PERDERE DIO O TROVARE DIO?

a cura di Giuseppe Aiello

“Che cosa ha mai trovato colui che ha perduto Dio?
E che cosa ha mai perduto colui che ha trovato Dio?”

Ibn ʿAtā’ Allāh (m. 1309, Il Cairo)

Il detto di Ibn ʿAtā’ Allāh è costruito come un koan sufico, una domanda che non vuole una risposta concettuale, ma un rovesciamento interiore.

“Che cosa ha mai trovato colui che ha perduto Dio?”

Nella prospettiva esoterica, perdere Dio significa perdere il Centro: la fonte, il principio, il punto immobile attorno al quale ruota il mondo interiore.

Chi lo perde può trovare mille cose—oggetti, ricchezza, desideri, identità, ambizioni, opinioni—ma tutte sono frammentarie.

È il paradosso: si può trovare l’intero mondo, ma rimanere vuoti dentro.

È la condizione dell’ego che si arricchisce esteriormente mentre si impoverisce interiormente.

E “che cosa ha mai perduto colui che ha trovato Dio?

Trovare Dio, in senso esoterico, non significa scoprire un’entità, ma sciogliere l’illusione di un io separato.

Chi trova Dio perde solo ciò che era destinato a dissolversi: paure, attaccamenti, identità provvisorie, il senso di isolamento.

È una perdita che è in realtà una liberazione.

In questo paradosso, chi trova Dio non possiede più nulla… eppure non manca di niente.

Il detto invita a contemplare una verità sottile: ciò che crediamo “nostro” se perdiamo il Principio è privo di valore reale; ciò che crediamo di “perdere” quando troviamo il Principio non è mai stato veramente noi.

PERDERE DIO O TROVARE DIO?
PERDERE DIO O TROVARE DIO?

Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava

di Lelio Antonio Deganutti

27 Novembre 2025

In Vortex, Antartica, la nuova opera di Hypnos (Gilberto di Benedetto), l’arte si fonde con mitologia alternativa, cosmologia esoterica e visione futuristica dell’umanità. Il progetto, che unisce scultura, installazione luminosa e ricerca simbolica, pone l’Antartide come punto d’origine e di rigenerazione del mondo contemporaneo: un fulcro ghiacciato dove morte e rinascita coincidono, dove il bianco non è assenza ma promessa di un nuovo inizio.

Il richiamo della Terra Cava

Il cuore concettuale dell’opera si ispira ai miti della Terra Cava, rivisitati da correnti esoteriche e da autori come l’enigmatico Val Verlithton, che teorizzava la presenza di civiltà sotterranee illuminate da un sole interno, un nucleo vivo e pulsante del pianeta. Secondo questa visione, l’Antartide sarebbe non soltanto una superficie di ghiaccio, ma una soglia: un portale tra il mondo visibile e quello nascosto.

Di Benedetto raccoglie questa suggestione e la traduce in forme circolari, spirali, vortici luminosi che richiamano l’ingresso verso un “interno” della Terra. Il topos della cavità non diventa fuga dalla realtà, ma accesso a una conoscenza profonda, alla possibilità di un rinnovamento umano.

Il bianco: colore della sospensione e del possibile

Il colore dominante, il bianco polare, è scelto non per la sua neutralità ma per la sua potenza simbolica. Nella tradizione esoterica citata da Verlithton e da alcuni studiosi moderni di mitologia simbolica, il bianco dell’Antartide rappresenta l’alba dell’umanità, un colore originario che non contiene ancora forma ma custodisce tutte le forme. È il colore del silenzio da cui nasce la voce, dell’oblio da cui può emergere la memoria.

Nell’opera, il bianco assume una dimensione tattile: superfici levigate si alternano a strutture porose, come se la materia stessa stesse iniziando a mutare. La purezza non è sterile, ma gravida di trasformazione.

Inversione dei poli: catastrofe come rigenerazione

Uno dei concetti più visionari evocati da Di Benedetto è quello dell’inversione dei poli, fenomeno geologico reale ma vissuto nel lavoro come allegoria spirituale. Se il nord e il sud della Terra possono invertirsi, anche i poli dell’esperienza umana possono ribaltarsi: ciò che è considerato periferico può diventare centro, ciò che è nascosto può diventare guida.

