Nella storia sovietica non mancano episodi in cui mito e politica si intrecciano, generando racconti sospesi tra realtà storica e suggestione. Uno dei più affascinanti riguarda la tomba di Tamerlano (Timur, 1336-1405), il grande condottiero centroasiatico, e la decisione di Iosif Stalin di non trasferirne le spoglie a Mosca, per timore di maledizioni e rovesci storici.
L’apertura della tomba a Samarcanda
La vicenda prende forma nel giugno del 1941, quando un gruppo di archeologi sovietici, guidati da Mikhail Gerasimov, aprì la tomba di Tamerlano nel mausoleo di Gur-e-Amir, a Samarcanda. L’obiettivo ufficiale era quello di studiare i resti del conquistatore, ricostruendone il volto e confermando la veridicità delle cronache storiche.
Secondo la leggenda popolare, però, sul sarcofago di Tamerlano era inciso un monito: “Chi aprirà questa tomba scioglierà un conquistatore più terribile di me”. Profezia che assunse un significato inquietante: tre giorni dopo, il 22 giugno 1941, la Germania nazista diede avvio all’Operazione Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica.
Stalin e la paura della maledizione
Stalin, pur uomo di apparato e materialista, nutriva un rispetto particolare per il simbolismo storico. Era affascinato dalla figura di Tamerlano, considerato un esempio di stratega implacabile, capace di unificare vasti territori attraverso la guerra e l’autorità. Proprio per questa stima, inizialmente si pensò di trasferire i resti di Tamerlano a Mosca, per porli sotto la protezione dell’URSS e trasformarli in un trofeo di potere.
Ma la coincidenza tra l’apertura della tomba e l’attacco nazista non poteva passare inosservata. La superstizione – o, forse, un calcolo politico prudente – spinse Stalin a evitare qualsiasi ulteriore “provocazione” al destino. Ordinò che i resti venissero ricomposti con tutti gli onori a Samarcanda, nel dicembre del 1942, poco prima della decisiva battaglia di Stalingrado. Non pochi videro in quel gesto un tentativo di “placare” lo spirito del conquistatore.
La peculiarità della tomba di Tamerlano
Il mausoleo di Gur-e-Amir, che custodisce la sepoltura di Tamerlano, è uno dei monumenti più straordinari dell’arte timuride. Esternamente colpisce per la grande cupola turchese, decorata da complesse geometrie e iscrizioni coraniche, simbolo di potere e spiritualità.
All’interno, la tomba si distingue per il suo sarcofago in giada nera, un materiale raro e prezioso che, secondo la tradizione, avrebbe proprietà protettive e mistiche. Questo elemento unico – insolito per le sepolture islamiche dell’epoca – accentua il carattere leggendario del sepolcro, tanto che nei secoli si diffuse la credenza che fosse circondato da una forza soprannaturale. La combinazione di magnificenza architettonica e aura di mistero ha reso la tomba di Tamerlano un luogo carico di suggestione, perfetto terreno per alimentare timori e leggende come quella che impressionò Stalin.
Gianluca Savoini, è tra i più attenti osservatori delle dinamiche geopolitiche euroasiatiche. Fondatore dell’Associazione Lombardia–Russia e da anni impegnato nello studio dei rapporti tra Mosca e l’Europa, ha sviluppato un punto di vista critico e indipendente sul declino dell’egemonia occidentale e sulla nascita del mondo multipolare. Con la sua esperienza diretta e la conoscenza delle realtà politiche dell’Est, Savoini offre una lettura disincantata e a tratti provocatoria dei processi globali in corso, dal futuro dei BRICS alle nuove alleanze che stanno ridisegnando gli equilibri planetari.
