SULLA VICENDA DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO

di Daniele Logoluso

Al netto della vicenda “famiglia nel bosco” possiamo capire che:

Viviamo in uno stato di matrice comunista che si appropria della prole a seconda dei parametri da se stesso imposti, infischiandosene della legge naturale e dei veri diritti dei bambini e delle famiglie nella scelta educativa.

– Appena esci dai canoni imposti dalle élite globalista, varcando la soglia del recinto della dittatura ideologica, ti ritrovi i cani da caccia alle calcagne che non vedono l’ora di farti a pezzi.

– Ci scassano i maroni col green, ci mettono i tappi attaccati alle bottiglie, ci vietano l’utilizzo di macchine a diesel e benzina, di combustibile fossile, ci impongono le pale eoliche, minacciano multe oltre che farci sentire in colpa per via dell’inquinamento procurato dall’uomo parassita, ma quando qualcuno va a vivere il green sul serio, non va bene, addirittura trovano inadatta e folle una famiglia che vive secondo un modello più che sostenibile, sia in termini ecologici che intellettuali.

Lo abbiamo visto con il covid, lo abbiamo sperimentato con la narrazione delle ultime guerre in corso, siamo in un’enorme gabbia dalla quale se vuoi uscire devi pagare caro il tuo gesto, loro non ti lasceranno mai in pace perché temono di perdere le fondamenta sulle quali poggiano perché esse sono i popoli, quelli che se si svegliassero in massa li farebbero cadere nel baratro.

SULLA VICENDA DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO
SULLA VICENDA DELLA FAMIGLIA NEL BOSCO

SEMPRE COME LA RANA BOLLITA

Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 Novembre 2025.

Con Valentina Ferranti, antropologa, abbiamo parlato dell’etnocentrismo che si cela dietro i provvedimenti ostili della politica americana verso il Sud del mondo e di come questo sentimento cerchi di insidiarsi nel nostro vivere quotidiano.

SEMPRE COME LA RANA BOLLITA

NON HAI IL DIRITTO AD ESSERE ARTISTA?

Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 novembre 2025.

Negli ultimi giorni uno scrittore italiano ha pubblicato un post lamentando di non riuscire a vivere di scrittura e concludendo che “l’Italia ha un problema con la cultura”. In questo video provo a smontare, punto per punto, questa tesi — che non è solo sbagliata: è classista, confusa e fondata su un’enorme illusione culturale. Parliamo di: perché la missione personale non è un mestiere perché il mercato culturale non ti deve nulla il mito novecentesco dell’“intellettuale mantenuto” il classismo rovesciato dei “compensi da colf” la fine dell’idea che cultura = reddito garantito Kafka, Pessoa… e la realtà del lavoro culturale Il punto non è attaccare uno scrittore, ma aprire un discorso politico serio: la cultura non è un sacrario né un diritto salariale. È un ecosistema competitivo. E se succede che Kafka faceva l’impiegato e Pessoa il contabile… beh, forse il problema non è “l’Italia”.

NON HAI IL DIRITTO AD ESSERE ARTISTA?

IL RUOLO DEL CONSENSO SESSUALE NELL’ISLAM

di Giuseppe Aiello

Si afferma che nel matrimonio islamico dal punto di vista strettamente giuridico, la donna può rifiutare tutto (*cucinare, lavare i piatti, pulire casa…persino allattare l’eventuale figlio…ma non può rifiutare un rapporto sessuale senza un motivo valido (malattia, mestruazioni ecc.)

Ciò è da alcuni ritenuto, nel concreto, una sorta di legittimazione soft dello stupro.

Vediamo in dettaglio la questione, senza ipocrisie e anche senza polemiche antislamiche provocatorie.

La questione per cui “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale” non compare nel Corano e non esiste come norma testuale univoca nella sunnah.

È invece una “deduzione giuridica” (fiqh) sviluppata da alcuni giuristi medievali, che interpretarono i versetti e gli hadith sulla “nushūz” (discordia coniugale) e sui “diritti reciproci” dei coniugi.

Oggi questa interpretazione è molto discussa, e molti studiosi contemporanei la respingono apertamente, insistendo sul consenso.

Corano Versetto 2:223:

“Le vostre mogli sono un campo per voi; venite dunque al vostro campo come volete…”

Alcuni giuristi classici interpretarono questo versetto come base per un “diritto del marito all’accesso sessuale”, insieme all’obbligo della moglie di non respingere senza giusto motivo.

Tuttavia:

* Il versetto sembra parlare in modo metaforico di “fertilità” non di coercizione.

* Non contiene un comando, ma una “permissività rivolta agli uomini”, non un dovere verso le donne.

* Molti esegeti moderni lo considerano non applicabile a questioni di obbligatorietà.

