Julius Evola suggeriva che, in tempi di Kali Yuga, l’unica cosa da fare è imparare a «cavalcare la tigre»: ossia, anziché opporsi frontalmente ad una situazione negativa generalizzata, sfruttare la corrente, per procedere in maniera da non ricevere troppi danni e, addirittura, per riuscire a volgere a proprio favore le stesse caratteristiche di quella situazione, allo scopo di preservare il bene della propria interiorità.
Sia come sia, che impari a cavalcare la tigre, oppure che si abitui ad assecondare la corrente, il risvegliato ha la piena consapevolezza di non essere un superuomo e di non poter modificare, egli solo, una determinata situazione, diffusa nella società in cui egli si trova a vivere; e, inoltre, che non sarebbe saggio cercar di forzare l’evoluzione spirituale degli altri esseri umani, per le ragioni che abbiamo detto più sopra.
Che cosa dovrà fare, allora?
È molto semplice.
Primo, dovrà proseguire incessantemente a lavorare su se stesso: perché la propria evoluzione spirituale è un compito che non finisce mai, e che si rivela più impegnativo, mano a mano che una persona vi si addentra.
Secondo, offrire – nella misura delle sue possibilità – una diversa prospettiva a coloro che gli stanno intorno e che gli sembrano aperti ad un cambiamento, ma senza illudersi di vederli cambiare dall’oggi al domani e senza attendersi gratitudine, né amicizia; ma, al contrario, mettendo in conto un certo grado di incomprensione, se non addirittura di aperta ostilità.
In ogni caso, egli sa che le cose accadono quando è giunto il tempo in cui devono accadere: non un minuto prima, né un minuto dopo.
In ciò consiste l’armonia del tutto: che ogni cosa è come deve essere; e che quelle cose, le quali ci appaiono negative, in realtà sono tali solo nella misura in cui noi non siamo in grado di farne una occasione di crescita e di perfezionamento.
In altre parole, la disarmonia è in noi, non nel creato; è nostra la responsabilità di non essere abbastanza evoluti da gestire in maniera responsabile e proficua le occasioni che la vita ci offre, per quanto esse possano presentarsi, talvolta, nella rude veste di eventi dolorosi.
Il risvegliato, pertanto, è colui che, ad un certo punto, decide di cogliere le occasioni che la vita gli offre per riprendere possesso di sé, per tornare ad essere il vero protagonista del proprio volere e del proprio agire. È colui che decide di non dare più ad altri la delega in bianco di ciò che lo riguarda in prima persona; di ascoltare i segni e di imparare a riconoscere gli avvertimenti.
Il mondo è pieno di segni e qui non c’è più tempo da perdere.
Pare che Caterina, la madre di Leonardo da Vinci fosse una principessa circassa venduta come schiava a Firenze. Era da un po’ di tempo che girava questa teoria ma ora Carlo Vecce, uno dei massimi esperti di Leonardo, sostiene di averne trovato i documenti.
Che ne penso? Possibile. Il cardinale Carlo de’ Medici era figlio illegittimo di Cosimo e di una schiava circassa comprata a Venezia di nome Maddalena. Ser Piero da Vinci, notaio della Repubblica, era abbastanza in alto per permettersi una schiava.
Questo sta suscitando un vespaio nella dissidenza che vede l’ennesimo affronto alla purezza di sangue italiana. E si nota come pure la dissidenza, che un anno fa giustamente condannava il neopositivismo dei Burioni e dei Bassetti, sia aggrappata allo stesso neopositivismo ottocentesca ossessionato dalla genetica che poi sfociò nel nazismo. E va ammesso, nella dissidenza molti sono effettivamente attaccati a quelle ideologie come molti sono putiniani perché stalinisti. Il mainstream ha proposto un totalitarismo nuovo, la dissidenza è in gran parte “conservatrice” e aggrappata ai totalitarismi d’antan. Noi libertari siamo quattro gatti.
Tornando a Leonardo se anche fosse mezzo circasso? La sua gloria è culturalmente italiana: la cultura non è dettata dalla genetica, queste scemenze sono davvero pseudoscienza anche a prescindere dagli orrori cui hanno condotto.
