“La democrazia è al servizio dell’alta finanza. A causa del sistema costoso e della concorrenza tra i diversi gruppi, la democrazia richiede di essere alimentata con molti denari. Per naturale conseguenza, essa diviene serva dell’alta finanza internazionale che, pagandola, la soggioga.”
In realtà la vera posizione concretica della venuta di tutti gli esseri viventi, e non soltanto dell’uomo, è spiegabile attraverso la posizione di un interventismo creazionista fondato sulla distinzione tra angeli terrestri, angeli extraterrestri e angeli ultraterrestri, laddove i primi sono gli adamiti androgini e pneumatici del primo Eden che tutt’oggi vivono tra noi come ricercatori di verità in possesso di poteri extrasensoriali mentre i secondi sono angeli altrettanto potenti e probabilmente evolutivamente superiori che sono stati creati precedentemente dagli angeli ultraterrestri.
Il problema quindi si pone oggi su quelli che sono gli angeli ultraterrestri, ovvero gli Elohim edenici, che sono angeli in quanto messaggeri di Dio Eloah e che si distinguono per la loro caratteristica ultraterrestre poiché non provengono da altri pianeti o sistemi stellari ma sono dei soggetti mutaforme onnipresenti che attraverso le maglie cosmiche dell’energia oscura e della materia oscura provengono dalla fonte e possiedono facoltà di materializzazione in tutte le forme viventi, microcosmiche un insetto e macrocosmiche come un pianeta o una stella, una gerarchia organica complessa della vita che permette ad essi in qualità di esseri senzienti di essenza magica immateriale e quindi spirituale e temporale allo stesso tempo che ascoltano sempre i nostri pensieri determinati dal potere di libero arbitrio dell’uomo.
Comprendendo ciò si può arrivare ad accettare l’esistenza di esseri viventi mutaforme, quali sono gli angeli ultraterrestri, che vegliano sul destino dell’umanità nonostante le attività avverse dei demoni terrestri come è l’Anticristo, dei demoni extraterrestri come è Lucifero e le sue schiere e infine del demone ultraterrestre reggente che è Satana.
Se si arriva a comprendere la terza dimensione della ultraterrestrialità si capisce la reale portata del problema poiché non dimentichiamoci che l’energia oscura e la materia oscura, di cui la scienza ne testimonia l’esistenza pur conoscendo pressoché nulla a proposito, rappresentano all’incirca oltre il 90% dell’intero cosmo, una energia e una materia onnipresente che si inserisce anche negli interstizi atomici tra i protoni e tra gli elettroni, permettendo così alla materia fisica di muoversi, agire, manifestarsi, ovvero a vivere.
Pertanto visto che esiste la materia e l’energia fisica esiste altrettanto la materia e l’energia metafisica ed ancora altrettanto la materia e l’energia patafisica, le cui differenze risiedono nel rapporto tra corpo (fisico), psiche o nous greco (metafisica), e spirito o anima (patafisica).
TRIADICA DELLA REALTÀ FRA TRADIZIONE PRIMORDIALE E DEVIANZA ORIGINARIA
“In nessun modo ogni pace è gradita a Dio, né è necessario amare ogni pace. I Santi Padri, istruttori nella vita spirituale, dicono che ci può essere “gloriosa discordia” così come ”più disastrosa unanimità”. Dovremmo amare solo la buona pace, quella che ha un buon proposito che unisce con Dio. Lo stesso Maestro dell’Amore, nostro Signore Gesù Cristo, dice che non tutta la pace è gradita a Dio e che non è necessario valorizzare tutta la pace: “non pensate che io sia venuto per mandare la pace sulla terra; non sono venuto per mandare la pace, ma una spada”. (Matt. 10:34) Allo stesso tempo, il Signore costantemente insegnato ai suoi discepoli la pace, la mitezza e l’umiltà, e nel separarsi durante l’Ultima Cena elargito su di loro la Sua pace dicendo: “Pace lascio con voi, la mia pace vi do”. (Gv. 14:27). Questa “pace di Cristo” che supera ogni comprensione, secondo l’espressione dell’apostolo, è una pace particolare che non ha nulla in comune con nessun’altra pace umana. Questa è proprio quella “buona pace“ che, secondo l’espressione dei padri, “ha un buon proposito e ci connette con Dio.” Ogni altro tipo di pace, per quanto attraente possa sembrare, dovrebbe essere respinto come un’illusione satanica. Così, secondo i Santi Padri, dove esplicita empietà è interessato, dovremmo ricorrere al fuoco e la spada, e non “partecipare di cattivo lievito e di essere aggiunto al numero di infettati. “Pertanto, un cristiano non può essere in pace con Satana, con atei, con apostati, con teomachisti, né con eretici maligni. Non ci può essere pace con i persecutori della fede e della Chiesa, con i diffamatori e i profanatori delle cose sante, né con i seminatori dell’ateismo e dell’empietà.”
