Cina e Germania: forse non è chiaro quanto sta accadendo

di Vincenzo Costa

26 Ottobre 2025

Non è solo che i cinesi hanno rifiutato di ricevere il ministro degli esteri tedesco, con un gesto senza precedenti. E che questi andava per mettere a posto la fornitura di minerali rari e altri prodotti da cui l’industria tedesca dipende completamente. I cinesi hanno detto: non c’è niente di cui discutere e non abbiamo tempo da perdere.

La Cina non vuole ricattare nessuno: ha semplicemente risposto alle sanzioni ricattatorie della UE, alla mancanza di rispetto per la sovranità della Cina, a chi vorrebbe dettargli come si deve comportare, con l’ingiunzione di non comprare gas e petrolio russo. E in maniera molto cortese la Cina ha detto: “noi non vi diciamo come dovete agire, e voi come mi permettete di dire a noi come dovremmo agire noi?” Hanno detto che la UE è maleducata, fatta di cretini, giovane e vecchi, che credono ancora di poter spadroneggiare. Hanno detto, molto chiaramente: disponibili a discutere, e noi vi rispettiamo, anche quando siete pazzi. Ma esigiamo rispetto da voi.

Se credete di bullizzarci vi facciamo a pezzi.

Adesso in Germania, e basta guardare i TG, sono presi da una crisi isterica. Perché la Germania è già in recessione, l’industria è in fibrillazione. Se non si risolve questa disputa con la Cina la crisi si aggraverà, l’economia rallenterà. Le sanzioni di Trump sul petrolio russo danneggiano la Germania, che ha chiesto delle eccezioni.

Insomma: LA STORIA DELLE SANZIONI È DIVENTATA UNA GUERRA INTERNA ALL’OCCIDENTE.

Questi sono i risultati di una banda di pazzi. Altro che unità dell’Occidente.

Ma c’è poco da sorridere delle sventure dei tedeschi, perché il rallentamento dell’economia tedesca avrà effetti anche sulla nostra, dato che se si ferma l’economia tedesca si fermano gli ordinativi all’industria del nord, diminuisce il gettito fiscale.

Però Calenda dice che dobbiamo spezzare le reni alla Russia, che bisogna isolarla.

La realtà è che non stiamo isolando la Russia: ci stiamo isolando dal mondo. Siamo noi gli isolati. Qualche vecchio può produrre fiumi di retorica, ma la realtà è la roccia dove la vanga si piega. E quella retorica la pagheranno le famiglie.

La verità è molto semplice: la comunità internazionale ne ha le scatole piene della boria europea.

C’è un mondo che vuole nascere, e nascerà.

La scelta è solo se nascerà perché in Europa è maturata una coscienza nuova e più matura del nostro ruolo nel mondo o dopo una guerra devastante.

Tratto da: L’Antidiplomatico

Cina e Germania: forse non è chiaro quanto sta accadendo
Cina e Germania: forse non è chiaro quanto sta accadendo

CHI GOVERNA IL MONDO?

Videoconferenza del canale YouTube DON CURZIO NITOGLIA, trasmesso in diretta streaming online il giorno 3 aprile 2024.

Questo episodio è una chiacchierata con don Curzio Nitoglia in merito a vari argomenti. Tocchiamo temi controversi, sia di attualità che del passato come: Chi comanda oggi il mondo? Qual è il vero motivo per cui il sinedrio condannò Gesù? Qual è la situazione della Chiesa odierna? Qual è oggi l’influenza dell’Islam sul mondo occidentale? Qual è il ruolo di Russia e Stati Uniti, oggi?

CHI GOVERNA IL MONDO?

LA STORIA DI MARGUERITE PORETE

di Mike Plato

Marguerite Porete (Hennegau, 1250/1260 – Parigi, 1º giugno 1310) è stata una religiosa e scrittrice francese, autrice de Lo specchio delle anime semplici, un’opera sulla spiritualità cristiana riguardante l’agape (amor sacro per Dio e i fratelli in spirito). Fu bruciata sul rogo per eresia a Parigi il 1º giugno 1310 in Place de Grève, dopo un lungo processo per aver rifiutato di togliere il suo libro dalla circolazione e per aver rifiutato di ritrattare le sue idee. Il libro è considerato una delle fonti principali della dottrina medievale dell’eresia del Libero Spirito…

Cosa abbiamo qui? Una mistica che di fatto diceva che la CHIESA è una falsa mediatrice e che il contatto con Dio è diretto attraverso il mediatore interiore (uomo interiore)….

