EGOISMO E L’IO VERIDICO

di Franco Giovi

L’ego e la sua manifestazione, l’egoismo, dei quali per certi versi mi sono trovato quasi difensore d’ufficio, poiché le accuse ed i lamenti contrari sono viziati dall’animus egoico da cui trapelano, sono caratteri strutturali della normale coscienza di sé moderna, che certamente non può auto-esorcizzarsi col riempirsi di parole evocanti condizioni opposte, virtù e superamenti come altruismo, amore per il prossimo, sacrificio di sé ecc.

Sarebbe invece preferibile una maggior attenzione. Si scoprirebbe allora che l’uomo è portatore di due soggetti. Il primo di questi è, sebbene riflesso, l’Io veridico: il testimone silente di ogni nostro pensiero e azione. Avvertiamo il suo valore e la sua assoluta unicità ma non la sua forza. Re che non regna, generale senza esercito: nel suo affiorare come soggetto cosciente ha perduto la sua potenza.

Al contrario la sceneggiata dell’istintività padroneggia il palcoscenico. Gli istinti nell’animale, come atti della sua realtà metafisica, sono saggi e puri. Non così nell’uomo, che possedendo una coscienza individuale contrapposta sia al mondo dei sensi che al mondo dello Spirito – condizione del tutto anomala tra le gerarchie universali – gode di una libertà estranea al Dharma, cioè alle leggi che regolano secondo polifonia architettonica gli infiniti mondi della Realtà.

L’antico guasto alluso dal mito della Caduta è la prevaricazione del corpo astrale (anima inferiore) che giunge ad agire come un secondo Io, più forte ed immediato del primo, poiché contessuto di istintività fisico-animale. Questo secondo Io non è un elemento costitutivo dell’essere, ma soltanto un prodotto della prevaricazione: come tale è un nulla in cui ci identifichiamo, lo chiamiamo “io” anche se si contrappone all’Io reale: è il soggetto degli istinti, perciò ottunde la coscienza che l’uomo dovrebbe possedere per dirsi, con diritto, umano.

Esso ha in sé un terrificante potere distruttivo, che volge di continuo contro la natura e la coscienza vera dell’uomo. Il suo potere è stato per millenni contrastato dai Misteri e dalle religioni, ma mai radicalmente, perlopiù venendo solo ritualmente limitato e operativamente evitato. Dalla fine del XIX secolo le forze spirituali ancora indirettamente attive sull’uomo, introvertendosi, hanno lasciato ad ogni singola individualità la libertà e l’onere di trovare in sé, all’interno della coscienza individuale, le forze per la salvezza e la vittoria su ciò che nega l’evoluzione umana.

Il campo di battaglia iniziando dalla zona animica (astrale) che si esprime come io usurpante: quello che manifesta il pensiero astratto e riflesso, ossia il guscio giustificatorio del subumano. Sul versante ostile, il tentativo per “l’abolizione dell’uomo”, dopo la fine della II Guerra Mondiale, ha acquistato sempre maggior forza e velocità.

In realtà moltissime persone percepiscono angosciate i tamburi di questa battaglia, e cogliendo i suoi particolari sensibili, frammentati negli accadimenti, non sanno cosa stanno complessivamente percependo: sopportano l’esperienza di un generale crollo etico, vedono sbigottiti l’inquietante crepa apertasi anche verso quanto sia ancora espressione del Bello, del Vero e del Buono.

È urgente che il discepolo della Conoscenza Spirituale inizi a discriminare l’Io come puro soggetto dall’io senziente o istintivo: ma prima deve riconoscere di essere comunemente mosso da quest’ultimo.

È urgente che impari a meditare e contemplare ogni dato di percezione e pensiero che si offre di continuo alla luce della sua coscienza. Questo punto va chiarito, perché il lettore potrebbe osservare, e a buon diritto, che il meditare e la contemplazione sono ardue operazioni che abortiscono prima di nascere o dopo pochi secondi di tentativo, quando sono prive della maestria e della forza scaturita da un precedente lavoro di concentrazione. In effetti, tale è il giusto schema.

