di Bhagavān Śrī Ramaṇa Mahārṣi
“La più grande forma di ego per un individuo è presentarsi come insegnante e diventare un guru”.

di Bhagavān Śrī Ramaṇa Mahārṣi
“La più grande forma di ego per un individuo è presentarsi come insegnante e diventare un guru”.

Videoconferenza del canale YouTube RADIUS 23 trasmesso in live streaming il giorno 13 aprile 2023.
Se la nostra evoluzione fosse da sempre stata guidata e non libera di fiorire in ogni suo aspetto? Siamo davvero all’apice della nostra evoluzione o stiamo sprofondando nella sua estremità più buia? Quando, storicamente ci sarebbe stato un’intervento che avrebbe guidato la nostra pseudo-evoluzione fino ai giorni nostri? L’evoluzione sociale, le religioni, la medicina, la scienza, quanto hanno inciso nel nostro cammino evolutivo? Di questo molto altro parleremo con la scrittrice, articolista e antropologa Valentina Ferranti.
di Henri Corbin
Al di là comincia una regione
che congloba molte altre città
(un paese bianco come l’argento,
della lunghezza di quaranta giorni di viaggio, abitato da Angeli;
un altro paese d’oro, settanta paesi d’argento, sette paesi di muschio,
ciascuno di una lunghezza e larghezza
di diecimila giornate di viaggio, ecc.).
Insomma, penetrare in quelle Terre
è accedere al clima intermedio
delle «Anime celesti»
che muovono le Sfere,
e che sono dotate per eccellenza dell’Immaginazione pura,
indipendente dai sensi.
È l’«ottavo clima» in cui, come in Erân-Vêj, non si penetra con gli organi
della percezione sensibile,
ma passando per la «Fonte della Vita»,
nel centro psico-cosmico. […]
È questo Mondo di Mezzo,
mundus imaginalis,
mondo della Imaginatio vera,
che non bisogna assolutamente confondere con ciò che in Occidente
si chiama correntemente l’immaginario,
la fantasia, l’irreale, «fantasia»
di cui già Paracelso diceva giustamente
che è un gioco del pensiero,
senza fondamento nella natura,
insomma «la pietra angolare dei folli».
Questo mondo immaginale non ha dunque niente di irreale, di «fantomatico».
Ha però una realtà sui generis di pieno diritto, ed è senza dubbio ciò che noi
abbiamo completamente dimenticato
in Occidente, da quando fu perduto
il «combattimento per
l’Anima del mondo».
Perduta tale battaglia,
l’Immagine è abbandonata
a tutte le degradazioni,
a tutte le licenze di una Immaginazione
che ha perduto il suo asse d’orientamento,
e con questo la sua funzione cognitiva.
Non si conoscono più che le Immagini derivate dal sensibile o percepibili
attraverso i sensi
(la civiltà cosiddetta dell’immagine,
lo schermo del cinema).
Quindi non più Immagini metafisiche,
né metafisica dell’Immagine
e dell’Immaginazione,
poiché il principio di questa
è che attraverso l’organo dell’ANIMA , attraverso la sua funzione immaginante,
è l’universo stesso dell’Essere
che si rivela nelle Forme immaginali
del mundus imaginalis,
che rivelano eo ipso all’anima
la sua propria Immagine,
il suo Alter Ego nel mondo del Malakût.

di Giuseppe Masala
12 Aprile 2023
La fine del ventesimo secolo ha visto scomparire il colonialismo, mentre si
ricomponeva un nuovo impero coloniale. Nel territorio degli Stati Uniti non c’è nessuna base militare straniera, mentre ci sono basi militari statunitensi in tutto il mondo.
José Saramago
Neanche nelle fasi più concitate della guerra fredda che vide contrapporsi l’URSS agli USA l’Europa occidentale – formalmente alleata con pari dignità degli Stati Uniti – è stata messa in un tale stato di soggezione tale che tutti i leader europei calpestano gli interessi dei popoli amministrati.
Non c’è in questa fase storica, alcun legittimo interesse o diritto sovrano dei popoli europei che non possa – e non debba – essere sacrificato di fronte alla volontà e all’interesse americano. Una situazione inedita per l’Europa sia intesa come stati nazionali che come entità semi-statuale denominata Unione Europea. Per trovare qualcosa di simile bisogna andare in dietro nel tempo fino ai governi fantoccio dei territori occupati dai nazisti. Ecco, siamo governati da degli epigoni di quel Vidkun Quisling fondatore del partito fascista norvegese e posto a capo di un governo fantoccio una volta che la Norvegia fu occupata dalla Germania nazista.
Innumerevoli sono le dichiarazioni di intenti e i provvedimenti dei governanti europei totalmente allineati sugli interessi americani e contrari agli interessi dei popoli del vecchio continente. Pensiamo per esempio al continuo flusso di armi dagli stock presenti negli arsenali europei e diretti verso l’esercito ucraino. Al di là del valore delle armi (che comunque i paesi europei dovranno rimpiazzare, aumentando gli stanziamenti per la difesa) ciò che è maggiormente contrario ai propri interessi è che così si rinfocola un grave conflitto alle porte di casa causando instabilità e insicurezza.
Non parliamo poi delle folli sanzioni imposte dagli USA contro la Russia che hanno di fatto quadruplicato il costo della nostra energia e reso praticamente impossibile lo sviluppo futuro della nostra economia visto che il nostro fornitore più importante è stato estromesso dal mercato europeo su diktat americano. Se qualcuno pensa che riusciremo a mandare avanti le nostre acciaierie, cantieri navali e industrie chimiche con le pale eoliche e con il rivolo di gas algerino credo dovrà fare di nuovo i propri conti.
Pensavamo che questa mossa suicida dell’Europa in materia di politiche energetiche avesse rappresentato l’acme dell’autolesionismo europeo per compiacere i Master di Washington armati di frusta e invece ci siamo sbagliati, il peggio doveva ancora venire. Mi riferisco ovviamente al sabotaggio dei gasdotti NorthStream che dalla Russia facevano affluire il gas alla Germania passando sui fondali del mar Baltico.
