Hezbollah: la promessa divina si materializzerà presto

a cura della Redazione

29 Ottobre 2025

Hezbollah, che letteralmente significa “Partito di Dio“, è un termine coranico che contiene la promessa divina di successo e trionfo su tutti gli altri partiti, compreso il suo nemico dichiarato, il Partito di Satana.
Hezbollah, come testimonia la storia, ha sempre trionfato. Da quando Abele, il giusto, fu ucciso da Caino, il criminale – la cui breve gioia cedette presto il passo alla dannazione eterna – continua a offrire martiri per la causa umanitaria.

In tempi moderni, il termine onorato dal tempo Hezbollah è riemerso in Iran durante la lotta delle masse devote contro il regime diabolico dello Scià Pahlavi, insediato dagli inglesi e sostenuto dagli Stati Uniti.
L’indomabile spirito di Resistenza delle forze iraniane di Hezbollah e la loro cavalleresca ricerca del martirio respinsero l’esercito baathista di Saddam, sostenuto dagli Stati Uniti, dalla maggior parte dell’Iran sudoccidentale, culminando nella liberazione di Khorramshahr nel maggio 1982.

Questi atti eroici ispirarono davvero persone pie e patriottiche in tutta la regione, in particolar modo in Libano, dove le forze di Resistenza che si opponevano all’invasione sionista del Paese adottarono formalmente il nome “Hezbollah” nel giugno 1982. Nacque così il leggendario movimento di Resistenza libanese, che con le sue spettacolari operazioni militari cacciò dal Paese non solo i diabolici israeliani, ma anche le sataniche forze di occupazione americane e i loro tirapiedi francesi.

Hezbollah, in quanto movimento politico, culturale, sociale, militare, industriale ed economico a tutti gli effetti del popolo libanese, la cui popolarità è diffusa in tutto il Paese, comprese le minoranze musulmane sunnite, cristiane e druse. Oggi si erge come l’unica forza a salvaguardia della sovranità e dell’integrità territoriale del Libano contro i diabolici disegni dell’illegale entità sionista.

Disarmare Hezbollah

Questo è il motivo per cui il “Grande Satana” (gli Stati Uniti) trema come una foglia alla sola menzione del nome Hezbollah e fa pressione sui suoi agenti a Beirut affinché cerchino di disarmare la Resistenza, in modo che Israele possa continuare a perseguitare il popolo palestinese, oltre ad avere mano libera nell’occupare il territorio libanese per il suo sogno diabolico di fondare il “Grande Israele”.

Questo è stato il motivo per cui Israele ha vigliaccamente bombardato le sedi segrete della leadership di Hezbollah, in collaborazione con alcuni traditori in Libano, nel vano tentativo di decapitare il “Partito di Dio” e, se possibile, distruggerlo.

È ormai chiaro che, proprio come Caino, il primo terrorista in assoluto, fallì contro Abele, il primo martire, l’esultanza sionista per l’incursione in alcune zone di confine del Libano, con il presupposto di consolidare la propria usurpazione delle parti settentrionali della Palestina occupata impedendo la ripresa dei precisi bombardamenti missilistici di Hezbollah, è solo una questione temporanea. Lo spirito indomito del martire Seyyed Hassan Nasrallah e la sua lungimiranza guidano ancora Hezbollah e i suoi milioni di sostenitori nel raggiungimento della vittoria prevista.

Una promessa divina…

Per citare il parlamentare libanese di Hezbollah, Hassan Ezzedine, “la Resistenza in Libano ha ripreso forza, resta presente e attiva e può affrontare il nemico in qualsiasi momento se lancia un attacco di terra”.
Sottolineando che il leggendario movimento libanese possiede la volontà e la motivazione, nonché la giusta causa di difendere la terra e la dignità, ha liquidato i continui attacchi di Israele in violazione del cessate il fuoco come “nient’altro che pressione psicologica, intimidazione e terrore economico nel tentativo di mantenere lo stato di terrore e paura”.

