“La vita è governata da quelli che sono meno coscienti, dai più addormentati. Nella situazione attuale dell’ umanità non c’è nulla che vada verso l’ evoluzione. Al contrario quando paragoniamo l’umanità a un uomo, vediamo chiaramente una crescita della personalità a scapito dell’ essenza. L’evoluzione dell’umanità non può avanzare se non grazie all’evoluzione di un certo gruppo che a sua volta, influenzerà e guiderà il resto dell’umanità”. George Ivanovic Gurdjieff
“Non preoccupatevi troppo del cibo che vi serve per vivere o del vestito che vi serve per coprirvi. La vita infatti è più importante del cibo e il corpo è più importante del vestito. Osservate come crescono i fiori dei campi: non lavorano e non si fanno vestiti, eppure io vi assicuro che nemmeno il re Salomone, con tutta la sua ricchezza, ha mai avuto un vestito così bello.
Non state sempre in ansia nel cercare che cosa mangerete o che cosa berrete: sono gli altri, quelli che non conoscono Dio, a cercare sempre tutte queste cose.”
Già Gesù proponeva di uscire dagli schemi della macchina per aprire quella porta che conduce ai mondi superiori. Proponeva di osservare la perfezione di un fiore, qualcosa di cosi meraviglioso che nemmeno un re potrebbe eguagliare.
Finché ci affliggeremo per trovare cibo e vestiti da indossare non potremo avere la mente libera per occuparci delle nostre questioni autentiche.
La figura di Ermete Trismegisto è considerata per lo più leggendaria, venerata fin dall’antichità come maestro di sapienza. Ad Ermete si attribuisce la fondazione di quella corrente filosofica, diffusasi poi con il nome di “ermetismo”, pur configurandosi diversamente a seconda dei vari contesti storico-culturali di riferimento. Cerchiamo di illustrare, innanzitutto, quale sia il significato della denominazione nota come “Ermete Trismegisto”. Essa può essere resa in lingua italiana con l’espressione “Ermete, il tre volte grandissimo”, in quanto con questo titolo si intendeva assimilare Ermete/Hermes, dio greco della comunicazione e del logos a Thot, divinità egizia delle lettere, dei numeri e della geometria, ovvero con un’interpretazione estensiva più probabile, della conoscenza e dell’ingegno umano. L’epiteto Trismegisto,tuttavia, riferito correttamente alla magnificenza straordinaria del personaggio, può essere interpretato anche come “nato nel mondo tre volte”: 1) come dio egiziano Thot; 2) come dio greco Hermes; 3) come l’essere umano Ermete, lo scriba illuminato vissuto migliaia di anni fa (1).
Dal punto di vista temporale, la figura di Ermete è collocata in un’epoca molto remota, anteriore perfino al patriarca ebraico Mosè che, secondo alcuni studiosi, sarebbe stato influenzato dagli stessi scritti dell’antico maestro, dopo aver appreso i misteri “egizi” alla corte del faraone. In merito all’effettiva composizione letteraria attribuita ad Ermete, vi sono molteplici ipotesi. Tra queste, ha esercitato un certo fascino la testimonianza tramandata da Clemente di Alessandria, secondo cui gli “scritti” di Ermete sarebbero stati 42, contenendo un compendio degli insegnamenti appresi dai più insigni sacerdoti egizi. Giamblico (2), invece, attribuì ad Ermete migliaia di opere di straordinaria importanza, alle quali avrebbero attinto direttamente perfino Pitagora e Platone, riconoscendogli un’aura di carattere quasi soprannaturale. Ma il vero e proprio “corpus hermeticum” si consolidò soltanto in epoca bizantina, una parte del quale fu rinvenuta anche tra i codici di Nag Hammadi (3), risalenti più o meno al IV secolo a.C.. In linea generale, si può affermare, che la letteratura ermetica sia caratterizzata da un insieme di papiri che comprendono una serie di rituali misterici che, nel linguaggio moderno, potrebbero essere definiti, troppo frettolosamente e senza il dovuto spessore ermeneutico, come “incantesimi” o “procedure di iniziazione”. E’ opportuno ribadire che non si tratta di “incantesimi”, nel senso fiabesco del termine, ma di rituali, ancora alquanto oscuri e complessi, a metà strada tra le conoscenze scientifiche e l’approccio religioso-esoterico. A tale proposito, per i non addetti ai lavori, è giusto ricordare che la finissima sapienza egizia non distingueva l’epistemologia delle nozioni appartenenti alle discipline empiriche da quelle che caratterizzavano le credenze esoteriche, tendendo ad elaborare un sistema unitario affidato alla pratica dei sacerdoti iniziati. In particolare, nella parte dedicata ad Asclepio presente nel “corpus hermeticum”, viene descritta l’arte della “telestikè”, cioè la capacità divinatoria di richiamare o di imprigionare angeli o demoni all’interno di statue, mediante l’ausilio di erbe, di gemme o di profumi (4).