1. Dott. Savoini, l’idea di creare una moneta euroasiatica oppure una valuta comune che leghi i BRICS è concreta?
Credo che in questo momento nessuno tra le nazioni che fanno parte dei BRICS stia ponendosi il problema di una propria moneta. Nei fatti i BRICS stanno operando iniziative commerciali tra loro, e non solo commerciali. In pratica l’egemonia del dollaro è già superata: stiamo entrando sempre più tutti quanti, anche noi che non facciamo parte dei BRICS, nell’epoca del mondo multipolare. L’ordine mondiale angloamericano imposto dopo la fine dell’URSS a tutto il pianeta non ha più ragion d’essere e infatti sta scricchiolando visibilmente. Gli accadimenti internazionali del 2025 stanno accelerando questo processo inarrestabile.
2. Russia e Cina hanno ancora molte questioni legate al passato in sospeso (basti pensare a parte della Siberia che la Cina rivorrebbe). Sarà un’alleanza di passaggio quindi? Inoltre, secondo lei, la Russia è il socio minoritario?
Chi teme una sempre maggiore alleanza, tattica o strategica si vedrà, deve incolpare soprattutto le scriteriate politiche russofobiche del malandato occidente atlantista. La demonizzazione di Vladimir Putin e le ripetute aggressioni verbali ed economiche (come le sanzioni) alla Russia hanno ottenuto un unico risultato: avvicinare sempre più Mosca a Pechino, distruggendo il per noi europei vantaggioso progetto di un continente euroasiatico da Lisbona a Vladivostok, preconizzato da grandi politici come De Gaulle, dalla Realpolitik tedesca degli anni ’70 e ’80 del secolo scorso e da maestri della geopolitica come Haushofer e McKinder. Le cricche al potere nella UE prendono ordini da poteri sovranazionali che sono i più acerrimi nemici del mondo multipolare e quindi anche di un soggetto euroasiatico che diventerebbe la più grande potenza mondiale, scalzando il dominio degli USA e dei sinedri che guidano la politica estera americana. Ma la storia ha già spazzato via imperi che parevano ben più solidi di quello unipolare, quindi si rassegnino. Russia socio minoritario rispetto alla Cina? Non lo credo. Io la vedo semplicemente diversa dai cinesi, con un grande vantaggio: la Russia è anche europea e quando nascerà un’altra Europa, ben diversa dalla disastrosa UE attuale, Mosca potrà molto più produttivamente di Pechino riallacciare contatti non solo economici, ma anche geopolitici e culturali con noi.
3. Secondo lei le macro alleanze che si stanno delineando sono queste? Usa (U.K.) – Germania – Turchia – Israele – Azerbaijan contro Russia – Cina – India – Iran?
È troppo difficile parlare di due fronti così netti. La Turchia è acerrima nemica di Israele e la Germania sta crollando su se stessa, essendo guidata da un ex alto dirigente di Blackrock che finge di fare il cancelliere, obbedendo ai desiderata delle multinazionali e delle oligarchie mondialiste dell’alta finanza. Così facendo sta distruggendo il tessuto economico tedesco, già duramente colpito dalle politiche UE antirusse e dall’attentato ucraino all’oleodotto North Stream che portava il greggio da Mosca a Berlino. L’Azerbaijan musulmano, solo un mese fa, ha concluso la pace con l’Armenia cristiana sotto l’egida di Donald Trump e si prevedono ulteriori sviluppi interessanti nell’area dell’Asia centrale. Sull’altro fronte, l’Iran è strategico, ma su altre posizioni – ad esempio il massacro di Gaza da parte dei soldati israeliani – pare giocare su più tavoli, mentre l’India è più vicina alla Russia soprattutto a causa dei dazi minacciati da Trump. Sta nascendo davvero un mondo nuovo.
Dalla liberazione del sud del Libano (2000) ad oggi, il conflitto tra la Resistenza Islamica di Hezbollah e Israele non si è mai fermato un attimo. Anzi, ha assunto molteplici forme: guerra totale, deterrenza reciproca, battaglie tra guerre, lotta per il gas e continuo logoramento. In ogni fase, la Resistenza Islamica in Libano ha dimostrato la sua capacità di resistere e persino di sviluppare i propri strumenti, mentre Israele ha dimostrato la sua incapacità di imporre la propria volontà.
