LA CAUSA CHIMICA DEL CANCRO

a cura di Mistican

Pochissime persone in tutto il mondo lo sanno, perché questo fatto è nascosto dall’industria farmaceutica e alimentare.

Nel 1931 lo scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta sulla causa primaria di cancro.

Proprio così. Ha trovato la causa primaria del cancro e ha vinto il Premio Nobel.

Otto ha scoperto che il cancro è il risultato di un potere anti-fisiologico e di uno stile di vita anti-fisiologico.

Perché? Poiché sia con uno stile anti-fisiologico nutrizionale (dieta basata su cibi acidificanti) e l’inattività fisica, il corpo crea un ambiente acido.

(Nel caso di inattività, per una cattiva ossigenazione delle cellule.)

L’acidosi cellulare causa l’espulsione dell’ossigeno

La mancanza di ossigeno nelle cellule crea un ambiente acido.

Egli ha detto: “La mancanza di ossigeno e l’acidità sono due facce della stessa medaglia:. Se una persona ha uno, ha anche l’altro”

Cioè, se una persona ha eccesso di acidità, quindi automaticamente avrà mancanza di ossigeno nel suo sistema.

Se manca l’ossigeno, avrete acidità nel vostro corpo.

Egli ha anche detto:

“Le sostanze acide respingono ossigeno, a differenza delle alcaline che attirano ossigeno.”

Cioè, un ambiente acido è un ambiente senza ossigeno.

Egli ha dichiarato:

“privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore e’ possibile convertirla in un cancro”

“Tutte le cellule normali, hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza ossigeno”. (Una regola senza eccezioni.)

“I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.””

Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori,” Otto ha mostrato che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno).

Ha scoperto che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno.

Le cellule tumorali possono sopravvivere soltanto con glucosio e in un ambiente privo di ossigeno.

Pertanto, il cancro non è altro che un meccanismo di difesa che ha alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno.

In sintesi:

Le cellule sane vivono in un ambiente ossigenato e alcalino che consente il normale funzionamento.

Le cellule tumorali vivono in un ambiente acido e carente di ossigeno.

Importante:

Una volta terminato il processo digestivo, gli alimenti, a secondo della qualità di proteine, carboidrati, grassi, vitamine e minerali, forniscono e generano una condizione di acidità o alcalinità nel corpo. in altre parole ….. dipende unicamente da ciò che si mangia.

Il risultato acidificante o alcalinizzante viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro.”

E ‘importante sapere come gli alimenti acidi e alcalini influiscono sulla salute, poiché le cellule..per funzionare correttamente dovrebbe essere di un ph leggermente alcalino(poco di sopra al 7).

In una persona sana, il pH del sangue è compreso tra 7.4 e 7.45.

Se il pH del sangue di una persona inferiore 7, va in coma.

Gli alimenti che acidificano il corpo:

* Lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti. (E’ il peggiore di tutti: non ha proteine, senza grassi, senza vitamine o minerali, solo carboidrati raffinati che schiacciano il pancreas)

Il suo pH è di 2,1 (molto acido)

* Carne. (Tutte)

* Prodotti di origine animale (latte e formaggio, ricotta, yogurt, ecc)

* Il sale raffinato.

* Farina raffinata e tutti i suoi derivati. (Pasta, torte, biscotti, ecc)

* Pane. (La maggior parte contengono grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti)

* Margarina.

* Antibiotici * e medicine in generale.

* Caffeina. (Caffè, tè nero, cioccolato)

* Alcool.

* Tabacco. (Sigarette)

Antibiotici * e medicina in generale.

* Qualsiasi cibo cotto. (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidita’ dei cibi”)

* Tutti gli alimenti trasformati, in scatola, contenenti conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti, ecc.

Il sangue si ‘autoregola’ costantemente” per non cadere in acidosi metabolica garantire il buon funzionamento e ottimizzare il metabolismo cellulare.

Il corpo deve ottenere delle basi minerali alimentari per neutralizzare l’acidità del sangue nel metabolismo, ma tutti gli alimenti già citati

(Per lo più raffinati) acidificano il sangue e ammorbidiscono il corpo.

Dobbiamo tener conto che CON il moderno stile di vita, questi cibi vengono consumati almeno 3 volte al giorno”, 365 giorni l’anno e tutti questi alimenti sono anti-fisiologici.

Gli alimenti alcalinizzanti:

* Tutte le verdure crude. (Alcune sono acide al gusto, ma all’interno del corpo avviene una reazione è alcalinizzante.”. Altre sono un po acide, tuttavia, forniscono le basi necessarie per il corretto equilibrio)

Verdure crude producono ossigeno, quelle cotte no.

* I Frutti, stessa cosa. Ad esempio, il limone ha un pH di circa 2,2, tuttavia, all’interno del corpo ha un effetto altamente alcalino. (Probabilmente il più potente di tutti)

(non fatevi ingannare dal sapore acidulo)

* I frutti producono abbastanza ossigeno.

