PER LA RESTAURAZIONE DEL SACRO ROMANO IMPERO

di Vincenzo Di Maio

Il Sacro Romano Impero è l’Europa dei popoli che emerge gradualmente come il fiore di loto dalla melma, quella stessa melma putrida che l’Unione Europea continuamente genera a discapito delle nazioni e che, come tale, porterà al trionfo della vita sacra e religiosa, la quale oggi verrà regolamentata dai libri sacri delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche che governeranno i giusti in comunità che localmente agiranno per unire i migliori e per poi convergere nelle capitali europee in cui riprendere il potere politico attraverso l’irredenzione rivoluzionaria che porterà ad una nuova Norimberga, che metterà a ferro e fuoco la corruzione, il crimine e la cooptazione del sionismo internazionale.

Stiamo parlando di un Sacro Romano Impero che restaurerà la Tradizione Primordiale, attraverso l’acclamazione di un nuovo imperatore che, attraverso l’ausilio della lotta popolare, sconfiggerà i nemici dei popoli, i nemici dell’umanità e i nemici di Dio, avanzando verso la liberazione di centri nevralgici fondamentali come la città santa di Gerusalemme, oggi dominata dal sionismo ideologico di Israele, nonché simbolo della persecuzione dei palestinesi.

Queste operazioni porteranno ad alleanze con chi realmente dimostra di praticare pace, giustizia e verità nelle proprie nazioni, per la realizzazione di un mondo più equo, giusto e solidale, in armonia con la natura e con l’universo, allo scopo di restaurare infine l’Antico Ordine Planetario fondato sull’amore, per l’integrità etica, morale e spirituale delle genti, un nuovo ordine mondiale dal sapore antico che conquisterà tutti i continenti del mondo e infine il continente antartico di Aramu: l’altare del Sole, dove sorgerà la nuova dinastia del Sole e della Luna, sul nuovo trono di Dio.

Amen

PER LA RESTAURAZIONE DEL SACRO ROMANO IMPERO
PER LA RESTAURAZIONE DEL SACRO ROMANO IMPERO

Israele può garantire la propria sicurezza?

a cura della Redazione

13-11-2025

Israele – In un servizio trasmesso da Kan Channel, un gran numero di residenti israeliani ha svolto attività di spionaggio per conto dell’Iran. Problemi finanziari ed economici sono la causa di questo spionaggio. L’età delle spie è stata determinata tra i 13 e i 74 anni. Alcune erano nate nella Palestina occupata, altre erano entrate in Palestina come immigrati e ricercatori.

Secondo il servizio di Kan Channel, queste persone, giovani e anziani, uomini e donne, provengono da ogni ceto sociale, inclusi ebrei, arabi, laici, ultraortodossi e cittadini comuni.

I rapporti mostrano che l’intelligence iraniana è stata molto accurata e che, attraverso queste persone, l’Iran ha ricevuto informazioni molto precise e importanti da ogni dove. Queste spie hanno fotografato qualsiasi cosa, dai siti militari alle strade pubbliche.

Le confessioni di 38 spie israeliane che lavoravano per le agenzie di intelligence iraniane dimostrano che hanno trasmesso informazioni sensibili ed estremamente importanti per la sicurezza in cambio di denaro. La domanda principale è questa: Israele è in grado di garantire la propria sicurezza?

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Israele può garantire la propria sicurezza?
Israele può garantire la propria sicurezza?

NOI SIAMO CIO’ CHE PENSIAMO

a cura di Giuseppe Aiello

Tutto ciò che siamo è il risultato
di ciò che abbiamo pensato.
È fondato sui nostri pensieri,
ed è fatto dei nostri pensieri.
Gautama Buddha, Dhammapada

“Tu sei ciò che pensi:
i tuoi pensieri costruiscono la tua realtà.
Sii bello nel tuo cuore, e vedrai la bellezza ovunque.”
Rumi

NOI SIAMO CIO' CHE PENSIAMO
NOI SIAMO CIO’ CHE PENSIAMO

LA PERSONALITA’ COME PRODOTTO DELL’IMMAGINAZIONE

a cura di Evano Zaccaron

“Il Testimone unico si riflette, sotto forma di “io sono”, in innumerevoli corpi. La personalità è solo un prodotto dell’immaginazione. Il Sè manifesto è vittima di questa immaginazione. Il prenderti per ciò che non sei è all’origine della tua schiavitù.”

