IL SEGRETO DELLA CREAZIONE

a cura di Ananda Edizioni

“Squarciare il velo di maya significa penetrare il segreto della creazione. Lo yogi che, in tal modo, mette a nudo l’universo, è l’unico vero monoteista. Tutti gli altri venerano idoli pagani. Finché l’essere umano resterà soggiogato dalle illusioni dualistiche della natura, finché Maya dal volto di Giano sarà la sua dea, egli non potrà conoscere il vero Dio. L’illusione del mondo, o maya, a livello individuale è chiamata avidya, letteralmente “non-conoscenza”, ignoranza, illusione. Maya o avidya non può mai essere distrutta mediante l’analisi o la convinzione intellettuale, ma unicamente raggiungendo lo stato interiore del nirbikalpa samadhi. I profeti dell’Antico testamento e i veggenti di ogni epoca e nazione parlarono da tale stato di coscienza. Afferma Ezechiele: «Mi condusse allora verso la porta che guarda a Oriente ed ecco che la gloria del Dio d’Israele giungeva dalla via orientale e il suo rumore era come il rumore delle grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria». Attraverso il divino occhio posto sulla fronte (Oriente), lo yogi fa navigare la propria coscienza verso l’onnipresenza, udendo il Verbo o Aum, il suono divino di molte acque, o vibrazioni, che è l’unica realtà della creazione.”

Paramansa Yogananda

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IL SEGRETO DELLA CREAZIONE
IL SEGRETO DELLA CREAZIONE

EUROPA: RADICI PAGANE O GIUDAICO-CRISTIANE? 

Videoconferenza del canale YouTube IBEX EDIZIONI, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 23 Novembre 2025.

Sparito dal dibattito politico, il tema delle radici spirituali dell’Europa resta. Può essere corretto parlare di radici solo ebraico-cristiane? Qual è il punto esatto di congiunzione fra tradizione pagana e cristiana? Le origini greco-romane possono ancora rappresentare una fonte d’ispirazione, se non religiosa, almeno etica e morale? A questi interrogativi risponde Valentina Ferranti, antropologa e scrittrice. Conduce Alessio Mannino.

EUROPA: RADICI PAGANE O GIUDAICO-CRISTIANE? 

LA NECESSITA’ DELL’OSSERVANZA DELLA LEGGE: MARITO E MOGLIE NELLE TRADIZIONI ORTODOSSE

a cura di Giuseppe Aiello

(Necessità dell’exoterismo tradizionale)

“[…] non si costruisce sul vuoto; ora, l’esistenza unicamente profana dalla quale sia escluso ogni elemento tradizionale, non è appunto, in realtà, che vuoto e nulla.

Se si vuole innalzare un edificio, si devono preventivamente disporre le fondamenta; queste sono la base indispensabile su cui poggerà l’intero edificio, comprese le parti più elevate, e tali resteranno sempre anche quando esso sarà terminato. Analogamente, l’adesione ad un exoterismo è una condizione preliminare per arrivare all’esoterismo, né si deve pensare che tale exoterismo possa essere rigettato una volta ottenuta l’iniziazione, così come non si possono sopprimere le fondamenta quando si è ultimato l’edificio.

Bisogna aggiungere che l’exoterismo, in realtà, ben lungi dall’essere rigettato, dev’essere «trasformato» in misura corrispondente al grado raggiunto dall’iniziato, poiché questi diventa vieppiù atto a capirne le ragioni profonde; di conseguenza, le formule dottrinali ed i riti assumono per lui un significato molto più reale ed importante di quel che possono avere per un semplice exoterista, che in definitiva si troverà sempre e per definizione limitato a non vederne che l’apparenza esteriore, cioè quel che conta di meno per quanto riguarda la «verità» della tradizione considerata nella sua integralità.”

René Guénon, “Iniziazione e realizzazione spirituale”, cap. VII

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Non si ha certezza su quale scuola giuridica seguisse Ibn Arabi, in gioventù studiò soprattutto il madhhab mālikita, la scuola dominante in al-Andalus, ma ebbe maestri anche shāfiʿiti e ḥanbaliti durante i suoi viaggi in Oriente.

Alcuni biografi classici (come al-Dhahabī e Ibn Khallikān) notano che talvolta si avvicinò alle posizioni ẓāhirite (scuola letteralista), ma non risulta che si sia mai formalmente dichiarato ẓāhirita.

Quello che è certo, è che Ibn Arabi rispettava pienamente (col massimo sforzo personale che uno può fare, ovviamente) la Shariah, quale requisito indispensabile per ogni cammino realmente iniziatico e spirituale.

