LA REALTA’ DELLO SCONTRO GLOBALE

di Gabriele Germani

Ormai è chiaro che a scontrarsi non sono Russia e Ucraina, ma Russia (con i BRICS al suo fianco) e USA (con la NATO dietro).

Il dato interessante è lo scontro tra diversi modelli di capitalismo (non entrerò nel merito del socialismo di mercato cinese, diamo per buona l’idea che si tratti di una variente di capitalismo).
La caratteristica che accomuna i BRICS è l’interventismo dello Stato. Si tratta, inoltre, di comunità/stati in cui il senso di appartenenza è più compatto rispetto all’Occidente. Ho evocato più volte, gli sciamani siberiani che si recano nel regno degli spiriti per sostenere le sforzo bellico – notando che anche i loro figli sono al fronte.

A crollare sono le certezze del mondo occidentale: mercato e finanza deregolamentati, diritti individuali, atomizzazione.
Al di là dei limiti produttivi e riproduttivi (questione demografica) e anche sorvolando i limiti ecologici (discussi a giorni alterni), il sistema non sta reggendo la sfida.

L’economia russa – che ci aspettavamo al collasso in poche settimane, qualcuno parlava di giorni – è lì che procede. Abbiamo parlato di come i russi avessero pianificato la guerra e questo non sarebbe stato possibile senza un certo intervento dello Stato.
La Cina in pochi anni si affermerà come prima potenza economica mondiale (quindi più soldi a ricerca e armi).
L’India, in termini demografici, potrebbe superare la Cina in qualche decennio.
Brasile e Sud Africa sono attori apparentemente minori, ma nelle rispettive aree stanno diventando egemoni.

Non voglio però ribadire qualcosa che ho già scritto e che leggerete anche altrove (BRICS, nuova Bretton Woods, dollaro e inflazione, ecc).
Quello che voglio sottolineare è come in tutti questi paesi i valori comunitari sembrino predominanti.

Sono Stati enormi, plurilinguistici e plurietnici (posso essere etnicamente tunguso e cittadino russo, ad esempio; etnicamente bororo e cittadino brasiliano).

La multietnicità non si declina all’occidentale.
Russia, Cina, Sud Africa, Brasile, India conservano al loro interno sacche culturali enormente diverse dall’etnia dominante e talvolta estranee alla modernità (nel senso occidentale). Questo in Europa e Nord America non è permesso, salvo sporadiche eccezioni.
Non esistono gruppi coesi estranei al gruppo dominante che vivono al di fuori dello stile di vita moderno (in America amish, in parte mormoni e pochi altri, sono parte del paesaggio; in Europa rom e sinti hanno questo ruolo, con discriminiazioni conseguenti).
Questo perché in Europa e in Nord America, il multiculturalismo si basa sull’emigrazione di singoli o nuclei familiari che sul lungo periodo vengono assorbiti dai valori dominanti. I casi citati sopra sono tutti – non a caso – gruppi etnici compatti e spesso endogamici.
Nell’Europa moderna però questo non sarebbe permesso. La modernità non accetta resistenze se non minoritarie e facilmente isolate, rinchiuse.
L’Europa non contempla nomadi che seguono le renne nella tundra; l’Europa contempla campi, lager, pubblicità per l’integrazione che sono lavaggi del cervello.

Le democratiche politiche di integrazione coincidono con le autoritarie politiche omologanti dello Stato moderno.

Gli sciamani che vanno nel regno degli spiriti a mediare per le truppe russe sono inserite nel progetto politico multietnico (e sono fedeli!), ma mantengono una loro specificità che va definita. Questa identità integra l’Occidente (che volente o nolente, come civiltà coloniale, capitalismo, dominio della tecnica e globalizzazione ha intaccato il mondo), ma lo trascende.
Lo sciamano tunguso non è “anti-occidentale” (ad esempio accetta l’idea di Stato, che nasce in Occidente), non è “extra-occidentale” perché non è esterno al circuito mondiale. Lo sciamano tunguso è “post-occidentale”.