* Alcuni semi, come le mandorle sono fortemente alcalini.

* I cereali integrali:

L’unico cereale alcalinizzante è il miglio. Tutti gli altri sono leggermente acidi, tuttavia, siccome la dieta ideale ha bisogno di una percentuale di acidità, è bene consumarne qualcuno.

Tutti i cereali devono essere consumati cotti.

Il miele è altamente alcalinizzante.

* La clorofilla la pianta è fortemente alcalina.

(Da qualsiasi pianta) (in particolare aloe vera, aloe noto anche come)

* L’acqua è importante per la produzione di ossigeno.

“La disidratazione cronica è la tensione principale del corpo e la radice della maggior parte tutte le malattie degenerative.” Lo afferma il Dott. Feydoon Batmanghelidj.

* L’esercizio ossigena tutto il corpo.

“Uno stile di vita sedentario usura il corpo.”

L’ideale è avere una alimentazione di circa il 60% alcalina piuttosto che acida, e, naturalmente, evitare i prodotti maggiormente acidi, come le bibite, lo zucchero raffinato e gli edulcoranti.

Non abusare del sale o evitarlo il più possibile.

Per coloro che sono malati, l’ideale è che l’alimentazione sia di circa 80% alcalina, eliminando tutti i prodotti più nocivi.

Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il piu’ possibile.”

Inutile dire altro, non è vero?

Dr. George W. Crile, di Cleveland, uno dei chirurghi più rispettati al mondo, dichiara apertamente:

“Tutte le morti chiamate naturali non sono altro che il punto terminale di un saturazione di acidità nel corpo.”

Come precedentemente accennato, è del tutto impossibile per il cancro di comparire in una persona che libera il corpo dagli acidi con una dieta alcalina, che aumenta il consumo di acqua pura e che eviti i cibi che producono acido.

In generale, il cancro non si contrae e nemmeno si eredita. Ciò che si eredita sono le abitudini alimentari, ambientali e lo stile di vita. Questo può produrre il cancro.

Mencken ha scritto:

“La lotta della vita è contro la ritenzione di acido”.

“Invecchiamento, mancanza di energia, stress, mal di testa, malattie cardiache, allergie, eczema, orticaria, asma, calcoli renali, arteriosclerosi, tra gli altri, non sono altro che l’accumulo di acidi”.

Dr. Theodore A. Baroody ha detto nel suo libro “Alcalinizzare o morire” (alcaline o Die):

». In realtà, non importa i nomi delle innumerevoli malattie Ciò che conta è che essi provengono tutti dalla stessa causa principale:. Molte scorie acide nel corpo”

Dr. Robert O. Young ha detto:

“L’eccesso di acidificazione nell’organismo è la causa di tutte le malattie degenerative. Se succede una perturbazione dell’equilibrio e un corpo inizia a produrre e immagazzinare più acidità e rifiuti tossici di quelli che è in grado di eliminare allora le malattie si manifestano.”

E la chemioterapia?

La chemioterapia acidifica il corpo a tal punto che ricorre alle riserve alcaline del corpo immediatamente per neutralizzare l’acidità tale, sacrificando basi minerali (calcio, magnesio e potassio) depositati nelle ossa, denti, articolazioni, unghie e capelli.

Per questo motivo osserviamo tali alterazioni nelle persone che ricevono questo trattamento e tra le altre cose la caduta dei capelli.

Per il corpo non vuol dire nulla va senza capelli, ma un pH acido significherebbe la morte.

Niente di tutto questo è descritto o raccontato perché, per tutte le indicazioni, l’industria del cancro (leggi: industria farmaceutica) e la chemioterapia sono alcune delle attività più remunerative

che esistano..Si parla di un giro multi-milionario e i proprietari di queste industrie non vogliono che questo sia pubblicato.

Tutto indica che l’industria farmaceutica e l’industria alimentare sono un’unica entità e che ci sia una cospirazione in cui si aiuta l’altro al profitto.

Più le persone sono malate, più sale il profitto dell’industria farmaceutica.

E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura tanto quanto l’industria alimentare produce.

E per avere molte persone malate serve molto cibo spazzatura, tanto quanto ne produce l’industria alimentare.

Quanti di noi hanno sentito la notizia di qualcuno che ha il cancro e qualcuno dire: “… Può capitare a chiunque ……”

No, non poteva!

“Che il cibo sia la tua medicina, la medicina sia il tuo cibo”.

Ippocrate (il padre della medicina )

Se vuoi saperne di più in merito è consigliata la visione di “Il Miracolo del PH

Tratto da: pmbeautyline.wordpress.com

LA CAUSA CHIMICA DEL CANCRO
LA CAUSA CHIMICA DEL CANCRO

LA LIBERTA’ DEL CUORE: IL RISVEGLIO DELLA BHAKTI E DELL’AMORE DIVINO

di Elena Albertini

Non si può imprigionare il vento né contenere la fiamma che arde in noi. La libertà dell’anima non risiede nella mente, ma nel cuore, dove ogni vincolo svanisce. La vera bhakti non chiede permessi, non dipende da titoli. È un’espressione pura, senza motivazioni egoistiche, che nasce dal profondo senza imposizioni. Come dice lo Śrīmad Bhāgavatam (1.2.6), la bhakti è la più pura espressione dell’anima, non motivata da desideri personali.