Sovente però la vita non coincide con gli schemi, e il meditare (conversione in un unico punto di pensiero, sentimento e volontà) per pochi attimi, è già un gesto che frena lo svanire centrifugo delle forze dell’anima e smorza l’eccesso dialettico a cui siamo abituati dall’interiorità e costretti dalla vita. Anche quando non ci si senta pronti per un vincolante assenso ad una definita Via sapienziale.

Darsi interamente ad una corrente spirituale non è atto per molti, ma trovare un filo che dal subumano ci riconduca all’umano, a ri-sentire lo Spirito nella creazione, ad esfilarsi dall’eccesso di incertezza, paura, rabbia e disperazione, è qualcosa che moltissimi possono avvertire come impellente e più che necessario.

Rendiamoci conto che alle fantasie spiritualistiche, alle mistiche dell’ignoto non corrisponde alcun cambiamento, mentre con fatalità lo stile di vita occidentale ed il condizionamento tecnologico esigono da noi pesanti dosi di passività che incidono profondamente tutto il nostro vivere comune.

Poiché, fatti salvi filosofi non attuali e pochi asceti del puro pensiero, ci si identifica con la corporeità, ed è questa che a tutta prima appare come il realistico e costante nostro punto d’appoggio.

Allora, senza catechismi, possiamo darci un inizio anche da essa. Non certo dal corpo fisico in sé, di cui abbiamo solo un’immagine, quanto dalle sensazioni vitali che percepiamo: più queste si intensificano, meno abbiamo occasione di ritrovarci nell’elemento che ci appartiene: il mondo animico-spirituale. Non bisogna d’altro canto smorzare come fakiri la sensazione vitale, essa ci serve! Per l’appunto dovrebbe servirci. Lei a noi, e non viceversa. Abbandonarsi al vitale è, per così dire, un regredire verso l’animalità: gradevole nel mio cane, ma non in voi o in me.

Per un sano inizio (e non solo) che non è ancora sistema, sarebbe di gran valore indirizzare sguardo e attenzione anche verso ciò che si vede nel mondo naturale. Guardare con simpatia la luce che la pietra riflette e sentire come la “sostanza aria” circondi il “vuoto” della pietra, guardare con amichevole solennità i vecchi e grandi alberi, con pietoso affetto gli animali, e così per tante altre cose, come il colore dei fiori, la forma delle colline e valli ecc. Sono sensazioni, impressioni e sentimenti che abbiamo già dentro e bastano momenti d’attenzione e di silenzio per re-suscitarli.

Prima ho detto all’incirca “senza schemi”. Anche così, se moltiplichiamo (serenamente, quando ci va) tali momenti, il mondo, quello che dapprima non si vede, ci restituisce queste nostre attenzioni moltiplicandole per dieci, e allora, in alcuni momenti, incominciamo ad avvertire fuori e dentro di noi un’albeggiante mobilità di vita e di forza.

È il sentire che si rinnova: il tramonto porta la pace e dietro ad essa avvertiamo l’immensa marea eterica che muta il suo flusso. I raggi di luce dell’alba traspaiono in sensazione di presenze che recano alla terra paziente speranze germoglianti ed inesauste, al punto che ogni giorno diventa rivelazione di Creazione.

E così avanti: ogni processo diventa simbolo, ogni simbolo diventa espressione sacra e impressione interiore. E l’impressione cosa fa? Si imprime: nel nostro corpo nascosto, chiamato fluidico, eterico, sottile. Nella vita normale, passiva, il corpo eterico mantiene vivo il corpo fisico: lotta a tempo pieno contro l’invadenza della morte.

Ma potrebbe fare molto di più, e infatti, sollecitato dalle impressioni a cui ci siamo dedicati contemplando immagini e guardando a cuore vivo le cose, egli, per così dire, si sveglia e irraggia fuori dai limiti fisico-corporei e noi avvertiamo una speciale, fervida beatitudine che va percepita ma non goduta per sé: lasciamo che fluisca nel percepito che non rimane inerte ma, come un seme, germoglia di vita: per sé e per noi.

