iblis / Satana.
Il Satanismo “divide” perchè è esso stesso duplice.
– Prima forma di satanismo: disgregazione dell’essere – “vittime”
La prima forma di satanismo è il cedere ai “sussurri” satanici, che tendono ad alimentare una tendenza dissolutoria, disgregatrice, centrifuga che opera nell’interiorità (psiche instabile, perdita del centro, dispersione delle energie, senso di abbandono ecc.), nella società (livellamento, materialismo, perdita di valori qualitativi), nella spiritualità (deviazione, sentimentalismo, irrazionalismo)
Questo “satanismo” è legato a forze che negano il principio trascendente, frammentano l’unità dell’essere, dissolvono la forma e la gerarchia, riducono la coscienza a impulsi inferiori, insomma una dinamica entropica dell’essere, un movimento verso il basso, verso la frammentazione e la perdita del centro.
La vera spiritualità è integrazione, centramento, unificazione delle componenti dell’essere, che mira a ricondurre corpo, psiche e spirito sotto un principio superiore, ottenere una “forma interiore” stabile, a rendere l’individuo “integro”, non disperso, ascendere, anziché dissolversi nel caos psichico-mondano. Ciò si contrappone all’uomo “disgregato”, “passivo”, “aperto al basso”.
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– Seconda forma di satanismo: potenza psichica – “agenti/complici” (awlliya shaytan – santi di satana)
Molti di voi potranno testimoniare il fatto che esistono individui che possiedono disciplina, mostrano autocontrollo, hanno una personalità stabile, sembrano “forti”, “centrati” o “magicamente potenti” – yogin deviati, maghi cerimoniali, psichici potenti, figure di contro-iniziazione, occultisti, oppure anche individui semplicemente dotati di una volontà eccezionale – ma questo non implica in alcun modo che siano spiritualmente realizzati.
E’ del tutto possibile avere poteri, forza, coerenza interiore senza alcuna apertura allo Spirito.
C’è una differenza radicale tra il DOMINIO PSICHICO – sottile, energetico, emotivo-volitivo, magnetico, legato a potenze naturali o “occultistiche” – e il DOMINIO SPIRITUALE
Il dominio spirituale (metafisico) è sovraindividuale, trascendente, non-formale, non-psichico, non legato alla volontà individuale, radicato nella Realtà principiale.
Molti individui possono avere una potenza psichica notevole, che appare come “forza spirituale”, ma non lo è.
Ciò in quanto la stabilità che mostrano appartiene solo ai livelli inferiori dell’essere – corporeo, vitale, psichico, energetico, volontario – e può essere ottenuta tramite esercizi psico-fisici, discipline interiori non orientate verso lo Spirito, tecniche magiche o psichiche, natura caratteriale, forte ego consolidato.
Questa unificazione non è la vera integrazione spirituale, ma una forma di coagulazione psichica, che può essere molto potente… e profondamente ingannevole.
Chi si chiude nel dominio psichico — anche con grande forza — resta comunque individuale, e quindi non può accedere al sovraindividuale, cioè al livello metafisico.
Il mondo spirituale è al di sopra dell’individualità, il mondo psichico è all’interno dell’individualità
Un essere che resta chiuso nel dominio psichico può rafforzarsi a quel livello, può acquisire poteri, può illudersi di evolversi, può apparire “superiore” agli altri, ma in realtà non fa che consolidare la sua prigionia nella manifestazione sottile.
Questo è uno degli aspetti tipici della contro-iniziazione: dare l’illusione della realizzazione spirituale mentre si resta confinati — o addirittura sprofondati — nel dominio psichico.
Questo è l’errore più pericoloso della nostra epoca, il supremo inganno: confondere il sottile con lo spirituale.

a cura di Giuseppe Aiello
Il Profeta disse:
«Verrà un tempo per le persone in cui colui che si manterrà saldo sulla sua religione sarà come colui che tiene in mano un carbone ardente.»
— Sunan al-Tirmidhi, n. 2260 (hasan)
Esprime che rimanere credenti e osservanti sarà estremamente difficile, tanto da richiedere sopportazione e forza paragonabile a trattenere qualcosa che brucia.
È spesso citato per incoraggiare la pazienza e la perseveranza nella fede quando la società si allontana dai valori religiosi.
Nel Vangelo, un padrone esce più volte durante la giornata per assumere lavoratori per la sua vigna: alcuni all’alba, altri a metà mattina, altri a mezzogiorno, altri nel pomeriggio e infine alcuni nell’ultima ora del giorno.
Alla fine della giornata, paga tutti allo stesso modo, cominciando dagli ultimi arrivati.