Nel cuore c’è un luogo dove nessuna legge umana può arrivare. Lì, il Divino danza, senza prove o maschere. Non servono licenze per sentire il battito del cuore che risveglia l’amore divino. Come insegnano le Upaniṣad (Muṇḍaka 2.2.1), l’anima individuale e l’Anima Suprema coesistono, l’una osserva e l’altra sperimenta.

Il vero amore per Dio non nasce per guadagnare qualcosa, ma per il solo atto di amare. La sincerità e la devozione risvegliano l’amore dal cuore purificato. Kṛṣṇa afferma nella Bhagavad-gītā (9.30) che anche chi ha vissuto in modo impuro può essere santo, se si dedica a Lui con cuore sincero.

La libertà del cuore è la vera via. In un incontro intimo e senza formalità, nasce la bhakti. Non si può certificare né insegnare. Solo chi è pronto a risvegliarla nel profondo di sé comprenderà questa verità, come insegna il Caitanya-caritāmṛta (Madhya 22.108), dove il puro amore per Dio è già nel cuore, pronto a manifestarsi.

LA LIBERTA' DEL CUORE: IL RISVEGLIO DELLA BHAKTI E DELL'AMORE DIVINO
LA LIBERTA’ DEL CUORE: IL RISVEGLIO DELLA BHAKTI E DELL’AMORE DIVINO

UOMINI SIMILI AI LEONI

a cura di Gabriele Lungo

“Gli Uomini simili ai Leoni vanno a caccia di occasioni per esercitare la misericordia; la pazienza [nel sacrificio per gli altri, che non solo sopportano bensì addestrano con dedizione] è la medicina che desiderano trovare: laddove c’è dolore, là giunge la cura – così come ove le colline discendono in pendii, l’acqua è più incline a fluire.” (Rumi)

UOMINI SIMILI AI LEONI
UOMINI SIMILI AI LEONI

Libano: chi deve difendere il Paese?

a cura della Redazione

17 Maggio 2025

Nonostante un accordo di cessate il fuoco, il regime israeliano continua indisturbato a bombardare il Libano. Il presidente libanese Joseph Aoun, fedele agli Usa, reagisce passivamente agli attacchi del regime israeliano, attacchi che sono considerati una chiara violazione del cessate il fuoco con il Libano.

Aoun ha anche affermato che gli Stati Uniti e la Francia, in qualità di garanti di questo accordo, devono assumersi le proprie responsabilità e costringere Israele a cessare immediatamente i suoi attacchi.

Il presidente libanese, senza intraprendere alcuna azione concreta, ha dichiarato: “Israele continua il suo processo di destabilizzazione, ma questi attacchi aumenteranno le tensioni ed esporranno la regione a pericoli reali che ne minacceranno la sicurezza e la stabilità”.

È importante sottolineare che la questione più importante che il presidente Joseph Aoun e il primo ministro Nawaf Salam stanno perseguendo in Libano su richiesta degli Stati Uniti e di Israele, è il disarmo di Hezbollah.

Vale la pena ricordare che la potenza militare di Hezbollah è ben più grande di quella dell’esercito libanese, ed è l’unica cosa che protegge il Libano dall’occupazione israeliana.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: chi deve difendere il Paese?
Libano: chi deve difendere il Paese?

IL DAIMON INTERIORE

di Angelo Armano

Il cristianismo ha modificato il demone in demonio. Mettendo tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra (accentuato dal carattere iconografico di “San” Michele arcangelo, bellissimo, accattivante, possente e Lucifero terrifico, ributtante, avvilito), separatamente, viene da chiedermi come mai questo tipo di spot non abbia sortito il suo effetto espungendo il male da tutta la Terra.

In altre culture, come quella giapponese anche odierna, ci sono rappresentazioni dei demoni con diversa iconografia. Anche i tengu 👺, sono demoni che abbinano aspetti da trickster con qualità positive.

Le arti marziali giapponesi che noi pratichiamo sono -tradizionalmente- sotto il patrocinio dei tengu. Sul monte Atago che sovrasta Iwama, uno dei tre templi dedicati al tengu più importanti del Giappone, si recava Morihei Ueshiba regolarmente, magari sospinto per le appese scale da Morihiro Saito sensei.

Ciò ugualmente nella Grecia classica dove il daimon era una personalità vivente e orientatrice del comportamento e del destino; Socrate il caso più noto.

La felicità in Grecia si esprimeva attraverso concetto di eudaimonia, vale a dire buon accordo con gli impulsi del demone ispiratore.

