APRIRE GLI OCCHI ALLA VERITA’

a cura di Primi Passi sulla Via Iniziatica

Anniversario del 14 novembre 1493. Nascita di Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim detto Paracelsus o Paracelso, medico, alchimista e astrologo svizzero del XVI secolo. Lo ricordiamo con questa bella riflessione a lui attribuita:

“Siamo angeli che dormono ancora il greve sonno della carne. L’uomo deve destarsi, aprire gli occhi alla verità, se non vuole correre il rischio di attraversare la vita come un bruto incosciente.”

Paracelso

APRIRE GLI OCCHI ALLA VERITA'
APRIRE GLI OCCHI ALLA VERITA’

SERVIRE DIO

a cura di Toni Ezov

“Ho sempre avuta la sensazione che alle nostre spalle stia la stirpe intera, coi vivi, col suo corteo di morti per la Patria, con tutto il suo avvenire, che la stirpe lotta e parla per mezzo nostro, che la folla nemica, per quanto grande, di fronte a quest’entità storica, non è che un pugno di briciole umane che disperderemo e vinceremo … l’individuo nel quadro e al servigio della sua stirpe. La stirpe nel quadro e al servigio di Dio e delle leggi della Divinità: chi comprenderà queste cose, vincerà anche se sarà solo. Chi non comprenderà, cadrà vinto.”

Corneliu Zelea Codreanu

SERVIRE DIO
SERVIRE DIO

INGHILTERRA COME CENTRO SIONISTA MONDIALE

di Fernando Rossi

12 Novembre 2025

Non deve meravigliare che l’Inghilterra sia in prima fila a sostenere i crimini di Netanyahu e di Zelensky, i due governi in mano ai sionisti.

E’ infatti notorio che la City londinese sia il regno della grande finanza sionista proprietaria dei media e dei partiti inglesi, così come la casa reale inglese ha da sempre agito d’intesa con i Rothschild.

Il casato tedesco dei Sassonia-Coburgo-Gotha, mutato in Windsor, è stata una delle nidiate di banditi più brutali, disumane e avide della storia. La regina Vittoria ad esempio, è stata uno dei più zelanti assassini di tutti i tempi, sin dal giorno in cui decise di collaborare con il casato dei Rothschild, per saccheggiare e massacrare l’intera nazione indiana; vennero uccisi 30 (trenta) milioni di indiani. Il potere dei Rothschild sulla Corona inglese portò Benjamin Disraeli a Primo Ministro, era ebreo ma si convertì per poter essere nominato Primo Ministro.

Lo stesso Churchill è stato una pedina sionista, politicamente e finanziariamente in mano sionista.

Winston Churchill era figlio di Lord Randolph Churchill, un caro amico del Barone Nathan Rothschild da cui ricevette ‘ampi prestiti’ e che aveva forti legami con la comunità sionista londinese.

Winston sviluppò questi legami e già nel 1920 su Sunday Herald illustrato, 8 febbraio 1920, scrisse un articolo per indirizzare il sionismo internazionale contro l’URSS e sostenere il piano Balfour per dare la Palestina ai sionisti.

Dai banchieri Winston seppe ricevere molto più del padre, in particolare considerevoli somme per pagare i suoi debiti e i suoi vizi gli furono ‘regalate’ dai banchieri sionisti: Ernest Cassel, Sir Henry Strakosch, Bernard Baruch. Contemporaneo di Churchill e sionista manovrato dai Rothschild fu anche il Ministro della guerra, Hore Belisha.

I governanti inglesi di oggi, Conservatori, Laburisti o Liberali, sono frutti caduti da quegli alberi; c’era un politico in disaccordo con i crimini di Israele, Corbin, ma l’hanno espulso dal partito laburista.

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Nella foto

1) Disraeli, con il Royal Titles Act 1876, conferì alla regina Vittoria il titolo di “Imperatrice d’India” . La regina ricompensò il gesto del suo primo ministro nominandolo Conte di Beaconsfield.

2) Churchill con il miliardario sionista Bernard Baruch.

3) Nathaniel Charles Jacob Rothschild, IV barone Rothschild, con la Regina, e due Primi Ministri inglesi, ma anche con il Suo Primo Ministro… Netanyahu.

4) L’attuale Primo Ministro inglese , Keir Starmer, sionista non ebreo, politicamente creato e sostenuto dalla holding finanziaria sionista, BlackRock.

