“Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.”
“A livello personale ritengo che l’unione d’Amore tra una donna ed un uomo sia la più grande opportunità evolutiva che si presenti nella vita.
Ma è anche una delle sfida più ardue e coraggiose da affrontare.
Non parlo naturalmente delle infatuazioni di cui ci nutriamo continuamente per riempire i vuoti della nostra esistenza, dei facili innamoramenti che per qualche tempo, spesso breve, ci permettono di perderci nel gioco seducente della passione costruita ad arte dal potere della fantasia.
Parlo dell’incontro di due esseri che si riconoscono e sono pronti a giocarsi la vita, sapendo che nulla sarà più come prima di essersi trovati.
Ci vuole coraggio perché l’Amore che affonda le sue radici nell’essenza individuale obbliga a spogliarsi di tutto ciò che ne impedisce la totale espressione, conducendoci nel viaggio di scelta consapevole e reciproca di unire gli intenti per affrontare la ferita del cuore che fin dai primi anni di vita ha marchiato la nostra già fragile umanità.
I due amanti sono messi di fronte alla prima grande prova che si manifesta in una domanda: quanto amore ho sviluppato per me stesso?
Ad essa seguono le altre: quanto mi sento in diritto di essere amato, quanto mi sento in diritto di accogliere la mia libertà, quanto sono in grado di lasciare i miei confortevoli riferimenti, quanta parte di bisogno inquina il mio amore?
L’intensità di amore è proporzionata alla capacità di essere liberi.
Ma i due esseri che si trovano partono comunque da una storia di dipendenze e di mancati riconoscimenti.
Ed è qui che inizia il viaggio coraggioso.
Nell’Amore nasce una alleanza tra questi due esseri, nasce l’intento di accogliere le rispettive fragilità.
La potenza dell’Amore consente di affrontarle insieme come due guerrieri che combattono fianco a fianco.
Ognuno dà all’altro la forza di diventare ciò che è già nella sua natura più intima.
Attraverso quella donna (e non un’altra)l’uomo sviluppa la forza della Natura rigogliosa, dalle mille forme.
Attraverso quell’uomo (e non un altro) la donna sviluppa la forza del Creatore che stabile si erge.
Il Dio e la Dea si uniscono all’interno di ogni individuo.”
<<IL RE DI UNA TORRE E’ IL SERVO DELLA GLEBA DI QUELLA SEGUENTE: MISTERO DELLA LAMA XVI.>>
(non-Chiara)
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Più o meno tutti conosciamo il significato di pericolo che porta la Lama XVI dei Tarocchi (La Torre): non esiste spiegazione di questa Lama che non ne evidenzi il messaggio di distruzione che investe colui che si erge superbo della propria “grandezza” interiore, il delirio dell’ego spiritualizzato.
Però, a quanto pare, esiste anche un’altra interpretazione, in pieno rispetto dei livelli del cabalistico P.a.R.D.e.S., e questo flash me ne ha offerto sorprendentemente un’ulteriore…
Secondo il modo di intendere del flash infatti, il re che cade dalla torre rappresenterebbe il massimo sviluppo spirituale raggiunto ad un certo livello vibrazionale, livello rappresentato dalla torre da scalare.
Per passare al livello superiore e rizzare la torre del grado vibrazionale seguente, bisogna lavorare coi mattoni intatti caduti a causa della distruzione della torre precedente, coi quali è possibile erigere la nuova torre. In questo caso allora, i mattoni intatti rappresenterebbero ciò che di valido siamo riusciti a edificare sviluppando i talenti interiori e sgrezzando la nostra Pietra.
Significativa trovo la definizione di SERVO DELLA GLEBA per l’uomo che si ritrova a edificare e poi scalare la nuova torre: non è la propria terra (zolla di terra) interiore che un Alchimista deve saper lavorare per elevarsi dallo stato di schiavo a quello di Re?
Sul Cammino di Ritorno ci sono quindi tante torri quanti sono i livelli da superare, e ogni passaggio di ottava è preceduto da una caduta/prova la quale può essere non esclusivamente di natura interiore, ma anche fisica abbinandosi all’espulsione dei vecchi paradigmi. Il nostro fisico è espressione esterna del nostro animico interiore ed è logico che, modificandosi/espandendosi l’interiore, lo stesso sforzo debba essere sostenuto anche dall’esteriore. Non esistono confini fissi nei vari elementi costitutivi di un uomo: tutto è espressione di un’unità a vari stadi di manifestazione e cristallizzazione. Siamo noi che riusciamo a concepire solo linearmente con un prima, un adesso ed un poi ma, se facciamo lo sforzo di staccarci da questa interpretazione oggettiva spazio-temporale, ci accorgeremmo che in realtà, come esseri essenti, non esiste né prima né dopo e neanche inizio e né fine essendo il Tutto (ed anche noi che ne facciamo parte) un gran circolo omnicomprensivo e multidirezionale: in sintesi una sfera infinita.
Mi faccio una domanda: quante torri dovrà edificare e distruggere un figlio di Dio prima di tornare a Casa?
Un’eventuale adesione al BRICS dell’Italia saldamente legata a UE, NATO e USA, apporterebbe diversificazione e ampliamento al proprio margine diplomatico e geopolitico senza dipendere più completamente da Bruxelles e da Washington, con più spazio di manovra nel Mediterraneo e verso l’Africa, regioni cruciali per i BRICS.
Il BRICS da semplice forum economico si sta man mano evolvendo a pilastro del nuovo ordine multipolare, promuovendo cooperazione, sviluppo e autonomia dei Paesi emergenti. Se riuscirà a superare le rivalità interne e a costruire istituzioni solide, potrebbe segnare la fine del monopolio geopolitico Anglo Occidentale e l’inizio di un equilibrio mondiale più inclusivo.
A ● Consolidamento economico e monetario
riducendo la dipendenza dal sistema SWIFT e. dal dominio del dollaro. Stabilizzazione dei tassi di cambio favorendo scambi più equi.
B ●Espansione geopolitica, più sicurezza alimentare energetica, con il possibile allargamento del gruppo ad altri paesi emergenti.
C ● Cooperazione infrastrutturale. La Nuova Banca di Sviluppo (NDB) dei BRICS può diventare una vera alternativa alla Banca Mondiale e al FMI.
