COSA NON E’ IL BUDDHISMO

di Franco Giovi

Non è religioso.

Accostarsi al Buddhismo e cercare in esso i riferimenti ad una tipica religione monoteistica o quegli elementi generali che la nostra mente e la nostra cultura è abituata come essenziali attributi di ogni religione, è già un porsi in condizioni atte a non comprenderne lo spirito.

Profondamente diversa è la posizione che l’uomo occupa nel Buddhismo da una parte e nell’Ebraismo, nel Cristianesimo, nell’Islamismo dall’altra.

Diversi sono i fini che egli si propone e i mezzi che mette in opera per conseguirli.

Il Buddhismo (originario) non è una corrente spirituale di carattere devozionale.

In esso non trova posto l’idea di un Essere supremo personale, creatore e signore del mondo e di una Provvidenza che tenda una mano soccorrevole all’uomo bisognoso e che, seppure misericordiosa, dispensi saggiamente castighi e meriti.

Le Divinità esistono ma sono, per così dire, da questa parte della Creazione: soggetti al pari degli uomini, alle grandi ruote del divenire, del saṃsāra, non potendo così recare un vero aiuto all’uomo che vuole trascendere la sua condizione precaria.

Lo stesso Brahma, subito dopo l’illuminazione del Sublime, scende dalla sua paradisiaca dimora e prega il Buddha di esporre la Dottrina: per il bene di uomini e dei.

Ne deriva, come corollario, un fatto notevole: l’uomo, per liberarsi dal saṃsāra, per conseguire ciò che non è soggetto a condizioni, non può o deve cercare alcun appoggio esterno ma impara a fare affidamento soltanto sulle proprie forze.

In altri termini il Buddhismo originario (Theravāda) non è una religione soteriologica!

Il Buddha non è un salvatore ma un “Svegliato”, un “Compiuto”, il quale, deponendo ogni cosa, è giunto con il proprio sforzo all’altra riva e che, mosso a compassione per il genere umano di cui fece parte, espone a chi voglia intendere, un metodo, una tecnica per ottenere lo stesso risultato. Insomma, scusate la battuta, gran sforzo ma senza sfarzo!

Non è morale.

L’assenza di un Essere supremo che governi l’universo, ha notevoli riflessi sulla sfera morale, la quale nel Buddhismo non va intesa come un insieme di norme di condotta relazionate ad un divino volere, alla cui trasgressione segue, dall’alto, il castigo.

Qui non c’è peccato ma errore, le cui conseguenze sono già contenute in germe nell’atto stesso e che si manifestano, secondo la legge del karma, quando vengono a maturazione.

In termini diversi, si è ‘puniti’ non per le proprie azioni ma da esse. Assai semplificando: come un ferro rovente brucia la mano dell’incauto senza l’intervento di un fattore estraneo.

Perciò l’etica buddhista non detiene un valore assoluto: è solo strumentale. L’attenersi a regole di condotta, anche severe, vale soltanto in quanto consegue dei risultati e perde qualsiasi significato quando lo scopo è raggiunto. Concetto espresso, anzi sottolineato in tutti i modi possibili.

Il più noto è quello della “zattera” che serve per attraversare il fiume ma diventa inutile ingombro dopo l’uso.

Cos’è la “riva” (Eccelsa Meta, secondo il Sutta Nipāta) su cui ogni codice si svuota di significato? E’ il Nirvana: il superamento di ogni condizione condizionante, l’estinzione della “sete” in tutte le manifestazioni.

Chi “abbandona la casa per la vita senza tetto” non aspira a paradisi beati (condizionati ed impermanenti), poiché il suo sforzo è spogliarsi dalle brame, a staccarsi dai mondi infimi o eccelsi come un serpente dalla sua vecchia pelle.

Viene a chiarezza un’altra condizione del Buddhismo: quella di non essere una dottrina di consolazione ma di chiarificazione.

E’ stato detto che il Buddhismo non ha latte per i bambini.