Nisargadatta Maharaj

LA PERSONALITA' COME PRODOTTO DELL'IMMAGINAZIONE
LA PERSONALITA’ COME PRODOTTO DELL’IMMAGINAZIONE

LA SPADA NELLA ROCCIA DI SAN GALGANO

a cura di Tania Perfetti

Sulle colline che circondano Chiusdino, nel cuore della Toscana medievale, sorge la Rotonda di Montesiepi, un edificio essenziale e solenne nella sua geometria perfetta. Al centro della cappella, sotto una teca trasparente, si conserva una spada infissa nella roccia: la lama, corrosa dal tempo, si innalza dal masso come un segno di pietra e metallo che attraversa i secoli. È la spada di San Galgano Guidotti, uno dei simboli religiosi più enigmatici e potenti del Medioevo europeo.

La vita di Galgano ci è nota attraverso la Vita sancti Galgani, redatta pochi anni dopo la sua morte (1181) da un autore anonimo, forse un monaco cistercense. Il testo racconta la metamorfosi di un giovane cavaliere superbo e violento in un eremita penitente. Nato in una famiglia nobile di Chiusdino, Galgano trascorse la giovinezza tra tornei, ambizioni e guerre, finché una visione divina lo spinse a rinunciare alle armi. L’arcangelo Michele, apparendogli, lo invitò a piantare la spada nella terra, trasformandola in una croce. Giunto sul colle di Montesiepi, Galgano obbedì: conficcò la lama in un masso e vi costruì attorno la sua cella eremitica.

Quel gesto, in apparenza semplice, racchiudeva un’intera teologia della rinuncia. La spada, strumento di violenza, veniva trasfigurata in simbolo di pace e di redenzione. Non era un atto di debolezza, ma la più alta espressione di forza spirituale: l’abbandono del potere terreno per accogliere una più profonda investitura divina.

L’oggetto conservato a Montesiepi non è una reliquia posticcia né una creazione leggendaria. Le indagini metallografiche condotte nel 2001 dal CNR e dall’Università di Pavia hanno dimostrato che la lama è effettivamente di produzione tardo-medievale, databile al XII secolo, e che è infissa in un unico blocco di pietra locale, privo di segni di manomissione. Anche i frammenti metallici ritrovati nei pressi della teca, probabilmente staccati da pellegrini o curiosi nel corso dei secoli, risultano compatibili con la lega originaria. La spada, dunque, è autentica nel tempo e nel gesto.

Pochi anni dopo la morte del santo, la fama di Galgano si diffuse rapidamente. Nel 1185 papa Lucio III ne riconobbe la santità e sul luogo del suo eremitaggio sorse la Rotonda di Montesiepi, seguita, più in basso nella valle, dalla grande abbazia cistercense costruita tra il XIII e il XIV secolo. Le rovine dell’abbazia, maestose e prive di tetto, ancora oggi aperte al cielo, custodiscono l’aura di quella conversione cavalleresca che ne ispirò la fondazione.

La forza del mito di Galgano non risiede solo nella sua verità storica, ma soprattutto nella potenza simbolica del gesto. La spada infissa nella pietra segna il confine tra due mondi: la materia e lo spirito, la violenza e la redenzione, la guerra e la pace. È un simbolo che oltrepassa i confini geografici, trovando paralleli nell’iconografia e nella spiritualità bizantina.

In ambiente orientale, la spada possedeva infatti un profondo valore teofanico. Nell’arte bizantina l’Arcangelo Michele è spesso rappresentato con una spada che trafigge il male o che si pianta nella terra al termine della battaglia, a significare la giustizia divina compiuta e la pace ristabilita. Nelle agiografie dei santi militari orientali, Giorgio, Demetrio, Teodoro, ricorrono episodi di deposizione simbolica della spada, spesso dopo una visione celeste. Non è improbabile che, attraverso i monasteri italo-greci, i contatti tra pellegrini e le crociate, queste immagini abbiano trovato eco nella spiritualità toscana del XII secolo.

