I PROFILI PSICOLOGICI DEI TANTRA

di Luca Rudra Vincenzini

Ci sono diversi approcci alle pratiche (ogni approccio corrisponde ad uno dei vari profili psicologici presenti nei Tantra) ed ognuno di essi traccia la linea del nostro livello. C’è chi pratica per:

1) ottenere potere e nuocere al prossimo, costui è un demone (asura);

2) vantarsi e darsi un tono, costui è un mondano (laukika);

3) godere dei sensi, costui è un godereccio (bhogin);

4) ricevere favori e conseguimenti materiali, costui è un pazzo (unmatta);

5) venerare una divinità, costui è un devoto (bhakta);

6) acquisire poteri sovrannaturali, costui è un perfetto (siddha);

7) raggiungere la propria liberazione, costui è un asceta (yogin);

8) aiutare gli esseri viventi, costui è un futuro Buddha (bodhisattva).

C’è poi chi pratica consapevole del fatto che nulla di ciò che si fa aggiunge né, tanto meno, sottrae un qualcosa all’Assoluto, che è completo in sè. Chi pratica, perché è nella natura della mente essere consapevoli, non è lontano dalla meta, costui è un liberato in vita (jīvanmukta).

Tu dove ti collochi?

I PROFILI PSICOLOGICI DEI TANTRA
I PROFILI PSICOLOGICI DEI TANTRA

UNITA’ E UNICITA’ DI DIO

a cura di Lorenzo Jamal Sfragaro

Tawhid è sapere che qualsiasi comportamento posto in essere dalle creature, in realtà, è un atto di Allah; inoltre è non associarGLI niente e nessuno nella propria condotta. L’ uomo che conosce Allah, se arriva a stabilizzare questa conoscenza nel suo modo di sentire, consegue il Tawhid. Il senso di tutto ciò è che veramente Allah non ha soci: nei fatti.
[ Hazrat Bâyazid al- Bistâmî]

Parliamo di concezioni metafisiche poichè non disponiamo di un termine migliore per farci capire; ma non si pensi con ciò che in questo ambito vi sia qualcosa di simile alle concezioni scientifiche o filosofiche; non si tratta di operare “astrazioni”, ma di acquisire una conoscenza diretta della verità così com’ è.
[René Guénon]

Tutte le anime sono dirette verso il loro Signore – cos’altro esiste se non Lui?
[ Mevlana Shaykh Nazim]

Appartiene ad Allah la sovranità sui cieli e sulla terra. Verso Allah è il ritorno ultimo.
[ Corano 24:32]

UNITA' E UNICITA' DI DIO
UNITA’ E UNICITA’ DI DIO

L’AGGRESSIVITÀ DI NETANYAHU HA ALLARMATO IL MONDO ARABO MUSULMANO

di Aurhora Pronobis

Non importa più se il Qatar abbia permesso o si sia opposto all’attacco di Israele. Il fatto è che la sua audacia ha spaventato l’intera regione araba, che teme di diventare il prossimo bersaglio.

In risposta, il Qatar ha convocato un vertice di emergenza lo scorso lunedì 15 settembre. Si è discusso molto, ma sono state intraprese poche o nessuna azione concreta. L’unica proposta concreta, risalente a un vertice arabo del 2015 tenutosi a Sharm El Sheikh, è il piano dell’Egitto di creare una forza militare unita, in stile NATO.

Nonostante ciò, un senso di apprensione era palpabile. Per decenni, il Qatar e i suoi vicini hanno creduto che le basi statunitensi, i miliardi di dollari in armi americane e i legami militari con gli Stati Uniti avrebbero garantito la loro sicurezza. Tuttavia, il recente attacco di Israele e le minacce di Netanyahu hanno chiarito che non è più così.

L’Egitto, che comanda l’esercito più grande del mondo arabo, sta spingendo per un comando militare congiunto con sede al Cairo. Questa iniziativa ha ricevuto un forte sostegno da parte di funzionari iraniani e pakistani. L’Egitto ha proposto una forza di 20.000 soldati come primo passo per la formazione della coalizione.

