Trump e la Logica degli Imperi

di Luca Fiore Veneziano

16 gennaio 2025

Le richieste territoriali e la strategia egemonica del Pentagono

Il tycoon non ha fatto in tempo ad insediarsi e già alcune sue dichiarazioni hanno suscitato scalpore, specie nel mondo liberal progressista.

Ma analizzando più attentamente queste dichiarazioni si scorge una logica strategica più profonda. Dietro quella che apparentemente poteva sembrare una ‘boutade’ trumpiana in realtà cela un disegno geostrategico preciso. Un disegno che appare impalpabile alle nostre latitudini europee, imbevute di post storicismo ed economicismo.

Ora veniamo all’oggetto dello “scandalo”.

Alcuni giorni fa Donald Trump, durante una conferenza stampa, ha fatto alcune dichiarazioni che agli occhi di molti osservatori sono parse assurde. Alcune delle sue richieste territoriali – dall’annessione della Groenlandia al controllo del canale di Panama – hanno suscitato scalpore e critiche. Tuttavia, se analizzate nel contesto storico e strategico, queste proposte non sono altro che l’eco di una logica imperiale comune a tutte le grandi potenze.

Gli Stati Uniti, come ogni impero, perseguono obiettivi egemonici a lungo termine, indipendentemente dal presidente in carica. La macchina strategica del Pentagono guida molte di queste scelte, intrecciando motivazioni geopolitiche, economiche e militari in una visione più ampia di dominio globale.

Analizziamo insieme queste richieste secondo una logica strategica.

La Groenlandia e il contenimento russo nell’Artico

L’annessione della Groenlandia, proposta già da Trump nel 2019, pronto ad acquistarla, sembrava già allora da molti un’idea stravagante. Tuttavia, la posizione strategica di questa vasta isola è cruciale nella competizione per il controllo dell’Artico. Lo scioglimento dei ghiacci ha aperto nuove rotte commerciali e reso accessibili ricchissime riserve di risorse naturali. Il controllo della Groenlandia permetterebbe agli Stati Uniti di rafforzare il proprio sistema di basi militari nella regione, in funzione di contenimento della Russia, che da anni investe significativamente nell’Artico. In questa partita, il ruolo della Groenlandia diventa essenziale per consolidare la presenza americana e per controbilanciare l’influenza crescente di Mosca.

Inoltre gli Usa già dispongono di una base militare nella regione, la “Thule” (nome che si richiama alla società esoterica che ispirò il nazionalsocialismo in Germania). La presenza militare nella regione, così come il controllo dell’Islanda, già durante la Seconda Guerra Mondiale risultò cruciale per il controllo dell’Atlantico.

Contenere qualunque potenza facente parte della massa continentale euroasiatica risulta fondamentale per Washington.

Il Canada: Una sottomissione economica strategica

Similmente, il Canada è visto dagli strateghi del Pentagono come un tassello fondamentale per mantenere l’egemonia nordamericana.

Non dimentichiamo che il Canada rappresenta quel che rimane della presenza britannica nel Nord America. Presenza che fu ampiamente contrastata dal neonato stato americano.

Oggi, pur essendo un alleato degli Stati Uniti, il Canada è un attore autonomo nelle politiche internazionali e ha legami significativi con altre potenze, inclusa la Cina. La “sottomissione economica” auspicata da Trump e dai falchi del Pentagono mira a consolidare il controllo americano sulle risorse naturali canadesi e a limitare la possibilità che il Canada possa fungere da intermediario per interessi esterni, specie in un contesto di competizione globale per l’Artico.

Il Canale di Panama e il Golfo del Messico: La proiezione imperiale sul Continente

Il controllo militare e commerciale del Canale di Panama e la proposta di ridenominare il Golfo del Messico come “Golfo d’America” rivelano un’altra dimensione della strategia imperiale americana: il consolidamento del dominio sull’emisfero occidentale.

L’interesse della Cina nell’America Latina, attraverso investimenti massicci in infrastrutture e risorse, rappresenta una sfida diretta all’egemonia statunitense nella regione. Riportare Panama sotto una stretta influenza americana significherebbe ristabilire un punto di controllo cruciale per il commercio globale e per la sicurezza energetica.

Allo stesso tempo, la rinominazione del Golfo del Messico riflette non solo un simbolismo imperiale, ma anche la volontà di ridefinire la propria sfera d’influenza, in particolare nei confronti del Messico, da sempre visto come uno spazio ispanico periferico e ostile da subordinare agli interessi statunitensi.

