LA TENEBRA DIVINA: SIMBOLOGIA DELLO ZERO E DELL’UNO

di Francesco Centineo

Colà semplici, assoluti, immutabili, stanno celati i misteri della Divinità, in Tenebra che ogni luce trascende, Tenebra di silenzio arcano; Tenebra che, per luce di trascendenza, in luogo tutto oscuro, folgora ciò che ogni evidenza trascende; Tenebra dove senso assolutamente non tocca, occhio assolutamente non vede; Tenebra che, in sua trascendenza, le menti, fatte prive di pupille, riempie di fulgori ogni bellezza trascendenti.

Dionigi l’Aereopagita

Dio può essere concepito dal nostro intelletto razionale, logico e pratico, nella Sua totale trascendenza, solo attraverso la negazione di una negazione. Dio è «In-finito», ciò significa che non può avere «limiti». Se vogliamo mantenere il senso «ontologico» di tale affermazione, dobbiamo essere coerenti. 

Nel momento in cui noi affermiamo, per esempio, che Dio è «1», cosa che in un certo senso è «vera», implichiamo per conseguenza l’esistenza dI qualcosa che è al di fuori di quell’«1», poiché ci riteniamo altro rispetto a quell’Uno. 

Noi ci consideriamo molti, poiché viviamo in un mondo fatto di una moltitudine di corpi e sappiamo invece che Dio è 1. Dio è «Uno» ma ha molti figli. Questa affermazione da un punto di vista matematico è coerente. Dall’1 procede e si produce ogni cifra numerica. L’1 contiene in sé, in «potenza», ogni cifra numerica successiva e che si ottiene sempre aggiungendo un’unità alla precedente unità. 1+1 = 2+1 = 3+1 = 4 ecc., ecc. 

Dall’Unità ogni molteplicità viene generata, ma l’Unità, come notiamo, contiene in sé ogni molteplicità ed è per tal ragione quantificabile. La quantità è condizione numerica così come è condizione spaziale e temporale. La quantità è, in un certo qual senso, condizione a cui è sottomessa ogni entità, qualsiasi essa sia anche fosse l’Universo intero: la quantità indefinita di tutti gli «stati dell’Essere», i 10.000 esseri della tradizione cinese, ovvero, tutti i mondi di cui si compone l’«Universo». 

Ma se l’Universo è «Uno», poiché contiene in Sè ogni molteplicità, Colui che ha creato l’Universo, deve trascendere quell’«Unità», ed essendo chiaro che nessuna quantità può trascendere la quantità, noi dobbiamo considerare un segno che espressamente neghi ogni quantità.

Lo «Zero», l’unico segno che nega ogni quantità, ogni proprietà geometrica, ogni localizzazione spaziale e temporale, rappresenta per esplicita conseguenza l’unico segno che è simbolicamente trascendente e puramente libero da ogni condizione, da un punto di vista logico, matematico e geometrico.

Lo 0 non può essere identificato all’interno di nessuna figura geometrica. Quando noi su di un foglio segniamo il «punto di partenza», quel punto simboleggia l’unità. Da quell’unità si produrrà ogni linea che noi andremo a tracciare sul foglio. Pensiamo al cerchio: immaginiamo di segnare un punto su di un foglio bianco. 

Quel punto è infinitesimale, un puro nulla, ed è libero, totalmente indipendente da ogni condizione, eppure se noi puntiamo il compasso su quel punto, possiamo tracciare una circonferenza, e cioè, possiamo circoscrivere uno spazio, delimitarlo e determinarlo. Una volta che abbiamo tracciato la circonferenza potremmo segnare una quantità indefinita di raggi che vadano a delimitare gli spazi posti tra il centro e la circonferenza. 

Potremmo segnare quanti raggi e diametri vorremo, dividendo il cerchio in parti uguali e sempre più piccole. Potremmo anche segnare dei cerchi concentrici all’interno del cerchio e proseguire a segnare sempre più cerchi e ancora più cerchi continuando perpetuamente all’interno della nostra mente per un tempo indefinito ripetendo e ripetendo ancora tale operazione. Potremmo, sempre partendo da quel centro, disegnare sia su di un foglio che all’interno della nostra mente una moltitudine di figure geometriche differenti. 