Versetto 4:34:

“…Le donne virtuose sono devote e custodiscono ciò che Allah vuole sia custodito. Quanto a quelle di cui temete la nushūz…”*

La parola nushūz fu interpretata da molti giuristi come “disobbedienza” in ambito coniugale, anche di tipo sessuale.

Da qui l’idea che il rifiuto ingiustificato possa costituire “nushūz”.

Interpretazioni diverse notano però che:

* “Nushūz” significa letteralmente “insolenza, rottura dell’armonia”, non specificamente rifiuto sessuale.

* Lo stesso termine è usato per gli “uomini” (4:128), provando che non si tratta di un obbligo sessuale unilaterale.

Versetti sul matrimonio come sakīnah, misericordia e affetto** (30:21)

Molti giuristii ritengono che questi principi prevalgano e siano incompatibili con qualsiasi obbligo sessuale non consensuale.

Nella **Sunnah**

Il fondamento più citato dai giuristi classici è un hadith riportato in varie raccolte (Bukhari, Muslim, ecc.):

Hadith del “non rifiutare il marito”

> “Se un uomo chiama la moglie al letto e lei rifiuta, e lui passa la notte adirato, gli angeli la maledicono fino al mattino.”

Interpretazioni classiche:

* Visto come segno che la moglie “non deve rifiutare senza motivo”.

Interpretazioni contemporanee:

* Il hadith descrive un contesto sociale particolare, non stabilisce un obbligo coercitivo.

* La “maledizione degli angeli” è intesa come riprovazione morale in caso di danno relazionale, non come un comando giuridico.

* Molti studiosi sottolineano che il Profeta proibì esplicitamente qualsiasi forma di coercizione, anche nelle relazioni intime.

Hadith della reciprocità:

“In verità, i vostri corpi hanno un diritto su di voi…” (Bukhari)

Alcuni giuristi moderni usano questo e altri hadith per sostenere che anche la donna ha diritto a rapporti soddisfacenti e consensuali, quindi l’obbligo non può essere unilaterale.

Come le scuole giuridiche classiche hanno interpretato questi testi

—-Hanafiti—

* La moglie ha l’obbligo di “tamkīn” (cooperazione coniugale), interpretato anche come disponibilità sessuale, ma il marito deve garantirle mantenimento (*nafaqa*) e rispetto.

* Il rifiuto è permesso per motivi legittimi (malattia, digiuno obbligatorio, mestruazioni, ecc.).

—-Malikiti—

* Enfasi sulla nushūz: il rifiuto ingiustificato può essere segno di rottura del contratto.

* Tuttavia riconoscono ampiamente la possibilità di rifiuto per danno o mancanza di equità.

—–Shafi‘iti e Hanbaliti—-

* Simile: “dovere” condizionato dal comportamento equo del marito.

* Alcuni testi medievali parlano in modo molto restrittivo, ma altri giuristi specificano che ogni atto sessuale richiede **assenza di danno e condizioni appropriate**.

Importante: nessuna scuola autorizza la coercizione violenta; parlano invece di “diritti e doveri”, interpretati socialmente.

Posizione di molti studiosi musulmani contemporanei**

La maggioranza degli studiosi moderni (accademici e parte dei mufti) sostiene che:

* Il matrimonio islamico è un contratto basato su “mutuo consenso continuo”.

* Non esiste nel Corano o nella sunnah alcuna base per un “obbligo sessuale” che annulli il diritto della donna al rifiuto.

* Qualsiasi rapporto senza consenso è illecito (ḥarām) e contrario ai principi generali di dignità e misericordia.

* I testi classici vanno letti nel loro contesto sociale, non come norme immutabili.

—in sintesi

La norma che “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale” non è coranica né profetica, bensì:

* è una formulazione semplificata della dottrina medievale sul *tamkīn*,

* basata su interpretazioni specifiche di 2:223, 4:34 e alcuni hadith,

* oggi largamente reinterpretata o respinta.

———-

In ambito sciita (imamita / jaʿfarita) non esiste una norma testuale che dica esplicitamente “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale”.

Tuttavia, anche nel fiqh sciita classico esiste il concetto di **tamkīn** (تَمْكِين), che ha dato luogo a interpretazioni simili — ma non identiche — a quelle sunnite.

1. Il concetto di tamkīn nel fiqh sciita

Nel diritto sciita, il matrimonio è un contratto bilaterale che genera due obblighi principali:

### **a. Obbligo del marito: mantenimento (nafaqa)**

Il marito deve provvedere a:

* vitto,

* alloggio,

* abiti,

* cure mediche,

* sicurezza.

Questo obbligo è fondato sia sul Corano sia sugli hadith (ad es. *al-Kulaynī, al-Kāfī*).

**b. Obbligo della moglie: tamkīn**

Tradizionalmente definito come:

* **disponibilità coniugale generale**,

* compresa la **relazione sessuale**, salvo motivi legittimi.

