I Neanderthal erano una specie affine agli esseri umani, abili combattenti e rivali nella guerra preistorica
Circa 600.000 anni fa, l’umanità si divise in due gruppi. Uno rimase in Africa e si sviluppò in quello che siamo oggi, mentre l’altro si spostò verso l’Asia e l’Europa, diventando Homo neanderthalensis, i Neanderthal. Non erano i nostri antenati diretti, ma una specie affine che si evolveva parallelamente a noi. I Neanderthal ci affascinano perché ci rivelano chi eravamo e chi avremmo potuto diventare. Tuttavia, la biologia e la paleontologia ci mostrano un quadro più oscuro. I Neanderthal non erano pacifici, ma abili combattenti e pericolosi guerrieri, rivalizzati solo dagli esseri umani moderni.
Come i leoni, i lupi e gli Homo sapiens, i Neanderthal erano cacciatori cooperativi di grandi prede e territoriali. Questo comportamento è radicato nella biologia degli esseri umani e dei nostri parenti più stretti, i cimpanzé. L’aggressione cooperativa si è evoluta nel nostro antenato comune con i cimpanzé, circa 7 milioni di anni fa, e i Neanderthal avrebbero ereditato queste stesse tendenze.
La guerra è sempre stata parte integrante dell’essere umano. Tutti i popoli nella storia hanno fatto guerra e le nostre scritture più antiche sono piene di storie di conflitti. L’archeologia rivela antiche fortezze, battaglie e massacri preistorici che risalgono a millenni fa. I Neanderthal erano molto simili a noi sia anatomicamente che comportamentalmente. Facevano fuoco, seppellivano i loro morti, creavano gioielli e arte, e costruivano santuari di pietra. Se condividevano così tanti dei nostri istinti creativi, è probabile che condividessero anche molti dei nostri istinti distruttivi.
Il record archeologico conferma che la vita dei Neanderthal era tutto tranne che pacifica. Erano abili cacciatori di grandi prede e utilizzavano armi per abbattere animali come cervi, stambecchi, alci, bisonti, rinoceronti e mammut. I traumi cranici e le ossa rotte trovate nei resti dei Neanderthal suggeriscono che i conflitti erano comuni, soprattutto tra i giovani maschi. La guerra preistorica lascia segni riconoscibili, come i traumi al cranio e le lesioni da combattimento.
La prova che i Neanderthal erano abili guerrieri è il fatto che siamo riusciti a incontrarli e a resistere alla loro espansione per circa 100.000 anni. Non è stato un incontro pacifico, ma una lunga guerra di logoramento. Alla fine, gli Homo sapiens primitivi sono riusciti a conquistare le terre dei Neanderthal, ma non perché i Neanderthal erano meno inclini a combattere. Probabilmente siamo diventati semplicemente migliori nella guerra di loro.
In conclusione, i Neanderthal erano una specie sorella degli esseri umani moderni e condividevano molti dei nostri istinti aggressivi. Erano abili combattenti e rivalizzavano con noi in termini di capacità belliche. La guerra è sempre stata parte integrante dell’essere umano e i Neanderthal ne sono un esempio.
Si discuteva stamattina con amici sul fatto che gli psicofarmaci abbiano certamente salvato la vita a moltissime persone negli ultimi decenni. C’era chi era pro e chi contro, ma questo è un dato certo.
Si, siamo d’accordo sul fatto che molta gente ci sia rimasta anche sotto, ma questo non toglie nulla al dato di cui sopra.
L”EMERGENZA PSICOLOGICA è un dramma dei nostri tempi: non ne parla nessuno perché a nessuno conviene – perché bisognerebbe mettere in discussione le fondamenta di un intero mondo – ma è così.
D’altronde, le risposte del tipo “nel Medioevo cristiano sono storicamente attestati solo due suicidi in 1000 anni” sono solo slogan cretini perché noi NON viviamo nel Medioevo (più o meno come chi dice “ma al tempo de mi nonno non divorziava nessuno”, facendo finta di ignorare che il tempo de tu nonno non conosceva le tentazioni e le sollecitazioni di questo, manco per il piffero!).
Il problema naturalmente è anche spirituale: la riduzione della religione a morale sociale o (al tempo del pre-concilio) a mera morale devozionale, l’assenza in Occidente per decenni e forse secoli anche solo dell’idea di religione come “cammino interiore” ha fatto danni mostruosi.