Attenti agli Stati Uniti, a Israele e ai traditori di Beirut! La promessa divina del successo e del trionfo di Hezbollah, come menzionato nel Sacro Corano, si materializzerà presto.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Hezbollah: la promessa divina si materializzerà presto
Hezbollah: la promessa divina si materializzerà presto

ESSERE CREATORE DEL SOGNO

a cura di Evano Zaccaron

“Quando un essere umano va a dormire, egli prende con sé il tessuto di questo mondo che tutto contiene, lui stesso lo distrugge, lui stesso lo costruisce, e sogna attraverso la propria chiarezza la propria luce. Allora, questa persona è illuminata. Là non vi sono né carri, né buoi, né strade. Ma egli estrae da lui stesso carri, buoi e strade. Là non vi sono né gioie, né piaceri, né delizie. Là non vi sono né cisterne, né vasche di fior di loto, né correnti. Ma egli estrae da lui stesso cisterne, vasche di fior di loto, correnti. Poiché egli è il creatore.”

Upanishad

ESSERE CREATORE DEL SOGNO
ESSERE CREATORE DEL SOGNO

DEI PERFETTI IDIOTI

a cura di Francisco Gutierrez

“Nei periodi torbidi d’incertezza o di transizione sempre e dappertutto compare della gentucola d’ogni sorta. (…) questa canaglia, senza neanche saperlo, si sottomette quasi sempre al comando di quel piccolo gruppetto di persone «avanzate» che agiscono con un fine determinato, e questo gruppetto indirizza tutta quella feccia dove più gli fa comodo, purché non si componga esso stesso di perfetti idioti, come, del resto, può anche capitare” (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, “I demoni”, 1873)

DEI PERFETTI IDIOTI
DEI PERFETTI IDIOTI

AMARE E’ RICONOSCERSI NELL’ALTRO

a cura di Chiara Pasini

Una frase breve, eppure immensa.

Perché amare, davvero, non è solo provare qualcosa. Non è desiderare, non è possedere, non è riempire un vuoto. Amare è vedersi riflessi in uno sguardo che non è il nostro. È riconoscere nell’altro una parte di noi che forse, da soli, non avevamo ancora saputo chiamare per nome.

C’è qualcosa di sacro in questo riconoscimento.

Non ha nulla a che fare con la perfezione, né con l’illusione romantica che l’altro debba completarci. No. È più sottile, più autentico.

Amare è trovare nell’altro una familiarità inspiegabile, come se il suo modo di ridere, di soffrire, di restare in silenzio, parlasse una lingua che già conoscevamo. Una lingua che ci sfiora dentro, che ci tocca senza chiedere permesso, che ci ricorda che non siamo più soli nel nostro sentire.

Eppure, riconoscersi non significa confondersi.

L’amore vero non annulla. Non cancella le differenze, non pretende somiglianze forzate.

Ma le accoglie. Le ascolta. Le abbraccia.

Perché nell’altro vediamo ciò che ci manca, ma anche ciò che ci somiglia. Vediamo la nostra stessa vulnerabilità, le stesse paure mascherate in modi diversi, lo stesso bisogno di essere visti per ciò che siamo — senza filtri, senza difese.

Amare, in fondo, è questo:

vedersi dentro qualcun altro e scegliere di restare.

Nonostante tutto.

O forse, proprio per questo.

AMARE E' RICONOSCERSI NELL'ALTRO
AMARE E’ RICONOSCERSI NELL’ALTRO

LA REALE RIVOLUZIONE E’ LIBERARE MENTE E ANIMA

di Mike Plato

La reale rivoluzione non è capire se Trump smaschererà i pedofili o chi manovra la UE, o sapere tutto di geopolitica oppure divenire dei fenomeni nel proprio lavoro….ma capire CHI MANOVRA LA TUA MENTE E BLOCCA LA TUA ANIMA, E COME PUOI LOTTARE PER LIBERARTENE. Il resto è ESCREMENTI PER CONCIMARE I CAMPI DOPO LA TUA MORTE.