Tutti questi segni, tutte queste figure, saranno sempre e comunque dipendenti da quel punto centrale. Il punto centrale rimarrà indipendente dalla molteplicità indefinita delle figure sviluppate, ma, comunque sia, rimarrà il principio della quantità prodotta o segnata e, perciò, sarà sempre e comunque un punto di partenza, ovvero, parte anche se principiale della creazione. L’Uno è la Creatura, L’Universo nella sua principiale e primordiale Unità. Il Creatore, invece, trascende la Creatura e di conseguenza l’Unità stessa. 

Questa possibilità il sanscrito la esprime chiaramente concependo da sempre il segno dello Zero metafisico. Dal punto di vista matematico, lo 0 rappresenta, come già precedentemente dicevamo, l’assenza della quantità, e perciò, dal punto di vista metafisico, tale segno simboleggia la pura qualità del Supremo, il quale essendo puro Spirito, è libero da ogni condizione, numerica, spaziale e temporale, ovvero, da ogni condizione quantificabile e qualificabile, in un sol termine «misurabile» dal nostro intelletto pratico o razionale. 

Per esprimere questo concetto gli indorai hanno concepito l’idea della Non-dualità, poiché se l’Unità contiene in sé ogni molteplicità solo la Non-dualità può trascendere l’Unità. 

Lo 0 metafisico non è il nulla, non è assenza, ma è, al contrario, Presenza Assoluta, pura trascendenza. Oltre all’Atto Universale, a ciò che è manifesto nell’atto perpetuo della creazione, vi è la Potenza Universale, ciò che è non-manifesto, ovvero, che Dio non manifesta di Sé, poiché rimane libera da ogni condizione come pura e semplice possibilità inespressa ma non per questo non possibile poiché non vi è nulla che sia «impossibile» per l’onniscienza di Dio. 

Possiamo asserire, insomma, che sia lo Zero che l’Uno sono i due aspetti differenti e principali di cui si compone il Tutto Universale e che in un certo senso lo Zero è superiore all’Uno. Ciò non toglie che non si può considerare uno solo di questi due aspetti se si vuole concepire intellettualmente il Supremo nella sua totale ed assoluta infinità

Nel saggio gli Gli Stati Molteplici dell’Essere, Guénon spiegava:

«Se si definisce l’Essere in senso universale, come il principio della manifestazione, e nel medesimo tempo come ciò che di per se stesso comprende l’insieme di tutte le possibilità di manifestazione, dobbiamo dire che l’Essere non è infinito poiché non coincide con la Possibilità totale; e questo tanto più in quanto l’Essere, quale principio della manifestazione, comprende si tutte le possibilità di manifestazione ma soltanto in quanto esse si manifestano. Al di fuori dell’Essere vi è dunque tutto il resto, cioè tutte le possibilità di non-manifestazione, e inoltre le possibilità di manifestazione allo stato non manifestato; l’Essere stesso vi si trova incluso, poiché non potendo appartenere alla manifestazione, in quanto ne è il principio, è esso stesso non manifestato. Per designare ciò che è pertanto al di fuori e al di là dell’Essere, siamo costretti, in mancanza di ogni altro termine, a chiamarlo Non-Essere […]» poiché le «idee più universali, essendo le più indeterminate, si possono esprimere, nella misura in cui sono esprimibili, soltanto per mezzo di termini che sono di forma negativa come abbiamo visto a proposito dell’Infinito. Aggiungiamo inoltre che il Non-Essere, nel senso indicato, è più che l’Essere, se si vuole superiore all’Essere se con ciò si intende che quanto esso comprende è al di là dell’estensione dell’Essere e contiene in principio l’Essere stesso. Tuttavia nel momento in cui si contrappone il Non-Essere all’Essere, o anche semplicemente li si distingue, né l’uno né l’altro è più infinito, perché da tale punto di vista, essi si limitano reciprocamente in certo qual modo; l’infinità appartiene soltanto all’insieme dell’Essere e del Non-Essere, poiché questo insieme coincide con la Possibilità Universale.»

All’inizio dell’articolo abbiamo utilizzato volontariamente i termini Creatura e Creatore, contrapponendoli. In un certo qual senso noi possiamo opporre questi due termini e possiamo certamente affermare che vi è alterità tra Creatore e Creatura, ma altrettanto è pur vero che tra Dio e l’Universo vi è somiglianza. La creazione, l’atto di manifestazione dell’Essere nella sua completezza, intesa come concezione complessiva, simultanea, «sintetica» dell’Universo, è una imago mundi quasi perfetta del Creatore poiché ne è il riflesso. 