Mohsen Rezaei, ex comandante delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, ha avvertito che Arabia Saudita, Turchia e Iraq potrebbero diventare futuri obiettivi se il blocco non agisse con decisione. Ha dichiarato che “l’unica soluzione è la formazione di una coalizione militare”.

Nel frattempo, anche il Pakistan, l’unico stato musulmano al mondo dotato di armi nucleari, ha chiesto la creazione di una task force congiunta per monitorare le azioni israeliane e adottare misure coordinate di deterrenza e offensiva.

Tuttavia, queste misure non saranno facili da attuare. Israele non è mai stato così forte diplomaticamente, e gli Stati Uniti non sono mai stati così sottomessi a un leader israeliano come lo sono con Netanyahu.

D’altro canto, il mondo musulmano sembra credere di possedere armi nucleari. In che misura il Pakistan estenderà il suo ombrello protettivo rimane incerto. Si schiererà in caso di attacco israeliano? Probabilmente no, a meno che i paesi musulmani non istituiscano un fondo per la difesa per sostenere finanziariamente il Pakistan, che ha faticato a mantenere il suo arsenale con un bilancio della difesa basso. Questo potrebbe essere un punto di partenza per le discussioni.

L'AGGRESSIVITÀ DI NETANYAHU HA ALLARMATO IL MONDO ARABO MUSULMANO
L’AGGRESSIVITÀ DI NETANYAHU HA ALLARMATO IL MONDO ARABO MUSULMANO

I GIORNI DELLA CREAZIONE BIBLICA

di Andrea Cecchetto

Oltre alle analogie menzionate in Le Corrispondenze universali ve ne sono delle altre, che ho però preferito non includere nella trattazione in quanto, a mio parere, sono maggiormente problematiche e meno convincenti, e vanno quindi intese più come possibili associazioni che non in quanto vere e proprie corrispondenze. Fra quest’ultime, quella che vorrei trattare in questa sede riguarda i giorni della Creazione nella Genesi biblica. Innanzitutto, va chiarito che questi “giorni” non sono da considerarsi in senso temporale:

  • Come si può leggere letteralmente la Bibbia quando il giorno è stato “creato” il quarto giorno? (Agostino d’Ippona).

Simbolicamente parlando, questi “giorni” indicano piuttosto gradi ontologici, e corrispondono a quelli che nella trattazione ho indicato come i Livelli o Piani di Realtà. Si tratta di delineare una struttura logico-ontologica, dunque, e non di creare dal nulla. Iniziamo l’analisi del primo capitolo della Genesi:

  • In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Libro della Genesi, 1, 1-2).

Si tratta di un incipit che riassume le modalità della generazione della Realtà condizionata. Il “Cielo” e la “Terra” rappresentano quella che abbiamo indicato come la Prima Dualità, ovverosia Purusha e Prakriti, Essenza e Sostanza, Logos e Chaos (o Abisso), Pensatore e Pensiero vuoto che accoglie le de-terminazioni. Dalla loro interazione scaturisce la Creazione, cioè la Manifestazione (il Kosmos = ordine), la quale, ricordiamolo, consiste in una de-limitazione delle Possibilità universali operata appunto dal Logos sul Chaos. Lo si chiarisce in Proverbi:

  • Il Signore […] tracciava un cerchio sull’abisso, […] stabiliva al mare i suoi limiti, così che le acque non ne oltrepassassero i confini (Libro dei Proverbi, 8, 22-29).

L’espressione “La terra era informe e deserta” indica che la Sostanza o Chaos era – prima dell’intervento ordinatore del Logos – indeterminata, indifferenziata, amorfa. “Le tenebre ricoprivano l’abisso” significa invece che non vi era ancora la “Luce” dell’Essere, e quindi siamo al Livello dell’Assoluto, del Sovra-Essere inintelligibile, oscuro ed inaccessibile alla ragione. Le “acque” simbolizzano le Possibilità universali, in quanto l’acqua è una sostanza “plastica”, nel senso che assume la forma del contenitore nel quale viene posta. Essa è plasmabile quindi dal Logos (cioè dallo spirito che al di sopra vi aleggia). Continuiamo:

  • Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre. Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: giorno primo (Libro della Genesi, 1, 3-5).

