Secondo il Mālinīvijayottaratantram nel corpo fisico esistono 246 mondi (bhuvana), posti a pochi centimetri (aṅgulī, dita) gli uni dagli altri, posizionati a salire dai piedi: 118 di basso livello (aparā), 58 di medio (parāparā) e 70 di alto (parā). Paradisi (svarga), intermedi (loka) ed inferni (pātāla) incastonati nell’involucro fisico come occhielli su di una porta magica, ognuno è punto di transito in sfere ultraterrene. Un rimando evidente allo smembramento del Puruṣa, il macantropo che, sacrificando sé stesso, ha creato la realtà convenzionale, ma anche e forse una sorta d’intuizione ante litteram della Psicosomatica e di come effettivamente il corpo sia usato dal cervello come magazzino per ricordi, traumi ed emozioni…
Mantieni il tuo corpo pulito dall’interno, fai ginnastica ed elimina le tossine, i tuoi pensieri sono fatti di abitudini.
Si narra che Gesù, figlio di Maria, fosse seduto e che un vecchio stesse lavorando la tarra con una piccola zappa.
Gesù disse: «O Dio! Togli da lui il desiderio (la volontà di agire).» Il vecchio pose a terra la piccola zappa e si addormentò per un’ora. Poi Gesù disse: «O Dio! Rendi a lui il desiderio.»
Allora l’uomo si alzò e riprese a lavorare. Gesù gli chiese spiegazioni.
Egli rispose: «Mentre stavo lavorando dissi a me stesso: “Fino a quando continuerai a lavorare, visto che sei un vecchio?” Allora posai la piccola zappa e mi addormentai.
Poi dissi a me stesso: “Per Dio! Non hai altra scelta se non quella di vivere finché ne avrò la forza.” Allora mi alzai con la mia piccola zappa.»
Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te l’hanno persa e danno la colpa a te, se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa, o essendo calunniato, non ricambiare con calunnie, o essendo odiato, non dare spazio all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio; Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni; se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo, se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta e trattare questi due impostori allo stesso modo.
Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui, o guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte, e piegarti a ricostruirle con strumenti usurati. Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune e rischiarlo in un unico lancio di una monetina, e perdere, e ricominciare daccapo senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi a sorreggerti anche quando sono esausti, e così resistere quando in te non c’è più nulla tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!” Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù, o passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune, se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi, se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto dando valore a ognuno dei sessanta secondi, tua è la Terra e tutto ciò che contiene, e – cosa più importante – sarai un Uomo, figlio mio!
Israele ha portato a termine l’ennesima strage di civili palestinesi. Martedì sera, un brutale attacco israeliano ha colpito il campo profughi palestinese di Ain Al-Hiweh, nella città di Sidone, nel Libano meridionale. Il Ministero della Salute libanese ha annunciato che il numero dei martiri ha raggiunto quota 13, mentre decine di altre persone sono rimaste ferite.
Il corrispondente di Al-Manar ha dichiarato che martedì alle 21:20 i droni israeliani hanno colpito un parcheggio vicino alla moschea Khalid bin Al-Walid nel campo profughi. L’agenzia di stampa nazionale ha riferito che tre missili sono stati lanciati nella zona.
I media locali hanno riferito che gli ospedali di Sidone hanno lanciato un appello per donazioni di sangue per i civili feriti nell’attacco.
L’esercito di occupazione israeliano ha confermato l’attacco, sostenendo che aveva preso di mira i membri di Hamas all’interno del centro all’interno del campo.
Libano, reazioni al raid
Commentando l’attacco, il gruppo di Resistenza palestinese Hamas lo ha descritto come un brutale attacco al popolo palestinese indifeso e alla sovranità libanese.
Il movimento ha negato le affermazioni israeliane secondo cui l’area presa di mira fosse un “complesso di addestramento” appartenente ad Hamas, sottolineando che tali accuse sono “puramente inventate e menzogne”.
Le fazioni dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp) a Sidone hanno affermato che prendere di mira Ain Al-Hilweh “fa parte della criminale campagna israeliana volta a minare la stabilità dei campi profughi”.
Il Segretario Generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, ha commemorato il primo anniversario del martirio del leader dei media Mohammad Afif, sottolineandone il ruolo di primo piano nel mondo dei media. Ha descritto Afif come una figura brillante che univa potenti capacità di scrittura e oratoria a una profonda cultura e consapevolezza.