Ibn ʿArabī NON rinnegava le norme esteriori del fiqh, poiché

la verità interiore (ḥaqīqa) non può mai contraddire la legge esteriore (sharīʿa);

Non solo, i Santi (awliyāʾ) sono più rigorosi nell’adempimento delle norme, non meno.

Celebre è il principio attribuito a lui e ai suoi discepoli:

“Ogni ḥaqīqa che contraddice la sharīʿa è falsa.”

Nelle Fatāwā e nelle sezioni giuridiche delle Futūḥāt al-Makkiyya, Ibn ʿArabī dimostra competenza tecnica nelle questioni di fiqh e insiste che l’esperienza mistica non dà licenza di infrangere la Legge.

Che dunque le mogli debbano, in linea generale, obbedire ai mariti nei limiti del rispetto delle norme divine e dell’etica – ad esempio, il Profeta disse: “i migliori credenti [maschi] sono coloro che trattano bene le proprie mogli” – non può essere messo in discussione.

Poi ognuno – maschio o femmina che sia – renderà conto a Dio.

TRADIZIONE INDU’

Manusmṛti 5.154

“Una donna virtuosa deve sempre rendere onore al marito come a un dio.”

Manusmṛti 5.151

“Lei deve essere sempre allegra, operosa e comportarsi come il marito desidera.”

Il marito è autorità normativa – Manusmṛti 8.299

“Per le donne il marito è la legge (dharma), il rito (śruti) e la via del mondo.”

BUDDHISMO

Aṅguttara Nikāya 4.55 – “Il discorso sulle coppie” Il Buddha dice che una buona moglie è:

“Obbediente e rispettosa, agisce con gentilezza, svolge bene i suoi compiti, e guarda con affetto il marito.”

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DIRITTO ROMANO: Gaius, Institutiones I.108

“In manum convenit uxor… loco filiae habetur.”

“La moglie che entra sotto la manus… è considerata come una figlia [del marito].”

Equivale a dire che la moglie appartiene giuridicamente al marito.

Plutarco, “Praecepta Coniugalia 7”: “La moglie deve obbedire al marito come al proprio capo.”

Seneca, De Matrimonio (fr.) : “Uxor viro parere debet.”

“La moglie deve obbedire al marito.”

EBRAISMO E CRISTIANESIMO

Il marito “domina” sulla moglie (Genesi 3:16) – Il marito “acquista” la moglie (Deuteronomio 24:1)

TALMUD – Kiddushin 2a

Il Talmud definisce formalmente il matrimonio come acquisizione (kinyan):

“Una donna è acquisita (niknet) in tre modi… con denaro, atto o rapporti.”

Ciò non implica proprietà assoluta, ma unilaterale iniziativa e autorità matrimoniale del marito.

TALMUD – Nedarim 30b – Il marito è considerato baʿal (“padrone, signore”) della moglie: – “La moglie è considerata come proprietà del marito per alcune questioni.”

TALMUD – Ketubot 63a – La moglie ha un dovere tradizionale di obbedienza alla gestione della casa: “Tutto ciò che la moglie fa è per suo marito.”

TALMUD – Eruvin 41b – L’ordine familiare tradizionale è esplicito: “La donna segue la volontà del marito.”

LA NECESSITA' DELL'OSSERVANZA DELLA LEGGE: MARITO E MOGLIE NELLE TRADIZIONI ORTODOSSE
LA NECESSITA’ DELL’OSSERVANZA DELLA LEGGE: MARITO E MOGLIE NELLE TRADIZIONI ORTODOSSE

LE LETTERE SACRE DEI MANTRA

di Luca Rudra Vincenzini

“Mantrāḥ varṇātmakāḥ sarve, varṇāḥ sarve śivātmakāḥ”,” in tutti i mantra [è contenuta] l’essenza dei fonemi, in tutti i fonemi l’essenza di Śiva”, Abhinava in riferimento al Sarvācāratantra (trad. Rudra).

Le lettere sacre sanno dove andare a lavorare. Fai japa, sempre!

LE LETTERE SACRE DEI MANTRA
LE LETTERE SACRE DEI MANTRA

LA CRITICA PLATONICA DELLA DEMOCRAZIA

di Marco Pavoloni

Il dipinto che raffigura un anonimo uomo moderno, vestito con shorts, scarpe da ginnastica e polo bianca, collocato al centro di un ambiente ispirato agli affreschi pompeiani — e sovrastato, nel timpano, da un improbabile hot dog fluttuante tra le nubi — sembra a prima vista una provocazione ironica. In realtà, osservato con rigore filosofico, esso offre una delle metafore visive più acute e pertinenti della critica platonica alla democrazia.

