AVICENNA NELLA LETTERATURA PERSIANA

di Daniele Perra

Di Avicenna (Ibn Sina, 980-1037, originario della Transoxiana, nell’Iran “esterno”) i più conoscono solo il suo lavoro filosofico di importazione o riscoperta del “razionalismo” aristotelico nello spazio dell’Islam. In pochi, invece, sanno che fu poeta e gnostico. Il grande iranista sovietico Evgenij Berthels – colui che, costretto dall’assedio nazista a Leningrado, trasferì l’Istituto di studi orientali sovietico prima a Tashkent poi a Mosca – lo associava alla corrente ismailita dello sciismo, sottolineando come nel suo lavoro poetico si possano ritrovare i motivi di un primo risveglio dell’iranismo contro l’allora predominante arabismo imperiale e accentratore all’interno del mondo islamico. Un suo componimento così recita: “Sul foglio del volto dell’uomo l’eccelsa potenza ha scritto due volte all’inverso il nome santo di Ali […] Fin da quando il vino d’Amore si verso’ nella coppa primeva e il primo amante si accese del fuoco d’Amore, insieme con l’anima mia l’amore di Ali, come lo zucchero al latte, fuso divenne per sempre”.

Le poesie di Avicenna non rappresentano sicuramente i vertici della letteratura persiana. Tuttavia, si ritrovano in esse dei motivi classici, come quello della “coppa di vino”, già presente nel Corano, dove questa viene offerta ai privilegiati del paradiso ed appare come elemento di contemplazione dell’arcano. Lo stesso Avicenna, infatti, affermava che il vino fosse lecito per i sapienti ed illecito per gli sciocchi, perché nel vino si poteva distinguere tra il bene ed il male. Ancora, è importante sottolineare che la poesia mistica è un tratto caratteristico dell’iranismo, soprattutto in virtù della sua enorme diffusione popolare. È assai facile, ancora oggi, trovare pastori iraniani capaci di ripetere a memoria passaggi dello Shahnameh di Ferdousi o intere liriche di Hafez. Questa poesia “colta”, paradossalmente, è assai più diffusa di quella “europeizzata”, con tematiche sociali e civili, del XIX e XX secolo.

AVICENNA NELLA LETTERATURA PERSIANA
AVICENNA NELLA LETTERATURA PERSIANA

Insegnamenti per i figli dall’antico classico cinese “I Tre Caratteri”

a cura di Redazione ETI e di Sofia Lam

Insegnamenti per i figli dall’antico classico cinese "I Tre Caratteri"
Insegnamenti per i figli dall’antico classico cinese “I Tre Caratteri”

In un mondo spesso dominato dal desiderio di guadagni rapidi e vantaggi personali, immaginate un libro di oltre 800 anni fa che sostiene che la gentilezza è un nostro diritto innato e che la crescita morale è la nostra missione di vita: San Zi Jing ossia Il classico dei tre caratteri, gioiello della cultura tradizionale cinese, fa proprio questo.

Scritto probabilmente dallo studioso Wang Yinglin della dinastia Song nel XIII secolo, questo breve libro di testo in rime utilizza semplici versi di tre parole non solo per istruire i bambini, ma anche per insegnare loro come diventare persone buone. Ispirato al pensiero e agli insegnamenti lasciati da Confucio nei secoli VI e V a.C., concentra benevolenza, rettitudine, correttezza, saggezza e affidabilità in brevi versi ritmati con l’intento di guidare i giovani nel percorso per diventare adulti virtuosi e sensibili.

Scopriamo come Il classico dei tre caratteri esalti i valori morali che hanno contraddistinto la cultura cinese per millenni e perché la sua saggezza sia ancora oggi attuale.

EDUCAZIONE MORALE PRECOCE

Il Classico si apre con l’affermazione perentoria: In principio, le persone sono gentili. Radicate nella filosofia di Mencio, che si dice fosse uno studente di Zisi, nipote di Confucio, e uno degli interpreti del confucianesimo, queste parole affermano che la gentilezza è innata, un seme che aspetta di fiorire. Tuttavia, successivamente avverte: Le nature sono simili, i caratteri si differenziano. Senza un insegnamento adeguato, la bontà gradualmente svanisce. Nel metodo di insegnamento, il principio è la completezza.
L’ambiente in cui viviamo e l’educazione determinano se quel seme crescerà o appassirà. L’enfasi confuciana sull’educazione precoce sottolinea un valore morale fondamentale: coltivare la bontà naturale di un bambino è un dovere sacro dei genitori, che richiede una guida costante per mantenerlo sulla retta via.

L’IMPORTANZA DELL’AMBIENTE

Il luogo in cui un bambino vive ha un impatto sulla formazione del suo carattere e sulla sua futura scelta professionale.

C’è una storia sulla madre di Mencio, una tessitrice vedova che trasferì la loro casa tre volte prima di trovare il quartiere giusto per il figlio Mengzi, in seguito conosciuto come il grande saggio Mencio. I versi sulla sua storia recitano: In passato, la madre di Mencio sceglieva il quartiere. Quando il figlio non voleva imparare, lei tagliava il filo del telaio. Racconta poi che, vivendo vicino a un cimitero, il giovane Mencio imitava i funerali giocando al pianto per il lutto. La madre, allarmata, si trasferì nei pressi di un mercato affollato, ma lì imitava i macellai e i venditori. Alla fine, si stabilì vicino a una scuola, dove Mencio osservava rituali rispettosi e cominciò a imitarli.
Da qui nasce la storia nota come La madre di Mencio si trasferì tre volte. Quando Mencio fu abbastanza grande per andare a scuola, un giorno non andò alle lezioni, la madre allora interruppe bruscamente il suo lavoro di tessitura, dicendo: Imparare è come tessere: smettere a metà distrugge l’intero lavoro. Vergognandosi, Mencio si dedicò allo studio, diventando un gigante del pensiero confuciano, conosciuto come “Il secondo saggio” dopo Confucio, grazie all’impegno incessante della madre per la sua crescita morale e intellettuale.

Poi racconta di Dou Yanshan, studioso e funzionario della dinastia Tang che a trent’anni non aveva ancora avuto figli. Nei tempi antichi ci si sposava in giovane età e Dou iniziò a preoccuparsi per la sua discendenza. Una notte, in sogno, il suo defunto nonno lo avvertì che il karma della sua vita passata era troppo pesante e che, se non fosse cambiato, sarebbe rimasto senza figli e avrebbe avuto una vita breve. Dou, toccato  dall’avvertimento, iniziò a prestare denaro alle famiglie in difficoltà, fondò scuole private per bambini svantaggiati e finanziò funerali e matrimoni per i poveri.
Come conseguenza di queste buone azioni ebbe cinque figli, che allevò secondo i principi morali: tutti e cinque superarono i rigorosi esami imperiali e divennero funzionari rispettati, rendendo le loro famiglie modelli di virtù. I versi della storia di Dou dicono: Dou Yanshan, con metodi giusti, insegnò ai suoi cinque figli, che divennero tutti famosi.

Queste storie esaltano un valore fondamentale: i genitori devono dare l’esempio e insegnare la rettitudine, plasmando così non solo i propri figli, ma anche il futuro della società.

Il Classico descrive anche in dettaglio come le persone con ruoli diversi nella vita dovrebbero comportarsi nelle varie relazioni. I bambini recitano e memorizzano questi versi tenendoli a mente per tutta la vita, imparando quali rituali e principi devono seguire nei diversi ruoli in famiglia, sul posto di lavoro e nella società.

Tra padre e figlio dovrebbe esserci affetto.
Tra marito e moglie, armonia.
Il fratello maggiore dovrebbe essere gentile e quello minore rispettoso.
I vecchi e i giovani devono osservare il loro giusto ordine,
che è il principio fondamentale per gli amici.
Un sovrano dovrebbe mostrare rispetto e un ministro dovrebbe essere leale.
Queste dieci virtù sono i doveri morali condivisi da tutti.
Seguitele fedelmente e non andate mai contro il loro ordine.

Queste virtù, dal titolo  I dieci principi della rettitudine, sono espressioni degli insegnamenti fondamentali del Classico di Confucio: Ren (bontà), Yi (rettitudine), Li (riti), Zhi (saggezza) e Xin (affidabilità) e regolano il modo in cui dovremmo comportarci nella società.

Gli insegnamenti di Confucio su Ren, Yi, Li, Zhi e Xin. Linda Zhao/The Epoch Times

Ognuno di noi ricopre molti ruoli: possiamo essere genitori, coniugi, figli, fratelli, amici, capi o dipendenti, ma al centro di queste relazioni è sempre presente il senso condiviso di rispetto e correttezza, pietà filiale, amore, armonia e lealtà.

Tutto inizia da noi stessi: quando agiamo con integrità e gentilezza, il nostro esempio influenza naturalmente la nostra famiglia, i nostri amici e le persone che ci circondano, creando un effetto a catena di bontà potente e duraturo.

PIETÀ FILIALE

Una storia commovente di pietà filiale contenuta in questo antico Testo rafforza il modo in cui questi principi contribuiscono a plasmare il carattere di un bambino.