EGOISMO E L'IO VERIDICO
EGOISMO E L’IO VERIDICO

GESU’ FIGLIO DI MARIA

a cura di Hanieh Tarkian

L’Imam Ali, successore del Profeta, riguardo a Gesù Cristo, nel sermone 160 del Nahjul Balagha afferma:

“Se lo desideri, ti parlerò di Gesù, figlio di Maria: usava una pietra come cuscino, indossava abiti grezzi e mangiava cibi poco appetitosi. Il suo condimento era la fame. La sua lampada di notte era la luna. Il suo rifugio durante l’inverno non era altro che la distesa di terra verso est e verso ovest.

I suoi frutti e i suoi fiori erano solo ciò che cresce dalla terra per il bestiame.

Non aveva moglie che lo seducesse, né figli che gli causassero dolore, né ricchezze che distraessero la sua attenzione, né avidità che lo disonorasse.

I suoi due piedi erano il suo mezzo di trasporto e le sue due mani il suo servitore”.

(L’immagine è una miniatura dell’artista persiano Hossein Behzad sulla natività)

GESU' FIGLIO DI MARIA
GESU’ FIGLIO DI MARIA

IL MESSIA GESU’ SECONDO KHOMEINI

a cura di Hanieh Tarkian

Messaggio dell’Imam Khomeini del 24 dicembre 1980:

“In occasione della nascita del Messia, profeta di elevato rango, che fu inviato per sostenere gli oppressi e stabilire giustizia e misericordia, e con le sue parole e azioni celesti condannò gli oppressori e sostenne gli oppressi, porgo i miei auguri alle nazioni oppresse nel mondo, alla nazione del Cristo e ai nostri connazionali cristiani. Padri della chiesa e chierici seguaci di Gesù! Insorgete e sostenete gli oppressi nel mondo e gli oppressi intrappolati nelle grinfie degli oppressori, e per l’amor di Dio e seguendo il comando di Gesù Cristo, suonate le campane delle vostre chiese per gli oppressi, condannando gli oppressori!

(Nella foto l’imam Khomeini con Monsignor Capucci, due grandi rivoluzionari e sostenitori della causa palestinese)

IL MESSIA GESU' SECONDO KHOMEINI
IL MESSIA GESU’ SECONDO KHOMEINI

Né comunisti né confuciani, quanti giovani cinesi sono «sdraiati»? La rottura generazionale preoccupa Xi Jinping

di Federico Rampini

23 dicembre 2023

Il fenomeno dei giovani cinesi che contestano silenziosamente l’etica del lavoro delle generazioni precedenti e si «chiamano fuori» dalla competizione lavorativa

La Cina scopre di avere un problema simile all’Occidente: giovani generazioni che rifiutano i modelli culturali degli adulti, e si «chiamano fuori» dal sistema. Ha troppi laureati che non trovano nel mercato del lavoro opportunità adeguate alle loro aspettative. Ha giovani che contestano silenziosamente l’etica del lavoro delle generazioni precedenti: sia quella promossa dal partito comunista, sia quella ben più antica che proviene dal confucianesimo.

Questa evoluzione culturale si aggiunge allo «sciopero della natalità» di cui sono protagoniste le sue giovani donne, e aggrava i problemi futuri dell’economia: insieme con la decrescita demografica dovrà fare i conti con la disaffezione giovanile verso una serie di mansioni lavorative, operaie e non solo.

