“Perché l’Islam, anche senza telescopi, è tanto più vicino all’infinito? “ Si ha l’impressione che solo un velo sottile separa i mondi (tra loro). [Non c’è altro dio all’infuori di Allah] è la formula, il fermo pilastro su cui poggia. E la mente (musulmana) è nitida, acuta perché affila i denti con quel diamante. “ Ernst Jünger
Tra gli aspetti più misteriosi del cosiddetto “esoterismo nazista” studiati da Giorgio Galli nella trilogia dedicata a questo argomento (Hitler e il nazismo magico, Rizzoli 1989, Hitler e la cultura occulta BUR 2013, Hitler e l’esoterismo, OAKS 2020), troviamo le gesta di personaggi poco considerati dalla storiografia ufficiale, che però giocarono, apparentemente, un ruolo tutt’altro che secondario nel breve periodo in cui la Germania fu governata dalla dittatura hitleriana.
Un alto ufficiale delle SS, tanto importante quanto sconosciuto, ad esempio, fu Karl Maria Wiligut, più noto come Weisthor, secondo Galli uno dei semi-sconosciuti “maestri” occulti che gestirono un grande potere dietro le quinte. Nato a Vienna nel 1866, eroe della Prima guerra mondiale, Wiligut si congeda dall’esercito austriaco col grado di colonnello, ed entra rapidamente in contatto con le più importanti associazioni esoteriche nazionaliste del tempo, come l’Edda Gesellschaft di Gorsleben e l’Ordo Novi Templi dell’abate Lanz von Liebenfels.
Nel 1932 si trasferisce in Germania, a Monaco, dove, rafforzando i suoi legami con i circoli esoterici, conosce Heinrich Himmler, entra nelle SS e diventa rapidamente un influente membro della sua cerchia ristretta con lo pseudonimo, appunto di Karl Maria Weisthor. Uno studioso e ricercatore italiano, Marco Zagni, ha pubblicato due libri dedicati alla cultura esoterica delle SS: Gli archeologi di Himmler (Ritter) e La svastica e la runa (Mursia), dove ricorda che: “Ancora 30-35 anni fa la figura di Karl Maria Wiligut “Weisthor” era praticamente sconosciuta dagli storici e da gran parte del mondo tedesco sotto il nazismo e dalla maggioranza delle stesse SS. Si definiva uno studioso dei lati oscuri e nascosti della storia del mondo e in particolare del mondo germanico e si riteneva, come gli era stato detto nella sua famiglia, l’ultimo di una casata di re segreti e maledetti (dalla Chiesa) della Germania” .
E maledetto, o forse solo pazzo, lo fu davvero, dato che, come risultò solo molti anni dopo, nel 1924 era stato internato nel manicomio di Salisburgo a seguito delle accuse mossegli dalla moglie, che lo aveva incolpato di avere manie occultistiche, di essere schizofrenico, megalomane, violento, e soprattutto di aver cercato di ammazzarla. Quando Himmler venne a sapere di questi trascorsi da Karl Wolff, il numero due delle SS che aveva incontrato la moglie di Weisthor, era il 1939, e il “Rasputin di Himmler” come lo chiamavano in molti, si ritirò dalla vita pubblica. Deportato, nel 1945, in un campo di concentramento alleato, fu poi rilasciato, e tornò nella cittadina di Arolsen, dove morì all’inizio del 1946.
Pazzia a parte, Weisthor aveva davvero contribuito a creare i miti esoterici dell’Ordine nero guidato da Himmler: dopo aver partecipato a numerose spedizioni dell’Ahnenerbe alla ricerca delle vestigia dell’antica religione germanica, elaborò complesse teorie psicologiche e ipotesi storiche piuttosto stravaganti ma non del tutto prive di senso. Ad esempio, teorizzò l’esistenza di una memoria genetica, che conserva il ricordo anche dei nostri antenati, ipotesi, poi, avanzata anche da alcuni neurologi nei decenni successivi. Per quanto riguarda le sue concezioni esoterico-cosmologiche, riteneva che la storia dell’uomo e della Terra siano una perenne lotta tra energie contrapposte, che alternano fasi di civiltà ascendenti e discendenti, ipotesi confermate, secondo lui, dai risultati delle spedizioni negli antichi luoghi sacri che risultarono possedere notevoli proprietà geomantiche, ricche di questi opposti flussi energetici.