• Arcivescovo (ortodosso-russo) Averky Taushev di Siracusa
La socializzazione secondo la sociologia accademica è un fondamento della vita umana imprescindibile che si distingue in socializzazione primaria, definita dal rapporto intergenerazionale tra genitori e figli, e in socializzazione secondaria, distinta dal rapporto di ogni essere umano con tutte le istituzioni sociali, dall’infanzia fino all’anzianità, due processi sociali fondamentali che stabiliscono la vita sociale nel corso storico degli eventi culturalmente diretti dalle tradizioni, ma anche dai processi sociali del modernismo in tutte le due forme, un antagonismo antropologico formato dal rapporto sotterraneo tra la Tradizione Primordiale e la Devianza Originaria, la quale quest’ultima dietro le quinte, conduce le masse dei popoli verso l’autodistruzione di qualsiasi civiltà. Storicamente, invece, la socializzazione è stato un fenomeno denominato in tal senso dal mondo partenopeo del regno di Napoli, come sinonimo di innovazione tecnologica, di investimenti in ricerca scientifica e di nuove forme di divisione sociale del lavoro, che a quei tempi rappresentavano dei veri e propri esperimenti sociali in cui tutti coloro che lavoravano venivano rispettati in dignità umana, secondo nobili principi umani e in funzione della libertà sociale, un fermento sociologico che nell’Ottocento portò Napoli al centro del mondo, in termini di progresso economico sociale, secondo canoni politici di tipo aristocratico, fino alla fine del regno di Napoli che avvenne con la discussa distruzione degli equilibri sociali, ad opera di quel processo concertato dietro le quinte della massoneria, che fu l’unità d’Italia. Da allora altri processi di socializzazione, intesa come forma storica di sperimentazione sociale rivolta a migliorare le condizioni generali dei popoli, si ebbero in Francia con l’anarchico Proudhon e altri in Inghilterra e in Germania, tutto ciò che faceva capo al cosiddetto operaismo, ossia il movimento operaio che fondò la prima associazione internazionale dei lavoratori, un fermento culturale che poi coniò una nuova parola di stampo ideologico che fu il socialismo, in qualità di ideologismo antagonista al liberalismo capitalista. Con il conio dell’ideologia socialista nacquero da subito i primi fraintendimenti e divergenze cognitive che condussero i deboli ad essere sempre più frammentati e divisi, uno zampino diabolico a cui si aggiunse successivamente nel 1848 anche il conio di un’altra nomenclatura che fu il comunismo, una fuga in avanti tra galli da pollaio che dividevano sempre più le masse confuse e indebolite cognitivamente nel ricercare l’unità originaria dei lavoratori oppressi da un capitale sempre più distante dalle necessità degli operai, e sempre più legato a doppio filo con il gotha dell’alta finanza che ingrassava continuamente il proprio patrimonio, una dinastia globalista che, secondo dati ufficiali, già dal ‘700 faceva capo alla famiglia dei Rothschild. Con l’avvento della prima guerra mondiale, voluta dal grande capitale dell’alta finanza e sostenuta dalla massoneria deviata di Francia e Inghilterra contro gli ultimi baluardi imperiali d’Europa che erano la Germania, l’Austria e la Russia zarista deviata dai servizi segreti britannici che decretarono la fine dei Romanov e l’avvento di un ebreo russo chiamato Lenin su un treno speciale finanziato dell’alta finanza angloamericana, nacque un enorme disagio sociale diffuso in Europa continentale che fu il contesto da cui trasse slancio un nuovo fermento politico culturale