**Ma: la dottrina sciita distingue fra **tamkīn generale** e **tamkīn particolare**:

* *Tamkīn generale*: vivere con il marito nella casa coniugale, non uscire senza permesso (interpretazione classica, oggi contestata).

* *Tamkīn particolare*: la disponibilità ai rapporti sessuali, ma **non in forma coercitiva** e solo in condizioni specifiche.

Il tamkīn è la condizione giuridica per il mantenimento obbligatorio.

Se il marito viola i suoi obblighi (maltrattamenti, mancato mantenimento, condizioni umilianti), **la moglie ha il diritto di rifiutare**.

# 2. **Fonti sciite utilizzate dai giuristi classici**

## **Corano**

Come nelle scuole sunnite, non esiste un versetto che imponga un obbligo sessuale unilaterale.

I giuristi sciiti fanno riferimento agli stessi passi:

### **4:34 – “Gli uomini sono i responsabili (qawwāmūn) delle donne…”**

Interpretazione sciita classica:

* Il termine *qawwāmūn* implica **responsabilità finanziaria**, non superiorità ontologica.

* Il “timore di nushūz” può includere anche il rifiuto coniugale *senza giusta causa*.

Interpretazioni moderne sciite (S. Muhammad Husayn Fadlallah, Mutahharī, Haeri, Sanei):

* Il versetto non istituisce alcun obbligo sessuale unilaterale.

* Il “nushūz” è una **rottura dell’armonia** da parte di entrambi, non un obbligo corporale.

### **2:187 e 30:21**

Usati dai contemporanei per sottolineare la dimensione di:

* affetto,

* tranquillità,

* consenso.

# 3. **Hadith nella tradizione sciita**

Gli imam trasmettono una tradizione parallela a quella sunnita.

### **a. Hadith sugli angeli che ‘maledicono’ la donna che rifiuta**

Ci sono versioni sciite simili in *al-Kāfī*, *Wasāʾil al-Shīʿa*, ecc.

Interpretazione classica:

* Rifiuto “ingiustificato” è moralmente riprovevole.

Interpretazione contemporanea sciita:

* Gli imam parlano nel contesto di un **matrimonio armonioso**, non di coercizione.

* La “maledizione” è metaforica, non giuridica.

* Usata per scoraggiare l’uso del sesso come arma relazionale, non per imporre sottomissione.

### **b. Hadith sulla reciprocità del diritto sessuale**

Gli imam affermano anche:

> “La donna ha sul marito un diritto così come il marito ha un diritto su di lei.”

> (Al-Kāfī, Kitāb al-Nikāḥ)

Molti giuristi ne deducono che **la reciprocità è un principio fondamentale**.

# 4. **Differenze importanti rispetto al fiqh sunnita**

### ✔ 1. **Il marito non può costringere fisicamente la moglie**

I giuristi sciiti sono generalmente più espliciti nel proibire la coercizione diretta.

Strategia giuridica classica:

* la moglie che rifiuta senza motivo perde temporaneamente il diritto al mantenimento,

* ma **resta illecita qualsiasi forma di costrizione fisica**.

### ✔ 2. **Il diritto della donna al piacere sessuale è enfatizzato**

Numerosi testi sciiti sottolineano il dovere del marito di:

* soddisfare la moglie,

* non trascurarla sessualmente,

* non avere rapporti dannosi o degradanti.

### ✔ 3. **La moglie può rifiutare se il marito non assicura un ambiente sicuro e rispettoso**

Questa clausola è **ampiamente riconosciuta** nei testi jaʿfariti.

### ✔ 4. **Se il marito viola i suoi obblighi, la moglie può chiedere la risoluzione del matrimonio (faskh)**

A differenza di alcune posizioni sunnite classiche, la tradizione sciita permette un ricorso più agevole.

# 5. **Gli studiosi sciiti contemporanei**

Le figure più riformiste (Fadlallah, Sanei, Shams al-Din, Haeri) sostengono:

* Non esiste alcun obbligo sessuale non consensuale.

* Il matrimonio è un contratto di **mutua soddisfazione e rispetto**.

* Il tamkīn non può essere letto come “disponibilità corporea automatica”.

* I testi problematici devono essere interpretati alla luce dei principi generali (*ʿadl*, *rahma*, *karāma*).

Molti dicono esplicitamente:

> **Qualsiasi rapporto senza consenso è ḥarām**.

*Sintesi finale*

Nel fiqh sciita:

* L’idea che la donna sia obbligata al rapporto sessuale deriva dal concetto di **tamkīn**, non da un testo rivelato.

* È sempre condizionato da **rispetto**, **sicurezza**, **mantenimento**, **assenza di danno** e **reciprocità**.

* Corano e sunnah non stabiliscono un obbligo sessuale unilaterale; i giuristi lo deducono interpretando hadith e norme sul mantenimento.

