LE VIE DEL SOGNO SACRO

Videoconferenza del canale YouTube FACCIAMO FINTA CHE, trasmesso in live streaming il giorno 21 aprile 2023.

VIAGGIO NEL MISTERO DEI SOGNI MAGICI Torna a trovarci Andrea Cogerino. Da quasi 30 anni si occupa di geografia sacra e spiritualità. Vive in Val di Susa (TO) poco lontano dalla Sacra di san Michele e, nel tempo libero, esplora il territorio alla ricerca delle tracce lasciate dai nostri antenati precristiani.

INFO PER L’EVENTO:
MAIL: info@leviedelsognosacro.it
SITO: https://leviedelsognosacro.it

LE VIE DEL SOGNO SACRO

L’UOMO E L’ANIMALE

di Daniele Perra

Herman Melville ha scritto un romanzo di mille pagine per spiegarci che, nonostante il progresso tecnico, l’uomo non è Dio e che cercare vendetta su un animale ha molto più a che fare con l’ossessione diabolica che con la natura umana. I nostri antenati hanno convissuto per millenni con la natura ed i rischi ad essa connessi. Hanno cacciato animali feroci, li hanno uccisi e venerati. Nelle cerimonie religiose che anticipavano le battaglie essi stessi si trasformavano metaforicamente in lupi, orsi, leoni e così via. L`orso ha rappresentato tradizionalmente la funzione guerriera. La saga nordica di Beowulf in questo senso è emblematica. Lo stesso nome dell’eroe, infatti, indica “colui che si comporta da lupo nei confronti delle api”: dunque, l’orso. Nei miti celtici, Artù — Arctoviros è “l`uomo orso”. Oggi, l’uomo ha perduto un simile rapporto con la natura che lo circonda e, per citare la Bhagavad Gita, è semplicemente dedito ad una “cura affanosa e smisurata che termina solo con la morte”. Questi uomini dell’età di Kali “affermano che il bene supremo consiste nel soddisfacimento dei desideri e sono convinti che questo mondo sia l’unica realtà”. Essi negano la trascendenza e la redenzione avviene solo per mezzo della tecnica il cui carattere titanico si palesa tanto negli esperimenti che modificano l’economia geologica quanto nel presunto ambientalismo new age. Nonostante ciò, l’animale continua a fare l’animale e agisce per istinto di protezione e sopravvivenza. L`uomo, invece, dovrebbe tornare a fare l’uomo e pensare (magari in modo tradizionale) prima di agire. Ma capisco che nell’era delle piattaforme sociali sia molto difficile.

L'UOMO E L'ANIMALE
L’UOMO E L’ANIMALE

IL SINTOMO DI OGNI MALATTIA

di Giada Aghi

Eccomi, sono il tuo sintomo…

Ho molti nomi: dolore al ginocchio, mal di stomaco, influenza, mal di schiena, mal di testa, tosse, mal di gola… e la lista continua.

Mi sono offerto volontario per il peggior lavoro: essere il lettore di te stesso.

Pensi che voglio disturbarti, rovinare i tuoi piani di vita, farti del male, limitarti, ma non è così.

Io, il sintomo, non posso essere sottile e leggero quando ho bisogno di darti un messaggio.

Mi odi, ti lamenti, ma non ti dai un minuto per cercare di capire la ragione della mia presenza nel tuo corpo.

Cerchi di assopirmi con i farmaci, farmi stare zitto con i sedativi, farmi sparire con gli antinfiammatori.

La mia unica intenzione è quella di darti un messaggio, ma tu vuoi ignorarmi.

Spendo ore, settimane, mesi, cercando di salvarti la vita, e invece sostieni che non ti permetto di dormire.

Se non mi lasci “camminare in te”, non mi permetti di lavorare in te.

Io non sono la malattia, sono il sintomo.

Vai dal dottore e spendi soldi per comprare i farmaci, solo per farmi stare zitto.

Perché mi fai stare zitto, quando sono l’unico allarme che sta cercando di salvarti?

La malattia “sei tu”, “il tuo stile di vita”, “le tue emozioni contenute”.

L’unica cosa che fanno è attaccarmi, combattere il sintomo, farmi tacere, farmi sparire, rendermi invisibile.

La buona notizia è che sei Tu che devi analizzare ciò che sto cercando di dirti.