Esso non promette alcuna consolazione in questa o in altre vite. Con coerenza non promette nulla: come potrebbe farlo se tutto, nel divenire, è un intreccio di affanno, agitazione e sofferenza?

Scopo dell’ascesi è vedere le cose secondo realtà.

Raggiunta la visione chiara, spoglia di qualunque riflesso emozionale e mentale, segue il Distacco con la gioia spassionata e rasserenante di chi si è liberato anche da sé stesso.

Questa ‘visione’ trascendente può manifestarsi lentamente o come una folgorazione.

La via alla illuminazione folgorante ha poi assunto una importanza massima nel buddhismo cinese ch’an nel VI secolo d.C., passato poi in Giappone come Zen, dove l’illuminazione, il Satori, significa “percezione immediata ed intuitiva della verità”: è una frantumazione della personalità che, dopo molta disciplina, può venir provocata da fatti insignificanti. I testi originari ne parlano come di una “rottura della testa”, simboleggiata anche come “l’aggressione del toro”.

Non è speculativo.

Il buddhismo originario è del tutto pragmatico.

Bandisce qualsiasi speculazione ontologica, metafisica o cosmologica. Al discepolo non interessa il “vero” filosofico che lo porterebbe a scivolare nella selva oscura delle opinioni. Ciò che lo interessa è lo superamento della precarietà e della limitatezza samsārica, perciò “vero” è per lui ciò che gli permette di raggiungere l’obbiettivo.

Discussioni e polemiche rappresentano un reale ostacolo, un freno sulla Via in quanto distolgono la mente. Chi, prima di incamminarsi sul Nobile Sentiero, volesse sapere se il mondo è eterno o meno, finito o infinito, se corpo e vita sono cose diverse, se il Compimento avviene prima o dopo la morte eccetera, giungerebbe al termine dell’esistenza senza aver risolto uno solo di questi problemi e senza aver fatto un solo passo verso la Liberazione.

La velleità di risolvere problemi spirituali “ non mena al distacco, non al rivolgimento, non alla dissoluzione, non al sollievo, non alla visione, non al risveglio, non all’estinzione.”

Sebbene appaia così diverso dalla odierna Scienza dello Spirito, anche il Buddhismo appartiene alla Sapienza Perenne…credo che, nella sua impostazione di fondo, farebbe un gran bene all’odierno ricercatore afferrane le virtù, vista l’infernale bufera di chiacchiere e verità parziali che gli ruotano intorno come neri uccelli affamati…

COSA NON E' IL BUDDHISMO
COSA NON E’ IL BUDDHISMO

AUTOSSERVAZIONE

a cura di Advanced Mind Institute Italia

Coraggio, ritorna in te stesso e osservati: se non vedi ancora la bellezza nella tua interiorità, fa come lo scultore di una statua che deve diventare bella.
Egli scalpella il blocco di marmo, togliendone delle parti, leviga, affina il marmo finché non avrà ottenuto una statua dalle belle linee.
Anche tu, allora, togli il superfluo, raddrizza ciò che è storto, lucida ciò che è opaco perché sia brillante, e non cessare mai di scolpire la tua statua, finché in essa non splenda il divino splendore della virtù e alla tua vista interiore appaia la temperanza assisa sul suo sacro trono.
La tua anima si è così trasformata? Ti vedi in questo modo? Hai tu con te stesso un rapporto puro, senza che alcun ostacolo si frapponga fra te e te, senza che nulla di estraneo abbia inquinato la tua purezza interiore? Sei tu, interamente, divenuto splendente di pura luce? Non una luce – dico – che si può misurare per forma o dimensione, che può diminuire o aumentare indefinitamente per grandezza, ma una luce assolutamente al di là di ogni misura, perché essa è superiore a ogni grandezza e a ogni quantità? Riesci adesso a vederti così? Tu stesso allora sei divenuto pura visione, vivi presso te stesso e, pur restando nel mondo di quaggiù, ti sei innalzato interiormente.
Allora, senza più bisogno di guida, fissa il tuo sguardo e osserva.
Il tuo occhio interiore ha dinnanzi a sé una grande bellezza.
( Plotino )