LA REALE RIVOLUZIONE E' LIBERARE MENTE E ANIMA
LA REALE RIVOLUZIONE E’ LIBERARE MENTE E ANIMA

E’ ARRIVATA LA SENTENZA DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

a cura di Roberta Calamani

Finalmente è arrivata la sentenza dell’Aia.

La Corte internazionale di giustizia ha accertato che Israele non ha fornito prove sufficienti per dimostrare un’infiltrazione sistemica di Hamas nell’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Medio Oriente.

Non c’è collegamento accertato, non c’è contiguità provata.

C’è invece l’obbligo di permettere all’agenzia delle Nazioni Unite di continuare a operare a Gaza come “fornitore indispensabile di aiuti umanitari”.

E sapete cosa significano queste parole?

Una prova certificata che ribalta retrottivamente l’intero impianto politico e mediatico che, in Italia, aveva trattato l’Unrwa come struttura collusa con hamas, anticipando un verdetto che adesso risulta inesistente.

Gli aiuti umanitari li ha sempre bloccati e li continua a bloccare Israele…

La sentenza dell’Aia, determina, nonostante il nostro governo e la stampa di regime la snobbino, una frattura netta tra ciò che è stato raccontato per deviare l’opinione pubblica e ciò che oggi appare privo di fondamento.

Come sempre, massima condivisione per contrastare la vergognosa stampa corrotta filoccidentale e filosionista.

Grazie a Salvatore Granata.

E' ARRIVATA LA SENTENZA DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA
E’ ARRIVATA LA SENTENZA DELLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA

DA ARJUNA CHE PIANGE AL RISVEGLIO DEL DISCERNIMENTO

di Devadatta Mahācakra

Attraverso gli strumenti digitali più recenti, OCR, traslitteratori e traduttori, ho potuto accedere direttamente alla versione originale telugu della Gītā Vāhinī di Satya Sāī Bābā.

Quest’opera può a pieno titolo essere considerata un moderno bhāṣya della Bhagavad Gītā, per profondità interpretativa e coerenza vedāntica.

Nel lavoro di confronto ho scoperto quanto la traduzione inglese di riferimento, e da questa le versioni in altre lingue, abbiano spesso eliminato i termini sanscriti che Sāī Bābā aveva scelto con esattezza e intensità di significato.

Quando un autore, scrivendo in una determinata lingua, sceglie di ricorrere a un’altra per esprimere con maggiore precisione un concetto, il traduttore ha il dovere di rispettare quella scelta. Ogni parola, soprattutto se sanscrita, porta con sé una densità semantica e un campo di risonanze che non possono essere sostituiti senza perdita. Tradurre non significa uniformare, ma custodire la differenza linguistica come segno di profondità: là dove l’autore sente il bisogno di un’altra lingua, egli apre uno spazio di senso che il traduttore deve preservare intatto.

Nel verso 2.11 della Bhagavad Gītā Kṛṣṇa rimprovera Arjuna:

aśocyān anvaśocas tvaṃ prajñā-vādāṃś ca bhāṣase |

gatāsūn agatāsūṃś ca nānuśocanti paṇḍitāḥ ||BG 2.11

Tu (tvam) ti sei afflitto (anvaśocas) per coloro che non dovrebbero essere pianti (aśocyān) e pronunci (bhāṣase) parole (vādān) di sapienza (prajñā).

I sapienti (paṇḍitāḥ) non si affliggono (na anuśocanti) né per i morti (gatāsūn) né per i vivi (agatāsūn) *.

Nella Gītā Vāhinī, Sāī Bābā interpreta questo passo mostrando come in Arjuna agiscano due tipi di illusione (moha): quella comune (sāmānya-moha **), l’identificazione del corpo con il Sé, e quella più sottile (asādhāraṇa-moha ***), che lo porta a scambiare il proprio dovere (svadharma) per adharma.

Solo attraverso la conoscenza del Sé (ātma-bodha) entrambe si dissolvono, e il dharma torna a risplendere come azione pura, libera dal desiderio del frutto (niṣkāma-karma).