Huang Xiang, un ragazzo della dinastia Han Orientale, III secolo a.C., aveva solo nove anni quando sua madre morì. Nonostante sentisse la mancanza della madre, si prese cura del padre con dedizione: in estate, arieggiava il suo cuscino per rinfrescarlo e in inverno si sdraiava nel letto del padre per riscaldarlo prima che lui andasse a dormire. I suoi piccoli gesti dimostrano come anche i bambini possano incarnare queste virtù. Tutti i vicini lo lodavano e lo consideravano un modello da seguire per i propri figli.

Oltre all’etica, Il Classico contiene conoscenze di base, proprio come un libro di testo elementare: insegna a contare da uno a diecimila, le quattro stagioni e i punti cardinali, il sole, la luna e le stelle, l’ordine naturale del cielo, della Terra e dell’umanità. Introduce i cinque elementi (metallo, legno, acqua, fuoco e terra), la geografia, l’agricoltura, il commercio e i tradizionali sei cereali e sei animali domestici. Poiché tutti versi del Classico sono composti da tre parole e rime, i bambini possono memorizzare facilmente le conoscenze, arrivando a comprendere la creazione, la Terra e l’universo. Man mano che i bambini crescono, il testo li guida verso i Quattro Libri e i Cinque Classici del Confucianesimo e lo studio della Storia.
L’apprendimento morale e l’apprendimento pratico erano inseparabili, entrambi essenziali per diventare una persona completa.

COLTIVARE TUTTA LA VITA

Il libro si chiude con un avvertimento e un incoraggiamento:

La diligenza porta al successo;
l’ozio non porta a nulla.
Siate consapevoli di questo,
impegnatevi sempre.

La crescita morale e intellettuale, insegna, non è una fase della giovinezza, ma un impegno che dura tutta la vita.

UN MESSAGGIO PER OGGI

Dopo che nel 1949 il Partito Comunista Cinese prese il potere in Cina, la cultura tradizionale venne bandita, in modo particolare durante la Rivoluzione Culturale di Mao. Gli insegnamenti morali confuciani e i testi come Il Classico furono bollati come «superstizioni feudali», minando l’educazione morale e abbandonando quindi quegli insegnamenti. La corruzione dell’etica nella società cinese che ne seguì è una storia dolorosa che arriva fino ai nostri giorni.

Il messaggio di questo libro è senza tempo: la natura umana nasce buona, ma deve essere coltivata attraverso l’educazione, l’autodisciplina e l’esempio morale. Quando gli individui coltivano la virtù, le famiglie prosperano e le società diventano stabili e giuste. È questa forse la lezione più profonda che questo piccolo libro offre al mondo moderno: la bontà è nella nostra natura, ma sopravvive solo quando scegliamo di praticarla.

Tratto da: The Epoch Times

INTRODUZIONE ALLA FILOSOFIA DELL’ARTE ORIENTALE E CRISTIANA

di Francesco Centineo

Ars sine scientia nihil

«A che cosa serve un Museo d’Arte? Come implica la parola Curator la funzione primaria ed essenziale di un tale museo è la custodia e la preservazione di opere d’arte antiche o uniche nel loro genere che, prive oramai della loro collocazione originaria o dell’utilizzazione a cui erano destinate, rischiano di andare in rovina per abbandono o per altri motivi. La «cura» delle opere d’arte non implica tuttavia la necessità di esporle. A chi domanda perché questo patrimonio, una volta difeso, si debba anche rendere accessibile al pubblico, risponderemo che ciò obbedisce ad uno scopo educativo.»

Ananda Coomaraswamy è stato certamente uno dei più acuti intellettuali della sua epoca oltreché uno dei più grandi studiosi della storia e del significato delle opere d’arte. La sua critica all’approccio accademico dei moderni esperti d’arte è forte, severa, lapidaria: per Coomaraswamy la società moderna è priva di arte poiché la nostra civiltà ha dimenticato lo scopo ultimo dell’arte, la sua filosofia

L’arte, o meglio, l’opera d’arte non deve suscitare una reazione emotiva, «epidermica», sensoriale, in un sol termine: «estetica», ma, al contrario, deve esprimere scienza, ovvero, deve essere conforme ed atta a rappresentare ciò che Platone definiva come modelli esemplari, gli «archetipi», le «essenze divine», le idee; perciò, l’opera d’arte per essere tale, deve essere sempre e comunque un’espressione visibile o udibile della Realtà divina, di ciò che è invisibile all’occhio, all’orecchio e alla mente. L’opera d’arte deve essere tanto utile praticamente quanto intellettualmente: ogni artefatto è uno strumento per la contemplazione. 

Anzitutto preme ricordare ai critici dell’arte, agli storici dell’arte ed anche e sopratutto agli artisti che non vi può essere nessuna arte laddove l’arte è fine a se stessa, senza scopo o «inutile», e, inoltre, laddove l’arte è priva di un significato oggettivo, condiviso; nelle società tradizionali (premoderne) non era mai esistita «l’arte per l’arte» sicché tutto ciò che veniva prodotto, ogni oggetto, ogni artefatto, veniva creato per «mezzo dell’arte»: «in una società tradizionale non esistono dubbi sullo scopo dell’arte: una volta stabilito che una cosa va fatta è con l’arte che la si deve eseguire»; spiega Coomaraswamy:

«Immaginiamo di passare in rassegna una collezione di opere greche, e di ricorrere a Platone come esperto. Egli ignora la distinzione moderna tra belle arti e arti applicate. Per lui pittura e agricoltura, musica, falegnameria o ceramica sono altrettante espressioni di poesia, cioè, etimologicamente del «fare» umano. Infatti, in accordo con Platone, Plotino afferma che arti come la musica o la lavorazione del legno non si basano sulla conoscenza umana ma sulla sapienza ideale.»

Se un Museo deve esporre delle opere, come ben sosteneva il maestro Ananda, deve farlo per uno scopo educativo, formativo, pedagogico, ma, per assolvere a tale scopo coloro i quali espongono le opere d’arte debbono essere in grado di spiegarne il significato. E qual’è il significato delle opere d’arte?

Anzitutto preme ricordare al lettore che nelle società tradizionali le opere d’arte erano sempre iconografiche e canoniche. L’opera d’arte nell’antichità esprimeva un significato universalmente intellegibile, codificabile, poiché espresso per mezzo del linguaggio artistico: il simbolismo. Tal linguaggio tutt’è tranne che arbitrario e relativo, ma, al contrario, prettamente scientifico:

«L’arte neolitica è astratta, o meglio algebrica, perché solo una forma algebrica può fungere da forma unica di una molteplicità  di cose diverse. Le forme dell’arte greca arcaica sono tali poiché solo in esse è possibile mantenere l’equilibrio di polarità tra il fisico e il metafisico. «L’aver dimenticato questo principio […] davanti al miraggio di modelli o disegni assoluti è forse la sciocchezza più grande commessa dall’astrattismo in arte». L’astrattista odierno dimentica che il collega formalista del Neolitico non era un decoratore di ambienti ma un metafisico, il quale sapeva cogliere la vita nella sua interezza  e doveva vivere del suo ingegno; un uomo che, al contrario di noi moderni, non viveva di solo pane.»

Ogni uomo nell’antichità possedeva un mestiere attraverso il quale esprimeva la propria individualità e la propria arte nel rispetto della propria funzione sociale. Nell’antichità nessuno pensava al profitto; tutti pensavano a realizzarsi «spiritualmente» attraverso il proprio lavoro, ovvero, attraverso la propria arte ed il proprio mestiere partecipando, di conseguenza, al benessere ed all’armonia sociale. L’uomo antico era un uomo «pienamente» realizzato* poiché nutriva sia il suo corpo che la sua anima. Ogni azione che quest’uomo eseguiva veniva preceduta dall’attività contemplativa. L’uomo antico attraverso la contemplazione ricercava l’«ispirazione divina»:

«I critici odierni parlano dell’artista come ispirato dagli oggetti che lo circondano o financo dal materiale impiegato. Ma è un uso errato del linguaggio, che preclude allo studioso la comprensione della letteratura e dell’arte antiche. Il significato univoco di «ispirazione» è l’influsso esercitato da una forza spirituale interiore; il dizionario Webster la definisce «influenza divina sovrannaturale». Può darsi che l’esperto, se è un razionalista, preferisca negarne l’esistenza, ma non potrà esimersi dal notare cha da Omero in poi il termine è stato sempre impiegato in un senso preciso, lo stesso, inteso da Dante quando dice che Amore, ossia lo Spirito Santo, lo «spira», «e a quel modo ch’ei ditta io vo significando» .