AUTOSSERVAZIONE
AUTOSSERVAZIONE

Capitalismo: una bolla di sapone? Azzardiamo un’ipotesi audace

di Chiara Del Fiacco

08 ottobre 2023

Roma, 8 ott – Da decadi si cerca di convincere persone, società e Stati che il neoliberismo sia il migliore dei mondi possibili, ed il capitalismo il migliore dei sistemi economici possibili, eppure, mai come oggi, si ha l’impressione che questi non siano solo eticamente e moralmente malvagi, ma anche fallimentari. Abbiamo provato a dare un’occhiata ai bilanci delle grandi Corporation e quello che abbiamo scoperto ci ha lasciato senza fiato.

Capitalismo e suoi fantasmi

Avete presente l’adagio anglosassone “you go woke, you go broke”, ebbene, sembra che la catastrofe deficitaria non sia appannaggio solo di Netflix e Disney, ma anche di tanti altri insospettabili big del commercio mondiale. A proposito di Netflix, una notizia di appena due giorni fa (20 luglio 2023), riportata dall’agenzia Reuters, analizza dati a dir poco sconvolgenti che quantificano la perdita di valore del colosso dello spettacolo in quasi 18 miliardi di dollari. Va un po’ meglio per Walt Disney Co. che, grazie alle sue ultime produzioni (“Lightyear,” “Thor: Love and Thunder,” “Strange World,” “Black Panther: Wakanda Forever,” “Ant-Man and the Wasp: Quantumania,” “The Little Mermaid,” ed “Elemental”) ha perso “solo” 890 milioni i di dollari!

Ma, come dicevamo prima, non solo le uniche grandi perdenti. Pensiamo ad Amazon: nonostante le sue vendite nette siano aumentate del 9% nel 2022, le perdite nello stesso periodo sono state di 2,7 miliardi di dollari, ovvero 0,27 dollari per per azione diluita (il rapporto tra l’utile disponibile per gli azionisti ordinari e il numero potenziale di azioni in circolazione). Continuando con questo “gioco”, vediamo cosa succede in casa McDonalds: nei guai per le chiusure forzate in Russia e Ucraina, la società ha perso un totale di 127 milioni di dollari (le perdite continuano proprio in virtù della delicata situazione nel blocco post sovietico) ed includono 100 milioni di cibo sprecato e di inventario sulla catena di rifornimenti;
27 milioni di stipendi, affitti e pagamenti ai fornitori. Con il progredire della situazione, si è stimata una perdita mensile di circa 55 milioni di dollari, almeno finché i ristoranti rimarranno chiusi.

Problemi anche per Musk

Anche il meme lord miliardario Elon Musk ha i suoi problemi: Twitter, infatti ha appena perso il 50% di incassi pubblicitari e soffre di un enorme carico debitorio, mentre la piattaforma continua a generare un cash flow negativo. Potremmo andare avanti con decine di altri esempi simili, ovviamente con la giusta distinzione tra ricavi e valore di mercato di queste società, ma quello che appare ormai evidente è che questi universi non siano poi così dorati. Per non parlare degli enormi sprechi dell’industria alimentare, della fast fashion e del suo impatto sulla natura (altro che le nostre macchine o il condizionatore…), dei salari sempre più bassi e le condizioni lavorative sempre più deprecabili, in uno slancio verso la terzomondializzazione anche a casa nostra (just eat, Amazon, deliveroo, i poveri riders ecc. ecc.). Le cose sono due: o l’economia di queste multinazionali sta diventando sempre più irreale, o è proprio il capitalismo ad essere un sistema economico costoso e perdente. Agli economisti l’ardua sentenza!

Tratto da: Primato Nazionale

Capitalismo: una bolla di sapone? Azzardiamo un’ipotesi audace
Capitalismo: una bolla di sapone? Azzardiamo un’ipotesi audace

Fosforo bianco su Gaza

a cura della Redazione

09 ottobre 2023

Le forze israeliane stanno utilizzando fosforo bianco, una sostanza vietata a livello internazionale, in aree densamente popolate nel nord della Striscia di Gaza, come affermato dai media palestinesi.