La spada di San Galgano, quindi, si inserisce in una tradizione che unisce Oriente e Occidente: un gesto di conversione universale, espresso nella lingua del sacro. Ma, a differenza dei santi guerrieri bizantini, Galgano non depone la spada per ordine di un imperatore o per missione militare: la conficca nella roccia come segno di totale resa a Dio, in un atto che unisce l’eroismo del cavaliere e l’umiltà del monaco.

Con il passare dei secoli, la leggenda di Montesiepi entrò in dialogo con quella arturiana, e il tema della “spada nella roccia” si diffuse nei poemi cavallereschi come prova di elezione e di purezza. Tuttavia, la distanza tra le due narrazioni è sostanziale. Nella Materia di Bretagna, la spada è segno di potere e destino regale; a Montesiepi, è simbolo di spoliazione e penitenza. Là la lama si estrae, qui si pianta: un gesto inverso che rovescia il senso della cavalleria, trasformandola da strumento di dominio a via di salvezza.

Le affinità tra Galgano e Artù, tuttavia, non si esauriscono nel parallelismo iconico. Entrambe le figure incarnano un ideale cavalleresco riformato, sospeso tra forza e sacralità. Nella leggenda bretone, estrarre la spada significa essere scelti per regnare; in quella toscana, piantarla nella roccia significa essere scelti per servire. In entrambe le narrazioni la spada è il tramite del sacro, il segno di una chiamata che trascende l’individuo.

È difficile stabilire se la vicenda di Montesiepi abbia influenzato direttamente la tradizione arturiana o se entrambe derivino da archetipi comuni. Quando Galgano morì, nel 1181, la Materia di Bretagna circolava già in forma orale ma non ancora nelle versioni scritte di Chrétien de Troyes, databili alla fine del XII secolo. È dunque possibile che il racconto toscano e quello bretone siano contemporanei, alimentati da una stessa atmosfera spirituale: quella di un’Europa che cercava di conciliare la cavalleria con la santità.

In questo contesto, la figura di San Galgano rappresenta un punto di svolta. È il cavaliere che, anziché estrarre la spada per dominare, la pianta per obbedire; che non riceve un regno, ma ritrova se stesso nella pace. Alcuni studiosi, tra cui Franco Cardini, hanno ipotizzato che la leggenda toscana potesse influire indirettamente sulla diffusione del motivo arturiano, anche grazie alla rete dei monaci cistercensi, presenti sia in Toscana sia nelle regioni della Francia dove prese forma il ciclo bretone.

D’altra parte, il gesto di Galgano, con la spada che si trasforma in croce, trova un’eco lontana nel destino di Artù, che restituisce la sua spada sacra, Excalibur, alle acque da cui era sorta. Due gesti opposti ma complementari, entrambi legati all’idea che il potere dell’arma, per essere autenticamente sacro, debba essere restituito al divino.

Si potrebbe dire che Galgano e Artù rappresentano le due facce di un medesimo archetipo: il cavaliere eletto, l’uno attraverso la rinuncia, l’altro attraverso la conquista. Galgano raggiunge la santità disarmandosi; Artù conquista la regalità armando la propria fede. Ma entrambi, superando la dimensione profana del ferro, fanno della spada un ponte tra l’umano e il divino.

Oggi la spada di Montesiepi continua a suscitare stupore e domande. Alcuni vi vedono l’archetipo della cavalleria cristiana, altri una metafora di pace universale. La sua forza simbolica, tuttavia, risiede nella sua ambivalenza: arma e croce, reliquia e mito, testimonianza materiale e segno spirituale. Come ha scritto Franco Cardini, Galgano è “l’ultimo cavaliere e il primo santo moderno”, colui che trasforma il ferro della guerra in strumento di contemplazione.