Quando io, il sintomo, appaio nella tua vita, è per dirti quale emozione contenuta nel tuo corpo deve essere esaminata e risolta per non ammalarti.

Dovresti chiederti: perché questo sintomo è apparso ora nella mia vita?

Cosa vuole avvisarmi?

Cosa dovrei cambiare in me?

Dovresti chiederlo al tuo Inconscio, al tuo Cuore, alle tue Emozioni.

Quando mi presento nel tuo corpo, prima di cercare un medico, pensa a quello che cerco di dirti.

Non ti sentirai più come una vittima, e prenderai il controllo della tua vita.

Sii Consapevole, rifletti e agisci, così mi allontanerò da te.

Con affetto, il tuo sintomo.

Una bellissima riflessione psicosomatica, la base della medicina tradizionale cinese e naturopatica e un ramo della psicologia clinica volta a ricercare la connessione tra un disturbo somatico e la sua origine di natura psicologica.

La maggior parte delle malattie psicosomatiche sono la conseguenza inevitabile di un sentimento represso che, una volta reso muto, diventa lacerante nel suo bisogno di farsi ascoltare.

Come dico sempre ai miei pazienti, il sintomo è sempre un amico e ci sta facendo un regalo, ci sta parlando e avvisando che qualcosa in noi non va!

Ovviamente bisogna sempre rivolgersi al medico ed è giusto anche prendere le medicine quando servono ma come supporto all’eventuale cura, non come tappo per i sintomi.

Dr.ssa Giada Aghi

Fonte: www.medicinadellapsiche.it

IL SINTOMO DI OGNI MALATTIA
IL SINTOMO DI OGNI MALATTIA

Cosa c’è davvero sotto l’Antartide? Ecco il continente senza ghiaccio

di Alessandro Beloli

Sotto la calotta dell’Antartide si estende un continente geologicamente complesso. Cosa troveremmo se il ghiaccio sparisse? E quest’ultimo sta aumentando o diminuendo?

Come apparirebbe l’Antartide senza ghiaccio? Quali tipologie di rocce lo compongono? Insomma, cosa si nasconde davvero sotto il quinto continente per estensione, sede attuale del polo sud geografico, nonché luogo più freddo della Terra, con temperature arrivate fino a circa -98 °C? Vi raccontiamo questi e altri aspetti poco conosciuti dell’Antartide all’interno del video presente in questa pagina!

Qui di seguito, ecco un breve estratto dei contenuti principali.

La storia geologica dell’Antartide

Dal punto di vista geologico sappiamo molto meno dell’Antartide rispetto agli altri continenti, dal momento che il 98% della sua superficie è ricoperto da una calotta di ghiaccio spessa tra 1 e 2 km. Come potete intuire, perciò, l’acquisizione di dati risulta leggermente complicata.

Nonostante questo, durante gli ultimi 70 anni, geologi e geofisici hanno fatto delle scoperte parecchio interessanti: anzitutto, in realtà, il continente antartico è composto da due “province geologiche” totalmente distinte in termini tettonici. Abbiamo, infatti, l’Antartide orientale e l’Antartide occidentale.

L’Antartide orientale è molto più grande ed è un’area di scudo continentale (o “cratone”) composta da antiche rocce ignee e metamorfiche, alcune di età superiore a 3 miliardi di anni. In vari punti, sopra l’antica roccia dello scudo continentale, si trovano rocce sedimentarie più giovani.

L’Antartide occidentale, compresa la Penisola Antartica, è strutturalmente e geolgicamente molto simile alla Cordigliera della Patagonia occidentale ed è infatti un’estensione meridionale della catena montuosa delle Ande. Rispetto all’Antartide orientale è molto più giovane di età.

L’evoluzione geologica dell’Antartide è incredibilmente complessa.
240 milioni di anni fa il continente era unito ad Africa, Sudamerica, Australia, Nuova Zelanda, India e Arabia e formava un unico mega continente, il Gondwana, (la parte meridionale della Pangea).
180 milioni di anni fa i vari territori cominciarono gradualmente a separarsi.
100 milioni di anni fa in Antartide erano cresciute splendide foreste.
70 milioni di anni fa si era sviluppato un clima subtropicale.
Intanto il continente viaggiava verso il polo sud geografico e si separava definitivamente da tutto il resto.

A partire da circa 30 milioni di anni fa si ricoprì di una calotta di ghiaccio e rimase così fino ad oggi.