Lo sceicco Qassem ha sottolineato il ruolo cruciale di Afif nella guida del dipartimento relazioni con i media per oltre un decennio sotto la supervisione del defunto Sayyed Nasrallah. La presenza di Afif in questo incarico ha conferito al lavoro con i media un carattere unico, grazie alla sua capacità di tenere il passo con gli sviluppi del settore e di costruire relazioni con diverse testate.
Il Segretario generale ha elogiato la capacità di Afif di lasciare un segno speciale nel lavoro mediatico di Hezbollah, in particolare dopo il martirio di Sayyed Nasrallah, quando ha proposto di tenere conferenze stampa consecutive per chiarire questioni importanti. Lo sceicco Qassem ha sottolineato la cultura distintiva di Afif, soprattutto nei media, e il suo impegno per l’ideologia della Resistenza.
Lo sceicco Qassem ha inoltre elogiato la posizione coraggiosa di onesti professionisti dei media che sono stati uccisi in Libano mentre lavoravano per rivelare la verità sui crimini israeliani. Qassem ha inoltre sottolineato che l’unità del Libano è la via per scoraggiare l’aggressione israeliana e ripristinare i diritti, chiedendo il ritiro del nemico israeliano dai territori libanesi, la cessazione dell’aggressione e il rilascio dei prigionieri.
Lo sceicco ha condannato le azioni israeliane, descrivendole come una minaccia per il Libano e le sue componenti, e ha messo in guardia dai pericoli posti da alcune fazioni e partiti libanesi che lavorano al servizio del progetto israeliano.
Hezbollah: il problema è l’aggressione, non la Resistenza
Il Segretario generale ha evidenziato che il governo libanese ha la responsabilità di mettere in atto programmi chiari per contrastare le ripetute aggressioni israeliane. Il problema è l’aggressione, non la Resistenza, e che il popolo libanese non si arrenderà alle richieste israeliane. Lo sceicco Qassem ha inoltre sottolineato l’importanza di sostenere la Resistenza e di respingere qualsiasi tentativo di indebolirne il ruolo nella difesa del Libano.
Il Segretario Generale di Hezbollah ha inviato un messaggio diretto al governo libanese, affermando che Hezbollah fa parte di questo governo e aspira al suo successo nella costruzione e nella liberazione del Libano. Ha sottolineato che le concessioni fatte dal governo di fronte all’aggressione non hanno prodotto risultati tangibili.
Lo sceicco Qassem ha sottolineato che l’approccio del governo, basato su concessioni nella speranza di porre fine all’aggressione, è fallito e che le ripetute concessioni non hanno ricevuto alcuna risposta dalla controparte. Ha aggiunto che l’attuazione degli accordi da parte del Libano è stata disciplinata per oltre un anno, mentre il nemico israeliano non ha adempiuto a nessuno dei suoi obblighi.
Lo sceicco Qassem ha messo in guardia i burattini filo-americani in Libano, ricordando loro che i collaborazionisti della milizia Lahd sono stati abbandonati da israeliani e americani.
L’attacco al presidente Berri mira a destabilizzare il Libano
Nel contesto interno, il Segretario generale di Hezbollah ha affermato che l’attacco al Presidente del Parlamento, Nabih Berri, è un attacco peccaminoso che non ha altra giustificazione se non quella di tentare di facilitare il controllo del Paese attraverso la tutela straniera. Ha sottolineato che il presidente Berri rappresenta un pilastro fondamentale per il raggiungimento della stabilità in Libano, la prevenzione dei conflitti e il contributo alla costruzione di uno Stato indipendente e liberato.
Lo sceicco Qassem ha evidenziato l’esistenza di una legge elettorale che deve essere rispettata, criticando le richieste di includere i voti degli espatriati all’interno del Libano. Ha spiegato che un tale approccio consentirebbe ad alcuni libanesi di votare all’estero in circostanze che impediscono ad altri di esercitare il loro diritto di voto liberamente e pienamente all’interno del loro Paese. I voti degli espatriati potrebbero essere utilizzati per scopi interni senza garantire un clima equo che consenta a tutti di partecipare. Ha sottolineato che è impossibile avviare un’azione politica efficace o consentire alle persone di recarsi ai seggi elettorali se i loro interessi sono a rischio o minacciati.