Il corpo universale (la Catena dei Mondi) possiamo considerarlo come l’immagine di Dio. Per comprendere bene la relazione asimmetrica che intercorre tra Dio e l’Universo ci riferiamo al Gruppo Kevala, che si occupa di curare le edizioni italiane dei testi sacri indù. Nell’introduzione alla Mundaka Upanisad questi bravissimi intellettuali spiegano:

«La conoscenza suprema riguarda l’Essere in quanto è e non diviene, cioè ha per oggetto la realtà ultima […] il fondamento metafisico della totalità attuale e potenziale e della stessa possibilità, la costante a cui riferire ogni variabile. Quello “da cui tutto promana e in cui tutto si riassorbe” restando Esso stesso eternamente autoidentico: il Bhrahman. La conoscenza inferiore si fonda sul determinismo karmico espresso dal rapporto di causa-effetto: agendo sul piano effettuale porta ad attingere le cause fino a pervenire alla Causa prima, l’Essere il Bhrahman nel suo aspetto qualificato da attributi (saguna), l’Unità-con-secondo, deve l’uno è l’essere nel suo aspetto di determinazione universale e il secondo è la totalità dell’esistenza, cioè la manifestazione nella sua integralità formale e non-formale. Tuttavia […] Anche lo stesso  Essere universale, il Bhrahman non-supremo (aparabrahma) emergendo come prima determinazione e riassorbendosi in seno al Bhrahman supremo (parabrahma), deve considerarsi non-reale rispetto a Quello», che «quale Causa incausata», è il sostrato sia dell’effetto universo sia della causa-Essere qualificato sia, altresì, della stessa maya quale infinita possibilità di qualificazione.»

Nei suoi studi su La Tenebra Divina, Ananada Coomaraswamy ha documentato che il segno dello 0 metafisico è strettamente connesso al radicale sanscrito «Kha, cfr, il greco χάος» che «significa in genere «cavità»; e nel Rg Veda in particolare «il foro del mozzo di una ruota attraverso cui passa l’asse» (Monsieur-Williams). A.N. Singh ha dimostrato in modo conclusivo che nell’uso matematico indiano, corrente nei primi secoli dell’era cristiana; kha significa «zero»; Suryadeva, commentando Arjabhata, dice che «i kha si riferiscono ai vuoti […] sicché khadvinavake significa i 18 posti denotati dagli zeri». Tra le altre parole che denotano lo zero ci sono sunya […] e purna. Ci colpisce immediatamente il fatto che le parole sunya, «vuoto», e purna, «pieno», abbiano un referente comune; ciò implica infatti che tutti i numeri sono virtualmente o potenzialmente in ciò che è senza numero ; se lo esprimiamo con un’equazione, 0 = x – x, appare evidente che lo 0 sta al numero come la possibilità sta all’attualità.»

L’Infinito, Dio, non può essere compreso, se non attraverso la negazione di una negazione, ovvero, la negazione dell’«io», del soggetto distinto dall’oggetto (mondo); e cioè: la negazione tanto di noi stessi, quanto dell’Universo; di tutto ciò che ci appare, che sembra esistere (essere-al-di-fuori di Dio), poiché il «Tutto Universale», la «Possibilità Universale» risiede ab eterno ed all’interno di quel Principio che non ha mai smesso di «essere» ciò che è, ovvero, quel «Zero metafisico» che è la Causa incausata di ogni causa efficiente, e perciò di ogni manifestazione, anche del principio della manifestazione stessa, ovvero, di quel punto di partenza che è l’«Uno metafisico», il Bhrahman (saguna), l’Unità-con-secondo.

Francesco Centineo

LA CONFESSIONE DI PUTIN

a cura di Simone Parolà

10 Dicembre 2025

LA CONFESSIONE DI PUTIN SCUOTE IL MONDO: “MI SONO RESO CONTO TROPPO TARDI CHE IL CONFLITTO CON L’OCCIDENTE NON È MAI STATO IDEOLOGICO”

RESET DELL’ORDINE MONDIALE: PUTIN RIVELA IL VERO VOLTO DELL’OCCIDENTE — “NON È MAI STATA IDEOLOGIA, SOLO MERO INTERESSE”

I. La maschera cade: Putin rompe la menzogna occidentale

In una dichiarazione che suona più come una confessione storica redatta nella sala operativa della strategia globale e più come un’intervista , il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato pubblicamente ciò che gli analisti sospettavano da tempo ma che i leader avevano timore di ammettere: il conflitto tra Russia e Occidente non è mai stato una questione di ideologia, ma sempre di dominio, interessi e controllo.