Nell’Oriente cristiano, sono ancora in parte note le cause anche spirituali di molte patologie psichiche, così come le possibili cure che sono una Scienza Sacra (e che comprendono meditazione, preghiera del cuore, certi digiuni – ma cosa potrebbe dire in tal senso un prete occidentale che il Venerdì Santo ti dice che digiunare non serve e può essere sostituito con l’elemosina?).
D’altronde, in un mondo al naufragio, i farmaci non sono peggiori del sesso compulsivo o dell’alcool: sono solo salvagenti (illusori?) per fingere di non annegare.
Il problema è fare finta di non trovarsi in mezzo ad una tempesta e credere che “è tutto normale così”.
Il piano di chi attacca l’umanità intende sorvegliare ogni individuo. La pseudo-cultura che ci fanno studiare celebra autori che giustificano, anzi, implorano, tale piano. La tecnologia non-umana è superiore alla tecnologia umana: numerosi reperti archeologici, e artistici, inducono a pensare all’esistenza di civiltà di diverso livello tecnologico, tutte interessate all’umanità, per dominarla. I mass-media pilotano rapidamente l’opinione pubblica che di per sé non esiste: la cosiddetta “opinione pubblica” è un’entità astratta, in cui gli sprovveduti si riconoscono, perché non si considerano dotati della suddetta cultura, ossia non si considerano all’altezza della suggestione che subiscono, e perciò la riveriscono, timorosi.
Chi attacca l’umanità ne vuole ridurre le capacità di ragionamento, il che causa, frustrazione e tensione, che vengono fatte scaricare tramite la risata: per questo è obbligatorio apparire allegri, trovarsi per ridere, svagarsi per dimostrare che ci si sta divertendo tanto, ossia che si ha molta tensione da scaricare, e ciò induce ad affrettarsi per imitare i ridanciani nel culto della risata dissacrante, sarcastica, e rigorosamente inconcludente.
Nel frattempo l’ IA “che sa tutto” dimentica alcuni reati, ma solo quelli noti e conclamati che vanno dalle torture ai traffici umani. Infatti per l’IA, i reati sono soltanto quelli commessi da sprovveduti individui frustrati: e i mass-media vanno a caccia dei disgraziati, per nascondere o far dimenticare, apposta, i nomi di chi attacca l’umanità in mille modi diversi.
Esiste una soluzione a tutto ciò ? L’ unica soluzione consiste nell’attivare la connessione spirituale, che non è appartenere a qualche religione. La connessione spirituale è la possibilità, di trascendere per mezzo della mente e ritrovare l’ allineamento innato con lo Spirito attivando i poteri superiori della mente: nell’immaginario collettivo, “i poteri superiori della mente” sono quelli che consentono, ai monaci Shaolin, di usare il corpo fisico oltre i limiti che consideriamo insuperabili e di cui ancora non conosciamo tutte le possibilità
IA e compagnia bella in realtà non rappresentano nemmeno lo 0,000001 di quanto un essere umano potrebbe considerare, imparare, e praticare . Ci sono stati di coscienza caratterizzati da lucidità ed efficienza superiori a quanto l’IA fa, perché, a quei livelli, gli umani possono permeare gli argomenti, mentre l’ IA arranca secondo sequenze che cerca di rendere ingegnose, per arrivare presto al risultato, ma “presto” è comunque in ritardo rispetto al continuo infinito presente che si può intuire, raggiungere, e vivere
Dunque, quel che c’è da fare, adesso, e che è quanto andava fatto da sempre, è attivare, e difendere, la connessione spirituale, che dissolve il male, le interferenze, e apre letteralmente, la via della liberazione.
CON LA TECNOLOGIA STIAMO RINUNCIANDO ALLE NOSTRE POTENZIALITA E LE STIAMO DELEGANDO ALLE MACCHINE….
IMMAGINIAMO CHE MATRIX SIA L’ANTEFATTO DI DUNE (TERMINATOR LO È DI MATRIX, UNA FASE EVOLUTIVA DI SKYNET) ….LADDOVE POSSA ESSERE IL NOSTRO POSSIBILE FUTURO
Questo dialogo, tra Paul e la Reverenda Madre Bene Gesserit, non è stato inserito nel film di Villeneuve…
“Disse Helen Moyan: Un tempo gli uomini dedicavano il proprio pensiero alle macchine, nella speranza che esse li avrebbero liberati. Ma ciò consentì ad altri uomini di servirsi delle macchine per renderli schiavi.
– «Non costruirai una macchina a somiglianza della mente di un uomo» – citò Paul.