INGHILTERRA COME CENTRO SIONISTA MONDIALE
INGHILTERRA COME CENTRO SIONISTA MONDIALE

𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘 𝗟’𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗕𝗥𝗔𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢

di Franco Marino

12 Novembre 2025

La Knesset israeliana ha approvato in via preliminare una legge che reintroduce la pena di morte per i terroristi, mentre parallelamente ha dato il via libera a un provvedimento che vieta le trasmissioni di Al Jazeera sul territorio israeliano, accusando l’emittente qatariota di fare propaganda per Hamas.

Sono sempre stato contrario alla pena di morte, per principio e per convinzione profonda, ma quando vedo quello che sta succedendo, mi rendo conto che stiamo assistendo alla reazione primordiale di un organismo che si sente sotto attacco mortale. E francamente, pur continuando a disapprovare la misura dal punto di vista etico, non posso fare a meno di comprendere la logica disperata che la sottende.

Quello che molti non riescono a capire è che lo Stato non è un’entità astratta che galleggia sopra le nostre teste come una divinità benevola, ma è costituito da esseri umani in carne e ossa che hanno paura, che soffrono, che vedono i propri figli saltare in aria sui bus o mentre vanno a scuola. Quando questi esseri umani si trovano di fronte a nemici che non rivendicano semplicemente un pezzo di terra – su cui magari si potrebbe anche trattare, fare concessioni, trovare compromessi – ma che negano il diritto stesso di esistere del loro paese, la reazione diventa quella di una bestia ferita che morde tutto quello che le si avvicina.

Israele si trova in una posizione che definirei tragicamente unica: ha un alleato, gli Stati Uniti, che in Palestina ha sempre fatto il doppio gioco più sfacciato della storia diplomatica moderna, sostenendo pubblicamente il processo di pace mentre sottobanco alimenta tensioni e contraddizioni che rendono qualsiasi soluzione duratura praticamente impossibile. Da una parte Washington finanzia e arma Israele, dall’altra tollera e spesso incoraggia una retorica palestinese che non si accontenta della Cisgiordania o di Gaza, ma vuole cancellare dalla carta geografica l’intero stato ebraico. In questo contesto, la decisione di reintrodurre la pena di morte per i terroristi e di silenziare Al Jazeera diventa l’espressione più cruda di un istinto di sopravvivenza che ha poco a che fare con la giustizia nel senso classico del termine e molto con la volontà di mandare un messaggio inequivocabile: se vuoi distruggere questo paese, se vuoi cancellare dalla faccia della terra la mia famiglia, la mia comunità, la mia storia, io ti farò fuori prima che tu possa riuscirci e impedirò a chiunque di raccontare una versione diversa dei fatti. È una logica brutale, primitiva se volete, ma terribilmente umana.

Io stesso, pur avendo condannato con forza durante la pandemia lockdown, green pass e obblighi vaccinali come misure liberticida e sproporzionate, trovavo perfettamente razionale che lo Stato, di fronte a quella che percepiva come una minaccia concreta alla salute pubblica, reagisse con violenza contro chi si opponeva. Non perché condividessi quelle misure – anzi, le ritenevo sbagliate e dannose – ma perché riconoscevo che il core business di qualsiasi apparato statale è esattamente questo: proteggere la maggioranza che non sa o non può difendersi da sola, anche a costo di usare la forza contro chi viene identificato come una minaccia.

La differenza è che nel caso del Covid si trattava di una percezione della minaccia che molti di noi giudicavano esagerata e strumentale, mentre nel caso di Israele la minaccia è concreta, quotidiana, esistenziale nel senso più letterale del termine. Hamas, Hezbollah, l’Iran e i loro alleati non nascondono di volere la distruzione totale dello stato israeliano, non stanno negoziando per dei confini più favorevoli o per maggiori diritti civili, stanno semplicemente cercando di cancellare dalla mappa un paese intero e tutti i suoi abitanti.

Quando la posta in gioco è la sopravvivenza fisica di milioni di persone, l’aggressività diventa una conseguenza naturale, biologica quasi. È lo stesso meccanismo che scatta quando un animale viene messo alle strette: non ragiona più in termini di proporzione o di giustizia astratta, ma in termini di vita o di morte. E Israele, che da decenni vive in questo stato di assedio permanente, ha ormai interiorizzato questa logica di sopravvivenza fino al punto di essere disposto a violare i propri principi democratici e umanitari pur di mandare un segnale di deterrenza ai suoi nemici.