FU BRUCIATA VIVA PERCHE SCOMODA A QUEI MALEDETTI CHE HANNO PROSPERATO PER 18 SECOLI SPAZZANDO VIA LA DISSIDENZA, E CHE HA CREATO UNA FABBRICA DI SANTI, SEMPRE CHE LIGI E FEDELI ALLA PROSTITUTA DALLE SETTE TESTE….

LA STORIA DI MARGUERITE PORETE
LA STORIA DI MARGUERITE PORETE

I pilastri fondamentali della “teologia della resistenza”

a cura di Agenzia Hawzah News

Dopo l’operazione del 7 ottobre, la “teologia della resistenza” è tornata al centro del dibattito islamico. Fondata su basi teologiche, epistemologiche, antropologiche e cosmologiche, questa visione integra fede, discernimento e responsabilità sociale.

Agenzia Hawzah News – Tra le conseguenze più significative dell’operazione “Tempesta al-Aqsa”, avvenuta il 7 ottobre 2023, vi è il rinnovato interesse per la “teologia della resistenza” da parte di pensatori e studiosi delle scienze islamiche e umane. Un concetto che, pur non nuovo, continua ad attrarre riflessioni specialistiche e tentativi di diffusione sociale.

Un punto di svolta

Secondo il giornalista Danyal Basir, la vittoria morale del popolo di Gaza — iniziata con la Tempesta al-Aqsa e proseguita con una resistenza straordinaria contro l’occupazione israeliana — può essere letta come manifestazione concreta della teologia della resistenza. Basir sottolinea che questa teologia si fonda su tawhid, fede in Dio e certezza nell’aiuto divino, e poggia su pilastri teologici, gnoseologici, antropologici e cosmologici che meritano attenzione specifica.

Il primato della teologia

Basir evidenzia che il cuore della teologia della resistenza è la sovranità divina in ogni ambito della vita, la fiducia nella provvidenza e la ricerca del compiacimento divino. I maestri ispirati dal Corano e dagli insegnamenti degli Imam hanno insegnato che chi si affida a Dio è destinato alla vittoria.

Libertà e responsabilità

Sul piano antropologico, la teologia della resistenza valorizza libertà e responsabilità, in contrasto con visioni contemporanee come la teologia della liberazione, dove l’uomo prende il posto di Dio. Qui, invece, la lotta è tra volontà e determinazioni: chi ha più fermezza, prevale. Se la società si muove verso il cambiamento, il fronte della verità si rafforza.

Giustizia contro il dominio

La visione cosmologica della teologia della resistenza si fonda sulla giustizia e sulla lotta contro ogni forma di oppressione. La resistenza è una risposta legittima al dominio del falso, e il suo esito è onore e vittoria. Il Corano, nella Sura Āl ʿImrān, versetto 146, celebra la fermezza dei profeti e dei loro compagni, amati da Dio per la loro pazienza.

Un modello di coesione

Secondo l’Hujjat al-Islam Muhammad Kashizadeh, membro del corpo accademico del Centro per la Cultura e il Pensiero Islamico, la teologia della resistenza, fondata sul tawhid e sulla wilaya, può offrire un modello di coesione nazionale. A differenza delle unità reattive e temporanee, essa garantisce continuità identitaria e sociale grazie alla wilayat al-faqih, intesa come prolungamento della sovranità divina.

Islam e identità nazionale

Questa visione può generare una forma di nazionalismo islamico, non basato su etnia o interessi contingenti, ma su fede, razionalità religiosa e legame storico con la guida divina. In tal modo, la teologia della resistenza risponde sia alle minacce esterne sia alla necessità di costruire una civiltà islamica duratura.

La prova della guerra

Kashizadeh cita come esempio concreto la valorosa resistenza del popolo iraniano durante la guerra dei 12 giorni con il regime israeliano. Nonostante le pressioni esterne, la coesione nazionale non solo è rimasta intatta, ma ha rafforzato la profondità strategica della Repubblica Islamica. La resistenza iraniana non può essere compresa senza considerare il ruolo centrale della wilayat al-faqih.

Conclusione

La teologia della resistenza, tornata al centro del dibattito islamico dopo la Tempesta al-Aqsa, si configura come una visione integrata che unisce tawhid, guida sapienziale e giustizia sociale. Dai profeti celebrati nel Corano alla fermezza del popolo di Gaza, fino alla coesione strategica della Repubblica Islamica, essa mostra come la sovranità divina possa tradursi in forza storica e capacità di costruzione. In contrasto con approcci che separano fede e politica, questa teologia propone una grammatica alternativa per pensare il futuro: radicata nella fede, capace di generare resistenza, orientamento e speranza.

