Il dipinto che raffigura un anonimo uomo moderno, vestito con shorts, scarpe da ginnastica e polo bianca, collocato al centro di un ambiente ispirato agli affreschi pompeiani — e sovrastato, nel timpano, da un improbabile hot dog fluttuante tra le nubi — sembra a prima vista una provocazione ironica. In realtà, osservato con rigore filosofico, esso offre una delle metafore visive più acute e pertinenti della critica platonica alla democrazia.
Platone, nella Repubblica, non condanna semplicemente i difetti occasionali della democrazia ateniese: egli denuncia la dissoluzione dell’ordine politico e spirituale quando tutto è rimesso al giudizio della moltitudine. La sua diagnosi parte sempre dal medesimo principio: nel governo del popolo, l’opinione prende il posto della conoscenza, e ciò che domina non è il Bene, ma il desiderio mutevole della massa.
Il dipinto che abbiamo davanti mette in scena proprio questa frattura tra due mondi:
da un lato la forma classica, l’armonia, il mito, la bellezza rituale;
dall’altro la trivialità dell’uomo moderno, incapace perfino di comprendere ciò che osserva.
Le figure pompeiane sulle pareti — ieratiche, misurate, inserite in un linguaggio simbolico coerente — rappresentano il mondo antico, quello che Platone considerava ancora in contatto con l’ordine del Bello e del Bene. Esse incarnano una civiltà che riconosceva la gerarchia, la misura, la verticalità dei valori: ciò che la democrazia, nel suo stadio degenerato, dissolve completamente.
Al centro della scena, invece, l’uomo moderno vaga disorientato. Non è un cittadino della polis, ma un turista: figura perfetta della coscienza democratica, che crede di essere libera mentre è semplicemente priva di orientamento. Non comprende il linguaggio delle immagini che lo circondano, non sa leggere i simboli, non partecipa al mondo che osserva. È lo spettatore della tradizione, non il suo erede. La sua presenza è la rappresentazione plastica dell’uomo democratico di cui Platone diffida: un individuo sciolto da ogni legame formativo, privo di paideia, educato non alla virtù ma al consumo.
E proprio il consumo domina il timpano: là dove, in un tempio antico, si sarebbe collocato un simbolo sacro, un dio, un mito, appare invece un hot dog sospeso tra le nubi. Questa immagine volutamente ridicola non è semplicemente ironica: è una denuncia metafisica. Il luogo del sacro è stato profanato dal banale; l’altare delle Idee è stato occupato dall’oggetto più anonimo, più ripetibile, più quantitativo della modernità.
È la tirannia della quantità che rimpiazza la qualità, secondo il principio che Platone pone alla radice della degenerazione democratica.
Ciò che la moltitudine desidera diventa ciò che è degno di stare nel luogo del divino.
La democrazia platonica culmina sempre in questo: nella sostituzione del valore con il gusto, della forma con il bisogno, della verità con la percezione. L’hot dog nel triangolo sacro è l’emblema perfetto della città democratica che Platone disprezza: un luogo in cui tutto si equivale e nulla ha più valore, perché non esiste più un criterio di giudizio superiore alla folla.
Il contrasto tra la classicità degli affreschi e l’uomo in bermuda è dunque più che una battuta visiva. È la rappresentazione del dramma platonico: la frattura irreparabile tra un mondo fondato sul Bene e un mondo fondato sulla quantità. L’uomo moderno si crede libero perché può muoversi, guardare, consumare; ma Platone vede la sua libertà come la peggiore delle schiavitù: quella dell’ignoranza, dell’opinione, del capriccio. Egli non è padrone della sua anima, e quindi non può essere cittadino della città giusta.
Questo dipinto, nella sua ironia, conferma l’intuizione di Platone:
quando la democrazia dissolve ogni gerarchia, non resta che un individuo disorientato in un tempio vuoto, e al posto del dio — un hot dog.
~ MP~
Il quadro raffigurato è un’opera di Joy Liberman, dal titolo “ Still a Mystery” realizzata nel 2001 in collezione privata
Ammonite quelle [le donne] di cui temete l’insubordinazione, lasciatele sole nei loro letti, battetele (idribuhunna).
Se poi vi obbediscono, non fate più nulla contro di esse. Allah è altissimo, grande.
La radice araba ḍ-r-b della parola idribuhunna ha molti significati
– “colpire”
– “allontanare”,
– “separare”,
– “(far) partire”, “
– “dare l’esempio”
Per questo motivo alcuni intendono idribūhunna come “battetele”, altri invece traducono come “allontanatele”, “separatevi da loro”.