Le variazioni dei ghiacci antartici

A proposito di calotta di ghiaccio: in giro se ne sentono di tutti i colori. La quantità di ghiaccio antartico sta crescendo o diminuendo? Una parte importante del video è tutta dedicata alla questione e alla comprensione di cosa accadrebbe se il ghiaccio dell’Antartide fondesse completamente. Peraltro, perché dovrebbe mai succedere qualcosa di simile? Qui sintetizziamo la tematica all’essenziale. Se parliamo di estensione del ghiaccio, quindi di superficie ghiacciata, il dato è cresciuto fino al 2014, si è stabilizzato nel 2015, e poi dal 2016 ha cominciato a diminuire. Il volume, invece, sta diminuendo in maniera costante almeno dal 2002, come certificato dai dati satellitari della NASA. Parliamo di una perdita media di 152 miliardi di tonnellate di ghiaccio all’anno.

Liberamente tratto da: Geopop.it in cui troverete il video connesso.

Cosa c’è davvero sotto l’Antartide? Ecco il continente senza ghiaccio
Cosa c’è davvero sotto l’Antartide? Ecco il continente senza ghiaccio

IL REICH SEGRETO

Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmesso in live streaming il giorno 18 aprile 2023.

Ahnenerbe, Antartide, UFO e tanto altro: ne parliamo con Marco Zagni, ricercatore, esploratore e autore di numerosi testi sul tema. Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul Nazismo Esoterico e non avete mai potuto chiedere.

IL REICH SEGRETO

Lo Sciismo a Roma, intervista a Shaykh Abbas

di Lorenzo Bruno

Primo italiano ad essersi specializzato nelle scienze tradizionali islamiche di orientamento sciita ed aver ottenuto il riconoscimento di Thiqatulislam e Hujjatulislam presso scuole teologiche di rilievo a Londra, Damasco e Qum, Shaykh Abbas Di Palma è presidente dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi” ed oggi avremo modo di intervistarlo. Dalle attività svolte dall’Associazione ai punti di incontro con la religione cristiana passando per i falsi miti sull’Islam cercheremo di fare luce attraverso una testimonianza diretta su uno dei temi più spinosi dell’odierna società.

Quali sono gli obiettivi dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi”?

A partire dal suo sodalizio iniziale l’Associazione Islamica “Imam Mahdi” è attiva nel nostro territorio da circa un ventennio. Tra i motivi principali della sua creazione vi fu il volere di colmare un vuoto per i musulmani sciiti italiani, o presenti nel Paese per motivi di studio o lavoro, che si trovavano a fronteggiare sfide quotidiane per poter vivere integralmente la propria fede; ciò in aggiunta al necessario sostegno morale e spirituale che fino ad allora mancava, o perlomeno non era sufficiente per il credente comune. Dopo aver fatto fronte all’esigenza di avere un luogo fisico nella capitale come punto di riferimento per la preghiera e atti devozionali comunitari, si sono poi avviati progetti culturali sia internamente alla comunità che per l’esterno. Gli scopi si muovono dunque su due fronti principali: quello spirituale, per migliorare sé stessi avvicinandoci a Dio attraverso l’esperienza della fede, e quello comunicativo onde eliminare chiarire dubbi e incomprensioni che un non-musulmano potrebbe coltivare in relazione alla religione dell’Islam.

Quale è stato l’impatto della struttura nel quartiere?

Le relazioni con la gente presso il nostro Centro Islamico sono buone, non abbiamo mai avuto problemi e viviamo tra la gente. Qualche mendicante della zona pensa sempre che sia un prete ortodosso e ciò, per quanto simpatico possa sembrare, è anche indice di una certa distanza tra la percezione di un certo strato sociale e la nostra realtà islamica che seppur ben radicata non è ancora stata fatta ben conoscere, o perlomeno non gli è stata data la possibilità di farlo. È pur vero che l’opinione pubblica oscilla in base a quanto riceve dai canali di informazione, che certamente non pende verso l’Islam o i musulmani, ma la testimonianza dei credenti nei vari strati della società e il loro contributo fungono provvidenzialmente da contrappeso contro quella macchina di propaganda, omertà e collusione con poteri forti con la quale ormai noi, da musulmani, siamo abituati a coesistere; e questo è avvenuto anche nel nostro quartiere tra la nostra gente.

Perché l’Islam fa paura ad una parte della società?

