Cos’è che maggiormente lega gli angeli, i sogni profetici e gli auspici di immortalità alle ansie millenaristiche, messianiche o apocalittiche che siano? Potrei rispondere con un’immagine, il che non comporta in alcun modo che quanto è contenuto in tale immagine non possa costituire una realtà più ampia di quelle che con tanta prontezza siamo disposti ad accettare. E l’immagine di una figura primordiale, maschio e femmina al tempo stesso, più antica di Adamo ed Eva, semidivina e immune dalla Caduta, angelica e tuttavia superiore agli angeli, sogno nostalgico ma anche profezia di gloria millenaria o messianica, fulgida di una luce ardente. Quest’immagine ha diversi nomi; il più generico che conosca è Anthropos, o Uomo (anche qui in senso sia maschile che femminile). Per quanto eretica possa sembrare al giudaismo normativo, al cristianesimo e all’islamismo questa figura primordiale di Uomo, non è da escludere che rappresenti il principale fondamento di tutte queste religioni….E nella misura in cui il sufismo iranico e il cabalismo da esso influenzato combinano insieme elementi del platonismo ermetico, della gnosi cristiana e dello zurvanismo, l’immagine sufi dell’Uomo di Luce diviene eclettica e centrale quanto basta per servire agli scopi di questo libro. L’angelo custode, o gemello celeste; il sogno al contempo portatore e interprete di messaggi; il corpo astrale adatto per l’ascesa della risurrezione; l’avvento della fine del tempo: tutt’e quattro queste profezie convergono nell’immagine di un ripristinato Uomo Primordiale, un’epifania e una testimonianza.
poi scrive:
Quanto a noi, siamo soltanto una parodia degli angeli? o siamo stati creati per prenderne il posto? In un frammento di Valentino, il più immaginifico degli eresiarchi gnostici, ci viene detto che gli angeli restarono terrorizzati alla vista dell’Adamo originario, e che in preda al panico sciuparono la creazione del nostro mondo. La sua vista intimoriva gli angeli per le sue dimensioni e la sua magnificenza….Esiste, come si vedrà, un’antica tradizione di ostilità tra gli angeli caduti e Adamo, e una rivalità ancora più arcaica tra gli angeli eletti e il primo uomo.
E io dico:
Matteo 8,29
Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?».
Marco 5,7
e urlando a gran voce disse: «Che hai tu in comune con me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!».
SI CONOSCONO DA EONI, PERCHE’, LO RIPETO PER LA MIILIONESIMA VOLTA E SEMPRE CHE CRISTO non è altri che l’ADAM SUPERNO E PRIMIGENIO, L’INTERIORE DELL’INTERIORE. Solo cosi il testo biblico si schiude, altrimenti è lettera morta…
Ciò che ci libera è la gnosi di quello che eravamo
Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmesso online in live streaming il giorno 7 marzo 2025.
Come avvengono le rivoluzioni? Con che logica si muovono, o si devono muovere, partiti o movimenti rivoluzionari? Quali meccanismi e quali strategie funzionano e quali no? Come il potere difende sè stesso dal pericolo rivoluzionario? A queste e mille altre domande rispondere in questo video che è stato uno dei più stancanti da fare.
SOCIOLOGIA DEL POTERE: COME SI FA UNA RIVOLUZIONE?
Il sistema chiuso-Fonte Originaria (Dio) emette da Se-stesso frammentando e specificando Se-stesso: è un’interdipendenza, un entanglement assoluto. Una rete che tiene assieme e non disperde in un’espirazione-inspirazione continua, in un respiro che è anche stasi in una dinamica di moto-non moto perpetua, perché Dio inspira-espira (sogno di Brahman / Dio Manifesto) e trattiene (sonno di Brahman / Dio Immanifesto) essendo LA Vita per eccellenza e, perchè no, dato che è la Sua Lila/Gioco, nel perpetuo alternarsi di sonno-veglia.
Ecco allora il simbolo del Fiore della Vita, la rete che tutto comprende, collega, tiene insieme e manifesta.
Una netta differenza rispetto alla precedente amministrazione Biden
Negli ultimi giorni, la Casa Bianca è stata teatro di eventi significativi che hanno evidenziato un cambiamento nella politica estera e commerciale degli Stati Uniti sotto la guida del Presidente Donald Trump e del Vicepresidente JD Vance. In particolare, l’incontro con il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha messo in luce le nuove dinamiche geopolitiche e l’orientamento protezionistico e patriottico dell’amministrazione americana, segnando una netta differenza rispetto alla precedente amministrazione Biden.