Le forze israeliane stanno utilizzando fosforo bianco, una sostanza vietata a livello internazionale, in aree densamente popolate nel nord della Striscia di Gaza, come affermato dai media palestinesi.

Rapporti provenienti dal quartiere el-Yarmouk di Gaza suggeriscono che la distruzione di una quarta moschea in un attacco aereo israeliano notturno ha spinto migliaia di residenti ad abbandonare le proprie case.

Il rapporto indica che il numero di persone che cercano rifugio in una struttura delle Nazioni Unite per sfollati interni ha già raggiunto le 100mila unità. Centinaia di case sono state completamente distrutte, come riportato da Al Jazeera.

Inoltre, cittadini palestinesi hanno segnalato la presenza di un forte odore di fosforo bianco, una sostanza vietata dal diritto umanitario internazionale, utilizzata dalle forze israeliane a Gaza.

Inoltre, la corrispondente di Al-Jazeera, Youmna el Sayed, ha dichiarato di aver avvertito personalmente prurito alla gola, al petto e agli occhi non appena è entrata nella zona.

Il numero delle persone uccise dagli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza è salito a 560, mentre più di 2.900 sono rimaste ferite. Il ministero della Sanità palestinese ha riferito che Israele bombarda deliberatamente ospedali e ambulanze, uccidendo e ferendo gli equipaggi in violazione delle leggi internazionali. 

In tutto questo, la comunità internazionale si stringe intorno al regime sionista, ignorando ancora una volta le sofferenze e le atrocità che quest’ultima ha fatto patire per be 80 anni al popolo palestinese.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Fosforo bianco su Gaza
Fosforo bianco su Gaza

NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA

di Roberto Fiore

Sulla guerra in Vicino Oriente, scoppiata in questi giorni, pullulano teorie e analisi disparate; perché Israele non ha saputo ciò che stava per accadere ? Chi sta dalla parte di chi? E perché questa grande operazione militare ha luogo oggi?
In realtà qualsiasi tesi “cospiratoria” può essere giusta così come radicalmente errata. Così è il Medio Oriente: non esiste il principio di contraddizione, chi è oggi in uno schieramento domani può essere in un altro. Basta ricordare il libro di Victor Ostrovsky “By way of deception” che spiegava come il Mossad agisse con logica terroristica e criminale, ma aveva al suo vertice una cupola, di cui nessuno conosceva l’esistenza, che sapeva verità differenti da quelle che conoscevano i ranghi inferiori del servizio ed agiva quindi in modo incomprensibile. La nostra analisi deve essere lineare e basata sulla verità storica.

Sappiamo perfettamente che secondo qualsiasi criterio di legge e giustizia internazionale, Israele è un’”Entità” senza legittimità, non riconosciuta da quasi tutti i Paesi arabi, (non era riconosciuto persino dal Vaticano fino al 1989) il cui governo incoraggia la costituzione di insediamenti da parte dei coloni, erodendo costantemente la Terra Palestinese.
Netanyahu, attraverso questa politica appoggiata dagli estremisti religiosi, si è reso inviso a molti ebrei che oggi vedono il sionismo come fenomeno foriero di guerra. E’ un dato di fatto poi che Israele ha sempre guardato con estremo scetticismo alla possibilità di uno Stato Palestinese e di fatto lo ha sempre contrastato. Le azioni che abbiamo potuto vedere sono azioni forti, certamente raccapriccianti nel momento in cui colpiscono i civili, ma seguono comunque una logica di guerra che continuerà sino a che non sarà risolto il problema palestinese.

Ricordiamo anche che il termine sionista non deve coincidere con il termine ebreouna grande parte di ebrei oggi è sostanzialmente antisionista. Pensiamo all’ebreo “di sinistra” George Soros o agli ebrei ortodossi “di destra” Naturei Karta totalmente antisionisti: mentre il primo si muove in una logica di Great Zion opposta a Little Zion (Israele), i secondi ritengono che Stato di Israele non debba esistere perché il popolo ebraico peccò contro Dio e non può quindi arrogarsi il diritto ad avere la terra promessa al popolo eletto.