Stramberie cosmologiche a parte, il “Rasputin di Himmler” fu davvero uno dei Maestri di cerimonia del Castello di Wewelsburg, il luogo magico citato in un articolo precedente: qui celebrava i matrimoni delle SS, e insegnava i misteri delle rune che, secondo lui, erano la chiave per svelare il segreto dell’universo, racchiuso nel rapporto armonico tra il microcosmo dell’uomo e, appunto il macrocosmo del creato. Le rune, secondo la tradizione germanica e soprattutto secondo l’interpretazione dei circoli esoterici dell’ottocento, erano la testimonianza della cultura arcaica dei popoli del Nord e le gelose custodi dei destini del mondo e degli uomini.
Fu proprio Weisthor, inoltre, a disegnare il tristemente celebre Totenkpfring, l’anello d’argento con incisa la testa di morto che Himmler regalava a pochi eletti in occasione del genetliaco del Fuehrer, il 20 aprile, festa nazionale tedesca. Quando un possessore dell’anello moriva, il gioiello veniva riportato al Castello assieme alle ceneri del defunto, per esservi conservato in una grotta. Alla fine della guerra, gli ultimi superstiti fecero esplodere la grotta, e i macabri gioielli non furono mai ritrovati.
Gli studi di Giorgio Galli legano strettamente l’ascesa e declino di Weisthor al Generale Karl Wolff, il già menzionato vice di Himmler, che, curiosamente, non solo evitò le forche di Norimberga, ma, dopo un processo al quale presenziò in divisa e una breve condanna simbolica, venne restituito alla società come un uomo completamente libero. Wolff, secondo Galli, faceva parte del vertice esoterico nazionalsocialista, ed era al corrente delle profezie decifrate da Weisthor che vaticinavano una grande battaglia tra Oriente e Occidente, battaglia dalla quale le terre germaniche dell’Est sarebbero uscite completamente devastate. La profezia, però, non fu sufficiente a fermare la guerra, e l’Europa sarebbe stata presto ridotta a un cumulo di rovine, come, enigmaticamente, Weithor volle scritto sulla lapide che copre la sua tomba:
Unser Leben geht dahin wie ein Geschwaetz (La nostra vita trascorre come una chiacchierata senza senso)
ROMA\ aise\ – Gli Usa non possono più ignorare la de-dollarizzazione che i Brics stanno conducendo da qualche tempo. Le sue conseguenze globali non possono più essere sottovalutate, anche dall’Europa. Ostacolare tale processo vorrebbe dire accentuare lo scontro tra blocchi; osservarlo semplicemente, con distacco e supponenza, significherebbe assistere allo sfaldamento dell’attuale sistema globale. Occorrono delle idee coraggiose di riforma dell’attuale sistema e una nuova visione cooperativa e multilaterale, come il progetto di un paniere globale di monete. Il commercio dell’energia, petrolio e gas, è effettuato sempre più con l’utilizzo delle monete locali. Non si tratta solo degli accordi in yuan e rubli tra Cina e Russia di cui si parla da anni. Nel 2023 un quinto di tutto il commercio petrolifero mondiale è stato fatto con monete diverse dal dollaro. In generale l’utilizzo del dollaro nei commerci dei paesi Brics è in forte diminuzione, appena il 28,7% nel 2023. In Nigeria, futuro membro dei Brics, gli operatori petroliferi, comprese le raffinerie, hanno deciso di utilizzare la naira, e non il dollaro, anche nelle loro operazioni interne sul petrolio e il gas. L’India ha firmato un accordo sul petrolio in rupie con gli Emirati arabi uniti (Eau). È il secondo partner commerciale degli EAU. Il totale dei loro scambi raggiungerà presto 100 miliardi di dollari. Gli EAU lavorano con 15 paesi per promuovere scambi in monete locali. Nuova Delhi intende pagare in rupie anche il petrolio importato dall’Arabia Saudita e opera intensamente per regolare i suoi commerci internazionali con le monete nazionali. Presentata come una grande democrazia, in contrasto con Cina e Russia, e come amica e alleata dell’Occidente, l’India, però, non è seconda a nessuno nel processo di de-dollarizzazione dei suoi commerci. Non c’è solo l’utilizzo delle monete locali. Si stima che il gruppo Brics abbia oggi una quota del 22% delle esportazioni globali di merci e servizi. Tuttavia, la maggior parte degli accordi nel commercio internazionale è effettuata nelle valute del G7 attraverso il sistema interbancario Swift. Nel settembre 2023 le quote del dollaro, dell’euro e della sterlina, usate nel sistema Swift, si attestavano rispettivamente al 45,58%, 23,6% e 7,32%. Lo yuan è solo la quinta valuta di pagamento su detto sistema (3,71%), appena dietro lo yen giapponese (4,2%). Nel 2020, tramite Swift sono stati trasmessi messaggi finanziari per un valore di 140 trilioni di dollari per eseguire i pagamenti. Invece, meno dello 0,5% del volume delle transazioni è passato attraverso il sistema di pagamento interbancario transfrontaliero (Cips) della Cina. Pertanto, la reale indipendenza dei Brics dall’infrastruttura di pagamento internazionale controllata dall’Occidente può essere garantita solo dal proprio sistema di regolamenti multilaterali nelle valute nazionali. Dal 2018 essi lavorano per un progetto, il Brics Pay, che si prefigge anche l’uso di nuove tecnologie come il blockchain e le valute digitali delle banche centrali. Non si tratta di criptovalute. È studiato in modo tale da poter utilizzare qualsiasi valuta usata dai membri del gruppo. Il Brics Pay ha diversi scopi, principalmente per i pagamenti transfrontalieri nel commercio internazionale tra aziende, banche d’investimento e micro finanza. Esso è stato adottato da diverse istituzioni e aziende nei paesi Brics ed è in costante crescita. La State Bank of India, la russa Sberbank, la Bank of China, la Petrobras e molti altri la utilizzano. Anche l’inglese Standard Chartered Bank ha integrato il Brics Pay nella sua piattaforma di pagamento digitale. Alla base del Brics Pay c’è poi la Nuova Banca per lo Sviluppo, la banca dei Brics, dove sono elaborate tutte le transazioni finanziarie tra le nazioni del gruppo. Si ricordi che i Brics rappresentano anche il 15% delle riserve globali di oro. Non poco, anzi una cifra significativa tanto da indurre il gruppo a studiare altri strumenti monetari dove l’oro dovrebbe avere un ruolo importante. Non crediamo che il G7 sia pronto ad affrontare riforme radicali come questo tempo richiederebbe. (Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**) *già sottosegretario all’Economia **economista
La Repubblica Islamica dell’Iran rappresenta la tredicesima potenza militare, il quattordicesimo Paese con la capacità di arricchire l’uranio, il quinto Stato produttore di droni e la decima nazione produttrice di sottomarini nel mondo.
La regione dell’Asia occidentale ha visto una tendenza crescente all’insicurezza e alle turbolenze dal 2001 in poi, culminata tra il 2011 e il 2017 con l’emergere del terrorismo Takfiri. Tuttavia, la geografia della Repubblica Islamica testimonia una sicurezza e una tranquillità che poggiano sullo sviluppo raggiunto negli ultimi decenni.
Anche l’Iran si è unito alla Hall of Helicopter Manufacturers nel 1998 con la costruzione dell’elicottero Shabaviz, che era il modello retroingegnerizzato e aggiornato dell’elicottero Bell 205. Nella fase successiva, la famiglia di elicotteri Shahed è stata prodotta in tre modelli, “Shahed 274”, “Shahed 278” e “Shahed 285”.
Le conquiste missilistiche della Repubblica Islamica non si limitano solo ai missili balistici e a lungo raggio, ma anche nel campo della difesa aerea, l’Iran è stato in grado di proteggere i cieli del Paese costruendo sistemi di difesa. Attualmente, l’Iran è tra i pochi Paesi al mondo ad aver sviluppato i sistemi di difesa antimissile più avanzati, facendo affidamento sulle capacità interne.
Difesa aerea dell’Iran
Il più importante è il sistema di difesa missilistico terra-aria Bavar-373, costruito a livello nazionale, che è modellato sul sistema russo, ma è molto più avanzato e difende le parti più importanti del Paese, compresi alcuni siti nucleari. Altri missili balistici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), includono Dezful, Zulfiqar, Qadr, Sejjil e Zelzal.
I progressi tangibili della Repubblica Islamica dell’Iran nel settore missilistico hanno irritato e preoccupato i nemici, che negli ultimi anni si sono sempre concentrati sul settore missilistico e hanno cercato di avviare negoziati in questo settore così come in quello nucleare.
Uno dei successi più significativi dell’Iran nel campo dei missili è il missile balistico Emad, presentato nell’ottobre 2016. Al momento della sua presentazione, questo missile a propellente liquido era uno dei primi missili iraniani a lungo raggio con una nuova testata dotata di sterzo blocchi per il volo e correzione errori nella fase finale.
Nel campo dell’equipaggiamento navale, la Repubblica islamica dell’Iran è uno dei Paesi che ha acquisito conoscenza della costruzione di cacciatorpediniere e ha presentato numerosi cacciatorpedinieri nazionali, tra cui Jamaran, Sahand e Dena.