Il cristianismo nel tempo ha tentato di fare piazza pulita di queste immagini interiori, del rapporto con esse, condannandole esplicitamente e sostituendole con una professione di fede in assunti dogmatici (credo, credo, credo…).

Così l’inoltrarsi nell’interiorità, confrontarsi con vissuti, sogni ed immagini interiori, che hanno una loro autonomia e il cui approfondimento può dirci molte cose, innanzitutto di noi stessi, viene malvisto se non demonizzato dalla chiesa.

Il problema essenziale è proprio la modalità dualista del messaggio, l’alternativita’ assoluta di bene e male, il cui effetto è di spaccarci (dia-ballein, attività , questa si, diabolica per eccellenza, nel senso etimologico del termine), impedendoci di conseguire l’interezza con noi stessi (la parte di me che compie il male amalgamata con quella che compie il bene, neutralizzando cosi’ un conflitto interiore, che porta alla pazzia) prima, e poi con gli altri come vorrebbe l’Aikido mostrato dal Fondatore.

Di fatto, nella maggior parte dei casi succede così, e da duemila anni continua a succedere, se solo poniamo attenzione a quello che si verifica a Gaza o a Kiev e le reciprocamente escludentesi versioni di cui si ammantano i vari esponenti politici e i loro galoppini dell’informazione.

E’ innegabile che il Budo sia costituito da una congerie di gesti di violenza, che se approfonditi possono portarci alla sublimazione degli stessi (il ken rimane nel fodero o, persino nel caso di Musashi non viene più adoperato nei confronti, sostituito da un bokuto) e, come nell’Aikido, veicolo di trasformazione dall’aut/aut distruttivo, all’et/et relazionale.

Se, come diceva Eraclito, polemos, il conflitto genitore di tutte le cose, occorre che una coscienza responsabile, libera e aperta dia spazio ad una terza forza, che neutralizzi il conflitto azione/reazione, un livello senza vincitori e vinti, capace di un’altra chiave di lettura di tutta la realtà.

IL DAIMON INTERIORE
IL DAIMON INTERIORE

LA CANNABIS SATIVA

di Nicoletta D’Agata

sisteva nel 1900, ma un paziente guarito è un cliente smarrito, e hanno dovuto vietarlo…

′′ Fino al 1833 la Cannabis Sativa era la coltivazione agricola più grande del pianeta, da questa pianta si poteva ottenere un numero di prodotti diversi, poiché la pianta di canapa ha la fibra naturale più resistente del mondo. Da essa si potrebbero ottenere tessuti, oli, medicina e carta. Fino al 1900, la maggior parte dei tessili era fatta a base di canapa e circa il 50 % delle medicine del mercato anche, per quasi tutta la seconda metà del XIX secolo. Si potevano ottenere più di 25 mila prodotti dalla propria cellulosa (dalla dinamite al cellophane).

Ma verso il 1900 negli Stati Uniti iniziavano a comparire appariscenti note sui giornali che attiravano l’attenzione sui pericoli di questa pianta maledetta, che faceva impazzire i neri e li faceva suonare ′′ musica del diavolo “: stava nascendo il blues.

E un paziente guarito e che, inoltre, può vestirsi, nutrirsi e ottenere energia da una pianta, era un cliente perso. Così Cannabis o Canapa è stata bandita in tutte le sue forme. Non potevo competere con le nascenti industrie del cotone, alimenti trasformati e petrolio.

Con il passare del tempo l’ha chiamata ′′ marijuana “, in allusione dispregiativa verso i messicani (i primi a portare questa pianta negli USA), che la consumavano fumandola dopo le loro vaste giornate di lavoro.

Oggi la sostanza che più vite si porta al mondo (batte AIDS, eroina, crack, alcool, cocaina, incidenti automobilistici, fuoco e crimine combinati) è il tabacco. Tuttavia, quest’ultimo riceve indennità dallo Stato in molti paesi e addirittura si utilizzano fertilizzanti radioattivi per la loro produzione.

Il tabacco porta via quasi 8 milioni di vite all’anno a livello mondiale; l’alcol più di 3 milioni. Persino la caffeina è responsabile di quasi 10 mila decessi all’anno, e altre 7500 vite (solo negli USA) si fanno pagare gli antidolorifici.

Se pensiamo, ad esempio, ai dipendenti, prima della cannabis, ai gradi di dipendenza (secondo la stessa Organizzazione mondiale della sanità) si trovano nicotina, alcool, eroina, cocaina, analgesici e caffè. Quattro delle sei sostanze menzionate (a cui si potrebbe aggiungere lo zucchero secondo nuovi studi) sono legali.”