Xi Jinping ha più volte affrontato la questione giovanile, che si pone in termini nuovi rispetto ad altri capitoli della storia cinese. Negli anni Sessanta il suo predecessore — e modello — Mao Zedong fece leva sulla ribellione dei giovani per manovrarla a suo vantaggio: per consolidare il suo potere Mao scatenò la rivoluzione culturale, lanciò le Guardie rosse (spesso adolescenti) all’assalto contro l’establishment del partito, con ondate di violenza che precipitarono il Paese in una sorta di guerra civile. Poi ci fu l’episodio del 1989: il movimento di Piazza Tienanmen vide ancora protagonista una nuova generazione, stavolta in lotta contro il partito comunista per rivendicare libertà e democrazia. Quella rivoluzione libertaria abortì, schiacciata nel sangue dai carriarmati dell’Esercito Popolare di Liberazione.

«Mangiate amarezza!»
Ma è difficile domare una rivolta passiva

Oggi la sfida per Xi Jinping è insidiosa perché è una rivoluzione passiva, silenziosa, non dichiarata, o quasi. Forse per adesso lambisce solo alcune fasce ai margini della società, però è abbastanza visibile da costituire già un motivo di allarme per il leader comunista. Lui l’ha evocata nei suoi discorsi quando ha esortato i giovani a «mangiare amarezza», cioè accettare sacrifici e tener duro in nome di un ideale superiore. Ha chiamato le nuove generazioni ad «avere ideali, coraggio, volontà di sopportare le difficoltà per costruire una nazione moderna e socialista». Ma il suo linguaggio non sembra efficace.

Il 21% di disoccupazione giovanile di cui soffre il Paese è la risultante di diversi fattori. Da una parte c’è un problema di domanda, una penuria di assunzioni. Questo si spiega con il rallentamento della crescita economica, a sua volta riconducibile a diverse cause: l’eccesso di statalismo che soffoca l’imprenditorialità, il crac immobiliare, la concorrenza di altri Paesi emergenti con costi del lavoro più bassi, la crisi della prima globalizzazione e del rapporto con gli Stati Uniti. In parallelo, esiste pure un problema di offerta: il sistema scolastico e universitario non forma le competenze che sarebbero necessarie; e molti giovani preferiscono starsene a casa o vivacchiare nel precariato, piuttosto che accettare carriere faticose, ipercompetitive, logoranti, frustranti, senza prospettive.

Neologismi per descrivere una generazione disillusa

Nella Cina di oggi circolano alcuni neologismi per descrivere i sentimenti di queste generazioni. «Nei-juan», o involuzione, è un’espressione che i giovani usano per descrivere il mondo del lavoro come lo percepiscono: troppi sacrifici per nulla, un avvenire di stress e di alienazione senza sbocchi interessanti. «Toccare pesce» descrive le forme di ribellione passiva adottate da alcuni di questi giovani inseriti nel mondo del lavoro: un sabotaggio silenzioso fatto di lunghe pause, o la lettura di romanzi in ufficio. «Stare sdraiati», o «lasciar marcire», indica gli atteggiamenti di chi fatica il meno possibile, o addirittura rinuncia del tutto a lavorare. Si segnalano perfino delle forme di fuga che ricordano gli anni Sessanta in Occidente: verso il misticismo buddista, la «ricerca di sé» nella spiritualità antica. C’è chi ha organizzato dei «party dell’addio», feste in cui annunciava agli amici la rottura con il mondo del lavoro.

L’analogia con lo sciopero delle nascite, «disubbidienza» femminile

Contro queste forme di disubbidienza passiva, le ricette del passato sembrano meno efficaci: non servono i carriarmati, e forse neanche la retorica del sacrificio usata da Xi Jinping. Qualcosa di analogo avviene nell’ambito della procreazione. Per decenni fu il partito comunista a deprimere la natalità con la politica del figlio unico. Quando quella politica si è rivelata fin troppo efficace, e con la decrescita demografica il governo ha cambiato rotta, i suoi incentivi economici offerti alle giovani coppie perché facciano due o tre figli non hanno sortito — almeno finora — i risultati voluti. A differenza della politica del figlio unico, che funzionò alla perfezione, non c’è alcun mezzo coercitivo che possa costringere a procreare una generazione di giovani donne che per vari motivi non vogliono. Il dentifricio è uscito dal tubetto, e nessuno riesce a farlo rientrare. Tanto più che s’intravvede dietro la caduta della fertilità una forma di protesta verso una società sessista. Anche le giovani cinesi, oltre a ignorare gli appelli e gli incentivi del partito, si stanno ribellando a Confucio, inteso come l’ispiratore di una società gerarchica e patriarcale.