La gente ha paura di ciò che non conosce e la fobia nasce dall’ignoranza. In tutti questi decenni di massiccia presenza dei musulmani in Italia, l’Islam è stato ostruito e volutamente ne è stata impedita la conoscenza. Non si tratta di una lamentela ma di un dato di fatto, che i musulmani nel nostro Paese d’ogni scuola e provenienza ben sanno ed hanno vissuto in prima persona. Così dicendo non si vuole neanche puntare il dito contro chi in tutti questi anni non ha avuto i mezzi di farsi una cultura sufficiente in materia d’Islam e dunque propugna un’opinione distorta di esso senza malafede alcuna; questi infatti è semplicemente vittima dei mali della società nostrana e viene sbattuto a destra e manca tra le onde tempestose nell’oceano dei luoghi comuni. D’altra parte e non a caso l’Islam riconosce il conseguimento della conoscenza come un obiettivo primario, perché è proprio attraverso di essa che è possibile rendersi conto di quale sia effettivamente la situazione attuale e fattuale.

Quali sono i punti reali d’incontro tra Islam e Cristianesimo

Come è ben noto Islam e Cristianesimo hanno divergenze nette in materia di fede, in particolare le questioni inerenti alla trinità e all’incarnazione sono dottrinalmente inconciliabili. Nonostante ciò il Corano invita musulmani e cristiani a giungere ad una “parola comune” riconoscendo il Cristianesimo non solo a livello sociale e giuridico ma anche come religione de facto, e dunque attribuendogli un valore spirituale con ripercussioni a livello escatologico poiché in certi passi coranici si parla di possibilità di salvezza per i cristiani così come di tutti coloro che hanno ricevuto una Sacra Scrittura in termini più generali. Secondo una prospettiva islamica, questa “parola comune” è proprio quell’Islam che è stato ancora preservato nelle “religioni del Libro” come la gran parte degli aspetti morali ed etici, la necessità della preghiera e della comunione con Dio, e i principi cardine insiti nelle varie teologie come il monoteismo, l’ubbidienza a Dio, l’Avvenire e la vita eterna dopo la morte. La messa in pratica di tali principi invece varia non solo in base alla religione d’appartenenza ma a volte anche a quella di una data scuola all’interno di una religione. In termini generali quello che accumuna tutte le varie sfumature sono quei fondamenti dai quali il credente non può venir a meno come quelle citate.

Per studio ha viaggiato moltissimo, quale paese l’ha colpita di più e perché?

Nonostante abbia viaggiato in diversi paesi, quelli in cui ho soggiornato per motivi di studio sono stati tre: Inghilterra, Siria e Iran. Ognuno di questi, con le sue caratteristiche particolari, ha contribuito in vario modo al perseguimento degli studi. L’Inghilterra, Londra in particolare, è nel cuore dell’Occidente e dunque il confronto c’è stato con una diversità che molti considererebbero agli antipodi non solo sul piano sociale ma anche intellettuale ed epistemologico. È pur vero che l’Occidente moderno sta cercando in qualche modo di assimilare il distante mondo della spiritualità diluendolo in una bevanda che cerca di rendere meno amara possibile ma i presupposti teologici e giuridici rimangono pur sempre distanti anni luce da quel nuovo mondo che con la tradizione ha poco o niente a che fare. Dunque questo tipo di studio volente o nolente è sfociato in un dialogo a volte anche dai toni accesi ma pieno di spunti di riflessione e meditazione per un uomo di fede. In Siria invece è stato come far visita a un panteon di religioni dove la vita sociale si armonizza ai credi dei suoi abitanti di varie confessioni e denominazioni. Ivi la possibilità di poter vivere la propria religione mettendo Dio al centro della propria vita non è solo un’ipotesi o un’analisi mentale ma avviene veramente anche tra il volgo al punto di diventare una consuetudine giornaliera. Lo stesso vale per l’Iran, il quale però ha un’altra peculiarità ossia quella di essere un paese per la quasi totalità sciita, e dunque l’aria che si respira è quella non solo di una particolare religione ma di una particolare confessione intorno alla quale ruota da secoli la vita sociale e politica di chi vi abita. Certo, se dovessi dire quale sia stata l’esperienza più significativa, non potrei non citare il pellegrinaggio alla Mecca, centro della vita spirituale del musulmano, imparagonabile ai soggiorni di studio o ad altre esperienze come posson esser state l’Iraq o il Libano. Detto questo, ogni realtà a suo modo ha tanto da offrire a conferma del fatto che non v’è un confine che possa esser posto all’uomo il quale naturalmente manifesta le proprie esigenze spirituali in base al contesto in cui vive.