Lo sceicco Qassem ha aggiunto che, alla luce di questa realtà, giustizia e uguaglianza sono assenti dal processo elettorale, e c’è chi si rifiuta di ottenere giustizia solo per ottenere ulteriori benefici in base alle proprie percezioni. Ha sottolineato la necessità di continuare ad applicare la legge elettorale senza interruzioni o manipolazioni, al fine di preservare l’integrità e la stabilità della vita politica libanese.
Il Libano non sarà sconfitto
In conclusione, lo sceicco Naim Qassem ha dichiarato che i proprietari della terra, che portano la bandiera dell’onore, della dignità e della Resistenza, sono i veri vincitori e rimarranno nonostante le pressioni e le sfide. I figli della terra si sacrificano a caro prezzo, ma alla fine raccolgono i frutti della libertà e dell’indipendenza dal sangue dei loro figli, dalla loro pazienza e dalla loro fermezza.
Lo sceicco Qassem ha sottolineato che la Resistenza e i suoi alleati, sostenuti dall’esercito e da tutti coloro che credono nella liberazione e nell’indipendenza del Libano, sono in grado di ottenere la vittoria e non saranno sconfitti nonostante la forza delle pressioni e delle sfide.
Un articolo sul quotidiano La Verità con frasi su Giorgia Meloni, il Pd e gli scenari politici futuri attribuite a Francesco Saverio Garofani, consigliere del presidente della Repubblica, carpite – secondo il giornale – in un contesto informale.
E’ il casus belli che fa impennare a livelli altissimi (non si vedevano da tempo in modo così palese) la tensione tra Fratelli d’Italia ed il Quirinale. A chiedere una smentita è il capogruppo di FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, che senza giri di parole invita il consigliere del Capo dello Stato a chiarire quanto raccontato dal quotidiano.
Una richiesta a cui risponde il Colle che in poche righe manifesta “stupore” per la dichiarazione del capogruppo meloniano e non esita ad osservare che in questo modo di sta “sconfinando nel ridicolo”. Un botta e risposta che manda in secondo piano la discussione sulla legge di Bilancio e le elezioni regionali ormai al rush finale. A tenere banco sono solo le parole di Bignami, la risposta che arriva dal Quirinale e lo scontro politico che ne consegue. Tutto inizia con una pagina che La Verità diretta da Maurizio Belpietro dedica al racconto di un presunto “piano del Quirinale per fermare la Meloni”.
“A quanto pare – scrive il direttore del giornale – si ragiona di ‘una grande lista civica nazionale’, una riedizione dell’Ulivo. Ma questo potrebbe non essere sufficiente e allora il consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, invoca la provvidenza: ‘Un anno e mezzo non basta per trovare qualcuno che batta il centrodestra, ci vorrebbe un provvidenziale scossone”.
Ma non è tutto, nella stessa pagina c’è un secondo pezzo in cui si raccontano i dettagli “dell’incontro informale” in cui Garofani avrebbe spiegato ai suoi interlocutori i dettagli dell’operazione. Una ricostruzione su cui il capogruppo di Fdi chiede chiarezza: “Confidiamo che queste ricostruzioni siano smentite senza indugio in ossequio al rispetto che si deve per l’importante ruolo ricoperto dovendone diversamente dedurne la fondatezza”.
A rispondere con nettezza, è il Colle che parla di “stupore” per “la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”. Bignami prova a correggere il tiro precisando di non riferirsi al presidente della Repubblica “non mi permetto di tirare in mezzo il Colle”. ma insiste nel chiedere una smentita al diretto interessato: “Se non c’è – dice – ne prendiamo atto che è l’opinione di Garofani”. Una linea condivisa anche dalla prima linea del partito, Giovanbattista Fazzolari e Giovanni Donzelli che, al contrario, attaccano le opposizioni pronte a “mettere un bavaglio alla stampa”. A rincarare la dose ci pensa poi Belpietro che conferma “parola per parola quanto scritto”, e va all’attacco bollando come “istituzionalmente scorretta la nota del Colle”. E se la Lega dà la solidarietà a Belpietro per gli attacchi della “sinistra che dimostra la sua doppia morale nei confronti della stampa”, Fi non esita a prendere le difese del Capo dello Stato: “massima fiducia nei confronti del Mattarella, che si è sempre dimostrato super partes” dice il senatore azzurro Pierantonio Zanettin, mentre Maurizio Lupi prova a chiudere la vicenda: “Non credo che ci siano trame del Colle contro il governo”.