Scontro alla Casa Bianca: Trump e Vance vs. Zelensky
Il recente incontro tra Trump e Zelensky nello Studio Ovale si è trasformato in un acceso confronto. Durante la discussione, Trump ha accusato Zelensky di “giocare con la terza guerra mondiale”, esortandolo a cercare la pace e minacciando di interrompere gli aiuti militari all’Ucraina. Il Vicepresidente Vance ha criticato Zelensky per la mancanza di gratitudine verso gli Stati Uniti, sottolineando l’importanza del rispetto reciproco nelle relazioni internazionali. La tensione ha portato all’interruzione anticipata dell’incontro e alla cancellazione di un accordo sulle risorse minerarie tra i due paesi.
Nuova direzione politica: Protezionismo e Patriottismo
L’amministrazione Trump ha adottato una politica economica fortemente protezionistica, introducendo dazi significativi su importazioni da diversi paesi, tra cui Cina, Messico, Canada e l’Unione Europea. Questa strategia mira a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti e a rafforzare l’industria nazionale, segnando un allontanamento dalle precedenti politiche di libero scambio.
Questo approccio rappresenta un cambiamento radicale rispetto alla precedente amministrazione Biden, che aveva mantenuto una linea più aperta nei confronti del commercio internazionale. Trump e Vance hanno enfatizzato l’importanza di mettere gli interessi americani al primo posto (America First), adottando misure che proteggano l’economia nazionale e promuovano il patriottismo economico.
Mutamenti Geopolitici: Verso un Nuovo Ordine Mondiale
Le recenti azioni dell’amministrazione Trump riflettono un cambiamento nelle dinamiche geopolitiche globali. L’approccio più assertivo degli Stati Uniti ha suscitato reazioni contrastanti a livello internazionale, con alcuni paesi che hanno espresso preoccupazione per una possibile escalation delle tensioni commerciali e diplomatiche.
Tuttavia, questa strategia potrebbe portare a un riequilibrio delle relazioni internazionali, con gli Stati Uniti che cercano di ridurre la loro dipendenza economica dall’estero e di rafforzare la propria sovranità economica. Questo cambio di rotta indica una transizione da una logica imperiale ad una più focalizzata sugli interessi nazionali, adattandosi a un contesto globale in evoluzione.
Il mondo unipolare succeduto alla guerra fredda non esiste più. Si va incontro ad una nuova realtà multipolare, dove ogni attore vuole contare sullo scacchiere internazionale.
Il ritiro di un Impero egemone porta sempre, almeno in Europa, alla formazione di nuovi Regni romano-barbarici, ed è quello che accadrà nei prossimi anni. Dove il nazionalismo e il militarismo prenderanno il posto delle democrazie liberali, sempre più deboli ed instabili al loro interno, sempre più inadatte al mondo nuovo che si sta configurando.
Conclusione
Le recenti vicende alla Casa Bianca sottolineano l’intenzione dell’amministrazione Trump di perseguire una politica estera ed economica che privilegi gli interessi degli Stati Uniti, attraverso misure protezionistiche ed un rinnovato senso di patriottismo. Questo rappresenta un distacco dalle precedenti politiche imperiali e potrebbe avere implicazioni significative per l’ordine geopolitico mondiale nei prossimi anni.
Matteo Ricci nato a Macerata nel 1552 ha concluso la sua vita a Pechino nel 1610, esperto nelle scienze, come nelle lettere, sinologo, cartografo e matematico, dopo essere stato ordinato sacerdote nella Compagnia di Gesù in India, nel 1582 parte per una missione verso Macao.
Uomo onnisciente e profondo conoscitore del Rinascimento europeo, favorisce la relazione tra le due civiltà più importanti della storia del tempo: l’Europa cristiana, impregnata di Umanesimo e di Rinascimento, e la Cina, sotto la dinastia dei Ming. Porta avanti con tenacia questo incontro di culture, che si estende, in particolare, a temi di astronomia, costumi, governo, principi etici e verità rivelata.