Spesso si confonde religione con terrorismo e politica, come si esce da questa metodica?

Quello che noi chiamiamo religione nel Corano si chiama “Din”. Il termine implica i concetti di remunerazione e retribuzione volendo dunque sottolineare il fatto che in natura ogni azione richiama una reazione o una conseguenza. Essendo il discorso religioso di tipo spirituale, diventa infine chiaro che ogni causa e effetto si estendano a ogni dimensione d’esistenza e dunque anche sul piano metafisico, non solo fisico e biologico. L’errore inverso che vien fatto soprattutto dalle nostre parti è quello di ritenere l’aspetto religioso di pertinenza esclusiva dell’Avvenire, abbandonando l’umanità a sé stessa, costringendo l’uomo a trovare soluzioni che lo portano poi a opprimere i suoi simili attraverso la politica in quanto incapace da solo di fornire una giusta direzione per far fronte alle esigenze di ognuno. La religione, così come la concepiamo, offre risposte e soluzioni anche per rimediare alle anomalie e squilibri della società nostrana attuale. Purtroppo l’uomo, all’infuori di coloro che credono e compiono il bene, è in perdita e coloro attaccati ormai da troppo tempo alle poltrone, non essendo in grado di fornire soluzioni tangibili hanno dovuto creare dei mostri, spesso derivati da astrazioni mentali sfociati poi nei vari Frankenstein dell’Occidente come quello del cosiddetto “terrorismo islamico” che preso in sé stesso è un ossimoro privo di significato ma che poi i media han potuto presentare nella modalità a loro più idonea. Si badi bene però che quello del terrorismo è solo uno dei tanti cavalli di Troia che vengono mostrati al pubblico poiché il pacchetto non finisce qui, oggi vengono utilizzati mezzi ancor più sottili come per esempio quello della “legalità”, ossia far pressione per passar leggi anti-islamiche che colpiscono i musulmani nelle loro vite, come è avvenuto in diversi paesi europei su questioni come la presunta laicità della scuola e del lavoro, oppure l’indottrinamento che avviene in molte scuole e università in cui ci si ostina a ignorare o “studiare attentamente” l’Islam da una prospettiva esclusivamente profana e desacralizzante. Per uscire da questa situazione si dovrebbero avviare programmi scientifici e culturali degni di questo nome e non solo di facciata, in aggiunta ad un utilizzo più onesto dei mass-media e delle agenzie di stampa, anche governative, che invece di censurare le informazioni provenienti dai luoghi sacri e dai centri di insegnamento tradizionale, dovrebbero piuttosto cercare di apprendere qualcosa di nuovo. Potrebbero sembrare forse parole un po’ dure queste, ma quello che abbiamo vissuto in tutti questi anni e portato sulle nostre spalle necessita di un cambiamento radicale che non può continuare con le accettazioni passive e rassegnazioni di quasi due miliardi di persone nel mondo.

Nonostante siano parole presenti su gran parte dei media si fa ancora confusione tra sciiti e sunniti, quali sono le principali differenze tra questi due rami?