E’ stupefacente vedere i leader europei che fanno finta di non capire che a ordinare e programmare il sabotaggio non può che essere stato chi ne trae il maggior profitto magari con l’aiuto di qualche servo zelante. Mi riferisco naturalmente agli USA e alla assai probabile manovalanza norvegese e polacca come autori materiali. E per fortuna che gli stessi dirigenti di Washington (per esempio la Nuland e anche Biden) hanno dichiarato pubblicamente con tanto di registrazione audiovisiva che “il NorthStream 2 in un modo o in un altro sarà stato bloccato”.
Tutti hanno capito – compreso il giornalista americano Premio Pulitzer Seymour Hersh che in una inchiesta ha accusato apertamente il governo del suo paese di essere stato autore e mandante del sabotaggio (1) – tranne i Quisling che governano l’Europa, ormai completamente “azzerbinati” sulle posizioni di Sleepy Joe Biden manco fossimo una colonia africana del 1800.
Da notare poi che sulla politica energetica non è finita qui: la Task Force paritetica USA-UE sulla Sicurezza Energetica si è riunita a Washington il 3 di Aprile stabilendo (sono gli americani per la verità a stabilire, gli europei eseguono da buoni camerieri) che i paesi europei dovranno acquistare nel 2023 a “consegna garantita” altri 50 miliardi di metri cubi di gas GNL dagli USA al prezzo degli acquisti del 2022 (2).
Che sono, inutile ricordarlo, quattro o cinque volte più alti di quelli praticati dai russi.
In buona sostanza gli USA ci stanno trattando come una colonia da depredare ma in prospettiva stanno anche minando la competitività europea: quale area economica può reggere un costo dell’energia quattro o cinque volte superiore rispetto a quelli sostenuti dai propri concorrenti?
In questo panorama francamente desolante l’unica luce di speranza arriva da Emmanuel Macron il presidente francese che al rientro dal suo viaggio diplomatico a Pechino ha dichiarato che “Il grande rischio che corre l’Europa è di essere travolta da crisi che non sono le nostre” sottintendendo chiaramente che ormai l’Europa sta agendo da “truppa cammellata” dei padroni d’oltreatlantico (3).
Parole queste che peraltro vanno appaiate con un’altra dichiarazione di Macron a Pechino sulla necessità che nessun paese tenga armi nucleari fuori dai propri confini. In apparenza – certo – si tratta di una frase che in prima battuta è una critica alla Russia di Putin che sta dislocando armi nucleari tattiche in Bielorussia, ma che in controluce è anche una severa critica agli USA che tengono in Europa centinaia di ordigni nucleari (specificamente in Turchia, Italia, Belgio, Olanda e Germania).
Un’ultima nota di colore ma anche dall’enorme portata simbolica se fosse confermata. Il Berliner Zeitung ha pubblicato la notizia che Xi Jinping avrebbe imposto a Ursula von der Leyen di lasciare la Cina attraverso il normale transito aeroportuale dei passeggeri (4). Una umiliazione che attesterebbe la totale ininfluenza della UE ormai ridotta a semplice dipartimento affari economici della Nato.
NOTE
(1) Seymour Hersh, How America Took Out The Nord Stream Pipeline, 8 Febbraio 2023 https://seymourhersh.substack.com/p/how-america-took-out-the-nord-stream
(2) The White House, Joint Statement on U.S.-EU Task Force on Energy Security, 3 Aprile 2023. https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2023/04/03/joint-statement-on-u-s-eu-task-force-on-energy-security/
(3) Politico, Europe must resist pressure to become ‘America’s followers,’ says Macron, 9 Aprile 2023 https://www.politico.eu/article/emmanuel-macron-china-america-pressure-interview/
(4) Berliner Zeitung, Ursula von der Leyen muss in China durch Ausgang für normale Passagiere, 7 Aprile 2023 https://www.berliner-zeitung.de/wirtschaft-verantwortung/ursula-von-der-leyen-muss-in-china-durch-ausgang-fuer-normale-passagiere-li.336085

di Matteo Martini
Protettore della Madyamika e dell’insegnamento di Lama Tzong Khapa, e del Vinaya, ossia i precetti monastici.
La sua pratica fu proibita diversi anni or sono dall’attuale Dalai Lama (che alcuni ritengono, forse non a torto, un falso tulku), creando quasi una guerra di religione, e persecuzioni contro monaci e praticanti che non si sono piegati agli editti del Dalai Lama.
Dorje Shugden, oltre che della moralità monastica, è anche protettore del Mandala della Pace nel mondo, e di coloro che sono perseguitati ingiustamente (per cui la sua azione trae forza dagli attacchi che riceve). Pace e moralità, soprattutto, che potremmo dire stanno riemergendo prepotentemente oggi: la prima in relazione alla situazione mondiale, la seconda nella recente scena in cui il Dalai Lama ha palesemente rotto i voti, e in diversi altri “endorsement” al corrotto potere occidentale…
Ho sempre conosciuto le cause politiche della proscrizione della pratica del Protettore voluta dall’attuale Dalai Lama, ma ecco che l’interdipendenza (tendrel) porta il karma a compimento. E per fortuna c’è il karma, a far capire chi aveva ragione.
Non mi sento di aggiungere altro, vi chiedo però di non stabilire la falsa equazione Dalai Lama : Buddhismo.
Il Dalai Lama, tradizionalmente, era ed è solo il detentore del potere temporale, reggente in nome del Khan (perché il Tibet era vassallo dell’Impero cinese). Il Dalai Lama era il capo politico del Tibet, non del Buddhismo, né del Buddhismo Vajrayana, che ha diversi lingaggi. Non è nemmeno a capo del lignaggio Gelupa (la cui guida è l’abate di Gaden).
Tenzin Gyatso è solo il capo di un governo in esilio. Con questo spero di chiudere ogni polemica che non deve toccare il Buddhadharma.

di Morihei Ueshiba
“L’arte della Pace è imbattibile, perché non si lotta contro qualcuno, ma soltanto contro se stessi. Vinci te stesso e trionferai sul mondo”.

a cura di Giada Aghi
Oggi voglio mettervi in guardia da alcune persone (per fortuna non sono tutte così) che si presentano come spirituali ma in realtà cercano di essere abili manipolatori.
Potrebbero fare del male a tutte le persone deboli e fragili mentalmente, soprattutto le Donne.
E parlando anche con i miei colleghi, non sono così rare queste situazioni purtroppo.