I primi assunti protestano perché pensano di meritare di più, avendo lavorato più a lungo. Il padrone risponde che non è ingiusto, perché a ciascuno dà quanto promesso, e sottolinea che la sua generosità gli permette di dare agli ultimi quanto ai primi.
La parabola si conclude con l’insegnamento:
«Gli ultimi saranno primi e i primi ultimi.» (cfr Matteo 20, 1-16)
Gli ultimi tempi saranno più difficili, e gli ultimi “lavoratori” (i credenti che vivono nei periodi finali o più duri) riceveranno comunque la stessa ricompensa dei primi.
Oggi anche solo riuscire a fare le pratiche basilari della propria religione, e attenersi alle norme etiche principali, può portare grandi benefici.

Videoconferenza del canale YouTube CASA DEL SOLE TV, trasmessa online in diretta live streaming il giorno 10 Dicembre 2025.
Qualunque operazione relative alle riserve auree gestite dalla Banca d’Italia non dipendono dallo Stato e forse neanche gli appartengono, hanno fatto presente dalla BCE spiegando che si tratta di politiche monetarie. La sovranità appartiene al Popolo, recita la Carta Costituzionale, evidentemente ignara dei mostri che si celano dietro angolo. Nel frattempo, Israele continua a violare ogni accordo, l’elemosiniere Zelensky conta il denaro e un repubblicano del Kentucky scrive una proposta di legge per far uscire gli USA dalla NATO. Ne parliamo con Stefano Orsi, esperto di strategia militare, Roberto Quaglia, scrittore, Valentina Ferranti, scrittrice, antropologa. In studio Jeff Hoffman.
di Joakim Andersen
Rivista Arktos
8 dicembre 2025
Joakim Andersen descrive come la nuova strategia per la sicurezza nazionale di Trump delinei una visione nazionalista e realista incentrata sulla forza americana, sul non interventismo e su una posizione critica nei confronti della direzione di civiltà dell’Europa.
La politica estera dell’amministrazione Trump può apparire irregolare e reattiva a un osservatore superficiale, ma è comunque possibile individuarne alcune caratteristiche principali. Queste caratteristiche e la strategia che le sottende sono descritte nel documento ” Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti d’America” . Si tratta di una lettura interessante per diversi motivi, non da ultimo alla luce delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa. Gli stati europei, se non vere e proprie satrapie americane, sono quantomeno fortemente influenzati dalla politica americana.
La visione del mondo che emerge nel documento è una miscela di diverse scuole geopolitiche. Vi sono chiari elementi di realismo di potenza, evidenti ad esempio nella visione dell’emisfero occidentale e degli stati con regimi illiberali, ma viene anche enfatizzata la connessione tra istituzioni liberali come il mercato e la libertà di parola, da un lato, e la sicurezza e la forza americane, dall’altro. È presente anche una certa prospettiva di classe, in particolare per quanto riguarda la connessione tra reindustrializzazione, una forte classe media e operaia, e forza e sicurezza internazionali. È degno di nota l’allontanamento dal liberalismo in generale, e in particolare dalla sua variante “woke”. L’attore fondamentale nella politica internazionale, secondo la strategia, è lo stato-nazione:
” L’unità politica fondamentale del mondo è e rimarrà lo Stato-nazione. È naturale e giusto che tutte le nazioni mettano al primo posto i propri interessi e tutelino la propria sovranità. Il mondo funziona meglio quando le nazioni danno priorità ai propri interessi. “
Si può notare che la definizione di nazione non coincide del tutto con la tradizione nazionalista europea, così come la tensione tra affermazioni come ” siamo a favore dei diritti sovrani delle nazioni ” e l’articolazione di una rinnovata Dottrina Monroe riguardante l’America Latina. In ogni caso, rappresenta una presa di posizione contraria ai progetti transnazionali e alle politiche interventiste estese (“guerre eterne”). Collegato a ciò è l’ormai esplicito disinteresse per la forma di governo che gli alleati dell’America potrebbero avere (“mantenere buoni rapporti con paesi i cui sistemi di governo e società differiscono dai nostri”). Vengono tuttavia fatte eccezioni per gli alleati storicamente liberali, come l’Europa e l’Anglosfera.
Il “realismo flessibile” descritto nel documento si basa sull’obiettivo di mantenere la superiorità americana evitando progetti costosi e impossibili come il dominio mondiale (l’egemonia nell’economia globale anziché trasformarla in un impero mondiale, per usare i termini di Wallerstein). Tra gli obiettivi figurano un’economia forte, un esercito forte, il “soft power” e un settore energetico robusto.