D ● I Paesi BRICS possono ridurre la loro dipendenza finanziaria e commerciale dall’Occidente, avendo accesso a finanziamenti in valute locali o in moneta BRICS.
E ● Diversificazione dei mercati. Avere nuovi canali di scambio con partner non occidentali significa maggiore resistenza alle crisi (come sanzioni o recessioni USA/UE).
F ● Un mondo multipolare, in cui più potenze cooperano invece di competere distruttivamente, può portare a una governance globale più equilibrata e stabile.
G ● Nuovi modelli di sviluppo con un’idea di globalizzazione più equa, basata su scambio di risorse e conoscenze, non solo sulla finanza o sul debito.
L’ITALIA NEI BRICS AVVEREREBBE IL SOGNO DI ENRICO MATTEI
Per la prima volta, gli esponenti della religione tradizionale della Siberia, si riuniscono in un Congresso per eleggere lo Sciamano Supremo: Kara-Ool Dopchun-Ool. Gli adepti della tradizione animista non vogliono fondi dallo Stato e non chiedono di erigere luoghi di culto. Promessa battaglia contro gli impostori che truffano il popolo.
Mosca – Gli sciamani di Russia hanno intenzione di unirsi in un’unica organizzazione, e ottenere il riconoscimento statale come “quinta religione tradizionale”. Lo ha dichiarato lo sciamano russo Artur Tsybikov alla conferenza stampa tenuta presso l’agenzia Interfax di Irkutsk (in Siberia) lo scorso 19 giugno. In effetti, nel preambolo della legge russa sulla libertà religiosa, in vigore dal 1997, è scritto che le religioni tradizionali sono quattro: Ortodossia, Islam, Buddismo e Ebraismo.
Tsybikov ha comunicato che “è stata preparata una lettera aperta all’indirizzo del presidente della Federazione Russa e al Consiglio della Federazione, con la richiesta di esaminare la questione. Nei prossimi giorni la invieremo a Mosca”. Egli ha precisato che la lettera è stata redatta dopo le prime votazioni in tutta la storia della Russia dello Sciamano Supremo del paese; in giugno è stato eletto un cittadino della regione di Tuva (in Siberia centrale, dove vivono i turchi-mongoli o urianhaj), Kara-Ool Dopchun-Ool. Il Congresso – detto dello “Spirito dell’Orso” – si è tenuto a Tuva dall’8 al 10 giugno, e l’esito delle votazioni tra gli sciamani è stato quasi unanime (115 voti su 116).
Gli sciamani non chiedono di accedere ai finanziamenti statali per il sostegno alla cultura e alla religione (che vanno per il 90% alla Chiesa Ortodossa).
Secondo Tsybikov, lo sciamanesimo non ha bisogno di chiese e strutture, perché “si basa sulla presenza delle forze spirituali della natura. Per esempio, uno dei nostri luoghi di culto è il golfo di Burkhan sull’isola Olkhon, nel lago Bajkal, dove non si può costruire alcuna chiesa. Inoltre non vogliamo dare fastidio alla gente nelle città, con la celebrazione dei nostri riti; lo sciamanesimo è un aiuto per le persone. Faremo dei centri sciamanici nostri, separati da tutto”.
Secondo i propri adepti la religione sciamanica sarebbe già molto diffusa in Russia, anche se molti suoi seguaci non vogliono farsi registrare. Secondo Tsybikov, la registrazione servirebbe ad allontanare e scoraggiare i tanti truffatori che si vendono come sciamani, distinguendoli da quelli ufficiali. “Apriremo un sito dove tutti potranno ricevere piena informazione su ogni singolo sciamano”, ha assicurato il portavoce.
Lo stesso neo-eletto Sciamano supremo Dopchun-Ool ha poi rilasciato, il 20 giugno, un’intervista a NG-Religija in cui ha ricordato la grande importanza storica dello sciamanesimo, religione presente in tante culture antiche con i Magi, i Baksy e i Khamy, e tanti altri nomi per indicare guaritori, indovini, veggenti. Il capo degli sciamani russi sostiene che “gli sciamani hanno bisogno di un leader, per iniziare un vero dialogo tra le tradizioni di popoli diversi”.
Al Congresso si è deciso di formare un consiglio di 9 membri che affianchi lo Sciamano supremo, allo scopo anche di precisare i contenuti “dottrinali” dello sciamanesimo, che a differenza delle varie forme di magia sarebbe, secondo i suoi adepti, “una vera religione, sottomessa alla divinità o agli spiriti” con delle liturgie apposite, per cui gli sciamani avrebbero “una vera funzione sacerdotale”.
Il Congresso di giugno è stato visitato e sostenuto ufficialmente dal presidente della Repubblica autonoma di Tuva, Sholban Kara-Ool, che ha ricordato come “i tuvani sono molto attaccati alle proprie antiche tradizioni. Noi siamo abituati a vivere per strada, come i nostri antenati mongoli. I nomadi conservano nell’anima un posto speciale per gli spiriti della terra, soprattutto abbiamo una grande devozione per le sorgenti. I sacramenti sciamanici sono la forza che tiene insieme il nostro popolo”.
Non è la prima volta che gruppi neo-pagani russi tentano la via della registrazione ufficiale, come si era verificato qualche anno fa anche con gli sciamani buriati di Jakuzia, nella Siberia più estrema. In tempi di forti riduzioni per la libertà religiosa delle organizzazioni meno gradite all’Ortodossia “statale”, i culti locali delle regioni asiatiche trovano in realtà nuove opportunità per essere accettate a livello ufficiale. Ad esse si può effettivamente attribuire il carattere etnico-tradizionale (…)
Tratto da un Articolo di Vladimir Rozanskij (AsiaNews)
Immagine tratta dalla mostra di Trento, 2023, dal titolo: Sciamani-Comunicare con l’invisibile
GLI SCIAMANI RUSSI ELEGGONO IL LORO LEADER SUPREMO
Tutti conosciamo la metafora del numero della “bestia” il ciclo 666.