Nella narrazione visiva di Vortex, Antartica, l’umanità sembra attraversare una soglia catastrofica che non distrugge, ma riorganizza. Il vortice diventa segnale del movimento geologico e interiore, un passaggio attraverso cui la coscienza collettiva potrebbe rinascere come la Terra “capovolta”.

Un’arte che unisce scienza, mito e futuro

Di Benedetto non propone una credenza, ma una metafora. Il suo Antartico non invita a credere alla Terra Cava come dogma, ma a considerare l’idea di profondità, di luoghi invisibili che possono rigenerare società prive di visione. La materia dell’opera è ghiaccio simbolico, ma la temperatura è quella dell’urgenza: tornare a immaginare mondi, a ricostruire il senso di appartenenza alla Terra e al suo mistero.

Vortex, Antartica si presenta così come un ponte tra futuro e mito, tra scienza e immaginazione. È un viaggio nel gelo per ritrovare la brace. Un invito a entrare nel vortice non per perdersi, ma per riemergere rinnovati.

Tratto da: Paese Roma

Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava
Vortex Antartica: il bianco della rinascita e il mito della Terra Cava

SHAKTI NIPATA: LA DISCESA DELLA GRAZIA

di Luca Rudra Vincenzini

Nel tantrismo si distinguono diversi modi per ricevere la discesa della Grazia (śakti-nipāta) da un siddha-guru: il tocco (sparśa), lo sguardo (dṛṣṭi), la parola (vāc) o l’insegnamento (upadeśa), il pensiero (dhī), in meditazione (dhyāna), in sogno (svapna) e tutte prevedono la volontà (saṅkalpa) da parte del maestro di canalizzare la grazia da sopra la corona (dvādaśānta) e trasferirla al/alla discepolo/a.

Ora l’iniziazione (dīkṣā) si divide in quella in cui il discepolo è presente davanti agli occhi (pratyakṣa-dīkṣaṇe) e quella in cui è assente lontano (paratra). Ergo il parametro del trasferimento è che l’insegnante entri nello stato di coscienza, se permanente è un siddha se transitorio è un adhikārin, quindi hanno valore il potere psichico del maestro e la ricettività del discepolo che ne accoglie l’energia mentale (che la riceve a causa dei neuroni specchio). Per entrambi ha ruolo centrale la comunione del pensiero (anusaṃdhi) che si manifesta come volontà (icchā) di realizzare in atto l’Assoluto.

SHAKTI NIPATA: LA DISCESA DELLA GRAZIA
SHAKTI NIPATA: LA DISCESA DELLA GRAZIA

Libano: come può qualcuno che non coltiva la propria terra proteggerla?

a cura della Redazione

27-11-2025

In un Paese che importa il pane, le medicine e le decisioni politiche, parlare di sovranità diventa un lusso, niente di più. Il Libano oggi è l’esempio vivente di uno Stato che ha perso gli elementi di autosufficienza e, con essi, la capacità di determinare il proprio destino. In questo caso, la domanda diventa: “Come può qualcuno che non ha mai coltivato la propria terra salvaguardare la propria sovranità e sicurezza?”.

Questa mentalità, adottata dallo Stato libanese fin dalla sua nascita, ha creato una società fragile e dipendente dagli altri in ogni aspetto della vita, dal cibo e dalle medicine al processo decisionale. Quando lo Stato libanese si è trovato minacciato, e il nemico era a pochi metri di distanza, pronto ad attaccare da un momento all’altro, si è trovato incapace di affrontare la minaccia. Questo perché non ha mai coltivato una cultura dell’autosufficienza – che richiede impegno e azione – ma era sempre stato abituato ad attendere soluzioni rapide inviate dall’estero. Anche se le conseguenze di politiche preconfezionate fossero state più gravi dell’elaborazione di soluzioni da parte dello Stato stesso, non ha mai svolto questo ruolo, quindi come dovrebbe farlo dopo decenni di esperienza praticamente nulla?