* Le letture contemporanee sciite negano qualsiasi obbligo sessuale privo di consenso.

IL RUOLO DEL CONSENSO SESSUALE NELL'ISLAM
IL RUOLO DEL CONSENSO SESSUALE NELL’ISLAM

USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele

di Chiara Cavalieri

22 Novembre 2025

WASHINGTON D.C.  Un recente rapporto del quotidiano economico israeliano Globes ha rivelato la firma di un accordo da 4 miliardi di dollari tra l’Egitto e la società statunitense Hartree Partners per la fornitura di gas naturale liquefatto (GNL). Un’intesa che, secondo molti analisti, potrebbe modificare gli equilibri energetici del Mediterraneo orientale e rappresentare una potenziale sfida indiretta al più grande accordo sul gas mai siglato tra Israele e il Cairo.

L’annuncio è arrivato direttamente dal vicesegretario di Stato americano Christopher Landau tramite la piattaforma X, sottolineando che tale operazione rientra negli obiettivi della politica estera statunitense sotto le amministrazioni Trump e Rubio: rafforzare gli interessi economici globali di Washington, creare posti di lavoro interni e garantire energia affidabile ai partner strategici.

Egitto: da esportatore a importatore di gas

Il quotidiano ricorda che la situazione energetica egiziana è radicalmente cambiata negli ultimi anni. Nonostante la scoperta dell’enorme giacimento offshore di Zohr – stimato in 850 miliardi di metri cubi di gas, una quantità paragonabile alle riserve complessive di Israele – il Paese sta affrontando una carenza crescente di forniture interne.

La causa principale è l’aumento vertiginoso della domanda, trainata da settori industriali energivori come:

  • acciaio,
  • cemento,
  • fertilizzanti,
  • petrolchimico.

Secondo Globes, queste industrie consumano da sole il 51% del gas totale egiziano. A questo si aggiunge il ruolo dei sussidi statali, che mantengono basso il costo dell’energia per il comparto industriale, incentivando però un consumo eccessivo.

Il risultato: l’Egitto, un tempo esportatore netto, è diventato un importatore netto di gas, anche da Israele.

L’accordo da 35 miliardi tra Cairo e Israele e il blocco dell’approvazione finale

Per fronteggiare il crescente fabbisogno interno, l’Egitto aveva firmato un accordo storico da 35 miliardi di dollari con i partner del giacimento israeliano Leviathan, volto a garantire forniture a lungo termine tramite gasdotto, una soluzione decisamente più economica rispetto al GNL trasportato via nave.

Tuttavia, Globes rivela che il Ministero dell’Energia israeliano ha deciso di ritardare l’autorizzazione finale all’esportazione. Le ragioni:

  • preoccupazioni sull’impatto dell’accordo sulle forniture interne israeliane,
  • rallentamento dei negoziati tra Israel Electric Corporation e il giacimento Tamar a causa dei prezzi,
  • rischio che Tamar resti l’unico fornitore affidabile per il mercato domestico.

Il rinvio ha spinto il Cairo a cercare alternative più rapide e flessibili.

Il GNL americano: costoso ma strategico

Il nuovo accordo con Hartree Partners, pur essendo molto più piccolo di quello israeliano, offre all’Egitto un prezioso vantaggio: diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Il GNL americano è più costoso rispetto al gas trasportato via gasdotto, ma:

  • garantisce maggiore elasticità nelle forniture,
  • aumenta la sicurezza energetica del Cairo,
  • riduce la dipendenza — economica e politica — da un unico partner.

Secondo il quotidiano israeliano, solo l’annuncio dell’accordo USA-Egitto ha generato ricadute immediate sui mercati: le azioni delle compagnie legate ai giacimenti Tamar e Leviathan hanno registrato cali nelle contrattazioni, segno della crescente incertezza intorno al mega-accordo con il Cairo.

Un equilibrio delicato tra interessi interni ed esterni

Il caso mostra come il settore energetico israeliano stia vivendo una fase di tensione tra:

  • necessità di garantire stabilità e prezzi accessibili al mercato interno,
  • volontà di sostenere accordi energetici strategici con l’Egitto,
  • crescente concorrenza internazionale, ora anche statunitense.

L’Egitto, dal canto suo, sfrutta questo momento per consolidare una strategia multipolare: ridurre rischi e dipendenze, bilanciare alleanze e mantenere la leadership energetica nel Mediterraneo orientale.

*L’autrice è Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus e Vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.

USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele
USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele

𝗧𝗥𝗨𝗠𝗣 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗡𝗘 𝗟𝗔 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗔 𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬

di Clara Statello
per l’Antidiplomatico

20 Novembre 2025

Il cerchio si stringe attorno a Volodymir Zelensky. Non bastava la drammatica situazione al fronte, con Pokrovsk praticamente perduta, Mirnograd accerchiata, Kupyansk e Seversk sotto assalto e le truppe russe in avanzata a Dnipropetrovsk, Zaporozhye e Charkov. Non bastava uno gravissimo scandalo corruzione che ha travolto i più stretti collaboratori e ministri del presidente.

Come un fulmine a ciel sereno, è arrivata ieri la notizia di un piano di pace in 28 punti approvato da Trump, proprio mentre a Kiev il presidente del parlamento Stefanchuk sospendeva la seduta della Verkhovna Rada per via delle proteste di alcuni membri di Servitore del Popolo, che chiedevano le dimissioni di tutti i funzionari coinvolti nella tangentopoli ucraina e la formazione di una nuova coalizione di governo.

Zelensky è sotto scacco: in questa situazione di debolezza strategica e politica, non è nelle condizioni di dire di no a Trump. Nonostante il sostegno incondizionato dei partner europei.

UNA CAPITOLAZIONE PER KIEV

Le condizioni per la pace in Ucraina sono state segretamente negoziate tra Stati Uniti e Federazione Russa, tenendo fuori la parte ucraina e europea. A fine ottobre, l’inviato speciale del presidente russo, Kirill Dmitriev, ha raggiunto il suo omologo Steve Witkoff negli Stati Uniti. I colloqui si sono tenuti a Miami, per tre giorni, dal 24 al 26 ottobre. Oltre al rappresentante di Trump, vi hanno preso parte il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e il genero del presidente Jared Kushner, in base a quanto riferisce NBC citando un alto funzionario americano.

Il piano in 28 punti manterrebbe i principi di Anchorage, ma sarebbe ispirato all’accordo per Gaza. Secondo quanto riporta la stampa britannica e statunitense, prevede:

• La rinuncia di Kiev al Donbass, con il ritiro delle truppe e la cessione dei territori sotto il suo controllo;

• Il riconoscimento di Lugansk, Donetsk e Crimea territori legittimi della Russia da parte di Stati Uniti e altri Paesi, senza chiedere il permesso all’Ucraina.

• L’impossibilità per l’esercito ucraino di possedere alcune tipologie di armi, in particolare missili a lunga gittata in grado di colpire Mosca e San Pietroburgo.

• La riduzione delle forze armate ucraine (saranno ridotte a circa la metà).

• Nessuna truppa europea sul territorio ucraino che resterà sotto il controllo di Kiev.

• Riconoscere lo status ufficiale alla lingua russa nello Stato ucraino.

• Concedere lo status ufficiale alla Chiesa Ortodossa Ucraina afferente al patriarcato di Mosca.

• La rinuncia all’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

• La revoca delle sanzioni alla Federazione Russa.

• La non perseguibilità della Russia per i crimini di guerra.

Il giornalista Christofer Miller parla di capitolazione.

LE PRESSIONI AMERICANE SU KIEV

Oggi pomeriggio Zelensky ha ricevuto ufficialmente dalla parte americana la bozza del piano durante una riunione con il segretario dell’esercito americano Dan Driscoll affiancato dal generale Randy George capo di stato maggiore dell’esercito e da altri alti ufficiali. La delegazione militare è giunta mercoledì a Kiev con lo scopo ufficiale di “contribuire a rilanciare il processo di pace”.

L’ufficio presidenziale ha riferito che Zelensky nei prossimi giorni discuterà con Trump le opportunità diplomatiche esistenti e i punti principali necessari per la pace.

“Il Presidente dell’Ucraina ha indicato i principi fondamentali importanti per il nostro popolo e al termine dell’incontro odierno si è concordato di lavorare sui punti del piano in modo che ciò porti a una degna conclusione della guerra”, si legge nella dichiarazione dell’Ufficio del Presidente.

La leadership ucraina, dunque, non dice di no, ma spera di poter rinegoziare alcune condizioni direttamente con il capo della Casa Bianca.

IL NO DELL’UE

I ministri degli esteri dell’UE, riuniti oggi a Bruxelles, non hanno commentato pubblicamente il piano, ma hanno chiaramente fatto capire che si opporranno a richieste che considerano punitive per Kiev. Inoltre hanno dichiarato che qualsiasi accordo non dovrà privare l’Ucraina della possibilità di difendersi.

Il ministro degli esteri polacco Sikorski ha affermato che l’Ucraina, in quanto vittima del conflitto, non deve subire limitazioni alla sua capacità di difesa.

Il capo della diplomazia europea Kallas ha dichiarato che qualsiasi accordo deve includere il sostegno degli europei e dell’Ucraina stessa. Ha inoltre osservato che il piano di Trump non prevede alcuna concessione da parte della Russia.

ZELENSKY SOTTO SCACCO?