La maggior parte delle volte sono persone adulte, che prima ci provano o cercano di portarvi nella loro ragnatela e poi se vengono rifiutate o avete dei dubbi, iniziano a manipolarvi, minacciarvi e stolkerarvi di continuo.
Usano la manipolazione travestita da spiritualità: cercano di leggervi dentro, vogliono convincervi di essere infelici nelle vostre vite ed etichettano come oscura la vostra famiglia/partner e lavoro.
Probabilmente il loro obiettivo è quello di allontanarvi da tutti…così hanno più potere su di voi.
Ma a loro dire, sono i liberatori dell’anima.
Arrivano casualmente nella vostra vita per liberarvi dal male, anche se in realtà è la loro vita che va a rotoli. Loro sono soli e ne soffrono.
Purtroppo non possiamo mettere in guardia tutto il mondo, ma avendo riscontrato questi episodi più volte con altre persone e la cosa buffa, hanno tentato recentemente di farlo anche con me, posso solo nel mio piccolo comunicarlo nella mia pagina.
Mi preme dire che mi vergogno per loro. Non è possibile trovare uomini dell’età dei miei genitori che fanno questo. Tra l’altro con una ragazza giovane e sposata. Che schifo.
Quando l’ho raccontato in famiglia e ho fatto leggere tutti i messaggi, sono rimasti sconvolti e giustamente si sono molto arrabbiati.
Ragazzi, La spiritualità è un’altra cosa! E parlatene di questo, non tenetevi tutto dentro.
State attenti a chi ha la presunzione di sapere cosa è giusto o sbagliato per voi, soprattutto se non vi conosce minimamente.
State attenti a tutti gli illuminati che arrivano “casualmente” nel vostro cammino (magari vi stavano stolkerando i profili social da tempo) dicendo di aiutarvi e di proteggervi per liberarvi dall’oscurità intorno a voi…
L’unico modo per proteggersi in questi casi è quello del vaff…! E denunciate subito se continuano!
Occhi aperti!
Solo voi potete sapere chi siete realmente e cosa sia giusto o sbagliato nella vostra vita.
Non lasciatevi ingannare e non temete nulla.
Purtroppo di persone con cattive intenzioni ne è pieno il mondo, ma non importa, non ci dobbiamo focalizzare su questo perché esistono altrettante persone meravigliose piene di gioia e amore.
L’importante è saperle riconoscere subito e allontanarsi, altrimenti diventano peggio delle zecche… E lo sapete che le zecche vi succhiano il sangue e portano infezioni.
Possiamo paragonarli ai vampiri psichici ma se siamo forti mentalmente e soprattutto se siamo in contatto con il nostro essere, sappiamo chi siamo e cosa fa bene per noi, non troveranno nessun appiglio né sul piano materiale, né tanto meno sul piano energetico.
Alzate le vostre vibrazioni con l’amore per voi stessi e dubitate sempre di chi pretende di aiutarvi, non ascolta e non aiuta prima se stesso. ![]()
Con amore sempre, in primis per noi stessi
11.05.2023

di Valentina Ferranti
In questo tempo secolarizzato la riflessione costante nonché l’osservazione continua di ciò che accade intorno a noi, diviene uno strumento di difesa affilato come lama di spada. Non è concessa nessuna distrazione. A ben vedere, l’origine etimologica del termine lo spiega: dal Lat. Distrahere (trahere), ovvero separare, disgiungere, lacerare per scomporre. L’essere integri impone lavorio continuo. E proprio nell’istante in cui tutt’attorno si sgretola ed il perfetto cerchio dell’esistenza – così come il piano divino l’ha stabilita – viene letteralmente spezzata da forze terrene ed incorporee dedite al disgregamento, l’attenzione deve sempre rinnovarsi.
Nessun momento storico ha richiesto, a tutti gli uomini di buona volontà, maggior attenzione. Si cammina sui pezzi di vetro avvelenati. Non un passo falso, nessuna suggestione riguardo al mondo mondano. Tale distrazione comporterebbe seppur minima e rettificata subito dopo, la caduta in un vortice inebriante che trae in basso, allontanandoci dalla giusta azione e dal giusto pensiero. Essere roccia in un mondo di vantaggio morbido in cui la mollezza del vivere senza scopo e allietati dalla pillola della soddisfazione immediata ed effimera, è quantomai un compito arduo ma essenziale. Prendere posizione quindi spesse volte rifiutando il dialogo con chi, stordito dai tranelli, rende quel dialogo trappola. Sperimentiamo questa situazione ogni giorno. È in atto l’inversione del bene. L’accondiscendenza di fronte al male, che assume le sembianze del possibilismo buonista, è la distrazione in cui l’umanità è caduta. Tutto può quindi essere giustificato. Tutto deve essere inclusivo e accettabile. Non cedere di un passo, non assecondare, non respirare la stessa aria di chi, ormai perso, insinua che la libertà sia relativismo. Vi è invece una morale universale che al di là delle norme religiose e/o d’appartenenza culturale, non è sindacabile poiché incisa nel mondo creato e nelle creature tutte. Per questo il dialogo con chi si dice orientato dalla ricerca scientifica che tende a modificare il corso naturale della vita, è un invito che dovremmo declinare. La trappola di cui prima scrivevo è questa. Nella sacralità del parto si è incistato il male. Non ora. È stato un lento rigonfiamento che vide, in seno all’illuminismo, l’inizio di una corsa inarrestabile giunta oggi ad epiloghi senza fine. Una linea retta che i molti chiamano evoluzione, progresso. Fu un italiano a dare avvio alla corsa: il gesuita Lazzaro Spallanzani, biologo specializzato in zoologia e botanica. Padre della fecondazione artificiale testata dapprima su una rana e poi su una cagnetta. Da quei primi esperimenti riusciti (non conosciamo quelli falliti a danno di altre creature animali), la corsa al ‘gioco della vita’ non si è più arrestata. Sappiamo per certo che a fine ‘800, a causa degli studi e delle sperimentazioni di Louis Girault, James Marion Sims, Joseph Gerard ed altri meno noti, giungiamo ad un altro italiano: Paolo Mantegazza – uno dei principali divulgatori delle teorie di Charles Darwin – progressista dalle molteplici specializzazioni che per primo nel 1886 parlò del congelamento del seme maschile relativo alla fecondazione post mortem. Da quel giorno giungiamo velocemente al secolo scorso quando, il 25 luglio 1978 al Royal Oldham di Manchester, venne alla luce Luise Brown, la ‘prima nata’ in provetta grazie al futuro premio Nobel Robert Edwards ed al collega Patrick C. Steptoe, ginecologo pioniere della laparoscopia. Dal quel momento, nonostante non possiamo conoscere la storia non-gloriosa della procreazione assistita e dei giochi alla Frankenstein a danno di indifese creature, veniamo catapultati nel nostro presente. Distrazione dopo distrazione ci ritroviamo ad osservare come fossero ormai normali, problemi di infertilità di coppia e medicalizzazione coatta del concepimento. Difficoltà dovute a stili di vita forsennati; a problemi economici che impongono un’età sempre più avanzata per divenire padri e madri, e molte altre questioni che ci pongono dinnanzi ad un mutamento antropologico epocale per cui la maternità naturale appare come una sfida rivoluzionaria rispetto ai paradigmi egoistici e consumistici, imposti dai modelli economici e culturali dominanti.