E cos’è geneticamente l’Italia? Un miscuglio di greci, cartaginesi, latini, celti, arabi, longobardi, normanni e chi più ne ha più ne metta. Ci sono popoli come Etruschi e Sardi di cui nemmeno si conosce l’origine. L’Impero Romano ha avuto imperatori libici e siriani.
In tutto questo esiste una cultura italiana ben definita. Leonardo fu spiritualmente toscano anche se mezzo circasso (forse).
“Oggi è l’era del postmoderno. Ciò significa che i tempi della modernità sono scomparsi. Tutto ciò che ha compilato la sostanza dell’Età dell’Illuminismo – i modelli sociali, culturali, ideologici, politici, scientifici ed economici si sono completamente esauriti. Siamo testimoni della nuova era – era del postmodernismo che non può essere fermato in alcun modo.
L’era del postmoderno è l’era della globalizzazione, dell’ultra liberalizzazione e del dominio del mondo unipolare, dello stile di vita netto, dell’annullamento delle forme tradizionali di identità – stati nazionali, confessioni, gruppi etnici e persino famiglia e genere. La “società aperta” viene invece del governo, l’estremismo religioso e l’indifferenza invece delle confessioni tradizionali, gli individui invece delle nazioni, i cloni e i cyborg transgenici invece delle persone comuni. Il postmodernismo distrugge il modernismo in ogni aspetto.
In altre parole, quando il modernismo iniziò ad evolversi, fu contrastato dalla società tradizionale, ma questa opposizione era formale e fu facilmente superata dal modernismo. Ma una parte della tradizione ha accettato la sfida del modernismo e ha investito le sue energie nella nuova ideologia – con modernismo esteriore e tradizione interiore: possiamo parlare di tutte le dottrine neoliberiste – nazionalismo, socialismo, socialdemocrazia, rivoluzione conservatrice. Il liberalismo rimane come ortodossia del modernismo. Ma quando ha superato i suoi rivali ideologici – fascismo, comunismo e persino socialdemocrazia – è iniziata l’era del postmodernismo. L’unica differenza sta nell’assolutismo e nella non-alternatività della dottrina.
“Sviluppo pacifico delle relazioni, no a indipedenza e interferenze”
Il presidente cinese Xi Jinping, rieletto per la terza volta nei giorni scorsi, ha chiesto di attuare la “strategia generale del Partito comunista per risolvere la questione di Taiwan nella nuova era”.
Chiudendo i lavori del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, Xi ha menzionato i requisiti di “adesione al principio della ‘Unica Cina’ e il Consenso del 1992” e la promozione attiva “dello sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan”.
La Cina si opporrà “con fermezza alle interferenze esterne e alle attività separatiste per l’indipendenza di Taiwan promuovendo con decisione il processo di riunificazione nazionale”.
Le forze armate cinesi devono salvaguardare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina. Nel primo discorso dal terzo mandato di fila al vertice della Repubblica popolare, il presidente Xi Jinping ha rimarcato che “la sicurezza è il fondamento dello sviluppo, mentre la stabilità è un prerequisito per la prosperità”, chiedendo “sforzi per modernizzare la difesa nazionale e l’Esercito popolare di liberazione su tutti i fronti” al fine di “trasformare le forze armate in una ‘Grande muraglia d’acciaio’ capace di salvaguardare con efficacia la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”.
Infine, alcune fonti hanno riferito che il presidente cinese Xi Jinping ha in programma di visitare Mosca la prossima settimana. Lo riporta il Guardian.
Xi Jinping al centro dello scacchiere tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, con la guerra tra Mosca e Kiev sullo sfondo. Il presidente della Cina, appena rieletto per il terzo mandato, sembra destinato ad assumere un ruolo di fulcro nel quadro internazionale in cui si muovo Volodymyr Zelensky, Vladimir Putin e Joe Biden.
Xi ha in programma di recarsi a Mosca già la prossima settimana per un incontro con Putin. L’appuntamento imminente è annunciato da fonti che sottolineano l’importanza di questa visita nell’ottica di sostegno a una Russia sempre più isolata dopo il conflitto in Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha tuttavia confermato la visita, aggiungendo che ”al momento non ho nulla da dire su questo argomento. Di norma, gli annunci di visite ufficiali all’estero sono coordinati simultaneamente e di comune accordo tra le parti. Vi faremo sapere”.