Sotto il profilo tassonomico, si è voluto distinguere i testi “ermetici” in due grandi categorie, filosofici e tecnici, a seconda dell’impostazione orientata alla riflessione su grandi tematiche ontologiche oppure alle attività empiriche, come ad esempio l’elencazione di formule per costruire artefatti e, ricorrendo a particolari facoltà, per riuscire addirittura ad animarli. Ha un grande significato semantico il passo con cui termina l’intero corpus: il cosiddetto “lamento di Asclepio”. Con l’aggiunta in chiusura di tale passo, l’autore vuole manifestare il suo disappunto per l’abbandono della religione egizia, causato dalla perdita della comprensione del significato spirituale dei suoi insegnamenti (5). Tramite le parole messe sulla bocca di Asclepio, l’autore ricorda un tempo lontano, quando i sacerdoti riuscivano a far parlare le statue, perché erano direttamente in contatto con il divino, ma perdendo il senso dell’originale essenza spirituale, i sacerdoti del suo tempo si trovavano davanti soltanto a sterili ed insensibili manufatti di pietra. E’ evidente che si tratta di un discorso altamente simbolico, tendente a fare riferimento alla decadenza dell’umanità di ogni epoca ed alla fine della civiltà di ogni ciclo storico. Alcuni studiosi hanno voluto intravedere nel discorso di Asclepio, alcuni temi cari a Giovanni di Patmos nella redazione del libro dell’Apocalisse, ultimo testo del Nuovo Testamento biblico. E’ possibile, infatti, prefigurare nella decadenza dei valori spirituali della religione egizia, l’esautoramento contenutistico dei precetti delle principali religioni monoteiste del futuro, attribuendo al pensiero di Ermete una eccezionale capacità visionaria d’insieme, in grado di incarnare una precisa dignità profetica.
Uno degli aspetti più importanti del corpus hermeticum, dal punto di vista dell’ermeneutica filosofica, teologica e religiosa, è la ricorrenza della “teologia negativa”, che sottolinea l’impossibilità di chiamare Dio con qualsiasi nome, perché Lui/Lei deve essere appunto individuato in tutte le cose. L’unico modo giusto per definire Dio sarebbe quello di dire “ciò che non è”, anticipando un approccio metodologico teologico che sarà ripreso in epoca medievale ed adattato anche alla dottrina cristiana. All’inizio del quindicesimo secolo, Nicola Cusano rielabora questo pensiero, esplicitandolo nella sua celebre opera “La dotta ignoranza”(6). In essa, Cusano con grande lucidità cerca di dimostrare come a Dio convengano “denominazioni positive” soltanto in maniera del tutto approssimativa ed azzardata, in quanto declinate tutte insieme non sarebbero capaci di far emergere la sua infinità.