Questa è solo una osservazione veloce e poco articolata, una traccia, poiché il discorso che qui si dipana riguarda ‘il limite’. Se come società umana abbiamo accettato che il desiderio di avere un figlio possa trovare soluzione tramite forme di fecondazione assistita, senza chiederci o trovare i motivi socio-economici al problema, nonché riflettere sui significati profondi di tale tematica, (la separazione della maternità dal corpo), siamo andati oltre ed abbiamo normalizzato una anomalia che si sviluppa in molteplici sfaccettature. Mi riferisco alla pratica della maternità surrogata, già sistematizzata da anni. La legislazione in merito cambia da paese a paese ed in Italia è vietata (Legge 40 del 2004). La pratica si può presentare come ‘altruistica’ ovvero senza passaggio di denaro come ad esempio nel Regno Unito, o come maternità surrogata commerciale legalmente praticata in paesi come l’Ucraina, la Russia, l’India ed ovviamente alcuni stati americani, solo per citarne alcuni e senza sottolineare le differenze giuridiche. I fautori del relativismo-possibilista-arcobaleno inneggiano alla ritrovata gioia per quelle coppie etero, omosessuali o altro, che non avrebbero potuto gioire della maternità/paternità. Tale pratica viene anche richiesta da donne che per carriera o pigrizia non possono permettersi la gestazione ma desiderano un figlio… Molti altri esempi si potrebbero fare ma il cuore del discorso resta ‘il limite’. Un confine che riguarda una invalicabile linea, quella della sacralità della maternità e dell’amore per il nascituro, nonché la consapevolezza che molte madri surrogate accettano l’abominio per poter mantenere altri figli… In questo quadro patologicamente disfunzionale, la donna (la surrogata) si impegna per denaro a portare a termine una gravidanza. Una vera e propria commissione, in cui la madre diviene un mero contenitore ed il bambino l’oggetto desiderato. Lo strappo che si verificherà tra madre gestante e neonato sarà insanabile per l’una e per l’altro. L’indifeso, il cucciolo che andrebbe protetto e salvaguardato diventa così carne in transizione e l’utero che lo ha alimentato diviene luogo di transito e non d’amore. La donna partoriente è ridotta a fucina…
Ma questo è solo all’inizio. Sbocciano come fiori mortiferi, cliniche private in cui, individui abbienti affetti da infantilismo-egoistico-narcisista, possono decidere, se ‘difettoso’, di restituire il bambino imperfetto e cambiarlo con un altro più adatto al modello desiderato. Adulti che giocano a cullare quello che loro pensano essere un Cicciobello e che in realtà è un bambino cui tutti, se complici, neghiamo il diritto d’amore.
È in seno a questo abominio che non possiamo distrarci. Non dovremmo assecondare nessun ‘possibilismo’. Stiamo assistendo alla manipolazione della nascita, alla desacralizzazione della vita. Cosa diremmo a quei figli concepiti come prodotto quando chiederanno il motivo per cui sono nati, o come sono stati concepiti?
Il desiderio, a tutti i costi, d’esser madre o padre è ormai insindacabile. Il diritto del nascituro pare non esserlo. Eppure l’amore si regola su leggi differenti e divine.
Fonte: Idee&Azione
11 aprile 2023

di Salvatore Di Maggio
La bolla immobiliare inizia la sua fase di scoppio e la nuova direttiva europea può aggiungere ulteriori problemi.
I prezzi delle abitazioni in Svezia stanno continuando a scendere. E’ il nono mese consecutivo di flessione perché l’inflazione è elevata e i mutui sono sempre più cari. Potrebbe apparire che i problemi del mercato immobiliare svedese non ci riguardino ma non è così. Sul mondo immobiliare pesa una grossa bolla che secondo gli esperti potrebbe già aver iniziato la sua fase di scoppio.
Una bolla non è altro che il gonfiarsi di valori in maniera irrazionale. Questi valori salgono in modo regolare e poi crollano di colpo. La fase del crollo è denominata “scoppio”. Gli esperti del mercato immobiliare globale sanno da tempo che la bolla ad un certo punto scoppierà. I problemi del mercato immobiliare svedese e di quello degli Stati Uniti segnalano che l’inizio dello scoppio della bolla può essere già partito.
I mutui sono sempre più costosi da chiedere a causa dell’aumento dei tassi delle banche centrali. Il mondo dei mutui connette tra loro l’immobiliare e le banche. Lo scoppio della bolla immobiliare travolge il valore degli immobili e gli asset bancari. Si ricorderà che la grande crisi economica del 2008 è nata dallo scoppio della bolla sui mutui. Oggi a pesare sui mutui non è soltanto l’aumento dei tassi ma anche la Direttiva Case Green.
Questa direttiva impone costosi lavori di efficientamento energetico che molte famiglie non possono permettersi. Tali opere così costose possono bloccare l’erogazione dei mutui e congestionare il mercato immobiliare.
Tanti proprietari di immobili hanno già affermato che se questa norma dovesse passare si affretterebbero a vendere la propria casa pur di non effettuare questi costosi lavori.