Falso è anche il mito dell’invincibilità dell’esercito israeliano e del Mossad: ricordiamo come nel 2006 un esercito di 2500 Hezbollah libanesi sconfisse l’esercito israeliano, dieci volte più numeroso. Il Mossad non è più quello degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta, ma è un’ organizzazione (lo stesso vale per l’esercito israeliano) che non ha più l’”etica ebraica” e la forza che poteva vantare all’epoca della guerra dei sei giorni e che caratterizzava uomini come Moshe Dayan.

Ovviamente è difficile capire come andrà a finire: ma è evidente che qualora Hezbollah decidesse di muovere guerra al sionismo, entrerebbe dal Nord ed in virtù della fittissima rete di tunnel penetrerebbe subito nel cuore di Israele, a Tel Aviv, ponendo una seria minaccia all’esistenza di Zion.

Attenzione: quando si parla di distruzione di Israele, anche nelle menti più radicali quali Hezbollah e Hamas, non si intende eliminare gli ebrei e gettarli a mare, ma di creare una Palestina, in cui sia consentito a tutte le razze, etnie e religioni, di autogovernarsi in una dinamica cantonale simile a quella svizzera. Questa è l’unica possibilità di risolvere il nodo palestinese: non si può permette l’imposizione di una religione, di una razza, su un’altra religione o un’altra razza. La soluzione sicuramente potrebbe essere sponsorizzata e portata avanti dalle importanti comunità cristiane presenti sia in Terra Santa, che in Palestina che nello stesso Israele, in Siria e nel Libano: solo loro potrebbero garantire una conclusione al problema Palestinese inquadrandola nella superiore logica Cristiana di Pace e Giustizia in cui non vige il mors tua vita mea.

Tratto da: Fahrenheit2022

NON C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA
NON C’E’ PACE SENZA GIUSTIZIA

Oltre la questione morale: sostenere acriticamente Israele non conviene

di Stelio Fergola

09 ottobre 2023

Roma, 9 ott – La questione tra Israele e Palestina è la conseguenza diretta di un atto, quello del 1948, che non poteva che portare a queste conseguenze, come abbiamo già sottolineato stamattina. Ma la questione medesima, a ben vedere, non si estrinseca solo su un piano morale – già di per sé gravissimo – ma anche su aspetti pratici, diplomatici, relazionali e perfino economici con i Paesi arabi.

Perché l’appoggio incondizionato ad Israele non è cosa saggia: per l’Italia e per l’Europa

Una premessa va fatta: l’Italia è stato il Paese che più è riuscito nel secolo scorso a intrattenere rapporti positivi con il mondo arabo. Complice la posizione geografica e interessi troppo forti per poter essere ignorati, dai tempi di Enrico Mattei in avanti la peculiarità è stata sempre quella di non avere un atteggiamento prevaricatore, a differenza di molte altre potenze europee (e ovviamente degli Stati Uniti). L’Italia, però, è nella sfera occidentale. Dunque paga, inevitabilmente e inesorabilmente, la presenza di una zavorra in tutte le sue relazioni con nordafricani e mediorientali: la questione israelo-palestinese. Non dobbiamo nasconderci, possiamo virare direttamente sulla stessa presenza di Israele in quell’area geografica. Il cui danno per gli occidentali in generale è difficilmente smentibile. Si pensi a un solo esempio: appoggiare Israele sempre e comunque è stato il motivo principale dell’ultima, clamorosa crisi inflattiva del XX secolo, quella scoppiata negli anni Settanta. Questo perché, a seguito della guerra dello Yom Kippur nel 1973,  con gli scontri tra Israele da un lato e Paesi come Siria ed Egitto dall’altro, fu l’Opec – l’organizzazione degli stati produttori di petrolio, in larghissima parte nordafricani e mediorientali – ad avviare quella rappresaglia economica che si tradusse nell’aumento vertiginoso dei prezzi del greggio o nel deliberato embargo verso i Paesi più filoisreaeliani. Il che portò in pochissimo tempo allo scoppio di un’inflazione generalizzata ad Ovest, come è naturale che sia: con la benzina si trasportano merci di tutti i tipi, di conseguenza un suo aumento così forte non può che condurre a un effetto domino. Per dieci anni circa, Europa e Stati Uniti pagarono a caro prezzo quella situazione.