Platone, nella Repubblica, non condanna semplicemente i difetti occasionali della democrazia ateniese: egli denuncia la dissoluzione dell’ordine politico e spirituale quando tutto è rimesso al giudizio della moltitudine. La sua diagnosi parte sempre dal medesimo principio: nel governo del popolo, l’opinione prende il posto della conoscenza, e ciò che domina non è il Bene, ma il desiderio mutevole della massa.

Il dipinto che abbiamo davanti mette in scena proprio questa frattura tra due mondi:

da un lato la forma classica, l’armonia, il mito, la bellezza rituale;

dall’altro la trivialità dell’uomo moderno, incapace perfino di comprendere ciò che osserva.

Le figure pompeiane sulle pareti — ieratiche, misurate, inserite in un linguaggio simbolico coerente — rappresentano il mondo antico, quello che Platone considerava ancora in contatto con l’ordine del Bello e del Bene. Esse incarnano una civiltà che riconosceva la gerarchia, la misura, la verticalità dei valori: ciò che la democrazia, nel suo stadio degenerato, dissolve completamente.

Al centro della scena, invece, l’uomo moderno vaga disorientato. Non è un cittadino della polis, ma un turista: figura perfetta della coscienza democratica, che crede di essere libera mentre è semplicemente priva di orientamento. Non comprende il linguaggio delle immagini che lo circondano, non sa leggere i simboli, non partecipa al mondo che osserva. È lo spettatore della tradizione, non il suo erede. La sua presenza è la rappresentazione plastica dell’uomo democratico di cui Platone diffida: un individuo sciolto da ogni legame formativo, privo di paideia, educato non alla virtù ma al consumo.

E proprio il consumo domina il timpano: là dove, in un tempio antico, si sarebbe collocato un simbolo sacro, un dio, un mito, appare invece un hot dog sospeso tra le nubi. Questa immagine volutamente ridicola non è semplicemente ironica: è una denuncia metafisica. Il luogo del sacro è stato profanato dal banale; l’altare delle Idee è stato occupato dall’oggetto più anonimo, più ripetibile, più quantitativo della modernità.

È la tirannia della quantità che rimpiazza la qualità, secondo il principio che Platone pone alla radice della degenerazione democratica.

Ciò che la moltitudine desidera diventa ciò che è degno di stare nel luogo del divino.

La democrazia platonica culmina sempre in questo: nella sostituzione del valore con il gusto, della forma con il bisogno, della verità con la percezione. L’hot dog nel triangolo sacro è l’emblema perfetto della città democratica che Platone disprezza: un luogo in cui tutto si equivale e nulla ha più valore, perché non esiste più un criterio di giudizio superiore alla folla.

Il contrasto tra la classicità degli affreschi e l’uomo in bermuda è dunque più che una battuta visiva. È la rappresentazione del dramma platonico: la frattura irreparabile tra un mondo fondato sul Bene e un mondo fondato sulla quantità. L’uomo moderno si crede libero perché può muoversi, guardare, consumare; ma Platone vede la sua libertà come la peggiore delle schiavitù: quella dell’ignoranza, dell’opinione, del capriccio. Egli non è padrone della sua anima, e quindi non può essere cittadino della città giusta.

Questo dipinto, nella sua ironia, conferma l’intuizione di Platone:

quando la democrazia dissolve ogni gerarchia, non resta che un individuo disorientato in un tempio vuoto, e al posto del dio — un hot dog.

~ MP~

Il quadro raffigurato è un’opera di Joy Liberman, dal titolo “ Still a Mystery” realizzata nel 2001 in collezione privata

LA CRITICA PLATONICA DELLA DEMOCRAZIA
LA CRITICA PLATONICA DELLA DEMOCRAZIA

I TESORI ESOTERICI DEL CORANO

di Giuseppe Aiello

Ammonite quelle [le donne] di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele (idribuhunna).

Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.

La radice araba ḍ-r-b della parola idribuhunna ha molti significati

– “colpire”

– “allontanare”,

– “separare”,

– “(far) partire”, “

– “dare l’esempio”

Per questo motivo alcuni intendono idribūhunna come “battetele”, altri invece traducono come “allontanatele”, “separatevi da loro”.

Ibn ʿArabī illustra il significato simbolico ed esoterico del versetto, ossia il rapporto tra l’uomo (lo spirito, rūḥ) e la donna (l’anima).