Tuttavia, il sostegno incondizionato dei partner europei potrebbe non essere sufficiente. L’inchiesta Re Mida sta mettendo a dura prova la solidità della leadership ucraina. Le indagini stanno ormai lambendo Zelensky, il cui nome è comparso in un nuovo fascicolo del NABU di accuse contro il suo più stretto socio, Timyur Mindich, assieme a quello di ministri e funzionari di alto profilo.

A quanto pare, Trump ha deciso di sfruttare la situazione per mettere sotto scacco Zelensky e costringerlo a fare concessioni significative sulle condizioni per la fine della guerra. La Casa Bianca vuole concordare con Ucraina e Russia il documento quadro già entro la fine di novembre o addirittura questa settimana. Trump e i suoi ritengono che Zelensky si trovi ora in una posizione tale da essere costretto ad accettare il loro piano, qualunque siano le condizioni. Lo scrive Politico citando una fonte dell’amministrazione americana.

L’amministrazione statunitense ha premura di chiudere la partita in Ucraina. La situazione sul campo è sfavorevole a Kiev. L’esercito ucraino soffre di un’emorragia di uomini, i fronti si sgretolano, le ultime roccaforti del Donbass a difesa di Sloviasnk e Kramatorsk hanno ceduto, le forze russe penetrano progressivamente a Zaporozhye, Dnipropetrovsk, Charkov.

Per Trump non si tratta di segnare una spunta in più nel suo elenco immaginario di guerre concluse di cui si vanta con i media, quanto di non perdere potere negoziale al tavolo delle trattative. Per il momento le regioni rivendicate da Mosca sono quattro. Se i combattimenti non si fermano subito, “diventeranno cinque o sei”, come disse il capo delegazione russa Vladimir Medinsky al primo colloquio con la squadra ucraina lo scorso maggio.

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IL GOLEM

di Tania Perfetti

Nelle pieghe della tradizione ebraica medievale si annida una figura ambivalente e misteriosa: il Golem, creatura di terra animata dalla forza della parola. Non è soltanto un mito di magia, né una semplice leggenda rabbinica; piuttosto, è la proiezione di un’ossessione intellettuale e spirituale che attraversa l’intero Medioevo ebraico: l’idea che l’uomo, riflesso dell’atto creativo divino, potesse a sua volta dare forma alla vita.

IL GŌLEM BIBLICO E LA RIFLESSIONE MEDIEVALE

Il termine gōlem appare solo una volta nella Bibbia, nel Salmo 139, dove designa l’embrione, la “massa informe” che Dio contempla nel grembo materno. È un termine di potenzialità, di non-finito. Proprio questa dimensione di incompiutezza diventa centrale nel Medioevo, quando il pensiero rabbinico e cabalistico rielabora la creazione dell’uomo come imitatio Dei. Se Dio ha plasmato Adamo dall’argilla e gli ha insufflato il respiro, allora l’uomo, tramite la conoscenza esoterica della Sefer Yetzirah, poteva almeno in parte replicare il gesto divino.

l Sefer Yetzirah, testo oscuro e densissimo, elaborava una cosmologia basata sulla combinazione delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico e delle 10 sefirot, i principi numerici e simbolici che reggono il cosmo. Nel pensiero cabalistico medievale, le lettere non erano meri segni, ma sostanze di potere: pronunciandole o disponendole in un certo ordine, era possibile influire sulla realtà. Non sorprende che la creazione del Golem fosse descritta come un’operazione di scrittura: incidere sulla fronte della creatura la parola emet (“verità”), o inserirne le lettere nella sua bocca, equivaleva ad animarla. Per disattivarla, bastava cancellare la prima lettera, lasciando met (“morto”).

LA CREATURA MUTA

Ma il Golem non parlava. Questa particolarità, attestata già nelle fonti medievali, ha un valore simbolico profondo: la parola, nell’ebraismo, non è solo comunicazione, è creatività, potenza divina. Concedere la parola al Golem sarebbe stato un atto di superbia, un furto sacrilego. Così, la creatura rimane muta, strumento docile ma incompleto, riflesso dell’uomo stesso, che a sua volta è argilla animata dal soffio divino. In un certo senso, il Golem medievale è uno specchio: mostra al rabbino il limite del suo potere e gli ricorda che anche l’uomo, senza la grazia di Dio, non è che polvere e silenzio.

TRA PIETAS E PERICOLO

Le cronache medievali raccontano che i Golem venissero creati non per dominare o distruggere, ma come esercizio spirituale. I maestri della pietà renana (Chassidei Ashkenaz) avrebbero plasmato figure di terra nei boschi o nelle cantine, per poi dissolverle poco dopo: un rito ascetico, un modo per meditare sull’enigma della creazione. Era un gesto di pietas, non di magia nera: un atto per ricordare che l’uomo stesso è un Golem di Dio.