Una strategia al di là del Presidente

Le richieste territoriali di Trump possono sembrare eccessive o fuori dal comune, ma in realtà riflettono dinamiche profonde che trascendono le ambizioni personali di un singolo presidente. Il Pentagono, con la sua visione strategica a lungo termine, vede queste mosse come necessarie per preservare l’egemonia americana in un mondo sempre più multipolare e complesso.

Dalla competizione per l’Artico alla necessità di contrastare l’espansione cinese e russa, queste azioni si collocano all’interno di un paradigma imperiale tipico delle grandi potenze storiche. Come l’Impero Romano o quello Britannico, anche gli Stati Uniti perseguono una politica espansionistica e di controllo, che mira a preservare il proprio status dominante, utilizzando ogni strumento disponibile, dalla diplomazia (soft power) alla forza militare (hard power).

Conclusione

Le proposte di Trump, per quanto apparentemente controverse, rappresentano il proseguimento di una lunga tradizione imperiale. La strategia americana è guidata da un’istituzione – il Pentagono – che persegue obiettivi egemonici indipendentemente dal presidente in carica. Groenlandia, Canada, Panama e il Golfo del Messico sono solo alcune delle tessere di un mosaico più ampio, in cui gli Stati Uniti cercano di adattarsi ad un mondo in perenne cambiamento, mantenendo la propria posizione dominante in un sistema internazionale sempre più competitivo.

Tratto da: Civico 20 News

Trump e la Logica degli Imperi
Trump e la Logica degli Imperi

LA SESSUALITA’ NEL KAMASASTRA DELL’INDIA

di Luca Rudra Vincenzini

Cosa c’è di geniale nella sessualità così come venne presentata nei testi del Kāmaśāstra dell’India?

Sicuramente una buona parte delle tecniche erotico-esoteriche furono di derivazione cinese, sembra dunque la Cina a preservare il primato dell’antichità. Al contrario di quest’ultima però, l’India dona un’innovazione importante: il rispetto della donna. Nei testi indiani del piacere, la donna non è sottomessa da una prospettiva sociale, può invece esprimere la sua irruenza, può liberamente manifestare la sua passione ed esigere piacere e orgasmi. Non è a servizio di un padrone, anzi è lei che, portatrice degli umori della sessualità (yonidravya), deve essere condotta serenamente a ciò che oggi definiamo piacere multiorgasmico, per donare da quello stato la dolce medicina della longevità: rājapāna, letteralmente “la bevanda del Re”, come sinonimo dei liquidi sessuali femminili. In altre culture, per esempio, era ritenuto indecoroso che un uomo praticasse il cunnilingus, solo la fellatio era consentita, in India no.

Ora in tale ottica si comprendono meglio due aspetti noti ma non sempre ben compresi dell’arte amatoria indiana: le molteplici posizioni (bandha) e la ritenzione del seme nell’uomo (ūrdhvaretas). Innanzitutto, il termine bandha significa legatura, proprio perché gli amanti si “legavano”, spesso ai limiti del contorzionismo, durante l’amplesso. Il motivo reale, aldilà del folklore, della ginnastica, dei rinnovati attriti genitali, del piacere e della fantasia, è principalmente il secondo punto: la ritenzione del seme in lui. Venivano a rotazione praticate le posizioni che favorivano gli orgasmi in lei e che, parimenti, garantendo la durata, il ritmo e gli affondi (yonisthāna), scongiuravano il versamento in lui. Ergo in base alla stagione, la luna, la temperatura, etc, quelle posizioni che accorciavano i tempi dell’amore venivano rimandate al prossimo amplesso. La parola d’ordine era, dunque, il piacere della donna eroica (nāyikā), incarnazione della Dea.

Per chi volesse approfondire un pò di letteratura sulle tecniche in oggetto e le suggestioni circa l’aspirazione della vitalità gonadica (ojas) al cranio negli amanti, rimando al settimo capitolo del mio libro.