Sunniti e sciiti rappresentano oggigiorno la quasi totalità della comunità islamica. Storicamente la componente sunnita si è sviluppata presso le corti dei vari sultanati e califfati mentre quella sciita ha rappresentato una voce alternativa a quella ufficiale prevalente. In alcune correnti sciite è chiaro il tentativo di fornire un’altra lettura a fonti islamiche già esistenti, ossia quelle sunnite, divergenti dalla narrativa ufficiale dei vari governi di turno; altri sciiti però sono stati in grado di staccarsi radicalmente dallo status quo e presentare fonti e metodologie totalmente indipendenti da quelle in uso presso chi deteneva il potere centrale. Formalmente ci vien detto che il problema principale sarebbe quello della successione al Profeta dell’Islam Muhammad: i sunniti ritengono che la successione sia passata ai “califfi ben guidati” mentre gli sciiti agli “imam della gente del Profeta”, nomi, personalità e relativi dettagli su di essi sono reperibili nei libri di storia e dottrina islamica. Rilegare il tutto a una rivendicazione di tipo regale è però una lettura sbagliata e superficiale degli eventi. La diatriba inerente alla successione è infatti strettamente correlata al ruolo stesso del successore e dunque all’applicazione della giustizia e all’arte di governare. Le figure di riferimento a tal riguardo variano in ordine di importanza in base alle due scuole, ma la cosa fondamentale a tal riguardo non è tanto la priorità di questa o quella figura quanto la necessità di applicare la giustizia. Se la visione sunnita prevalente nei primi tempi dell’Islam riteneva che il Califfo avrebbe dovuto salvaguardare l’ortodossia e l’ortoprassi islamica, promuovendo l’Islam e la possibilità di praticare la religione su larga scala, gli sciiti aggiunsero a ciò il dovere di stabilire e mantenere giustizia e quindi un governo tiranno, foss’anche promotore nominale dell’Islam e dei luoghi di culto, e sostenuto da un apparato di studiosi musulmani, non avrebbe avuto alcuna legittimità e andava sostituito anche attraverso una rivolta popolare se possibile. La dinamicità della storia ha poi fatto sì che le due scuole prendessero pieghe diverse, o addirittura si prestassero vicendevolmente alcune nozioni dottrinali, quel che notiamo però in origine è questo particolare approccio inerente alla questione della giustizia.

Dal cattolicesimo all’Islam: com’è avvenuto questo passaggio della sua vita?

Oggi sicuramente molto meno, ma ai miei tempi la stragrande maggioranza della popolazione in Italia veniva educata al cattolicesimo. Quando poi si giunge all’età della maturità è naturale porsi domande, si vuole conoscere attraverso l’esperienza e dunque a volte si ricerca anche fuori dal proprio bagaglio culturale. È quanto mi è successo fino a che mi sono imbattuto nell’Islam che saggiamente ha sistematizzato e completato i miei traguardi trascorsi che avevo fino allora ammassato alla rinfusa. Decisamente non si è trattato di abbracciare una nuova cultura, anche perché ne sarei sempre stato estraneo, ma di esser giunto a una visione realistica delle cose e quindi universale, “cattolica” appunto.

Liberamente tratto da 2duerighe.com

Lo Sciismo a Roma, intervista a Shaykh Abbas
Lo Sciismo a Roma, intervista a Shaykh Abbas

Dio ideale e terra: il Comandante Ombra

a cura della redazione

Scrivere un articolo su Qasem Soleimani è praticamente un suicidio giornalistico, è mettere alla luce un contenuto che subirà critiche nel migliore dei casi e censura (almeno sui social) obbligatoria.

Terrorista per Trump, Shahīd per l’ayatollah Ali Khamenei; temuto da una parte dell’Occidente e dall’ISIS ma allo stesso tempo eroe in buona parte del Medio Oriente ed i funerali con milioni di persone in piazza ne sono la prova tangibile che i poteri forti, nonostante lo strapotere mediatico sui social, non potranno mai cancellare.

Il basso profilo tenuto da Soleimani, la sua totale devozione al suo ruolo per la causa (nel 2021, dati alla mano avrebbe potuto tranquillamente candidarsi alle presidenziali e vincerle ma non lo fece), la sua immensa fede nella religione musulmana lo hanno reso una vera e propria icona, scomoda per alcuni ma pur sempre simbolo di una lotta fatta di martirii, di notti in bianco, di sacrifici, di kilometri infiniti e d’amore per la causa.

Difensore degli oppressi, come si evince dalle parole di Siamak Marreh Sedq (rappresentante della comunità ebraica nel Parlamento iraniano)

“Il Generale Soleimani, quando il Cristianesimo orientale era in pericolo e gli Yazidi venivano attaccati, è stata l’unica persona al mondo a combattere contro l’Isis in modo sistematico e organizzato.”

Attraverso il libro Qasem Soleimani. Un combattente di Dio, oltre alle molteplici testimonianze ed estratti dai discorsi di Seyyed Nasrallah, l’Imam Khamenei, Abdul Malik Badruddin al-Houthi (capo del movimento di Resistenza islamica yemenita Ansarullah)…a dimostrazione che la guerra del Comandante Ombra non conosceva confini geografici ma una pura incarnazione di libertà troviamo passaggi fondamentali per capire la personalità di Soleimani.