È interessante notare che c’è un’intuizione secondo cui una nazione forte ha bisogno anche di salute spirituale e culturale e che le ideologie woke sono viste come un’afflizione che indebolisce:
” Vogliamo il ripristino e il rinvigorimento della salute spirituale e culturale americana, senza la quale la sicurezza a lungo termine è impossibile. Vogliamo un’America che custodisca le sue glorie passate e i suoi eroi, e che guardi con ansia a una nuova età dell’oro ” .
Il documento si concentra sugli interessi fondamentali dell’America, sottolineando che elencarne troppi diventa controproducente. I principi fondamentali della strategia di sicurezza sono: Definizione mirata dell’interesse nazionale, Pace attraverso la forza, Predisposizione al non interventismo, Realismo flessibile, Primato delle nazioni, Sovranità e rispetto, Equilibrio di potere, Lavoratore filoamericano, Equità, Competenza e merito.
L’amministrazione Trump può essere in parte interpretata come una ripresa della politica americana, con una maggiore enfasi sull’interesse personale (si vedano le osservazioni sulla Groenlandia) e l’aspettativa che gli alleati si assumano una maggiore responsabilità per la propria difesa. Questo viene presentato come una ricerca di equità, ma può anche essere visto come un’espressione del relativo indebolimento dell’America sulla scena globale.
La sezione sull’Europa è per molti aspetti la più interessante. La politica europea è descritta come patologica e pericolosa sia per l’Europa che per gli Stati Uniti. Un’eccessiva regolamentazione economica ha contribuito a indebolire la crescita, la politica migratoria implica che diversi stati europei potrebbero, nel corso della nostra vita, avere una popolazione a maggioranza non europea, mentre gli eurocrati stanno attaccando la libertà di parola e i meccanismi della democrazia. Il documento descrive il rischio reale di “cancellazione della civiltà” in modo sorprendente e inquietante. L’Europa potrebbe cessare di esistere a causa delle sue attuali politiche. Al di là dei legami emotivi dell’America con l’Europa, un tale sviluppo significherebbe la perdita di forti alleati. Pertanto, si afferma:
“ Vogliamo che l’Europa resti europea, che riacquisti la sua autostima in quanto civiltà e che abbandoni la sua fallimentare attenzione al soffocamento normativo.”
Secondo il documento, gli Stati Uniti intendono svolgere un ruolo più attivo nella politica europea, anche difendendo la libertà di parola e ” coltivando la resistenza all’attuale traiettoria dell’Europa all’interno delle nazioni europee “. Come fattore positivo, si sottolinea ” la crescente influenza dei partiti patriottici europei “. Un’interpretazione cinica potrebbe essere che l’amministrazione Trump abbia valutato l’ondata patriottica come lo scenario futuro più probabile e voglia già sostenere, plasmare e allinearsi con la futura leadership europea. (Lo scenario alternativo, in cui l’ondata popolare viene invece schiacciata dagli eurocrati e dal cambiamento demografico, segna la fine dei giochi per l’Europa). Ma l’interpretazione cinica è probabilmente solo una parte del quadro.
In particolare, il documento critica apertamente il discorso della sinistra liberale, descritto come una debolezza e una malattia. Questo vale anche per l’immigrazione di massa, come afferma:
“ Nel corso della storia, le nazioni sovrane hanno proibito l’immigrazione incontrollata e concesso la cittadinanza solo raramente agli stranieri, che dovevano anche soddisfare criteri rigorosi. L’esperienza dell’Occidente negli ultimi decenni conferma questa saggezza duratura. ”
In linea con i principi del realismo flessibile e con il desiderio di evitare interventi costosi, il documento considera la guerra in Ucraina, dove l’obiettivo è la pace e il problema è inquadrato come ” funzionari europei che nutrono aspettative irrealistiche per la guerra, appollaiati su governi di minoranza instabili, molti dei quali calpestano i principi fondamentali della democrazia per reprimere l’opposizione ” .
Anche le sezioni sull’emisfero occidentale, l’Asia, il Medio Oriente e l’Africa offrono spunti su priorità e piani. La Dottrina Monroe, ancora in vigore, include, ad esempio, una minaccia non troppo velata contro il Venezuela, attraverso la seguente dichiarazione:
“ Negheremo ai concorrenti non emisferici la possibilità di posizionare forze o altre capacità minacciose, o di possedere o controllare risorse strategicamente vitali, nel nostro emisfero .”
Un altro focus importante è sulla Cina come concorrente economico e minaccia geopolitica. L’obiettivo è sia ” riequilibrare le relazioni economiche tra America e Cina, dando priorità alla reciprocità e all’equità per ripristinare l’indipendenza economica americana “, sia mantenere ” un’attenzione solida e costante alla deterrenza per prevenire la guerra nell’Indo-Pacifico “. Ci si aspetta ancora una volta che gli alleati si assumano la responsabilità del progetto, e si accenna all’importanza dell’India.