Ps: ovviamente non c’è da idealizzare nessuna cultura perché di episodi violenti, che smentiscono quanto scritto in questo post, ce ne sono stati purtroppo innumerevoli.

sarva-maṅgalaṃ

LA SESSUALITA' NEL KAMASASTRA DELL'INDIA
LA SESSUALITA’ NEL KAMASASTRA DELL’INDIA

ESSERE DI DESTRA OGGI

di Vincenzo Di Maio

In essenza, l’essere politicamente di destra, significa oggi essere fautore della Tradizione Primordiale attraverso la propria vita, incarnando i valori virtuosi della propria tradizione nazionale e riconoscendo il valore virtuoso delle tradizioni antropologiche delle altre nazioni, quale correlazione non conflittuale e ricchezza culturale planetaria che si oppone alla decadenza oppressiva del globalismo satanico indotto dall’alta finanza mondiale, rappresentato dalla Devianza Originaria che con il suo trasformismo continuo si cela ovunque nell’uomo, con pensieri perversi, come nella società, con persone malvage, e come nella cultura con messaggi e informazioni devianti, in quanto l’essere di destra oggi rappresenta la appartenenza ad una delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche, quali il puro Cristianesimo, il puro Islam, il puro Hindudharma, il puro Buddhadhamma e il puro Daojiao, seguendo gli insegnamenti di un maestro capostipite, applicandone la legge divina e partecipando attivamente alla propria comunità più prossima.

Questo significa oggi essere di destra…

ESSERE DI DESTRA OGGI
ESSERE DI DESTRA OGGI

FILOSOFIA DI LUPO SOLITARIO

Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmesso online in live streaming il giorno 15 gennaio 2025.

L’eterna lotta tra il Bene e il Male narrata nell’epica saga fantasy creata dal genio e dalla penna dell’autore britannico Joe Dever. Per molti “Lupo Solitario” rimane un indelebile ricordo ancorato all’epopea del librogame degli anni Ottanta ma forse, nascoste tra quelle pagine e quegli insidiosi paragrafi, vi sono storie ancora tutte da (ri)scoprire. Ne parliamo in questa puntata di Progetto Razzia assieme al nostro ospite, Max Ribaric.

FILOSOFIA DI LUPO SOLITARIO
FILOSOFIA DI LUPO SOLITARIO
FILOSOFIA DI LUPO SOLITARIO

LA MODERNITA’ LIQUIDA E I LEGAMI SOCIALI

di Francesco Sassano

I legami sempre più spesso si rompono per banali e beceri conflitti, si decide di troncare con il proprio partner perché non soddisfa più le nostre promesse, le nostre attese iniziali.

I conflitti, nascono su chi deve lavare i piatti o accompagnare i bambini a fare sport, piccole frizioni vengono scambiate per incompatibilità caratteriali.

Il concetto di base è il seguente: se uomini e donne danno per scontato che i propri impegni sono temporanei e a breve scadenza, come gli oggetti che possiedono, e, che non c’è alcun motivo per restare fedeli ad un prodotto ritenuto scaduto, fuori moda o inferiore, alla lunga le mura del castello incantato facilmente vengono giù. Fino a quando non prenderemo consapevolezza che lo stesso meccanismo sopra descritto si riproduce anche nei legami umani, che finiscono per essere considerati e trattati come cose da essere consumate difficilmente troveremo una soluzione al problema. Per il prossimo futuro, abbiamo tutti un compito, ossia quello di resettare gran parte della cultura consumistica anche perché più passa il tempo più travolge e distrugge anche la nostra sfera affettiva.

LA MODERNITA' LIQUIDA E I LEGAMI SOCIALI
LA MODERNITA’ LIQUIDA E I LEGAMI SOCIALI

UNA MENTE PURA

a cura di Vincenzo Di Maio

Il Buddha tenne il seguente discorso: “Chi ha la mente purificata non compete con il mondo né lo condanna.
La meditazione gli fa vedere che nulla quaggiù è duraturo.
Chi ha la mente purificata non compete con il mondo né lo condanna.
La meditazione lo illuminerà di una luce che allontanerà i tre veleni che oscurano la mente: l’illusione, l’avversione, il desiderio.
Egli sarà sul sentiero della liberazione che conduce fuori dal ciclo di nascita e morte.
La sua mente non sarà più attratta dagli oggetti mondani, ma si stabilizzerà sulla meta suprema”.

Mahâparinirvâna-sûtra

UNA MENTE PURA
UNA MENTE PURA

La democrazia dei miliardari e il dominio dei giganti digitali made in USA

di Alexandro Sabetti

14 Gennaio 2025

Le patrimonialità nette degli uomini più ricchi del mondo calcolate da Forbes mostrano abissali forbici reddituali che parlare di democrazia dei miliardari è una favola della buonanotte. Il caso dei giganti digitali come Musk, divenuti entità sovranazionali.