L’influenza del pensiero ermetico è stata di grandissima importanza anche per gli elementi basilari della teologia cristiana. In tale contesto, non può sfuggire l’operato di Lattanzio (7), considerato filosofo ermetico oltre che uno dei più attivi consiglieri politici dell’imperatore Costantino, che influenzò enormemente gli esiti del concilio di Nicea del 325 d.C.. In tale consesso, infatti, prevalse la dottrina ermetica sulla coesistenza in Cristo della natura divina e di quella umana rispetto a quella ariana che, invece, ne propugnava la netta separazione. Ma l’ermetismo ebbe un’influenza ancora più profonda sul pensiero del tardo Medioevo, poiché le opere attribuite al Trismegisto acquisirono grande popolarità presso gli alchimisti. Furono proprio i seguaci dell’epoca medievale, coloro che alimentarono la credenza che l’antico maestro fosse stato realmente un personaggio in carne ed ossa vissuto nell’antico Egitto. Secondo i fautori della variante ermetica della corrente dell’everemismo, Ermete Trismegisto sarebbe stato il figlio del dio Hermes, mentre per i cabalisti, molto attivi in età rinascimentale, il mitico personaggio sarebbe stato contemporaneo a Mosè, offrendo un livello di saggezza quasi parallelo a quello del patriarca biblico. Non mancano, inoltre, coloro che tendono a confondere le due figure, considerandole le due facce della stessa medaglia. In quest’ottica, si può interpretare l’etimologia occultista, nella quale Ermete viene indicato come “Thotmoses”, un enigmatico e suggestivo connubio iconografico tra l’illustre condottiero dell’Esodo biblico e la prestigiosa divinità egizia (8).
Anche sulla diffusione del “corpus hermeticum” in Europa sono state avanzate molte ipotesi. Le conoscenze attuali evidenziano che le più antiche copie dell’originale compendio dei testi ermetici furono portate a Venezia, dopo la caduta di Costantinopoli. Queste copie sono tuttora conservate nella biblioteca Marciana, uno dei centri culturali più importanti della Serenissima. Il testo forse più misterioso, che la tradizione attribuisce ad Ermete Trismegisto, è la cosiddetta “Tavola smeraldina” o “smeragdina”. Si tratta di un antico testo sapienziale che, secondo la leggenda, sarebbe stato ritrovato in Egitto, molto tempo prima dell’era cristiana. Il testo originario, secondo la narrazione tradizionale, era inciso su una tavola di smeraldo e fu tradotto dall’arabo in latino soltanto intorno al 1250: una delle versioni più antiche di questo scritto, così affascinante ed oscuro, è anch’essa conservata nella biblioteca Marciana di Venezia (9). La leggenda narra che Ermete avesse inciso la tavola, adoperando la punta di un diamante e che, successivamente, l’avesse trovata Sara, la moglie di Abramo, nei pressi della sua tomba. Di grande significato evocativo appare l’incipit della Tavola smeraldina: “E’ vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, per fare i miracoli di una cosa sola”. Ma è lecito chiedersi: la tavola di smeraldo, così come immaginata e celebrata dai posteri, è mai concretamente esistita? La sua versione originale, infatti, non è stata mai trovata. Alcuni autori, con molta fantasia, ipotizzano che la tavola originale sia bruciata durante la distruzione della biblioteca di Alessandria d’Egitto. Gli studiosi hanno potuto analizzare soltanto alcune presunte traduzioni della mitica tavoletta, al punto che molti sostengono che l’originale non sia mai esistita (10).
Il monaco Leonardo di Pistoia fu espressamente incaricato da Cosimo dè Medici di cercare, per suo conto, antichi manoscritti. Il religioso si recò in Macedonia, dove avrebbe scoperto i libri del Corpus Hermeticum, nella copia originale così come tramandata dal filosofo bizantino Michele Psello (11). Durante l’epoca rinascimentale, la Tavola fu analizzata ed interpretata dal filosofo umanista fiorentino Marsilio Ficino, uno dei maggiori esponenti della cultura nella Firenze medicea, nonché fondatore dell’Accademia neoplatonica. In buona sostanza, la Tavola di smeraldo rappresenta la base della visione