Ecco perché, per essere estremamente sintetici, appoggiare Israele – quanto meno, in modo così acritico – non è negli interessi italiani. Come non lo è degli europei. Una situazione su cui avevano riflettuto a ragion veduta perfino i realisti statunitensi, quali John Mearsheimer e Stephen M. Walt nel loro celebre The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy, pubblicato nell’ormai lontano 2008. La sintesi era la medesima: con il Medio Oriente conviene dialogare. Questo ben oltre la condanna morale della “operazione israeliana”, già di per sé difficilmente difendibile.

Cosa fare?

Difficile a dirsi. Tornare indietro, specialmente quando l’insediamento è stato così capillare, è sempre complicato. Fatto sta che dobbiamo constatare un fatto: la presenza di Israele in Medio Oriente – per lo meno, a queste condizioni e senza un minimo di propensione a un assetto territoriale quanto meno umanamente comprensibile – è un ostacolo per le relazioni europee – e nello specifico, italiane – con i Paesi dell’area. Perfino con quelli storicamente più laici, come l’Egitto, la Siria o la – fu – Libia di Gheddafi. Anche se il dialogo e le trattative sussistono, lo stigma dell’invasione di Tel Aviv permane sempre e viene tirata fuori alla prima occasione utile. Ci troviamo da decenni a commemorare la figura di un israeliano che ormai non possiamo che definire “illuminato”, ossia Yitzhak Rabin, dal momento che la sua opera di pacificazione non ha avuto mai un seguito reale, e che dalla sua morte in avanti nessuno negli ambienti politici israeliani ne ha raccolto il testimone. E questo, ad ormai trent’anni di distanza da quella storica stretta di mano che aveva fatto credere tutti su una pace concreta, non può non portare a una miriade di interrogativi piuttosto inquietanti, che lasciamo alle deduzioni genuine dei lettori.

Tratto da: Primato Nazionale

Oltre la questione morale: sostenere acriticamente Israele non conviene
Oltre la questione morale: sostenere acriticamente Israele non conviene

PALESTINA: CAPIRE IL TORTO

Videoconferenza del canale YouTube MATTEO GRACIS, con un’intervista dedicata al giornalista Paolo Barnard sul tema della condizione della terra di Palestina.

Quali sono le verità scomode che l’opinione pubblica non è tenuta a sapere? Cosa è accaduto più di 80 anni fa che ha segnato le sorti di questa storia? Israele è davvero quello Stato democratico che tutto l’occidente sostiene che sia?
Una ricostruzione dei fatti precisa ed estremamente lucida (risalente al 2009 ma ancora estremamente valida e attuale) sui risvolti storico-politici che hanno portato alla guerra tra Palestina e Israele, o meglio, al massacro dei palestinesi in terra santa.

Per ulteriori approfondimenti sull’argomento
http://www.paolobarnard.info/palestin…

Dieci cose da sapere per comprendere la guerra in Palestina https://www.dolcevitaonline.it/dieci-…

Come i media ribaltano la verità sul conflitto tra Israele e Palestina https://www.lindipendente.online/2021…

PALESTINA: CAPIRE IL TORTO

ELITE SATANICA CONTRO FIGLI DI DIO

di Mohamed Konare

Non c’è nessuna guerra tra ebrei e palestinesi. C’è una guerra d’una élite satanica contro gli ebrei ed i palestinesi. che godono a dividere per regnare.