La sezione sul Medio Oriente è inaspettatamente breve e ottimistica, giustificata dalla posizione indebolita dell’Iran e dalla ridotta dipendenza degli Stati Uniti dal petrolio della regione. Per quanto riguarda sia il Medio Oriente che l’Africa, il testo afferma che i tentativi di esportare il liberalismo sono ormai terminati e che l’attenzione si concentra invece sulla cooperazione con alleati selezionati.
Nel complesso, è un documento interessante, sebbene contenga anche una discreta dose di retorica. (Non è certo, ad esempio, che i rifugiati dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh siano altrettanto positivi riguardo agli sforzi di Trump quanto lo è lui stesso.) Ciò che non viene detto è spesso altrettanto interessante di ciò che viene detto. Ad esempio, il cristianesimo è menzionato solo indirettamente (come “salute spirituale e culturale americana”). L’islamismo è menzionato una volta direttamente come minaccia terroristica in Africa, e una volta indirettamente, in relazione alla lotta contro la “radicalizzazione” in Medio Oriente. Anche i pochi riferimenti a Israele possono essere interpretati in modi diversi da lettori diversi. Il diritto internazionale è piuttosto assente dal documento, e si potrebbero anche notare contraddizioni latenti tra l’enfasi sulla libertà di parola e la preoccupazione per le “campagne di influenza”, così come nella visione della natura della nazione americana.
Per quanto riguarda la situazione europea, il documento è ampiamente positivo. L’offensiva eurocratica contro i meccanismi della democrazia, non solo la libertà di parola, e il continuo ricambio demografico sono descritti esplicitamente come problemi contro cui l’amministrazione Trump agirà. Ciò potrebbe comportare un sostegno concreto ai popoli europei e ai loro rappresentanti. Anche senza tale sostegno, rappresenta un cambiamento nella finestra di Overton e offre alle élite nazionali l’opportunità di connettersi con la retorica americana. Ciò non significa che gli interessi americani ed europei diventino necessariamente identici, o che si debba adottare una posizione acritica nei confronti di Trump (si confronti la Groenlandia e la Siria), ma significa che le condizioni per la politica europea stanno migliorando.
Tratto da: Arktos.com

di Christian Lenzini
La Secolarizzazione della Chiesa non è iniziata con un atto di apostasia, ma con una sostituzione.
Si è progressivamente abbandonata la scandalosa specificità della Croce – simbolo di sacrificio, redenzione e limite invalicabile – per abbracciare un vago ethos empatico e mondano.
Lo slogan “Dio è amore”, svuotato del suo contesto teologico e della sua drammatica esigenza, è stato ridotto a una garanzia di accettazione incondizionata, a una complicità emotiva.
Il risultato è stato la diffusione di un presupposto devastante: che l’amore divino legittimi ogni scelta, dissolvendo il concetto stesso di responsabilità e di limite oggettivo.
In nome di questo fraintendimento, si è edificata una pastorale che somiglia più a una psicologia di supporto che a un percorso di salvezza.
Si è scambiata la ricerca della santità con la ricerca del benessere, la tensione verso l’assoluto con l’adattamento al relativo.
Questa mutazione ha prodotto, nel gregge e quindi nella società, una pericolosa immaturità: l’idea che la vita possa essere condotta senza doveri superiori, senza croci da abbracciare, senza un giudizio da temere.
I valori sono stati sostituiti dal vuoto del “tutto è permesso”, vestito a festa da un amore senza volto e senza prezzo, senza anima.
La Croce è scomoda, è un segno di contraddizione.
L’empatia mondana, al contrario, ambisce a essere rassicurante e accomodante, ma una Chiesa che rassicura e accomoda, anziché convertire e salvare, non sta diffondendo il Vangelo.
Sta semplicemente firmando la propria irrilevanza, scambiando il tesoro della Tradizione per un piatto di lenticchie dell’applauso contemporaneo.

a cura di Zenit
10 Dicembre 2025
Il Presidente degli Stati Uniti – Trump – ha ratificato il «Taiwan Assurance Implementation Act», il quale prevede che il Dipartimento di Stato riveda e aggiorni le linee guida che regolano le interazioni ufficiali tra Washington e Taipei.
La nuova legge è un emendamento al «Taiwan Assurance Act» del 2020 e prevede una revisione delle linee guida che disciplinano le relazioni tra i due Stati non meno di una volta ogni cinque anni.
Si tratta di un ulteriore avvicinamento tra gli Stati Uniti e Taiwan, nel solco dell’«ambiguità strategica» portata avanti dalla Casa Bianca.