Tutte le opposizioni fanno quadrato attorno al capo dello Stato : “Mattarella è una guida sicura. Chiunque provi mai a dire una cosa diversa, ci troverà dall’altra parte”, mette in chiaro la leader del Pd Elly Schlein mentre Giuseppe Conte si dice convinto che Fdi “si inventa una polemica ad arte per operare una distrazione di massa, perchè oggi la notizia è che anche la Commissione Europea certifica lo zero crescita dell’Italia”.
Al Quirinale, in risposta, “si registra stupore per la dichiarazione del capogruppo alla Camera del partito di maggioranza relativa che sembra dar credito a un ennesimo attacco alla Presidenza della Repubblica costruito sconfinando nel ridicolo”.
Pd, M5s e Avs alla Camera hanno chiesto un’informativa urgente alla premier Giorgia Meloni dopo le parole del capogruppo di FdI Galeazzo Bignami. “Parole inaccettabili nei confronti della presidenza della Repubblica – ha attaccato la capogruppo dem Chiara Braga -. Chiediamo a Meloni di rendere conto delle parole del suo capogruppo e di prendere le distanze da affermazioni che rischiano di generare un conflitto senza precedenti”.
“Il principale partito di maggioranza getta fango sul Quirinale”. Vittoria Baldino (M5s) ha parlato di “un atto intimidatorio nei confronti anche di Mattarella”. “Mi unisco alla richiesta di informativa di Meloni – aggiunge Vittoria Baldino – perché oggi scopriamo che oltre ai magistrati, alle toghe rosse, alla Corte dei Conti, alla Corte penale internazionale, ai giornalisti rossi, c’è anche un’altra grossa trama contro Giorgia Calimero Meloni, ordita direttamente dal Quirinale rosso. Venga a riferire in Aula perché nessuno qui è talmente ingenuo da accettare la versione offerta dal capigruppo di maggioranza relativa” secondo la quale “Bignami si è svegliato la mattina e abbia diramato una nota stampa per chiedere chiarimenti dal Quirinale senza aver avuto almeno un cenno con la testa dalla presidente del Consiglio”.
Per la capogruppo di Avs, Luana Zanella si tratta di “picconature alle istituzioni fondamentali” condotte “nel solco di un attacco alla Costituzione”. Per Matteo Richetti di Azione “ci sono poche regole non scritte” e una di queste prevede che “il capo dello Stato non si mette in mezzo alla polemica politica. Al presidente della Repubblica tutta la nostra solidarietà”.
L’esponente di FdI però insiste: “Non ci permettiamo mai di citare il Quirinale come destinatario di richieste. Oggi”, a fronte di quanto riportato da “un autorevole giornale” che “riferisce nomi precisi e virgolettati, abbiamo chiesto di smentire a colui a cui vengono attribuite quelle frasi di smentire. La reazione delle sinistre è ignobile”, vogliono “mettere il bavaglio alla stampa non allineata”, ha detto nell’Aula della Camera.
Bignami ha definito “superflua” l’informativa chiesta dalle opposizioni alla premier Meloni perché “noi siamo abituati a ragionare con la nostra testa”. Poi ha chiosato:” Continuiamo ad aspettare la smentita”. Bignami ha puntato il dito contro “l’attacco virulento al direttore di un giornale”.
Nell’articolo de La Verità, firmato dal direttore Maurizio Belpietro, si indica in Francesco Saverio Garofani, ex parlamentare del Pd, uno dei “consiglieri di Mattarella che a quanto pare si agitano nella speranza di fare uno sgambetto a Giorgia Meloni e impedirle di arrivare a conclusione del mandato e di ricandidarsi nel 2027£.
“C’è chi è arrivato a immaginare un candidato moderato di centrosinistra per tentare di ripetere il successo del 1996 con Prodi – scrive Belpietro – L’operazione, a prescindere da chi la debba guidare, passerebbe però dalla rottura della coalizione di centrodestra per portare una parte centrista in braccio ai compagni”.
