Mentre la NATO procede a tentoni verso la roulette nucleare, l’Ungheria osa dire: Non in nostro nome! Si sta formando una nuova alleanza, pro-pace, pro-sovranità, anti-follia.
In un’UE ubriaca delle proprie illusioni, che alimenta una guerra eterna suicida sostenuta solo dalle sue élite, sanzionandosi fino alla recessione e seguendo le crociate fallite di Washington, l’Ungheria si erge fiera.
Orban non è “pro-Russo.” Qualunque cosa significhi, forse un eufemismo per essere pro-sania? Lui è pro-ungherese. E non è solo. Slovacchia e Repubblica Ceca si uniscono a una nuova Ribellione di Visegrád senza la Polonia, forgiando un’alleanza che dice: basta soldi per il buco nero di Kiev, basta regimi burattini, basta essere vassalli di un impero in declino.
Ursula von der Leyen, la serva della NATO a Bruxelles, vuole trasformare l’Europa in una piantagione militare-industriale, pagata col sangue degli europei, ipotecando il futuro dei loro figli e nutrita da ucraini morti. Orban vuole la pace. Lo chiamano estremismo. Noi lo chiamiamo leadership e sanità mentale.
Mentre Berlino si deindustrializza, Parigi insorge e Londra finge rilevanza, Budapest è lucida: commercia con la Russia, proteggi il tuo popolo e non morire per l’impero di qualcun altro.
Questa non è ribellione. Questa è l’ultima possibilità di salvezza per l’Europa.
ORBAN NON È ISOLATO: È L’ULTIMO UOMO SANO IN UNA STANZA PIENA DI PAZZI
Siamo nel periodo della raccolta delle olive e della produzione dell’olio.
Sono segni per coloro che riflettono.
L’ulivo (زيتون, zaytūn) e l’olio d’oliva (زيت, zayt) sono infatti tra i simboli più ricchi e stratificati del pensiero islamico, con un significato che attraversa il Corano, gli hadith, e le opere sapienziali e mistiche della tradizione islamica.
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1. L’ulivo nel Corano
L’ulivo è menzionato esplicitamente *sette volte nel Corano, ma la più celebre e densa di significato è nel versetto della Luce (Āyat an-Nūr*, Sura 24:35):
> “Dio è la luce dei cieli e della terra… (La Sua luce è come quella di una lampada) alimentata da un albero benedetto, un ulivo né d’Oriente né d’Occidente, il cui olio sembra illuminare anche senza che il fuoco lo tocchi.”
> *(Cor. 24:35)*
Simbolismo
* L’ulivo come albero benedetto (شجرة مباركة): rappresenta la fonte di luce spirituale e di sapienza divina.
* “Né d’Oriente né d’Occidente”: indica una luce *universale, che trascende i limiti geografici, culturali e religiosi — la luce della verità assoluta.
* L’olio che quasi brilla da solo: simbolo della purezza dell’intelletto e del cuore, predisposti naturalmente a ricevere la luce di Dio.
In molte esegesi (es. al-Ghazālī, Mishkāt al-anwār), l’olio rappresenta la “conoscenza innata” (ʿilm ladunnī) o la fitra (la disposizione originaria dell’uomo verso il divino).
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2. Altri riferimenti coranici
* Sura 16:11 – “E (Dio) fa crescere per voi con essa (la pioggia) le messi, gli ulivi, le palme e le viti…”
L’ulivo come segno della provvidenza divina*e della vita..
* Sura 95:1 – “Per il fico e per l’ulivo!”
Giuramento divino: l’ulivo qui rappresenta la “terra santa” ma anche la benedizione spirituale.
* Sura 6:99 e 6:141 –
L’ulivo come frutto che produce olio per nutrimento e luce: segno della bontà e generosità divina.
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3. Negli Hadith
Ci sono vari hadith che elogiano l’olio d’oliva sia per il corpo sia per l’anima:
> “Mangiate l’olio e ungetevene, perché proviene da un albero benedetto.”
> *(Sunan Ibn Mājah, 3319; Tirmidhī, 1851)*
> “L’olio d’oliva è un rimedio per settanta malattie.”