Tratto da: Hawzah News

I pilastri fondamentali della “teologia della resistenza”
I pilastri fondamentali della “teologia della resistenza”

IL TANTRA DI RUDRA

di Luca Rudra Vincenzini

“Aṅgeṣu devatāḥ sarvā nyastāḥ syur mantrapūrvakam”,” [che] le divinità (devatāḥ) siano insediate (nyastāḥ syuḥ) in tutte (sarvāḥ) le parti del corpo (aṅgeṣu) accompagnate dalle formule (mantra-pūrvakam)”,

Kularṇava Tantra (Rudra).

È pratica abituale nel tantraśaiva e śākta l’istallazione (nyāsa) delle Divinità tutelari, della scuola iniziatica (kula) di riferimento, nel corpo per mezzo degli aṅgamantra (6 o 10 in base alla tradizione).

Attraverso questa procedura si attivano gli involucri sottili e, come asserisce Abhinavagupta nel Tantrāloka, l’iniziato per mezzo delle potenze risvegliate diviene una parziale incarnazione di Rudra, questo sino alla completa istallazione della forza (parāśaktibala).

IL TANTRA DI RUDRA
IL TANTRA DI RUDRA

IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI

di Oreste Caroppo

ESEMPIO DELL’INCAPACITÀ DI GIUDIZIO DEI FALSI-ECOLOGISTI DEL NOSTRO TEMPO

Fanno quelli che hanno raggiunto un livello superiore di coscienza, parlano, nel fastidioso lessico New Age che scimmiotta la Fisica quantistica, di “salto quantico”, dicono che hanno capito che non esistono le “malerbe” “tutte le erbe sono utili, nessuna è cattiva, non vanno diserbate”, dichiarano di aver smascherato gli agronomi venduti alle multinazionali che ci avevano inculcato il concetto mistificatorio di “malerba” strumentale al loro business

Orbene come non essere contenti di questo loro “salto quantico di coscienza”!

Poi nel loro giardino scoprono di avere un albero di Ailanto, anche detto Albero del Paradiso, tu ti aspetti che fumighino incensi di fronte a cotanta meravigliosa creatura arborea, e invece eccoli che imprecano contro di esso “pianta aliena infestante puzzona”, così hanno detto, sorta di fatwa, a Geo&Geo, programma ormai fortemente intriso di falso Green, la Pravda dell’ideologia falso-ecologista, e si arrovellano nell’escogitare i metodi migliori e di fatto i più sadici per estirparlo completamente, ucciderlo in ogni possibile gemma, annientarlo annichilirlo.

Quelle medesime multinazionali che nel claudicante salto quantico di questi rischiavano di non avere più business si sono messe a demonizzare altre piante con altre scuse, nuove forme del medesimo becero RAZZISMO VERDE che questi stupidotti perbenisti non sono riusciti a cogliere.

IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI
IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI

CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS

a cura di Aurhora Pronobis

185 PAESI POSSONO ORA COMMERCIARE UTILIZZANDO IL SISTEMA DI PAGAMENTO SOSTENUTO DAI BRICS E DALLA CINA — BYPASSANDO SWIFT, EVITANDO SANZIONI E PROSCIUGANDO LA LINFA VITALE DEL DOLLARO.

Se questo non ti sembra il suono dei tamburi funebri dell’egemonia finanziaria occidentale… allora non stai prestando attenzione. La rivoluzione globale dei pagamenti guidata dai BRICS ha silenziosamente aggirato l’ordine finanziario occidentale e non ha avuto bisogno di un missile, di un carro armato o di un vertice del G7. Solo yuan. Infrastrutture. E 20 anni di pazienza strategica. Al centro di questo cambiamento monetario tettonico c’è CIPS, il Sistema di Pagamenti Interbancari Transfrontalieri della Cina, che ora facilita le transazioni in 185 paesi. E mentre gli esperti occidentali deridono dietro occhiali tinti di dollari, la realtà è questa:

CIPS ha già elaborato ¥52 trilioni (7 trilioni di dollari) in regolamenti, superando SWIFT in diversi corridoi strategici. Il 95% del commercio tra Russia e Cina è ora regolato in valute locali. Oltre 40 nazioni, molte nel Sud Globale, stanno già regolando debiti e flussi di materie prime tramite CIPS, completamente al di fuori della griglia di sorveglianza finanziaria occidentale.