LA CANNABIS SATIVA
LA CANNABIS SATIVA

La zavorra del debito sta inabissando gli Stati Uniti

di Giacomo Gabellini

16 Maggio 2025

La zavorra del debito sta inabissando gli Stati Uniti
La zavorra del debito sta inabissando gli Stati Uniti

Al culmine di un estenuante botta e risposta a colpi di dazi, controdazi e misure restrittive di vario genere, la guerra commerciale ingaggiata dagli Stati Uniti contro la Repubblica Popolare Cinese sembra registrare una tregua. Nei giorni scorsi, infatti, il vicepresidente cinese He Lifeng e il segretario al Tesoro Scott Bessent si sono incontrati a Ginevra dove hanno concordato un abbassamento reciproco delle tariffe – dal 145 al 30% gli Stati Uniti; dal 125 al 10% la Cina – per i prossimi 90 giorni e l’implementazione di un meccanismo di consultazione preposto al coordinamento dei negoziati. Poche ore dopo, Pechino ha annunciato la rimozione del provvedimento di durata mensile che proibiva alle compagnie aeree nazionali di prendere in consegna aerei fabbricati dalla Boeing. La misura, sottolinea «Bloomberg», si inserisce nel contesto dello stemperamento delle tensioni sino-statunitensi, ma potrebbe essere revocata a fronte di uno stallo delle trattative bilaterali. Parallelamente, il presidente Trump si è recato in Arabia Saudita nell’ambito di un tour diplomatico nella penisola araba finalizzato ad attrarre capitali negli Stati Uniti e incrementare l’export militare nella regione.

La zavorra del debito sta inabissando gli Stati Uniti

Tratto da: Il Contesto

Gaza: quanti “fratelli” hanno tradito?

a cura della Redazione

16-05-2025

Hanno attaccato Gaza per aver ricevuto aiuti militari dal Libano e dall’Iran (l’unico vero aiuto difensivo che Gaza abbia mai ricevuto), ma stendono tappeti rossi per l’uomo che ha finanziato il loro massacro. Lo chiamano “pragmatismo”. Noi lo chiamiamo vendere l’anima.

Mentre nella Striscia si scava tra le macerie in cerca di pane, Trump è qui fuori a incassare assegni da miliardi di dollari dagli stessi governanti che gridano “Ummah” davanti alle telecamere, per poi ingraziarsi il macellaio a porte chiuse.

Dov’è la vostra vergogna? Demonizzate la Resistenza ma celebrate chi sgancia bombe sui vostri fratelli.
Temete Trump più di quanto temiate Dio. Mentre Gaza sta sanguinando, voi state banchettando. Questa non è diplomazia. È tradimento.

E non parlateci di “unità musulmana” quando state abbracciando l’uomo che gronda sangue palestinese e che chiama Gaza “Riviera del Medio Oriente”, e che vuole schiacciare la sua gente, cacciarla e saccheggiare la sua terra per costruire il suo grande casinò.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza: quanti “fratelli” hanno tradito?
Gaza: quanti “fratelli” hanno tradito?

LO SCOPO DELLO STREGONE

a cura di Martino Zeta

“Qual è lo scopo dello stregone?”

“Evolvere”, disse Nelida. “Risvegliare l’intento affinché possa vedere il mondo con occhi lucidi. Gli occhi della persona ordinaria sono annebbiati dai pensieri; le sensazioni sono distorte dalle preoccupazioni. Prima devi aprire un percorso verso l’Intento, è come togliere sterpaglie e sassi per aprire un sentiero. Poi gradualmente usi e fortifichi il corpo energetico; e quando è luminoso come il sole, lasci andare il sé personale e permetti all’intento di muoverti.”

“Come ti muove?” domandai.

“Con l’energia, mia cara. Con energia. Quando la mente razionale, che rende tutto reale, lascia la sua presa ferrea, l’intento ti porta dalla parte della pura energia.”

Nélida disse che ci vuole tanta ricapitolazione per lasciar andare i nostri giudizi, le nostre opinioni e il nostro incessante bisogno di controllo. Ma una volta che si attraversano i confini della mente, vediamo chiaramente come stanno le cose e scopriamo che lo sapevamo già, solo che prima non avevamo il potere di vedere.

(Taisha Abelar – Cacciare con il doppio)

LO SCOPO DELLO STREGONE
LO SCOPO DELLO STREGONE

Leibniz e la filosofia dell’ottimismo

di Luigi Angelino

Il filosofo Leibniz, oltre che per il suo pensiero originale, è noto per essere stato un inguaribile ottimista. Molto spesso, pur dovendo stare attenti a non banalizzare, la sua visione della realtà viene sintetizzata nel motto: “quello in cui viviamo è il miglior mondo possibile”.