Ed ecco qual’è il punto: se si vuole comprendere l’arte antica, se si vuole acquisire virtute e canoscenza, e se si vuole restituire dignità all’essere umano poiché esso è il «Figlio di Dio», gli esperti, gli studiosi, gli intellettuali debbono fare uno sforzo immenso. Quello di ammettere a se stessi ed anche e sopratutto agli altri, alle masse, qual’è la verità sulle opere d’arte e sulla filosofia dell’arte, poiché ogni opera d’arte nell’antichità era prodotta tenendo fede al linguaggio simbolico, cosmologico e metafisico, ovvero, in un sol termine, «religioso»:

«Diciamo, dunque, al pubblico di che cosa trattano queste opere, senza limitarci, come è nostra abitudine a dire cose su di esse. Diciamogli la scomoda verità, ossia che la maggior parte di esse tratta di Dio, di quel Dio che ci guardiamo dal menzionare nella buona società. Abbiamo il coraggio di ammettere che se è nostro scopo proporre un’educazione che si accordi allo spirito e all’eloquenza delle opere esposte, non sarà un’educazione fondata sulla sensibilità, ma sulla filosofia nel significato attribuito a questa parola da Platone e da Aristotele, ossia su una ontologia e su una teologia intese come guide di vita, nonché su una saggezza da applicarsi alle situazioni quotidiane.»

Nelle società tradizionali ogni essere umano veniva considerato come uno speciale tipo di artista poiché ogni essere umano operava nel suo specifico campo d’azione (funzione sociale) portando a compimento dei capolavori. Nella società corporativa, delle arti e dei mestieri, ogni essere umano che possedeva un mestiere era considerato un maestro ed attraverso la propria arte (scienza) partecipava attivamente alla Realtà, realizzandosi sia materialmente che spiritualmente. Nella società moderna, invece, crediamo che l’arte non sia necessaria allo sviluppo dell’umanità, ma un lusso per pochi e che le masse possano vivere di solo pane. 

Ma come osserva Coomaraswamy, se è pur «vero che «l’animale razionale e mortale» con cui abbiamo finito con l’identificare l’«uomo», può vivere di «solo pane» […] L’espressione «solo pane» equivale ad «arte solo funzionale», ma «separare, come è nostra abitudine la funzione dal significato nel caso delle cosiddette «belle arti», equivale a esigere dalla maggioranza degli uomini di vivere di un’arte solo funzionale, di quel «solo pane» che non è altro che «le ghiande di cui i porci si pascono» e «se le arti funzionali sono le ghiande della vita, le cosiddette belle arti ne sono gli orpelli, e l’arte in generale non ha per noi alcun significato».

PER LA VERA PARITA’ DI GENERE

di Moreno Golia

Oggi tante femministe scendono in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza. Benissimo. Ma se parliamo di vera parità, allora per coerenza dovrebbero anche rinunciare al mantenimento del marito nelle separazioni: la parità vale sempre, non solo quando conviene. Qua più che avere paura del patriarcato, bisognerebbe iniziare ad avere paura del matriarcato, perché quando la lotta per i diritti si trasforma in una guerra tra generi non è più uguaglianza, è solo il potere che cambia mano.

PER LA VERA PARITA' DI GENERE
PER LA VERA PARITA’ DI GENERE

𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗚𝗡𝗜𝗧𝗜𝗩𝗔: 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗦𝗢 𝗚𝗔𝗭𝗔-𝗦𝗨𝗗𝗔𝗡

di Nazario Tricarico

C’è perfino quello che fa la gara tra tragedie. Vince il luogo dove si muore di più.

Su Facebook si legge anche questo.

“La gente in piazza è ipocrita e insensibile. Troppo presi da quanto accade in Palestina per accorgersi del Sudan. E poi, lo sanno tutti che le vittime sono scenografiche, manichini piazzati sotto le macerie”.

A mettere in dubbio l’empatia delle piazze ci si mette perfino Scanzi: “𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑠𝑝𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑝𝑢𝑔𝑛𝑎”.

Il conflitto nel conflitto, la coscienza globale sotto processo.

Avrà ragione Scanzi?

Forse sì. O forse non siamo del tutto consapevoli di quella cosa chiamata “guerra cognitiva”, un affare in cui siamo immersi più o meno tutti e che, a mio stretto avviso, spiega molte cose dell’attuale clima.

Non è una formula ma un fatto reale, esiste. Nel 2021 viene definita in ambito Difesa come “l’arte di modificare la percezione e il comportamento di individui o gruppi, influenzando la loro interpretazione della realtà.” Istituzioni e media imbandiscono la tavola della saturazione cognitiva per un pubblico invitato a sua insaputa.

Polarizzazione controllata, manipolazione emotiva, saturazione informativa, le menti sono terre di conquista. La letteratura scientifica sull’argomento è vasta ma si è abituati a considerarlo come un passatempo per complottisti della domenica. La guerra cognitiva è ignorata, non so quanto volutamente, anche nelle analisi degli osservatori più attenti.

Altro errore di valutazione è il fatto di considerarla nella dimensione strettamente militare quando, in realtà, per sua stessa natura, è costretta a strutturarsi con il coinvolgimento generale della società, dei media e delle piattaforme social in primis.

Ma vediamo di mettere in fila gli eventi.

Il grande movimento globale per Gaza ha posto il potere occidentale di fronte all’ingestibilità morale dell’apocalisse umanitaria da parte dell’opinione pubblica. Il picco emotivo della gente è stato raggiunto con l’azione straordinaria condotta dalle navi nel Mediterraneo.

Questo ha indotto l’apparato occidentale ad avviare il percorso della tregua apparente, le cose stavano per mettersi malissimo.

Alla “pace dei buffoni” è seguito un collasso empatico della gente, che non va confuso con una resa di ordine morale.

Dopo mesi di immagini estreme, il cervello collettivo è collassato, facendo scattare un meccanismo di autodifesa cognitiva: sospendere la reazione.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐬’𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐥𝐥𝐞𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚 𝐞 𝐢𝐥 𝐒𝐮𝐝𝐚𝐧?

I media e le piattaforme social hanno colto questo crollo e hanno tenuto acceso il nostro cervello al minimo con altro, con qualcosa di più accettabile per noi. Il Sudan è caduto a fagiolo. Perché più lontano, perché meno compromettente rispetto al nostro sistema di valori.

I tecnici della propaganda la chiamano agenda diversion. I media non fissano solo i temi, si permettono il lusso di portarci a spasso come cani, spostando il nostro focus attentivo da un tema all’altro quando il caso lo richiede.

𝐂𝐢𝐨̀ 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐫𝐛𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐥𝐚 𝐯𝐢𝐜𝐞𝐧𝐝𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐮𝐝𝐚𝐧 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐚 𝐆𝐚𝐳𝐚?

Per capire occorre partire da una distinzione ontologica: le due tragedie, pur avendo lo stesso grado di gravità, hanno una natura simbolica diversa.

Apro parentesi. Le differenze numeriche o di scala tra i due scenari sono argomenti per analfabeti funzionali, utili solo ad una certa narrazione per colpire la presunta ipocrisia della coscienza planetaria in difesa di Gaza. Chiudo parentesi.

Entrando nello specifico, il Sudan può essere definito come un conflitto centripeto, interno, con due parti in causa interne al Paese: da un lato l’esercito regolare (SAF) guidato da al-Burhan, dall’altro le Forze di Supporto Rapido (RSF) del generale Hemedti.

Gaza è invece un conflitto centrifugo, nato dal cuore dell’occidente.

Sotto le macerie della Palestina ci sono i nostri valori: giustizia, libertà, diritti umani, democrazia, financo un sacco della spazzatura con dentro tutto il diritto internazionale. I responsabili sono del nostro “consorzio umano”, li abbiamo legittimati noi. Un trauma per una civiltà che si riteneva moralmente superiore, dove le immagini si sono sovrapposte al pensiero.

Gaza ha bloccato le penne degli scrittori, anchilosato le mani dei musicisti, gelato ogni grammatica consolatoria delle arti, turbato l’ordine di tutto il panorama accademico, compromesso il nostro focolare mentale e familiare. Una crisi del pensiero occidentale in tutte le sue articolazioni che ha spezzato definitivamente una delle nostre certezze più assolute: quella di essere al sicuro.

Gaza è il nostro buio, ecco perché siamo collassati ed ecco perché la macchina della guerra cognitiva si è orientata verso il Sudan.

𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.

In questo quadro estremamente problematico occorre riconoscere che non siamo sempre padroni delle nostre emozioni. Siamo parte integrante e sostanziale di un conflitto nel conflitto, la guerra cognitiva è tutt’ora in corso.

Una volta Krishnamurti ha scritto: “Si deve essere consapevoli di sé stessi non a livello introspettivo o analitico, ma nel vivo dell’esperienza quotidiana, di ogni pensiero e sentimento via via che sorge”. Questo per dire che forse non basta un ancoraggio totale ai fatti, all’uso critico della tecnologia, all’approfondimento costante delle fonti per sfuggire al controllo della guerra cognitiva.

La prospettiva appare sempre di più come spirituale.

Ed in questo, la lezione del filosofo indiano sembra l’unica ipotesi di liberazione possibile.

Ci ricorda quanto la straordinaria condizione dell’esperienza resti ancora oggi, e forse più che mai, la fonte più autentica, necessaria e unica di vera conoscenza.

E di vera consapevolezza.