Questa è l’essenza del libro ‘La forza del dialogo. Matteo Ricci ponte tra Europa e Cina’, scritto da Luciana Salvucci, con saggi di Andrea Fazzini, Frediano Salvucci, Francesco Solitario, Antonio Spadaro, Antonio De Caro, con la postfazione di Dario Grandoni e la prefazione di Luigi Lacchè, che scrive: “Maestro d’Europa, ma anche, secondo un altro titolo onorifico, ‘Studioso confuciano del grande Occidente’, Ricci compì uno sforzo inedito per avvicinarsi all’antropologia culturale cinese mettendo da parte, per quanto possibile, ogni pregiudizio e sentimento di pretesa superiorità”.
Queste pagine ricostruiscono l’esperienza storica di Matteo Ricci ed il primo significativo incontro tra il sapere occidentale e quello cinese, avvenuto negli anni che vanno dagli ultimi decenni del 1500 ai primi del 1600. L’obiettivo è quello di riproporre, come esempio, l’operato di Ricci, la sua tensione verso una conciliazione, attraverso argomentazioni razionali, tra una società basata su tradizioni millenarie con dottrine etiche non facilmente compatibili e la visione della vita derivante dal Vangelo e dalla teologia cristiana.
Per quale motivo un libro su Matteo Ricci?
“Mi interessano l’ingegno umano, l’idea del bene e ritengo importante il dialogo costruttivo tra persone e popoli. Padre Matteo Ricci rappresenta questo per tre motivi: è missionario in Oriente, scienziato, scrittore, sinologo, cartografo, matematico; contribuisce al confronto tra fede e scienza, teorizza il dialogo e l’amicizia tra popoli e persone. L’opera travalica i generi classici di scrittura (per esempio poema, teatro), esplora nuove forme espressive basate su un interscambio tra nuovo linguaggio e rimandi alla classicità. La precede un saggio di Andrea Fazzini: ‘La dimensione teatrale dell’opera’. Autore della postfazione è Dario Grandoni, presidente della ‘Fondazione p. Matteo Ricci’, con la quale si è collaborato per la pubblicazione e la presentazione”.
Per quale motivo ha cercato un dialogo con l’Oriente?
“Matteo Ricci, uomo onnisciente e conoscitore del Rinascimento europeo, favorisce la relazione tra le due civiltà più importanti della storia del tempo: l’Europa cristiana, impregnata di Umanesimo e di Rinascimento, e la Cina, sotto la dinastia dei Ming. Porta avanti con tenacia questo incontro di culture, che si estende, in particolare, a temi di astronomia, costumi, governo, principi etici e verità rivelata”.
In quale modo ha cercato di coniugare la sapienza occidentale con la sapienza orientale?
“E’ un grande merito del gesuita aver fatto conoscere alla Cina la cultura europea, coinvolgendo importanti ‘literati’ e funzionari cinesi a lui contemporanei e contribuendo ad abbattere il muro di reciproco sospetto. Egli riesce a conquistare rispetto e ammirazione attraverso la conoscenza del pensiero cinese e mettendo a disposizione il sapere occidentale, in particolare l’arte della memoria, la matematica, la geografia e l’astronomia. Ricci rileva delle somiglianze tra la cultura confuciana e le filosofie greca e latina. Al tempo stesso, il tema dell’amicizia è fondamentale anche nel confucianesimo, in cui i rapporti con gli uomini e i familiari sono la base, secondo Confucio, su cui si costruisce uno Stato solido e duraturo”.
E’ possibile una ‘conciliazione’ tra culture?
“E’ possibile attraverso il dialogo. Nella scena ‘Dialogo sulla dottrina del Signore del Cielo’, si riporta il dialogo tra il pensiero di un letterato cinese e quello di un letterato occidentale, in parte tratto dall’opera di Matteo Ricci ‘Il vero significato del Signore del Cielo’. E’ anche possibile attraverso l’unità di armonia, sapienza e bellezza. Nell’Epilogo le parole finali della Madre del Cielo cercano di descrivere lo stato di bellezza, gioia, sapienza e amore, di un aldilà, che ricorda la vita nella terra secondo virtù. E’ proprio partendo dai principi di unità, sapienza e armonia che la cultura cinese e quella europea possono trovare un punto di incontro. E’ partendo dalla diversità come risorsa e dalla combinazione di diverse arti, che con amicizia e armonia, le due società possono dialogare sui diversi piani culturale, antropologico, teleologico e scientifico”.