Gli inventori di questa favola avevano uno scopo ben preciso: seppellire sotto il mito del diavolo, con le corna e la coda, un segreto che molti illuminati conoscono da secoli, primi fra tutti gli Ermetisti e gli Alchimisti, cioè, la conoscenza della chimica che permea l’Universo, Uomo compreso.
Alcune profezie spiegano che un giorno, sconosciuto a tutti, due aspetti avrebbero spinto la Civiltà Umana verso una radicale trasformazione, unica, senza precedenti.
IL SOLE e IL CARBONIO
Questa trasformazione, secondo le profezie, porterà molteplici carismi, ad ogni individuo, annullando in alcuni casi anche le leggi della fisica a noi conosciute.
Mutazioni che vediamo solitamente solo nei film della Marwel.
L’Uomo attualmente è un essere grezzo, avvinghiato nelle sue distorsioni egoiche, nella sua inevitabile identificazione con la materia e da una mente inquinata dai suoi folli processi mentali, è tarato ad una certa densità sia Spirituale sia chimica, quindi produce un tipo di campo magnetico, denso.
Alcuni anni fa il mondo scientifico fa una scoperta epocale: gli effetti del sole stanno influenzando velocemente il decadimento degli isotopi radioattivi sul pianeta.
Notano che il Carbonio, mattone primordiale ed essenziale per la vita in tutto l’Universo, si sta trasformando.
Dicono gli scienziati:
“Tale influenza sulla rapidità di decadimento di elementi quali il Carbonio 14 si è dimostrata la più preoccupante ed inattesa.
Il Carbonio, come precedentemente affermato, rappresenta il mattone fondamentale della vita per come oggi la conosciamo.
Mentre il Carbonio 12 rappresenta la struttura del carbonio più frequentemente riscontrata, rappresentando nello specifico il 99% di tutte le strutture del Carbonio conosciute”.
“IL CARBONIO È UNO DEI 5 ELEMENTI CHE COSTITUISCONO IL DNA UMANO”
Il Carbonio 12, da forma alla struttura alla base del corpo fisico dell’Uomo, quella che lo pone in simbiosi con l’universo fisico.
Ora, perché tutto questo mistero attorno al Carbonio?
Perché la trasformazione da Carbonio 12 a Carbonio 7, grazie ai “TEMPI MATURI” e all’influenza del “SOLE”, renderà l’Uomo così avanzato e dotato di innumerevoli carismi da fare tremare il potere costituito.
Il Carbonio 7 ha la peculiarità di ampliare i campi iperdimensionali, tipo il pensiero, potente campo magnetico.
Ricordiamo che conosciamo soltanto il 4-5% della potenzialità della mente Umana?
Il Carbonio 7 amplificherà e faciliterà questa enorme mutazione genetica, attivando inoltre quel sistema energetico chiamato “Kundalini”.
La chimica “attuale”, per intenderci, ha lo scopo sperimentale di inibire tale trasformazione del Carbonio.
Non c’è vista e niente su cui meditare. Non c’è condotta e nessun risultato. La mente è la meditazione. La mente libera dai concetti riposa al suo posto.
Aleksandr Dugin avverte che solo una campagna di shock e terrore può distruggere l’arroganza occidentale e ripristinare il potere della Russia.
Conversazione con Aleksandr Dugin nel programma televisivo Escalation di Sputnik TV.
Conduttore: Vorrei iniziare con un argomento davvero importante, la cui rilevanza è evidente a tutti. Ieri Vladimir Vladimirovich ha annunciato il successo dei test del Burevestnik, un nuovo missile in grado di orbitare intorno al pianeta per mesi, tenendo con il fiato sospeso l’Occidente e qualsiasi altro Paese. Testate occidentali come il New York Times lo hanno soprannominato “Chernobyl volante”, sostenendo che destabilizza la situazione e complica il controllo degli armamenti. La reazione dell’Occidente è stata molto vivace. Sono curioso: come influirà questo missile sull’equilibrio di potere? Quali vantaggi ci offre nella fase attuale?
Aleksandr Dugin: Ammetto sin dall’inizio che non sono un esperto di armamenti e temo di apparire un dilettante in questo campo. Sono un sociologo, studio geopolitica e psicologia politica, quindi analizzerò l’argomento da queste posizioni, forse con una sfumatura filosofica.
Mi sembra che, sotto l’influenza dei neoconservatori, Trump si sia fatto un’idea errata della posizione della Russia nel conflitto ucraino, delle nostre capacità, dei nostri interessi, dei nostri valori, di ciò che siamo disposti a fare e di ciò che non siamo disposti a fare. Con un Trump così, convinto che basti esercitare pressioni, minacciare o alzare la voce perché il conflitto in Ucraina finisca, non troveremo un terreno comune. Deve essere dissuaso da questa convinzione; il suo modo di pensare deve essere riformattato. Le parole da sole rendono difficile questo compito. Ci sono stati negoziati ad Anchorage, conversazioni tra il nostro presidente e Trump. È un uomo impulsivo, che vive il momento, irascibile, aggressivo, ma che rispetta la forza e le risposte decisive. Abbiamo capito che abbiamo provato diversi approcci per comunicare con lui, ma non accetta un modo di fare “morbido”. Interpreta ogni gentilezza come debolezza.
Quando diciamo: “Siamo aperti al dialogo”, lui pensa che ci manchi la forza per continuare la guerra. Quando offriamo un compromesso, lui risponde: “Solo alle nostre condizioni: un cessate il fuoco e poi vedremo”. Trattare la Russia, una grande potenza nucleare, militare ed economica, come un subordinato, come un protettorato come l’Europa, l’Ucraina o Israele, è fondamentalmente un approccio sbagliato. Ce ne siamo resi conto. La cortesia, le dichiarazioni, le formule ragionevoli non funzionano con lui. Egli percepisce la cortesia come debolezza, la ragionevolezza come codardia, la disponibilità al compromesso come capitolazione. Ciò è assolutamente falso e non è mai stato così. Dobbiamo dimostrare forza. Il presidente Vladimir Vladimirovich ne ha parlato, menzionando oshelomlenie (“shock”, “stordimento”) – l’Occidente deve essere scioccato dalle nostre azioni. Il test del Burevestnik, il “Chernobyl volante”, è un passo in questa direzione. Ma non è sufficiente, dobbiamo andare oltre.