> *(Ibn al-Qayyim, *Tibb an-Nabawī*).
Simbolismo spirituale negli hadith:
* L’uso esterno (ungere) e interno (mangiare) rappresentano la purificazione del corpo e dell’anima.
* L’albero dell’ulivo è “benedetto” non solo materialmente, ma perché radicato nella Luce divina.
* L’olio è visto come sostanza liminare tra materia e luce, perché materiale ma luminoso, dunque un ponte simbolico tra fisico e spirituale.
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4. Nella *sapienza e mistica islamica (tasawwuf)*
Nella tradizione sufi e filosofica, specialmente in autori come Ibn ʿArabī, Rūmī, al-Ghazālī, l’ulivo diventa metafora della *conoscenza luminosa e della presenza divina nel cuore del gnostico.
Simboli principali:
* L’albero dell’ulivo → l’albero dell’essere (shajarat al-wujūd), le cui radici affondano nella realtà divina e i cui rami raggiungono i mondi spirituali.
* *L’olio*→ la coscienza interiore, la “sostanza” del cuore illuminato.
* *La luce che arde nell’olio*→ l’atto della conoscenza divina nell’uomo.
In al-Ghazālī, *Mishkāt al-anwār*, si trova una spiegazione dettagliata:
> L’olio simboleggia l’intelletto puro, che è predisposto a ricevere la luce della rivelazione (nūr), e la lampada è il cuore umano.
Rūmī, nel Mathnawī, paragona l’olio d’oliva alla saggezza latente che, quando accesa dall’amore divino, diventa fiamma viva.
“Esistono leggi create da Dio, che regolano la vita dei popoli. Una di queste leggi e la legge del territorio. Dio ha dato un territorio determinato a ogni popolo perché viva, cresca, si sviluppi e possa creare su di esso la propria cultura.”
Ci aspettano tempi duri, molto probabilmente. Quelli in cui anche il ricordo del mistero glorioso dell’umano, nella sua tragicità incarnata, sarà offuscato dai potenti di questo mondo.
È, infatti, la consapevolezza della dignità assoluta di ognuno di noi, della nostra adesione alla sfera del divino, ciò che i signori dell’oscurità odiano di più: perché li smaschera.
In questa svolta, ci sono alcuni punti fermi da difendere. Uno tra questi è ritornare a lavorare sulla qualità. Questo mondo ti vuole dare la merda e farti credere che è cioccolato Lindt. E, purtroppo, spesso ci riescono. D’altronde, al popolo piace non ciò che vuole ma ciò che gli si dà, e se per anni gli si dà l’acqua di fogna, finirà per credere che è champagne.
La qualità non protesta, non si adira, non compara, non sminuisce. La qualità sta lì, come un segno di contraddizione, come una furia, e come un ricordo dolcissimo di qualcosa di altro, e di oltre, che ci chiama e ci reclama, ci convoca a sé.
La qualità è l’antidoto più potente a qualunque massificazione e istupidimento, diceva Bonhoeffer. La qualità è il frutto della disciplina, dell’umiltà, della virtù, dell’ascolto, di un anelito educato, di una sana determinazione.
Questo mondo odia la qualità. Penso ai talent musicali, dove nella giuria 3 persone su 4 non sanno neanche cantare, e vengono chiamate a valutare ragazzi che magari hanno un talento vero. E l’unico soggetto che ha almeno una tecnica canora di livello, viene messa a presentare dietro le quinte…
Se non ci indigniamo dinanzi a questa superbia, perché di questo parliamo, l’umano è stato già obliato. Sminuire il bello, il giusto, il vero, è l’atto più blasfemo che si possa immaginare.
Dobbiamo tornare invece a un gusto semplice, a lodare la bellezza, nella semplicità dell’umano, nella sua carne, nella sua storia, nel tessuto organico del suo dolore, nella varietà infinita del suo campo emotivo, senza idee astratte o estetismi. La bellezza è il ricordo della luce che ci ha creato e ci costituisce. E quindi si espone, ma non impone, né si mette a fare classifiche. Sta a lì a curarci. E basta.