“A quanto pare – prosegue Belpietro – si ragiona di ‘una grande lista civica nazionale’, una riedizione dell’Ulivo. Ma questo potrebbe non essere sufficiente e allora il consigliere di Mattarella, Francesco Saverio Garofani, invoca la provvidenza: ‘Un anno e mezzo non basta per per trovare qualcuno che batta il centrodestra, ci vorrebbe un provvidenziale scossone’, sussurra l’uomo del Colle”, conclude Belpietro.
Belpietro: ‘Su Garofani confermo tutto. Ridicolo chi silenzia’
“Confermo parola per parola quanto pubblicato oggi dalla Verità. Di ridicolo in questa vicenda c’è solo il maldestro tentativo di mettere il silenziatore a dichiarazioni inquietanti rilasciate da un consigliere del presidente della Repubblica”. Così Maurizio Belpietro, direttore de ‘La Verità’, risponde alla nota diffusa dal Quirinale, in merito alle dichiarazioni del capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami.
Fazzolari, da Fdi e Chigi mai dubbi su lealtà Mattarella
“Nè Fdi né tanto meno Palazzo Chigi hanno mai dubitato della lealtà istituzionale del presidente Mattarella con il quale il governo ha sempre interloquito con totale spirito di collaborazione, non da ultimo sugli importanti dossier internazionali, dall’Ucraina al Medio Oriente. Infatti Bignami non si è in alcun modo riferito al Quirinale né si è rivolto in modo irrispettoso al presidente della Repubblica ma ha semplicemente fatto notare che sarebbe stata opportuna una smentita del consigliere Garofani per le affermazioni a lui attribuite dal quotidiano La Verità. Smentita che avrebbero risolto sul nascere ogni tipo di polemica”. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza Giovanbattista Fazzolari interpellato dall’Ansa.
“Ho trovato comunque grave l’attacco scomposto del Partito democratico al direttore Belpietro: una notizia pubblicata può essere smentita o confermata ma non è accettabile che si pretenda di silenziare i giornalisti non graditi”, ha sottolineato ancora Fazzolari.
Quando nel 1999 i colonnelli dell’Esercito Popolare di Liberazione Qiao Liang e Wang Xiangsui pubblicarono “Guerra senza limiti” (Unrestricted Warfare), pochi immaginavano che quel testo sarebbe diventato una chiave interpretativa del potere cinese nel XXI secolo. Non un documento ufficiale, ma una finestra sulla mentalità strategica di Pechino, capace di anticipare la forma dei conflitti futuri.
Il libro sostiene che la guerra moderna non si combatte più soltanto con armi e soldati, ma attraverso un continuum di strumenti economici, informativi, tecnologici, culturali e diplomatici. Una guerra invisibile, costante, senza limiti, che scorre sotto la soglia del conflitto dichiarato.
La visione cinese: una strategia non duale
Per capire la profondità di questa dottrina, occorre comprendere come ragiona la Cina. A differenza del pensiero occidentale, fortemente dualistico (amico/nemico, guerra/pace, economia/politica), la tradizione cinese – profondamente influenzata dal Tao – vede la realtà come un intreccio dinamico di opposti che si compenetrano: Yin e Yang.
Questa prospettiva non duale implica:
-che guerra e pace non siano categorie opposte, ma fasi di un unico processo;
-che politico, economico e militare non siano ambiti separati, ma parti della stessa strategia;
-che il conflitto sia fluido, mutevole, opportunistico;
-che il nemico non debba essere distrutto, ma sbilanciato e messo in posizione di dipendenza.
Nella logica del Tao, la vittoria migliore è quella ottenuta senza combattere. E Guerra senza limiti traduce questa idea antica in una forma moderna, applicata alla globalizzazione, alle reti digitali, al capitalismo interdipendente.
Pechino non ragiona in termini di “guerra sì / guerra no”, ma di pressione modulata, di influenza continua, di competizione che non si interrompe mai. Questo spiega perché la Cina privilegi strumenti che confondono i confini tradizionali: interdipendenze economiche, soft power culturale, tecnologia, logistica, informazione.