Gottfried Willhelm Leibniz nacque a Lipsia, in Germania, nella regione geografica della Sassonia nel 1646. Fin dall’infanzia, il pensatore tedesco attinse alla fornita biblioteca paterna, notaio e professore di filosofia morale all’università, morto però quando il figlioletto aveva ancora sei anni, quindi prima che si accendesse la sua curiosità intellettuale. Nel corso della formazione culturale, Leibniz rimase colpito, in particolare, dalla dottrina aristotelica delle categorie, che tendeva a suddividere gli elementi del mondo in concetti e schemi, elaborando una sorta di modello necessario allo scopo di comprendere la realtà. Nel 1663 discusse la tesi “Disputatio metaphysica de principio individui”  che già introduceva, a livello embrionale, alcune tematiche che avrebbe sviluppato successivamente. Dopo alcuni approfondimenti nel campo della matematica  e della giurisprudenza, nel 1667 lo studioso tedesco entrò al servizio di Johann Philipp von Schonborn, principe elettore ed arcivescovo di Magonza. In questa città, attualmente chiamata Mainz, diventò magistrato dell’Alta Corte di Appello, contribuendo alla stesura di un nuovo codice legislativo. In parallelo, si dedicò allo studio della fisica e ad analizzare le teorie del moto, cercando nel contempo di ottimizzare i pregressi studi teologici con la speranza di poter acquisire la dignità di protagonista nell’eventualità si potesse arrivare all’ambizioso traguardo di riunificare le Chiese cristiane. Leibniz, inoltre, si distinse anche come mediatore politico, trasferendosi a Parigi nel 1672 e cercando di arginare le mire espansionistiche del re di Francia Luigi XIV, per mantenere la pace e conservare gli equilibri stabiliti dalla pace di Westfalia, atto finale della sanguinosa guerra dei Trent’anni che aveva dilaniato il continente europeo.

Ed è proprio nella vivace capitale francese che Leibniz si confronta con alcuni filosofi contemporanei, come Arnauld e Malebranche, cominciando a delineare la sua concezione di “sostanza individuale” che poi confluirà, in maniera più compiuta, nella teoria della “monade”. Negli anni successivi, sempre impegnato nell’attività di mediazione politica, Leibniz si trasferì a Londra dove incrementò i propri studi scientifici, tanto che fu accolto tra i membri della Royal Society, la prestigiosa accademia inglese delle scienze. Il filosofo iniziò ad elaborare una forma di calcolo infinitesimale, più o meno nello stesso periodo degli studi condotti da Newton. Tale tipo di speculazione, alcuni anni dopo, avrebbe provocato un’aspra polemica tra i due studiosi in merito all’originale paternità della scoperta del citato calcolo. Di seguito, Leibniz si trasferì al servizio dei principi di Hannover, continuando i propri studi scientifici e compiendo numerosi viaggi diplomatici in Austria ed in Italia. Nel nostro Paese soggiornò in varie città del nord, poi a Roma ed a Napoli. Il papa gli propose di diventare custode della biblioteca vaticana, ma il filosofo rifiutò per non precludersi la possibilità di una ricerca scientifica libera che di certo la Chiesa Cattolica avrebbe in qualche modo osteggiato. A Napoli si distinse per alcune intuizioni sul famoso vulcano adagiato sulla costa partenopea, il Vesuvio, dando inizio ad una serie di ricerche geologiche che sarebbero state raccolte in una completa indagine sulla genesi della Terra, l’opera intitolata “Protogaea”. Negli ultimi anni della sua esistenza, Leibniz, tornato in Germania, si dedicò a favorire l’istituzione di nuove accademie scientifiche: nel 1700 fu istituita l’Accademia prussiana delle scienze con sede a Berlino, mentre non andarono a buon fine i tentativi di creare istituti simili a Dresda e a Vienna. Durante il soggiorno a Berlino, compose i “Nuovi saggi sull’intelletto umano”, opera speculare al “Saggio sull’intelletto umano”  scritto da John Locke. L’opera costituiva proprio una risposta di carattere razionalista alle tesi dell’empirista inglese. Prima della sua morte, si divise tra Hannover e Vienna, dove acquistò un notevole prestigio, fino a diventare consigliere di corte dell’imperatore Carlo VI d’Asburgo.

Nella capitale austriaca intraprese un’intensa corrispondenza con il matematico Goldbach, autore della famosa “Congettura”, uno dei problemi irrisolti della teoria dei numeri. In più. Leibniz strinse un felice dialogo con Eugenio di Savoia, a favore del quale scrisse  “Principi della natura e della grazia”, un testo divulgativo che illustrava le proprie idee sulla metafisica. Leibniz riuscì perfino a stabilire rapporti con lo zar Pietro il Grande, riscuotendo successo nell’intento di creare un’accademia delle scienze a San Pietroburgo che però sarebbe stata inaugurata soltanto dopo la sua morte. Nel 1710 fece pubblicare, inizialmente in forma anonima, il suo testo filosofico più ampio, i “Saggi di teodicea”, sulla questione morale presente nel mondo e la sua conciliabilità con un Dio creatore buono ed onnipotente, mentre nel 1714 completò l’opera “Monadologia”, pubblicata postuma nel 1720, compendio del suo pensiero più maturo sulla composizione dell’universo. Il pensatore tedesco morì nel 1716, malato di gotta e deluso per il comportamento del principe di Hannover, divenuto re di Inghilterra con il nome di Giorgio I che, non solo rifiutò di portarlo con sé a Londra, ma lo costrinse a rimanere in Germania per completare, prima possibile, l’opera sulla storia dei Welfen, nonostante Leibniz avesse redatto utili e circostanziate perizie per dimostrare la legittimità del suo diritto di successione.