La flessione del mercato immobiliare e di quello dei mutui registrati in Svezia e negli Stati Uniti non c’entra niente con la Direttiva Case Green e l’arrivo di questa normativa potrebbe far precipitare una situazione già fragilissima. Attualmente il mercato immobiliare e quello dei mutui in Italia appaiono relativamente solidi. Tuttavia lo scoppio della bolla globale sul mondo dell’immobiliare su quello dei mutui può arrivare a contagiare anche il nostro paese.
Gli effetti possono essere sistemici e coinvolgere anche le borse. La crisi bancaria internazionale ha indebolito il sistema bancario e se gli asset immobiliari delle banche dovessero deprezzarsi di colpo a causa dello scoppio della bolla o della direttiva sull’efficientamento energetico si profilerebbe una crisi economica globale dalle proporzioni preoccupanti. La Direttiva Case Green secondo esponenti del settore immobiliare va bloccata poiché l’impatto sul delicato comparto può essere ingestibile.
Fonte: ilovetrading.it

di Jonathan Culbreath
La sua filosofia della storia era senza dubbio rivoluzionaria, ma Kojève era un conservatore. L’essenza della sua ricetta per l’Europa rimane rilevante per le odierne lotte geopolitiche, economiche e culturali.
Forse il più famoso espositore e divulgatore della filosofia hegeliana nel XX secolo è stato il filosofo francese nato in Russia, Alexandre Kojève. La sua reputazione di interprete di Hegel fu rafforzata da una serie di conferenze che tenne a Parigi dal 1933 al 1939 – pubblicate in inglese nel 1947 come Introduzione alla lettura di Hegel – a cui parteciparono personaggi influenti come Jean Paul Sartre, Jacques Lacan , Maurice Merleau-Ponty, Georges Bataille, Louis Althusser e altri della “sinistra”. Eppure la sua influenza si estese anche a figure importanti della “destra”, come il suo amico Leo Strauss e uno dei più noti studenti di Strauss, il filosofo conservatore americano Allan Bloom. Attraverso questo strano miscuglio di famosi discepoli, l’interpretazione di Kojève della Fenomenologia dello spirito di Hegelsarebbe diventato centrale per la storia e lo sviluppo della filosofia nel XX secolo.
Eppure Kojève non era solo un filosofo, ma un politico attivo. In effetti, ha trascorso un totale di sei anni come accademico, e da allora in poi ha dedicato il resto della sua carriera al servizio civile. Come burocrate del governo francese, fu profondamente coinvolto nella ricostruzione dell’Europa dopo la seconda guerra mondiale e capì di portare avanti la filosofia di Hegel nell’azione politica. Sebbene Kojève sia spesso liquidato dai conservatori come un altro marxista, la sua peculiare comprensione della storia e il suo ruolo nella ricostruzione dell’Europa sono contrassegnati da un istinto sorprendentemente conservatore, anche se è anche innegabilmente rivoluzionario.
Questo istinto conservatore trova riscontro concreto nella sua famosa ricetta per l’Europa del dopoguerra, che getta ancora molta luce sulle lotte geopolitiche, economiche e culturali di oggi. Quella ricetta era quello che Kojève chiamava l’«Impero latino»: una federazione dei paesi cattolici dell’Europa meridionale. Ma per comprendere il significato dell’Impero latino, il suo conservatorismo intrinseco e la sua costante rilevanza per oggi, è necessario prima rivedere i rudimenti fondamentali della filosofia della storia di Kojève.
La fitta scrittura di Kojève non dovrebbe intimidire i lettori alle prime armi, poiché le componenti più centrali della sua filosofia sono piuttosto semplici. Come Hegel, Kojève credeva che lo svolgersi della storia fosse guidato da certe leggi razionali che possono essere comprese filosoficamente. Secondo Kojève, la storia è spinta dalla lotta tra “padroni” e “schiavi”, concetti tratti da una sezione breve ma fondamentale della Fenomenologia dello spirito di Hegel. Sia i padroni che gli schiavi perseguono ciò che Kojève chiama “riconoscimento universale”: cercano di essere conosciuti e rispettati da tutti, compresi loro stessi, come pienamente umani piuttosto che semplici animali. Questa ricerca della conoscenza di sé è identificata con la filosofia o la ricerca della saggezza.
I padroni raggiungono questo scopo in modo parziale mediante il dominio degli schiavi, ma rimangono insoddisfatti del riconoscimento che ottengono da uomini inferiori, cioè da schiavi che, in un certo senso, rimangono come animali. Al contrario, gli schiavi possono raggiungere questo obiettivo lavorando per creare un mondo in cui la schiavitù stessa sia diventata obsoleta, mediante un processo che riecheggia la descrizione di Marx del potenziale di emancipazione del progresso tecnologico sotto il capitalismo. Di conseguenza, gli schiavi possono vincere i loro padroni attraverso la lotta senza bisogno di renderli schiavi a loro volta.
Kojève credeva che l’intero processo storico sarebbe culminato nel raggiungimento di una “fine della storia” e nella costruzione di uno “Stato universale e omogeneo” – una versione secolarizzata della teocrazia cattolica universale del teologo russo Vladimir Solovyov, ma anche con risonanze di Il comunismo di Marx. In questo stato, le condizioni per la realizzazione del riconoscimento universale saranno state stabilite dall’eliminazione della schiavitù disumanizzante e dalla fine di ogni lotta. Kojève ha identificato il protagonista principale di questa fine della storia nientemeno che il saggio . Questo è il filosofo, cioè lo schiavo che era alla ricerca del riconoscimento e della conoscenza di sé, che è finalmente diventato un uomo saggio, perché finalmente conosce se stesso ed è conosciuto da tutti come pienamente umano.
A questa fine della storia, non ci sarà più causa giustificabile per le forme dell’azione umana che un tempo spingevano in avanti la storia, vale a dire la lotta e il lavoro , gli atti dei padroni e degli schiavi. Non ci sarà più motivo di rivoluzione e nemmeno di progresso, poiché saranno state poste le condizioni per il riconoscimento universale di tutta l’umanità. In linea con il comunismo di Marx, l’oppressione di un sottoinsieme dell’umanità non sarà più necessaria per il benessere di un altro. Il tempo dell’uomo sarà veramente suo; dovrà solo imparare ad usarlo nel modo più degno della sua umanità. Il suo stile di vita sarà quindi necessariamente ‘conservatore’.