LA GUERRA COGNITIVA: IL CASO GAZA-SUDAN
LA GUERRA COGNITIVA: IL CASO GAZA-SUDAN

I 28 punti affondano l’Ucraina ma a Mosca non basterà

di Giacomo Gabellini

22/11/2025

In seguito a una serie di dichiarazioni di senso contrario, i vertici istituzionali russi hanno confermato di aver ricevuto il piano da 28 punti predisposto dall’amministrazione Trump per porre fine alla guerra in Ucraina. Secondo il presidente Putin, la bozza «può costituire la base per un accordo con l’Ucraina […]. Alcuni dettagli del piano, però, devono essere discussi […]. Siamo pronti a continuare a combattere qualora non si dovesse raggiungere un’intesa».

Il presidente Zelensky, invece, ha dichiarato in riferimento al piano da 28 punti che «questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Allo stato attuale, l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O l’accettazione dei difficili 28 punti, o un inverno estremamente duro, il più duro, e ulteriori rischi […]. Gli Stati Uniti si aspettano una risposta da noi».

I 28 punti affondano l’Ucraina ma a Mosca non basterà

Il leader ucraino ha quindi aggiunto che, «siamo fatti d’acciaio, ma arriva sempre un momento in cui anche il metallo più temprato non è più in grado di resistere. Dobbiamo rimetterci in sesto, riprenderci, fermare le lotte interne. Il Paese deve lavorare in unità. Non dobbiamo confondere chi sia il nemico. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora (il 24 febbraio), e non la tradiremo ora. So che la gente è con me».

Qui di seguito la traduzione (curata dagli amici del canale Telegram Giubbe Rosse, che invito tutti a seguire) del piano da 28 punti presentata da «Axios».

La struttura del piano da 28 punti

Il piano da 28 punti definito dall’amministrazione Trump impegna Kiev a cedere ulteriori territori a est, limitare la dimensione delle sue forze armate e accettare di non aderire mai alla Nato, secondo una bozza ottenuta da «Axios» e verificata da un funzionario ucraino, un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza della proposta.

La parte statunitense sta spingendo l’Ucraina a raggiungere un accordo su una “tempistica aggressiva”. E nonostante il piano da 28 punti includa proposte che l’Ucraina ha ripetutamente respinto finora, il presidente Volodymyr Zelensky non lo esclude.

Un alto funzionario della Casa Bianca ha riconosciuto che il piano da 28 punti non è “facile” per l’Ucraina, ma ha detto che gli Stati Uniti credono che la guerra debba finire e che, se non dovesse accadere, l’Ucraina probabilmente perderà ancora più territorio.

Il piano da 28 punti è stato redatto dall’inviato di Trump, Steve Witkoff, con il contributo del Segretario di Stato Marco Rubio e del genero di Trump, Jared Kushner.

Witkoff ha consultato anche l’inviato russo Kirill Dmitriev sul piano da 28 punti. Dmitriev ha detto ad Axios di essere ottimista perché, a differenza dei tentativi passati, «sentiamo che la posizione russa viene davvero ascoltata»Il presidente Vladimir Putin non ha pubblicamente approvato il piano da 28 punti.

Dopo aver incontrato Dmitriev, Witkoff e Kushner hanno discusso il piano da 28 punti anche con il consigliere per la sicurezza nazionale di Zelensky, Rustem Umerov.

Il segretario dell’esercito statunitense Dan Driscoll ha presentato il piano da 28 punti a Zelensky giovedì per iscritto. Successivamente, Zelensky ha detto di essere pronto a parlarne con Trump e il suo team.

Zelensky ha descritto il piano da 28 punti come la “visione” degli Stati Uniti ma non come un’offerta definitiva. Ha detto che l’Ucraina era stata chiara sulle sue linee rosse e avrebbe dato il suo contributo per rendere il piano “davvero significativo.”

Un funzionario statunitense ha anche detto ad «Axios» che l’amministrazione vede il piano da 28 punti come un “documento live”, che può essere modificato in base alle discussioni con le parti. Il funzionario ha affermato che l’Ucraina era positiva su molti punti durante i negoziati ed è riuscita a incorporare alcune delle sue posizioni.

Trump ha anche dato il suo sostegno personale al piano da 28 punti, i cui dettagli completi non erano stati pubblicati prima.

«Stiamo facendo uno sforzo serio per trovare una soluzione che ponga fine alla guerra in Ucraina, allo stesso modo in cui abbiamo concluso la guerra a Gaza. Crediamo che questo piano da 28 punti non sia facile, ma è positivo per l’Ucraina», ha detto il alto funzionario della Casa Bianca.

Oltre alle concessioni territoriali richieste all’Ucraina, il documento afferma che ci sarebbe stata una «risposta militare coordinata e decisiva» in caso di ulteriori incursioni russe nel territorio ucraino. Non dice quale ruolo avrebbero gli Stati Uniti in una tale risposta.

Il piano da 28 punti include anche componenti economiche che prevederebbero che alcuni asset russi congelati vengano destinati alla ricostruzione dell’Ucraina, all’abolizione delle sanzioni contro la Russia, all’accordo tra Stati Uniti e Russia di collaborare a lungo termine in settori come l’intelligenza artificiale e l’estrazione mineraria, e il ritorno della Russia al G-8.

Tutte le parti avrebbero ottenuto l’amnistia per le loro azioni durante la guerra, presumibilmente il che significava che funzionari e soldati russi non potevano essere perseguiti per crimini di guerra.

Il piano da 28 punti prevede inoltre che l’Ucraina tenga elezioni entro 100 giorni dall’accordo. Zelensky ha detto ad «Axios» a settembre che voleva tenere elezioni una volta che ci fosse stato un cessate il fuoco.

I 28 punti qui sotto riflettono il piano statunitense attuale a giovedì, salvo lievi modifiche al testo in quanto modificato. Include annotazioni di Axios in corsivo per motivi di chiarezza.

I 28 punti

1. La sovranità dell’Ucraina sarà confermata.

2. Verrà concluso un accordo completo di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa. Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte.

3. Si prevede che la Russia non invaderà i paesi vicini e che la Nato non si espanderà ulteriormente.

4. Si terrà un dialogo tra Russia e Nato, mediato dagli Stati Uniti, per risolvere tutte le questioni di sicurezza e creare condizioni per la de-escalation al fine di garantire la sicurezza globale e aumentare le opportunità di cooperazione e sviluppo economico futuro.

5. L’Ucraina riceverà garanzie di sicurezza affidabili.

  • Un funzionario statunitense ha detto ad «Axios» che si tratterebbe di una garanzia esplicita di sicurezza per l’Ucraina da parte degli Stati Uniti, la prima volta che ciò è stato ufficialmente discusso durante questi colloqui, anche se la proposta non fornisce ulteriori dettagli su cosa comporti.

6. La dimensione delle Forze Armate ucraine sarà limitata a 600.000 uomini.

  • Nota: l’esercito ucraino conta attualmente tra 800.000 e 850.000 uomini e, secondo un funzionario ucraino, ne contava circa 250.000 prima della guerra.

7. L’Ucraina accetta di inserire nella sua costituzione che non aderirà alla Nato e la Nato accetta di includere nei suoi statuti una disposizione che impedisce l’ammissione futura dell’Ucraina.

8. La Nato accetta di non stanziare truppe in Ucraina.

  • Nota: i Paesi della Nato, tra cui Francia e Regno Unito, hanno lavorato su proposte separate che includerebbero un piccolo numero di truppe europee sul suolo ucraino dopo la guerra. Questo piano sembra ignorare questa possibilità.

9. I caccia europei saranno stanziati in Polonia.

10. La garanzia statunitense:

  • Gli Stati Uniti riceveranno un risarcimento per la garanzia;
  • Se l’Ucraina invade la Russia, perderà la garanzia;
  • Se la Russia invade l’Ucraina, oltre a una risposta militare coordinata e decisa, tutte le sanzioni globali saranno ripristinate, il riconoscimento del nuovo territorio e tutti gli altri benefici di questo accordo saranno revocati;
  • Se l’Ucraina lancia un missile contro Mosca o San Pietroburgo senza motivo, la garanzia di sicurezza sarà considerata invalida.

11. L’Ucraina è idonea all’adesione all’Unione Europea e riceverà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre questa questione è in fase di valutazione.

12. Un potente pacchetto globale di misure per ricostruire l’Ucraina, inclusi ma non limitati a:

  • La creazione di un Fondo per lo Sviluppo dell’Ucraina per investire in settori in rapida crescita, tra cui tecnologia, data center e intelligenza artificiale.
  • Gli Stati Uniti collaboreranno con l’Ucraina per ricostruire, sviluppare, modernizzare e gestire congiuntamente l’infrastruttura del gas ucraina, inclusi gasdotti e impianti di stoccaggio.
  • Sforzi congiunti per riabilitare le aree colpite dalla guerra per il restauro, la ricostruzione e la modernizzazione di città e aree residenziali.
  • Sviluppo infrastrutturale.
  • Estrazione di minerali e risorse naturali.
  • La Banca Mondiale svilupperà un pacchetto speciale di finanziamento per accelerare questi sforzi.

13. La Russia sarà reintegrata nell’economia globale:

  • La revoca delle sanzioni sarà discussa e concordata a tappe e caso per caso.
  • Gli Stati Uniti stipuleranno un accordo di cooperazione economica a lungo termine per lo sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale, dei data center, dei progetti di estrazione di metalli delle terre rare nell’Artico e di altre opportunità aziendali reciprocamente vantaggiose.
  • La Russia sarà invitata a rientrare nel G-8.