Negli anni scorsi ha pubblicato anche un oratorio sacro su p. Ricci (‘Alla corte del signore del cielo’): quanto è importante il gesuita maceratese per il dialogo interreligioso?
“Padre Matteo Ricci è consapevole che il dialogo con la Cina sia importante per la convivenza pacifica tra i popoli e per la diffusione del cristianesimo nel mondo, per questo non crea dei cortocircuiti né sminuisce la grande cultura di quel popolo, imponendo una visione occidentale. Capisce che in Cina deve confrontarsi con una civiltà grande al pari di quella europea. E’ consapevole della sfida e l’accetta, utilizzando, oltre la Bibbia, la mediazione del pensiero confuciano, del pensiero umanistico e in particolare del pensiero scientifico”.
Il cosiddetto piano di riarmo dell’Unione Europea è una tragica e criminale buffonata. Dovrebbe essere chiaro a chiunque che tale ridicolo piano non è fondato su una reale esigenza militare e non è pensato per produrre conseguenze efficaci sul piano militare. Tutti coloro che ne parlano dalla posizione di decisori non hanno probabilmente mai esploso nemmeno un petardo in vita loro e se qualcuno avesse la malaugurata idea di mettere loro in mano una pistola, correrebbero il rischio di spararsi sui piedi. Infine, potrei anche sbagliarmi ma sono convinto che gli ufficiali che saranno coinvolti in questo progetto saranno, con ogni probabilità, dei ferri vecchi degli apparati militari adusi alla logica della politica di piccolo cabotaggio e ai mazzettifici burocratici che sono la vera specialità del carrozzone europeista.
Si tratta dello stesso identico brevettato “modello covid”. Una presunta emergenza costruita a tavolino viene utilizzata per far in modo da distrarre e confondere l’opinione pubblica generalista quel tanto che basta per operare una serie spaventosa di crimini politici e reati comuni spacciati per salvaguardia dell’interesse collettivo con il minimo sindacale di opposizione. Il piatto forte del banchetto sarà la possibilità di foraggiare un numero enorme di clientele e servi d’apparato con denaro rapinato alla fatica e all’ingegno dei contribuenti.
L’annuncio degli 800 miliardi destinati al piano, che è un arrogante calcio in bocca a centinaia di milioni di europei, non ha tuttavia lo scopo precipuo di sfottere il popolo cornuto e mazziato, ma rappresenta una sorta di richiamo del cervo in calore che dichiara al mondo la propria eccitata disponibilità alla frenesia sessuale. Ecco, il discorso di Ursula Von der Leyen serve soprattutto a comunicare alle legioni di parassiti che sostengono lei e la sua cordata di potere che il progetto di cui si era già parlato nei conciliaboli di palazzo è andato in porto e sta per cominciare la mangiatoia.
Le famose armi degli europei saranno una gigantesca rapina alle casse pubbliche come lo sono stati i sieri covid. Si produrrà o acquisterà merda inutile, che in una vera guerra con la Russia finirebbe per incepparsi o essere squagliata a fuoco nei primi 10 minuti, e le cui principali caratteristiche dovranno essere un indotto inutilmente vasto ma necessario a dare la pappa a interi settori di improduttivi sfruttatori e una filiera inutilmente lunga ma utile a ricaricare in continuazione margini di profitto su nebbiose transazioni e arzigogolati passaggi. Entrambe le caratteristiche le abbiamo già peraltro viste in opera con la fornitura agli ucraini del pattume occidentale usato nella guerra tra Russia e NATO e destinate a rendere il più possibile capiente e copioso il trogolo dei mangiapane a tradimento del lobbismo UE.
Assegnare un programma di riarmo a questa classe dirigente inetta, corrotta e vana oltre qualsiasi bizantinismo è come commissionare la ristrutturazione del bagno di casa a un ladro di appartamenti senza mestiere e con la comare che vende articoli di cartolibreria. Ci si ritroverebbe con la casa svaligiata, i cessi montati pure sul soffitto e il bagno piastrellato di quaderni e righelli.