“Pensavo che le contraddizioni con l’Occidente fossero principalmente ideologiche”, afferma Putin nell’intervista al giornalista russo Pavlo Zarubin il 14 luglio 2025.

“All’epoca sembrava logico: l’inerzia della Guerra Fredda, diverse visioni del mondo, dei valori, dell’organizzazione della società”.

Ma l’ex stratega del KGB non si abbandona più al gioco delle illusioni. Dopo decenni di sabotaggio geopolitico mascherato da diplomazia, Putin ha dichiarato che la facciata ideologica è finita: l’Occidente non finge più di essere morale.

Anche quando l’ideologia è scomparsa, quando l’Unione Sovietica ha cessato di esistere, la stessa, quasi ordinaria deviazione dagli interessi della Russia è continuata. E non per via delle idee, ma per la ricerca di vantaggi: geopolitici, economici, strategici.

Il nemico, nelle sue parole, non è il liberalismo. Il nemico è l’appetito grezzo e imperiale, mascherato da valori, ma messo a tacere, tenuto nascosto.

II. Imperi freddi, calcoli ancora più freddi: l’ossessione dell’Occidente per il contenimento russo

Questa affermazione non è solo riflessiva: è un’autopsia dell’ipocrisia globale . Dalla caduta dell’URSS, alla Russia erano state promesse pace, integrazione e rispetto reciproco , ma ciò che ha ricevuto è stata l’espansione della NATO, l’accerchiamento economico, le rivoluzioni colorate e la guerra dell’informazione ai suoi confini e all’interno delle sue reti .

“Mi è diventato chiaro che l’ideologia può giocare un ruolo secondario, ma fondamentalmente è tutta una questione di interessi. Sono il fondamento, è ciò che determina tutto il resto.”

La chiarezza è letale. Distrugge 30 anni di cortesi bugie e di pulsanti di reset. Putin, l’uomo che l’Occidente ha cercato di inquadrare come l’ultima reliquia della Guerra Fredda, ora appare come il primo realista del mondo post-ideologico.

Non si tratta di comunismo contro capitalismo.

Non si tratta di democrazia contro autoritarismo.

La questione è chi controlla i corridoi del potere e chi si rifiuta di sottomettersi.

IV. Interesse prima dell’ideologia: la nuova equazione globale

Con le maschere ideologiche bruciate e la diplomazia morale smascherata come copertura per giochi di potere , la geopolitica è tornata alla sua forma grezza . Il campo di battaglia ora è plasmato da:

Risorse, alleanze, controllo territoriale

Intelligenza artificiale, reti energetiche, sicurezza alimentare

Indipendenza strategica dal ricatto globalista

Questo è il mondo descritto da Putin: non l’utopia della cooperazione internazionale, ma la giungla in cui sopravvive solo chi è armato.

“I cambiamenti stanno avvenendo rapidamente e i paesi stanno sempre più costruendo posizioni basate sulla forza: politica, economica, tecnologica.”

Questo è il nuovo codice: adattarsi o crollare, mostrare i denti o essere divorati.

V. L’ultima riga: chi gioca ancora per le illusioni?

Le parole di Putin non sono un invito alla diplomazia , sono una dichiarazione di realtà. Non cerca più l’approvazione di Bruxelles o Washington. Si rivolge direttamente a un mondo multipolare che sta risorgendo dalle rovine dell’arroganza della NATO e dell’impotenza dell’ONU .

“Non c’è stata alcuna eco, nessun tentativo di considerare seriamente la posizione russa.”

Non si tratta più solo della Russia: riguarda ogni nazione che è stata derisa, indebolita, corrotta, minacciata o bombardata in nome della “libertà” . Riguarda una nuova maggioranza globale stanca di prendere ordini da imperi in bancarotta sotto mentite spoglie morali .

E ora la domanda che assilla ogni ministero degli esteri del pianeta:

Se Putin non crede più nell’ideologia occidentale, chi altro toglierà la maschera per primo?