14. I fondi congelati saranno utilizzati come segue:

  • 100 miliardi di dollari in asset russi congelati saranno investiti in sforzi guidati dagli Stati Uniti per la ricostruzione e investimenti in Ucraina;
  • Gli Stati Uniti riceveranno il 50% dei profitti da questa impresa. L’Europa aggiungerà 100 miliardi di dollari per aumentare l’ammontare degli investimenti disponibili per la ricostruzione dell’Ucraina. I fondi europei congelati saranno sbloccati. Il resto dei fondi russi congelati sarà investito in un veicolo di investimento separato tra Stati Uniti e Russia che realizzerà progetti congiunti in aree specifiche. Questo fondo sarà mirato a rafforzare le relazioni e ad aumentare gli interessi comuni per creare un forte incentivo a non tornare al conflitto.

15. Sarà istituito un gruppo di lavoro congiunto americano-russo sulle questioni di sicurezza per promuovere e garantire il rispetto di tutte le disposizioni di questo accordo.

16. La Russia sancirà nella legge la sua politica di non aggressione verso l’Europa e l’Ucraina.

17. Stati Uniti e Russia concorderanno di estendere la validità dei trattati sulla non proliferazione e il controllo delle armi nucleari, incluso il Trattato Start I.

  • Nota: New Start, l’ultimo grande trattato di controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia, è previsto per scadere a febbraio.

18. L’Ucraina accetta di essere uno stato non nucleare in conformità con il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari.

19. La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà inaugurata sotto la supervisione dell’AIEA e l’elettricità prodotta sarà distribuita equamente tra Russia e Ucraina – 50:50.

20. Entrambi i paesi si impegnano a implementare programmi educativi nelle scuole e nella società volti a promuovere la comprensione e la tolleranza delle diverse culture ed eliminare razzismo e pregiudizi:

  • L’Ucraina adotterà le regole dell’Unione Europea sulla tolleranza religiosa e sulla protezione delle minoranze linguistiche.
  • Entrambi i paesi concorderanno di abolire tutte le misure discriminatorie e di garantire i diritti dei media e dell’istruzione ucraini e russi. (Nota: idee simili sono state incorporate nel piano di pace Israele-Palestina di Trump del 2020).
  • Tutta l’ideologia e le attività naziste devono essere rifiutate e proibite.

21. Territori:

  • Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute come di fatto russe, anche dagli Stati Uniti.
  • Kherson e Zaporizhzhia saranno congelate lungo la linea di contatto, il che significherà un riconoscimento de facto lungo la linea di contatto.
  • La Russia rinuncerà ad altri territori concordati che controlla al di fuori delle cinque regioni.
  • Le forze ucraine si ritireranno dalla parte dell’Oblast di Donetsk che attualmente controllano, e questa zona di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto neutrale e smilitarizzata, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa. Le forze russe non entreranno in questa zona smilitarizzata.

22. Dopo aver concordato i futuri accordi territoriali, sia la Federazione Russa che l’Ucraina si impegnano a non modificare tali accordi con la forza. Qualsiasi garanzia di sicurezza non si applicherà in caso di violazione di questo impegno.

23. La Russia non impedirà all’Ucraina di utilizzare il fiume Dnepr per attività commerciali, e saranno raggiunti accordi sul libero trasporto del grano attraverso il Mar Nero.

24. Sarà istituito un comitato umanitario per risolvere le questioni in sospeso:

  • Tutti i prigionieri e i corpi rimasti saranno scambiati su base “tutti per tutti”.
  • Tutti i detenuti e ostaggi civili saranno restituiti, inclusi i bambini.
  • Sarà implementato un programma di riunificazione familiare.
  • Saranno adottate misure per alleviare la sofferenza delle vittime del conflitto.

25. L’Ucraina terrà le elezioni tra 100 giorni.

26. Tutte le parti coinvolte in questo conflitto riceveranno l’amnistia completa per le loro azioni durante la guerra e accetteranno di non fare alcuna rivendicazione o considerare reclami in futuro.

27. Questo accordo sarà legalmente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita dal Consiglio di Pace, guidato dal Presidente Donald J. Trump. Saranno imposte sanzioni per le violazioni.

  • Nota: questa è la stessa struttura generale che Trump ha proposto per governare l’accordo di pace su Gaza.

28. Una volta che tutte le parti avranno accettato questo memorandum, il cessate il fuoco entrerà in vigore immediatamente dopo il ritiro di entrambe le parti nei punti concordati per iniziare l’attuazione dell’accordo.

Tratto da: Il Contesto

I 28 punti affondano l’Ucraina ma a Mosca non basterà

Il “caso Witkoff” non cambia la sostanza: gli Usa ripiegano mentre Germania e Giappone si riarmano

di Giacomo Gabellini

29/11/2025

Il piano da 28 punti per porre fine al conflitto russo-ucraino continua a far discutere. Nei giorni scorsi, «Bloomberg» ha pubblicato la trascrizione di una presunta telefonata confidenziale di cinque minuti intercorsa tra l’inviato speciale statunitense Steve Witkoff e il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov.

Dalla trascrizione emerge che Witkoff avrebbe fornito al proprio interlocutore russo indicazioni in merito alla postura da adottare nei confronti del presidente Trump, e perfino riguardo al tipo di proposta diplomatica da predisporre.

Cosa ci dice il “caso Witkoff”

Lo scoop di «Bloomberg» intacca l’immagine di Witkoff, le cui quotazioni in seno all’amministrazione Trump sono in forte aumento assieme a quelle del segretario alle Forze Armate Daniel Driscoll.

Sembra invece irreversibilmente tramontata la parabola del generale Keith Kellogg, la cui fuoriuscita dall’amministrazione Trump prevista per gennaio, scrive il «Kiev Independent», «lascia l’Ucraina senza il suo “campione statunitense” in un momento di crisi».

Di qui i pesanti interrogativi sollevati sul chi e il perché abbia trasmesso alla stampa il contenuto del colloquio tra Witkoff e Ushakov, regolarmente condotto su canali governativi crittografati.

Sono in molti a ipotizzare che il “caso Witkoff” si inscriva in un aspro confronto interno alla classe dirigente repubblicana tra due fazioni principali, facenti rispettivamente capo a personaggi antitetici come il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente Jd Vance.

La posizione del Cremlino

Per il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, «le richieste di licenziamento nei confronti di Witkoff in seguito alle fughe di notizie mirano a sabotare le iniziative finalizzate a una risoluzione della crisi in Ucraina».

Il consigliere Ushakov ha rincarato la dose, affermando che anche attraverso il “caso Witkoff”, «gli europei si stanno intromettendo inutilmente nel negoziato».

Ha inoltre specificato che Mosca non ha ancora discusso i dettagli del piano di pace con nessuno; che bisognerebbe evitare di trarre conclusioni affrettate sul fatto che la guerra in Ucraina si ormai agli sgoccioli; che la Russia valuta positivamente alcuni aspetti del piano di pace degli Stati Uniti, ma altri richiedono una approfondita discussione; che il Cremlino ha ricevuto ufficiosamente diverse versioni del piano di pace degli Stati Uniti, cosa che può creare parecchia confusione; che esponenti di spicco dei servizi di sicurezza russi si sono incontrati con le loro controparti ucraine ad Abu Dhabi per discutere di «questioni molto delicate».

Le delucidazioni fornite da Ushakov collimano con le dichiarazioni rese giorni prima del “caso Witkoff” dal ministro degli Esteri Lavrov, secondo cui la rimozione dal piano originario dei «punti di intesa fondamentali che il presidente Putin pensava di aver raggiunto con il presidente Trump nel vertice in Alaska dello scorso agosto, porterà a una situazione fondamentalmente diversa».

La Russia, sottolinea Lavrov, potrebbe rifiutare il piano di pace statunitense modificato se questo non dovesse soddisfare le richieste di lunga data di Mosca. «Dopo Anchorage, quando pensavamo che queste intese fossero già state formalizzate, si è verificata una lunga pausa. E ora la pausa è stata interrotta dall’introduzione di questo documento contenente temi che, ovviamente, richiedono chiarimenti». 

L’Europa rilancia

Il cancelliere Merz, dal canto suo, ha confermato che  «affinché venano avviati veri negoziati, a Putin deve essere chiaramente dimostrata l’inutilità delle sue azioni militari. Ed è per questo che dico: non indeboliremo il nostro sostegno all’Ucraina. Sosterremo il popolo ucraino per tutto il tempo necessario. E vogliamo rendere disponibili i beni russi congelati proprio a questo scopo. Putin deve capire che non ha alcuna possibilità di vincere questa guerra a scapito dell’ordine europeo di libertà e pace».

Il Capo di Stato Maggiore delle forze armate francesi, generale Fabien Mandon, si è spinto ben oltre. L’alto ufficiale francese, molto vicino al presidente Macron, ha dichiarato che i cittadini francesi «devono essere pronti a perdere i loro figli» nell’ambito di una possibile guerra contro la Russia. «Disponiamo di tutta la conoscenza e la potenza economica e demografica per dissuadere la Russia, ma se la Francia non sarà pronta a perdere i suoi figli e a sopportare un prezzo economico a causa di un cambiamento nelle priorità, allora siamo in pericolo», ha aggiunto.