Eppure, la leggenda custodiva anche un lato oscuro. Alcuni racconti medievali narrano di Golem cresciuti troppo, diventati ingovernabili, quasi mostri titanici. Qui emerge un’altra verità simbolica: la creazione artificiale è sempre minacciata dal rischio di sfuggire al controllo. Il Golem diventa allora figura dell’hybris, della superbia umana che pretende di toccare i segreti della creazione senza possederli pienamente.

IL GOLEM E GLI AUTOMI MEDIEVALI

Per comprendere fino in fondo il fascino medievale per il Golem, occorre collocarlo in un contesto interculturale più ampio. Nel mondo arabo-islamico, testi come il Kitāb al-ḥiyal descrivevano automi idraulici, statue animate, macchine che si muovevano da sole. In Europa latina, filosofi come Alberto Magno o Ruggero Bacone erano talvolta accusati di aver costruito teste parlanti o statue capaci di rispondere. In questo orizzonte, il Golem appare come la versione ebraica di un sogno universale: creare artificialmente la vita. Ma mentre gli automi cristiani o arabi erano frutto della tecnica, ingranaggi e ingegneria, il Golem era opera di linguaggio sacro: non macchina, ma parola incarnata.

DAL SIMBOLO ALL’ACCUSA

Questa differenza però generava sospetto. Per il mondo cristiano medievale, le pratiche cabalistiche che parlavano di creazioni artificiali erano viste come magia, se non come diaboliche. Il mito del Golem, così, si tingeva anche di un colore politico: diventava il simbolo di un presunto potere segreto degli ebrei, capace di manipolare la vita e la morte. In un contesto di tensioni e persecuzioni, queste narrazioni contribuirono ad alimentare paure e fantasie antigiudaiche.

UN MITO UNIVERSALE

Eppure, al di là delle paure e delle accuse, il Golem rimase una figura centrale perché parlava a una condizione esistenziale universale. Ogni uomo, nel pensiero medievale ebraico, è un Golem: massa di terra animata da un soffio che non gli appartiene. La leggenda non va dunque letta solo come cronaca di miracoli rabbinici, ma come parabola sul limite umano. La domanda implicita è eterna: fino a che punto l’uomo può partecipare dell’opera creatrice? E cosa accade quando la creatura sfugge di mano al suo creatore?

Non sorprende che la leggenda, nata come meditazione mistica, abbia attraversato i secoli per diventare archetipo moderno della creatura artificiale, progenitore di Frankenstein e delle intelligenze artificiali. Nel Medioevo, tuttavia, il Golem non era un incubo tecnologico, ma un enigma teologico: l’ombra di Dio riflessa nell’argilla, la promessa della vita eterna inscritta nelle lettere di un alfabeto sacro.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

• Idel, Moshe, Golem: Jewish Magical and Mystical Traditions on the Artificial Anthropoid, Albany: SUNY Press, 1990.

• Scholem, Gershom, La Kabbalah e il suo simbolismo, Torino: Einaudi, 1960.

• Loewe, Raphael, “The Golem Tradition and Its Religious Meaning,” Journal of Jewish Studies 16 (1965).

• Dan, Joseph, Jewish Mysticism, Volume II: The Middle Ages, Northvale: Jason Aronson, 1998.

• Patai, Raphael, The Jewish Alchemists: A Istori and Source Book, Princeton: Princeton University Press, 1994.

• Idel, Moshe, Kabbalah: New Perspectives, New Haven: Yale University Press, 1988.

IL GOLEM
IL GOLEM

LA NOBILTA’ UMANA

a cura di Giuseppe Aiello

Il più ignobile degli uomini è colui che si ritiene (o è ritenuto) devoto a Dio, ma in realtà non lo è; e il più nobile è colui che non è ritenuto devoto a Dio, ma in realtà lo è.

Il primo somiglia a un medico ignorante che finge di curare le persone ma le peggiora soltanto, e quando si ammala lui stesso ha bisogno di un altro medico che lo guarisca; il secondo è come colui che non è conosciuto come medico e non si occupa della gente, ma usa la sua arte per mantenere la propria salute.

—— Hujwiri, *Kashf al-Mahjub

LA NOBILTA’ UMANA

SOFFERENZA

di Deng Ming Dao

Sia Buddha che Laozi hanno dichiarato che la sofferenza faceva parte dell’essere umano.

La maggior parte delle persone considera questa affermazione come una condizione esistenziale. Tuttavia, immaginate, ipoteticamente, qualcuno che non abbia provato dolore, commozione, rimpianto ed emozioni. Questa è una situazione rara ma possibile, e il resto di noi la troverebbe una vita meno che piena.

Nessuna persona è libera di soffrire. Anche i miliardari soffrono, e mentre possono permettersi le migliori cure mediche, non possono evitare conflitti, delusioni, stress, malattie, incidenti o morte.