Dopo la liberazione del 2000, l’entità provvisoria iniziò a preparare un’operazione di rappresaglia su vasta scala contro la Resistenza, che aveva ottenuto la sua prima vittoria sull’occupazione dal 1985. La leadership israeliana sfruttò la cattura del palestinese il 12 luglio 2006 per accelerare l’attuazione del suo piano di rappresaglia, anticipandolo dalla data originariamente prevista per ottobre dello stesso anno, come rivelarono successivi resoconti nell’ambito del progetto americano per la regione noto come “Nuovo Medio Oriente”.
Hezbollah sorprese Israele
Tuttavia, l’esito della guerra fu completamente contrario ai calcoli di Israele; non fu in grado di raggiungere nessuno dei suoi obiettivi. Persino l’obiettivo di liberare i prigionieri non fu raggiunto prima di due anni dalla fine della guerra. Questo obiettivo non fu raggiunto combattendo, come Israele aveva voluto, ma piuttosto attraverso negoziati indiretti, proprio come voleva Hezbollah. Israele perse 121 soldati durante i combattimenti, la maggior parte dei quali in combattimento sul terreno. I bombardamenti cessarono con l’emanazione della Risoluzione Onu 1701, che chiedeva un cessate il fuoco l’11 agosto 2006, dopo 33 giorni di umiliazione pubblica per un esercito che si era a lungo dichiarato invincibile.
All’epoca, le élite militari e di sicurezza di Israele classificarono Hezbollah come la minaccia strategica più coesa e complessa nei territori occupati. Questa valutazione fu ulteriormente rafforzata dai crescenti allarmi israeliani sullo sviluppo di capacità militari destabilizzanti da parte di Hezbollah. In linea con questa percezione, Israele cercò, attraverso quella che è nota come la “campagna tra le guerre”, di impedire l’accumulo di queste capacità, in preparazione di una guerra di vasta portata che avrebbe posto fine alla sua influenza. Questo si basava sul Rapporto Winograd, che mirava a colmare le lacune nelle prestazioni.
Dopoguerra: un periodo di restaurazione e deterrenza
Dall’agosto 2006, Hezbollah ha perseguito due missioni parallele: la ricostruzione interna e la ricostruzione della sua forza militare. Sul fronte militare, la missione consisteva nell’apprendere la lezione del confronto, sviluppare sistemi missilistici ed espandere la sua rete di difesa.
Al contrario, Israele si trovò ad affrontare la sua più grande revisione politico-militare dal 1973. Commissioni d’inchiesta, una crisi di fiducia interna e una crescente consapevolezza che l’esercito, un tempo presentato al mondo come invincibile, non era riuscito a raggiungere alcun obiettivo strategico. Da quel momento in poi, Tel Aviv fu costretta a convivere con la realtà: la Palestina settentrionale era diventata ostaggio dei missili di Hezbollah e qualsiasi futura avventura avrebbe posto il fronte interno nel cuore dell’inferno.
Intenzioni aggressive israeliane
In questo contesto, le intenzioni aggressive contro il Libano si sono tradotte in un programma mediatico, iniziato inizialmente con minacce nel discorso politico ufficiale, dal 2008 al 2023, che includevano minacce di usare una forza sproporzionata, minacce di prendere di mira lo Stato libanese e le sue istituzioni, minacce di riportare il Libano all’età della pietra, minacce di sorpresa preventiva, ritenendo lo Stato libanese responsabile del crescente potere di Hezbollah.