Allo stesso modo, non ci sarà più motivo di fare filosofia, intesa come ricerca della saggezza. Perché la saggezza e la conoscenza di sé saranno state realizzate nella figura del saggio. L’attività dell’uomo post-storico assomiglierà a qualcosa di più simile alla contemplazione, all’arte o persino al rito: le attività “inutili” proprie di un saggio. La vita umana sarà caratterizzata più dalla ripetizione formale e dalla commemorazione drammatica piuttosto che da atti che possiedono un significato storico proprio. Tutto ciò che rimarrà è che gli uomini trascorrano il loro tempo godendosi liberamente i prodotti della creazione culturale e artistica che sono stati sparsi come semi di post-storia attraverso la storia stessa. Tradizione, memoria e conservazione culturale saranno la modalità predefinita della coscienza poststorica.
Pertanto, sebbene la sua filosofia della storia fosse indiscutibilmente rivoluzionaria, Kojève era un conservatore del tipo più aristocratico e di principio. Ha insistito sul fatto che la rivoluzione non poteva durare per sempre: l’idea di una “rivoluzione permanente” era una forma di nichilismo storico. La rivoluzione, per essere veramente rivoluzione, deve essere completa: deve essere definitiva. Deve porre fine alla storia. E secondo Kojève, la storia era già giunta al suo termine con la Rivoluzione francese e il suo culmine nell’impero napoleonico. Dopo questo punto di arrivo, è stato necessario solo costruire le istituzioni necessarie per l’amministrazione e la conservazione di questo mondo post-storico, lo stato universale e omogeneo.
Come burocrate impegnato nella ricostruzione postbellica dell’Europa, Kojève si considera impegnato proprio in questo lavoro di costruzione delle istituzioni dello Stato universale e omogeneo. Dimostrò anche una viva preoccupazione per le condizioni materiali dei poveri globali in Asia e in Africa, che riconosceva essere ancora – inutilmente – mantenuti in una condizione di povertà proletaria, in soggezione alle civiltà più sviluppate dell’Occidente. Così, nella sua qualità di statista, ha capito di intraprendere il progetto poststorico di preservare ed estendere a tutta l’umanitàsia i guadagni materiali che culturali della storia stessa. Se Kojève era un conservatore, era anche un comunista nel suo conservatorismo: ciò che cercava di preservare delle conquiste materiali e culturali dell’umanità, cercava anche di universalizzare.
È normale che hegeliani e marxisti vengano criticati per essere semplici idealisti e utopisti, ea volte questo è giusto. Ci sono certamente filosofi di questo genere il cui pensiero è eccessivamente astratto dalla realtà della vita umana. Tuttavia, in qualità di statista che si confrontava regolarmente con gli affari pragmatici della politica, Kojève era in grado di evitare questa trappola e considerò attentamente come la sua visione elevata della costruzione di istituzioni poststoriche potesse allinearsi con la realtà sul campo.
Forse il miglior esempio di questo pragmatismo è un lungo promemoria che Kojève inviò al generale Charles de Gaulle nel 1945, intitolato Schema di una dottrina della politica francese . È un testo tanto ricco di lungimiranza geopolitica quanto di erudizione culturale, storica e filosofica. È anche un esempio caratteristico della sua peculiare miscela di diverse mentalità filosofiche, che mostra il rigore con cui ha riunito disposizioni rivoluzionarie e conservatrici in un’unità coerente.
Il testo inizia con l’affermazione che la Francia nel 1945 rischiava di essere ridotta a una mera potenza secondaria in Europa dal crescente primato economico della Germania. Con questa affermazione, Kojève non si riferiva semplicemente all’emarginazione politica della Francia. Piuttosto, intendeva anche comunicare che il patrimonio culturale della Francia, che condivideva con gli altri paesi “meridionali” dell’Europa (principalmente Spagna e Italia), rischiava di essere soppiantato dai calcoli principalmente “economici” che sarebbero venuti a dominare Europa se la Germania dovesse essere incorporata nel sistema europeo. Per evitare un esito così tragico, Kojève ha proposto che la Francia espanda la sua base politica e il suo apparato di governo oltre i confini del suo status tradizionale di stato nazionale ,e diventare invece il capo di un impero, l ‘”Impero latino”, i cui stati membri includerebbero anche la Spagna e l’Italia. Se la Francia rimanesse uno stato nazionale subordinato a interessi principalmente economici, sarebbe in pericolo di emarginazione politica e la cultura della “civiltà latino-cattolica” sarebbe in pericolo di estinzione.
La spiegazione di un tale risultato, secondo la stima di Kojève, era che la cultura della Germania era prevalentemente una cultura protestante che apprezzava uno stile di vita governato dall’economia rispetto ad altri modi di vivere. In questo, Kojève fa eco al famoso studio sul protestante di Max Weberorigini dell’etica del lavoro capitalista. Fondamentalmente, la Germania condivideva questa cultura con uno dei due maggiori imperi in cui era diviso l’ordine mondiale contemporaneo, vale a dire l’impero anglosassone che era (ed è tuttora) presieduto dagli Stati Uniti d’America. Di conseguenza, se la Germania, il cui potenziale economico superava qualsiasi altra nazione europea, fosse entrata a far parte del sistema europeo nel suo insieme, Kojève temeva che l’Europa sarebbe diventata effettivamente un vassallo dell’impero anglosassone: una mera unità economica, un mero sottoinsieme di ingranaggi nella macchina in crescita del capitalismo globale. Se ciò dovesse accadere, le culture uniche d’Europa, in particolare la cultura “latina” a cui la Francia aveva contribuito così tanto nel corso dei secoli, sarebbero calpestate da un calcolo puramente economico al servizio dell’espansione della ricchezza materiale.