La filosofia di Leibniz

Per poter cominciare, in maniera efficace, a delineare i temi principali più cari a Leibniz, è forse opportuno partire dal concetto di “sistema”. Una delle sue preoccupazioni più pressanti fu appunto quella di integrare i vari elementi delle sue elucubrazioni teoriche sulla realtà del mondo, dell’uomo e di Dio verso un ordine unitario ed organico. Pertanto, il suo approccio culturale può ritenersi di carattere “enciclopedico”, mosso da un’esplicita tensione all’unificazione sistematica di eterogenei aspetti di diverse discipline. I suoi interessi spaziarono dalla matematica alla fisica, dalla logica alle scienze naturali, dalla metafisica alla teologia, dal diritto alla storiografia, evidenziando una straordinaria competenza anche nel diritto e nelle relazioni internazionali. In realtà a Leibniz si riconosce uno dei primi fermenti dell’aspirazione enciclopedica dell’età moderna sia in senso logico, che ontologico-metafisico, partendo, comunque, dai “principi” basilari della tradizione filosofica. Infatti, nel breve trattato “Primae veritates”, Leibniz distinse cinque principi fondamentali da cui partire per procedere ad ogni tipo di riflessione filosofica: 1) il principio di identità e di non contraddizione; 2) il principio di inerenza del predicato al soggetto; 3) il principio di ragione sufficiente (nulla è senza ragione, nessun effetto senza causa); 4) il principio di identità degli inscindibili (in natura non possono esistere due cose singolari differenti solo per numero); 5) il principio di convenienza (il concetto completo di sostanza individuale deve per forza implicare tutti i suoi predicati passati, presenti e futuri). I predetti cinque precetti furono integrati nei già citati “Saggi di Teodicea”  dall’ottimistico “principio dell’armonia”, a seguito della formulazione della teoria relativa all’armonia universale.

Il fulcro della metafisica ontologica di Leibniz, come è noto, si basa sulla cosiddetta “monade”. Quando parla di “monadi”, il filosofo si riferisce a tutti gli enti immateriali, intesi come sorgenti di energia e definiti dallo stesso studioso come “punti metafisici”. A tale riguardo, si può dire che la sostanza individuale o “monade” diventa, nella logica di Leibniz, il centro di inerenza di tutti i predicati veri e riscontrabili, con estensione di significato sia nell’ambito delle verità di fatto che delle verità di ragione. Nella “monade” si raccolgono, seguendo tale linea interpretativa, tutte le “idee” o “rappresentazioni”. Nel testo “Monadologia”, Leibniz definisce la stessa monade come “una sostanza semplice che entra nelle composte”; semplice, intendendo cioè “senza parti”. Successivamente, nell’opera “Principi razionali” il filosofo introduce un importante nuovo elemento, qualificando la monade come “un essere capace di azione”, operando la distinzione in “semplice” e “composta”  (la prima senza parti, mentre la seconda risultante dall’unione di sostanze semplici). La grandezza della definizione sta nel fatto che Leibniz riesce a conciliare la semplicità assoluta con la pluralità che scaturisce dall’esperienza che si riscontra nella quotidianità. Seguendo siffatto ragionamento, il filosofo tedesco mette in relazione i punti metafisici come centri di forza  con le monadi quali punti mentali, con il risultato di stabilire di fatto un evidente analogia tra il mondo fisico e quello psichico. Leibniz, pertanto, ritenne di aver ricondotto all’unità sostanziale la “res cogitans” e la “res extensa” della filosofia cartesiana, anche se per spiegare il principio di incomunicabilità tra le monadi fu costretto a formulare la discussa dottrina dell’ “armonia prestabilita”. Quest’ultima elaborazione, sviluppata nell’opera “Discorso di Metafisica”, riguarderebbe la connessione organica di tutte le sostanze, sia quelle di ordine corporeo che quelle di ordine spirituale, così come stabilita da Dio. Per Leibniz, ogni sostanza potrebbe apparire come un mondo intero e come uno specchio di Dio e, quindi, intimamente connessa secondo i principi dell’armonia prestabiliti dalla stessa divinità, chiamata anche il “grande architetto dell’universo”. Per quanto riguarda le argomentazioni sull’esistenza di Dio, Leibniz si rifà soprattutto alla cosiddetta “prova ontologica” derivante dalla ben nota dottrina illustrata da Anselmo d’Aosta. Secondo il principio di “necessità”, la realtà deve essere per forza ricondotta ad una “unità primitiva” che, nello stesso tempo, sia anche “sostanza semplice originaria”, in grado di non implicare nessuna limitazione, nessuna negazione e, di conseguenza, nessun genere di contraddizione.