Da liberale e democratico, condanno questa deriva autoritaria perché so che quando uno stato inizia a giustiziare i suoi nemici in nome della sicurezza nazionale, il passo verso la deriva totalitaria è più breve di quanto si possa immaginare. Ma da essere umano, da persona che sa cosa significa avere paura per la propria vita e per quella dei propri cari, non posso fare a meno di capire la disperazione che sta dietro a questa scelta.

𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘 𝗟'𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗕𝗥𝗔𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢
𝗜𝗦𝗥𝗔𝗘𝗟𝗘 𝗟’𝗔𝗡𝗜𝗠𝗔𝗟𝗘 𝗕𝗥𝗔𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢

LIBERI DAL VOLERE

a cura di Evano Zaccaron

“Il vero potere è quello di essere tranquilli. Rendersi conto che non si ha bisogno di niente per essere felici, che non si deve raggiungere niente, che non è mancato nulla nella vita: la nostra vita è perfetta. Questo potere è straordinario; copre tutti gli altri.

Ma desiderare qualcosa è una forma di sentimentalismo, non contiene alcun potere. Il potere è sapere che si è liberi dal volere. È una volontà essenziale.”

Eric Baret

LIBERI DAL VOLERE
LIBERI DAL VOLERE

L’ALIMENTO DEL COSMO

a cura di Marzia Nenzi

“Noi percorriamo da uomini la vita terrena, giudicando soltanto dal punto di vista terreno quel che ci sta intorno: il Sole, la Luna e le stelle. Gli astronomi calcolano i moti delle stelle, la rotazione dei pianeti, il loro transito davanti alle stelle fisse e altro ancora. Così all’incirca si comporta l’astronomo di fronte al mondo. Non osserva che il mondo è un possente organismo spirituale che ha bisogno di alimento, non ricevendo il quale le stelle da molto tempo sarebbero disperse in tutte le direzioni dello spazio e i pianeti andati ognuno per la sua via.

Questo gigantesco organismo ha bisogno di alimento, di qualcosa che deve sempre assorbire per continuare ad esistere nel modo giusto. Ma da dove proviene quell’alimento? Qui si presentano i grandi problemi del rapporto tra l’uomo e il cosmo.

Nel momento in cui l’uomo, dopo aver varcatola soglia della morte, partecipa alla vita dei fatti spirituali, degli esseri spirituali, reca in quel mondo ciò che ha sperimentato qui sulla Terra nella veglia e nel sonno. Questo è l’alimento del cosmo; è ciò di cui il cosmo ha sempre bisogno per continuare a sussistere. Noi portiamo nel cosmo, qualche tempo dopo la morte, quel che abbiamo sperimentato nel mondo in facile o aspro destino e sentiamo così il nostro essere umano dissolversi quale alimento del cosmo. Sono esperienze di grandezza imponente, di enorme elevatezza, quelle che attraversiamo fra la morte e una nuova nascita.

Ora sorge il nostro vero io dal nostro frantumato essere umano, direi dionisiacamente frantumato.

A poco a poco affiora questa consapevolezza: “Tu sei spirito. Hai soltanto abitato in un corpo fisico, e anche nelle tue esperienze notturne, durante il sonno profondo, hai sperimentato solo ciò che esso ti dava. Tu sei però spirito fra spiriti”. Quel che viviamo sulla Terra viene suddiviso nel cosmo per divenire suo alimento, perché il cosmo possa continuare a sussistere e ricevere nuovi impulsi per il movimento e la configurazione delle stelle. Come dobbiamo dare alla nostra vita alimento terreno per poter vivere quali uomini fisici fra la nascita e la morte, così il cosmo vive accogliendo in sé le esperienze umane quale suo alimento. Arriviamo così a sentirci sempre più uomini cosmici, a sentire, in un certo senso, tutto il nostro essere umano risolversi nel cosmo , nel cosmo spirituale.

Poi giunge il momento della grande “Mezzanotte cosmica”, il momento di cercare il passaggio tra la morte e una nuova nascita, tra il divenire cosmo dell’uomo e il divenire uomo del cosmo.

Siamo saliti sentendoci sempre più esseri cosmici, poi viene il momento in cui sentiamo di dover ridiventare uomini. Ciò che abbiamo portato nel cosmo, in mutata figura il cosmo ci deve restituire, affinché possiamo tornare sulla Terra”.