Non è tutto. Xi avrebbe intenzione di aprire anche un canale con Kiev. Secondo il Wall Street Journal, il presidente cinese punta ad avere anche un incontro online con il presidente ucraino Zelensky per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina più di un anno fa. Il colloquio dovrebbe avvenire, scrive il Wsj citando fonti ben informate, ”presumibilmente dopo” la visita del presidente cinese in Russia.
Gli Stati Uniti hanno incoraggiato Xi Jinping, a parlare con il suo omologo ucraino per ascoltare anche la posizione di Kiev, ha sottolineato il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, parlando con i giornalisti.
“Abbiamo incoraggiato il presidente Xi a contattare il presidente Zelensky perché crediamo che la Cina e lo stesso presidente Xi dovrebbero ascoltare direttamente l’opinione ucraina e non solo quella russa. Quindi abbiamo di fatto esortato Pechino affinché quel contatto abbia luogo”, ha detto Sullivan durante un incontro con la stampa a bordo dell’Air Force One.
Gli Stati Uniti, in questa fase cruciale, non si limiteranno ad osservare. Il presidente Biden, a una domanda dei cronisti a margine dell’incontro con il primo ministro britannico Rishi Sunak in California, ha spiegato che parlerà presto con Xi. Il numero 1 della casa Bianca “avrà una conversazione” con il leader cinese, ha aggiunto Sullivan. “Non posso darvi una data. Perché non c’è una data fissata, ma il presidente Biden ha indicato la sua disponibilità ad avere un colloquio telefonico con il presidente Xi”, ha detto ancora.
A Washington, in ogni caso, rimane solida la convinzione che Russia e Cina siano “chiaramente” allineate nell’opera di disinformazione in relazione alla guerra. “Gli Usa come paese e l’Occidente come società sono stati lenti ad accettare e a realizzare fino a che punto Cina e Russia abbiano reso le operazioni nello spazio dell’informazione parte integrante dei loro obiettivi nazionali”, ha sintetizzato una fonte del Dipartimento di Stato.
Il contatto tra Xi e Biden, in caso di fumata bianca in tempi relativamente brevi, avverrebbe in un momento in cui i rapporti sull’asse Pechino-Washington hanno registrato fibrillazioni. La scorsa settimana, prima di essere rieletto, Xi ha accusato “i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, di attuare un contenimento, un accerchiamento e una repressione totale della Cina, che ha portato a sfide gravi e senza precedenti per lo sviluppo” del Paese.
Il rinnovamento delle forze armate è una delle priorità, insieme alla questione Taiwan, del terzo mandato del leader appena rieletto: “È necessario per salvaguardare efficacemente la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”.
AGI – Il presidente cinese, Xi Jinping, chiude i lavori annuali del Parlamento cinese rinnovando l’impegno a “risolvere la questione di Taiwan” e a fare delle Forze Armate una “Grande Muraglia d’acciaio”. Sono le priorità fissate nel suo primo discorso da neo-eletto presidente, pronunciato alla cerimonia di chiusura della sessione plenaria dell’Assemblea Nazionale del Popolo, l’organo legislativo del Parlamento cinese.
Davanti alla platea di delegati che lo hanno eletto all’unanimità presidente per la terza volta, Xi ha elogiato il ruolo del Partito Comunista Cinese nella storia recente del gigante asiatico, dopo l’umiliazione patita dal “bullismo delle potenze straniere” che avevano ridotto la Cina a uno Stato “semi-coloniale” e “semi-feudale”. In un discorso dai toni fortemente nazionalistici, Xi ha detto che “dopo un secolo di lotte abbiamo spazzato via l’umiliazione e il popolo cinese è diventato padrone del proprio destino“: il rinnovamento della nazione – concetto da lui stesso introdotto all’inizio del suo primo mandato come segretario generale del Pcc, alla fine del 2012 – è entrato in un processo “irreversibile”.