VERDETTO FINALE: L’ERA DELLE MASCHERE È FINITA

Putin ha dichiarato morta la guerra ideologica e rinata la politica di potenza. La sua trasformazione da diplomatico fuorviato a freddo realista non è una ritirata, ma una ricarica. Il suo messaggio non è nostalgico, è rivoluzionario. E non giunge come un sussurro, ma come un colpo di pistola strategico all’architettura dell’attuale ordine globale.

Il 14 luglio 2025 potrebbe non passare alla storia per una battaglia o un trattato, ma per qualcosa di molto più pericoloso:

Il giorno in cui uno dei leader più potenti del mondo ha ammesso che la pace globale non è mai stata il piano.

LA CONFESSIONE DI PUTIN
LA CONFESSIONE DI PUTIN

IL RISVEGLIO DELLA KUNDALINI

di Luca Rudra Vincenzini

Non ci sono rischi nel risvegliare la kuṇḍalinī solo se si rallentano le onde cerebrali senza nessun tipo di forzatura nella respirazione (prāṇayāma) o nelle posizioni del corpo (āsana): il soffio vitale entra naturalmente nella corda spinale quando le frequenze cerebrali rallentano.

Una metafora che spiega bene la sensazione è quella del mischiare le carte da gioco. Quando mischiamo, le carte assumono posizioni leggermente asimmetriche e queste potrebbero rappresentare tutto il nostro esperito. Ogni carta è un pensiero, una sensazione, un’emozione e così via. Per mezzo della meditazione le mettiamo al loro posto. Quando stiamo per finire di mischiare, poco prima di servire le carte per il gioco, le rassettiamo perfettamente allineando i bordi. Ebbene rallentando le onde cerebrali, tutte le nostre frange esperienziali vanno a posto, il silenzio alza il volume ed il respiro entra naturalmente nella colonna, creando spazio ed espansione, dando nuova vita al midollo. La certezza che ciò è avvenuto, in maniera naturale e senza rischi, viene data da piccoli movimenti incontrollati delle vertebre spinali, oppure dai brividi, o anche dal calore acceso, o dalla sensazione di espansione che sorge dal respirare tramite il midollo. Se non giudichiamo questi fenomeni di naturale assestamento fisiologico, la coscienza scivola ancora più in profondità e viene trascesa anche la percezione del corpo.

Dal mio libro Tantra di Rudra, nel quale sono presenti 64 dhāraṇā e consigli pratici per rallentare le frequenze cerebrali. Take it easy and trust the process!

IL RISVEGLIO DELLA KUNDALINI
IL RISVEGLIO DELLA KUNDALINI

RIDESTIAMOCI DALL’IGNORANZA SPIRITUALE

a cura di Giuseppe Aiello

“Alzati dal tuo sonno e preparati al tuo viaggio, poiché sei stato chiamato a partire, e gli agenti di Azrael (l’Angelo della Morte) sono al lavoro; in qualsiasi momento potrebbero portarti nell’altro mondo mentre sei ancora immerso nell’ignoranza e nella negligenza…”

Imam Khomeini

RIDESTIAMOCI DALL'IGNORANZA SPIRITUALE
RIDESTIAMOCI DALL’IGNORANZA SPIRITUALE

TIMORE E BUONA OPINIONE DI DIO

a cura di Giuseppe Aiello

È riportato che Abū ‘Abdillāh [l’Imam al-Ṣādiq] disse:

«Gesù, figlio di Maria (pace su di lui), inviò due dei suoi compagni per una missione. Uno di loro tornò magro e afflitto, e l’altro simile al ferro e ben nutrito.

Egli disse a quello che era magro: “Che cosa ti ha ridotto così, che ti vedo in questo stato?” Rispose: “Il timore di Dio.”

Poi disse all’altro, che era diventato robusto: “Che cosa ti ha ridotto così, che ti vedo in questo stato?” Rispose: “Una buona opinione su Dio.”»

TIMORE E BUONA OPINIONE DI DIO
TIMORE E BUONA OPINIONE DI DIO

DIVENTARE PROTAGONISTA DELLA PROPRIA VITA

di Luca Rudra Vincenzini

Si può evitare di essere oggetto della proiezione altrui? Nel bene o nel male? No, non si può!