Rudolf Steiner, O.O. 226 Il destino dell’uomo

L’ALIMENTO DEL COSMO
L’ALIMENTO DEL COSMO

IL SILENZIO E’ D’ORO

di Alessandro Di Battista

16 Novembre 2025

Mentre esplode il più grande scandalo di corruzione in Ucraina, uno scandalo che coinvolge uomini legati a Zelensky. Mentre scopriamo che a guidare il commando ucraino che ha sabotato nel cuore di un mare europeo i gasdotti Nord Stream è stato Valerij Zalužnyj, l’allora comandante in capo dell’esercito di Kiev. Mentre vengono rastrellati per strada e sbattuti sui furgoni centinaia di ragazzi ucraini che al fronte, giustamente, non vogliono andare. Mentre i russi avanzano e gli ucraini indietreggiano, accadono queste cose: l’Ue sta pensando al 20° pacchetto di sanzioni alla Russia, la Kallas, il ministro degli Esteri dell’Ue dice “per avere la Pace dobbiamo prepararci alla guerra” e Tajani, il ministro degli Esteri di Israele in Italia dice che è pronto il prossimo pacchetto di aiuti italiani a Kiev, aiuti anche nel settore energia, quello dove i politici legati a Zelensky hanno rubato. Leggete adesso quel che ha scritto Marco Travaglio:

IL SILENZIO E’ D’ORO

La notizia che a Kiev, mentre i soldati vengono mandati al macello senza più uno scopo, i fedelissimi di Zelensky rubano tutto il rubabile dai fondi e dalle armi inviati da Nato e Ue senz’alcun controllo, viene accolta in Italia e nel resto d’Europa con un misto di sorpresa e incredulità. Ma come: noi paghiamo, gli ucraini crepano e il regime sguazza tra mazzette e water, bidet e rubinetti d’oro massiccio? Ma Zelensky non era il “nuovo Churchill” (Nancy Pelosi e Messaggero), il “De Gaulle ucraino” (Prospect Magazine), il redivivo “Scipione l’Africano” (Minzolini, Giornale)? E la sua Ucraina non era “incorruttibile” (Zafesova, Stampa)? In realtà bastava leggere l’inchiesta internazionale “Pandora Papers” del 2021 per sapere che Zelensky è una creatura dell’oligarca, prima latitante e ora detenuto, Ihor Kolomoisky, re dei metalli, finanziatore di milizie fascio-nazi (dall’Azov al Dnipro) e titolare della tv 1+1 che lo lanciò; e che il presidente ucraino ha una villa a Forte dei Marmi con 6 camere da letto, 15 stanze, parco e piscina, acquistata nel 2017 per 3,8 milioni, intestata a una società italiana controllata da una cipriota e mai dichiarata prima dell’elezione nel 2019, come pure una delle quattro offshore controllate da lui e dai suoi soci nella casa di produzione Kvartal95 con conti correnti in vari paradisi fiscali (Isole Vergini, Cipro e Belize). Uno dei soci, Timur Mindich, che fino all’altrogiorno ospitava Zelensky in casa sua, è l’uomo dal cesso d’oro e dalle credenze piene di pacchi di banconote da 200 euro, esentato dalla naja malgrado l’età da leva e appena fuggito all’estero grazie a una soffiata per scampare all’arresto: sarebbe il regista del sistema tangentizio che grassava il 10-15% di ogni appalto per il sistema elettrico. Che, non bastando i bombardamenti russi, veniva rapinato dal regime, come i fondi per le uniformi e persino i 170 milioni versati dalla Nato per costruire trincee di legno.

Notizie che non possono che galvanizzare il morale delle truppe superstiti intrappolate nelle sacche russe da Pokrovsk a Kupyansk, in attesa che Zelensky e il generale Syrsky (una sorta di Alì il Chimico o il Comico ucraino) la smettano di millantare successi e resistenze o di incolpare la nebbia e suonino la ritirata finché ci sarà qualcuno vivo da ritirare. Dinanzi alla disfatta militare e morale dell’Ucraina con i nostri soldi, i governi europei tacciono imbarazzati. Per promettere altri soldi, vista la fine che fanno, attendono tutti che la gente dimentichi le foto dei cessi d’oro. Tutti tranne uno, il più sveglio della compagnia: Antonio Tajani che, temendo di essere preceduto da qualcun altro, si affretta ad annunciare “un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev nelle prossime ore”. Casomai non sapessero più cosa rubare.