– Così dice la Bibbia Cattolica Orangista, e così fu ripetuto dal Jihad Butleriano assentì la vecchia. – Ma in realtà la Bibbia C.O. avrebbe dovuto dire: «Non costruirai una macchina che contraffaccia la mente di una persona umana»…La Grande Rivolta ci ha liberati da una stampella – dichiarò la vecchia. – Ha costretto la mente umana a svilupparsi. Scuole furono fondate, per sviluppare il talento umano”.
Beh si vede che HERBERT fosse legato al Movimento del Potenziale umano
Nel Film Dune non viene raccontato un antefatto presente invece nel grandioso romanzo di Herbert: il Jahad butleriano…è l’evento costituito dalla grande rivolta contro le macchine dotate di intelligenza artificiale, svoltasi tra il 201 B.G. e il 108 B.G. e guidata da Serena Butler. Frank Herbert nell’originale ciclo di Dune cita più volte l’evento, ma non descrive i fatti relativi al Jihad Butleriano, che si svolgono molti secoli prima delle vicende narrate. Nella saga di Dune, il Jihad Butleriano è comunque una parte fondamentale del passato mitico a cui più volte si fa riferimento durante la storia, e che per la sua persistenza nella mentalità dei personaggi del suo universo e la sua importanza per la creazione del contesto costituisce uno dei pilastri della storia futura ideata da Herbert. Il Jihad Butleriano è stato in seguito narrato nella trilogia Legends of Dune, un prequel del ciclo originale, scritto da Brian Herbert e Kevin J. Anderson. La ribellione contro i computer e le macchine pensanti è mossa dal fondamentale principio religioso della Bibbia Cattolica Orangista che recita “non sfigurare la tua anima”. Il carattere religioso della guerra le conferisce l’appellativo di Jihād (جهاد, dall’arabo ǧihād, col significato di “massimo sforzo morale” e, impropriamente, “guerra santa”), e il suo risultato, oltre all’introduzione del tabù contro le macchine pensanti, favoriva lo sviluppo delle capacità degli esseri umani. Nascevano così i mentat, calcolatori umani, persone addestrate ad usare la logica al massimo livello; le Bene Gesserit, profonde conoscitrici dell’animo umano, in grado di controllare ogni proprio pensiero e ogni muscolo del corpo, capaci di leggere attraverso i segnali somatici le emozioni delle persone e di comandarle tramite la Voce, ovvero una modulazione della voce e un tono profondamente incisivi sulla mente di chi la ascolta; inoltre, i Navigatori della Gilda Spaziale sostituivano i computer nel trovare nello spazio il percorso da seguire, grazie alla loro prescienza lineare favorita dalla spezia, il melange. Herbert non ebbe il tempo di concepire l’intera storia precedente alla saga di Dune, per cui è probabile che il nome della battaglia sia stato un semplice riferimento a Samuel Butler, un contemporaneo di Charles Darwin, che quattro anni prima della pubblicazione de L’origine delle specie scriveva:
«Cosa succederebbe se la tecnologia continuasse ad evolversi così tanto più rapidamente dei regni animale e vegetale? Ci sostituirebbe nella supremazia del pianeta? Così come il regno vegetale si è lentamente sviluppato dal minerale, e a sua volta il regno animale è succeduto a quello vegetale, allo stesso modo in questi ultimi tempi un regno completamente nuovo è sorto, del quale abbiamo visto, fino ad ora, solo ciò che un giorno sarà considerato il prototipo antidiluviano di una nuova razza… Stiamo affidando alle macchine, giorno dopo giorno, sempre più potere, e fornendo loro, attraverso i più disparati ed ingegnosi meccanismi, quelle capacità di auto-regolazione e di autonomia d’azione che costituirà per loro ciò che l’intelletto è stato per il genere umano»
Con chiunque abbia un senso di Dio, ed eventualmente di Cristo, e sia un minimo avvezzo alla preghiera meditativa in uno stato di elevata presenza, voglio condividere una possibilità sperimentale che spontaneamente mi è venuto di praticare durante la notte di Natale.
Mentre ero alle prese con dei pensieri fastidiosi, emozioni disturbanti automatiche che vanno e vengono e, potenzialmente, tutto il resto del marasma psichico che affligge ognuno di noi dato che, poco o tanto, la mente è il vero fardello di tutti (in questo hanno ragione i buddisti: la mente ha bisogno di essere incessantemente purificata, è vitale non lasciarla fare), a occhi chiusi e in tranquillità mi è uscita una richiesta, rivolta al Padre. Ho chiesto serenamente e senza pretese, ma credendo in ciò che facevo: ti prego, metti la tua mente al posto della mia.