Cos’è la guerra ibrida secondo Pechino
Il conflitto contemporaneo, secondo la visione cinese, combina simultaneamente:
-coercizione economica e controllo delle catene globali;
-attacchi informatici e spionaggio tecnologico;
-influenza mediatica e sofisticate operazioni di narrativa;
-diplomazia assertiva nelle zone grigie;
-soft power strutturato attraverso università, cultura e diaspora;
-incremento graduale della pressione, senza mai superare la soglia formale di guerra.
Tutto può diventare un’arma. Tutto può diventare una leva.
“Guerra senza limiti”: un manuale visionario
Il libro del 1999 anticipava quattro idee centrali:
1. La distinzione tra pace e guerra è superata. Una competizione permanente sostituisce il conflitto convenzionale.
2. La tecnologia è un campo di battaglia totale. Chi domina le reti domina il mondo.
3. La globalizzazione è vulnerabile. L’interdipendenza può essere un’arma.
4. La guerra futura è multidimensionale: economica, informativa, psicologica, finanziaria, diplomatica.
Una visione coerente con la mentalità non duale cinese: non si tratta di “scegliere un ambito”, ma di usarli tutti insieme, in modo flessibile.
Perché il libro è ancora attualissimo
Le dinamiche degli ultimi anni confermano quanto Unrestricted Warfare fosse anticipatore.
-La Belt and Road Initiative
Un progetto infrastrutturale e finanziario che, oltre alle merci, sposta equilibri politici e dipendenze strategiche.
-La guerra tecnologica
-Lo scontro su 5G, semiconduttori, supercalcolo e intelligenza artificiale riflette la centralità delle reti come terreno di potere.
-Il cyberspazio come fronte permanente
-Intrusioni, furti di proprietà intellettuale, compromissione di infrastrutture: un conflitto senza dichiarazione e senza confini.
-La forza del soft power
-Accademie, media internazionali, investimenti globali e radicamento culturale: la battaglia per controllare la narrazione.
-La coercizione economica mirata
-Restrizioni commerciali o turistiche contro Paesi critici verso Pechino: una pressione calibrata, perfettamente coerente con la logica della guerra a bassa intensità.
Videoconferenza del canale YouTube NEXT ANCESTORS, trasmessa online in diretta live streaming il giorno 17 Novembre 2025.
Valentina Ferranti e Roberto ci conducono in “Sveglia Planetaria” per un’esplorazione approfondita degli eventi attuali attraverso la lente della ricerca alternativa. Con un focus sulla consapevolezza, in questo episodio indagheremo gli eventi globali, offrendo una nuova prospettiva per uscire dalla Matrix. Come scrollarsi di dosso la colonizzazione del pensiero nella quale l’umanità è ridotta. Come liberarsi dalla schiavitù e recuperare le nostre radici, tramite l’azione.
Siria – Fonti Reuters hanno riferito che gli Stati Uniti si stanno preparando a schierarsi in una base aerea a sud della capitale Damasco, “per monitorare l’accordo di sicurezza siro-israeliano”. Il rapporto indica che gli Stati Uniti perseguiranno obiettivi logistici, di intelligence e umanitari presso questa base. Di conseguenza, se le forze statunitensi saranno schierate, si creerà un triangolo di influenza tra Damasco, Safed e Kiryat Gat. Questo triangolo, collegato alla base di al-Tanf, alla Siria settentrionale, alle basi statunitensi in Giordania e Iraq e alla presenza militare statunitense nei territori palestinesi occupati attraverso numerose basi e strutture, nonché alla presenza militare a Cipro, in Turchia e negli Stati del Golfo, fornirà al Comando Centrale degli Stati Uniti la capacità di monitorare e controllare direttamente la regione. Ciò consentirà agli Stati Uniti di rafforzare la propria posizione contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
Usa lavorano da mesi per raggiungere un accordo di sicurezza tra Tel Aviv e Damasco
Sebbene i tempi di dispiegamento delle truppe statunitensi nella base rimangano poco chiari, il rapporto Reuters ha aggiunto che l’amministrazione statunitense sta lavorando da mesi per raggiungere un accordo di sicurezza tra Israele e Siria. Sperava di annunciare l’accordo all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a settembre, ma i colloqui si sono arenati all’ultimo minuto. Il rapporto, citando una fonte siriana a conoscenza dei negoziati, ha rivelato che Washington sta facendo pressione sulla Siria affinché raggiunga un accordo prima della fine dell’anno.