Washington infatti riconosce formalmente la «One China Policy», ovvero la sovranità della Repubblica Popolare Cinese sull’isola di Formosa, ma allo stesso tempo si è sempre opposta alla riunificazione tra Pechino e Taipei e soprattutto – con il «Taiwan Relations Act» – si è impegnata a garantire la difesa dell’Isola in caso di attacco.
Come abbiamo spiegato nel nostro articolo «La Politica Estera degli Stati Uniti con Trump», «L’isola di Formosa costituisce infatti un avamposto dell’Occidente, una portaerei terrestre perennemente ancorata di fronte alla costa che impedisce al Dragone l’accesso diretto all’Oceano Pacifico».
«La Casa Bianca è consapevole che il contenimento aggressivo della Cina deve partire proprio da Taiwan».
Leggi «La Politica Estera degli Stati Uniti con Trump»:
https://www.redazionezenit.it/…/la-politica-estera…/

di Francesco Centineo

Colà semplici, assoluti, immutabili, stanno celati i misteri della Divinità, in Tenebra che ogni luce trascende, Tenebra di silenzio arcano; Tenebra che, per luce di trascendenza, in luogo tutto oscuro, folgora ciò che ogni evidenza trascende; Tenebra dove senso assolutamente non tocca, occhio assolutamente non vede; Tenebra che, in sua trascendenza, le menti, fatte prive di pupille, riempie di fulgori ogni bellezza trascendenti.
Dionigi l’Aereopagita
Dio può essere concepito dal nostro intelletto razionale, logico e pratico, nella Sua totale trascendenza, solo attraverso la negazione di una negazione. Dio è «In-finito», ciò significa che non può avere «limiti». Se vogliamo mantenere il senso «ontologico» di tale affermazione, dobbiamo essere coerenti.
Nel momento in cui noi affermiamo, per esempio, che Dio è «1», cosa che in un certo senso è «vera», implichiamo per conseguenza l’esistenza dI qualcosa che è al di fuori di quell’«1», poiché ci riteniamo altro rispetto a quell’Uno.
Noi ci consideriamo molti, poiché viviamo in un mondo fatto di una moltitudine di corpi e sappiamo invece che Dio è 1. Dio è «Uno» ma ha molti figli. Questa affermazione da un punto di vista matematico è coerente. Dall’1 procede e si produce ogni cifra numerica. L’1 contiene in sé, in «potenza», ogni cifra numerica successiva e che si ottiene sempre aggiungendo un’unità alla precedente unità. 1+1 = 2+1 = 3+1 = 4 ecc., ecc.
Dall’Unità ogni molteplicità viene generata, ma l’Unità, come notiamo, contiene in sé ogni molteplicità ed è per tal ragione quantificabile. La quantità è condizione numerica così come è condizione spaziale e temporale. La quantità è, in un certo qual senso, condizione a cui è sottomessa ogni entità, qualsiasi essa sia anche fosse l’Universo intero: la quantità indefinita di tutti gli «stati dell’Essere», i 10.000 esseri della tradizione cinese, ovvero, tutti i mondi di cui si compone l’«Universo».
Ma se l’Universo è «Uno», poiché contiene in Sè ogni molteplicità, Colui che ha creato l’Universo, deve trascendere quell’«Unità», ed essendo chiaro che nessuna quantità può trascendere la quantità, noi dobbiamo considerare un segno che espressamente neghi ogni quantità.
Lo «Zero», l’unico segno che nega ogni quantità, ogni proprietà geometrica, ogni localizzazione spaziale e temporale, rappresenta per esplicita conseguenza l’unico segno che è simbolicamente trascendente e puramente libero da ogni condizione, da un punto di vista logico, matematico e geometrico.
Lo 0 non può essere identificato all’interno di nessuna figura geometrica. Quando noi su di un foglio segniamo il «punto di partenza», quel punto simboleggia l’unità. Da quell’unità si produrrà ogni linea che noi andremo a tracciare sul foglio. Pensiamo al cerchio: immaginiamo di segnare un punto su di un foglio bianco.
Quel punto è infinitesimale, un puro nulla, ed è libero, totalmente indipendente da ogni condizione, eppure se noi puntiamo il compasso su quel punto, possiamo tracciare una circonferenza, e cioè, possiamo circoscrivere uno spazio, delimitarlo e determinarlo. Una volta che abbiamo tracciato la circonferenza potremmo segnare una quantità indefinita di raggi che vadano a delimitare gli spazi posti tra il centro e la circonferenza.