La Cina ha ancora tanti più ingegneri e operai di noi… ma non abbastanza

Il fenomeno dei giovani cinesi che si «chiamano fuori» dalla competizione lavorativa non rappresenta una minaccia immediata per la macchina produttiva della Repubblica Popolare. La Cina da trent’anni a questa parte è diventata la fabbrica del pianeta e lo rimarrà a lungo. La sua manodopera operaia è immensa, laboriosa, ben formata. Non a caso la Volkswagen, nel tentativo di ridurre il suo ritardo competitivo sulla Cina nell’auto elettrica, ha deciso di aprire una nuova fabbrica nella provincia dello Hebei, assumendovi tremila ingegneri cinesi. In Europa e negli Stati Uniti la scarsità di ingegneri, tecnici e operai, è uno dei limiti alla reindustrializzazione.

Però anche la Cina non «fabbrica operai» come una volta. Non riesce a formarne quanti gliene servirebbero. E questo nonostante un fantastico aumento delle loro remunerazioni. All’inizio del millennio un operaio specializzato in una fabbrica automobilistica cinese guadagnava poco più di mille dollari all’anno; oggi il suo salario medio (tenuto conto che la qualificazione dello stesso operaio è molto migliorata, spesso è diventato un tecnico che «comanda» dei robot) si avvicina facilmente ai 60.000 dollari annui. Eppure le fabbriche cinesi fanno fatica a reclutare, molte lamentano di essere sotto organico.

Una delle ragioni dietro la penuria di operai è l’inflazione delle lauree. All’inizio del millennio solo il 10% dei diciottenni cinesi si iscriveva all’università; oggi la percentuale è balzata al 60%. In un anno il sistema universitario sforna 11 milioni di laureati. Su questi 11 milioni solo il 40% hanno formazioni scientifiche o ingegneristiche. Inoltre, proprio come accade negli Stati Uniti, i neolaureati in ingegneria di solito preferiscono andare a lavorare nelle aziende del Big Tech digitale, anziché nelle fabbriche.

Quelli che hanno lauree meno adeguate alle richieste del mercato, si rendono conto di aver compiuto un percorso a ostacoli terribilmente arduo, in un sistema scolastico ipercompetitivo, per approdare a un mondo del lavoro che non realizza i loro sogni. Alcuni forse finiranno per accettare il duro consiglio di Xi Jinping e «mangeranno amarezza»; altri adotteranno forme di resistenza passiva, o si uniranno alla coorte degli «sdraiati». La Cina di domani potrebbe assomigliare all’Occidente, realizzando così il peggior incubo di Xi Jinping che la vuole sottrarre alla nostra «decadenza».

Tratto da: Il Corriere della Sera

Né comunisti né confuciani, quanti giovani cinesi sono «sdraiati»? La rottura generazionale preoccupa Xi Jinping
Né comunisti né confuciani, quanti giovani cinesi sono «sdraiati»? La rottura generazionale preoccupa Xi Jinping

Gaza secondo lo scenario sionista-americano

a cura della Redazione

22/12/2023

Il genocidio sionista-americano a Gaza apre la strada a un nuovo, vecchio piano occidentale. Seguendo giornali e siti web americani, scopriamo che il destino della Striscia di Gaza in prima battuta e dell’intero Medio Oriente in seconda, è in cima ai titoli di molti articoli, ed è diventata la principale preoccupazione dell’amministrazione del presidente americano Joe Biden, ovvero: “Chi governerà Gaza dopo la fine della guerra?». La stampa americana ha riferito che l’amministrazione della Casa Bianca ha iniziato a pianificare la “fase successiva” per la fine della guerra e a rispondere a domande problematiche come: chi gestirà la Striscia una volta che le armi taceranno, come potrà essere ricostruita e forse come diventerà alla fine parte di uno Stato palestinese indipendente? Le parti interessate si trovano di fronte a una serie di opzioni “poco attraenti”.