Ma decifriamo cosa significa davvero:

Non si tratta solo dei BRICS. Si tratta di decolonizzare il sistema valutario. La Maggioranza Globale, una volta costretta a inginocchiarsi davanti all’altare del dollaro USA, sta ora tracciando progetti per un mondo post-dollaro. Silenziosamente. Sistematicamente. E senza bisogno delle manette del FMI.

E l’Occidente?

Ancora impegnato a congratularsi per aver armato SWIFT, una mossa così arrogante da aver forzato la nascita del suo stesso sostituto. Hanno trasformato le rotaie dei pagamenti globali in un’arma… e ora sono scioccati che il mondo stia costruendo treni corazzati. Nel frattempo, gli alleati di Washington, aggrappati al cadavere in decomposizione dell’Impero, vengono superati in astuzia. Mentre discutono di pronomi di genere ed esportano inflazione, il resto del mondo sta assicurandosi energia, cibo e commercio, nelle proprie valute. Non devi immaginare come appare un sistema finanziario multipolare. Stai vivendo la sua genesi.

CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS
CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS

La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza

di Zela Santi

26 Ottobre 2025

Usa e Israele svuotano il concetto di legalità: Rubio attacca l’UNRWA come “filiale di Hamas”, l’Onu viene delegittimato e Gaza si trasforma in un protettorato americano. La pulizia etnica procede fuori dal controllo internazionale, con fame e silenzi imposti.

Quando legalità diventa parola d’ordine per offesa: Usa, Israele e la delegittimazione dell’Onu

Nel pantheon delle ipocrisie geopolitiche, raramente assistiamo a uno spettacolo tanto crudele quanto lucido: Stati Uniti e Israele relegano il concetto di “legalità internazionale” al rango di retorica vuota, mentre attaccano l’Onu, silenziano l’UNRWA e impongono un ordine che non ammette testimoni.

Il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato senza riserve che l’UNRWA è “una filiale di Hamas”, annullando ogni possibilità che l’agenzia Onu partecipi all’erogazione degli aiuti nella Striscia di Gaza. Dietro la frase politica, risuona una strategia molto più radicale: delegittimare chi potrebbe testimoniare, denunciare, ostacolare la pulizia di un territorio.

La guerra ideologica all’Onu

Da tempo, gli Usa mostrano il loro fastidio verso il multilateralismo: Trump, già in carica, attaccò le Nazioni Unite in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Onu, liquidando il loro operato come “lettere forti” — parole vuote che non risolvono conflitti. Oggi, la stessa narrazione è rilanciata con vigore: le istituzioni internazionali non sarebbero che un freno per la “sovranità planetaria del dollaro”.

L’UNRWA diventa il primo contendente: accusata di impiegare “terroristi”, privata della sua funzione nei corridoi umanitari, messa allo stesso livello dei partiti armati. Ma la Corte internazionale di giustizia non ha mai trovato prove concrete che confermino queste accuse. E così, senza testimoni, la pulizia etnica può procedere — senza verifiche, interrogazioni o controlli.

Fame, protettorato e silenzi compiacenti

La Striscia di Gaza è ormai terreno di guerra, ma non solo con bombe: la fame è una delle armi più sistematiche. Il protettorato statunitense che si profila — noto come “Centro di Coordinamento Civile-Militare” — annuncia un ruolo centrale nel controllo del cessate il fuoco e nella supervisione degli aiuti. 200 militari americani collaborano con forze israeliane ed europee nei magazzini di Kiryat Gat.

E l’Onu? Tagliato fuori, depotenziato, trattato come un fastidio. Gli Usa hanno già abbandonato UNESCO, OMS e Consiglio Diritti Umani. Centinaia di milioni sono stati stornati dal budget dell’Onu, con l’intento di privare l’organizzazione della capacità di promuovere pace, diritti e aiuti ai rifugiati. Con il silenzio imposto sull’UNRWA, il regime ottiene un effetto collaterale: il testimone scomodo viene estromesso.

La legalità internazionale non è più strumento, ma arma contro chi osa esigere trasparenza. E nel teatro del Medio Oriente, chi strilla di diritti viene zittito, chi tace può essere più pericoloso di chi spara.