Nel silenzio della Rotonda, dove la luce filtra dalle piccole finestre e cade sulla lama incastonata nella pietra, si percepisce ancora la tensione di quel gesto antico: non una leggenda, ma una memoria viva di fede e di rinuncia. La spada nella roccia di San Galgano rimane così una delle più alte sintesi del Medioevo cristiano, un luogo in cui la storia si fa simbolo, e il simbolo, con il tempo, diventa mito.

FONTI E RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI ESSENZIALI

• Vita sancti Galgani, ed. critica in G. Penco (a cura di), Fonti agiografiche toscane del XII secolo, Firenze, Olschki, 1972.

• Franco Cardini, San Galgano: storia, culto e leggenda del cavaliere di Chiusdino, Siena, Cantagalli, 1998.

• Piero Pruneti, La spada nella roccia. Storia e mistero di San Galgano, Firenze, Le Lettere, 2012.

• R. Petrocchi, “La Rotonda di Montesiepi e il simbolismo cavalleresco di San Galgano”, in Studi medievali, XLV (2004), pp. 345-370.

• CNR – Laboratorio di Archeometallurgia, Analisi della spada di Montesiepi, Rapporto tecnico, Pavia, 2001.

• S. Der Nersessian, L’iconografia dell’Arcangelo Michele nell’arte bizantina, Venezia, Istituto Ellenico, 1960.

LA SPADA NELLA ROCCIA DI SAN GALGANO
LA SPADA NELLA ROCCIA DI SAN GALGANO

I PUNTI DI CONVERGENZA SULLA FIGURA DEL MAHDI

di Giuseppe Aiello

Poichè capita spesso che molti mi chiedano la differenza di visione tra Sunniti e Sciiti sulla figura del Mahdi, in estrema sintesi posso dire che i punti di accordo tra i due sono:

(i) che il Mahdi discende dalla ‎progenie del Profeta, sia attraverso Hasan sia attraverso Husain;

(ii) ‎che il suo nome e il nome di suo padre sono gli stessi del Profeta e di ‎suo padre rispettivamente;

(iii) che apparirà alla fine dei tempi; e

(iv) ‎che sarà il leader dei musulmani prima e poi di tutta l’umanità quando Gesù (`Isä b. Maryam) discenderà ‎dal cielo.‎

I PUNTI DI CONVERGENZA SULLA FIGURA DEL MAHDI
I PUNTI DI CONVERGENZA SULLA FIGURA DEL MAHDI

LA DISCESA DELLA GRAZIA

di Luca Rudra Vincenzini

Ho ricevuto śakti-nipāta (discesa della Grazia) dai tre guru del mio lignaggio in diverse occasioni nella mia vita, a partire dal 1982: in sogno, in meditazione e dal vivo, e come me molti altri ricercatori, ergo sono stato fortunato pur non essendo nulla di speciale.

La risposta sul perché esistono esseri umani che raggiungono un livello così alto di coscienza lo si può intuire dalle leggi statistiche: così come esistono tanti esseri di media, bassa e bassissima levatura, Madre Natura a campione elegge creature con un livello di evoluzione psichica superiore.

Tra le tante prove della presenza del lignaggio dietro le mie spalle, una speciale la ebbi una notte tornando a casa in macchina. Ero stanco, dopo un allenamento estenuante in palestra, e procedevo in autostrada sulla carreggiata per il sorpasso, andavo secondo i limiti di velocità imposta, non c’erano tante macchine. Cantavo i miei mantra quando ad un tratto sentii una forza afferrare il mio braccio sinistro ed imporgli un movimento fulmineo verso destra. Sterzai come se avessi dovuto improvvisamente impegnare una rampa d’uscita vista all’ultimo istante. La macchina quasi sbandò, ebbi un’impennata di adrenalina che raddoppiò in una frazione di secondo.