Libano: uno Stato senza strumenti

Il Libano è un esempio lampante di questa situazione. Fin dalla sua nascita, lo Stato non è stato costruito su solide fondamenta produttive, ma piuttosto su un sistema basato sui servizi e sulla rendita, dipendente da rimesse, aiuti e importazioni. Non esiste una vera agricoltura in grado di garantire la sicurezza alimentare, nessuna industria in grado di incrementare il Pil, nessuna politica economica per proteggere il mercato dalla dipendenza, e nemmeno piani di difesa per proteggere il Paese dalle minacce.

Questa struttura ha reso il Libano incapace di soddisfare anche i bisogni più elementari della sua popolazione, radicando così una cultura di dipendenza sia tra i cittadini che nella società. La dura realtà di questa situazione emerge in occasione di gravi crisi, in particolare guerre, rivelando una mancanza di resilienza e di istituzioni in grado di resistere a tali sfide.

Libano: il “problema” sono le armi di Hezbollah?

Nel caso in cui uno Stato sia completamente consumato dalle proprie risorse e si trovi ad affrontare sfide impreviste, la dipendenza si sposta dalla sfera economica a quella politica. Chi importa cibo, armi ed energia non può decidere unilateralmente quando dichiarare guerra o quando fare la pace. La storia moderna del Libano è piena di esempi di questo, poiché le decisioni importanti sono spesso influenzate direttamente dall’estero, siano esse capitali occidentali o arabe, perché finanziamenti e aiuti fluiscono attraverso di esse.

Pertanto, le decisioni nazionali diventano condizionate dagli interessi dei donatori e lo Stato è costretto a dare priorità a chi gli fornisce grano invece di esercitare la propria sovranità. Quanto alla popolazione, invece di chiedere una revisione completa delle politiche che l’hanno portata a questo punto, ricorre a inventare accuse – dietro le quinte dei propri partiti politici – che non affrontano la radice del problema. In definitiva, la causa di tutti questi problemi pervasivi nel Paese sono, ovviamente, “le armi di Hezbollah”.

La Resistenza è un modello di autosufficienza

In mezzo a questa debolezza strutturale dello Stato, la Resistenza libanese è emersa come un esempio completamente contrastante. Mentre lo Stato non è riuscito a proteggere il suo territorio e i suoi confini, la Resistenza è nata dalla necessità, affermando che chi conta su se stesso può creare la propria equazione.

La Resistenza non ha atteso il permesso dall’estero per difendere il Libano; piuttosto, ha costruito la propria forza con le proprie forze e ha stabilito un equilibrio di deterrenza che ha impedito al nemico di oltrepassare i propri limiti. Pertanto, il suo armamento era, e rimane, un riflesso del concetto di autosufficienza strategica nella difesa.

Ironicamente, proprio lo Stato che avrebbe dovuto abbracciare questo esperimento nazionale lo trattò come un peso, semplicemente perché non era abituato all’idea di assumersi delle responsabilità. Uno Stato che non coltivava né produceva nulla non poteva accettare un sistema che funzionava con diligenza e serietà mentre rimaneva impantanato nella propria inerzia.

Invece di assumersi la responsabilità di proteggere il suo popolo, lo Stato libanese resta a guardare, ricevendo messaggi americani e dettami esterni e rispondendo all’aggressione israeliana con dichiarazioni superficiali.

Questa situazione non è il prodotto del momento, ma piuttosto il risultato di un lungo accumulo di politiche che hanno lasciato il Libano privo di profondità produttiva o di potere decisionale.

Iran esempio di autosufficienza e sovranità

Al contrario, l’Iran si distingue come un caso completamente opposto. Nonostante decenni di sanzioni ed embarghi, è riuscito a diventare autosufficiente in agricoltura, industria, energia e scienza. Ha costruito internamente il suo sistema di difesa e ha sviluppato il suo programma nucleare come deterrente contro le pressioni esterne.