L’Occidente deve essere messo in paura, perché gli argomenti razionali sono esauriti. Solo qualcosa di veramente terrificante li costringerà a parlare con la Russia da pari a pari.
Conduttore: Il semplice fatto che il Burevestnik possa rimanere in volo per molto tempo e sia praticamente impossibile da tracciare o abbattere non è già abbastanza spaventoso?
Aleksandr Dugin: Il fatto è che l’Occidente accoglie le nostre dichiarazioni con scetticismo. Ho studiato la stampa occidentale: molti definiscono il Burevestnik un bluff, un’arma fittizia, dubitano delle sue caratteristiche, sono sicuri di trovare misure per contrastarlo. Sarà sempre così: le nostre dimostrazioni di forza sono accolte con diffidenza e accuse di inganno. Dmitry Seims sottolinea giustamente: è necessaria una vera dimostrazione di forza per andare oltre il regno del bluff.
L’Occidente bluffa in modo più abile: le sue modeste capacità vengono gonfiate fino a diventare “grandi scoperte”. Trump opera con iperbole: “Fantastico! Grande! Assolutamente!”. La sua retorica di potere e sicurezza ipnotizza come un cobra ipnotizza un coniglio. La nostra diplomazia per 35 anni è stata costruita in modo diverso: “Evitiamo i conflitti, troviamo un compromesso, teniamo conto degli interessi”. In risposta: “Fantastico, vi schiacceremo!”. Attacchi mirati che non hanno toccato il programma nucleare iraniano vengono presentati come un trionfo. I media lo riprendono e lo stesso Trump crede che l’Iran sia “caduto in ginocchio”. Si tratta di profezie che si autoavverano: dichiarano un “attacco devastante”, mostrano un risultato fabbricato e funziona nella realtà virtuale. Le nostre denunce e le nostre argomentazioni non impressionano. I fallimenti di Trump vengono proclamati vittorie, riprese dai media.
Abbiamo bisogno di un attacco in un punto sensibile che non possa essere ignorato. Quale sia, non lo so. Il presidente parla di oshelomlenie: l’Occidente deve essere scioccato. Abbiamo lanciato il Burevestnik, ma non c’è stata alcuna reazione. Anche se hanno paura, fingono che la Russia stia bluffando, che l’economia sia debole, che le sanzioni siano efficaci, che i beni possano essere confiscati. Stiamo affrontando l’inferno. Trump, anche se sembra migliore, in pratica continua la guerra di Biden. Continuava a dire: “Questa non è la mia guerra”, ma agisce come se lo fosse. Presto dirà: «Questa è la mia guerra e la vincerò in un giorno». Dovremmo inasprire nettamente la nostra retorica. Loro non osservano le formalità, mentre noi continuiamo a incassare i colpi con cortesia. Kirill Dmitriev, nello spirito di Gorbaciov, cerca di normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti, ma loro lo percepiscono come una bandiera bianca, come una capitolazione.
Conduttore: Più tardi parleremo della visita di Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, e della normalizzazione, o meno, delle relazioni tra Russia e Stati Uniti. Vorrei tornare alla sua espressione “oshelomlenie”. Prima ha detto che questo potrebbe essere l’inizio di un’“Operazione Oshelomlenie” in Ucraina, collegata agli attacchi alle infrastrutture. Che cos’è questa “Operazione Oshelomlenie”? Intende una dimostrazione di forza sul campo di battaglia con i nostri missili?
Aleksandr Dugin: Ribadisco che non sono un esperto di armi, ma studio la coscienza collettiva. A volte un piccolo drone mirato con precisione produce un effetto maggiore della distruzione di tutte le infrastrutture ucraine, se quest’ultima passa inosservata.
Viviamo in un mondo di simboli e immagini, dove non c’è un collegamento diretto tra il nostro potere e la sua percezione. Non sto dicendo cosa colpire: bisogna calcolare i modelli. Ad esempio, c’è Zelensky: questa è una realtà; senza di lui, ce n’è una molto diversa. Sono sicuri che non possiamo prenderlo. Il loro obiettivo non è salvare l’Ucraina, ma dichiararci guerra per mano di altri. Finché Zelensky esiste, anche da solo, è integrato nella loro propaganda e tutto è “fantastico, meraviglioso”. Distruggete le infrastrutture: loro lo nasconderanno. I militari vedono mappe reali e immagini satellitari, ma al pubblico che decide sulle sanzioni o sugli attacchi vengono mostrate immagini manipolate. La manipolazione della realtà non è una novità; è l’approccio postmoderno dell’Occidente degli ultimi 30 anni. Un’operazione militare senza il sostegno dei media, senza immagini di forte impatto, anche se create dall’intelligenza artificiale, non è considerata un successo. Per convincere lo spettatore è necessaria una combinazione di azione militare, politica, dichiarazioni, immagini visive e manifestazioni. Se non viene mostrato, è come se non fosse successo.
Non eravamo preparati a questo tipo di guerra: è una nuova sfida per noi. Misuriamo il successo in base al numero di morti, al territorio liberato, risparmiamo i nemici, prepariamo un “gesto di buona volontà” per 20.000 assassini in un calderone. Ciò che serve è un’azione di oshelomlenie che colpisca gli avversari, non noi stessi. Ciò richiede non solo una strategia militare, ma anche la padronanza dei media. Per stupire l’Occidente, soprattutto nel contesto dell’escalation di Trump, bisogna farlo gridare: “Terribilmente fantastico, i russi hanno superato ogni limite!”, mentre continuano a insistere che siamo deboli, che non avanziamo, che evitiamo passi decisivi e scendiamo a compromessi.
Ma ci sono azioni che la retorica non può distorcere. Devono essere portate a termine. E i metodi esistono.
Conduttore: Lei ha menzionato gli attacchi sulla Bankova [la strada]. È questo il fattore sorprendente?
Aleksandr Dugin: L’attacco su Bankova è stato discusso così tanto che ha perso ogni significato. Non so cosa sarà: un minuscolo drone, un piccione elettronico, un elemento microscopico sfuggente o un Burevestnik che scende dal cielo. Forse una piccola zanzara eliminerà Yermak e Budanov, o qualcosa di fondamentale. Non prendo decisioni, non conosco le nostre capacità e non do consigli. Sono i responsabili a dover decidere. Ma annunciare un oshelomlenie e non produrre uno stordimento è pericoloso.