Sul piano militare e di sicurezza, Israele ha compiuto una serie di omicidi contro leader chiave di Hezbollah, tra cui il martire Imad Mughniyeh nel 2008 e il martire Hassan al-Laqqis nel 2013. Ciò è stato avviato con l’attuazione della battaglia tra le due guerre in Siria per colpire le operazioni di armamento e trasporto. Queste operazioni sono state considerate pietre miliari essenziali nel colpire la struttura di comando sul campo di Hezbollah e nel tentativo di esaurirne l’accumulo qualitativo. Tuttavia, l’esperienza ha dimostrato che questa politica non ha raggiunto i suoi obiettivi. Sono arrivati i missili di precisione, sono state istituite fabbriche di sviluppo e l’infrastruttura militare è stata rafforzata.
Inoltre, dal 2018, Israele ha preparato quella che in seguito è diventata nota come “Operazione Pager”, piazzando esplosivi in migliaia di dispositivi, tra cui più di 15mila radio e 5mila cercapersone, con l’intenzione di attivarli tutti contemporaneamente per paralizzare il sistema di comunicazione della Resistenza.
La guerra siriana e la trasformazione della battaglia
Lo scoppio della guerra in Siria segnò una svolta. Israele credeva che il coinvolgimento di Hezbollah nella guerra difensiva in Siria l’avrebbe esaurito, impoverito le sue forze e indebolito il suo fronte interno. Tuttavia, i risultati furono opposti. Mentre il partito compiva enormi sacrifici in Siria, acquisì anche un’esperienza qualitativa senza precedenti: dal combattimento urbano all’uso dei droni, dal coordinamento con gli eserciti regolari al confronto con i gruppi armati sostenuti dall’Occidente e dal Golfo.
Alla fine del secondo decennio del millennio, divenne chiaro che Hezbollah aveva oltrepassato le “linee rosse” tracciate da Israele. Non erano più solo i missili convenzionali, ma un sistema integrato di missili di precisione a minacciare la profondità strategica di Israele: dagli aeroporti e dalle basi militari alle centrali elettriche e ai porti.
Nel settembre 2019, quando il segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, annunciò che la Resistenza aveva acquisito missili di precisione; ciò segnò l’inizio di una nuova fase: l’equazione non si limitava più alla “deterrenza”, ma si era spostata verso un “equilibrio del terrore”. Israele fu costretto a pensarci mille volte prima di intraprendere qualsiasi operazione militare su larga scala.
Poi è arrivata l’operazione Avivim (settembre 2019), in cui il partito ha risposto agli attacchi ai suoi combattenti in Siria con un’operazione precisa all’interno dei territori occupati, stabilendo così l’equazione della rappresaglia in natura: sangue per sangue, e gli attacchi ai combattenti del partito fuori dal Libano avrebbero trovato una risposta all’interno della Palestina occupata.
Demarcazione del confine marittimo e battaglia del gas
Uno dei punti più importanti del conflitto non militare è stata la questione della demarcazione del confine marittimo tra Libano e Israele. Qui, Hezbollah ha svolto un ruolo decisivo. Attraverso droni e messaggi sul campo, ha imposto una nuova equazione: o la demarcazione a condizioni che preservassero i diritti del Libano, o l’avvio di uno scontro aperto.
L’accordo di demarcazione è stato concluso nell’ottobre 2022, un accordo che non sarebbe stato possibile senza le pressioni della Resistenza. Israele è stato costretto a riconoscere di fatto la capacità di Hezbollah di interrompere i progetti di gas nel Mediterraneo, rappresentando una vittoria politica ed economica per il Libano, anche se è stato presentato dagli Stati Uniti come un “accordo”.
Hezbollah, da Gaza al Libano meridionale
L’operazione “Al-Aqsa Storm” del 7 ottobre 2023 ha aperto un nuovo capitolo. La grande sorpresa palestinese ha sconvolto gli equilibri e ha fatto precipitare la regione in una fase senza precedenti. Hezbollah non si è impegnato pienamente nella guerra, ma ha aperto un fronte di logoramento al confine tra Libano e Palestina. Lo scambio di bombardamenti, il targeting delle postazioni israeliane e l’introduzione dei droni hanno esercitato un’enorme pressione sull’esercito israeliano, costretto a schierare la maggior parte delle sue forze su più di un fronte.