Ora io, da qualche anno, se mi concentro in senso espansivo vivo una particolare sensazione di pressione (non fastidiosa) dentro la testa, quella che molti chiamano attivazione della pineale. In questo caso l’ho sentita subito aprirsi e ho sperimentato una delle migliori sensazioni della mia vita, lasciando che un’altra mente agisse e abbandonandomi.
Tutti i fastidi mentali ed emotivi si sono spenti rapidamente. Potevo giusto vederli da lontano, e a me era evidente che qualcosa di diverso dal solito stesse succedendo e che non fossi io al comando.
Naturalmente, non mi è (ancora?) possibile mantenere quello stato costantemente, proprio perché occorre calma e presenza, ma posso assicurare che 5 minuti ogni tanto durante il giorno nel momento del bisogno possono cambiare tutto nella mente e, di conseguenza, nel corpo.
Non so se proverete a farlo anche voi e se ci riuscirete, ma ho fiducia nel fatto che anche altri possano arrivarci e capire la portata dei benefici che ne derivano. È forse la cosa più vicina all’estasi che io abbia provato.
Non è necessario che la richiesta sia tale e quale alla mia, magari per qualcuno sarà più spontaneo dire “togli i miei pensieri e mettici i tuoi” o “Altissimo, metti ora il tuo Logos al posto del mio”. L’importante è non forzare, restare presenti e avere fiducia.
Sapienza 7:24 La sapienza è il più agile di tutti i moti; per la sua purezza si diffonde e penetra in ogni cosa. È un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s’infiltra.
Yoda a Luke su Dagobah:
La grandezza non conta. Guarda me, giudichi forse me dalla grandezza? Non dovresti farlo infatti, perché mio alleato è la Forza, ed un potente alleato essa è. La vita essa crea ed accresce. La sua energia ci circonda e ci lega. Illuminati noi siamo, non questa materia grezza! Tu devi sentire la Forza intorno a te. Qui, tra te, me, l’ albero, la pietra, dovunque. Sì, anche fra la terra e la nave.
Videoconferenza del canale YouTube FRATRIA ALTOTIBERINA, trasmessa in live streaming il giorno 25 marzo 2023.
Fratria intervista Daniele Perra, Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, Daniele Perra ha conseguito nel 2015 il Diploma di Master in Middle Eastern Studies presso ASERI – Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. A partire dal 2017 collabora attivamente con “Eurasia. Rivista di studi geopolitici” e con diversi siti di informazione geopolitica e di studi tradizionali. Le sue analisi sono incentrate principalmente sul rapporto che intercorre tra geografia, politica, filosofia e storia delle religioni. Nel 2018 il suo saggio Sulla necessità dell’impero come entità geopolitica unitaria per l’Eurasia è stato inserito nel vol. VI dei “Quaderni della Sapienza” pubblicati da Irfan Edizioni. È autore del libro Essere e Rivoluzione. Ontologia heideggeriana e politica di liberazione, Prefazione di C. Mutti (NovaEuropa 2019).
2. Gesù disse, “Coloro che cercano cerchino finché troveranno. Quando troveranno, resteranno turbati. Quando saranno turbati si stupiranno, e regneranno su tutto
Cosi recita Tommaso. Nel leggere tutti i saggi sul vangelo gnostico in oggetto , viene detto che l’oggetto della ricerca è ignoto. Ma è falso. Non viene indicato nel logion 2, ma occorre leggere l’intero spettro dei logoi per capire cosa occorre cercare
73.) Gesù disse: – Colui che conosce tutto, ma ignora se stesso, è privo di ogni cosa.
Quindi l’oggetto della ricerca incessante è SE STESSI, la reale ontologia al di fuori del tempo e oltre questo spazio, fino al Più nobile. Il massimo di noi stessi molto oltre il minimo che noi stessi siamo. Di qui il meravigliarsi di vedere la reale possente incredibile immagine di sé…
Come poi Tommaso rivela ancora
91.) Gesù disse: – Quando vedete le vostre immagini, voi gioite; ma quando vedrete le vostre immagini che sono entrate nell’esistenza prima di voi, e né muoiono né si manifestano, quale meraviglia dovrete sostenere!