L’Iran non ha aspettato che l’Occidente fornisse soluzioni pronte all’uso; ha invece creato le proprie. È stato quindi in grado di affermarsi come attore regionale, decidendo quando negoziare e quando intensificare la tensione, perché coltiva il proprio grano, produce le proprie armi e controlla il proprio destino.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: come può qualcuno che non coltiva la propria terra proteggerla?
Libano: come può qualcuno che non coltiva la propria terra proteggerla?

L’IO DELL’UOMO

a cura di Marzia Nenzi

“Il concetto dell’io procura difficoltà a molti uomini. L’io dell’uomo si è evoluto movendo da un’anima di gruppo, da una specie di io generale, dal quale si è lentamente differenziato.

Non sarebbe giusto che l’uomo avesse di nuovo il desiderio di sprofondare con il suo io in un qualsiasi stato di coscienza generale, di coscienza comune.

Tutto quello che spinge l’uomo a perdere il suo io, a perdersi con esso in uno stato di coscienza generale, è un risultato della sua debolezza. Comprende l’io soltanto chi sa che, dopo esserselo conquistato nel corso dell’evoluzione cosmica, non può attualmente più perderlo. L’uomo, se comprende la missione del mondo, deve tendere innanzi tutto verso lo sforzo intenso di rendere l’io sempre più profondo, sempre più divino. Non dobbiamo avere nulla in comune con quel motto secondo cui vien sempre auspicato il riunirsi dell’io in un io generale, lo sciogliersi in un qualsiasi mare primordiale. La vera concezione antroposofica del mondo può solo porsi come meta finale la comunità degli io divenuti indipendenti e liberi, degli Io divenuti individuali.

Questa è appunto la missione della Terra che si esprime attraverso l’amore, che pone liberamente l’io di fronte all’altro io. Non è perfetto l’amore derivante dalla costrizione, dall’essere incatenati assieme. Soltanto ed unicamente quando ogni io è così libero ed indipendente da poter anche non amare, soltanto allora il suo amore è un dono del tutto libero. Il piano cosmico divino consiste per così dire nel rendere l’io talmente indipendente, come essere individuale, da poter portare l’amore dalla libertà stessa verso Dio. Se gli uomini potessero venir comunque costretti, sia pure nella maniera più mediata ad amare, ciò significherebbe guidarli con i fili della dipendenza.

In tutti i campi della vita l’io diverrà il pomo della discordia ed è quindi lecito dire che, da un lato, l’io può portare alla massima elevazione e dall’altro al più profondo abbrutimento. Perciò esso viene rappresentato come una spada affilata a due tagli”.

Rudolf Steiner, O.O. 104 L’Apocalisse

L’IO  DELL’UOMO
L’IO DELL’UOMO

Chat control: c’è la maggioranza qualificata per la sorveglianza di massa

di Paolo Dimalio

26 Novembre 2025

Chat control, c’è la maggioranza qualificata per la sorveglianza di massa. Italia astenuta, M5s: “Meloni come Pilato”

Il Coreper ha approvato il nuovo testo danese: voto finale al Consiglio Ue l’8 dicembre. Poi inizieranno i triloghi. Decisiva la Germania: senza Berlino impossibile la minoranza di blocco. Pedullà (M5s): “La premier riferisca in Parlamento”

Dopo tre anni di negoziati falliti in senso al Consiglio europeo, Chat control è vicinissimo alla meta, grazie al “sì” del Coreper giunto la mattina del 26 novembre. Gli ambasciatori a Bruxelles dei 27 Stati europei, senza discutere il provvedimento, hanno approvato il testo firmato dalla Danimarca. Serve a contrastare la pedofilia online, ufficialmente, con il nome tecnico di Csar: Child sexual abuse regulation. Ma l’effetto collaterale sarebbe l’azzeramento della privacy online: i messaggi in chat e via mail di 450 milioni di europei sarebbero scansionati automaticamente da un algoritmo, se le piattaforme digitali vorranno. Oggi la maggioranza qualificata è stata raggiunta, nella riunione del Coreper, con il favore decisivo della Germania e l’astensione dell’Italia. La prossima tappa è il voto decisivo del Consiglio Ue l’8 e 9 dicembre. Non ci saranno discussioni, i 27 dovranno prendere o lasciare: sembra scontato il semaforo verde, per ratificare il consenso già espresso. Dopo inizierà la fase finale, con i negoziati tra le massime istituzioni del Vecchio Continente: il trilogo tra Commissione, Parlamento e Consiglio Ue.