Potremmo segnare quanti raggi e diametri vorremo, dividendo il cerchio in parti uguali e sempre più piccole. Potremmo anche segnare dei cerchi concentrici all’interno del cerchio e proseguire a segnare sempre più cerchi e ancora più cerchi continuando perpetuamente all’interno della nostra mente per un tempo indefinito ripetendo e ripetendo ancora tale operazione. Potremmo, sempre partendo da quel centro, disegnare sia su di un foglio che all’interno della nostra mente una moltitudine di figure geometriche differenti.
Tutti questi segni, tutte queste figure, saranno sempre e comunque dipendenti da quel punto centrale. Il punto centrale rimarrà indipendente dalla molteplicità indefinita delle figure sviluppate, ma, comunque sia, rimarrà il principio della quantità prodotta o segnata e, perciò, sarà sempre e comunque un punto di partenza, ovvero, parte anche se principiale della creazione. L’Uno è la Creatura, L’Universo nella sua principiale e primordiale Unità. Il Creatore, invece, trascende la Creatura e di conseguenza l’Unità stessa.
Questa possibilità il sanscrito la esprime chiaramente concependo da sempre il segno dello Zero metafisico. Dal punto di vista matematico, lo 0 rappresenta, come già precedentemente dicevamo, l’assenza della quantità, e perciò, dal punto di vista metafisico, tale segno simboleggia la pura qualità del Supremo, il quale essendo puro Spirito, è libero da ogni condizione, numerica, spaziale e temporale, ovvero, da ogni condizione quantificabile e qualificabile, in un sol termine «misurabile» dal nostro intelletto pratico o razionale.
Per esprimere questo concetto gli indorai hanno concepito l’idea della Non-dualità, poiché se l’Unità contiene in sé ogni molteplicità solo la Non-dualità può trascendere l’Unità.
Lo 0 metafisico non è il nulla, non è assenza, ma è, al contrario, Presenza Assoluta, pura trascendenza. Oltre all’Atto Universale, a ciò che è manifesto nell’atto perpetuo della creazione, vi è la Potenza Universale, ciò che è non-manifesto, ovvero, che Dio non manifesta di Sé, poiché rimane libera da ogni condizione come pura e semplice possibilità inespressa ma non per questo non possibile poiché non vi è nulla che sia «impossibile» per l’onniscienza di Dio.
Possiamo asserire, insomma, che sia lo Zero che l’Uno sono i due aspetti differenti e principali di cui si compone il Tutto Universale e che in un certo senso lo Zero è superiore all’Uno. Ciò non toglie che non si può considerare uno solo di questi due aspetti se si vuole concepire intellettualmente il Supremo nella sua totale ed assoluta infinità
Nel saggio gli Gli Stati Molteplici dell’Essere, Guénon spiegava:
«Se si definisce l’Essere in senso universale, come il principio della manifestazione, e nel medesimo tempo come ciò che di per se stesso comprende l’insieme di tutte le possibilità di manifestazione, dobbiamo dire che l’Essere non è infinito poiché non coincide con la Possibilità totale; e questo tanto più in quanto l’Essere, quale principio della manifestazione, comprende si tutte le possibilità di manifestazione ma soltanto in quanto esse si manifestano. Al di fuori dell’Essere vi è dunque tutto il resto, cioè tutte le possibilità di non-manifestazione, e inoltre le possibilità di manifestazione allo stato non manifestato; l’Essere stesso vi si trova incluso, poiché non potendo appartenere alla manifestazione, in quanto ne è il principio, è esso stesso non manifestato. Per designare ciò che è pertanto al di fuori e al di là dell’Essere, siamo costretti, in mancanza di ogni altro termine, a chiamarlo Non-Essere […]» poiché le «idee più universali, essendo le più indeterminate, si possono esprimere, nella misura in cui sono esprimibili, soltanto per mezzo di termini che sono di forma negativa come abbiamo visto a proposito dell’Infinito. Aggiungiamo inoltre che il Non-Essere, nel senso indicato, è più che l’Essere, se si vuole superiore all’Essere se con ciò si intende che quanto esso comprende è al di là dell’estensione dell’Essere e contiene in principio l’Essere stesso. Tuttavia nel momento in cui si contrappone il Non-Essere all’Essere, o anche semplicemente li si distingue, né l’uno né l’altro è più infinito, perché da tale punto di vista, essi si limitano reciprocamente in certo qual modo; l’infinità appartiene soltanto all’insieme dell’Essere e del Non-Essere, poiché questo insieme coincide con la Possibilità Universale.»
All’inizio dell’articolo abbiamo utilizzato volontariamente i termini Creatura e Creatore, contrapponendoli. In un certo qual senso noi possiamo opporre questi due termini e possiamo certamente affermare che vi è alterità tra Creatore e Creatura, ma altrettanto è pur vero che tra Dio e l’Universo vi è somiglianza. La creazione, l’atto di manifestazione dell’Essere nella sua completezza, intesa come concezione complessiva, simultanea, «sintetica» dell’Universo, è una imago mundi quasi perfetta del Creatore poiché ne è il riflesso.