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* gatāsūn / agatāsūn, āsu (pl. āsūn), “soffi vitali”, “principi di vita”. È affine a prāṇa, la forza che anima il corpo. gatāsūn, “coloro i cui soffi vitali sono andati”, indica i morti, mentre agatāsūn, “coloro i cui soffi vitali non sono andati”, indica i vivi. Tuttavia, āsu non allude soltanto alla respirazione fisica, ma alla presenza della coscienza vitale che sostiene l’individualità. I paṇḍita, cioè i saggi, non si affliggono né per i corpi in cui la vita si è ritirata, né per quelli in cui ancora pulsa, poiché riconoscono che la realtà ultima non è toccata dal venire o dallo svanire dei soffi vitali.

** sāmānya-moha, composto da sāmānya, “comune, ordinario, generale”, e moha, “illusione, offuscamento, errore percettivo”, il termine indica la forma di illusione ordinaria che consiste nel confondere il corpo (deha) con il Sé (ātman), attribuendo al principio cosciente le qualità e i limiti dell’involucro materiale. È l’errore fondamentale di identificazione, dehātma-buddhi, che genera l’intera catena di percezioni duali e affettive, come piacere e dolore, amore e odio (rāga–dveṣa).

Kṛṣṇa inizia correggendo in Arjuna proprio questa illusione comune, prima di affrontare la più sottile confusione (asādhāraṇa-moha), cioè lo scambio tra il proprio dovere (svadharma) e il suo opposto (adharma).

*** asādhāraṇa-moha, composto da asādhāraṇa, “straordinario, particolare, non comune”, e moha, “illusione, errore, confusione”. Designa una forma più sottile e rara di illusione rispetto alla sāmānya-moha. Non consiste semplicemente nello scambiare il corpo per il Sé, ma nel confondere il giusto discernimento etico e spirituale, scambiando il proprio dovere (svadharma) per ingiustizia (adharma). In Arjuna questa illusione si manifesta quando, sopraffatto dall’emozione e dall’attaccamento (mamakāra), egli ritiene che combattere sia contrario al dharma, mentre in realtà l’azione giusta, compiuta senza desiderio di frutto (niṣkāma), è strumento di liberazione (mokṣa).

DA ARJUNA CHE PIANGE AL RISVEGLIO DEL DISCERNIMENTO
DA ARJUNA CHE PIANGE AL RISVEGLIO DEL DISCERNIMENTO

EZRA POUND: CANTO XLV CONTRO L’USURA

a cura di Raffaele Giordano

CON USURA

CON USURA nessuno ha una solida casa di pietra squadrata e liscia per istoriarne la facciata, con usura non v’è chiesa con affreschi di paradiso.

harpes et luz

E l’Annunciazione dell’Angelo con le aureole sbalzate, con usura nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine non si dipinge per tenersi arte in casa, ma per vendere e vendere presto e con profitto, peccato contro natura, il tuo pane sarà staccio vieto arido come carta, senza segala né farina di grano duro, usura appesantisce il tratto, falsa i confini, con usura nessuno trova residenza amena. Si priva lo scalpellino della pietra, il tessitore del telaio.

CON USURA la lana non giunge al mercato e le pecore non rendono, peggio della peste è l’usura, spunta l’ago in mano alle fanciulle e confonde chi fila. Pietro Lombardo non si fe’ con usura. Duccio non si fe’ con usura, né Piero della Francesca o Zuan Bellininé fu «La Calunnia» dipinta con usura. L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis. Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.

CON USURA non sorsero Saint Trophine e Saint Hilaire, Usura arrugginisce il cesello arrugginisce arte ed artigiano tarla la tela nel telaio, nessuno apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling.

Usura soffoca il figlio nel ventre, arresta il giovane drudo, cede il letto a vecchi decrepiti, si frappone tra giovani sposi.

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane. Carogne crapulano zospiti d’usura.

N.B. Usura: una tassa prelevata sul potere d’acquisto senza riguardo alla produttività, e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produrre. (Onde il fallimento della Banca dei Medici.)
EZRA POUND: CANTO XLV CONTRO L’USURA
EZRA POUND: CANTO XLV CONTRO L'USURA
EZRA POUND: CANTO XLV CONTRO L’USURA