Cosa prevede la versione danese di Chat control

La proposta danese ha riscosso consensi grazie ad una modifica sostanziale. La scansione dei messaggi non sarà imposta alle piattaforme digitali, ma solo caldamente consigliato. Invece il regolamento proposto dalla Commissione europea – l’11 maggio 2022 – prevede controlli automatici e indiscriminati, grazie ad un varco nella “muraglia” della crittografia end to end. Traduzione: un software spierebbe i messaggi di tutti i cittadini europei, eludendo i codici a tutela della privacy, segnalando alle forze dell’ordine i casi sospetti di molestie sui minori. Da circa un decennio, le agenzie di sicurezza come Europol ed Fbi reclamano l’accesso alle comunicazioni online per contrastare la criminalità, inclusi gli abusi sui minori. Ma nel nome della sicurezza, si rischia di sacrificare la privacy.

Nel testo danese, il controllo dei messaggi è affidato alla libera scelta delle piattaforme, proprio come avviene ora: una violazione della privacy in virtù di una deroga, contenuta nel regolamento Ue n. 1232 del 2021, rinnovata ogni anno. Ma ora l’eccezione diventerebbe la norma. Facebook già scansiona i nostri messaggi a caccia di sospetti abusi e da Meta giunge il 95 per cento delle segnalazioni per le forze dell’ordine. Tuttavia, la nuova formulazione non fuga i dubbi dei difensori della privacy. Secondo l’ex europarlamentare Patrick Breyer, l’obbligo della scansione è uscito dalla finestra per rientrare dalla porta. L’articolo 4 del nuovo testo, infatti, impone alla piattaforme di adottare “tutte le misure appropriate di mitigazione del rischio”. Senza stilare “un elenco esaustivo delle misure”, i fornitori di servizi conserverebbero “un certo grado di flessibilità per progettare e attuare” le difese digitali a tutela dei minori. Una concreta possibilità è l’obbligo della verifica dell’età: se passasse Chat control, con buona probabilità bisognerà inviare i documenti alle piattaforme, prima di aprire un profilo in chat, un account di posta elettronica o acquistare spazio di archiviazione sul cloud. Da febbraio, sarà così per visitare i siti porno. In pratica, la morte dell’anonimato online. Di sicuro, la scansione automatica e obbligatoria di tutti i messaggi non è accantonata, ma solo rinviata. La possibilità di imporla sarà riesaminata in futuro dalla Commissione Ue, stando al compromesso danese. Bisognerà attendere stagioni migliori, i tempi non sono maturi.

Le piattaforme contro Chat control, Proton: “….”

Proton è tra le piattaforme ostili a Chat control. “In questo tipo di legislazione, il diavolo si nasconde solitamente nei dettagli – dice al Fatto.it il Ceo e fondatore Andy Yen – Restiamo estremamente vigili e contribuiremo attivamente ai prossimi negoziati di trilogo per garantire i miglioramenti necessari, affinché siano rispettate la protezione della privacy e la sicurezza delle comunicazioni”. Anche Signal e Meta hanno espresso forti critiche verso chat control, per i rischi sulla privacy ma anche per la sicurezza informatica. Aprire un varco nella crittografia end to end sarebbe utile non solo alle forze dell’ordine, ma anche ai delinquenti digitali.

L’Italia e la difficile minoranza di blocco, M5s: “Governo Meloni? Astensione pilatesca. Fermare la sorveglianza di massa”