Israele vuole il controllo della Striscia

Lo scenario proposto è quello di mantenere da parte di Israele il controllo della sicurezza sulla Striscia di Gaza e di formare un gruppo per supervisionare quello che è stato chiamato un “periodo di transizione” che includa i Paesi arabi, anche se questo non significa che ci sia l’approvazione araba, ma Washington preme in questa direzione, nel tentativo di garantire una copertura araba al massacro delle forze di occupazione nella Striscia di Gaza. Ciò che colpisce è che il “Consiglio di transizione”, come dicono i centri di ricerca sionisti in America vicini all’amministrazione americana, come il Washington Institute, non include l’Autorità palestinese tra i suoi membri, perché la leadership politica sionista ritiene che il comportamento dell’Autorità in Cisgiordania negli ultimi tre anni è stata insoddisfacente e non è riuscita a frenare le fazioni della Resistenza. 

Questo scenario è stato respinto dall’Autorità, nonostante la sua scarsità, e le dichiarazioni dei suoi funzionari che approvavano l’amministrazione di Gaza, prevedevano che “questa fosse parte di una soluzione globale alla situazione di Gaza e della Cisgiordania, compresa Gerusalemme”. Allo stesso modo, questo scenario non è stato accolto favorevolmente dal Cairo e da Amman, il che ha reso difficile per l’amministrazione americana il compito di trovare una risposta alla questione del dopoguerra.

Il destino di Gaza nelle mani della Resistenza

Secondo i giornali americani, il segretario di Stato americano Anthony Blinken, durante la sua recente visita in Medio Oriente, si è impegnato per portare avanti queste discussioni, ma non sono arrivate risposte chiare e affidabili.

Si dice che Blinken abbia detto ai giornalisti: “Non ci illudiamo che la soluzione sarà facile. Senza dubbio soffriremo per i disaccordi lungo il percorso”, ha affermato, aggiungendo che “l’alternativa è una maggiore sofferenza di persone innocenti, e questo è inaccettabile”. Questa affermazione conferma che i funzionari americani sanno molto bene che la brutale risposta sionista a quanto accaduto il 7 ottobre ha portato ad alimentare la rabbia palestinese, ostacolando il progresso verso una “pace” più sostenibile nella regione.

Dopo 77 giorni di bombardamenti sulla Striscia di Gaza, secondo le stime dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, sarebbero state distrutte circa 235mila case, ovvero l’equivalente del 62% delle strutture residenziali, e l’80% della popolazione è stata sfollata. Tuttavia, gli osservatori ritengono che fare progetti per il futuro comporterà molte complicazioni a causa di ciò che sta accadendo alla luce del protrarsi del conflitto. 

Quanto detto sono solo chiacchiere senza gravi ripercussioni sul terreno, poiché è la Resistenza ad avere l’ultima parola, e la fermezza della popolazione di Gaza determinerà la risposta finale. Nessuno sarà capace di imporre le proprie condizioni come immaginano gli americani, e dietro di loro i sionisti e alcuni regimi arabi partner.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza secondo lo scenario sionista-americano
Gaza secondo lo scenario sionista-americano