Una delle teorizzazioni più famose di Leibniz è quella che si usa definire del “migliore dei mondi possibili”, troppo spesso fraintesa e liquidata come ingenua o addirittura ridicola. E’ abbastanza risaputo quanto sarcasmo provocò tale dottrina nel salace Voltaire che la ritenne colpevole di eccessivo ottimismo, in quanto, a suo dire, avrebbe eluso consapevolmente l’esperienza del male e del dolore, fenomeni, invece, largamente diffusi ovunque nel mondo. In realtà, a ben guardare, si tratta si tratta di una dottrina dalla marcata ispirazione ontologico-metafisica che si basa, in primis, sulla perfezione di Dio e sulla struttura del cosiddetto “essere possibile”, cardini importanti nel sistema complessivo dell’ermeneutica del filosofo tedesco. Cercando di comprendere appieno il fulcro della teoria del “migliore dei mondi possibili”, si intuisce che essa sia stata sviluppata proprio per dare una risposta al problema del male, sulla scorta del principio della ragione sufficiente. Seguendo i dettami di tale principio, si arriverebbe alla conclusione che Dio abbia una ragione per creare il nostro mondo e che questa consisterebbe nella “massimizzazione del bene”, in relazione all’intero sistema universale e rispetto a tutti i mondi possibili.    Alcuni critici osservarono che questa dottrina si poneva in contraddizione con la prova ontologica di Dio, in quanto finiva con l’attribuirgli una sorta di “scelta necessitata”. Leibniz cercò di venire a capo della questione, distinguendo tra necessità metafisica e necessità morale e compiendo un ulteriore passo, cioè quello di attribuire la scelta del migliore dei mondi possibili alla seconda categoria, affrancando Dio dall’obbligo metafisico di creare il nostro mondo. Leibniz distinse in Dio una volontà antecedente, che vuole il bene in sé ed una volontà conseguente che vuole il “meglio”. La creazione del mondo deriverebbe dalla seconda tipologia di volontà. Mentre Spinoza aveva cercato di risolvere il problema della realtà, identificandola con la stessa divinità (panteismo), nel sistema di Leibniz permane viva la concezione di un sistema universale determinato dalla “necessità”.

Alla predetta dottrina si lega anche la nozione di libertà, in stretta relazione con il rapporto di dipendenza ontologica del mondo da Dio. Nella visione di Leibniz, la libertà richiede tre condizioni: in primo luogo, l’intelligenza per cui un atto libero deve essere anche compreso da chi lo compia; la spontaneità, intesa come assenza di coazione esterna;  ed, infine, la contingenza, come assenza di necessità metafisica. Il filosofo tedesco, tuttavia, riteneva alquanto illusorio il concetto di libertà di scelta, in quanto troppo spesso, anzi potremmo dire sempre, le scelte umane sono inficiate dall’influenza di percezioni inconsapevoli. Come si diceva nella nota biografica iniziale, Leibniz si impose anche come valente giurista, attivo nel collaborare alla stesura di nuovi codici legislativi. Secondo il suo pensiero etico, le norme morali sono presenti nell’uomo non come veri e propri principi innati, ma come inclinazioni. E’ molto celebre la sua affermazione, contenuta nell’opera i “Nuovi Saggi”: “Dio ha dato all’uomo istinti che portano direttamente e senza ragionamento almeno a una parte che la ragione ordina”. Nella nozione di giustizia, Leibniz comprende ed evidenzia soprattutto i tre principi di matrice ulpianea: 1) non ledere alcuno; 2) dare a ciascuno il suo; 3) vivere in maniera onesta. Nella sua visione, questi tre principi basilari sono comunque sovrastati dal concetto di “equità”, fino ad arrivare alla “carità”, precetto religioso e morale che non può muovere azioni giudiziarie coercitive, implicando al contrario sentimenti etici come quello della gratitudine e dell’elemosina. Ma, in definitiva, come risolve Leibniz il problema dell’esistenza del male morale? Secondo la soluzione da lui concepita, Dio vuole preservare il libero arbitrio dell’uomo, servendosi del male, o dell’assenza del bene, anche per realizzare un disegno complessivo buono ed armonioso. Nell’ottica di Leibniz, pertanto, la somma del bene prevale sempre su quella del male, anche se ciò non è di piena evidenza per gli esseri umani che, per la loro intrinseca finitezza, non possono conoscere i progetti di Dio. Si tratta di una visione oltremodo ottimistica e molto criticata dai suoi contemporanei e dai pensatori delle epoche successive che, tuttavia, riesce a tenere in piedi anche i principi teologici della religione cristiana di derivazione agostiniana.

Il mondo, così come delineato da Leibniz, è allora armonioso: tutte le cose porterebbero alla grazia attraverso le stesse vie della natura. Collegando la propria visione filosofica ai compiuti studi scientifici, Leibniz credeva che il nostro pianeta fosse destinato ad essere distrutto e “riparato” mediante processi naturali e meccanicistici, un modo di considerare i cicli dell’esistenza non tanto dissimile da quanto descritto nei contenuti di alcune dottrine orientali.

Tratto da: Auralcrave

Leibniz e la filosofia dell’ottimismo
Leibniz e la filosofia dell’ottimismo