Tratto da: Kultur Jam

La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza
La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza

INTERIORISMO TEOLOGICO

a cura di Vincenzo Di Maio

L’interiorismo teologico è un modo di definire il rapporto teologico della fede cristiana con le religioni non-cristiane al di là dei modelli abituali dell’esclusivismo, dell’inclusivismo e del pluralismo. L’interiorismo però non costituisce un quarto modello di classificazione entro i limiti della precomprensione dei suddetti tre, ma si presenta come alternativa a queste precomprensioni religiose.

Secondo il teologo italo-tedesco Gerhard Gäde, l’interiorismo costituirebbe la comprensione appropriatamente cristiana delle religioni non-cristiane. Esso è da considerare perciò un’ermeneutica cristiana delle religioni. L’interiorismo si distingue dall’esclusivismo e dall’inclusivismo evitando un’attitudine di superiorità nei confronti delle altre religioni, e dal pluralismo rifiutando ogni relativizzazione della pretesa cristiana di verità. Con un approccio interiorista, da parte cristiana è possibile riconoscere alle altre religioni non soltanto una verità frammentaria, bensì verità altrettanto insuperabile quanto è testimoniata della propria fede cristiana.

Il presupposto filosofico dell’interiorismo consiste nella dottrina scolastica sull’unilateralità della relazione del creato con Dio (vedi Tommaso d’Aquino). Il creato non può essere considerato termine costitutivo di una relazione reale di Dio con il creato. Da lì risulta una problematizzazione radicale di ogni pretesa di rivelazione. Questo problema verrebbe risolto soltanto dal messaggio cristiano che testimonia che il mondo è da sempre accolto in una relazione di Dio con Dio e quindi non è termine costitutivo di questa relazione. Soltanto con questa concezione trinitaria e l’incarnazione del Figlio il concetto di rivelazione ossia di “Parola di Dio” riceverebbe un senso intelligibile (Peter Knauer).

Metodologicamente l’interiorismo quindi anzitutto mette in questione tutte le pretese religiose di rivelazione che rivendicano una relazione reale di Dio con il mondo. Questa problematizzazione coinvolge anche la pretesa della Scrittura d’Israele di contenere la Parola di Dio. Solo letta alla luce della fede in Cristo come “Antico Testamento”, questa Scrittura diventa universalmente intelligibile come Parola di Dio. Il messaggio cristiano ne rivelerebbe questa sua qualità (cf. 2Cor 3,14-16). In questo rapporto dei due Testamenti biblici l’interiorismo vede il paradigma o modello per stabilire un rapporto anche con altre religioni e scoprire in loro la loro qualità di Parola di Dio.

Mentre il pluralismo religioso (John Hick) riesce a riconoscere verità (relativa) alle altre religioni soltanto relativizzando la propria pretesa religiosa di verità, l’interiorismo vede nella verità insuperabile del messaggio cristiano la base epistemologica per riconoscere altrettanta verità prima alla Scrittura d’Israele e poi (su questo modello) anche ad altre religioni. Per l’interiorismo Cristo quindi è l’unica chiave ermeneutica per svelare e riconoscere questa verità ancora nascosta nelle altre religioni, ad esempio nell’islam, nell’induismo, nel buddhismo e nel taoismo.

Tratto da: Wikipedia

INTERIORISMO TEOLOGICO
INTERIORISMO TEOLOGICO

UNA NUOVA ED ETERNA ELITE

a cura di Sarah Smid

La scienza non ce lo permette, la Tradizione ci consiglia di rivolgerci ad una sola élite; verrà da noi chi vuole, camminerà con noi chi può. Questa affermazione non è una confessione di orgoglio; siamo semplici servi della verità Hautaine. I custodi di un tesoro possono essere tanto poveri quanto incorruttibili; umilmente confessiamo la nostra povertà, ed è il tesoro stesso che ci rende difficile accedere.

Non scoraggiamo nessuno perché ci riteniamo superiori agli altri; ma non assumiamo nessuno perché non abbiamo promesse da fare. È in se stesso che chi è in grado di seguirci troverà la ricompensa per seguirci.

… È su queste parole che concluderemo, pensando di aver detto abbastanza per mostrare quali sono le nostre intenzioni, e auguriamo ai nostri lettori disposizioni simili per raggiungere l’obiettivo unico che proponiamo, la Conoscenza perfetta con cui acquisiamo la Beatitudine eterna.

Nato a La Gnose – René Guénon

UNA NUOVA ED ETERNA ELITE
UNA NUOVA ED ETERNA ELITE