L’Iran è il decimo produttore di sottomarini e ha le competenze per revisionare tutti i tipi di navi e hovercraft. L’Iran è diventato autosufficiente per quanto riguarda una varietà di attrezzature e armi leggere, semipesanti e pesanti.
Teheran esporta alcuni di questi prodotti in 32 Paesi, mentre prima della Rivoluzione Islamica, la produzione di una parte significativa di questi prodotti era monopolizzata esclusivamente da pochi Paesi sviluppati.
Droni iraniani richiesti in tutto il mondo
La potenza dei droni iraniani ha aumentato la sua deterrenza. La potenza dei droni della Repubblica Islamica dell’Iran è cresciuta al punto che oggi i nemici si concentrano su quest’area e cercano addirittura di impedire lo sviluppo della potenza dei droni iraniani accusando l’Iran di coinvolgimento nella guerra in Ucraina.
L’Iran è riuscito a costruire tutti i tipi di droni anti-radar con un’elevata durata di volo, armati di bombe e missili a punta, tanto che oggi è tra i cinque Paesi leader nel campo dei droni. Gli importanti risultati militari e di difesa della Repubblica Islamica dell’Iran sono stati raggiunti facendo affidamento sulle capacità locali degli scienziati iraniani.
Le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran sono riuscite a trasformare la minaccia posta dalle sanzioni in un’opportunità per localizzare attrezzature militari e di difesa. La localizzazione dell’equipaggiamento militare è una delle conquiste più significative della Rivoluzione Islamica, che ha reso oggi la Repubblica Islamica dell’Iran tra i Paesi esportatori di armi nel mondo.
“Non immaginare che questi sette spiriti stiano uno accanto all’altro, paragonabili alle stelle, che si vedono fianco a fianco nel cielo; sono tutti e sette come un solo spirito. Allo stesso modo il corpo dell’uomo ha molti organi, ma ciascun organo partecipa della potenza degli altri”.
“Se a volte descrivo solo due o tre come attivi nella generazione di un altro spirito, lo faccio a causa della mia debolezza, perché nella mia mente degenerata non riesco a trattenere l’impressione dell’azione di tutti e sette nella loro perfezione Vedo tutti e sette; ma quando comincio ad analizzare ciò che vedo, non riesco a coglierli tutti insieme, ma solo uno dopo l’altro”.
Contro ogni categorizzazione ma a favore di ogni archetipo ancestrale che unisca gli oppressi per la liberazione dell’umanità dagli oppressori di ogni nazione in tutti i mondi: nel mondo concreto terreno, nel mondo astrale extraterreno e nel mondo spirituale ultraterreno. Questa è l’essenza del Primordialismo Visionario.
“Colui che si fissa in una religione ignora di conseguenza la verità intrinseca delle altre, allo stesso modo che la sua credenza in Dio implica una negazione d’ogni altra forma di credenza.
Se conoscesse il senso delle parole di Junayd: “Il colore dell’acqua è il colore del suo recipiente” ammetterebbe la validità di tutte le credenze, e riconoscerebbe Dio in ogni forma e in ogni oggetto di fede.
Dipende dal fatto che egli non ha la conoscenza di Dio, ma fonda il suo concetto unicamente su una sua opinione, come dice Dio nel Corano: “Io Mi conformo all’opinione che il Mio servo si è fatta di Me”. Ciò significa: Dio si manifesta a colui che l’adora nella forma della sua religione, sia quando generalizza sia quando distingue.
La divinità conforme a una religione è quella che può essere definita, e che permette di contenere nel cuore una idea di Dio, sempre come disse Dio: “Né i Miei cieli né la Mia terra possono contenerMi, ma Mi contiene il cuore del Mio servo fedele”.
In effetti, là divinità assoluta non può essere contenuta in nessuna cosa, poiché è l’Essenza stessa delle cose e la Sua propria essenza.”
Una delle sfide più pericolose che l’esercito israeliano sta incontrando a Gaza è rappresentata dalle Forze d’élite delle Brigate al-Qassam, insieme alle forze d’élite di altre fazioni della Resistenza. Queste fazioni stanno mettendo in grande difficoltà l’esercito israeliano, dimostrando al mondo intero la mancanza di spirito combattivo dei soldati israeliani e la forte dipendenza da attrezzature scientifiche avanzate, tecnologia, sistemi e armi.