La democrazia dei miliardari

Le disparità nelle patrimonialità nette degli uomini più ricchi del mondo, come calcolate da Forbes nella sua solita classifica annuale, evidenziano differenze di reddito talmente abissali che qualsiasi discorso sulla democrazia in un contesto dominato da miliardari rischia di trasformarsi in una mera illusione, una favola raccontata per tranquillizzare le masse, con l’aiuto dell’apparato mediatico, sempre prodigo a presentare queste figure come ‘stravaganti ma geniali’, ‘innovatori’, ‘filantropi’ (ha fatto il giro del web la foto di Bill Gates in fila fuori a un Mc Donald come un ‘comune mortale’).

Il caso emblematico dei giganti digitali, come Elon Musk, illustra chiaramente questa dinamica: queste figure non solo accumulano ricchezze straordinarie, ma si trasformano in entità sovranazionali, esercitando un potere che trascende i confini nazionali e influenzando le politiche globali con una forza che sfida le tradizionali strutture democratiche.

I leader della classifica dei più ricchi del mondo 2024

Nel panorama delle ricchezze globali, la classifica annuale stilata da Forbes è un punto di riferimento per misurare le fluttuazioni patrimoniali dei miliardari. A partire da maggio 2024, Elon Musk ha consolidato la sua posizione come la persona più ricca del mondo.

Da novembre, il patrimonio netto di Musk è cresciuto di circa 90 miliardi di dollari, grazie al successo delle sue molteplici imprese tecnologiche, tra cui Tesla e SpaceX.

Larry Ellison, fondatore di Oracle, ha guadagnato il secondo posto nella classifica, superando diversi concorrenti grazie all’aumento del prezzo delle azioni della sua azienda.

Un notevole cambiamento riguarda Bill Gates, che è sceso fuori dalla top 10 il 1° ottobre, dopo che Forbes ha ottenuto nuove informazioni su una significativa riduzione del suo patrimonio. Al 9 dicembre 2024, Gates occupa il quattordicesimo posto, una posizione inusuale per uno dei fondatori di Microsoft, storicamente presente tra i primi dieci.

La presenza americana domina la classifica, con 8 dei 10 più ricchi aventi cittadinanza statunitense. I due miliardari non americani nella top 10 sono Bernard Arnault, magnate del lusso francese, e Amancio Ortega, fondatore della catena di moda Zara.

Al 9 dicembre, le dieci persone più ricche al mondo sono tutti uomini, ciascuno con un patrimonio netto di almeno 120 miliardi di dollari.

La donna più ricca del mondo è Alice Walton, figlia del fondatore di Walmart, Sam Walton. Con un patrimonio stimato in 104,8 miliardi di dollari, al 9 dicembre 2024, si colloca al sedicesimo posto nella classifica globale.

Ritorniamo a parlare di plutocrazia e tecnocrazia?

Nel panorama mondiale attuale, esistono circa 3.000 miliardari su una popolazione totale di 8 miliardi di individui. Questa cifra rappresenta lo 0,00003% della popolazione globale.

Circa un terzo di questi miliardari risiede negli Stati Uniti, mentre una quota leggermente inferiore si trova in Europa. Negli ultimi quattro anni, per ogni dollaro guadagnato dal 90% meno abbiente della popolazione mondiale, un membro di questo esiguo gruppo di super-ricchi ha visto il proprio patrimonio aumentare in media di 1,7 milioni di dollari.

Il grafico sottostante illustra l’andamento delle ricchezze nette dei miliardari citati da Forbes nel periodo compreso tra il 1987 e il 2021. Due elementi risultano immediatamente evidenti.

democrazia dei miliardari

In primo luogo, la curva evidenzia una crescita esponenziale, seguendo il principio secondo cui un maggiore accesso al capitale permette di generare ulteriori incrementi di ricchezza.

In secondo luogo, dopo ogni crisi economica (come quelle del 2008 e del 2019), il recupero delle ricchezze non solo compensa le perdite subite ma supera abbondantemente i livelli precedenti. Le crisi, infatti, tendono a colpire in modo più severo le classi meno abbienti, favorendo una redistribuzione della ricchezza verso l’alto.

Per evitare fraintendimenti e l’abusato argomento dell’invidia sociale, è importante chiarire che la questione non riguarda il consumo ostentato dei ricchi (definito “vistoso” o “conspicuous” nella terminologia di Veblen).

Il vero punto è che il possesso di ingenti quantità di denaro si traduce direttamente in potere. Con disuguaglianze di reddito così marcate, parlare di democrazia diventa, in molti casi, una mera illusione.