Al Coreper l’Italia si è astenuta su chat control: in passato ha sempre espresso posizioni dubbiose, mai apertamente sfavorevoli. Non è chiaro quali Paesi abbiano espresso voto contrario, nell’assise degli ambasciatori del 26 novembre. CechiaPoloniaPaesi Bassi e Slovacchia avrebbero espresso riserve su Chat control. Ma non basta per formare una minoranza di blocco: l’unico modo per fermare il provvedimento è il no di almeno 4 Paesi con il 35 per cento della popolazione europea. Il poker di Paesi con riserva, sommando gli abitanti dell’Italia, si ferma poco sotto l’asticella del 30 per cento. Dunque l’ago della bilancia è nelle mani della Germania e il voto contrario dell’Italia non cambierebbe il risultato. Il governo Meloni lascia trapelare alle agenzie le sue perplessità: condivide la lotta agli abusi sessuali online, ma non accetta forme di controllo massivo di chat e dati personali. Ma allora, perché astenersi al voto su chat control? Una mossa “pilatesca” secondo l’europarlamentare del Movimento 5 stelle Gaetano Pedullà. “Con la scusa della tutela dei minori, i governi vogliono assicurarsi uno strumento potente di sorveglianza e controllo dei cittadini”, rincara il pentastellato. Il 19 novembre a Montecitorio, il deputato del Movimento Marco Pellegrini ha chiesto alla premier di esporre in Parlamento la posizione del governo su Chat control. Per ora, palazzo Chigi tace.

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

Chat control: c’è la maggioranza qualificata per la sorveglianza di massa
Chat control: c’è la maggioranza qualificata per la sorveglianza di massa

LIBERARE IL CORPO DALLA MENTE

a cura di La Via dell’Acqua che scorre

Tieni la mente al centro, senza oscillazioni.
Sii calmo di spirito e non ti distrarre assolutamente.
Devi essere fluido e sensibile, libero e aperto.
Anche se il corpo è tranquillo non rilasciare l’attenzione;
non lasciare che il corpo venga influenzato dalla mente, o viceversa.
Controlla la mente e lascia libero il corpo.
Miyamoto Musashi – Il Libro dei Cinque Anelli

LIBERARE IL CORPO DALLA MENTE
LIBERARE IL CORPO DALLA MENTE

IL CORPO IMMORTALE

di Adam Luz

“Le tecniche della Tradizione Taoista permettono di sviluppare un corpo spirituale, chiamato “Corpo Cristallino”, “Corpo Solare” o “Feto Immortale” entro cui trasferire la propria Coscienza.

In questo modo si diviene immortali, poiché dopo la dipartita ci si trasporta in questo corpo sottile e si continua a vivere come esseri spirituali.

La costruzione del corpo spirituale è presente anche in altre Tradizioni:

Nella Kabbalàh troviamo la “creazione del Golem” e nel cristianesimo il “Corpo di Gloria” con cui si vivrà dopo la resurrezione.

Questo corpo sottile, tuttavia, va costruito durante la vita terrena, in modo che la dipartita sia solo un passaggio naturale da un corpo all’altro. Oltre a costruirlo è importante imparare già in vita a trasferirsi all’interno di esso, altrimenti, nel momento del trapasso, non si sarà più in grado di farlo.

Il Tao insegna inoltre che l’energia seminale Jing, la più densa e fisica, può essere trasformata in “forza del pensiero”, più sottile ed invisibile, chiamata Chi o “Anima”. Quest’ultima può essere ulteriormente raffinata e diventare “Spirito” o Shen.

Questo Spirito è ciò che crea il Corpo Cristallino immortale, capace di continuare a vivere e agire nei piani spirituali, continuando il suo viaggio evolutivo oltre la forma umana”.

Scopri di più nel libro “Il Segreto della Pineale. Manuale Pratico”, di Adam Luz, Edizioni Il Volo di Mercurio.

Link al libro 👉https://amzn.eu/d/ibrfFHT

IL CORPO IMMORTALE
IL CORPO IMMORTALE

CONSENSO E RELAZIONI: LA BUROCRAZIA DEI SENTIMENTI 

Videoconferenza del canale YouTube FABBRICA DELLA COMUNICAZIONE, trasmesso online in diretta live streaming il giorno 26 novembre 2025.

Un’intervista di Beatrice Silenzi all’antropologa Valentina Ferranti sul tema delle relazioni e sul fenomeno politico della progressiva burocratizzazione delle relazioni e del consenso sull’amore.

CONSENSO E RELAZIONI: LA BUROCRAZIA DEI SENTIMENTI