Quando l’anima “disobbedisce”, cioè devia dalla verità, il versetto indica tre livelli di disciplina spirituale:

– “ammonire” → richiamare la propria anima mediante consapevolezza;

– “separarsi nei letti” → distaccare il cuore dai desideri inferiori;

– idribūhunna , “colpire” la nafs con un esempio, un atto che interrompa il suo errore.

Spesso si completa l’interpretazione del versetto facendo riferimento all’hadith del miswak (sorta di spazzolino per purificare i denti)

Lo hadīth del miswak è riportato in varie raccolte minori ed è considerato “debole”, a ogni modo è:

«…e se devono essere “colpite”, allora ghayr mubarraḥ» (cioè non violentemente, non che lasci segni, e alcune versioni aggiungono: “come con un miswāk”).

Il “miswāk”, essendo un bastoncino per pulire/purificare i denti, non sarebbe stato scelto a caso, ma appunto come simbolo della purificazione, quindi colpire con un miswāk = correggere la propria nafs con un gesto minimo, delicato, purificatorio.

I TESORI ESOTERICI DEL CORANO
I TESORI ESOTERICI DEL CORANO

CONSERVARE E SUSCITARE I VERI VALORI OCCIDENTALI

a cura di Claudia Placanica

“Se le società occidentali non sono capaci di conservare o di suscitare dei valori intellettuali e morali abbastanza forti da attirare delle persone venute dall’esterno e far sì che esse desiderino adottarli, allora probabilmente, c’è motivo per allarmarsi.”

(Claude Lévi-Strauss)

CONSERVARE E SUSCITARE I VERI VALORI OCCIDENTALI
CONSERVARE E SUSCITARE I VERI VALORI OCCIDENTALI

L’EURODEPUTATO CHE CHIEDE A KALLAS DI RIPRISTINARE IL DIALOGO CON LA RUSSIA

di Eugenio Cortinovis

L’eurodeputato lussemburghese Fernand Kartheiser ha scritto una lettera chiedendo all’Alto rappresentante dell’UE Kaja Kallas di ripristinare il dialogo politico con la Russia e di abbandonare i piani per l’integrazione militare dell’Ucraina nell’UE. Il deputato ha osservato che, in seguito alla sua recente visita in Russia, ha formulato otto punti, la cui osservanza “potrebbe contribuire a una vera pace in Ucraina”. L’UE deve avviare immediatamente un dialogo con la Russia. Non c’è dubbio che la Russia sia aperta a tale dialogo. La militarizzazione dell’UE complicherà significativamente la futura adesione dell’Ucraina all’UE. L’Ucraina non dovrebbe quindi essere coinvolta nei programmi di natura militare dell’UE”, ha affermato Kartheiser. Ha inoltre sottolineato la necessità di combattere il nazionalismo radicale, adottare un approccio più pragmatico alle questioni di integrità territoriale, raggiungere accordi realistici sulla sicurezza dell’Ucraina, preparare la ricostruzione postbellica del Paese e perseguire una diplomazia volta a ridurre l’escalation del conflitto armato. Ricordiamo che in precedenza Kaja Kallas era intervenuta in una conferenza stampa a Berlino ha affermato sui vantaggi derivanti dal proseguire le operazioni militari contro la Russia.

L'EURODEPUTATO CHE CHIEDE A KALLAS DI RIPRISTINARE IL DIALOGO CON LA RUSSIA
L’EURODEPUTATO CHE CHIEDE A KALLAS DI RIPRISTINARE IL DIALOGO CON LA RUSSIA

EROISMO E ONORE

di Deng Ming Dao

Lascia che ti presenti uno dei miei eroi d’infanzia. Yue Fei (1103-1142)* è stato un generale della dinastia Song che ha guidato le guerre contro la dinastia Jin guidata da Jurchen. Finché comandava le truppe, il nemico non poteva prevalere. Così i Jurchen corrompono il cancelliere Song, Qin Hui (1091-1155).

Secondo la leggenda, Qin Hui sapeva che gli artisti marziali avrebbero protetto Yue Fei e intercettato qualsiasi falso comando. Ha astutamente inviato dodici medaglioni d’oro per richiamare Yue Fei. Gli eroi marziali ne hanno intercettati undici. Uno è passato.

Vedendo il sigillo dell’imperatore, Yue Fei tornò alla capitale. Sapeva che era una trappola, ma aveva giurato di obbedire al comando reale. Una volta tornato, Qin Hui, sua moglie, Lady Wang e altri organizzarono l’esecuzione di Yue Fei (e suo figlio) in prigione.

Il popolo odiava Qin Hui e Lady Wang così tanto che ne fecero delle effigi inginocchiate alla tomba di Yue Fei. Ma per anni, la gente ha tolto l’odio colpendo, sputando e urinando sulle figure. Le statue erano talmente danneggiate che dovevano essere sostituite con quelle di ferro. Anche quelli sono stati danneggiati.