Vediamo qui che Dio crea parlando: “disse… e fu!”. La Parola rappresenta il Verbo-Logos, il Pensiero-Parola creatore. La “luce-giorno” rappresenta l’Essere, ossia la Realtà intelligibile, manifestabile, la quale viene separata dalle “tenebre-notte”, cioè dal Sovra-Essere inintelligibile e non manifestabile. Che questa luce sia di natura spirituale è ovvio, giacché i luminari celesti non sono ancora stati creati. La Luce – essendo la più eterea ed impalpabile fra le realtà fisiche – viene da sempre utilizzata per simbolizzare realtà spirituali. Il “primo giorno” coincide insomma con lo Spirito, il Nous, l’Auto-Consapevolezza unitaria del Reale:

  • Se quella luce, creata al principio [della creazione], non è materiale ma spirituale, essa allora fu creata dopo le tenebre, nel senso che da uno stato informe raggiunse la propria formazione essendosi volta verso il suo Creatore (Agostino d’Ippona; La Genesi alla lettera, IV, 22, 39).

Il Ritorno, ossia la presa di consapevolezza del proprio essere da parte di Dio, è espresso dalla frase: “vide… che era cosa buona”. Ma andiamo avanti:

  • Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque per separare le acque dalle acque». Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne. Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno (Libro della Genesi, 1, 6-7).

Il Firmamento corrisponde al Cielo stellato (Urano, il Mundus imaginalis), e quindi all’Anima universale, che è il secondo Livello della Realtà condizionata. Le acque che stanno sotto il Firmamento simbolizzano le Possibilità formali, cioè soggette alla Condizione della Qualità; quelle sopra, al contrario, indicano la Realtà sovra-formale, cioè lo Spirito.

Qualcuno – interpretando il passo citato alla lettera – attribuisce agli antichi la credenza che sopra la volta del cielo vi fosse davvero dell’acqua, la quale ogni tanto riesce a penetrare attraverso il Firmamento e a scendere sulla terra sotto forma di pioggia. Questo lo pensava forse il popolo, non certo i sapienti, i quali conoscevano molto bene l’origine metereologica della pioggia:

  • Egli attrae in alto le gocce d’acqua e scioglie in pioggia i suoi vapori che le nubi rovesciano, grondano sull’uomo in quantità (Libro di Giobbe, 36, 27-28).

Finché non realizziamo il fatto che gli antichi esprimevano le loro concezioni metafisiche mediante simboli, non avremo le chiavi di lettura per comprenderli, e tenderemo a considerarli degli ingenui ignoranti, il che non è.

Nei primi due giorni viene quindi generato il Plèroma, cioè la struttura logica del reale. Tocca ora al Kènoma (la realtà materiale “concreta”, la Manifestazione fisica, il “Mondo visibile”). Andiamo un po’ più veloci, senza riportare i passi.

Il terzo giorno (Genesi, 1, 11-13) Dio dice alla terra di produrre i germogli, le erbe, gli alberi (insomma, i vegetali), ciascuno secondo la sua specie.

Il quarto giorno (Genesi, 1, 14-19) Dio crea le luci nel Firmamento (gli Astri nell’Anima universale), ovvero il Sole, la Luna, le stelle. Ecco… solo in questo momento inizia la misura del tempo (vedi la prima frase di Agostino riportata).

Nel quinto giorno (Genesi, 1, 20-23) vengono creati gli animali d’acqua e del cielo, ossia i pesci, i mostri marini e gli uccelli.

Nel sesto giorno (Genesi, 1, 24-26), infine, vengono creati gli animali di terra (il bestiame, i rettili, le bestie selvatiche) e l’uomo ad immagine e somiglianza di Dio. Questo sta a significare che con questa ultima creatura tutto ritorna a Dio, il quale si riflette e si riconosce appunto nell’uomo (oppure, il che è lo stesso, che l’uomo realizza l’essenza indivisa del reale, e quindi la divinità del Tutto).

Nel settimo giorno Dio si riposa, “rientra in se stesso” e tutto vi ritorna.

