di Mattia Martini
18/1/2024
Alla ricerca del consenso, della “Great narrative”, al WEF sembra che non si facciano mancare il supporto richiesto a figure del mondo della religione e della spiritualità. Mi pare di constatare che siano piuttosto alla ricerca di figure specifiche: la curandera, la sciamana, la pachamama, il guru indiano.
La prima osservazione è che sembrano ben poco interessati alle “religioni del Libro”, o quanto meno ai loro rappresentanti, che pure fra cristianesimo e Islam rappresenterebbero 3 miliardi e mezzo di persone al mondo e le religioni più “istituzionali” nelle aree più ricche del pianeta.
Credo che questo vada compreso in modo articolato con varie motivazioni:
1) la volontà di creare consenso soprattutto in Africa, Sud America, subcontinente indiano, le aree a maggior sviluppo demografico, e il vero bernoccolo per dei malthusiani che vogliono ridurre la crescita della popolazione, e che hanno una minore presa sulla politica interna di quei Paesi di quanta ne abbiano in Europa o negli USA.
2) L’idea di un maggiore apparante terzomondismo, attraverso la scelta di religioni “esotiche” e quindi di un occhio attento ai poveri e ai paesi in via di sviluppo, ostentando un egualitarismo fasullo e di marketing.
3) La spendibilità di immagine di queste religioni panteistiche o naturalistiche, se ci vogliamo concedere la semplificazione, percepite dal grande pubblico come più ecologiche o “ambientaliste” e quindi più consone a giocare un ruolo nella politica di immagine del WEF.
4) La probabile percezione, in queste religioni più arcaiche o primitive, di assenza di tratti patriarcali, a differenza delle religioni abramitiche, e quindi la loro agilità rispetto agli standard di political correctness delle nuove élite sinistrorse. Chiaramente questo solo nella rappresentazione hollywoodiana della civiltà induista, che nella realtà, specie nell’induismo vaishnava, è radicalmente patriarcale.
5) Un probabile autentico odio laicista, o ateo, delle élite occidentali verso la religione, che in quanto tale, psicologicamente, si traduce in odio per il cristianesimo (in quanto religione in cui sono nati quasi tutti i membri del WEF); questo però spinge facilmente, laddove si vuole ricercare una qualche simpatia religiosa, verso i culti più stranieri ed esotici.
6) la maggiore facilità presso queste realtà non gerarchizzate e policentriche nel trovare quello “che ci sta”, fosse anche il più sfigato rappresentante delle loro tradizioni, a prestarsi a queste operazioni di immagine.
Quanto all’autenticità e regolarità effettiva delle personalità coinvolte (es. il noto Sadhguru, divenuto una specie di cappellano sui generis del WEF) la questione è tutta poi da vedere, dato che la presenza di “guru neri” e di veri controinziati presso le corti del potere pervertito è del tutto naturale.