La nostra retorica sta diventando più dura, stiamo dimostrando le nostre capacità e la gente si aspetta da noi un passo successivo. Dobbiamo stordirli in modo che gli avversari siano veramente scioccati. Seguo la reazione dell’Occidente: tacciono su Oreshnik e Burevestnik. Trump non mostra segni di essere scosso. Analizzo la sua psicologia, sociologia, geopolitica, persino i suoi gesti più piccoli, in questo terrificante gioco di escalation in cui è in gioco il destino dell’umanità. Ma non c’è stordimento.
Non abbiamo finito il lavoro. L’obiettivo non è convincere noi stessi della nostra potenza, ma scuoterli. Se Trump dice: “Questa non è la mia guerra”, interrompe i canali di sostegno e lascia che siano gli europei a risolvere la questione, allora abbiamo stupito qualcuno. Dobbiamo stupire Albion, Parigi, Merz. L’attacco di droni sconosciuti li ha allarmati, li ha messi a disagio, ma non li ha scioccati. Serve qualcosa di incredibile. Basta illudersi che ci prendano sul serio. Siamo più forti, più pericolosi, più potenti di quanto pensino. Questo deve essere dimostrato: questa è l’operazione oshelomlenie. Finora non ci sono risultati. Dobbiamo continuare.
Conduttore: Vorrei chiarire: Kyryll Budanov è nella lista dei terroristi e degli estremisti. Vorrei aggiungere alle sue parole: Trump ha detto: “Loro non giocano con noi e noi non giochiamo con loro”. Cosa potrebbe significare questa frase?
Aleksandr Dugin: Niente. È come un piccolo colpo di tosse. Potremmo dire lo stesso: “Noi giochiamo, loro giocano”. Quando Trump non ha nulla da dire, pronuncia un’osservazione assurda che sembra razionale ma è priva di significato. Significa che non lo abbiamo stordito. Quando lo stordiremo, parlerà in modo coerente. Per ora, è il suo solito trollare: interpretatelo come volete, lui stesso non capisce cosa sta dicendo. La sua determinazione a passare a un nuovo round di escalation nucleare non è stata scalfita. Purtroppo.
Conduttore: Ho un’ultima domanda sull’operazione Oshelomlenie. Non crede che, ad esempio, se, come lei suggerisce, Ermak o Zelensky fossero rimossi, i media e i politici europei lo utilizzerebbero immediatamente per creare l’immagine di un martire e spiegare ai loro cittadini che ora c’è una minaccia diretta che richiede la preparazione alla guerra con la Russia? In questo momento dipingono un quadro oscuro, manipolando i fatti, e questo darebbe loro uno strumento perfetto.
Aleksandr Dugin: Forse succederà. Ma se qualcuno ha sete di guerra contro di noi, la inizierà, con o senza un pretesto. Non insisto su decisioni concrete. L’operazione Oshelomlenie è stata dichiarata e penso che sia tempestiva e corretta. Tuttavia, la sua forma è prerogativa esclusiva del Comandante Supremo e della leadership politico-militare. Non propongo né suggerisco nulla, mi limito a fornire immagini ed esempi.
Ma attenzione: se non li stordiamo, si prepareranno alla guerra in modo ancora più efficace e rapido. Noi diciamo: “Li stordiremo adesso”, ma non agiamo. Allora saranno loro stessi a mettere in scena una provocazione: manderanno una “zanzara” a Zelensky, daranno la colpa ai russi, attribuiranno qualsiasi cosa a noi. Le operazioni sotto falsa bandiera sono la norma nella politica moderna. Se rimaniamo inattivi, lo faranno loro per noi e lo useranno contro di noi.
La realtà ha perso credibilità, non esiste. Le immagini decidono tutto. Abbiamo un deficit di immagine di potenza. Dicono: i russi sono pericolosi, ma insignificanti. Noi minacciamo, ma siamo impotenti. Questo prepara il terreno alla loro aggressione: l’immagine di un nemico feroce ma debole, come Saddam Hussein o Hamas. Ci spingono in questa trappola e noi non resistiamo. Ripetiamo: “Siamo pacifici, non cerchiamo di attaccare”. Loro rispondono: “Sono deboli, mascherano la loro minaccia, temono di essere smascherati”. Questa è una guerra dell’informazione unilaterale.
Ci sono rare opportunità – poche, ma esistono – che possono minare la loro strategia di offensiva informativa. Dobbiamo colpire la loro bolla informativa, non l’Occidente o l’Ucraina. Questa bolla è pericolosa: crea un’immagine che giustifica una guerra reale contro di noi – Tomahawk, sottomarini nucleari, come dice Trump. Credono che attacchi come quelli contro l’Iran ci costringeranno a capitolare. Più proclamiamo: “Non attaccheremo, seguiremo le regole”, più forte sarà l’impressione della nostra debolezza. Catturiamo 20.000 soldati ucraini, li scambiamo, creiamo condizioni: questo viene percepito come debolezza. Come cambiare questa situazione? Non lo so. Ma è necessario.
Dobbiamo attivare meccanismi che tengano conto della dimensione informativa. Le loro menzogne non sono innocue: portano a attacchi missilistici sul nostro territorio. A quel punto dovremo rispondere con durezza. Integrano tutto – disponibilità alla pace, durezza, negoziati, misure decisive – nella loro narrativa. Come interrompere la loro guerra dell’informazione in questo momento critico? Dobbiamo impedire all’Occidente di compiere l’aggressione verso cui si sta avvicinando sempre più. L’equilibrio tra ragionevolezza e potere richiede una messa a punto. L’escalation o l’evitamento infinito equivalgono alla capitolazione.
Questa è l’arte della guerra, dell’alta politica, della lotta per la sovranità e gli interessi nazionali. La politica è una lotta per l’esistenza, una categoria filosofica. Alcuni governanti possiedono quest’arte, altri portano alla rovina. Non dobbiamo riposare sugli allori: nuvole tempestose si addensano sopra di noi. È tempo di cercare alleati per una possibile guerra.