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha invece sostenuto, nel corso di una intervista rilasciata alla «Frankfurter Allgemeine Zeitung», che, «tradizionalmente, abbiamo indicato il 2029 come possibile orizzonte temporale, ma le valutazioni attuali parlano anche del 2028. Alcuni analisti militari ritengono che potremmo aver appena vissuto la nostra ultima estate di pace».

La stampa ucraina, nel frattempo, sostiene che l’agenzia anti-corruzione di Kiev ha in serbo nuove, esplosive rivelazioni riguardanti il colossale scandalo che ha investito elementi chiave dell’entourage del presidente Zelensky. In particolare, le ultime indagini inchioderebbero il fidatissimo capo dell’amministrazione presidenziale Andriy Yermak.

Tratto da: Il Contesto

Il “caso Witkoff” non cambia la sostanza: gli Usa ripiegano mentre Germania e Giappone si riarmano
Il “caso Witkoff” non cambia la sostanza: gli Usa ripiegano mentre Germania e Giappone si riarmano
Il “caso Witkoff” non cambia la sostanza: gli Usa ripiegano mentre Germania e Giappone si riarmano

La guerra degli zombie europei alla Russia

di Giuseppe Masala

29 Novembre 2025

Nel contesto del sempre più evidente disinteresse di Washington per la Nato e la UE la posizione bellicista di molte capitali europee assume sempre di più la logica del giocatore d’azzardo che per non perdere tutto rilancia. Quella che preparano a Londra, Parigi e Berlino è sempre di più una guerra degli zombie contro la Russia.

Mentre sul campo di battaglia ucraino appare sempre più evidente la rotta delle truppe del regime di Kiev, sul piano della diplomazia a rompere l’inerzia è il piano di pace proposto da Trump che poi non è altro che la presa d’atto di ciò che il conflitto armato ha decretato  e che, al massimo, può essere visto come il tentativo da parte della Casa Bianca di limitare i danni militari, diplomatici ed economici innanzitutto per gli USA, ma anche per i suoi scriteriati vassalli europei.

Definire scriteriato il comportamento europeo non può essere considerato esagerato perchè chiaramente fondato sulla completa negazione della realtà ovvero l’evidenza che l’Ucraina ha perso la guerra nonostante l’enorme aiuto della Nato, degli USA e della UE sia sul piano militare che su quello diplomatico ed economico. Va detto che per i paesi europei questa è una realtà difficilissima da accettare  perché sancisce la completa e catastrofica sconfitta anche della Nato e della UE come istituzione.  Alla luce di questo si comprendono i tentativi europei di questi giorni di riuscire a sabotare le trattative di pace sia portando Zelensky dalla propria parte, sia usando metodi poco ortodossi tra alleati come quello di divulgare intercettazioni tra il plenipotenziario americano Witkoff e i suoi interlocutori russi. Tentativi che molto probabilmente non fermeranno la volontà di Washington di arrivare ad una soluzione che consenta certamente di limitare i danni e probabilmente di avere un profitto diplomatico ed economico dalla veste di paciere che vuole indossare in questa fase

Ma perchè l’Europa anziché percorrere la via pragmatica della limitazione dei danni insiste a voler applicare la logica del muro contro muro con Mosca? Certo, c’è una certa negazione della realtà ma c’è anche una logica fondata sugli interessi economici vitali. I tre più importanti paesi europei, Francia, Gran Bretagna e Germania hanno infatti enormi problemi economici che spingono le loro classi dirigenti a puntare sul conflitto con la Russia nella speranza di farla collassare e così depredarla come nei ruggenti anni 90 post caduta dell’Unione Sovietica. Più precisamente, Francia e Gran Bretagna sono afflitte da un enorme debito estero che espone il loro sistema finanziario di fronte ad una possibile crisi sistemica mentre la Germania, pur essendo ancora oggi ricchissima, è completamente priva di prospettive economiche causata dalla perdita di competitività del proprio sistema produttivo orfano delle materie prime e dell’energia a buon mercato che venivano fornite dalla Russia.

Molto probabilmente però, in questa scelta dei più importanti paesi europei c’è dell’altro oltre al mero interesse economico, per quanto vitale possa essere. A tale proposito a svelare l’arcano è stato l’ex militare e diplomatico norvegese Dan Viggo Bertgun che in una intervista al giornale Steigan ha dichiarato: “La NATO non si sta indebolendo. La NATO sta morendo. Non con una forte esplosione, ma a causa di una marcescenza politica iniziata molto prima dell’Ucraina, la sconfitta in Afghanistan ha spogliato l’alleanza di tutta la sua autorità ed è diventato il momento in cui la NATO ha effettivamente perso il suo sostegno strategico.” per poi concludere in maniera emblematica che la Nato si sta trasformando in un: “pezzo da museo di un’epoca in cui l’Occidente credeva ancora di controllare il mondo, perdendo il contatto con le reali dinamiche globali”.  Anche l’amministrazione USA peraltro, sembra non avere posizioni dissimili da quelle di Bertgun, infatti in più di una circostanza a Washington hanno trattato l’Alleanza Atlantica come un mero cliente per l’acquisto di armi, per non parlare poi dell’offerta fatta dall’ambasciatore USA presso la Nato di lasciare il ruolo di Capo Militare (Saceur) dell’organizzazione ad un tedesco che dimostra un assoluto disinteresse di Washington per la difesa dell’Europa. E come se queste prese di posizione non fossero abbastanza chiare circola sempre più insistentemente la voce che il Segretario di Stato non parteciperà al prossimo summit dell’Alleanza che si svolgerà il prossimo 3 di Dicembre a Bruxelles. Segno che ormai a Washington vedono questa alleanza come un mero residuato del passato privo di qualunque importanza.

Non pare azzardato allargare le considerazioni di questo diplomatico norvegese anche all’Unione Europea. Una sconfitta militare e diplomatica come quella che si prospetta in Ucraina potrebbe causare la stessa dislocazione del progetto europeo. Sia perchè il meccanismo economico che la sostiene non è più in grado di funzionare proprio perchè la locomotiva tedesca si è fermata, sia perchè ci sono comunque forti discrepanza di idee all’interno dell’Unione: se da un lato, come  si è già detto, paesi come la Germania e la Francia sembrano fermamente disposti a continuare la guerra con la Russia, dall’altro lato paesi come l’Ungheria non intendono recedere dalla loro idea di mantenere ottimi rapporti con Mosca. Una situazione questa che lascia intravvedere le prime crepe, infatti il Parlamento Europeo ha votato favorevolmente per richiedere l’attivazione delle misure sanzionatorie (compreso il diritto di voto) per l’Ungheria che starebbe trasgredendo in maniera continuativa e persistente “i valori fondamentali della UE” come la Democrazia, i Diritti Umani e lo Stato di Diritto così come previsto dall’Articolo 7 del Trattato sull’UE.

Quindi, non solo enormi problemi economici per i paesi europei a causa della sconfitta ucraina ma un sempre più evidente terremoto che potrebbe far crollare l’architettura delle istituzioni che governano l’europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sia sul piano politico che sul piano militare. E’ proprio in questo contesto che l’idea di continuare il conflitto contro la Russia che viene portata avanti in molte capitali europee assume sempre di più il senso di un irresponsabile salto in avanti tipico di chi ritiene di perdere tutto e che quindi è costretto a rilanciare sperando nella buona sorte.

Quella che stanno progettando a Londra, Parigi, Berlino e Bruxelles è di fatto la guerra degli zombie europei contro la Russia.  Questo è ciò che si evince dall’orizzonte degli eventi che si sta prospettando.

Tratto da: L’Antidiplomatico

La guerra degli zombie europei alla Russia
La guerra degli zombie europei alla Russia

Israele ha fatto a pezzi il diritto internazionale

a cura della Redazione

29-11-2025

Giovedì scorso a Jenin, si è consumato l’ennesimo crimine di guerra in pieno giorno: l’esecuzione a sangue freddo da parte di Israele di due giovani palestinesi disarmati. L’esercito israeliano ha giustiziato almeno 7mila palestinesi disarmati, inclusi bambini, che sventolavano bandiere bianche.

Vale la pena ricordare, che le Convenzioni di Ginevra proibiscono esplicitamente l’uccisione di chiunque sia fuori combattimento: civili disarmati, detenuti, feriti, individui che si arrendono. L’articolo 3 della Quarta Convenzione di Ginevra afferma: “Nessuno in custodia o sotto il controllo di una forza occupante può essere giustiziato. Nessuno può essere assassinato, torturato o sottoposto a trattamenti crudeli. Le esecuzioni extragiudiziali costituiscono una grave violazione; un crimine di guerra”.

Quello a cui stiamo assistendo non è un “fuoco incrociato”. Si tratta di esecuzioni indiscriminate di persone che dovrebbero essere protette dal diritto internazionale nel momento in cui vengono catturate, disarmate o tentano di arrendersi.