Come mi spostai sulla carreggiata di destra nello stupore, una supercar ribassatissima, arrivata dal buio pesto dietro di me ad una velocità folle che non avrebbe consentito nessuno spazio né di manovra né di frenata, sfrecciò, in un rombo infernale alla mia sinistra, inseguita dalle volanti della polizia. In quell’istante, realizzando l’accadente, ebbi un’altra botta di adrenalina che mi rese frizzante il sangue, seguita da un calore divampante. Visualizzai prima la perla blu e poi i volti dei miei guru, calmi e distaccati, che mi guardavano con premura paterna, come a dire:”sei sotto la nostra ala protettrice…”.

Prendete rifugio nei Siddha

siddhaṃ śaraṇaṃ gacchāmi

LA DISCESA DELLA GRAZIA
LA DISCESA DELLA GRAZIA

IL TRAMONTO DELLA VECCHIA REALTA’ E LA NASCITA DELLA NUOVA TERRA

di Stefano Bernacchi

Ciò che percepiamo oggi non è il proseguimento del vecchio mondo, ma la sua eco: una proiezione residua che lentamente si dissolve. La linea temporale della realtà tridimensionale, quella basata sulla densità e sulla separazione, è già crollata. Le strutture che un tempo la sostenevano non sono più ancorate alla rete cosmica, e ciò che resta è soltanto un ponte temporaneo — una realtà di transizione.

Questa dimensione-ponte esiste per permettere a ciascuno di noi di adattarsi al nuovo livello di coscienza. Non è un errore, né un collasso casuale: è un processo di risveglio. Il vecchio sistema, costruito su potere, manipolazione e paura, non poteva sopravvivere in un campo vibrazionale che ora risuona su frequenze più elevate. Le fondamenta della terza dimensione si sono dissolte, e con esse tutto ciò che si reggeva sull’illusione del controllo.

Come nel film Matrix, l’umanità sta iniziando a intravedere la natura della propria prigione invisibile. La “matrice” non è fatta di fili o macchine, ma di pensieri, abitudini, paure e programmi collettivi che per secoli hanno definito ciò che credevamo reale. Molti scelgono ancora la “pillola blu” — la sicurezza dell’illusione — ma sempre più anime sentono la chiamata della “pillola rossa”: la verità che libera, anche se inizialmente sconvolge.

Il risveglio non consiste nel fuggire dal mondo, ma nel vederlo per ciò che è: un sogno condiviso che possiamo riscrivere da dentro.

Ecco perché assistiamo al crollo dei sistemi che un tempo sembravano indistruttibili: governi che si disgregano, economie che si destabilizzano, media che perdono la capacità di guidare la percezione collettiva. L’inganno non trova più terreno fertile. Le maschere cadono, e la verità — quella che era rimasta celata sotto strati di apparenze — emerge con forza.

Molti cercano ancora di trattenere ciò che sta svanendo: lavori, relazioni, convinzioni o ruoli che non risuonano più con le nuove frequenze. Ma ciò che non vibra in armonia con la nuova energia non può restare. Persone e situazioni si allontanano spontaneamente, e questo non è un errore: è il naturale riallineamento dell’anima.

Non siamo qui per riparare il vecchio mondo, ma per dare forma a quello nuovo.

Proprio come Neo, siamo chiamati a ricordare chi siamo veramente: non semplici comparse in un sistema, ma esseri di luce capaci di creare realtà. La libertà non si conquista con la lotta, ma con la consapevolezza.

Quando riconosci che la “matrice” è solo un riflesso del pensiero collettivo, puoi scegliere di non alimentarla più.

Abbiamo scelto di incarnarci in questo momento di trasformazione planetaria, sapendo che la struttura 3D si sarebbe dissolta. Il nostro compito è mantenere la luce, radicare la pace e aprire la via a una coscienza più ampia.

I segni del cambiamento diventeranno sempre più evidenti: eventi sincronici, manifestazioni improvvise, incontri con anime affini che “ricordano”. La Nuova Terra non è un sogno lontano — esiste già, vibra attorno a noi. Stiamo solo attraversando le ultime ombre che separano la mente dal cuore, l’illusione dalla verità.

Non si tratta di una fine, ma di un inizio maestoso.

Un nuovo ciclo sta nascendo, fondato sull’amore, sull’unità e sulla consapevolezza.