Il corpo universale (la Catena dei Mondi) possiamo considerarlo come l’immagine di Dio. Per comprendere bene la relazione asimmetrica che intercorre tra Dio e l’Universo ci riferiamo al Gruppo Kevala, che si occupa di curare le edizioni italiane dei testi sacri indù. Nell’introduzione alla Mundaka Upanisad questi bravissimi intellettuali spiegano:
«La conoscenza suprema riguarda l’Essere in quanto è e non diviene, cioè ha per oggetto la realtà ultima […] il fondamento metafisico della totalità attuale e potenziale e della stessa possibilità, la costante a cui riferire ogni variabile. Quello “da cui tutto promana e in cui tutto si riassorbe” restando Esso stesso eternamente autoidentico: il Bhrahman. La conoscenza inferiore si fonda sul determinismo karmico espresso dal rapporto di causa-effetto: agendo sul piano effettuale porta ad attingere le cause fino a pervenire alla Causa prima, l’Essere il Bhrahman nel suo aspetto qualificato da attributi (saguna), l’Unità-con-secondo, deve l’uno è l’essere nel suo aspetto di determinazione universale e il secondo è la totalità dell’esistenza, cioè la manifestazione nella sua integralità formale e non-formale. Tuttavia […] Anche lo stesso Essere universale, il Bhrahman non-supremo (aparabrahma) emergendo come prima determinazione e riassorbendosi in seno al Bhrahman supremo (parabrahma), deve considerarsi non-reale rispetto a Quello», che «quale Causa incausata», è il sostrato sia dell’effetto universo sia della causa-Essere qualificato sia, altresì, della stessa maya quale infinita possibilità di qualificazione.»
Nei suoi studi su La Tenebra Divina, Ananada Coomaraswamy ha documentato che il segno dello 0 metafisico è strettamente connesso al radicale sanscrito «Kha, cfr, il greco χάος» che «significa in genere «cavità»; e nel Rg Veda in particolare «il foro del mozzo di una ruota attraverso cui passa l’asse» (Monsieur-Williams). A.N. Singh ha dimostrato in modo conclusivo che nell’uso matematico indiano, corrente nei primi secoli dell’era cristiana; kha significa «zero»; Suryadeva, commentando Arjabhata, dice che «i kha si riferiscono ai vuoti […] sicché khadvinavake significa i 18 posti denotati dagli zeri». Tra le altre parole che denotano lo zero ci sono sunya […] e purna. Ci colpisce immediatamente il fatto che le parole sunya, «vuoto», e purna, «pieno», abbiano un referente comune; ciò implica infatti che tutti i numeri sono virtualmente o potenzialmente in ciò che è senza numero ; se lo esprimiamo con un’equazione, 0 = x – x, appare evidente che lo 0 sta al numero come la possibilità sta all’attualità.»
L’Infinito, Dio, non può essere compreso, se non attraverso la negazione di una negazione, ovvero, la negazione dell’«io», del soggetto distinto dall’oggetto (mondo); e cioè: la negazione tanto di noi stessi, quanto dell’Universo; di tutto ciò che ci appare, che sembra esistere (essere-al-di-fuori di Dio), poiché il «Tutto Universale», la «Possibilità Universale» risiede ab eterno ed all’interno di quel Principio che non ha mai smesso di «essere» ciò che è, ovvero, quel «Zero metafisico» che è la Causa incausata di ogni causa efficiente, e perciò di ogni manifestazione, anche del principio della manifestazione stessa, ovvero, di quel punto di partenza che è l’«Uno metafisico», il Bhrahman (saguna), l’Unità-con-secondo.
Francesco Centineo
a cura di Simone Parolà
10 Dicembre 2025
LA CONFESSIONE DI PUTIN SCUOTE IL MONDO: “MI SONO RESO CONTO TROPPO TARDI CHE IL CONFLITTO CON L’OCCIDENTE NON È MAI STATO IDEOLOGICO”
RESET DELL’ORDINE MONDIALE: PUTIN RIVELA IL VERO VOLTO DELL’OCCIDENTE — “NON È MAI STATA IDEOLOGIA, SOLO MERO INTERESSE”
I. La maschera cade: Putin rompe la menzogna occidentale
In una dichiarazione che suona più come una confessione storica redatta nella sala operativa della strategia globale e più come un’intervista , il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato pubblicamente ciò che gli analisti sospettavano da tempo ma che i leader avevano timore di ammettere: il conflitto tra Russia e Occidente non è mai stato una questione di ideologia, ma sempre di dominio, interessi e controllo.