In questa dittatura dell’osceno, lavorare sulla qualità può essere un grande esercizio spirituale, ma anche una forma di disobbedienza civile, e un primo passo per un’aggregazione culturale e politica, contestativa e rivoluzionaria.
(“Lezione per giovani di un giovane Shaykh” – racconti anonimi di vita islamica)
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Ciò che Allah dona — capacità, conoscenza, ricchezza, forza, parola, arte o intelligenza — non è un possesso, ma un amānah (fiducia, deposito, responsabilità) affidata all’uomo.
«In verità, proponemmo la Fiducia (al-amānah) ai cieli, alla terra e ai monti, ma essi rifiutarono di portarla e ne ebbero timore; l’uomo invece la prese su di sé — in verità egli è ingiusto e ignorante.»(Sura al-Aḥzāb 33:72)
Secondo al-Ṭabarī, al-Ghazālī e Ibn Kathīr, “la Fiducia” include ogni dono divino (ragione, libertà, conoscenza, potere) che implica responsabilità morale e spirituale.
L’uomo è custode (amīn) di ciò che gli è stato affidato, non proprietario.
«È Lui che vi ha fatti eredi sulla terra e vi ha elevato alcuni sopra altri in gradi, per provarvi in ciò che vi ha dato.» (Sura al-Anʿām 6:165)
Ogni talento, ogni dono, ogni risorsa è una prova: sarà giudicato su come ne ha fatto uso.
Ibn ʿAṭā’ Allāh (nei suoi Ḥikam) scrive:
“Ogni dono è una responsabilità: se ti avvicina a Dio, è una grazia; se ti distrae, è un inganno.”
«In verità, in quel Giorno sarete interrogati sui doni che vi sono stati concessi.»
(Sura al-Takāthur 102:8)
I sapienti (al-Qurṭubī, al-Bayḍāwī….) spiegano che questo versetto non riguarda solo beni materiali, ma anche facoltà, tempo, salute e intelligenza.
«Non seguire ciò di cui non hai conoscenza. In verità, l’udito, la vista e il cuore: di tutto ciò si sarà interrogati.» (Sura al-Isrāʾ 17:36)
Tutti i sensi e le facoltà sono amānāt: l’uomo dovrà rendere conto di come li ha usati.
Fatte queste premesse, lasciate che vi dica una cosa, cari ragazzi.
Vi siete mai chiesti cosa succede quando non rispettate quello che sapete fare?
Non il “talento” nel senso romantico, ma quella cosa che vi viene “naturale”, quella che sentite “vostra” anche quando vi fa paura.
Perché ognuno ha un Centro. Un luogo segreto dove le cose scorrono senza sforzo, dove le mani sanno, la voce sa, il cuore riconosce.
E se non lo ascoltate? Se lo lasciate marcire dietro le scuse, le paure, le opinioni degli altri?
Allora vi tradite. E soprattutto tradite la fiducia (amanah) di Allah.
Non subito, non in modo evidente. Ma lentamente.
Come una piccola crepa che cresce. Come un respiro che diventa corto. Come una vita che non sentite più vostra.
Non rispettare ciò che Allah vi ha donato, significa dimenticare chi siete.
Ed è una tristezza silenziosa, che non urla, ma pesa.
E forse il vero coraggio è sedersi davanti a se stessi e dire:
“Io questo lo so fare fi sabilillah, e non voglio più scappare da me”.
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“Lezione per giovani di un giovane Shaykh” – racconti anonimi di vita islamica
“La mente è l’origine di ogni malattia. Essere ossessionato dalla vittoria è una malattia. Essere ossessionato dalle arti marziali è una malattia. Essere ossessionato dal mostrare le proprie abilità è una malattia. Essere ossessionato dall’attacco è una malattia. Essere ossessionato dalla difesa è una malattia. Anche essere ossessionato dall’idea di eliminare la malattia… è una malattia. La malattia è ciò a cui la mente si aggrappa ossessivamente. E siccome tutte queste malattie abitano nella mente, Solo una mente pacata può liberarsi di loro.”