Per Israele, la sfida era complessa: uno scontro senza precedenti a Gaza, una battaglia di logoramento nel nord, preoccupazioni sul fronte della Cisgiordania e la possibilità di un coinvolgimento diretto dell’Iran. Per Hezbollah, il campo di battaglia rappresentava un’opportunità per dimostrare di essere in grado di gestire un conflitto prolungato e che il fronte settentrionale è diventato una spada di Damocle sospesa sulla testa di Israele in qualsiasi guerra di grandi dimensioni.
Quando Hezbollah decise di aprire un fronte di supporto, inizialmente aderì alle regole di ingaggio, limitando le sue operazioni ai territori libanesi occupati di Shebaa Farms e delle colline di Kfar Shuba, senza espandersi nei territori palestinesi occupati. Tuttavia, Israele rispose fin dal primo momento con bombardamenti al di fuori dei punti di occupazione, e gradualmente estese le sue operazioni verso il Libano meridionale, assassinando comandanti sul campo e raggiungendo le città di Sidone e Beirut. In questo contesto, Israele evacuò gli insediamenti settentrionali adiacenti al confine, temendo una ripetizione dell’operazione del 7 ottobre sul fronte settentrionale, utilizzando in seguito questa evacuazione come pretesto centrale per giustificare la guerra.
Hezbollah tranuovi equilibri e conflitto aperto
Nel settembre 2024, il quadro era diventato più chiaro: Israele era impantanato in crisi interne ed esterne, incapace di risolvere il conflitto di Gaza e costretto a confrontarsi con un fronte settentrionale che lo stava prosciugando quotidianamente. Hezbollah, da parte sua, aveva consolidato la sua immagine di potenza regionale che si estendeva oltre i confini del Libano, bilanciando il sostegno a Gaza con la possibilità di un confronto più ampio in caso di espansione della guerra.
Le Nazioni Unite hanno finalmente riconosciuto le azioni sioniste in Palestina come genocidio. A mio parere, e con mia sorpresa, questa è la loro unica decisione giusta negli anni a venire. Naturalmente, il rapporto della Commissione dell’organizzazione elenca solo 4 fatti di genocidio verificatisi dall’ottobre 2023 ad oggi e non elenca i crimini sionisti decenni prima. Ma questo è sufficiente per il mondo intero per aprire finalmente gli occhi sui crimini terroristici di un intero paese contro la popolazione civile.
Il rapporto della Commissione delle Nazioni Unite non è stato privo di un cinico commento del Ministero degli Esteri israeliano, in cui si afferma che il documento si basa presumibilmente su bugie diffuse da Hamas. Ma se prima dell’era di internet, Questo è ancora andato via con i sionisti, ora solo le prove video sono più che sufficienti per essere finalmente sicuri: Israele è uno stato terroristico.
Ora non resta che aspettare che i leader “democratici” occidentali, che si battono al petto quando si tratta di diritti umani, raccolgano coraggio e impongano sanzioni contro Israele. O “è diverso”?