Naturalmente nessuno vuole negare che questa operazione non possa avere anche altre finalità, cosa che invece è anche praticamente quasi certa. Ogni volta che mi interrogo sulle manovre del potere, per principio di metodo, esamino sistematicamente i quattro campi corrispondenti alle quattro facoltà del potere: le connessioni sociopolitiche, il controllo delle risorse, la coercizione e la manipolazione mediatica.
Il campo delle connessioni e dell’economia sono già piuttosto chiari, sebbene possano svelare di sé altri dettagli in futuro. Il campo della coercizione si potrebbe giovare, come già fatto durante il covid, di una sorta di consenso di massima alla compressione e alla limitazione dei diritti, soprattutto politici e di espressione, senza contare l’opinione di chi teme l’impiego di un futuro esercito europeo come strumento di repressione violenta. Il campo della manipolazione, d’altro canto, potrebbe sfruttare il timore indotto di una aggressione militare russa o più ancora un sempre più rinfocolato sentimento di vuoto sciovinismo da tifosi dell’Occidente per rafforzare e consolidare i fessi e i gonzi d’ogni risma attorno alle posizioni ufficiali e togliere capacità di reclutamento e presentabilità sociale alle istanze critiche.
Non nego neppure che le classi dirigenti UE siano tanto imbecilli da riuscire a farsi trascinare per davvero in una guerra diretta con la Russia e la Bielorussia in Europa. In questo caso l’esperienza maturata in Ucraina dai tanti mercenari NATO sotto copertura, non servirebbe a niente perché i russi non combatterebbero in Europa una guerra come quella che in Ucraina ancora chiamano, per molti versi giustamente, “operazione militare speciale”.
Stati Uniti, Cina, Russia, Iran, Turchia ragionano da imperi e non da semplici nazioni. Terminati gli imperi centrali in Europa solo la Francia si arroga il diritto di ragionare da impero pur non avendo i requisiti per farlo. In questo panorama sorge una questione importante: l ‘ Unione europea ragiona per la gloria? La risposta è ovvia purtroppo…
Da un lato, paesi come Stati Uniti, Russia, Cina, Turchia e Iran si caratterizzano per un forte orientamento verso la ricerca della potenza e dell’influenza globale. Queste nazioni sono spesso guidate da una narrativa storica che esalta la loro grandezza passata, motivandole a perseguire ambizioni imperiali e strategie di espansione geopolitica. Tali stati investono massicciamente nelle loro forze armate e in progetti volti a rafforzare la loro posizione nel panorama mondiale. La loro politica estera è, quindi, plasmata da un senso di nazionalismo e dalla necessità di affermare il proprio potere, cercando di lasciare un’impronta significativa nella storia contemporanea.
Dall’altro lato, troviamo nazioni che, sebbene possano avere una ricca storia, attualmente mettono al centro della loro agenda politica il benessere economico dei loro cittadini. Questi paesi tendono ad adottare un approccio pragmatico e orientato al futuro, puntando su investimenti in infrastrutture, innovazione tecnologica e commercio internazionale. La loro visione è quella di costruire una società prospera e sostenibile, dove la qualità della vita dei cittadini sia una priorità. In questo contesto, l’assenza di una forte vocazione storica non impedisce loro di perseguire obiettivi di crescita e sviluppo economico, dimostrando che il progresso può essere raggiunto anche senza un legame costante con il passato glorioso.
Questo contrasto tra le due concezioni geopolitiche non solo evidenzia differenze ideologiche, ma mette in luce anche diverse strategie di sviluppo e interazioni sul palcoscenico internazionale. Mentre i primi cercano di affermare il proprio status attraverso la potenza militare e il prestigio globale, i secondi si concentrano su un futuro di stabilità e prosperità, ponendo il benessere dei propri cittadini al centro delle loro politiche. In definitiva, queste due visioni disegnano un panorama complesso e dinamico, in cui le scelte di ogni nazione plasmano le relazioni globali e il destino collettivo dell’umanità.
Videocomunicato del canale YouTube MATTEO BRANDI, trasmesso online in live streaming il giorno 4 marzo 2025.
In questi giorni i tifosi della guerra a oltranza stanno dando il peggio di sé. Schiere di soldati e generali da divano vogliono spingere l’Europa in uno scontro insensato contro la Russia, per dare un senso all’Unione Europea. Macron, Starmer e Merz invocano l’esercito europeo. E la Meloni cerca di stare con un piede in due scarpe.