Il diritto internazionale non è ambiguo. Non dice “a meno che la vittima non sia palestinese”. Non dice “a meno che il mondo non sia troppo codardo per applicarlo”.

Israele ha sistematicamente violato ogni tutela fondamentale della condotta in tempo di guerra, prendendo di mira civili, giustiziando detenuti, uccidendo coloro che alzavano bandiera bianca, facendo sparire prigionieri e cancellando intere famiglie. Queste sono gravi violazioni, punibili dal diritto internazionale, eppure il mondo guarda in silenzio.

Se si permette che le Convenzioni di Ginevra vengano fatte a pezzi in questo modo, allora non significano nulla. E ogni governo che volta la testa dall’altra parte è complice della normalizzazione dei crimini di guerra.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Israele ha fatto a pezzi il diritto internazionale
Israele ha fatto a pezzi il diritto internazionale

LE DONNE NEL SUFISMO

a cura di Giuseppe Aiello

(Articolo scritto da una sorella con pseudonimo nella rivista “Gnosis” – inverno 1994)


Fin dall’inizio della coscienza, gli esseri umani, sia donne che uomini, hanno percorso il sentiero del ricongiungimento con la Sorgente dell’Essere. Anche se in questo mondo di dualità possiamo trovarci in forme diverse, alla fine non c’è né maschio né femmina, ma solo l’Essere.

All’interno delle tradizioni sufi, il riconoscimento di questa verità ha incoraggiato la maturazione spirituale delle donne in un modo che non sempre è stato possibile in Occidente.

Fin dai primi giorni, le donne hanno svolto un ruolo importante nello sviluppo del sufismo, che è classicamente inteso come iniziato con il profeta Muhammad. Muhammad portò un messaggio di integrazione dello spirito e della materia, dell’essenza e della vita quotidiana, di riconoscimento del femminile così come del maschile.

Sebbene le manifestazioni culturali abbiano coperto parte della purezza originaria dell’intenzione, le parole del Corano trasmettono l’uguaglianza tra donne e uomini davanti agli occhi di Dio.

Nei primi anni di questa nuova rivelazione, l’amata moglie di Muhammad, KHADIJA, ricoprì un ruolo di grande importanza. Fu lei a sostenerlo, a rafforzarlo e a sostenerlo contro il suo stesso dubbio e il suo smarrimento. Ella gli stava accanto in mezzo alle estreme difficoltà e angosce e lo aiutava a portare la luce della nuova fede.

Fu alla figlia di MUHAMMAD e di Khadija, FATIMA, che fu trasmessa per la prima volta la più profonda comprensione mistica ed esoterica dell’Islam, e in effetti è spesso riconosciuta come la prima mistica musulmana. Il suo matrimonio con Ali legò questa nuova manifestazione di misticismo in questo mondo, e i semi della loro unione cominciarono a fiorire.

Con lo sviluppo del lato mistico dell’Islam, fu una donna, RABI’A (717-801 d.C.), che per prima espresse la relazione con il divino in un linguaggio che siamo arrivati a riconoscere come specificamente sufico, riferendosi a Dio come l’Amato. Anche se ha sperimentato molte difficoltà nei suoi primi anni, il punto di partenza di Rabi’a non è stato né la paura dell’inferno né il desiderio del paradiso, ma solo l’amore. “Dio è Dio”, disse, “per questo amo Dio… non a causa di qualche dono, ma per Se stesso”. Il suo scopo era quello di fondere il suo essere in Dio. Secondo lei, si potrebbe trovare Dio dentro di sé. Come disse Muhammad: “Chi conosce se stesso conosce il suo Signore”. In definitiva, è attraverso l’amore che veniamo portati nell’unità dell’Essere.

Nel corso dei secoli, sia le donne che gli uomini hanno continuato a portare la luce di questo Amore. Per molte ragioni, le donne sono state spesso meno visibili e meno esplicite degli uomini, ma ciononostante hanno partecipato attivamente.

All’interno di alcuni circoli sufi, le donne erano integrate con gli uomini nelle cerimonie; In altri ordini, le donne si riunivano nei loro circoli di memoria e adoravano separatamente dagli uomini.

Molti dei grandi maestri che noi in Occidente conosciamo hanno avuto maestre, allieve e amiche spirituali che hanno influenzato grandemente il loro pensiero e il loro essere. E le mogli e le madri hanno dato sostegno ai loro familiari mentre continuavano il loro cammino verso l’unione con l’Amato.

Ibn Arabi, il grande “Polo della Conoscenza”, racconta del tempo trascorso con due anziane mistiche che ebbero una profonda influenza su di lui:
SHAMS di Marchena e FATIMA di Cordova.

Quando a Bayazid Bestami (m. 874), un altro noto maestro, fu chiesto chi fosse il suo padrone, rispose che era una anziana donna che aveva incontrato nel deserto. Questa donna lo aveva chiamato giustamente tiranno vanitoso, e gli aveva spiegato perché senza che conoscesse nulla di lui. Le sue parole gli diedero una guida spirituale per un po’ di tempo.

Un’altra donna per la quale Bestami aveva grande stima era FATIMA NISHAPURI (m. 838), della quale disse: “Non c’era stazione (sulla Via) di cui le parlai, che lei non avesse già ottenuto”.
Qualcuno una volta chiese al grande maestro sufi egiziano Dho’n-Nun Mesri: “Chi, secondo te, è il più alto tra i sufi?” Egli rispose: “Una signora della Mecca, chiamata Fatimah Nishapuri, il cui discorso mostrava una profonda apprensione per i significati interiori del Corano”. Insistendo ulteriormente per descrivere Fatimah, ha aggiunto: “Lei è una delle sante di Dio e la mia insegnante”. Una volta lei gli consigliò: “In tutte le tue azioni, bada di agire con sincerità e in opposizione al tuo sé inferiore (nafs)”. Ha anche detto: “Chiunque non abbia Dio nella sua coscienza sta sbagliando e sta nell’illusione, qualunque lingua parli, qualunque compagnia abbia. Eppure chiunque si attiene alla compagnia di Dio non parla mai se non con sincerità e aderisce assiduamente a un umile riserbo e a una sincera devozione nella sua condotta”.

La moglie del sufi al-Hakim at-Tirmidhi del IX secolo era una mistica a pieno titolo. Sognava per suo marito così come per se stessa. Khidr, il misterioso, le sarebbe apparso nei suoi sogni. Una notte le disse di dire al marito di custodire la purezza della sua casa. Preoccupata che forse Khidr si riferisse alla mancanza di pulizia che a volte si verificava a causa dei loro figli piccoli, lo interrogò in sogno. Lui rispose indicando la sua lingua: doveva dire a suo marito di stare attento alla purezza del suo discorso.

Tra le donne che seguivano la Via dell’Amore e della Verità, ce n’erano alcune che gioivano e altre che piangevano continuamente. Sha’wana, una persiana, era uno di quelle che piangevano. Uomini e donne si radunavano intorno a lei per ascoltare i suoi canti e i suoi discorsi. Era solita dire: “Gli occhi ai quali è impedito di contemplare l’Amato, e tuttavia desiderano guardarLo, non possono essere adatti a quella visione senza piangere”. Sha’wana non era solo “accecata dalle lacrime di penitenza, ma abbagliata dalla radiosa gloria dell’Amato”. Durante la sua vita sperimentò un’intima vicinanza con l’Amico, o Dio. Questo influenzò profondamente il suo devoto marito e suo figlio (che divenne santo lui stesso).

Una di quelle che invece si rallegrarono fu FEDHA, anche lei una donna sposata.
Insegnò che “la gioia del cuore dovrebbe essere la felicità basata su ciò che percepiamo interiormente; perciò dovremmo sempre sforzarci di rallegrarci nel nostro cuore, finché anche tutti intorno a noi si rallegrano”.

Per la maggior parte, le parole delle donne nel sufismo che rimangono dai secoli passati provengono da resoconti tradizionali dei loro commenti o da poesie che si sono sviluppate intorno alle loro parole.

Sebbene il Corano incoraggi fortemente l’istruzione sia per le donne che per gli uomini, le donne a volte hanno ricevuto, per motivi culturali e non religiosi, meno opportunità di istruzione rispetto agli uomini in circostanze simili. Inoltre, le culture in cui esisteva il sufismo tendevano a trasmettere più materiale oralmente che in forma scritta, e le donne in particolare potrebbero aver avuto meno tendenza a scrivere, preferendo invece semplicemente vivere la loro esperienza. Ciononostante, ci sono state donne che hanno scritto della loro esperienza mistica in canzoni, in diari e in esposizioni critiche.

Man mano che questa storia si svolge, stiamo scoprendo la vita e il lavoro di molte sorelle sufi. Tra questi c’era Fatimah o Jahan-Ara, la figlia prediletta di Shah Jahan, l’imperatore Mogul dell’India (1592-1666). Fatimah scrisse un resoconto della sua iniziazione chiamato Risala-i Sahibiyya, che è noto come una bella ed erudita esposizione della fioritura del Sufismo nel suo cuore.