Finché non capiremo questo, saremo tutti pilotati da questa ideologia anti-umana quando invece ci dobbiamo armare d’un unico ideale quello del diritto naturale della famiglia umana di vivere in dignità e in pace nella nostra casa comune, il pianeta terra.

La diversità della creazione è la bellezza del creato.

ELITE SATANICA CONTRO FIGLI DI DIO
ELITE SATANICA CONTRO FIGLI DI DIO

PER UNA CROCIATA COSMICA

di Mike Plato

Una crociata cosmica è inevitabile. Non c’è possibilità di evitarla, perché questi Arkons (gli arconti) non si fermeranno mai, e non parlo solo di noi umani ma del controllo pressoché totale che hanno sul mondo, sui suoi gangli vitali, su ogni cosa, e soprattutto sulle anime, che GIUDICANO INIQUAMENTE – LADDOVE DOVRANNO ESSER GIUDICATI LORO, DA FARISEI DELL’ASTRALE QUALI SONO – CHE MANIPOLANO, RIPROGRAMMANO O DISTRUGGONO.

Non si fermeranno perché è la loro sopravvivenza a scapito della nostra.
MORS VOSTRA VITA NOSTRA

Questo mondo è l’inferno dei miti, il regno dei morti. Il descensus ad inferos di Cristo cela la caduta in questo EONE di Adam, in mezzo a morti e mostri

HANNO FINITO DI NUTRIRLI PER SECOLI, ORA BASTA, SARÀ UNA CROCIATA COSMICA (messaggio del 2001 in Francia)…

PER UNA CROCIATA COSMICA
PER UNA CROCIATA COSMICA

PALINGENESI: L’UNIVERSALITÀ NELLA COMPLEMENTARIETÀ DEL DIVENIRE

di Costanza Bondi

La Complementarietà nel Divenire, atta e necessaria alla rigenerazione in eterno è racchiusa nell’assunto “Essere e Non Essere”, concetto che già nell’antico Egitto veniva rappresentato col simbolo dell’anello che contiene il Creato Tutto.

Se per Eraclito la realtà è un insieme di elementi in continua lotta fra loro, ne consegue che ogni aspetto della realtà è allora costituito dalla lotta dei contrari, inscindibili ognuno dal proprio opposto. Ogni coppia, pertanto, esprime complementarietà. Il dualismo degli opposti così diviene il dualismo dei complementari, assunto confermato anche dall’hermetismo con le Leggi della Polarità e del Ritmo.

Il rinnovamento in se stessi può quindi essere analizzato sia dal punto di vista lineare che ciclico.

In termini di tempo lineare, di palingenesi si tratta, da non confondere con resurrezione, rappresentando il passaggio dal tempo fisico al tempo psichico che non presuppone, come nel caso anastasico, la morte del corpo fisico. Tale è infatti il percorso compiuto dall’uomo vivo, la Grande Opera di rinascita spirituale in una vita corporea, fatta di ascensione a gradini dal tempo umano al tempo cosmico dell’aiòn – αἰών-eone, dalla radice indoeuropea *ai-w- è la forza vitale che porta all’eternità, racchiudendo in un concetto solo l’età del presente e l’età del divenire – per addivenire non più linearmente tra un passato che non è e un futuro che ancora non è, cioè la trascendenza del tempo fisico.

Palingenesi, quindi, come resurrezione in vita.

Anastasi nel corpo.

Rinnovamento nello spirito.

Alejandro Jodorowsky: “Evolvere non significa divenire più santi o più intelligenti, ma diventare sempre più coscienti. (…) Viaggia dentro te stesso. Vai oltre i limiti della ragione. Entra nell’ignoto. Lascia che ciò che sei divori ciò che non sei.”

Dal sito della Xpublishing www.xpublishing.it è possibile scaricare la versione digitale.

Per ricevere arretrati e per ulteriori informazioni, telefonare a +39 0774 403346

PALINGENESI: L’UNIVERSALITÀ NELLA COMPLEMENTARIETÀ DEL DIVENIRE
PALINGENESI: L’UNIVERSALITÀ NELLA COMPLEMENTARIETÀ DEL DIVENIRE