Le Potenze hanno nelle loro mani moltitudini di coscienze, tra le quali anche intellettuali dello spirito di sto cazzo, esoteristi che fanno cortei contro quello che definiscono il Dio abramitico, in compagnia di atei, new age, ufologi e paleoastronautici.
Ora, E MI SI CAPISCA UNA VOLTA E PER TUTTE, ALMENO COLORO CHE IL BUON DIO HA DOTATO DI SUFFICIENTE DISCERNIMENTO.
L’umanità è totalmente dominata dalle Potenze signore della simulazione, a partire dalla mente inferiore. Se non c’è irruzione nella mente inferiore di una forza oltre gli Arconti (quella che Dick definì DIVINA INVASIONE) ogni parto ideologico della mente inferiore equivale ad una cacata astrale. E quelle lo scarico di cesso se le porta via. E di menti malate di DIARREA ne vedo quanta ne voglio. Gli Arconti controllano tutto di questo sistema, interiore ed esteriore . Hanno in mano tutti i gangli vitali, muovono le leve a loro piacimento, mettono il disco e ci fanno ballare come loro vogliono, ogni volta che vogliono.
ORA, SE QUESTO MONDO È CONTROLLATO DALLE POTENZE IMMONDE, ESSO AMA TUTTO CIO CHE DALLE POTENZE PROVIENE E ODIA TUTTO CIO CHE GLI È ESTRANEO.
E SE C’È QUALCOSA CHE UNISCE I MILIARDI DI MORTI, TRASVERSALMENTE, È L’ODIO FEROCE VERSO YHWH. NON VERSO BUDDHA, BRAHMA, SHIVA, MA IL NEMICO ODIATO È YHWH, IL CUI NOME È STORPIATO, BESTEMMIATO, DILEGGIATO, OFFESO, SMINUITO, MALINTERPRETATO.
NE CONSEGUE CHE YHWH È DAVVERO IL DIO NEMICO DELLE POTENZE, COLUI CHE TUTTAVIA HA LASCIATO IL MONDO NELLE MANI DELLE POTENZE STESSE, GLI DEI DELLE NAZIONI.
E SIA CHIARO…. YHWH NON È MAI STATO AMATO NÉ DAGLI EBREI (MA SOLO DA UN PICCOLO RESTO, QUMRAN SU TUTTI) NÉ DAI FALSI CRISTIANI NOTI COME CATTOLICI, PROTESTANTI, ANGLICANI, ORTODOSSI, AVVENTISTI, MORMONI, EVANGELICI E CHI PIU NE HA PIU NE METTA.
NON È MAI STATO AMATO DAGLI ISLAMICI. PERCHÉ INTERPRETARE LA JAHD COME GUERRA ESTERIORE SIGNIFICA ESSERE ILICI, LETTERALISTI E SCHIAVI DELLE POTENZE….
CATTOLICI, EBREI E ISLAMICI SONO ILICI, PISTICI E PROFANI.
IL NOSTRO DIO, PER CHI PUÒ CONSIDERARLO SUO, È UN DIO DEL DESERTO, CON TUTTI GLI ANNESSI E CONNESSI. COME NOSTRA È QUELLA CHE DEFINISCO TRADIZIONE, CHE PER IL 99,99 % DEL GENERE UMANO (che è ilico) RESTA MISTERO INSONDABILE
a cura di Osservatorio Italiano sul Neoliberalismo
3 marzo 2025
Quando le massime autorità europee dicono “la pace attraverso la forza” significa che c’è l’intenzione di far proseguire la guerra in Ucraina. Sulla base di due presupposti: che grazie a questa continuazione, garantita da soldi soldati e armi degli Stati europei partecipanti, 1. la situazione sul campo di battaglia vada a migliorare, con la riconquista di pezzi di territorio; 2. che l’eventuale miglioramento della situazione porti ad uno stato di cose intorno a cui potrebbe effettivamente costruirsi un punto di mediazione con la Russia.