Aisha di Damasco fu una delle mistiche più note del XV secolo. Scrisse un famoso commentario delle Stazioni sulla Via di Khwaja ‘Abdo’llah Ansari (Manazel as-sa’erin) intitolato Suggerimenti velati all’interno delle stazioni dei Santi (Al-esharat al-khafiys fi’l-manazel al-auliya’). Bib Hayati Kermani apparteneva a una famiglia immersa nella tradizione sufi. Suo fratello era uno sceicco dell’Ordine Nimatullahi e lei divenne la moglie del maestro dell’ordine. Dopo il matrimonio, compose un divan (raccolta di poesie) che rivelò la sua integrazione della conoscenza sia esterna che interiore del sufismo.

Tra i Bektashi, un ordine in cui le donne sono sempre state integrate con gli uomini nelle cerimonie, molte donne hanno continuato la tradizione di comporre canti sacri (illahis). Nel 1987 è stato pubblicato in Turchia un libro di canzoni intitolato Gul Deste (“Un mazzo di rose”). Riunisce inni sacri scritti da donne e uomini della tradizione Bektashi dal XIX secolo ad oggi.

Le donne sufi di tutto il mondo oggi continuano a insegnare e condividere la loro esperienza personalmente e in forma scritta. In Sudan, per esempio, continuano ad esserci shaikha (shaykh donne) che sono particolarmente abili nelle arti curative. In Medio Oriente, le donne continuano a maturare in molti ordini sufi.

Nella Turchia centrale, la madre di una nostra amica un giorno ha sentito qualcuno bussare e ha risposto alla sua porta. Un uomo si fermò sulla sua soglia con un messaggio. Era venuto a chiederle di guidare un circolo di donne Naqshbandi. Spiegò che il suo shaykh, che abitava abbastanza lontano, l’aveva vista in sogno e lo aveva mandato nel luogo che gli era stato indicato. Quando lei protestò che non conosceva il suo shaykh e si sentiva inadeguata per una tale responsabilità, l’uomo rispose: “Non preoccuparti. Il nostro shaykh HA VISTO la tua purezza. Dice che ogni volta che hai una domanda dovresti tenerla nel tuo cuore, e nei tuoi sogni ti porterà la risposta”. Iniziò così il suo apprendistato.

Un ramo del sufismo che è diventato più noto in Occidente negli ultimi anni è il Mevlevi. All’interno di questa tradizione, che si fonda sull’esempio di Mevlâna Jalâluddîn Rumi, le donne sono sempre state profondamente rispettate, onorate e invitate a partecipare a tutti gli aspetti del cammino spirituale. La stessa famiglia di Rumi aveva una lunga tradizione nel riconoscere la bellezza spirituale e la saggezza delle donne. Fu sua nonna, la principessa del Khorasan, ad accendere per prima la scintilla dell’indagine nel padre di Rumi, Bahaeddin Weled. Sotto la sua cura, crebbe fino a diventare il “sultano dei dotti” e una grande luce spirituale nel suo tempo. La madre di Rumi, Mu’mine Hatun, una donna devota e santa, gli era molto cara. Morì poco dopo il matrimonio di Rumi con Gevher Hatun, la figlia di uno dei discepoli più stretti di Bahaeddin. Gevher Hatun era cresciuta accanto a Rumi, ascoltando i discorsi di suo padre. Questa bellissima donna, che era nota per avere il cuore di un angelo, era la madre del sultano Weled, al quale il maestro di Rumi, Shams-i-tabriz, trasmise molti misteri. Nelle sue Conversazioni (Maqalat), lo stesso Shams sottolineava la pari capacità delle donne di essere intime con l’Ineffabile e di “morire prima della morte”.

Gli shaikha Mevlevi hanno spesso guidato sia le donne che gli uomini. Rumi aveva molte discepole donne, e le donne erano anche incoraggiate a partecipare al sema, la cerimonia musicale dei Mevlevi. (Le donne di solito avevano i loro concerti riservati, anche se a volte si esibivano insieme agli uomini.)

Uno dei principali discepoli di Rumi fu Fakhr an-Nisa, conosciuta come “la Rabi’a della sua epoca”. Negli ultimi anni, a sette secoli dalla sua morte, si è deciso di ricostruire la sua tomba. A Shaikh Suleyman Hayati Dede, che allora era il capo spirituale ad interim dell’Ordine Mevlevi, fu chiesto di essere presente quando fu riesumata. In seguito raccontò di come, quando il suo corpo fu scoperto, fosse totalmente intatto e il profumo delle rose riempisse l’aria.

Naturalmente queste donne sono sempre esistite e hanno portato molta luce in questo mondo; Ci si potrebbe chiedere come si possa pensare diversamente. All’interno del sufismo, tuttavia, le donne e gli uomini sono sempre stati rispettati come uguali sul sentiero spirituale. Ci si aspetta che ognuno stabilisca la propria connessione diretta con il divino, e le donne non sono diverse dagli uomini in questa veste.

Rumi parla spesso magnificamente del femminile, presentando la donna come l’esempio più perfetto del potere creativo di Dio sulla terra. Come dice nel Mathnawi, “La donna è un raggio di Dio. Lei non è solo l’amata terrena; Lei è creativa, non creata”.

È proprio questa creatività e capacità di amore e di relazione che si adatta così bene alle donne per il modo sufi di aprirsi alla relazione con il divino. Quando arriviamo a riconoscere la magnificenza della benevola Fonte della Vita, possiamo arrivare a vedere noi stessi in armonia con essa.

Ogni sura (capitolo) del Corano inizia con Bismillah ar-Rahman ar-Rahim, che significa “Nel nome di Dio, il Benefico, il Misericordioso”. Rahman parla della fondamentale beneficenza insita nella natura divina, Rahim della particolare misericordia che si manifesta. Entrambe le parole derivano dalla stessa radice, che è la parola per “grembo”. La misericordia e la benevolenza di Dio sono sempre enfatizzate come più grandi della Sua ira; La generosità e il nutrimento onnicomprensivi del divino sono l’ambiente in cui viviamo.

Come donne, veniamo dal grembo materno e portiamo il grembo materno. Partoriamo i nostri figli dal grembo materno e possiamo ritrovarci a nascere nel grembo dell’Essere.

Maria, la madre di Gesù, è molto venerata nel Sufismo e nell’Islam come esempio di colei che ha continuamente preso rifugio con il divino e si è aperta a ricevere l’ispirazione divina nel grembo del suo essere.

Come donne, abbiamo una grande capacità di pazienza, di nutrimento, di amore.

Un insegnante sufi contemporaneo una volta ha descritto una guida ideale come una che è come una madre, una che è sempre lì, senza pretese, disposta a istruire e a stabilire dei limiti, ma anche disposta a stare sveglia tutta la notte per allattare un bambino sofferente.

Il Sufismo riconosce che la relazione impegnata e la famiglia non sono contrarie alla fioritura della spiritualità, ma piuttosto sono vasi meravigliosi per la maturazione spirituale. La bellezza della collaborazione, dei figli e della famiglia sono grandi benedizioni, che contengono l’ispirazione, l’inspirazione, del divino. Man mano che approfondiamo la nostra capacità di relazione e di fedeltà nella sfera umana, aumentiamo anche la nostra capacità di relazione con Dio.

Dobbiamo stare insieme nella luce. Abbiamo molto da imparare gli uni dagli altri, e il maschio e la femmina hanno bisogno di riconoscersi l’un l’altro in modo da poter arrivare all’equilibrio dentro di noi e creare equilibrio esteriormente nel mondo. Anche gli attributi maschili di forza e determinazione appartengono alle donne; Anche gli attributi femminili della ricettività e della bellezza appartengono agli uomini. Quando guardiamo al divino l’uno nell’altro, incoraggiandoci a vicenda ad elevarci alla pienezza della sua stessa natura divina, ci spingiamo contro i nostri limiti fino a quando non si dissolvono e si dispiega un dono. Mentre impariamo ad assistere al miracolo della creazione, arriva un momento in cui “dovunque guardi, c’è il Volto di Dio; tutto perisce, tranne l’Unico Volto”.

Come dice Rabi’a:

In amore, non esiste nulla tra seno e seno.
La parola nasce dal desiderio,
la vera descrizione dal vero gusto.
Chi assaggia, sa;
Chi spiega, mente.
Come puoi descrivere la vera forma di Qualcosa
alla cui presenza sei cancellato?
E nel tuo essere di chi esisti ancora?
E chi vive come segno per il tuo cammino?

1 – Ibn ‘Arabi, Sufi of Andalusia, tr. R.W.J. Austin (Sherborne, Gloucestershire: Beshara Publications, 1988), pp. 25-26
2 – Javad Nurbakhsh, Sufi Women, tr. Leonard Lewisohn (Londra: Khaniqah-Nimatullahi Publications, 1990), p. 162
3 – Margaret Smith, Rabi’a la mistica e i suoi compagni santi nell’Islam (San Francisco: Rainbow Press, 1977
[1928]), pp. 146, 148
4 – Nurbakhsh, p. 165
5 – Ibid., p. 147
6 – Charles Upton, Doorkeeper of the Heart: Versions of Rabi’a (Putney, VT: Threshold Books, 1988), p. 36

LE DONNE NEL SUFISMO
LE DONNE NEL SUFISMO