In un passaggio dedicato a Taiwan, Xi ha sottolineato che la Cina deve “risolvere la questione” e procedere alla “riunificazione” dell’isola con la Cina (nonostante l’isola non sia mai stata governata dalla Repubblica Popolare Cinese) che è una “aspirazione comune” di tutti i cinesi. “Dobbiamo opporci risolutamente all’interferenza di forze esterne e alle attività indipendentiste e portare avanti il processo di riunificazione della madrepatria”, ha detto Xi.
Nessun accenno diretto è stato fatto alle tensioni con gli Stati Uniti, o con l’Occidente, anche se alla stampa Usa non è sfuggita la nomina a ministro della Difesa di un generale, Li Shangfu, colpito dalle sanzioni statunitensi, nel 2018, per l’acquisto di armi dalla Russia. Già nei giorni scorsi il presidente cinese aveva sottolineato l’importanza di rafforzare l’unita’ delle Forze Armate, e sempre durante i lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo aveva puntato il dito contro gli Stati Uniti e l’Occidente, in termini mai così netti, per il declino nelle relazioni con la Cina.
“I rischi aumenteranno”, aveva detto Xi, e oggi ha riservato alle Forze Armate il passaggio più forte del suo intervento, in cui ha legato la sicurezza allo sviluppo della Cina. “È necessario trasformare l’esercito in una Grande Muraglia d’acciaio che salvaguardi efficacemente la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”, ha detto il presidente cinese.
Xi ha infine ribadito nuovamente l’importanza dell’autonomia sul piano scientifico e tecnologico della Cina, in un momento complicato sul piano economico, tema che ha sviluppato, piu’ nello specifico, il nuovo primo ministro, Li Qiang. Le prospettive, sul piano della ripresa economica globale, “non sono ottimistiche”, ha detto il neo-premier, all’esordio davanti ai giornalisti cinesi e stranieri: l’obiettivo di una crescita attorno al 5% per il 2023 “non è un compito facile”, ha aggiunto, anche se Li si è detto “pienamente fiducioso” delle capacita’ della Cina.
Nella disputa con gli Usa, il premier ha poi dichiarato di non volere evitare di entrare nel merito della questione, ma ha attenuato i toni rispetto all’avvertimento pronunciato la settimana scorsa dal ministro degli Esteri, Qin Gang. Nonostante i rapporti difficili, Cina e Stati Uniti “possono cooperare e dovrebbero cooperare”, ha detto Li, che ha ribadito che “il contenimento e la repressione” – armi utilizzate dagli Stati Uniti nei confronti della Cina, secondo l’opinione di Pechino – “non giovano a nessuno”.
Ci sono persone che arrivano nella tua vita per riportarti un pezzetto della tua anima. Arrivano per sistemare qualcosa rimasto in sospeso da chissà quale vita o dimensione. Se te lo permetti, ogni incontro serve a questo. A riportare a te una parte di te. Quella parte lasciata in altre epoche e luoghi. Alcune arrivano e ti portano dolore affinché tu possa imparare a perdonare e riversare amore. Altre ti portano ferite o le riaprono affinché tu possa guardare a quelle cicatrici con amore e compassione. Altre ti portano un abbraccio e attraverso quell’abbraccio attaccano i pezzi mancanti. Ecco perché certi abbracci sono così forti. Ecco perché qualcuno ti tiene così stretto. Ti sta restituendo qualcosa che ti appartiene e lo fa con tutto l’amore di cui è capace. In quel caso lasciati semplicemente amare. Lasciati stringere forte appoggiando la tua testa al suo cuore o al suo viso. Lascia che quelle braccia ti contengano affinché tu non possa più scappare da te stesso. Stiamo tutti facendo un viaggio che ci riporti all’Uno e ogni incontro ti riporta una parte di te. La via per recuperare ciò che avevi perso è: Sempre l’amore unita ad un forte senso di gratitudine. Lasciati amare. Lascia che qualcuno che hai salvato ora ti salvi. Lascia che l’amore ricucia tutte le parti che ti sono sempre mancate. L’amore non è semplicemente una toppa, l’amore è il collante che ti tiene unito. Che ci tiene uniti. Tutti.