L’essenza della civiltà latina, secondo Kojève, è una cultura che premia l’ozio e la contemplazione, la “dolcezza di vivere” – ciò che in Italia è noto come dolce far niente – a una vita di lavoro e preoccupazione per le mere comodità materiali. Kojève identifica questa cultura come la fonte delle ricche tradizioni europee di arte, letteratura, musica, ecc., in breve, gli elementi della culturasi. E non esita ad attribuire questa cultura in gran parte all’influenza del cattolicesimo. Al contrario, un’egemonia capitalistica protestante, tedesco-anglosassone non tollererebbe l’apparente pigrizia e lo stile di vita indulgente di artisti e contemplativi. “Non dimentichiamo inoltre che il cattolicesimo cercava soprattutto – spesso facendo appello all’arte – di organizzare e umanizzare la vita ‘contemplativa’, o addirittura inattiva, dell’uomo, mentre il protestantesimo, ostile ai metodi della pedagogia artistica, si preoccupava soprattutto di l’operaio». Si potrebbe ribadire ciò dicendo che il cattolicesimo si è preoccupato della vita dei saggi, mentre il protestante si è preoccupato della vita degli schiavi che non riescono a trascendere la loro schiavitù.
La descrizione filosofica di Kojève del saggio traspare dalla sua preoccupazione di preservare la cultura dei paesi latini, e la sua difesa della costruzione di un impero latino non ha altro scopo che rendere possibile a una parte più ampia dell’umanità lo stile di vita saggio che era coltivato e incubato nel seno dell’Europa cattolica. Ma questa intenzione straordinariamente conservatrice è giustificata anche da un richiamo al più grande pensatore rivoluzionario, cioè Karl Marx: «Marx stesso non disse, ripetendo, senza rendersene conto, un detto di Aristotele: che il motivo ultimo del progresso, e quindi socialismo, è il desiderio di assicurare all’uomo il massimo del tempo libero?
Allo stesso modo, anche la filosofia della storia di Kojève sta sullo sfondo della sua proposta, in vari modi. In primo luogo, poiché la storia è guidata dal conflitto e dalla lotta (e dal lavoro), quando giungerà al suo compimento sarà necessario che gli uomini imparino come impiegare altrimenti il loro tempo, il tempo che sono abituati a trascorrere in guerra (o in lavoro). Così, nello Schema di una dottrina della politica francese,Kojève scrive che “è proprio all’organizzazione e all'”umanizzazione” del suo tempo libero che l’umanità futura dovrà dedicare i suoi sforzi”. In termini vagamente marxisti, quando gli uomini saranno liberati dalle condizioni alienanti e quindi disumanizzanti del capitalismo, si troveranno di fronte al nuovo progetto di determinare come vivere in modo veramente umano e non alienato. Kojève era fiducioso che la mera esistenza dell’Impero latino come unità politica, economica e culturale avrebbe garantito l’esistenza di uno “spazio sicuro” in cui avrebbe avuto luogo proprio questa umanizzazione del tempo libero. Al contrario, l’estensione di un impero tedesco-anglosassone in tutta Europa precluderebbe di fatto questa possibilità: l’uomo poststorico sarebbe condannato a continuare a sprecare il suo tempo libero nella lotta e nel lavoro disumanizzanti.
In secondo luogo, la storia nel senso di Kojève è una progressione inesorabile verso l’universale, l’assorbimento o l’espansione di ex stati nazionali (come la Francia o la Germania) in unità “imperiali” sempre più grandi in rotta verso il livello internazionale era una necessità storica . Per essere chiari, quali unità imperiali dominino questo processo è una questione abbastanza contingente: o la Francia dovrebbe presiedere un impero piuttosto che un mero stato-nazione, oppure l’Europa nel suo insieme verrebbe assorbita (seguendo il percorso della Germania) nell’Anglosassone (cioè , americano) impero.
A un livello ancora più ampio, Kojève vedeva il mondo intero come diviso prevalentemente tra l’impero anglosassone e quello slavo-sovietico, uno dei quali sarebbe probabilmente la principale incarnazione dello stato universale e omogeneo. In una delle sue lettere a Leo Strauss (pubblicata insieme alle riflessioni di Strauss sulla tirannia ), citava l’antico detto “Tutte le strade portano a Roma” e scriveva: “Se gli occidentali rimangono capitalisti (vale a dire, anche nazionalisti) , saranno sconfitti dalla Russia, ed è così che si realizzerà lo Stato finale. Se, tuttavia, riescono a “integrare” le loro economie e politiche… allora possono sconfiggere la Russia. Ed è così che si raggiungerà lo Stato Finale.”
Per inciso, così come identificava la cultura dei paesi latini come cattolica, e quella dei paesi tedesco-anglosassoni come protestante, Kojève identificava anche la cultura della Russia sovietica come ancora fondamentalmente ortodossa. In effetti, proprio mentre Kojève scriveva, Josef Stalin stava orchestrando la reintegrazione della Chiesa ortodossa russa nella società sovietica, non solo legalizzandola ( con i vincoli), ma ripristinandola come pubblico religione della Russia. Con questi eventi in mente, Kojève ha predetto qualcosa di straordinario. La formazione di un impero latino in Europa non solo proteggerebbe la Francia e i paesi latini dall’invasione dell’America anglosassone, ma potrebbe anche potenzialmente costituire la base per una cooperazione politica pacifica con l’URSS, nella comune resistenza al capitalismo anglosassone . Ciò a sua volta fornirebbe la base per una comprensione reciproca tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, potenzialmente anche “rendendo [ing] inutile l’indipendenza canonica di quest’ultima”. In altre parole, Kojève vedeva niente di meno che la guarigione del Grande Scisma come una caratteristica centrale di una solida strategia geopolitica per il futuro dell’umanità.
Nel 2013, il filosofo italiano Giorgio Agamben ha pubblicato un breve ma provocatorio articolo in cui sosteneva che l’idea originale di Kojève di “Impero latino” fosse ancora una buona idea quasi 70 anni dopo. In effetti, anche ora nell’anno 2023, lo svolgersi degli eventi in Europa e in tutto il mondo ha dimostrato la straordinaria lungimiranza geopolitica che era alla base della proposta unica di Kojève. Come osserva Agamben, è ormai ovvio che la Germania è davvero diventata la principale potenza economica dell’Unione Europea. Oggi, gli effetti economici della guerra in Ucraina hanno dimostrato fin troppo bene la dipendenza dell’Europa dalla Germania.