Proporrei un’alleanza militare con la Cina: se l’Occidente capisce che un attacco contro di noi scatenerà la risposta degli alleati, questo lo scoraggerà. Se la loro attenzione si sposta su Taiwan, dobbiamo sostenere la Cina. Siamo sull’orlo di questo. La Russia e la Cina, in quanto potenze economiche, geopolitiche e militari, sono una forza potente. Dobbiamo rafforzare i legami con l’India e altri paesi. Una prova del nove è l’aggressione degli Stati Uniti contro il Venezuela e la Colombia. Se cambiano i regimi in quei paesi, ciò costituisce una minaccia per noi. È la loro dottrina Monroe, le loro “Ucraina”, e non si fermeranno. Il successo rafforzerà la loro fiducia nella possibilità di agire contro di noi e la Cina. Dobbiamo intensificare il lavoro geopolitico in America Latina. Se permettiamo a Trump di cambiare facilmente i regimi in quella regione, la nostra posizione peggiorerà.
Conduttore: Quindi dovremmo fornire armi?
Aleksandr Dugin: A tutti: Iran, Hezbollah, Venezuela. Attivamente, in grandi quantità, senza restrizioni, come fanno gli Stati Uniti. Allo stesso tempo diciamo: “Siamo per la pace, Trump, sei fantastico, ma questi sono affari”. Maduro paga per i missili Oreshnik, per i sistemi di difesa aerea: questo è un affare. Come dice Trump: “È un affare”. Chi vive con i lupi, ulula come un lupo. Questo è oshelomlenie.
E noi diciamo: “Non sosterremo Hamas, Hezbollah, raggiungeremo accordi in Siria, aiuteremo l’Iran da lontano, non concluderemo alleanze militari all’interno dei BRICS”. Questo ci rende dei “Cheburashka”, personaggi dei cartoni animati non spaventosi e pazzi che preparano un attacco. L’Occidente sta dipingendo la guerra contro la Russia come un cartone animato.
Dobbiamo interrompere subito il loro piano di guerra “da cartone animato”. Trump è forte nell’ideologia MAGA, ma agisce in modo mostruoso, non a nostre spese. La nostra posta in gioco non è solo la linea di contatto, ma la posizione globale della Russia. Siamo un polo e dovremmo avere una posizione sul Medio Oriente, amici e nemici, stringere alleanze, fornire aiuti militari e finanziari, aspettandoci reciprocità. Questo riguarda l’Africa, l’Asia, l’America Latina. Una grande potenza si preoccupa di tutto, anche delle Isole Falkland. Abbiamo le risorse?
Se ci mancano le risorse, ogni spostamento ci costerà la sovranità. Siamo circondati e il nemico chiederà di più: la colonizzazione della Russia. L’Occidente ne parla dalla mattina alla sera, creando risorse per il nostro collasso: cospirazioni, operazioni di cambio di regime. Mostrate debolezza e l’Africa, l’America Latina, il Medio Oriente e l’Asia non saranno nostri. Allora diranno: «La Siberia non è vostra, il Caucaso settentrionale non è vostro».
L’egemonia occidentale è una macchina che opera in realtà nuove e interconnesse. L’intelligenza artificiale ne è un esempio. La accettiamo senza capire che al suo interno, come nel caso di Elon Musk, sono nascoste mine liberali. Può esplodere come i cercapersone di Hezbollah. Non comprendiamo la portata del confronto in cui siamo già coinvolti. Non comprendiamo il lato tecnico, il reclutamento basato sulle sovvenzioni della nostra scienza, cultura, economia. L’Occidente ci ha penetrato, lasciando porte aperte in ogni istituto: democrazia, libero mercato. Negli anni ’90 abbiamo consegnato al nemico le chiavi della città. E non ci siamo ancora liberati completamente. Combattiamo su tutti i livelli, compreso quello informativo, ma non sempre sappiamo come. Pensiamo che il conflitto possa essere localizzato, ma è globale.
Conduttore: Pensiamo in termini di buona volontà, ma il mondo non è pronto per questo. Lei ha menzionato gli alleati e la Cina. Vorrei chiarire: il viaggio di Donald Trump in corso in questo momento e l’incontro con Xi Jinping il 30 ottobre – cosa dobbiamo aspettarci da esso? Alcuni media scrivono che Trump cercherà di allontanare l’energia cinese dalla Russia.
Aleksandr Dugin: Certamente in parte è per questo, ma non solo. Trump ha assunto posizioni neoconservatrici, abbandonando la filosofia MAGA. È uno strumento nelle mani di persone come Lindsey Graham. Il suo obiettivo è quello di creare alleanze nel Sud-Est asiatico ricorrendo all’intimidazione, alla corruzione e a offerte che, a suo avviso, la Cina non potrà rifiutare. È una guerra. Lui dice: ” Sono in competizione con la Cina”, ma combatte contro di noi. Biden, Obama, i neoconservatori: questo è Trump oggi.
La sua visita è un passo ostile. Tesse intrighi e negozia accordi contro di noi. Pensa di controllare tutto, ma la Russia è uno Stato sovrano e non gli obbedisce. È inciampato nel nostro conflitto, aspettandosi una facile vittoria. Anche l’Europa brontola, ma segue i neoconservatori. E questo è pericoloso.
Trump non sta semplicemente litigando con la Cina, sta cercando di stringere accordi contro di noi. È improbabile che Xi Jinping adotti misure radicali contro di noi, ma dobbiamo lavorare affinché ciò non accada. Dobbiamo costruire una partnership intensa con la Cina. Il nostro presidente lavora instancabilmente su questo, ma i meccanismi della politica russa a volte non sono in sintonia con queste sfide: sono troppo lenti, burocratici, pigri. Putin si comporta come un eroe da cui dipende il destino dell’umanità, ma le sue direttive affogano nella burocrazia, il verticale diventa orizzontale. Dobbiamo accelerare: nelle alleanze, militari, economiche, strategiche, con coloro che condividono un’agenda multipolare. L’operazione Oshelomlenie ha diversi livelli, tra cui passi positivi nella politica mondiale, l’attrazione di nuovi amici e il sostegno agli alleati.