Soffriamo perché abbiamo dei valori, ma forse è una parte necessaria per cercare di vivere bene. Dopo tutto, se non vogliamo andare alla deriva impotenti ed essere buffet dalle circostanze, cerchiamo di agire secondo le nostre personalità, etiche e ideali. Ciò significa che affronteremo la resistenza a ciò che vogliamo fare, e può significare grande sofferenza se i nostri obiettivi richiedono un serio sacrificio. Così soffriamo per ciò che valutiamo.

C’è chi dice, beh, se non vuoi niente, non soffri. Ma non è vero vero? E scommetto che ogni persona vuole qualcosa, anche solo da mangiare, bere e respirare.

Nel capitolo 13 del Daodejing, Laozi ha scritto:

Perché parlare di costose e grandi sofferenze al proprio corpo?

Ho una grande sofferenza perché ho un corpo.

Se non avessi un corpo, come potrei soffrire?

Laozi non offre fiabe. È franco nel dire che tutti soffrono. Ma possiamo invertirlo? Possiamo sfruttare la nostra sofferenza? La maggior parte del lavoro è difficile. Questa è sofferenza. Ma possiamo, attraverso l’alchimia di Dao, trasformare quella sofferenza in una vita migliore per noi stessi. Poi quella sofferenza non diventa miseria, ma investimento.

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Bodhisatta ascetico, Bodhgaya, India

SOFFERENZA
SOFFERENZA

IL CASO NEXPERIA

a cura di Termometro Geopolitico

21 Novembre 2025

I Paesi Bassi (e più in generale l’UE) hanno fatto marcia indietro e stanno restituendo Nexperia al suo proprietario cinese. Un’umiliazione totale; tuttavia, vale la pena di ripercorrere brevemente ciò che questo triste episodio ci dice sulla situazione geoeconomica dell’UE, sempre più precaria e traballante.

I Paesi Bassi hanno espropriato Nexperia dopo aver subito pressioni da Washington. L’UE ha sostanzialmente seguito gli ordini del Dipartimento del Tesoro statunitense, che ha dichiarato che avrebbe applicato sanzioni secondarie a Nexperia in quanto società posseduta per oltre il 50% da un’entità sanzionata.

Come l’Europa ha dimostrato più volte, non ha alcuna difesa contro sanzioni statunitensi di questo tipo, quindi deve rispettarle. Ciò significa, di fatto, che Washington può usare l’accesso al mercato europeo, così come l’accesso al mercato statunitense, come leva nei negoziati. E ironicamente, è esattamente ciò che ha fatto in questo caso, barattando, nell’ambito dei negoziati con Pechino, proprio la regola che i Paesi Bassi cercavano di rispettare. In altre parole, gli europei hanno danneggiato la propria economia e la propria reputazione per seguire una regola statunitense che gli Stati Uniti stessi hanno deciso di non seguire pochi giorni dopo.

Nel frattempo, dall’altra parte del libro mastro, le autorità olandesi (e più in generale dell’UE) sembrano non aver considerato le conseguenze della loro decisione di espropriare Nexperia. Sembravano sinceramente convinte di poter rubare un’azienda multimiliardaria alla Cina e che tutto si sarebbe potuto risolvere senza troppi problemi.

La combinazione di arroganza e stupidità è in realtà spaventosa. Invece, la Cina, come prevedibile, ha reagito interrompendo immediatamente la fornitura dei componenti necessari al funzionamento di Nexperia, il che ha minacciato di bloccare completamente le industrie chiave dell’UE, inclusa l’industria automobilistica, e rifiutando poi qualsiasi compromesso che non fosse l’immediata restituzione di Nexperia ai suoi legittimi proprietari. Questo ha spinto i diplomatici olandesi e dell’UE a cercare una soluzione. Ma sembrano essersi resi conto che non solo non hanno alcuna difesa contro le sanzioni statunitensi (su aziende o individui: vedi cosa successo al giudice della CPI), ma non hanno alcuna difesa contro la coercizione economica cinese: è stato banalmente semplice per la Cina mettere l’UE all’obbedienza su questa questione; non è stato nemmeno necessario il dispiegamento dell’artiglieria economica pesante.

Questa è la situazione dell’UE: già povera rispetto agli Stati Uniti – che meno di vent’anni fa avevano un PIL pro capite paragonabile a quello dell’Europa – costretta, attraverso la follia della sua politica anti-russa e l’insidiosa presenza di strutture statunitensi in ogni aspetto della sfera economica, sociale, militare e politica europea, a un vassallaggio sempre maggiore che provoca danni sempre più grandi all’economia dell’UE. Incapace di difendersi dalle conseguenze di tali danni. Geopoliticamente impotente. Senza una strategia. Gestita da sciocchi arroganti.

IL CASO NEXPERIA
IL CASO NEXPERIA