Ma non solo: nella forma dell’Ue, l’Europa stessa si è decisamente trasformata in una mera entità economica, uno spazio per l’efficiente flusso di capitali, e poco più. L’unità dell’UE non si fonda, come Kojève auspicava per l’Impero latino, su un patrimonio culturale comune; al contrario, come sanno fin troppo bene i conservatori di tutta Europa, la cultura e la tradizione in quanto tali difficilmente entrano nei calcoli di una forma di amministrazione puramente economica. In effetti, cultura e tradizione sono praticamente soppresse, costrette a non esistere, da una tale forma di amministrazione. Secondo Agamben, le previsioni di Kojève sul motivo per cui ciò sarebbe accaduto si sono rivelate esattamente giuste: in considerazione del primato economico che la Germania ha facilmente assunto tra tutti gli Stati membri dell’UE,
Infatti, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, sembrava che l’impero anglosassone governato dall’America avesse davvero trionfato su tutti gli sfidanti. Ciò ha portato a quell’altra famigerata tesi della “fine della storia”, quella proposta da Francis Fukuyama, che ha tentato di sostenere che lo stato finale di Kojève era stato effettivamente raggiunto nel momento unipolare americano. A dire il vero, Kojève aveva predetto qualcosa di simile a un mondo del genere, anche se non gli piaceva molto. Data una situazione del genere, si sarebbe perdonati se si pensasse che fosse troppo tardi per un impero latino. La vecchia Europa è stata definitivamente inghiottita dall’impero americano, le sue culture originarie spiazzate dalla cultura globale del consumismo, e l’Europa non può più sperare e nemmeno desiderare di trovare un alleato in Russia contro l’imperialismo americano.
Ma da allora, è diventato evidente che c’è stato un nascosto “trasferimento di potere” dalle mani dell’Unione Sovietica caduta nelle mani del Partito Comunista Cinese, che è gradualmente emerso come il nuovo sfidante globale del capitalismo anglosassone. – e per molti aspetti più formidabile di quanto sia mai stata l’URSS. Inoltre, la stessa Russia ha conosciuto un sorprendente risveglio politico; sebbene la sua precedente potenza economica sia stata quasi distrutta dalla commercializzazione dall’oggi al domani, la Russia ha acquisito una leva geopolitica come uno dei maggiori esportatori mondiali di petrolio. L’approfondimento dei legami tra i due paesi fa presagire l’ascesa di un “impero eurasiatico” per sostituire l’ex impero slavo-sovietico. Inoltre, il modo in cui gli Stati Uniti ha apertamente sfruttato la guerra in Ucraina per i propri interessi economici ha indubbiamente influenzato la percezione di molti europei dell’ex “faro di libertà”. La possibilità di coltivare legami più profondi tra Europa e Cina – e persino, per paesi come l’Ungheria, di mantenere legami con la Russia – è improvvisamente diventata così allettante che persino il cancelliere della Germania, Olaf Scholz,non può escluderlo . Se non altro perché la Cina rappresenta ormai una plausibile alternativa all’egemonia americana, forse l’ora non è troppo tardi per l’Europa dopo tutto.
Oltre a queste considerazioni, vale la pena osservare la posizione della Chiesa cattolica nella politica e nella geopolitica contemporanee, che è stata più volte emarginata e neutralizzata. Ad esempio, la controversa Ostpolitik di Papa Paolo VInei confronti dell’Unione Sovietica avrebbe potuto avere un impatto maggiore se la Chiesa avesse goduto del sostegno politico di un impero latino. Più di recente, anche gli attuali modesti sforzi della Santa Sede per portare la pace nel conflitto della guerra in Ucraina sarebbero più promettenti, non solo per le relazioni cattolico-ortodosse, ma anche per le relazioni Europa-Russia, se la Chiesa godesse ancora dei privilegi della politica potere sotto forma di impero. Simili speculazioni potrebbero essere applicate ai recenti tentativi della Chiesa di qualsiasi tipo di diplomazia con la Cina. È innegabile, da un punto di vista cattolico, che la capacità della Chiesa di agire come entità politica nel mondo moderno è stata gravemente ostacolata dalla perdita dello Stato Pontificio nel 1870.
L’essenza della ricetta di Kojève per l’Europa rimane evidentemente rilevante nel contesto delle odierne lotte geopolitiche, economiche e culturali. Ha anche il pregio di trascendere gli stretti confini delle ideologie politiche di “sinistra” e “destra”, contenendo consigli che tutti i lati dello spettro politico dominante farebbero bene a seguire. Per quelli di sinistra, la filosofia di Kojève nel suo insieme serve a ricordare che la rivoluzione non può andare avanti per sempre: deve avere il proprio completamento sempre in vista. Inoltre, in qualunque misura il movimento rivoluzionario della storia sia stato completato, diventa compito dell’umanità capire come conservare il mondo che è stato costruito. Tradizione e memoria storica sono l’eredità della fine della storia.
Per i conservatori della “destra”, la proposta di Kojève contiene l’intuizione cruciale che lo stato nazionale non è più attrezzato per svolgere il lavoro di conservazione dell’identità culturale. Nel caso della Francia, la forma obsoleta dello stato-nazione non poteva sperare di reggere il maggior peso del potere imperiale americano, soprattutto una volta che avesse infuso la sua essenza culturale nelle vene della stessa Europa con la formazione dell’UE. Per preservare le autentiche tradizioni dell’Europa latina, sarebbe stato necessario un impero: perché all’impero si può resistere solo con l’impero. Il mondo multipolare emergente è un mondo di imperi, non più un mondo di nazioni. I “conservatori nazionali” di oggi farebbero bene a prendere in considerazione questo consiglio.
Infine, Kojève mette in guardia contro un abbraccio troppo volontario del modello capitalista, in particolare per come è stato modellato dall’egemonia americana (anglosassone). Proprio perché hanno a cuore il loro ricco patrimonio culturale e desiderano conservarlo nella memoria, i conservatori europei devono resistere al paradigma americano. Kojève ricorda loro che l’“americanizzazione” dell’Europa è all’origine della stessa perdita di memoria storica che giustamente denunciano. L’americanizzazione dello stesso conservatorismo europeo non farebbe altro che indebolire ulteriormente la loro preoccupazione. I conservatori sono quindi obbligati a trovare un delicato equilibrio: né il modello obsoleto del nazionalismo né l’universalismo sfruttatore del capitalismo americano, ma un nuovo universalismo che preservi e offra i beni della cultura e della saggia contemplazione per il godimento di tutta l’umanità.
Fonte: European Conservative