Questo, per diversi motivi e a vario titolo, avviene perché l’inconscio collettivo utilizza gli esseri viventi come gli attori della sua commedia universale e, attraverso i meccanismi proiettivi, attiva le interrelazioni necessarie al proseguimento della specie. Il tutto avviene in maniera mascherata, attraverso percorsi di innesco sotterranei. Gli esseri umani pensano, così, consciamente di intervenire nel reale in modo necessario e razionale, mentre furtivamente si alimentano degli ami emotivi che continuamente mettono in atto la sceneggiatura di una commedia tragi-comica (neanche questo post è libero da tale dinamica).

Il meccanismo proiettivo, tra quelli difensivi dell’io, per quanto caustico e spigoloso, ha una funzione pedagogica importantissima. L’atto di attribuire all’altro soprattutto i propri difetti, anche se la proiezione è attiva altresì per le caratteristiche positive o presunte tali, possiede un grande ruolo educativo: insegna, oltre ad alimentare il piano emotivo, a saper accettare le critiche (ossia la pressione dell’esterno sull’io).

Permette così di migliorare l’efficacia della propria autoanalisi, sia se l’accusa altrui è vera, sia se non lo è; di conseguenza consente di accettare i propri limiti e, tra questi, soprattutto l’idea narcisistica di poter piacere a tutti; aiuta a fare pace con le proprie aspettative; di controllare le reazioni emotive, tipo la rabbia, lo scoramento, la rivalsa ed infine cura la propensione autoreferenziale con l’accettazione delle variabili che non aggradano.

Ecco, allora, lo spuntare vulcanico della grande formula sacra, conosciuta da tempi immemori in tutte le lingue parlate dai popoli del mondo, il mahāmantra: non piaci a tizia, caio e/o alle sempronie? No problem! Pronuncia con me un catartico: sticaxxi!

Stay happy and take care!

sarvamaṅgala

DIVENTARE PROTAGONISTA DELLA PROPRIA VITA
DIVENTARE PROTAGONISTA DELLA PROPRIA VITA

I DEMONI DELLO STATO

di Roberto Siconolfi

1 Dicembre 2025

Ieri ho visto la trasmissione di Mario Giordano “Fuori dal Coro”, e ho riflettuto su alcuni suoi servizi a dir poco “inquietanti”.

Due in particolare, su assistenti sociali senza alcuna capacità di empatia e umanità che sottraggono figli ai genitori, e su dirigenti di aziende pubbliche sanitarie che con estrema freddezza glissano su pazienti a rischio vita messi in lista d’attesa per anni.

La riflessione fondamentale è che siamo tutti bravi, a torto o a ragione, a vedere nelle multinazionali, nelle grandi corporation, un potere d’azione soverchiante, amorfo, anomico, freddo e inumano.

Ma siamo in grado di vedere la stessa cosa nei confronti dello Stato?

E cioè di un potere monopolistico della legge e della violenza che, in particolare negli ultimi anni, si rivolge contro gli stessi suoi cittadini, e che a differenza di mafie e organizzazioni criminali, si presenta addirittura come difensore del bene comune, della pubblica morale e della vita umana?

Certi teorici del complotto si sono spinti a vedere nel potere delle multinazionali, l’azione di entità maligne, nefaste, che operano anche attraverso la simbologia.

Bene, io inizio a chiedermi quali “demoni” agiscano nella sfera inconscia di buona parte dei massimi dirigenti e servitori dello Stato.

O veramente pensiamo che lavorare per lo Stato, che è pubblico, sia più morale che lavorare per il privato? E se sì su quali basi?

Se a questo aggiungiamo, che buona parte delle corporation conosciute nascono come spin off degli Stati e del loro potere monopolistico, che si perde nella notte dei secoli, allora penso che una riflessione più matura sull’argomento vada fatta, al posto di riproporre in tutte le salse ricette basate su statalismo, keynesismo e sovranità schmittiane.

I DEMONI DELLO STATO
I DEMONI DELLO STATO

IL VERO FEMMINILE

di Mike Plato

Si dice che la MADRE dà la vita…ma è FALSO.

Il femminile non dà, per sua natura è utero, riceve. Correttamente va detto che la DONNA RICEVE LA VITA….RICEVE L’ANIMA CHE DEVE NASCERE. La MADRE non è un creatore, è un RICETTORE.

Il vero femminile RICEVE, non EMETTE. Questo è il compito del maschile ed è il sacro motivo per cui Gesù chiama Dio ABBA’ e non AMMA. Dio non può ricevere da niente perche non c’è nulla oltre e al di sopra di LUI…

Le femministe o le fanatiche di una fantomatica DEA MADRE si possono sbattere quanto vogliono. C’è un motivo cabalistico fondamentale per chiamare Dio PADRE e non MADRE, E GESU’ NON ERA NE’ STUPIDO NE’ MASCHILISTA, sapendo che DIO è ANDROGINO.