internazionale sulla base dei reduci di guerra e ad opera di due leader indiscussi, come Mussolini in Italia e Hitler in Germania, che durante il periodo della Grande Depressione riuscirono a ribaltare le sorti del popolo nei loro rispettivi paesi riportando in auge nuovamente lo spirito antico della sperimentazione sociale rivolta a migliorare le condizioni generali delle loro società nazionali, attraverso nuove forme di socializzazione nazionale che in Italia videro la loro massima espressione con il Manifesto di Verona e la repubblica di Salò. Da allora, ciò che è rimasto di quelle sperimentazioni socioeconomiche, nel secondo dopoguerra si recuperarono parzialmente le conquiste sociali con l’introduzione di un nuovo concetto un pò confuso che fu la definizione dell’economia mista, quale compartecipazione tra stato e capitale alla promozione del lavoro e allo sviluppo dell’economia nazionale, un sistema che dall’introduzione del liberismo economico negli anni ’80 e dalla diffusione del libertarismo culturale negli stessi anni, nacquero i fondamenti della triade antropologica del modernismo, guidato dalle politiche del liberalismo capitalista, una modernità che esordisce in una sua postmodernità con la caduta del muro di Berlino e la caduta dell’URSS, all’insegna di una fantomatica democrazia rappresentativa quale panacea politica per il mondo intero. Questo autosuperamento della modernità in una postmodernità attraversa gli anni ’90 in cui nasce un nuovo interesse culturale nei confronti della cooperazione sociale, che è una delle tante forme storiche di socializzazione economica nata per la prima volta nella storia nel primo ‘800 a Pozzuoli nel regno di Napoli, e prescelta proprio a causa del suo principio democratico generale di “una testa un voto” indipendentemente dalla quota di patrimonio posseduto, per poi essere strumentalizzata dal potere come forma di speculazione economica e clientelismo politico, una cooperazione sociale a cui si lega anche il volontariato delle associazioni socioculturali e il credito delle banche popolari, un’esperienza che si diffonde nel mondo attraverso il movimento politico internazionale dei no-global che nacque a Seattle nel dicembre 1999 e che dopo le esperienze dei Social Forum termina improvvisamente per diventare struttura generale delle fondazioni umanitarie e delle organizzazioni non governative, strumentalizzate come forma di cooperazione da personaggi pseudo-filantropi come George Soros e Bill Gates, due magnate minori dell’attuale alta finanza mondiale presieduta dalle dinastie finanziarie secolari come i Rothschild, i Rockfeller e i Warburg. Pertanto l’identità della Devianza Originaria oggi risiede anche in una certa parte di tutte queste organizzazioni, oggi denominate filantropiche, che svolgono attività remunerative a discapito del disagio sociale nazionale e internazionale, locale e globale, una distinzione che estrapola coloro che sono ancora legati allo spirito originario della Tradizione Primordiale, che si incarna in tutte le esperienze di socializzazione economica del lavoro, e che con tale spirito continua incessantemente a contrastare e a contenere i propri replicanti, in funzione di un grado superiore di consapevolezza che li faccia rendere partecipi al Primordialismo Visionario quale movimento politico internazionale, generando una tendenza positiva di convergenza tra capitale e lavoro, se non proprio di vera e propria trasformazione sociale attraverso l’instaurazione di un processo di artigianizzazione del lavoro a tutti i livelli economici.