Lasciando da parte la visione della donna moderna e del femminismo, vogliamo dedicarci alla VISIONE TRADIZIONALE della donna, non nella versione teorica (metafisica o teologica ecc), ma in quella PRATICA, ossia come effettivamente la DONNA TRADIZIONALE è inserita, e come il suo ruolo veniva, e viene, declinato, in 4 specifiche forme tradizionali:
2 indoeuropee: romana e induista
così facciamo contenti tutti gli evoliane e le evoliane, neopagani e tradizionalisti romani…nonchè tutti coloro che sin dagli Anni 60 vedono nelle diverse forme di spiritualità induista una via diversa, più affascinante ed esotica, che guardano dall’alto in basso e financo con disprezzo le tradizioni maschiliste e patriarcali semitiche…
2 semitiche: cristiana e islamica
così facciamo contenti tutti i cristiani e le cristiane, le piccole “Santanché” che da qualche decennio sventolano la bandiera della civiltà giudaico-cristiana e della donna bella, emancipata e libera rispetto ai primitivi islamici per i quali la donna varrebbe zero …
e spero possa essere anche apprezzato da tutte le DONNE che hanno intrapreso, o si sentono attratte, dalla Via della Tradizione, ma che soprattutto a causa della confusione e della deficienza conoscitiva maschile, non riescono a mettere a fuoco in maniera chiara quale sia il proprio posto e il proprio ruolo in una civiltà tradizionale
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—– —GENITORI E FAMIGLIA DI ORIGINE: —
ANTICA ROMA:
Il padre (pater familias) detiene il patria potestas su tutti i membri, inclusa la figlia. La madre (mater familias) non ha potere legale, ma possiede un alto valore morale e religioso. Le donne, anche adulte, erano sottoposte a una tutela mulierum (curatela maschile: padre, marito o tutore). Tuttavia, dal I sec. d.C. in poi, le donne libere potevano amministrare i propri beni. La donna eredita in base al grado di parentela; può disporre dei propri beni (specie dopo la legge Lex Papia Poppaea e sotto l’Impero). Le matronae (donne sposate e libere) godevano di rispetto pubblico e partecipavano alla vita religiosa.
- CRISTIANESIMO:
riguardo all’autorità familiare, la tradizione biblica sottolinea il dovere di onore verso i genitori (Es. 20:12, Efesini 6:1–3) ma il vincolo matrimoniale crea una nuova unità familiare (Gen 2:24); la Sacra Famiglia è spesso modello teologicola; la Bibbia contiene norme ereditarie (AT) ma la dottrina morale cristiana si concentra più sul dovere verso i figli che su formule rigide di eredità;
- ISLAM:
il padre è wali (tutore) fino al matrimonio: la madre ha ruolo affettivo e religioso molto rispettato (hadith: “Il Paradiso è sotto i piedi delle madri”). LA donna ha diritto legale a una quota di eredità (Corano 4, 7-17), seppur metà rispetto a un eventuale fratello (in quanto costui dovrà da grande sostenere la sua famiglia)
- INDUISMO:
Autorità paterna assoluta secondo il Manusmrti (5, 148): “il padre protegge la donna da bambina, il marito da adulta, i figli da vedova”)
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—————MATRIMONIO———
- ANTICA ROMA: Conubium = unione legittima tra cittadini, riconosciuta dallo Stato e dalla religione. Non è un sacramento, ma un atto giuridico e morale fondato sul consenso, come nell’Islam. Cum manu: la moglie entra nella potestà del marito (più antico).
- Sine manu: la moglie resta sotto la potestà del padre o indipendente (più tardo e diffuso). Il CONSENSO è fondamentale: “Nuptias non concubitus, sed consensus facit” (Ulpiano, Dig. 35.1.15). La famiglia della sposa fornisce la dote (dos) al marito per sostenere la vita coniugale; alla fine del matrimonio può essere restituita. La POLIGAMIA era vietata nel diritto romano, ma largamente diffusa de facto; la monogamia era la norma sociale e giuridica; il DIVORZIO è ammesso, semplice da ottenere: basta dichiarare la volontà (repudium); il diritto romano classico conosce il divortium consensuale.
- CRISTIANESIMO: per la Chiesa cattolica il matrimonio è sacramento, unione indissolubile tra un uomo e una donna, ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione/educazione dei figli; il CONSENSO libero della donna è la condizione costitutiva del sacramento (il matrimonio nullo se manca il consenso valido). DIVORZIO: la dottrina cattolica mantiene l’indissolubilità; separazione civile possibile, ma il matrimonio sacramentale resta valido salvo annullamento canonico (nullità). Gesù nei Vangeli (Mt 19) condanna il divorzio tranne casi particolari e riafferma l’ideale dell’unione originaria; POLIGAMIA: incompatibile con la dottrina cattolica che interpreta Genesi e l’ideale cristiano come vincolo monogamico; non prevista dalla prassi rituale della Chiesa.
- ISLAM: Il matrimonio è un contratto (aqd al-nikah) con diritti e doveri reciproci. Il CONSENSO della donna è richiesto, e in alcuni casi il tutore (wali) lo esprime per le minorenni in maniera uniltarerale. Il MAHR è una dote obbligatoria pagata alla donna come suo diritto personale; la POLIGAMIA è ammessa fino a 4 mogli con condizioni; il DIVORZIO è ammesso, in forme diverse.
- INDUISMO: Il matrimonio è un sacramento (samskara), quale atto religioso e indissolubile; il CONSENSO storicamente non era richiesto (Manusmrti 9.90); la famiglia decideva; la DOTE (Daheja) va pagata dalla famiglia della sposa al marito o alla sua famiglia); la POLIGAMIA è tradizionalmente ammessa per i Re e i Brahmana (le prime due caste); il DIVORZIO in teoria non è ammesso, ma solo una separazione de facto.
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———————–MARITO E MOGLIE
- ANTICA ROMA: l’uomo è il capo assoluto della famiglia; ha autorità morale e legale sulla moglie (“in manu”). Tuttavia, nel matrimonio “sine manu”, la moglie conserva autonomia patrimoniale la donna è Mater familias, garante della continuità e della moralità domestica (pudicitia, pietas). La virtù femminile è eminentemente etica e civica. Le mogli di alto rango partecipano indirettamente alla vita politica (es. Livia, Agrippina, Cornelia madre dei Gracchi). L’ideale romano è la univira (donna che ebbe un solo marito), emblema di castità, fedeltà e devozione.