L’ego e la sua manifestazione, l’egoismo, dei quali per certi versi mi sono trovato quasi difensore d’ufficio, poiché le accuse ed i lamenti contrari sono viziati dall’animus egoico da cui trapelano, sono caratteri strutturali della normale coscienza di sé moderna, che certamente non può auto-esorcizzarsi col riempirsi di parole evocanti condizioni opposte, virtù e superamenti come altruismo, amore per il prossimo, sacrificio di sé ecc.
Sarebbe invece preferibile una maggior attenzione. Si scoprirebbe allora che l’uomo è portatore di due soggetti. Il primo di questi è, sebbene riflesso, l’Io veridico: il testimone silente di ogni nostro pensiero e azione. Avvertiamo il suo valore e la sua assoluta unicità ma non la sua forza. Re che non regna, generale senza esercito: nel suo affiorare come soggetto cosciente ha perduto la sua potenza.
Al contrario la sceneggiata dell’istintività padroneggia il palcoscenico. Gli istinti nell’animale, come atti della sua realtà metafisica, sono saggi e puri. Non così nell’uomo, che possedendo una coscienza individuale contrapposta sia al mondo dei sensi che al mondo dello Spirito – condizione del tutto anomala tra le gerarchie universali – gode di una libertà estranea al Dharma, cioè alle leggi che regolano secondo polifonia architettonica gli infiniti mondi della Realtà.
L’antico guasto alluso dal mito della Caduta è la prevaricazione del corpo astrale (anima inferiore) che giunge ad agire come un secondo Io, più forte ed immediato del primo, poiché contessuto di istintività fisico-animale. Questo secondo Io non è un elemento costitutivo dell’essere, ma soltanto un prodotto della prevaricazione: come tale è un nulla in cui ci identifichiamo, lo chiamiamo “io” anche se si contrappone all’Io reale: è il soggetto degli istinti, perciò ottunde la coscienza che l’uomo dovrebbe possedere per dirsi, con diritto, umano.
Esso ha in sé un terrificante potere distruttivo, che volge di continuo contro la natura e la coscienza vera dell’uomo. Il suo potere è stato per millenni contrastato dai Misteri e dalle religioni, ma mai radicalmente, perlopiù venendo solo ritualmente limitato e operativamente evitato. Dalla fine del XIX secolo le forze spirituali ancora indirettamente attive sull’uomo, introvertendosi, hanno lasciato ad ogni singola individualità la libertà e l’onere di trovare in sé, all’interno della coscienza individuale, le forze per la salvezza e la vittoria su ciò che nega l’evoluzione umana.
Il campo di battaglia iniziando dalla zona animica (astrale) che si esprime come io usurpante: quello che manifesta il pensiero astratto e riflesso, ossia il guscio giustificatorio del subumano. Sul versante ostile, il tentativo per “l’abolizione dell’uomo”, dopo la fine della II Guerra Mondiale, ha acquistato sempre maggior forza e velocità.
In realtà moltissime persone percepiscono angosciate i tamburi di questa battaglia, e cogliendo i suoi particolari sensibili, frammentati negli accadimenti, non sanno cosa stanno complessivamente percependo: sopportano l’esperienza di un generale crollo etico, vedono sbigottiti l’inquietante crepa apertasi anche verso quanto sia ancora espressione del Bello, del Vero e del Buono.
È urgente che il discepolo della Conoscenza Spirituale inizi a discriminare l’Io come puro soggetto dall’io senziente o istintivo: ma prima deve riconoscere di essere comunemente mosso da quest’ultimo.
È urgente che impari a meditare e contemplare ogni dato di percezione e pensiero che si offre di continuo alla luce della sua coscienza. Questo punto va chiarito, perché il lettore potrebbe osservare, e a buon diritto, che il meditare e la contemplazione sono ardue operazioni che abortiscono prima di nascere o dopo pochi secondi di tentativo, quando sono prive della maestria e della forza scaturita da un precedente lavoro di concentrazione. In effetti, tale è il giusto schema.
Sovente però la vita non coincide con gli schemi, e il meditare (conversione in un unico punto di pensiero, sentimento e volontà) per pochi attimi, è già un gesto che frena lo svanire centrifugo delle forze dell’anima e smorza l’eccesso dialettico a cui siamo abituati dall’interiorità e costretti dalla vita. Anche quando non ci si senta pronti per un vincolante assenso ad una definita Via sapienziale.