È un punto di non ritorno credo. Quello che vedo intorno a me è difficile persino da descrivere per quanto sia angosciante e al contempo ignorato dai più. A prescindere da quello che uno possa pensare su una data questione, al di là delle proprie scelte personali, esistono dei fatti oggettivi che non possono essere ignorati e vanno analizzati lucidamente. Non si vedeva da decenni uno stato che era in grado di far sparire nel silenzio decine di migliaia di persone che protestano. A prescindere da quello che sostengono quelle persone, il fatto che si siano ignorate queste manifestazioni (mentre venivano trasmessi servizi su tg nazionali con persino inviati sul posto per raccontare di sgomberi di rave non autorizzati) dovrebbe fare venire un brivido nella schiena a chiunque. Viviamo in uno stato che ha deciso di applicare un ricatto paragonabile solo a certe leggi fasciste e questo lo dicono anche filosofi e politologi come Agamben. Questo ricatto, di fatto, viola leggi e trattati che hanno molto più valore legalmente parlando, e discrimina di fatto milioni di persone sulla base di una scelta legale e permessa, sulla carta, dallo stato stesso. Circa il 20% dei lavoratori italiani non vuole il green pass. Il venti per cento. Dopo mesi di manifestazioni, centinaia di migliaia di persone scese in piazza pacificamente e inascoltate, diritti erosi, ricatti, adesso si sono accesi i riflettori. Adesso che si è usata violenza. È un copione che conosciamo, Cossiga Docet. Un copione che ancora funziona evidentemente: infiltrare i movimenti per politicizzarli e avere una scusa per reprimerli. L’assalto alla sede della CGIL è da manuale. Quello che non è da manuale è vedere che a 20 anni dal G8 c’è ancora chi ci casca. Il discorso di Landini all’indomani di questo fatto è da copione: un inno alla resistenza, all’antifascismo, alla difesa dei diritti del lavoro. Gli stessi principi che avrebbero dovuto far muovere i sindacati per proteggere i lavoratori da quello che sta accadendo, ma finora non pervenuti. L’appello alla mobilitazione generale dopo questo evento è la ciliegina su una torta di escrementi. La risposta generosa e partecipata a questo appello da parte di chi non ha mosso paglia contro quello che sta succedendo, invece, è il sintomo finale di una metastasi in corso da tempo. Il suo auspicare a una riforma generale del lavoro dopo questo specifico fatto è da brividi, per chi sa leggere tra le righe. Proclami da una parte e violenza dall’altra, tutto purché il copione silenzi quello che succede nelle piazze, le ragioni dei manifestanti e le manganellate prese da giovani, vecchi, mamme. Ma, anche volendo fare gli ingenui e senza considerare la palese infiltrazione delle manifestazioni pacifiche (sforzandoci parecchio), la destra fa solo quello che sa fare da sempre: cavalcare il malcontento di gente esausta e lasciata sola da organizzazioni governative e non, comprese più colpevolmente quelle di sinistra e per la difesa dei diritti. Ma cavalcare non significa rappresentare e quindi associare le piazze ai fascisti, anche in questo caso, sarebbe per usare un eufemismo, ingenuo e miope. Il vero attacco alle sedi dei sindacati non è quello studiato a tavolino da quattro fascisti che rappresentano lo 0,01% del paese, ma quello che sta avvenendo da molto tempo, globale, massivo che ha spogliati i sindacati dei loro ruoli e in maniera molto più subdola rispetto a quello che è successo ieri, ma come al solito ci si sveglia solo quando si è attaccati da fascisti che si dicono apertamente fascisti, senza nessuna valutazione sociale sul perché e in quale contesto si sia arrivati a questo, anche perché questo vorrebbe dire fare un’autocritica che le varie organizzazioni “di sinistra” non possono permettersi. E quindi ora è il momento della retorica e di slogan antifascisti, di difesa del lavoro e dei diritti. Quando invece, nel silenzio censorio dei media, ci sono decine di migliaia di persone in piazza contro un fascismo mascherato da democrazia che erode i diritti e attacca il lavoro discriminando circa il 20% dei lavoratori, non si fa volare una mosca, anzi. Questo è solo pericoloso e vile collaborazionismo. Non solo, è una fotografia perfetta di come i fascismi, così come successe in passato, possano subdolamente emergere sulle onde di applausi e mobilitazioni di certi apparati che si proclamano antifascisti.