Dalla preghiera nel bel mezzo del salone del palazzo presidenziale del Cremlino al rifiuto di attaccare le forze dell’Isis a sud di Aleppo durante la preghiera giustificando così il gesto:

“Adesso è il momento della preghiera rituale. Siamo qui per combattere per la preghiera: se attaccassimo i nostri nemici mentre stanno pregando, non faremmo altro che tradire la nostra causa.”

Il suo essere unico come combattente, guida dentro e fuori la battaglia lo portò a guadagnarsi la lealtà anche dei nemici come racconta, sempre nel libro redatto dall’Associazione Islamica Imam Mahdi, il Generale Haj Bahram Darikvand.

I miliziani dell’Isis erano rimasti bloccati, tra Siria e Iraq per un mese intero, accerchiati dalle forze della Resistenza e l’esercito americano, con loro avevano bambini, anziani e giovani; per evacuare la zona, non fidandosi né di Russia, né di Stati Uniti né della Turchia optarono per la Grecia ma ad una sola condizione…che il tutto avvenisse sotto la protezione di Haj Qasem.

Capace di rompere il cerchio degli avvoltoi d’Occidente il Generale Soleimani, terrorista per gli americani, martire ed eroe in Medio Oriente è una pagina di storia che merita comunque di essere raccontata e non censurata.  

“Per chi perde l’aurora del martirio v’è il triste tramonto della morte, poiché…senza martirio, tra perdere o morire, che differenza fa?”

Liberamente tratto da: 2duerighe.com

Dio ideale e terra: il Comandante Ombra
Dio ideale e terra: il Comandante Ombra

PARLARE DEI PROBLEMI

di Giada Aghi

Quanto è bello avere una qualsiasi relazione sociale in cui si ha la capacità di parlare dei problemi, come per esempio le relazioni d’amore: “amore, mi sono un po’ arrabbiato, scusa, ma non mi è piaciuto il tuo atteggiamento. Mi dà fastidio questa cosa… ”

Non è tossico dire al proprio partner ciò che ti dà fastidio, non è tossico raccontare i tuoi problemi e cercare aiuto nel partner, non è tossico chiedere qualcosa che ti dà sicurezza.

Tossico è conservare i tuoi dubbi e le tue insicurezze e non dire quello che pensi o provi per paura di rovinare la relazione.

Comprensione, comunicazione, onestà, lealtà e accettazione degli errori sono le basi fondamentali per il successo di una relazione.

Dei problemi se ne parla, sempre.

Amore ❤️

Dr.ssa Giada Aghi

Fonte: www.medicinadellapsiche.it

PARLARE DEI PROBLEMI
PARLARE DEI PROBLEMI

PSICOLOGIA DELLE FOLLE

a cura di Valentina De Cicco

“Le folle non hanno mai avuto sete di verità. Dinanzi alle evidenze che a loro dispiacciono, si voltano da un’altra parte, preferendo deificare l’errore, se questo le seduce.
Chi sa illuderle, può facilmente diventare loro padrone, chi tenta di disilluderle
è sempre loro vittima.”
“Per il solo fatto di far parte di una folla, l’uomo discende di parecchi gradi la scala della civiltà.
Isolato, sarebbe forse un individuo colto, nella folla è un istintivo, per conseguenza un barbaro.”
“Annullamento della personalità cosciente, predominio della personalità inconscia, orientamento, determinato dalla suggestione e dal contagio, dei sentimenti e delle idee in un unico senso, tendenza a trasformare immediatamente in atti le idee suggerite, tali sono i principali caratteri dell’individuo in una folla.
Egli non è più sé stesso, ma un automa diventato impotente a guidare la propria volontà.”
” La folla, non avendo nessun dubbio su ciò che per lei è verità o errore, e avendo d’altra parte la nozione chiara della propria forza, è autoritaria quanto intollerante.
L’individuo può accettare la contraddizione e la discussione, ma la folla non le ammette mai.”
” Le folle non sono influenzabili coi ragionamenti, e non comprendono che grossolane associazioni di idee. Gli oratori che sanno impressionarle, non fanno mai appello alla loro ragione, ma ai loro sentimenti.”
” Quante sono le credenze nate dalla suggestione, invece d’essere state generate dal ragionamento!”

Tratto da GUSTAVE LE BON, Psicologia della folle.

PSICOLOGIA DELLE FOLLE
PSICOLOGIA DELLE FOLLE