esoterica del mondo, che si può riassumere nella massima: “Il visibile è il simbolo dell’invisibile”. Il “basso” è costituito dalla materia, cioè il corpo tangibile ed i mondi formali, mentre l’”alto” è costituito dallo spirito e dai mondi non manifesti. Nella visione ermetica non vi è contrapposizione netta tra i due mondi, anzi vi è una perfetta specularità che solo il vero iniziato riesce a riconoscere in maniera compiuta. Attraverso il pensiero di Dio, che è il Principio Primo, ogni singolo elemento presente nell’universo si manifesta partendo dall’energia primordiale della creazione, ma non si separa da Dio, restando Uno con il Tutto. Seguendo un orientamento alchemico, tra le righe della Tavola, si celerebbe la formula segreta della pietra filosofale, la conoscenza necessaria per curare le malattie senza l’ausilio della tradizionale scienza medica, nonché la via iniziatica per prolungare la vita umana ed ottenere perfino l’immortalità, attraverso le sette fasi della trasformazione alchemica: calcinazione, dissoluzione, separazione, congiunzione, fermentazione, distillazione e coagulazione. Per altri, nella Tavola sarebbe illustrata la vera storia del mondo, molto diversa da quella propinata dall’archeologia accademica. Ad esempio, vi sarebbero indicati i veri costruttori delle piramidi di Giza, da retrodatare in un’epoca molto più remota rispetto a quella indicata dalla storiografia tradizionale. Tra i più illustri estimatori delle opere attribuite al Trismegisto, si annovera il grande Isaac Newton, famoso per aver dedicato gran parte dei suoi studi alle pratiche alchemiche ed alla ricerca della pietra filosofale. Si pensa, addirittura, che l’interpretazione della Tavola abbia aiutato il celebre scienziato ad elaborare i suoi fondamentali principi, che hanno favorito lo sviluppo della fisica moderna, come le leggi del movimento e la teoria della gravità universale. Al contrario, lo studioso calvinista Isaac Casubon nel 1614, nell’opera De Rebus sacris (12), cercò di evidenziare come i testi attribuiti all’antichissimo personaggio, fossero stati elaborati in realtà nel corso dei primi secoli dell’era cristiana, basandosi in parte sui testi neo-platonici e in parte su quelli gnostici.
(Michele Psello)
Sulle originali lastre di smeraldo incise dal mitico Ermete, si sono moltiplicate le narrazioni leggendarie. Tra le teorie più suggestive e seguite, emerge quella, secondo cui, il Trismegisto, dopo averle incise con formule criptiche, avrebbe celato le medesime lastre in una camera nascosta, affinchè nel futuro soltanto i più degni potessero interpretare i segreti dell’universo. Alcuni individuano riferimenti alla cosiddetta “stanza dei registri”, nel papiro Westcar (13), conservato presso il Museo di Berlino. Questo antichissimo documento parlerebbe di una camera segreta sepolta sotto la necropoli di Giza, che sembrerebbe avvalorare la diffusa credenza presso gli archeologi che, sotto la Sfinge o nei sotterranei della Grande Piramide, vi siano ancora vasti spazi inesplorati. A ciò si aggiunge la leggenda che vuole legare l’origine dei libri di Thot ad una parte degli archivi di Atlantide, il continente sommerso dove sarebbe fiorita una civiltà molto evoluta, i cui superstiti avrebbero ispirato la cultura egizia.
Davvero l’opera di Ermete Trismegisto avrà contenuto le conoscenze che sono alla base delle leggi dell’universo? Oppure si è trattato di un capolavoro didascalico e di simbologia ermetica? Sta di fatto che le criptiche parole, pervenute nelle copie giunte fino ai nostri giorni, mediante interpreti e traduttori di diverse epoche storiche ed appartenenti a differenti pre-comprensioni culturali, sono di complessa decifrazione, anche se il pensiero di fondo sulla forza che penetra ogni cosa implica una sapienza arcana ancora sconosciuta, o forse nota a pochissimi iniziati. Il mistero sulla figura di Ermete Trismegisto e sul significato delle sue opere è senza dubbio ancora vivo: un mistero che sprona alla ricerca, all’ascesi spirituale ed al superamento delle apparenze.