L’amore umano è solo un eccitamento, non un acquietamento della mente. L’Amor divino, contrariamente, non è legato a nulla. Esso è privo di limiti, di turbamenti, di ebbrezze. E ogni ebbrezza contiene in sé un veleno in cui intossicarsi.
Le dichiarazioni di questi giorni del presidente cinese Xi Jinping e del suo ministro degli esteri QinGang, riguardo al “contenimento” e all’“accerchiamento” di cui la Cina sarebbe vittima per mano dell’Occidente guidato dagli Usa, lasciano presagire un preoccupante deterioramento nei rapporti fra le due superpotenze mondiali. Un deterioramento che, sommandosi allo scontro fra Nato e Russia che ha il suo epicentro in Ucraina, favorisce la convergenza fra Mosca e Pechino.
Immediatamente bocciato dal presidente americano Joe Biden, che lo ha discutibilmente definito come “non razionale”, il cosiddetto “piano di pace” sull’Ucraina presentato da Pechino (in realtà un documento programmatico che esprime la posizione cinese sul conflitto) sembra già appartenere al passato. Ancora una volta, tuttavia, siamo di fronte a un serio problema di interpretazione da parte della stampa occidentale.
Così come essa ha sottovalutato le summenzionate dichiarazioni di Xi Jinping e del suo ministro (le quali segnalano un cambio di tono epocale, la presa d’atto da parte di Pechino che gli Usa non accettano una convivenza con la Cina su una base di parità e mutuo rispetto), analogamente ha mal compreso, e sminuito, il documento programmatico sull’Ucraina. Nel clamore mediatico sul primo anniversario dell’invasione russa, che ha caratterizzato l’intera settimana culminata con la ricorrenza del 24 febbraio, data di inizio del conflitto, è completamente sfuggita la sequenza attentamente studiata e calcolata con cui Pechino ha emanato non uno, ma tre documenti, l’ultimo dei quali è stato appunto il cosiddetto “piano di pace” (secondo l’erronea definizione della stampa occidentale).
Il primo documento, apparso il 20 febbraio con il titolo “U.S. Hegemony and its Perils”, è un’aperta denuncia di quelle che Pechino definisce “pratiche egemoniche” degli Usa a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e dei pericoli che esse comporterebbero per la pace e la stabilità globali. Secondo il documento, per preservare la propria egemonia gli Stati Uniti hanno interferito negli affari interni di altri paesi, spesso destabilizzandoli, e provocando “rivoluzioni colorate” hanno fomentato conflitti regionali e addirittura lanciato guerre di propria iniziativa con il pretesto di promuovere democrazia, libertà e diritti umani.
Il secondo documento, intitolato “Global Security Initiative” (Gsi) e pubblicato il giorno successivo, riconoscendo il continuo deterioramento della stabilità internazionale si propone come una piattaforma per affrontare le molteplici sfide globali e risolvere i conflitti attraverso un approccio multilaterale e mutuamente vantaggioso (“win-win”, secondo una formula cara alla retorica cinese).
A tal fine la Gsi formula alcuni concetti chiave, fra cui rispetto della sovranità e integrità territoriale di tutti i paesi, principio di non interferenza negli affari interni, reale implementazione della Carta dell’Onu, promozione della “sicurezza indivisibile” (principio caro alla Russia ed elemento cardine alla base di ogni intesa di sicurezza paneuropea a partire dagli accordi di Helsinki del 1975, poi affossato dall’espansione della Nato, in base al quale la sicurezza di un paese non deve andare a spese di quella degli altri), risoluzione pacifica dei conflitti attraverso il dialogo e riconoscimento consensuale del fatto che “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”.
Infine, il 24 febbraio, il ministero degli esteri cinese ha pubblicato il già citato documento in dodici punti che esprime la posizione di Pechino sulle modalità per facilitare una soluzione politica del conflitto ucraino. Senza avere la pretesa di costituire una dettagliata road map per il raggiungimento della pace, il piano espone alcuni principi generali già esposti nella Gsi (rispetto della sovranità, sicurezza indivisibile e abbandono della “mentalità da guerra fredda”) e alcune misure pratiche come il cessate il fuoco e ripresa dei negoziati, rimozione delle sanzioni, facilitazione delle esportazioni di grano e ricostruzione post-conflitto.