“Pensavo che le contraddizioni con l’Occidente fossero principalmente ideologiche”, afferma Putin nell’intervista al giornalista russo Pavlo Zarubin il 14 luglio 2025.
“All’epoca sembrava logico: l’inerzia della Guerra Fredda, diverse visioni del mondo, dei valori, dell’organizzazione della società”.
Ma l’ex stratega del KGB non si abbandona più al gioco delle illusioni. Dopo decenni di sabotaggio geopolitico mascherato da diplomazia, Putin ha dichiarato che la facciata ideologica è finita: l’Occidente non finge più di essere morale.
Anche quando l’ideologia è scomparsa, quando l’Unione Sovietica ha cessato di esistere, la stessa, quasi ordinaria deviazione dagli interessi della Russia è continuata. E non per via delle idee, ma per la ricerca di vantaggi: geopolitici, economici, strategici.
Il nemico, nelle sue parole, non è il liberalismo. Il nemico è l’appetito grezzo e imperiale, mascherato da valori, ma messo a tacere, tenuto nascosto.
II. Imperi freddi, calcoli ancora più freddi: l’ossessione dell’Occidente per il contenimento russo
Questa affermazione non è solo riflessiva: è un’autopsia dell’ipocrisia globale . Dalla caduta dell’URSS, alla Russia erano state promesse pace, integrazione e rispetto reciproco , ma ciò che ha ricevuto è stata l’espansione della NATO, l’accerchiamento economico, le rivoluzioni colorate e la guerra dell’informazione ai suoi confini e all’interno delle sue reti .
“Mi è diventato chiaro che l’ideologia può giocare un ruolo secondario, ma fondamentalmente è tutta una questione di interessi. Sono il fondamento, è ciò che determina tutto il resto.”
La chiarezza è letale. Distrugge 30 anni di cortesi bugie e di pulsanti di reset. Putin, l’uomo che l’Occidente ha cercato di inquadrare come l’ultima reliquia della Guerra Fredda, ora appare come il primo realista del mondo post-ideologico.
Non si tratta di comunismo contro capitalismo.
Non si tratta di democrazia contro autoritarismo.
La questione è chi controlla i corridoi del potere e chi si rifiuta di sottomettersi.
IV. Interesse prima dell’ideologia: la nuova equazione globale
Con le maschere ideologiche bruciate e la diplomazia morale smascherata come copertura per giochi di potere , la geopolitica è tornata alla sua forma grezza . Il campo di battaglia ora è plasmato da:
Risorse, alleanze, controllo territoriale
Intelligenza artificiale, reti energetiche, sicurezza alimentare
Indipendenza strategica dal ricatto globalista
Questo è il mondo descritto da Putin: non l’utopia della cooperazione internazionale, ma la giungla in cui sopravvive solo chi è armato.
“I cambiamenti stanno avvenendo rapidamente e i paesi stanno sempre più costruendo posizioni basate sulla forza: politica, economica, tecnologica.”
Questo è il nuovo codice: adattarsi o crollare, mostrare i denti o essere divorati.
V. L’ultima riga: chi gioca ancora per le illusioni?
Le parole di Putin non sono un invito alla diplomazia , sono una dichiarazione di realtà. Non cerca più l’approvazione di Bruxelles o Washington. Si rivolge direttamente a un mondo multipolare che sta risorgendo dalle rovine dell’arroganza della NATO e dell’impotenza dell’ONU .
“Non c’è stata alcuna eco, nessun tentativo di considerare seriamente la posizione russa.”
Non si tratta più solo della Russia: riguarda ogni nazione che è stata derisa, indebolita, corrotta, minacciata o bombardata in nome della “libertà” . Riguarda una nuova maggioranza globale stanca di prendere ordini da imperi in bancarotta sotto mentite spoglie morali .
E ora la domanda che assilla ogni ministero degli esteri del pianeta:
Se Putin non crede più nell’ideologia occidentale, chi altro toglierà la maschera per primo?
VERDETTO FINALE: L’ERA DELLE MASCHERE È FINITA
Putin ha dichiarato morta la guerra ideologica e rinata la politica di potenza. La sua trasformazione da diplomatico fuorviato a freddo realista non è una ritirata, ma una ricarica. Il suo messaggio non è nostalgico, è rivoluzionario. E non giunge come un sussurro, ma come un colpo di pistola strategico all’architettura dell’attuale ordine globale.
Il 14 luglio 2025 potrebbe non passare alla storia per una battaglia o un trattato, ma per qualcosa di molto più pericoloso:
Il giorno in cui uno dei leader più potenti del mondo ha ammesso che la pace globale non è mai stata il piano.