Sono stato alla tomba di Yue Fei a Hangzhou. Yue Fei era un grande calligrafo, quindi la sua calligrafia elettrica è stata conservata sui muri. Le statue di Qin Hui, Lady Wang e altri cospiratori sono ancora lì, dietro le sbarre per evitare che vengano ulteriormente danneggiate.

A proposito, se avete mai fatto colazione cinese con porridge di riso, avreste mangiato ciambelle cinesi. Hanno avuto origine come effigi dei due villi. Mi hanno detto che anche distruggere le statue non bastava. Il popolo odiava così tanto la coppia che facevano statuette di pasta da bollire nell’olio.

Il messaggio per me da ragazzo era chiaro: essere come Yue Fei, un vero studioso, guerriero e patriota invece che il spregevole cancelliere e sua moglie. E le generazioni concordano: vale la pena lottare per la virtù.

Quanto pochi gli eroi che abbiamo oggi.

EROISMO E ONORE
EROISMO E ONORE

PIANO DI PACE RUSSIA-STATI UNITI: PERCHE’ MAI LA GRAN BRETAGNA DOVREBBE ACCETTARE LA PROPRIA SCONFITTA?

a cura di Termometro Geopolitico

Rispetto al piano di pace stipulato tra Russia e Stati Uniti non fa per niente piacere l’idea che l’America, alla fine di questa carneficina da essa stessa provocata, guadagnerebbe una montagna di denaro più una vera e propria colonia totalmente dipendente dal sostegno americano, ovvero quell’Ucraina che invece era uno stato sovrano prima dell’ascesa al potere dei banderisti.

Al netto di ciò, due dati politici mi paiono però indiscutibili:

1) Il riconoscimento americano di Crimea e Donbass come territori russi, la fine dell’espansione a Est della NATO, il ritorno nel G8 e la (graduale) fine delle sanzioni, rappresenterebbero per la Russia una vittoria evidente.

2) Considerati i due obiettivi per cui l’Occidente ha innescato questa guerra, possiamo dire che uno sia stato raggiunto (bloccare la nuova ostpolitik della Germania), mentre l’altro (far collassare la Russia dall’interno e poi suddividerla in tanti stati diversi) si è risolto in un completo fallimento.

Pertanto, assai più di Zelenski, coloro che in caso di ratifica di questo piano di pace uscirebbero da questa vicenda rovinosamente sconfitti, portano i nomi di Gran Bretagna, Commissione Europea, asse Dem-Neocon degli Stati Uniti, nonché leadership politiche dei paesi baltici, della Germania e della Francia.

Riguardo alla Gran Bretagna – soggetto che ha tirato le fila politico-militari del conflitto e avviato per prima ogni fase di escalation, dal 2014 a oggi, assai più degli Stati Uniti – la domanda che si pone è come e perché essa dovrebbe accettare di mollare la spugna.

E’ vero che si tratta di un paese che sta collassando dal punto di vista sia economico-produttivo che della coesione sociale interna ma forse, anche per questo, Starmer, Johnson e soci non possono permettersi di uscire fuori da questa vicenda dicendo semplicemente: “vabbè, ci abbiamo provato, sarà per un’altra volta”.

La Gran Bretagna, da questa guerra, ha ottenuto due conquiste geopolitiche rilevanti: a) il comando di una struttura militare internazionale – la Joint Expeditionary Force – parallela alla NATO e sottoposta a minori vincoli; b) l’estensione della propria influenza geopolitica ai paesi baltici, che oggi agiscono sulla base degli ordini impartiti da Londra. Con la fine della guerra russo-ucraina, ebbene, cosa rimarrebbe di tali risultati ch’erano allo svolgimento delle ostilità strettamente collegati?

Pensare dunque che un paese come la Gran Bretagna – che da sempre ma ancor più in tempi recenti agisce da stato-canaglia ovvero come una centrale terroristica – possa accettare senza reagire una così plateale sconfitta, mi pare difficile da ipotizzare.

Questo significa che il percorso verso la pace è tutt’altro che certo.

di Riccardo Paccosi

PIANO DI PACE RUSSIA-STATI UNITI: PERCHE' MAI LA GRAN BRETAGNA DOVREBBE ACCETTARE LA PROPRIA SCONFITTA?
PIANO DI PACE RUSSIA-STATI UNITI: PERCHE’ MAI LA GRAN BRETAGNA DOVREBBE ACCETTARE LA PROPRIA SCONFITTA?