È triste dover ricorrere a termini antiquati, ma il mondo odierno è sempre più rappresentato dalla solida alleanza tra plutocrazia e tecnocrazia.

La democrazia dei giganti digitali

L’influenza dei colossi della tecnologia sulla politica moderna è cresciuta in modo esponenziale, delineando una nuova dinamica di potere che ha profonde implicazioni per la democrazia. Elon Musk ha esplicitato il tutto diventando il caso per eccellenza: l’uomo più ricco del mondo, proprietario del gigante social X (ex Twitter) che utilizza a suo piacimento per veicolare le campagne mediatiche che gli interessano, ora è anche un membro del governo americano.

Se prima queste dinamiche erano in ombra, lui le ha rese esplicite. Se in questo vi è un elemento di chiarezza positivo, poichè non consente la fuga cognitiva del “non sapevo”, dall’altro resta il punto di un macroscopico conflitto di interessi che stride con qualsiasi forma di democrazia accettabile.

Tuttavia, Musk non è l’unico nel settore ad avere interessi politici; altri leader tecnologici da tempo supportano la politica attraverso generose donazioni.

L’investimento del settore tecnologico nella politica ha subito un’accelerazione vertiginosa. Nell’ultima campagna elettorale statunitense, i 500 maggiori sostenitori hanno contribuito con un totale di 2,5 miliardi di dollari, la metà dei quali provenienti da lobby legate alle criptovalute. Queste valute virtuali rappresentano la fusione tra finanza e tecnologia, esemplificando un fenomeno molto più ampio.

Per esempio la candidata uscita sconfitta dalle urne, Kamala Harris, ha beneficiato del supporto di importanti figure della new economy, come gli amministratori di Netflix e LinkedIn, oltre a Bill Gates, che ha personalmente donato 50 milioni alla sua campagna. Tuttavia, l’influenza di Musk è difficilmente eguagliabile in questa fase storica.

Le radici di questa parabola risalgono alla fondazione di PayPal nel 1998, un’azienda che ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo della “destra digitale”. Tra i co-fondatori di PayPal, Peter Thiel è una figura chiave. Sin dai tempi universitari, Thiel ha promosso un pensiero ultraliberista e conservatore, che ha continuato a sostenere anche dopo il successo di PayPal, espandendo la sua influenza con investimenti significativi e appoggiando politicamente figure sovraniste.

Thiel, assieme a Musk e altri come Marc Andreesen e Ben Horowitz, incarna un étos tecno-utopista e un senso di onnipotenza alimentato dal successo economico. In un saggio per il Cato Institute, Thiel ha dichiarato di non credere nella compatibilità tra democrazia e libertà economica, sottolineando come la democrazia possa limitare l’innovazione del capitale.

I leader del settore tech si percepiscono come innovatori radicali, capaci di riscrivere le regole e plasmare il futuro. Questo approccio estremo al liberismo è accompagnato da un culto dell’individualismo e della meritocrazia, un’avversione per i sindacati e una crescente insofferenza verso le regolamentazioni, esacerbate dai recenti procedimenti antitrust contro Google e Amazon.

Per garantire la tutela dei loro interessi, questi giganti tech cercano di consolidare la loro influenza politica. Thiel ha sponsorizzato politici come Blake Masters e JD Vance, assicurandosi che rappresentino gli interessi della Silicon Valley. Il posizionamento di figure come Vance vicino alla presidenza rappresenta un investimento strategico per assicurare il controllo sulle future dinamiche del capitalismo globale.

Musk, nel frattempo, ha ottenuto enormi commesse pubbliche per le missioni spaziali di SpaceX e incentivi per le auto elettriche. Con Starlink, possiede 6.500 satelliti per connettività internet, estendendo il suo potere anche a servizi militari tramite Starshield.

Questo monopolio privato si comporta sempre più come un’entità sovranazionale, sviluppando politiche energetiche proprie per soddisfare il crescente fabbisogno dei data center di intelligenza artificiale.

In questo contesto, con il ruolo dei media ridotti a scendiletto nel narrare le mirabolanti imprese di queste supermen digitali, parlare ancora di democrazia è un esercizio pleonastico per non scontentare il buonumore del re.

Tratto da: Kultur Jam

La democrazia dei miliardari e il dominio dei giganti digitali made in USA
La democrazia dei miliardari e il dominio dei giganti digitali made in USA