Note:
1 – Andrè-Jean Festugiere, curatore Moreno Neri, La rivelazione di Ermete Trismegisto, Edizioni Mimesi, Milano 2021;
2 – Si tratta di un filosofo di lingua greca vissuto in età romana (245-325 d.C.);
3 – I cosiddetti “codici” ritrovati nei pressi della cittadina egiziana di Nag Hammadi comprendono una composita varietà di testi gnostici di origine pagana e cristiana;
4 – Con il termine telestikè si intende indicare una tecnica misterica e teurgica diffusa in epoca tardo-ellenistica ed appartenente al filone del neoplatonismo avanzato;
5 – Paolo Scarpi, La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, Edizioni Mondadori, Milano 2009;
6 – La dotta ignoranza costituisce una trilogia composta nel 1440 che tratta principalmente argomenti teologici;
7 – Lattanzio è considerato uno dei principali apologeti della fede cristiana (Africa 250, Gallia 325 circa d.C.);
8 – L. Angelino/L.A. Milani, La bibbia pre-babelica e la liturgia dei preelleni, Stamperia del Valentino, Napoli 2023;
9 – La biblioteca nazionale Marciana ha sede nella prestigiosa Piazza San Marco ed è una delle più importanti del nostro Paese;
10 – Sebastiano Gentile/Carlos Gilly, Marsilio Ficino ed il ritorno di Ermete Trismegisto, Edizioni Centro Di, Firenze 1999;
11 – Michele Psello è stato un politico, filosofo, storico e scrittore bizantino dell’undicesimo secolo;
12 – Il titolo esteso dell’opera è De rebus sacri set ecclesiasticis exercitationes XVI;
13 – Il papiro contiene un ciclo di cinque storie che trattano sortilegi ed incantesimi praticati da sacerdoti e maghi. Il papiro, tradotto prima in lingua inglese e, poi, in altri idiomi, è noto con il nome di “Re Cheope e i maghi”.
Luigi Angelino, nasce a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottiene l’abilitazione all’esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale, conseguendo anche una laurea magistrale in scienze religiose. Nel 2022 ha pubblicato con la Stamperia del Valentino 8 volumi: Caccia alle streghe, Divagazioni sul mito, L’epica cavalleresca, Gesù e Maria Maddalena, L’epopea assiro-babilonese, Campania felix, Il diluvio e Sulla fine dei tempi. Con altre case editrici ha pubblicato vari libri, tra cui il romanzo horror/apocalittico “Le tenebre dell’anima” e la sua versione inglese “The darkness of the soul”; la raccolta di saggi “I miti: luci e ombre”; la trilogia thriller- filosofica “La redenzione di Satana” (Apocatastasi-Apostasia-Apocalisse); il saggio teologico/artistico “L’arazzo dell’apocalisse di Angers”; il racconto dedicato a sua madre “Anna”; un viaggio onirico nel sistema solare “Nel braccio di Orione”ed una trattazione antologica di argomenti religiosi “La ricerca del divino”. Con auralcrave ha pubblicato la raccolta di storie “Viaggio nei più affascinanti luoghi d’Europa” ed ha collaborato al “Sipario strappato”. Nel 2021 è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana.
Il miracolo delle Nozze di Cana, dove l’acqua viene tramutata in vino, porta con sé una riflessione. Esiste una stretta relazione tra acqua e vino e questa si estrinseca nel processo di “trasmutazione” dove un elemento prende il posto dell’altro. Nonostante il vino sostituisca l’acqua nelle otri della festa, quest’ultima è comunque presente in quanto elemento originario diventato nuova bevanda. Sebbene divenuta Vino quel liquido porta con sé, in forma trasmutata, in memoria, ciò che era in precedenza. Un potente messaggio trasmutativo che si collega a quello che sarà poi la Resurrezione del Corpo Solare del Cristo. Gesù-Yeshua è l’acqua, l’Uomo-Anima (l’acqua è associata all’anima) che trasmutando diventa Uomo-Spirito (Vino). Questa relazione dell’Acqua-Anima che deve trasmutare in Vino-Spirito, e che quindi deve ridare vita alla sua sostanza solare, che ne caratterizza la sua essenza vera, è presente anche in Apocalisse: «Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto». (Ap 1, 1-2). La “Donna vestita di Sole” è ciò che identifica la trasmutazione dell’anima (l’acqua, il femmino) nel suo vero aspetto potenziale, quello igneo-solare (vino – femminino sacro). Questo simbolismo lo si ritrova persino nella Sindone, all’altezza della ferita del costato, altro simbolo del femminile (il taglio nel costato è come una vagina, esattamente il punto dove Eva – femminile – venne “generata” ed espulsa dall’Adam androgino). Proprio lì, in corrispondenza di quella “vagina” la Sindone presenta una fuoriuscita dei due elementi di Sangue (Vino) e Siero Pleurico (Acqua). Ciò indica l’Androginia. Perché è nell’elemento androgino che si spiega questa relazione tra acqua e vino, tra anima e spirito. Entrambi, in origine sono una cosa sola, poi la caduta li separa rendendo l’anima materiale e rinchiusa in un corpo mentre lo spirito solare resta orfano e separato da essa. Yeshua a Cana ne dimostra l’essenza originaria, manifesta allegoricamente la loro unicità, come poi farà attraverso se stesso. La Madre Vergine (Acqua) e il Figlio (Spirito) sono sempre stati una cosa sola. A Cana, durante un matrimonio, viene inscenato il vero “Matrimonio Mistico”.