Ibn ʿArabī illustra il significato simbolico ed esoterico del versetto, ossia il rapporto tra l’uomo (lo spirito, rūḥ) e la donna (l’anima).
Quando l’anima “disobbedisce”, cioè devia dalla verità, il versetto indica tre livelli di disciplina spirituale:
– “ammonire” → richiamare la propria anima mediante consapevolezza;
– “separarsi nei letti” → distaccare il cuore dai desideri inferiori;
– idribūhunna , “colpire” la nafs con un esempio, un atto che interrompa il suo errore.
Spesso si completa l’interpretazione del versetto facendo riferimento all’hadith del miswak (sorta di spazzolino per purificare i denti)
Lo hadīth del miswak è riportato in varie raccolte minori ed è considerato “debole”, a ogni modo è:
«…e se devono essere “colpite”, allora ghayr mubarraḥ» (cioè non violentemente, non che lasci segni, e alcune versioni aggiungono: “come con un miswāk”).
Il “miswāk”, essendo un bastoncino per pulire/purificare i denti, non sarebbe stato scelto a caso, ma appunto come simbolo della purificazione, quindi colpire con un miswāk = correggere la propria nafs con un gesto minimo, delicato, purificatorio.
“Se le società occidentali non sono capaci di conservare o di suscitare dei valori intellettuali e morali abbastanza forti da attirare delle persone venute dall’esterno e far sì che esse desiderino adottarli, allora probabilmente, c’è motivo per allarmarsi.”
L’eurodeputato lussemburghese Fernand Kartheiser ha scritto una lettera chiedendo all’Alto rappresentante dell’UE Kaja Kallas di ripristinare il dialogo politico con la Russia e di abbandonare i piani per l’integrazione militare dell’Ucraina nell’UE. Il deputato ha osservato che, in seguito alla sua recente visita in Russia, ha formulato otto punti, la cui osservanza “potrebbe contribuire a una vera pace in Ucraina”. L’UE deve avviare immediatamente un dialogo con la Russia. Non c’è dubbio che la Russia sia aperta a tale dialogo. La militarizzazione dell’UE complicherà significativamente la futura adesione dell’Ucraina all’UE. L’Ucraina non dovrebbe quindi essere coinvolta nei programmi di natura militare dell’UE”, ha affermato Kartheiser. Ha inoltre sottolineato la necessità di combattere il nazionalismo radicale, adottare un approccio più pragmatico alle questioni di integrità territoriale, raggiungere accordi realistici sulla sicurezza dell’Ucraina, preparare la ricostruzione postbellica del Paese e perseguire una diplomazia volta a ridurre l’escalation del conflitto armato. Ricordiamo che in precedenza Kaja Kallas era intervenuta in una conferenza stampa a Berlino ha affermato sui vantaggi derivanti dal proseguire le operazioni militari contro la Russia.
L’EURODEPUTATO CHE CHIEDE A KALLAS DI RIPRISTINARE IL DIALOGO CON LA RUSSIA
Lascia che ti presenti uno dei miei eroi d’infanzia. Yue Fei (1103-1142)* è stato un generale della dinastia Song che ha guidato le guerre contro la dinastia Jin guidata da Jurchen. Finché comandava le truppe, il nemico non poteva prevalere. Così i Jurchen corrompono il cancelliere Song, Qin Hui (1091-1155).
Secondo la leggenda, Qin Hui sapeva che gli artisti marziali avrebbero protetto Yue Fei e intercettato qualsiasi falso comando. Ha astutamente inviato dodici medaglioni d’oro per richiamare Yue Fei. Gli eroi marziali ne hanno intercettati undici. Uno è passato.
Vedendo il sigillo dell’imperatore, Yue Fei tornò alla capitale. Sapeva che era una trappola, ma aveva giurato di obbedire al comando reale. Una volta tornato, Qin Hui, sua moglie, Lady Wang e altri organizzarono l’esecuzione di Yue Fei (e suo figlio) in prigione.
Il popolo odiava Qin Hui e Lady Wang così tanto che ne fecero delle effigi inginocchiate alla tomba di Yue Fei. Ma per anni, la gente ha tolto l’odio colpendo, sputando e urinando sulle figure. Le statue erano talmente danneggiate che dovevano essere sostituite con quelle di ferro. Anche quelli sono stati danneggiati.