Abbiamo definito la nuova epoca “multipolare”, ma credo che la nuova epoca sarà prima di tutto “post-occidentale”.
L’Occidente non è destinato a scomparire o a diventare secondario in un colpo, semplicemente perderà le caratteristiche che lo hanno reso dominus solitario, verrà messo in discussione nei suoi aspetti caratterizzati e tutto questo avverrà giocando il suo gioco.

Il mondo sta cambiando al di là dell’idea che abbiamo su capitalismo, intervento dello stato o individuo.
A inizio ‘900, per giustificare la nascita del fenomeno sciamanico in Siberia e nella regione subpolare, antropologi e psichiatri parlavano di “nevrosi artica”. Questa sarebbe derivata dalle condizioni climatiche, dal paesaggio bianco e monotono. Persino libri non troppo vecchi (30-40 anni) ritengono giusto citare la possibilità. Lo sciamano sarebbe una persona con disturbi mentali, ma non malata perché non percepita come tale dalla comunità (questo la dice lunga sul concetto di “malattia mentale”, ma lasciamo correre).

Il cambiamento post-occidentale è quella cosa per cui – pochi anni fa – ascoltai uno psichiatra israeliano dire che (parafraso): aveva passato gli ultimi decenni a studiare possessioni, viaggi sciamanici, guarigioni e erano difficili da spiegare, sfuggivano alla categoria “malattia mentale” o “malattia culturale”.
Concludeva dicendo che qualcosa – che non era riuscito a indagare – agiva sulla mente e che: “anche la radioattività non si vede, non si tocca, è stata scoperta di recente nella storia umana, ma esisteva già nel 1700, prima di essere scoperta e oggi sappiamo essere perfettamente inserita in una cornice scientifica”.
Dalla “nevrosi artica” al “qualcosa che io non sono riuscito ad indagare”, è chiara la differenza.

Su un piano ideale i BRICS si caratterizzano quindi per una società che è al contempo moderna (ricerca spaziale, IA, criptomonete, ecc) e pre-moderna (sciamani, ideologie nella vita pubblica, ecc).
Questo svela la caratteristica ideologica della modernità intesa come missione globalizzatrice, annichilente della diversità dell’Occidente.

Il Moderno è la volontà di potenza della tecnica di cui l’Occidente è espressione.
In qualche modo, dobbiamo ammettere che le distopie ultra-tecnologiche di cui le narrazioni pullulano sono i fantasmi del mondo che stiamo preparando e che paradossalmente nel democratico Occidente non ha alcuna alternativa.

La battaglia è quindi anche tra Stati anche con un’umanità tradizionale e Stati meccanizzati (lasciate correre il termine) con tutto ciò che comporta anche in termini di finanza, tecnica e via dicendo.

PS. Badate bene, non suggerisco che la tecnica non domini altrove. Ad esempio, in Cina la situazione si avvia ad essere quasi altrettanto preoccupante, forse in previsione dello scontro con gli USA – meno negli altri BRICS -; ma che in questi altri paesi permane un segmento di umanità esterno alle dinamiche moderne o che pur avendole integrate, le ha superate quindi è post-occidentale.

Mesi fa lessi Dark Deleuze, un libello per riabilitare il nostro beniamino rivoluzionario ormai al servizio del capitalismo becero e dei siti porno.
A colpirmi fu il richiamo a un Illuminismo oscuro, opposto all’apollineo, la cui volontà di guardare, controllare, catalogare arriva ovunque…

LA REALTA' DELLO SCONTRO GLOBALE
LA REALTA’ DELLO SCONTRO GLOBALE

Pubblicato da vincenzodimaio

Estremorientalista ermeneutico. Epistemologo Confuciano. Dottore in Scienze Diplomatiche e Internazionali. Consulente allo sviluppo locale. Sociologo onirico. Geometra dei sogni. Grafico assiale. Pittore musicale. Aspirante giornalista. Acrobata squilibrato. Sentierista del vuoto. Ascoltantista silenziatore.

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