La cosa più importante del fare sesso è il perché! Una volta che l’energia sessuale è agitata o eccitata, entra nel processo di creazione Così ogni volta che fai sesso stai creando qualcosa sulle dimensioni più alte che si materializzerà nel tempo La maggior parte delle persone ha sesso basato sui chakra root, che è la frequenza più bassa su questo piano terrestre Il motivo/per cui fanno sesso è perché qualcosa o qualcuno sembra bello o semplicemente hanno l’energia della lussuria accumulata Ogni volta che un po’ di energia sessuale si accumula nel chakra sacrale, loro subito lo rilasciano tramite porno o sesso a basso contenuto vibrazionale Il sesso basato su radici-chakra è animalista, sei governato dai tuoi desideri inferiori e urge simili a come quando un animale femmina è in “calore”, tutti i maschi non hanno altra scelta che accoppiarsi con lei Quando fai sesso solo per desiderio, stai ricreando attaccamenti vibrazionali e dipendenze più basse Sei appena entrato inconsciamente nel processo sessuale che fa ricreare i traumi già conservati dentro di te invece di curarli Il sesso ha il potere di elevarti alla più alta frequenza o abbassarti alla più bassa frequenza Il 95% del mondo ha sesso a bassa vibrazione a causa della mancanza di vera educazione sessuale e disciplina sessuale Sono troppo occupati a fare sesso, sia tramite porno che con un altro, per studiare e capire l’intera profondità del sesso Sono troppo presi dalla loro versione animale per attivarsi e realizzare la versione Dio/Dea di se stessi Questi sono esseri che dicono “Il sesso è solo sesso” Le loro conoscenze sessuali, comprensione e programmazione sono limitate, quindi diventano limitate Hanno separato il sesso dalla divinità, quindi l’unica versione del sesso che possono avere è un trauma tossico demoniaco che crea sesso Non riescono nemmeno ad eccitarsi se non c’è porno, stimolazione artificiale massiccia, alcool, erba o un altro corpo fisico che li attrae La loro energia sessuale è governata dal fisico invece di essere governata dallo spirituale La matrice fisica è tenuta insieme dall’energia del sesso perché niente con la vita può entrare in questa matrice senza che qualcosa o qualcuno abbia fatto sesso Il sesso crea la matrice, quindi è estremamente vitale capire quale realtà il tuo sesso sta creando per te Il sesso ad alta vibrazione crea il paradiso in terra – chakra della corona Il sesso a bassa vibrazione crea l’inferno sulla terra – chakra delle radici La maggior parte delle persone non riesce nemmeno a immaginare di fare sesso solo per creare qualcosa che non sia un bambino Quindi la domanda più importante da porsi prima di fare sesso è perché sto per fare sesso È per la lussuria o per creare qualcosa e la persona con cui intendo fare sesso intendendo creare la mia stessa realtà Questo ti permetterà di fare sesso intenzionale invece di sesso inconscio a bassa vibrazione La maggior parte di noi ha fatto sesso con umani incoscienti basati su chakra animalisti invece che con degli dei/Deee E per fare sesso divino, devi prima aver attivato il Dio in te innalzando la vibrazione della tua energia sessuale al Chakra della Corona TI MERITI DI FARE SESSO AD ALTA VIBRATORIA!!! TI MERITI DI CREARE IL PARADISO IN TERRA!!! TI MERITI DI ATTIVARE COMPLETAMENTE IL DIO/DEA IN TE!!! TUTTA LA GLORIA SIA ALL’ALTISSIMO. SORRIDI E RINGRAZIA.