È importante ricordare che la maggior parte di queste forze non ha partecipato all’operazione Al-Aqsa Storm del 7 ottobre. Tuttavia, l’obiettivo principale era quello di preparare e aumentare la loro prontezza per qualsiasi possibile azione di terra portata avanti dall’organizzazione.
Il numero dei combattenti stimato dal Centro israeliano per gli studi sulla sicurezza nazionale è di circa 5mila unità, mentre alcune autorità palestinesi stimano che il numero dei combattenti della Resistenza raggiunga circa 7mila.
Uno dei compiti principali assegnato a queste Forze è quello di effettuare attacchi nei territori palestinesi occupati oltre la Striscia di Gaza attraverso l’uso di tunnel d’attacco. Tuttavia, i combattenti sono anche addestrati a impegnarsi in operazioni difensive all’interno della Striscia di Gaza. Questa particolare unità si concentra sulla guerriglia, utilizzando sofisticate armi anticarro come i lanciatori Kornet e Yassin 105, oltre a piazzare cariche esplosive sui carri armati israeliani e sui veicoli corazzati. Inoltre, svolgono attività di cecchino, navigazione, sabotaggio, mimetizzazione, guerra nei tunnel ed esecuzione di operazioni speciali.
Obiettivi delle Forze d’élite
Gli obiettivi principali includono l’esecuzione di operazioni rapide, l’infiltrazione, l’assalto a siti e pattuglie, l’eliminazione di soldati, la distruzione di armi e sistemi, la garanzia dell’evacuazione dei suoi membri attraverso tunnel e mezzi di trasporto adeguati come veicoli a quattro ruote e motociclette.
I combattenti vengono sottoposti ad un addestramento intensivo e sono dotati di armi avanzate e precise. Analogamente alle forze speciali di altri Paesi, vengono accuratamente selezionati seguendo un rigoroso programma di allenamento e una serie di test che mettono alla prova la loro forma fisica, intelligenza, adattamento mentale, abilità, resistenza psicologica e fisica, e soprattutto la loro spiritualità e religione.
Dopo la fase iniziale, vengono addestrati all’uso della maggior parte delle armi a disposizione della Resistenza, compreso il controllo di carri armati e veicoli. Inoltre, ricevono formazione su tiro, navigazione, cecchino, sopravvivenza, ricognizione, mimetizzazione, azione furtiva, movimento veloce e capacità di lavoro di squadra. Generalmente la formazione di base dura da uno a due anni.
Efficacia
Le unità sono dotate di supporto informativo e potenza informatica per migliorare le capacità offensive e sono in grado di gestire la rete di tunnel. Queste unità sono divise in compagnie e categorie e distribuita su diversi battaglioni, che sono dislocati secondo la divisione geografica dei settori.
Le armi delle forze d’élite, che includono terra, aria e mare, hanno già dimostrato la loro efficacia durante l’operazione Al-Aqsa Storm. Hanno neutralizzato con successo molte pattuglie militari israeliane addestrate, come Kingfisher, Cherry e la Marina (specialmente nella base di Zekim).
Le forze d’élite hanno precedenti esperienze nello svolgimento di operazioni specifiche, come durante la battaglia di al-Assaf nel 2014. In questa battaglia, hanno effettuato cinque operazioni di sbarco dietro le linee nemiche a Zikim e Nahal Oz, e sono state coinvolte in numerose imboscate e scontri all’interno della Striscia.
Queste azioni hanno comportato perdite significative per l’esercito occupante. Sia gli Stati Uniti che l’entità provvisoria sostengono che il brigadiere Faiz Allahi, comandante delle forze speciali Saberin del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, è responsabile dell’addestramento delle forze d’élite di Al-Qassam insieme alle forze Radwan di Hezbollah.
“Fai del bene a tua madre e a tuo padre. Visita i tuoi parenti, non vedere i difetti degli altri, mantieni segrete le loro malefatte e consigliali solo quando nessuno può ascoltarti. Prega per i peccatori e perdona le loro malefatte. Senti il male e abbi terrore del tuo ego, e vergogna di assecondarlo. Mostra considerazione verso le persone con compassione, gentilezza e bontà […] Sii modesto davanti alle persone di conoscenza. Discerni la verità in ciò che ascolti e accettala. Salva la tua lingua. dalle bugie e dalle calunnie […] Sii sincero e puro nelle tue azioni. Osserva ciò che è buono e bello nella creazione. Evita coloro che hanno un’indole malvagia e sii amico dei buoni. Lascia i tuoi desideri e getta via il desiderio di essere lodato per i tuoi successi.”
—— Sulami, Kitab al-Futuwwah (Libro della Cavalleria)