Il libro delle tradizioni di famiglia sulle arti marziali di Yagy ū Munenori (1571-1646) Libro II: “La spada che dà la vita”
Il « subconscio » contiene indubbiamente tutto ciò che, nell’individualità umana, costituisce tracce o vestigia degli stati inferiori dell’essere, e ciò con cui esso mette più sicuramente l’uomo in comunicazione è tutto ciò che, nel nostro mondo, rappresenta questi stessi stati inferiori.
Così, pretendere che si tratti di una comunicazione con il Divino significa, in realtà, collocare Dio negli stati inferiori dell’essere — in inferis, nel senso letterale di questa espressione; si tratta dunque di una dottrina propriamente « infernale », di un rovesciamento dell’ordine universale, ed è precisamente ciò che chiamiamo « satanismo ».
Ma, poiché è chiaro che ciò non è affatto voluto e che coloro che emettono o accettano simili teorie non si rendono conto della loro enormità, si tratta soltanto di un satanismo inconscio.
Gesù disse: ‘Beato colui che venne all’esistenza prima di venire all’esistenza.” (Vangelo di Tommaso 19 )
Nessuna anima esiste prima di esistere nella forma di essere umano (catechismo)
É su questa porcata che la Chiesa contraffatta ha costruito il suo impero. Negare la preesistenza significava abbattere completamente la verità della schiavitù della ruota delle reincarnazioni. Se l’anima nasce insieme al Corpo in una joint uomo – Dio, la reincarnazione è una fola. Il Tutto sembra irrilevante, questione di poco conto ma non lo è per nulla. Ogni cosa fatta da quel nido di vespe ha portato vantaggi all’impero delle Potenze, ogni cosa! È nessuno può avere la minima idea di quanto io detesti quella razza…
Rashi, il piu celebre interpete LETTERALISTA , interpretò Genesi 3:15 in senso naturalistico, riferendosi al conflitto tra serpenti e umanità, affermando: “Non starai in piedi, gli morderai il calcagno e da lì lo ucciderai”. Qualche secolo dopo, il riformatore Giovanni Calvino seguì l’approccio naturalistico di Rashi, affermando: “Interpreto questo semplicemente nel senso che dovrebbe esserci sempre la lotta ostile tra la razza umana e i serpenti, che ora è evidente”.
CERTO, UN TESTO SACRO PER ILLUSTRARE LA GUERRA DEI SERPENTI AL GENERE UMANO…
La forma di Buddhismo che pratico deriva da un libro intitolato Visuddhimmaga. Visuddhimmaga significa “Via della Purificazione”. Questa purificazione di cui si parla è la rimozione dei veleni dal Corpo e dalla Mente. I veleni nel Corpo provengono principalmente da cibi sbagliati, e la purificazione del Corpo è un aspetto del processo. Digiuno, etc. L’altro aspetto è la purificazione della Mente. Tutti noi abbiamo questa enorme quantità di programmi spazzatura, veleni mentali, che devono essere rimossi prima di poter raggiungere uno Stato di Concentrazione. Ogniqualvolta che ci sediamo per la prima volta a Meditare, tutta la spazzatura del subconscio emerge. In un certo senso galleggia in superficie nella Mente. Traumi, discussioni, paure, ricordi, ecc.
L’immagine qui è quella del Buddha e del demone Mara. Mara era una sorta di tentatore pel Buddha, e potete vederlo in senso letterale o metaforico. Se iniziate ad addentrarvi nella Meditazione, incontrerete Mara, com’è successo a me. E Mara vi scaglierà in faccia ogni paura che abbiate mai avuto. E quando affronti queste paure, una per una, e questo processo può richiedere settimane, mesi, anni o vite intere, a seconda di quanto duramente lavori, alla fine arriverà un momento in cui Mara non avrà più nulla da dire. E allorché Mara tace, il tuo dialogo interiore s’interrompe e pella prima volta in tutta la tua vita sperimenti l’illuminazione, il Samadhi, il Nirvana. Non è permanente, devi continuare a lavorarci o lo perderai. Mara tornerà subito se non rimani concentrato sul Sentiero della Purificazione.