Ora… i giorni 3, 4, 5, 6 dovrebbero corrispondere, secondo il nostro schema, alle produzioni – rispettivamente – dei Demoni degli Astri [D-I], dei Geni delle Specie [D-II], dei Destini dei Popoli [D-III] e dei Daimon individuali [D-IV].

Si possono facilmente individuare due incongruenze:

1. Nei giorni 3 e 4 le produzioni sono esattamente le medesime, ossia la Materia sensibile (gli Astri) e la Vita organica (della quale gli organismi base sono i Vegetali); il problema è che i giorni sono invertiti. Nella Bibbia, insomma, le piante vengono create prima delle stelle e dei pianeti.

2. La creazione degli animali, secondo la Genesi, avviene nei giorni 5 e 6, e gli animali di terra appaiono il medesimo giorno dell’uomo. Per noi l’Uomo si genera invece come unico e peculiare apporto metafisico dell’ultimo ordine demonico [D-IV]; il sesto giorno è interamente dedicato ad esso.

I GIORNI DELLA CREAZIONE BIBLICA
I GIORNI DELLA CREAZIONE BIBLICA

TRUMP E IL RISCHIO DI UNA DITTATURA IN AMERICA

di Franco Marino

Mentre in America assistiamo a un vorticoso giro di sostituzioni nei vertici delle principali testate giornalistiche e network televisivi, con dirigenti che saltano come birilli e linee editoriali che cambiano drasticamente da un giorno all’altro, viene spontaneo parlare di “repulisti del regime trumpiano”. Ma questa lettura, per quanto comprensibile, rischia di farci perdere il punto principale della questione.

Montanelli amava dire che non sono le dittature che si affermano in un paese ma sono le democrazie che si suicidano: il dittatore è solo il becchino che le seppellisce.

In generale, una delle convinzioni più stupide che affliggono la politologia è che le dittature arrivino all’improvviso ad infettare un corpo altrimenti sano e non sfruttino, semmai, un’immunodeficienza istituzionale, inadeguata a fronteggiarle.

Così, quello che sta accadendo oltreoceano non è il frutto di una improvvisa invasione barbarica che ha colto di sorpresa una democrazia florida e in salute. Trump, con tutto il suo carico di controversie e la sua capacità di polarizzare ogni dibattito, è piuttosto il sintomo di un sistema che aveva già compromesso le proprie difese immunitarie molto prima del suo arrivo sulla scena politica. Ogni regime autoritario, nella storia, è sempre nato dalle ceneri di una democrazia che aveva perso la capacità di governare se stessa, non per cattiveria o per sfortuna, ma per le pulsioni autoritarie del regime che lo aveva preceduto.

Il fascismo italiano non sarebbe mai potuto nascere senza il terreno fertile preparato dalla crisi dello Stato liberale, che aveva già dimostrato la sua incapacità di gestire i conflitti sociali e aveva ricorso sistematicamente alla violenza di Stato durante il biennio rosso. Analogamente, il nazismo tedesco trovò spazio nell’implosione della Repubblica di Weimar, dove i partiti democratici avevano già normalizzato l’uso di decreti d’emergenza e la sospensione dei diritti costituzionali per fronteggiare la crisi economica e l’instabilità politica. In entrambi i casi, i movimenti autoritari non dovettero conquistare il potere con la forza: lo trovarono praticamente sguarnito, abbandonato da élite democratiche che avevano già rinunciato ai propri principi fondamentali nella convinzione di poter gestire la crisi attraverso compromessi al ribasso e alleanze tattiche con le forze estremiste.

Il governo Trump e i suoi repulisti politico possono apparire come una rottura traumatica rispetto al passato, ma in realtà rappresentano l’evoluzione logica di meccanismi che erano già in atto da decenni. La politica americana aveva già trasformato l’informazione in propaganda, aveva già ridotto il dibattito pubblico a uno scontro tra tifoserie, aveva già sostituito l’argomentazione razionale con la demonizzazione dell’avversario. Trump non ha inventato niente di nuovo: ha semplicemente portato alle estreme conseguenze dinamiche che esistevano già, con una brutalità e una mancanza di pudore che hanno reso evidente quello che prima si nascondeva dietro le forme della cortesia istituzionale.