Darsi interamente ad una corrente spirituale non è atto per molti, ma trovare un filo che dal subumano ci riconduca all’umano, a ri-sentire lo Spirito nella creazione, ad esfilarsi dall’eccesso di incertezza, paura, rabbia e disperazione, è qualcosa che moltissimi possono avvertire come impellente e più che necessario.
Rendiamoci conto che alle fantasie spiritualistiche, alle mistiche dell’ignoto non corrisponde alcun cambiamento, mentre con fatalità lo stile di vita occidentale ed il condizionamento tecnologico esigono da noi pesanti dosi di passività che incidono profondamente tutto il nostro vivere comune.
Poiché, fatti salvi filosofi non attuali e pochi asceti del puro pensiero, ci si identifica con la corporeità, ed è questa che a tutta prima appare come il realistico e costante nostro punto d’appoggio.
Allora, senza catechismi, possiamo darci un inizio anche da essa. Non certo dal corpo fisico in sé, di cui abbiamo solo un’immagine, quanto dalle sensazioni vitali che percepiamo: più queste si intensificano, meno abbiamo occasione di ritrovarci nell’elemento che ci appartiene: il mondo animico-spirituale. Non bisogna d’altro canto smorzare come fakiri la sensazione vitale, essa ci serve! Per l’appunto dovrebbe servirci. Lei a noi, e non viceversa. Abbandonarsi al vitale è, per così dire, un regredire verso l’animalità: gradevole nel mio cane, ma non in voi o in me.
Per un sano inizio (e non solo) che non è ancora sistema, sarebbe di gran valore indirizzare sguardo e attenzione anche verso ciò che si vede nel mondo naturale. Guardare con simpatia la luce che la pietra riflette e sentire come la “sostanza aria” circondi il “vuoto” della pietra, guardare con amichevole solennità i vecchi e grandi alberi, con pietoso affetto gli animali, e così per tante altre cose, come il colore dei fiori, la forma delle colline e valli ecc. Sono sensazioni, impressioni e sentimenti che abbiamo già dentro e bastano momenti d’attenzione e di silenzio per re-suscitarli.
Prima ho detto all’incirca “senza schemi”. Anche così, se moltiplichiamo (serenamente, quando ci va) tali momenti, il mondo, quello che dapprima non si vede, ci restituisce queste nostre attenzioni moltiplicandole per dieci, e allora, in alcuni momenti, incominciamo ad avvertire fuori e dentro di noi un’albeggiante mobilità di vita e di forza.
È il sentire che si rinnova: il tramonto porta la pace e dietro ad essa avvertiamo l’immensa marea eterica che muta il suo flusso. I raggi di luce dell’alba traspaiono in sensazione di presenze che recano alla terra paziente speranze germoglianti ed inesauste, al punto che ogni giorno diventa rivelazione di Creazione.
E così avanti: ogni processo diventa simbolo, ogni simbolo diventa espressione sacra e impressione interiore. E l’impressione cosa fa? Si imprime: nel nostro corpo nascosto, chiamato fluidico, eterico, sottile. Nella vita normale, passiva, il corpo eterico mantiene vivo il corpo fisico: lotta a tempo pieno contro l’invadenza della morte.
Ma potrebbe fare molto di più, e infatti, sollecitato dalle impressioni a cui ci siamo dedicati contemplando immagini e guardando a cuore vivo le cose, egli, per così dire, si sveglia e irraggia fuori dai limiti fisico-corporei e noi avvertiamo una speciale, fervida beatitudine che va percepita ma non goduta per sé: lasciamo che fluisca nel percepito che non rimane inerte ma, come un seme, germoglia di vita: per sé e per noi.
L’Imam Ali, successore del Profeta, riguardo a Gesù Cristo, nel sermone 160 del Nahjul Balagha afferma:
“Se lo desideri, ti parlerò di Gesù, figlio di Maria: usava una pietra come cuscino, indossava abiti grezzi e mangiava cibi poco appetitosi. Il suo condimento era la fame. La sua lampada di notte era la luna. Il suo rifugio durante l’inverno non era altro che la distesa di terra verso est e verso ovest.
I suoi frutti e i suoi fiori erano solo ciò che cresce dalla terra per il bestiame.
Non aveva moglie che lo seducesse, né figli che gli causassero dolore, né ricchezze che distraessero la sua attenzione, né avidità che lo disonorasse.
I suoi due piedi erano il suo mezzo di trasporto e le sue due mani il suo servitore”.
(L’immagine è una miniatura dell’artista persiano Hossein Behzad sulla natività)