Considerati nel loro insieme, tali documenti sono rilevanti poiché con essi Pechino, dopo aver denunciato gli eccessi del ruolo egemonico di Washington, propone un’architettura di sicurezza internazionale “post-americana” fondata sulla Carta dell’Onu e sul multilateralismo, in cui però la Cina avrà inevitabilmente un “ruolo ispiratore”. Nel documento sull’Ucraina, ribadendo concetti cari alla Russia come “sicurezza indivisibile” e “rimozione delle sanzioni unilaterali”, Pechino conferma la propria intenzione di non rinunciare a una salda partnership con Mosca.
Tali documenti, complessivamente, sono dirompenti in quanto rappresentano la proposta in nuce di un nuovo ordine mondiale e allo stesso tempo testimoniano la decisione di Pechino di acquisire un ruolo politico a livello internazionale – che per decenni i leader cinesi sono stati riluttanti ad assumere, preferendo dedicare i propri sforzi allo sviluppo economico della Cina. Se è vero che tali documenti sono stati subito sminuiti e perfino derisi in Occidente, va rilevato che il loro vero bersaglio sono i paesi non occidentali, quelli del cosiddetto “Sud del mondo” che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale e che Washington, malgrado i propri sforzi, non è riuscita a portare dalla propria parte sul conflitto ucraino.
Un ruolo di Pechino “alternativo” a quello che Washington ha giocato a livello internazionale dal dopoguerra a oggi è ciò che realmente spaventa la leadership americana e che ha spinto Biden a bocciare senza indugio il “piano” cinese.
Costoro non credono nel DIO DELLE RIVELAZIONI, ancor più nel DIO GIUDAICO-CRISTIANO….Preferiscono farsi un DIO SCONOSCIUTO, che coincide con NATURA-UNIVERSO, ovvero l’ILLUSIONE o TENEBRA ESTERIORE (panteismo), o oltre Natura ma sempre ANONIMO, SCONOSCIUTO; NON RVELATORE, DISTANTE, LONTANO.
Insomma, tutti i sacrifici fatti dai mistici, dai profeti, dai Figli di Dio del passato in generale per ricevere e custodire un deposito di rivelazioni da scrutare non è servito. I moderni abbisognano di un DIO NON BEN IDENTIFICATO CHE SI FACCIA GLI AFFARI SUOI, ma che resti tuttavia DIO-AMORE….Sempre benevolo, sempre accondiscendente nei loro desideri umani…
IL MIO DIO, CHE MI SI è RIVELATO E CHE AMO, MI HA OFFERTO UN CANCRO AD UN ORGANO E ME LO HA FATTO ESPIANTARE….QUESTO è IL MIO DIO, QUESTO è IL DIO CHE HA UN NOME E MOLT ALTRI NOMI, E CHE PARLA, TI SI RIVELA NEI SEGNI, NEI SOGNI, NELLE VISIONI, CHE TI ISTRUISCE; CHE TI AIUTA E CHE, SE NECESSARIO, TI SCHIACCIA.
Non so proprio chi sia il Vostro DIO 2.0 AGGIORNATO. Perchè dico ciò?
ho letto qualcuno ieri scrivere OCCORRE AMMODERNARSI, AGGIORNARSI, RINNOVARSI, NON SI PUO’ RESTRE FERMI A IDEE RELIGIOSE SUPERATE DI 2000 ANNI Fa E OLTRE…
Ok, E CHI AGGIORNA? VOI? COME AGGIORNATE? COSA AMMODERNATE?
Ma grandi teste di legno, qui PARLIAMO DI UNA SAPIENZA FUORTI DAL TEMPO, UNA SAPIENZA CHE RESTA TALE OLTRE LE ERE E GLI UNIVERSI, E VOI MI PARLATE DI QUESTA SAPIENZA DA TRATTARE COME FOSSE IL SYSTEM DEL VOSTRO SMARTPHONE…
IO IL MIO DIO LO CONOSCO MA, MI DUOLE DIRVELO, VOI NON CONOSCETE PER NULLA IL VOSTRO, PERCHE NON PARLA