Quando vediamo oggi i movimenti politici che si fronteggiano negli USA, dovremmo chiederci non tanto chi sia il cattivo della situazione, ma come si sia arrivati a questo punto di decomposizione del tessuto democratico. Le elezioni USA degli ultimi decenni hanno mostrato una progressiva radicalizzazione che non può essere attribuita a un singolo leader o a una singola forza politica. L’impatto sociale di questa deriva è stato devastante: ha creato due Americhe che non solo non si parlano più, ma che vivono in universi informativi completamente separati, dove gli stessi fatti vengono interpretati in modi diametralmente opposti. E la storia recente ci insegna che quando una democrazia inizia a usare metodi autoritari per difendersi da presunte minacce alla democrazia, innesca un processo di autodistruzione che raramente si ferma da solo. Il sistema mediatico americano, per esempio, aveva già perso ogni pretesa di neutralità molto prima dell’arrivo di Trump: si era trasformato in un insieme di megafoni al servizio di diverse fazioni politiche, ognuna delle quali accusava le altre di essere nemiche della democrazia. In questo contesto, i repulisti trumpiani non rappresentano una anomalia, ma la naturale prosecuzione di una logica che era già ampiamente consolidata.

Il paradosso è che ogni tentativo di resistere a questa deriva autoritaria attraverso metodi a loro volta autoritari non fa altro che alimentare il ciclo vizioso. Quando si decide che certi punti di vista non possono essere espressi, che certe domande non possono essere poste, che certi fatti non possono essere discussi, si sta già accettando la logica del regime, indipendentemente da quale sia l’ideologia che lo ispira. Trump può essere considerato un pericolo per la democrazia americana, ma questo pericolo ha potuto manifestarsi solo perché le difese democratiche erano già state minate dall’interno.

Il regime Trump, con tutte le sue manifestazioni più eclatanti e controverse, non è dunque un corpo estraneo che ha infettato un organismo sano, ma piuttosto il prodotto finale di un processo di degenerazione che aveva radici profonde nella società americana. Le critiche al regime, per quanto fondate possano essere su singoli aspetti, rischiano di non cogliere la dimensione sistemica del problema. Non si tratta di tornare a una presunta età dell’oro della democrazia americana, perché quella stessa età dell’oro conteneva già i germi della crisi attuale. Si tratta piuttosto di riconoscere che quando una democrazia smette di credere nei propri principi fondamentali e inizia a usare gli strumenti del potere per mettere a tacere il dissenso, sta già percorrendo la strada che porta inevitabilmente all’autoritarismo, qualunque sia il colore politico di chi temporaneamente detiene il controllo delle istituzioni.

TRUMP E IL RISCHIO DI UNA DITTATURA IN AMERICA
TRUMP E IL RISCHIO DI UNA DITTATURA IN AMERICA

GUELFISMO: CATASTROFE D’EUROPA

di Gianluca Marletta

IL GUELFISMO è stata la catastrofe dell’occidente e la demolizione controllata del mirabile edificio della Cristianità occidentale.

Ha messo un mondo intero sotto la gonnella dei preti e ha distrutto la civiltà medievale.

Ha generato un clericalismo orrendo che non poteva che spingere ad esiti come quelli di Lutero.

In due secoli ha distrutto la Cavalleria, ha distrutto l’Amor Cortese, ha distrutto l’arte gotica sostituendola con le insulsaggini del barocco, la Vita Nova con gli sfoghi di suorine depresse e masochiste, le mirabili Madonne bizantine coi ritratti delle prostitute della Suburra papalina, ha subappaltato il Vangelo ad una casta di autoproclamati eletti che avevano in realtà perso tutti i significati più profondi della stessa religione che affermavano di predicare.

Per questo, quando vedo cristiani infeudati al clericalismo – ancora oggi! – il primo istinto è di mettere mano alla spada!

GUELFISMO: CATASTROFE D'EUROPA
GUELFISMO: CATASTROFE D’EUROPA