IL SILENZIO E' D'ORO
IL SILENZIO E’ D’ORO

CASA BIANCA ITALIA

di Alessandro Orsini

16 Novembre 2025

Ciò che sta accadendo in Ucraina ha letteralmente devastato la credibilità della grande stampa e dei grandi media in Italia, mostrando a tutti che il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale è il tipico sistema di uno Stato satellite. I fatti dimostrano che la tesi contenuta in “Casa-Bianca-Italia” è corretta. L’Italia sta agli Stati Uniti come la Bielorussia sta alla Russia. Giorgia Meloni è la Lukashenko di Trump. I grandi media italiani hanno interpretato la guerra in Ucraina attraverso la propaganda della Casa Bianca. Il fronte dimostra che la verità sostanziale dei fatti era tutt’altra. Ieri la sala del Circolo Filologico Milanese era gremita. Un po’ di persone non hanno trovato posto e hanno atteso in strada per il firmacopie. Mi scuso con loro per la mancanza di spazio. Vorrei ringraziare queste persone con tutto il cuore per l’affetto e la stima. Ringrazio anche gli organizzatori della fiera del libro di Milano, dell’ospitalità e della gentilezza. “Gaza-Meloni. La politica estera di uno Stato satellite” è parte di un progetto di ricerca dedicato alla vita di uno Stato satellite che proseguirò negli anni. La mia tesi di fondo è che la condizione geopolitica dell’Italia si ripercuota su tutta l’organizzazione della società. Non è possibile capire ciò che gli italiani fanno, dicono e pensano senza considerare che sono i cittadini di uno Stato satellite.

CASA BIANCA ITALIA
CASA BIANCA ITALIA

KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA

di Pino Cabras

14 Novembre 2025

«La guerra la perde chi finisce prima i soldi o i soldati».

Per Kaja Kallas sostenere un conflitto “fino all’ultimo ucraino” sarebbe persino una fonte di benefici.

In teoria non saremmo ufficialmente in guerra. Ma i maggiorenti europei parlano come se lo fossimo e discutono solo di quello, trascinando l’Europa in una postura che ci costerà carissima. Ragionano in termini guerra totale.

È la prova di una classe dirigente scollegata dalla realtà e ferocemente disinvolta con la nostra sicurezza. Politici selezionati con il medesimo filtro dell’allora Segretaria di Stato USA, Madeleine Albright, quella che diceva che causare con l’embargo ben mezzo milione di bambini morti in Iraq “ne era valsa la pena”.

KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA
KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA

IL DISTACCO DELL’ANIMA NOBILE

di Matteo Visone

Dopo quasi una quindicina d’anni, ho ripreso in mano la lettura di Eckhart (il frate domenicano del XIII/XIV secolo, non l’autore di libri new age). Il suo pensiero è oggi un balsamo per l’anima, come lo fu quindici anni fa quando lo lessi per la prima volta.

Il suo pensiero si concentra principalmente sull’idea della nobiltà dell’animo: un’anima è tanto più nobile, quanto più abbia coltivato il distacco.

Eckhart insegna a distaccarci non tanto dalle cose in sé, quanto dal nostro errato atteggiamento verso di esse. Un uomo che ha abbandonato tutte le cose ma non l’atteggiamento errato verso di esse, è come se non avesse abbandonato nulla… Mentre un uomo che ha abbandonato questa disposizione, ha abbandonato tutte le cose pur interagendo con esse.

L’atteggiamento errato è quello che i buddhisti chiamano “bramosia”, ossia quella disposizione d’animo che pretende che le cose si adattino ai propri desideri. Per Eckhart l’uomo nobile è colui che si distacca dalla bramosia (compresa la bramosia di distaccarsi dalla bramosia) e arriva non bramare più nulla.

Nel fondo di questa anima nobile, non può che nascere il Figlio di Dio e l’uomo si rende tutt’uno con Dio. Egli infatti è obbligato dall’uomo nobile a dimorare in lui, perché Dio è in ogni cosa e allo stesso tempo in nessuna di esse. Abbandonando la propria volontà, l’uomo si fa tutt’uno con ogni cosa e con Dio. Poiché in Dio non vi è alcuna inquietudine, l’uomo realizza la piena Pace e la piena Bontà delle sue opere: un’opera infatti non è buona in quanto tale, ma soltanto nel momento che è compiuta con la giusta disposizione d’animo.

Le sue parole, più che quelle di un prete cristiano, sembrano quasi quelle di un monaco buddhista… Eppure Eckhart è pienamente inserito nella tradizione cristiana (soprattutto quella della teologia negativa dello pseudo-Dionigi l’Aeropagita). Nonostante la condanna di alcune sue tesi, Eckhart è stato pienamente riabilitato dalla chiesa (a differenza di alcuni mistici altrettanto brillanti, come Margherita Porete).

IL DISTACCO DELL'ANIMA NOBILE
IL DISTACCO DELL’ANIMA NOBILE