Per quanto riguarda le fasi pratiche del progetto, è stato rivelato che il Pentagono ha accelerato la valutazione della base da utilizzare negli ultimi due mesi (il suo nome è stato omesso dai media, ma è molto probabile che si tratti della base aerea di Mezzeh, che vanta una pista di 2,8 km). Sono stati effettuati diversi voli di ricognizione sulla base e la sua lunga pista è stata ritenuta “pronta per l’uso immediato”. Due fonti militari siriane hanno affermato che le discussioni tecniche si sono concentrate sull’autorizzazione all’utilizzo della base per attività logistiche, di sorveglianza, di rifornimento e per operazioni umanitarie, mantenendo la “piena sovranità” della Siria sulla struttura.
Nel frattempo, un funzionario dell’attuale Ministero della Difesa siriano ha dichiarato che un aereo C-130 americano è atterrato alla base per verificare l’idoneità della pista, mentre una guardia ha confermato che gli aerei americani stavano “atterrando nell’ambito di test operativi”. La questione della base è stata discussa durante la visita del comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), ammiraglio Brad Cooper, a Damasco il 12 settembre.
Siria: dimensioni e rischi della mossa americana
Questa mossa rafforzerà la presenza militare americana in Siria, elevandola a un livello ben più significativo rispetto alla sua presenza nella base di al-Tanf o nelle basi a nord dell’Eufrate. Questa volta, la presenza avverrà in una base aerea a Damasco, garantendo di fatto agli Stati Uniti la “sovranità” su di essa, indipendentemente da qualsiasi tentativo delle autorità di al-Julani di minimizzarla. Di conseguenza, lo spazio aereo siriano – come quello iracheno – diventerà inevitabilmente un terreno libero per l’attuazione di piani e progetti israeliani in tutta la regione, avviati dalla Siria.
Questo passo non si fermerà qui, ma potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase della presenza militare americana in Siria, attraverso la trasformazione da forze di occupazione (come avviene fino ad oggi, poiché la loro presenza nel Paese non è approvata né dall’ex regime siriano né dall’attuale regime ad interim), a forze militari presenti in modo legittimo. Washington rafforzerà certamente la protezione delle sue forze con tutti i sistemi, le attrezzature, il personale, i contractor, gli accordi giudiziari e così via necessari. Il ritmo e le dimensioni di questa attività aumenteranno rapidamente fino a includere l’intera area geografica siriana, secondo quanto Washington riterrà opportuno.
Questo sarà un indicatore del reale allineamento strategico della Siria con gli Stati Uniti dopo la caduta del presidente Bashar al-Assad. La domanda sorge spontanea: dove risiedono gli interessi della Turchia in questa situazione e nelle sue ripercussioni?
L’Eden, la Resurrezione e la Terra dei Viventi – un libro che riconsegna all’essere umano il senso della sua origine e del suo destino
L’Eden non è una narrazione infantile né un frammento di preistoria spirituale: è la realtà che abbiamo smarrito.
Il saggio di Gianluca Marletta parte da questa consapevolezza e restituisce al lettore la visione originaria dell’essere umano, non come individuo disperso ma come realtà chiamata alla reintegrazione.
Attraverso un confronto lucido tra le grandi tradizioni sapienziali e la visione cristiana, Marletta mostra come caduta, morte e resurrezione non siano episodi isolati, ma le tappe di un’unica dinamica cosmica: la lenta, dolorosa ma possibile riconquista dell’unità perduta.
Uno dei punti di forza dell’opera, a mio avviso, è la capacità di intrecciare con naturalezza il simbolismo cristiano con la sapienza delle grandi tradizioni — dal Taoismo all’Egitto antico, dal Vedānta all’Ebraismo, fino al Buddhismo e all’Induismo — senza alcuna deriva sincretistica, ma evidenziandone la comune verticalità metafisica.
Il libro mette in luce la continuità profonda tra il simbolismo universale e la Rivelazione cristiana, restituendo alla Resurrezione il suo significato originario: non semplice consolazione morale, ma trasfigurazione dell’essere, ritorno alla “Terra dei Viventi” annunciata dai profeti.
Un testo prezioso per chi percepisce che l’esilio moderno non può essere l’ultima parola sull’umano, e che la strada verso l’Origine resta aperta — oggi come allora.