- CRISTIANESIMO: Efesini 5:21–33 parla della reciprocità nell’amore coniugale: la moglie “soggiaccia” al marito come la Chiesa a Cristo, ma il marito è chiamato ad amare la moglie come Cristo ha amato la Chiesa (amore sponsale-sacrificale). La dottrina cattolica interpreta questo testo sottolineando la reciprocità, la dignità eguale delle persone e l’«amorosa responsabilità» del marito. L’uomo è comunque il “Padre Famiglia” e la donna deve sostanzialmente ubbidirgli.
- ISLAM: Il marito è responsabile del mantenimento (nafaqa) e deve trattarla con giustizia; la moglie è l’obbligo dell’OBBEDIENZA al marito (nei limiti della shariah), di essere custode della casa, di rispettare il marito; la shariah condanna moralmente e legalmente le violenze e gli abusi arbitrari (hadith: “I migliori tra voi [maschi] sono quelli che trattano meglio le loro mogli”].
- INDUISMO: Il marito è il capofamiglia, ha autorità morale e rituale (pati dharma) assoluti; La moglie deve essere devota (pativrata-dharma) al marito, con fedeltà assoluta e sottomissione rituale; Il Manusmriti (8.299-300) tollera una certa disciplina maritale, ma testi epici lodano la moglie devota anche nella sofferenza e nel matrimonio non riuscito.
FIGLI
- ANTICA ROMA: Il padre detiene la patria potestas assoluta; la madre non ha potere legale sui figli. Nelle famiglie patrizie, la madre partecipa alla formazione morale e religiosa; Figli legittimi ereditano il patrimonio paterno; le figlie ricevono dote o quota minore, ma la legge augustea incentivava la maternità (jus trium liberorum). La filiazione è giuridicamente definita dal padre: “Pater est quem nuptiae demonstrant” (Gaio, Inst. 1.55).
- CRISTIANESIMO: i genitori hanno primario dovere educativo e formativo (Catechismo, GS del Vaticano II) — responsabilità morale e religiosa.
- ISLAM: la madre ha diritto alal custodia dei figli fino a una certa età, il padre resta sempre il responsabile legale ed economico. Figli e figlie ereditano entrambi, ma il maschio riceve il doppio rispetto alla femmina (Corano 4.11) perchè da adulto dovrà a sua volta mantenere la sua famiglia, a differenza della femmina che sarà mantenuta dal marito.
- INDUISMO: i figli appartengono al “gotra” del padre; la donna non ha diritto autonomo sui figli: solo i maschi ereditano (manusmrti 9.104-130), la figlia riceve la dote.
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—————–LAVORO, PROPRIETA’, AUTONOMIA
- ANTICA ROMA: La donna può possedere e amministrare beni, specialmente se sui iuris (non sotto tutela). Le donne libere (virgo, vidua, matrona) restano sotto tutela fino al Principato. Le donne potevano gestire negozi, terre, artigianato, schiavi; erano presenti nei commerci e nei collegia. Le classi popolari femminili (servae, libertae) lavoravano in agricoltura, tessitura, mercato, arte, medicina. Potevano testimoniare, ma con limitazioni; escluse da magistrature e cariche pubbliche.
- CRISTIANESIMO: la donna cristiana (cattolica) è persona giuridica piena; può possedere, amministrare beni, lavorare, anche se il lavoro esterno è consentito e incoraggiato se compatibile con i doveri familiari
- ISLAM: la donna può possedere, comprare e vendere beni (mal) senza limiti, gestire in totale autonomia denaro eventualmente guadagnato, ereditare e lavorare previo consenso del marito; il LAVORO consentito dal marito, è ammesso se non viola o compromette la modestia e il ruolo di madre e moglie; Riguardo alla TESTIMONIANZA LEGALE, nel fiqh classico due donne equivalgono a un uomo in alcune questioni civili (2,282), a causa della loro maggiore emotività.
- INDUISMO: la proprietà è tradizionalmente limitata alla dote (stridhana), che però è proprietà esclusiva; il lavoro femminile è domestico e rituale, eccezione per vedove o caste lavoratrici; nelle leggi di Manu l testimonianza delle donne non era accettata nei tribunali.
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———————-RELIGIONE E SALVEZZA
- ANTICA ROMA: Le donne partecipano attivamente al culto domestico (Lares, Penates) e pubblico (Vesta, Bona Dea, Cibele). Vestali: sacerdotesse consacrate al fuoco di Vesta, simbolo della purezza di Roma; immuni da tutela maschile e onorate come cittadine sacre; La pudicitia (pudore, onestà, fedeltà al marito) è virtù religiosa e civica; la violazione della castità o la fornicazione è offesa alla città e agli dèi. La donna salva se stessa, la casa e lo Stato attraverso la fedeltà al dovere.
- CRISTIANESIMO: piena uguaglianza ontologica davanti a Dio: in Cristo non c’è distinzione di sesso per la salvezza; le donne possono raggiungere la santità (numerose sante, martiri, dottori della Chiesa). (Gal. 3:28 è spesso invocato in tale senso); la dottrina cattolica distingue tra alterità sacramentale (sacerdozio ministeriale riservato agli uomini nella Chiesa Cattolica) e la piena partecipazione laicale femminile nella vita ecclesiale
- ISLAM: donna uguale all’uomo davanti a Dio (Cor. 33:35) e a lui complementare, come nel cristianesimo; può compiere preghiere, digiuno, pellegrinaggio, ma non guida rituali pubblici; accesso alla via iniziatica e vi sono sante e mistiche (Rabia ecc.)
- INDUISMO: può raggiungere il “moksa” ma attraverso la devozione al marito o alla famiglia (Mahabharata 12.146); Tradizionalmente esclusa dai riti vedici; ruolo domestico nel culto; l’ascetismo è possibile mararo: esempi di “yogini” e “tapasvini” nei Purana e nelle scuole tantriche (donna come Shakti, principio divino e fonte di potere spirituale).
LA DONNA NELL’ANTICA ROMA NEL CRISTIANESIMO NELL’ISLAM E NELL’INDUISMO