“Dicevano gli antichi tantrici e i taoisti, che lo yony della donna è il sedile della vita, un tempio sacro di amore, piacere ed ecstasy divino.
Dicevano che il corpo femminile, quando era stimolato dall’amore, fino all’adorazione, era in grado di produrre certi fluidi medicinali che aumentavano la coscienza dell’uomo e lo avvicinavano a Dio.
Per gli uomini tantrici, far germogliare l’acqua della donna, il fluido sacro, o il nettare di Giada, (come lo chiamavano loro) era sinonimo di ricevere tutta l’energia sacra Shakti dalla terra, la sua bellezza, sensibilità, amore e abbondanza.
Per questo sono necessarie le carezze, e il preambolo amorevole, devi essere carico di pazienza, dedizione, delicatezza e devozione.
È un rito sacro che permette all’uomo di ricevere l’energia della dea dentro il proprio essere, per fondersi.
E permettere alla donna di accedere alle dimensioni più potenti dell’amore, della fertilità e della creazione.”
“Pratica il non-fare, occupati del non occuparsi, assapora il senza sapore; considera grande il piccolo, molto il poco. Ricambia il sentimento con la virtù.”
Decenni dopo che molti Paesi “evoluti” hanno smesso di sterilizzare con la forza le donne indigene, numerosi attivisti, medici e politici affermano che questa pratica è ancora attiva in Canada.
Un rapporto del Senato dello scorso anno ha concluso che “questa pratica orribile non è limitata al passato, ma chiaramente continua ancora oggi”. I leader indigeni affermano che il Paese deve ancora fare i conti con il suo travagliato passato coloniale o porre fine a una pratica decennale considerata una sorta di genocidio.
12mila donne indigene sterilizzate
Non ci sono stime solide su quante donne vengano ancora sterilizzate contro la loro volontà o a loro insaputa, ma gli esperti indigeni affermano di sentire regolarmente lamentele al riguardo. La senatrice Yvonne Boyer, il cui ufficio sta raccogliendo i pochi dati disponibili, afferma che almeno 12mila donne ne sono state colpite dagli anni ’70.
Negli ultimi decenni, migliaia di donne indigene canadesi sono state sterilizzate coercitivamente, in linea con la legislazione eugenetica che le considerava inferiori. Negli Stati Uniti, le sterilizzazioni forzate delle donne native americane sono terminate per lo più negli anni ’70 dopo che sono state adottate nuove normative che richiedono il consenso informato.
Le Convenzioni di Ginevra descrivono la sterilizzazione forzata come un crimine contro l’umanità. Vale la pena ricordare che il governo canadese ha condannato le sterilizzazioni forzate tra le donne uiguri in Cina.
Gli indigeni costituiscono circa il 5% dei quasi 40 milioni di persone del Canada, con le popolazioni più numerose che risiedono nel nord: Nunavut, Yukon e Territori del Nordovest. Le oltre 600 comunità indigene, note come First Nations, affrontano sfide sanitarie significative rispetto ad altri canadesi. I tassi di suicidio tra i giovani indigeni sono sei volte superiori rispetto ai loro omologhi e l’aspettativa di vita delle persone delle Prime Nazioni è di circa 14 anni inferiore rispetto agli altri canadesi.
Le donne quando invecchiano diventano più belle, non meno. Nella cultura moderna è apprezzata solo la giovinezza femminile perché non rappresenta una grande minaccia per chiunque sia spaventata dal potere divino femminile. Quando le donne crescono e maturano, chiamano dentro di sé le forze più potenti della saggezza sacra femminile. Esse vibrano con il potere creativo delle loro storie. Sono molto più di una forza con cui fare i conti. Esse vedono di più, sanno di più, sentono di più. Perdono tempo con molte meno cazzate. Quando le donne sono allenate a pensare che ci sia qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’invecchiare e sono costrette a spendere soldi, energia e potere investendo nel ‘rallentare i segni dell’invecchiamento’, un’enorme pezzo di amore divino va perso. Pensate semplicemente a cosa accadrebbe se tutte le donne del mondo iniziassero ad amare se stesse sempre più ogni anno che passa. Probabilmente ci sarebbe una totale rivoluzione.