Ora, che la condizione 1 sia possibile, è un azzardo enorme, ma il vero salto cieco nel vuoto dell’abisso bellico è rappresentato dalla scommessa numero 2: la scommessa che ci sia comunque, alla fine giochi, un punto di razionalità ultima che spinga gli attori in gioco prima dell’escalation della guerra su larga scala; è appunto un vero e proprio salto nel vuoto abissale, perché anzi è enorme il rischio che le cose prendano una piega che va ben oltre le intenzioni degli attori – di fatto, è così che scoppiò la Prima guerra mondiale, che nessuno dei sovrani voleva davvero scatenare, ma che arrivò come una serie di conseguenze a cascata di attori che inizialmente reagivano (o pensavano di reagire) in modo razionale e controllato alle azioni altrui. E infatti, per quale motivo – a patto che la condizione 1 si realizzi – la Russia dovrebbe a quel punto sedersi al tavolo delle trattative e accettare la tregua o pace che sia? Siamo, letteralmente, di fronte ad un abisso di cui non siamo in grado di scorgere la profondità e il pericolo.
D’altra parte, tutto questo avviene perché la classe dirigente europea è lo specchio delle condizioni politiche che ci sono nelle società europee. Come si è detto spesso, nonostante la propaganda bellica liberale e atlantista evochi la Seconda guerra mondiale, la nostra condizione è ben più simile a quella che ha preceduto lo scoppio della Prima guerra mondiale. La perdita di ragione, l’ebbrezza dell’azione contro i nemici, il furore ideologico della società liberale che si sente minacciata, sono diffusissimi nella società. La manifestazione del 15 marzo, indetta da Michele Serra (!) per chiamare a raccolta gli europeisti, di fatto questo sarà: una manifestazione per l’affermazione di un’Europa della guerra, una manifestazione per l’affermazione dell’orgoglio della civiltà liberale europea contro la Russia. D’altra parte, da queste parti lo si dice da tempo: un pezzo rilevante di classe dirigente ha da tempo scommesso il tutto per tutto su questa guerra, da cui può derivare per contrasto una altrimenti assai claudicante e imprecisa “identità europea” (la civiltà individualistica e liberale VS le società autoritarie e liberticide non occidentali). Sarebbe anche l’occasione per il mito della fondazione europea, un mito bagnato sul sangue degli europei che si sono sacrificati di fronte all’invasore orientale. Scommessa cinica e terribile, che purtroppo ha una sua demoniaca razionalità.
Questo è ciò che si muove di fronte a noi. Le varie tornate elettorali recenti, sia nazionali che europea, hanno mostrato che la maggioranza degli europei non ha nulla di particolare da eccepire rispetto alla direzione politica e bellica che stiamo seguendo. A sommarsi c’è il furore ideologico del partito della guerra, che è minoranza nella società ma maggioranza nel sistema politico e mediatico, ma soprattutto il disinteresse e la mancanza di consapevolezza della pericolosità della situazione della maggioranza dei cittadini, che non si stanno rendendo conto che stiamo danzando ebbri sull’orlo dell’abisso.
Il sussulto di “eurosovranità” della classe dirigente europea, di fronte alla nuova linea politica degli Stati Uniti trumpiani, avviene in questo contesto di furore ideologico e di sonno della ragione: i popoli europei si avviano alla distruzione definitiva dello Stato sociale per sostenere il riarmo (togliere soldi alle pensioni e alla sanità per finanziare il riarmo, diceva il segretario della Nato Rutte), con un’Europa in guerra contro il suo principale fornitore di energia a basso costo e con la rottura dei legami commerciali con la Cina (stando a quanto dichiarato da quella sciagura chiamata Kaja Kallas). È un concetto alquanto peculiare di sovranità e autonomia dell’Europa, quella dei liberali fanatici della guerra: un’Europa chiusa e ostile rispetto alle potenze mondiali del futuro, senza alternative rispetto alla sottimissione politica ed economica agli Usa. In pratica, rispetto alla fase pre-Trump l’unica cosa che cambia, sostanzialmente, è che non solo saremo sottomessi agli Usa e privi di alternative reali, ma persino con centinaia di miliardi di euro di spese militari in più sul groppone.
È un andazzo che fa gli interessi soltanto delle èlites sociali collaborazioniste degli Usa, e della classe dirigente (politica e mediatica) che ha potere e reddito grazie al sostegno della linea politica bellica: decine di milioni di europei rischiano seriamente di farsi malissimo. Intere generazioni di europei rischiano di avere la propria vita completamente devastata dalle scelte dell’attuale classe dirigente europea. L’abisso è là davanti, oscuro, ci stiamo per precipitare.