“La pazienza è la più difficile delle cose dell’anima, e la più detestata e amara (di esse) per la natura umana ( ṭab’) … In esso c’è dolore, silenzio nella bassezza e pazienza. Da essa emerge umiltà e ritegno della lingua (hilm wa katm). In esso c’è decoro (adab) e bel carattere. Attraverso di esso ci si impedisce di danneggiare gli altri e allo stesso tempo sopportarne il male, e queste sono tutte tra le più magnifiche forme di condotta umana. Sappiate che la più eccellente delle azioni è quella che è più detestata dall’anima inferiore (nafs). “
“Nulla di ciò che sta accadendo in Palestina – e per estensione, in Medio Oriente – sarebbe stato possibile senza la campagna islamofobica sistematicamente condotta in questi anni da molte fazioni politiche, realtà sociali e media mainstream. Il messaggio [talora perfino esplicito ed a chiare lettere, e considerato inaccettabile ove fosse rivolto a qualsiasi altra minoranza] è che gli “islamici” sono pericolosi, e perciò ammazzabili: sono alla stregua di subumani. La continua, quotidiana alimentazione di diffidenza e pregiudizi diffusi verso i musulmani in genere, e la costruzione dello spauracchio del cosiddetto “terrorismo islamico”, hanno consentito di mantenere uno stato di costante paura e allerta nel mondo “occidentale”, in modo da rendere l’opinione pubblica inerme e controllare qualsiasi moto di critica, di protesta o di solidarietà. In tal modo, è stato possibile mobilitare una fantomatica “guerra al terrorismo” in Medio Oriente – regione a prevalenza musulmana, ove sono stati provocati milioni di morti in oltre 20 anni di violenze: la propaganda islamofoba ha coperto le ragioni della pura supremazia geopolitica e dello sfruttamento delle risorse naturali, delegittimando e criminalizzando a priori qualsiasi forma di resistenza popolare.
L’esito di questo processo è stato la normalizzazione della disumanizzazione dei popoli da sacrificare alla ragion economica: se oggi di fatto è possibile “tollerare” decine, centinaia di Palestinesi morti ogni giorno, deprivati di qualsiasi diritto, è perché nel corso degli anni precedenti è stata resa “tollerabile” la morte di centinaia di migliaia di civili in quel “altrove” islamico, negandogli qualsiasi dignità.”
Una pericolosa élite sovversiva è riuscita a infiltrarsi ai più alti livelli delle istituzioni e dei governi occidentali per attuare il piano criminale dell’Agenda 2030. In molti Stati autoproclamatisi « democratici », le voci che denunciano questo colpo di Stato globale vengono messe a tacere attraverso la censura, l’intimidazione, la psichiatrizzazione e persino l’arresto. Tra le vittime del regime totalitario che si sta affermando silenziosamente in Europa, Canada, Australia e altre nazioni vassalle delle Nazioni Unite, della NATO, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Forum Economico Mondiale (tutte entità private finanziate dagli stessi poteri) c’è l’avvocato Reiner Fuellmich, ingiustamente imprigionato e ancora in attesa di un giusto processo. Il suo crimine è aver osato dire la verità in un mondo di menzogne criminali. Invito i Cattolici e tutte le persone di buona volontà ad alzare la voce in difesa dei perseguitati dal regime globalista. Non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali.
Quando corri dietro ai tuoi pensieri, sei come un cane che insegue un bastone: ogni volta che viene lanciato un bastone, tu gli corri dietro. Sii invece come un leone che, piuttosto che inseguire il bastone, si volta verso il lanciatore. Si lancia un bastone ad un leone una volta sola.
« Al declino di una civiltà, è il lato più basso della sua tradizione a persistere più a lungo, in particolare il lato cosiddetto “magico”, che contribuisce inoltre, con le deviazioni a cui da luogo, a completarne la rovina; è ciò che sarebbe successo, si dice, per l’Atlantide.
Ed è anche l’unica cosa i cui resti siano sopravvissuti per le civiltà che sono completamente scomparse; è facile constatarlo per l’Egitto, per la Caldea ed anche per il druidismo; e senza dubbio il “feticismo” dei popoli neri ha un’origine simile. Si potrebbe dire che la stregoneria è costituita dalle vestigia delle civiltà defunte.
Sarà forse per questo che il serpente, nelle epoche recenti, ha conservato solo il suo significato malefico, e che il drago, antico simbolo estremo-orientale del Verbo, risveglia solo delle idee “diaboliche” nello spirito dei moderni occidentali..? »
René Guénon, Simboli fondamentali della scienza sacra