La nuova realtà è già qui — e tu ne sei parte attiva.

Come dice Morpheus in Matrix:

> “Io posso solo mostrarti la porta. Sei tu quello che deve attraversarla.”

E ora quella porta è davanti a noi tutti.

IL TRAMONTO DELLA VECCHIA REALTA' E LA NASCITA DELLA NUOVA TERRA
IL TRAMONTO DELLA VECCHIA REALTA’ E LA NASCITA DELLA NUOVA TERRA

SUDAN: LA CRISI ESPLOSIVA E IL RUOLO DELL’ASSE USA-ISRAELE

di Hanieh Tarkian

La guerra civile in Sudan, iniziata nell’aprile 2023, è rapidamente degenerata da una lotta interna per il potere tra l’Esercito Sudanese (SAF) guidato dal Generale Al-Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) guidate da Hemeti, in una complessa competizione geopolitica internazionale.

Le Poste in Gioco: Oro e Mar Rosso

Il Sudan è un territorio di cruciale importanza geostrategica.

* Mar Rosso: La sua posizione costiera sul Mar Rosso lo rende vitale per le rotte commerciali e la sicurezza energetica globale (circa il 10% del commercio marittimo mondiale passa di lì).

* Risorse: Il Sudan possiede ricche risorse, in particolare l’oro. Il controllo delle risorse aurifere è una fonte primaria di finanziamento per entrambi i belligeranti.

Le Cause del Conflitto e la Disintegrazione

Il conflitto è stato innescato dalla disputa sull’integrazione delle RSF (forze paramilitari) nell’esercito regolare. Hemeti chiedeva un periodo di integrazione di dieci anni, mentre Burhan ne pretendeva due, portando all’escalation delle ostilità.

L’obiettivo finale è la disintegrazione del Sudan in cinque parti da parte del piano occidentale e sionista. Israele, che già aveva avuto un ruolo nella separazione del Sud Sudan nel 2011, continua a espandere la sua influenza.

Attori Esterni e Loro Interessi

La crisi è un “microcosmo” di un nuovo ordine mondiale, con potenze regionali e internazionali che perseguono i propri interessi.

Sostenitori delle RSF (Hemeti): Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono il principale sponsor. I loro obiettivi includono l’accesso strategico ai porti del Mar Rosso per la loro rete logistica globale, il contrasto ai movimenti vicini ai Fratelli Musulmani, e lo sfruttamento delle risorse naturali, specialmente l’oro. A questo asse si uniscono Stati Uniti, Israele, Regno Unito e Francia.

Sostenitori della SAF (Burhan): L’esercito riceve supporto, talvolta indiretto, da Egitto, Turchia e, più recentemente, Iran e Russia. L’Iran sostiene il governo legittimo (SAF) per la stabilità e la sicurezza in Sudan.

Sviluppi Recenti: La Caduta di Al-Fashir

Un punto di svolta critico è stata la caduta di Al-Fashir (capitale del Darfur settentrionale) nell’ottobre/novembre 2025.

* Al-Fashir era l’ultima roccaforte dell’esercito nelle cinque province del Darfur.

* La sua caduta consolida il controllo delle RSF sul Darfur, garantendo loro un punto d’appoggio per un potenziale governo parallelo e aumentando il rischio di ulteriore disgregazione del paese.

* Sono stati segnalati massacri di massa e pulizia etnica contro le comunità non arabe in seguito alla presa della città.

Conclusioni

Il Sudan è ora effettivamente diviso geograficamente: l’Est e il Nord sono sotto il controllo dell’esercito (SAF), mentre l’Ovest è sotto il controllo delle RSF. Il conflitto è guidato da fattori esterni e dalla competizione tra potenze, e non mostra un orizzonte chiaro.

(Fonte sepahnews)

SUDAN: LA CRISI ESPLOSIVA E IL RUOLO DELL'ASSE USA-ISRAELE
SUDAN: LA CRISI ESPLOSIVA E IL RUOLO DELL’ASSE USA-ISRAELE