VERSO IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE

di Daniele Perra

“Il principale conflitto nel mondo, oggi, è tra gli Stati Uniti e l’Europa, non tra gli Stati Uniti e la Cina”. (Qiao Liang)

Per meglio comprendere quello a cui si è assistito in questi giorni sarà utile tenere a mente questa affermazione dell’ex generale dell’aeronautica cinese e ricordarsi che le guerre del XXI secolo (quelle passate e quelle future) sono state e saranno in primo luogo guerre finanziarie.

Nel novembre del 2000 Saddam annunciò che le esportazioni di petrolio iracheno sarebbero state regolate con l’euro. Il primo decreto del governo iracheno istituito dalle e sotto le bombe USA ha stabilito l’immediato ritorno al dollaro per il commercio del greggio.

Prima della guerra nel Kosovo, 700 miliardi di dollari vagavano per l’Europa senza un posto dove essere investiti. Appena iniziata la “guerra americana nel cuore dell’Europa” costruita su un castello di menzogne (e dopo aver definitivamente inquinato il clima degli investimenti nel Vecchio Continente), 400 miliardi di dollari sono stati ritirati dall’Europa. 200 sono tornati immediatamente negli Stati Uniti, altri 200 sono finiti ad Hong Kong dove speculatori al rialzo puntavano ad usare la città come trampolino per accedere al mercato della Cina continentale. In quel momento gli USA bombardarono “accidentalmente” con le loro bombe intelligenti l’ambasciata cinese a Belgrado. Risultato finale: i 400 miliardi sono tornati tutti negli Stati Uniti.

Queste operazioni non possono essere comprese senza tenere a mente l’abbandono da parte del centro imperiale (civiltà del denaro per eccellenza) dell’economia reale all’estremità inferiore della scala e, dall’altro lato, del dominio finanziario (l’economia virtuale) all’estremità superiore. Di fatto, gli Stati Uniti, negli ultimi 40 anni, hanno spostato la maggior parte dell’industria manifatturiera di fascia mediobassa fuori dal Paese mantenendo solo le industrie ad alta tecnologia e ad alto valore aggiunto all’interno (pur necessitando di parti prodotte fuori). Fu Steve Jobs a dire ad Obama “posso darvi i profitti ma non posso darvi posti di lavoro”.

In altri termini, si tratta di un “impero vuoto” (interamente parassitario) la cui egemonia dipende dall’egemonia del dollaro (e dalla capacità di produrre dollari) come moneta di riferimento negli scambi internazionali. Di conseguenza, necessita ciclicamente del rientro di capitali al suo interno (dare e prendere) e della messa in rovina di ogni potenziale rivale. Nel 2008, Washington ha colpito l’euro declassando il suo “rating” e contribuendo in via diretta allo scoppio della crisi del debito europeo.

Oggi, il principale timore degli Stati Uniti è un sistema di collegamento e regolamento delle transazioni commerciali che unisca UE, spazio mediterraneo (Africa del Nord ed Asia occidentale) e Russia. L’invenzione dell’invasione russa dell’Ucraina (sapientemente ingigantita dagli apparati collaborazionisti presenti sul suolo europeo sia al livello politico che a quello giornalistico) aveva (ed ha) il preciso scopo di scongiurare tale ipotesi. L’aggressione alla Siria ed il regime sanzionatorio imposto all’Iran con la strategia della “massima pressione” avevano lo stesso obiettivo (l’Italia, senza fiatare, ha perso 30 miliardi di commesse commerciali grazie al ritiro unilaterale dal JCPOA dell’amministrazione Trump). Una crisi geopolitica di simile portata (creata ad arte ancora una volta sul nulla), oltre ad inquinare il clima degli investimenti in Europa e ad aumentare la presenza NATO nell’est Europa, sta servendo a porre un freno alla “pericolosa” ripresa economica postpandemia (crisi energetica) e ad imporre al Vecchio Continente l’acquisto di GNL nordamericano.

VERSO IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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