IL VERO FEMMINILE
IL VERO FEMMINILE

TUTTO SOTTO IL CIELO

a cura di La Via dell’Acqua che Scorre

Prima della formazione del Cielo e della Terra esisteva un unica entità, esisteva in uno stato come presenza omogenea e fusa. Immobile ed immateriale esisteva di per se, senza trasformarsi. Sotto ogni aspetto essa è la Madre di Tutto sotto il Cielo. Io non conosco il suo nome, e la indico con l’attributo di Via.

Daodejing, capitolo XXV

TUTTO SOTTO IL CIELO
TUTTO SOTTO IL CIELO

SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?

a cura di Egitto Misterioso

Tutti conosciamo la profezia sulla nascita di Gesù. Matteo 1:23 dice “Ecco, la vergine rimarrà incinta e partorirà un figlio, e sarà chiamato Emmanuele”. Matteo sta citando Isaia 7:14. Il termine originale è ‘almáh, che significa semplicemente “giovane donna”, “ragazza in età da marito”. L’ebraico ha un termine chiaro per indicare una vergine: betulàh. Isaia, tuttavia, NON usa betulàh.

Inoltre, Isaia stava parlando a Re Acaz, terrorizzato da una coalizione militare che minacciava Gerusalemme. Il profeta gli annunciò che una giovane donna (forse la moglie di Isaia, forse una donna della corte reale) avrebbe partorito subito un figlio, e che prima che il bambino avesse imparato a distinguere il bene dal male — pochi anni — la minaccia militare sarebbe scomparsa.

L’intera profezia, quindi, si compiva nel VIII secolo a.C., non 700 anni dopo. Si trattava di un segno immediato per Acaz, non di un annuncio messianico per il futuro.

Ma allora la profezia sulla “vergine che parotirsce è fasulla”? Assolutamente no. Qui entra in scena la religione di Zoroastro, molto più influente nel mondo antico di quanto l’Occidente moderno ricordi. Matteo scrive che Maria fu visitato dai μάγοι (magoi), quelli che noi chiamiamo semplicisticamente “i Re Magi”. Ma il temine Magoi indica esplicitamente i sacerdoti zoroastriani. Erano astronomi, studiosi, sapienti. Nella antichissima dottrina di Zoroastro c’era la profezia di una vergine sarebbe nato il Saoshyant, il Liberatore finale destinato a rigenerare il mondo. Saoshyant per i Zoroastriani, Messia per gli ebrei.

La profezia diceva: “La vergine concepirà un figlio non nato da uomo, ma dalla purezza dello spirito e dalla forza della Verità. Egli sarà il Saoshyant: estinguerà la guerra, spezzerà il dominio delle tenebre e ridesterà gli uomini dal sonno della morte. Questa sarà la prima delle sue tre venute.” L’annuncio della nascita verginale era quindi zoroastriano, non ebraico.

Evidentemente, quando l’autore del Vangelo di Matteo si trovò a redigere il suo testo, sapeva che c’era una profezia che annunciava la “vergine che partoriva”, ma era convinto che questa profezia dovesse essere presente anche nelle Scritture di Israele. Non trovandola — perché non esisteva — adattò l’unico passo possibile. La traduzione greca gli offriva una soluzione già pronta: al posto del termine ebraico ‘almáh, venne usato il termine parthénos. Così, un versetto che in ebraico significava semplicemente “una giovane donna partorirà un figlio nel presente” divenne, nella versione cristiana, “una vergine partorirà in futuro il Messia”.

Anche l’Astro del Natale dell’Eletto, che da noi diventa “Stella Cometa”, era il predetto simbolo di riconoscimento del Saoshyant zoroastriano. Sembra che quello sia apparso sul serio nel cielo (e non era una cometa), proprio sulla “testa” di un gruppo di astrologi zoroastriani, che hanno subito capito di cosa si trattasse. Poi si è progressivamente spostata fino alla residenza di Gesù, guidano il gruppo di studiosi.

….

Siamo tutti zoroastriani e non lo sapevamo?

SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?
SIAMO TUTTI ZOROASTRIANI E NON LO SAPEVAMO?