INNO ALLA LUCE IN PISTIS SOPHIA

a cura di Ivan Deganello

A te ho elevato la mia forza o Luce! Ho creduto in te, non permettere che gli Arconti dei dodici eoni mi odino e si rallegrino su di me. Giacchè non saranno confusi tutti coloro che credono in te; restino nelle tenebre coloro che mi hanno privato della mia luce, non ne traggano alcun vantaggio; sia invece tolta da loro. Indicami le tue vie, Luce. Su di loro sarò salva. Indicami le tue strade,affinchè sia salvata dal caos. Guidami alla tua luce, conosca che tu, Luce, sei il mio liberatore. Su di te porrò la mia fiducia lungo tutto il mio tempo. Liberami Luce, giacchè la tua misericordia è eterna. Non imputarmi, Luce, la trasgressione che nella mia ignoranza commisi all’inizio; liberami, piuttosto, luce, per opera del tuo grande mistero che perdona i peccati a motivo della tua bontà. La Luce è infatti buona e retta; perciò mi concederà la via della libertà dalla mia trasgressione. Tutte le conoscenze della Luce sono liberazioni, e sono misteri per tutti coloro che cercano i luoghi della sua eredità e i suoi misteri. Per amore del mistero del tuo nome, perdona, Luce, la mia trasgressione. Essa è grande. A ognuno che ha fiducia nella Luce, essa concede il mistero che vuole. La sua anima dimorerà nei luoghi della Luce e la sua forza erediterà il tesoro della Luce. La Luce dà forza a chi crede in essa; il nome del suo mistero è di coloro che hanno fiducia in essa. Indicherà loro il luogo della Verità, che è nel tesoro dela Luce. Ma io ho creduto sempre nella Luce. Essa infatti libererà i miei piedi dai vincoli delle tenebre. Guarda, Luce, e liberami, poiché nel caos hanno tolto il mio nome. Molto più numerose di tutte le emanazioni sono le mie afflizioni e la mia angustia. Liberami dalla mia trasgressione e da queste tenebre. Vigila sulla mia forza, liberami, non permettere che io resti in questa tenebra, poiché ho creduto in te ed essi mi hanno giudicata un grande stupido, per il fatto che ho creduto in te, o Luce. Ed ora, Luce, libera le mie forze dalle emanazioni dell’Arrogante che mi opprimono. Ora, chi è sveglio, sia sveglio…

INNO ALLA LUCE IN PISTIS SOPHIA
INNO ALLA LUCE IN PISTIS SOPHIA

SIETE CON ALLAH O NO? NIENT’ALTRO CONTA

di Mawlana Shaykh Muhammad Adil ar-Rabbani

Sohbet del 20 Dicembre 2023 – Akbaba Dergah

Bismi Llāhi r-Raḥmāni r-Raḥīm: “Dio è con coloro che Lo temono, con coloro che fanno del bene.” (Corano, 16:128)

Allah Onnipotente è con coloro che Lo temono e con coloro che fanno il bene. Chi teme Allāh ‘Azza wa-Jalla non fa del male a nessuno, ma cerca di fare del bene a tutti. Questi sono gli amati servitori di Allah, i Santi di Allah, gli Awliya. È facile a dirsi, ma spesso difficile da mettere in pratica. È difficile trovare persone del genere. L’ego conduce la gente fuori strada e la porta fuori dal sentiero tracciato.

Le persone che si sono smarrite hanno un’alta stima di se stesse. Non agiscono più in modo sensato, ma sono diventate schiave del loro ego. Se fate qualcosa in nome del vostro ego, non avrete alcun beneficio. Anche se eseguite un comando di Allah, ma lo fate per il tuo ego, non ne trarrete alcun beneficio. In quel momento avrete adempiuto al vostro dovere, ma avrete perso ogni benedizione e giovamento. Non c’è alcuna benedizione o profitto nelle cose fatte per l’ego.

Non otterrete il compiacimento di Allah facendo le cose per il bene del vostro ego.

Una persona che segue il proprio ego, che è arrogante e presuntuosa, otterrà solo cose inutili.

A volte queste persone si rendono conto del loro errore, si pentono e si salvano; ma spesso non accade. Con la malvagità del loro ego, danneggiano non solo se stesse ma anche coloro che sono stati indotti a credere in loro e a seguirle.

Allah l’Onnipotente disprezza l’orgoglio, l’arroganza e la presunzione. Questi vizi portano alla rimozione della benedizione e del beneficio di azioni ed opere. E’ una trappola di Shaytan per rendere le persone e le loro azioni senza valore. Shaytan mira a mettere le persone in una condizione miserabile come la sua privandole del loro valore. In questo stato, gli esseri umani fanno solo cose che non arrecano benefici o che provocano danni. Una persona senza timore reverenziale di Allah Onnipotente è pronta a tutte le malvagità possibili. Che Allah ci protegga dalla malvagità di queste persone.

Questo avvertimento vale per tutti. Non importa quanto grande o superiore possa sembrare una persona. Spesso si sente dire: “Che brava persona! Guarda cosa fa!” “Ha fatto questo! Ha realizzato quello!” Le apparenze possono ingannare. L’unica cosa che conta è: questa persona è timorata di Dio? Questa persona si ribella ad Allah? Questa persona porta le persone sulla Retta Via? Oppure porta le persone fuori strada? Queste sono le cose da considerare.

Allah Onnipotente è con coloro che Lo temono. Non lasciatevi ingannare dalle apparenze delle persone. E’ irrilevante se qualcuno è la persona più importante o apparentemente più insignificante di questo mondo. Queste apparenze o circostanze non contano. La cosa più importante è se sei con Allah o no. Essere tra coloro che sono con Allah Onnipotente è la chiave.

Nient’altro ha importanza. Le cose di questo mondo restano in questo mondo. Che siate ricchi o poveri, qualunque cosa siate, solo coloro che sono con Allah saranno salvati.

Anche se possedeste il mondo intero, non vi servirebbe a niente.

Temiamo Allah. Chiediamo misericordia ad Allah. Siate felici di fare cose che compiacciono Allah Onnipotente. E’ Allah Stesso che vi consente di fare queste cose. Prestate attenzione alle prove e alle tentazioni di questo mondo. Che Allah ci protegga e non ci induca in tentazione.

Wa min Allah at-Tawfiq. Al-Fatiha.

SIETE CON ALLAH O NO? NIENT’ALTRO CONTA
SIETE CON ALLAH O NO? NIENT’ALTRO CONTA

CARL SCHMITT E LO STATO FASCISTA

a cura di Crimini Dem

“Lo Stato fascista vuole tornare a essere uno Stato con la vecchia onestà, con governanti e rappresentanti visibili, non una facciata e un’anticamera con governanti e sostenitori invisibili e irreperibili.”
Posizioni e concetti – Carl Schmitt

CARL SCHMITT E LO STATO FASCISTA
CARL SCHMITT E LO STATO FASCISTA

VINCIT OMNIA VERITAS

a cura di Roberto Siconolfi

“Coloro che fossero tentati di cedere allo scoraggiamento debbono pensare che nulla di quanto viene compiuto in quest’ordine può mai andar perduto; che il disordine, l’errore e l’oscurità possono trionfare solo in apparenza e in modo affatto momentaneo; che tutti gli squilibri parziali e transitori debbono necessariamente concorrere alla costituzione del grande equilibrio totale e che nulla potrà mai prevalere in modo definitivo contro la potenza della verità: la loro divisa sia quella adottata in altri tempi da certe organizzazioni iniziatiche dell’Occidente: Vincit omnia Veritas.”

René Guénon

VINCIT OMNIA VERITAS
VINCIT OMNIA VERITAS

QUARTO STATO?

a cura di Sandro Consolato

“A meno che non si equivochi sulle parole e non si chiami pesce un gatto, il Quarto stato è stato e sarà sempre, eternamente, giocato, perché, a parte alcuni istinti elementari, talvolta buoni, talvolta cattivi, la sua natura è radicalmente passiva, lunare, femminile, e la sua forza sarà sempre a disposizione di chi conosce l’arte delle influenze sottili e delle suggestioni collettive seduttrici. Pensare che le cose un giorno vadano altrimenti è coltivare una utopia ancora più inconsistente di quella marxista o rousseuiana”.

(Julis Evola, “Quarto Stato?”, in J. E., “I testi de La Vita Italiana, t. II 1939-1943, Ar, Padova 2005 – articolo dell’ottobre 1942 firmato con lo pseud. Arthos)

QUARTO STATO?
QUARTO STATO?