Sono stato alla tomba di Yue Fei a Hangzhou. Yue Fei era un grande calligrafo, quindi la sua calligrafia elettrica è stata conservata sui muri. Le statue di Qin Hui, Lady Wang e altri cospiratori sono ancora lì, dietro le sbarre per evitare che vengano ulteriormente danneggiate.
A proposito, se avete mai fatto colazione cinese con porridge di riso, avreste mangiato ciambelle cinesi. Hanno avuto origine come effigi dei due villi. Mi hanno detto che anche distruggere le statue non bastava. Il popolo odiava così tanto la coppia che facevano statuette di pasta da bollire nell’olio.
Il messaggio per me da ragazzo era chiaro: essere come Yue Fei, un vero studioso, guerriero e patriota invece che il spregevole cancelliere e sua moglie. E le generazioni concordano: vale la pena lottare per la virtù.
Rispetto al piano di pace stipulato tra Russia e Stati Uniti non fa per niente piacere l’idea che l’America, alla fine di questa carneficina da essa stessa provocata, guadagnerebbe una montagna di denaro più una vera e propria colonia totalmente dipendente dal sostegno americano, ovvero quell’Ucraina che invece era uno stato sovrano prima dell’ascesa al potere dei banderisti.
Al netto di ciò, due dati politici mi paiono però indiscutibili:
1) Il riconoscimento americano di Crimea e Donbass come territori russi, la fine dell’espansione a Est della NATO, il ritorno nel G8 e la (graduale) fine delle sanzioni, rappresenterebbero per la Russia una vittoria evidente.
2) Considerati i due obiettivi per cui l’Occidente ha innescato questa guerra, possiamo dire che uno sia stato raggiunto (bloccare la nuova ostpolitik della Germania), mentre l’altro (far collassare la Russia dall’interno e poi suddividerla in tanti stati diversi) si è risolto in un completo fallimento.
Pertanto, assai più di Zelenski, coloro che in caso di ratifica di questo piano di pace uscirebbero da questa vicenda rovinosamente sconfitti, portano i nomi di Gran Bretagna, Commissione Europea, asse Dem-Neocon degli Stati Uniti, nonché leadership politiche dei paesi baltici, della Germania e della Francia.
Riguardo alla Gran Bretagna – soggetto che ha tirato le fila politico-militari del conflitto e avviato per prima ogni fase di escalation, dal 2014 a oggi, assai più degli Stati Uniti – la domanda che si pone è come e perché essa dovrebbe accettare di mollare la spugna.
E’ vero che si tratta di un paese che sta collassando dal punto di vista sia economico-produttivo che della coesione sociale interna ma forse, anche per questo, Starmer, Johnson e soci non possono permettersi di uscire fuori da questa vicenda dicendo semplicemente: “vabbè, ci abbiamo provato, sarà per un’altra volta”.
La Gran Bretagna, da questa guerra, ha ottenuto due conquiste geopolitiche rilevanti: a) il comando di una struttura militare internazionale – la Joint Expeditionary Force – parallela alla NATO e sottoposta a minori vincoli; b) l’estensione della propria influenza geopolitica ai paesi baltici, che oggi agiscono sulla base degli ordini impartiti da Londra. Con la fine della guerra russo-ucraina, ebbene, cosa rimarrebbe di tali risultati ch’erano allo svolgimento delle ostilità strettamente collegati?
Pensare dunque che un paese come la Gran Bretagna – che da sempre ma ancor più in tempi recenti agisce da stato-canaglia ovvero come una centrale terroristica – possa accettare senza reagire una così plateale sconfitta, mi pare difficile da ipotizzare.
Questo significa che il percorso verso la pace è tutt’altro che certo.
di Riccardo Paccosi
PIANO DI PACE RUSSIA-STATI UNITI: PERCHE’ MAI LA GRAN BRETAGNA DOVREBBE ACCETTARE LA PROPRIA SCONFITTA?
Al netto della vicenda “famiglia nel bosco” possiamo capire che:
– Viviamo in uno stato di matrice comunista che si appropria della prole a seconda dei parametri da se stesso imposti, infischiandosene della legge naturale e dei veri diritti dei bambini e delle famiglie nella scelta educativa.
– Appena esci dai canoni imposti dalle élite globalista, varcando la soglia del recinto della dittatura ideologica, ti ritrovi i cani da caccia alle calcagne che non vedono l’ora di farti a pezzi.
– Ci scassano i maroni col green, ci mettono i tappi attaccati alle bottiglie, ci vietano l’utilizzo di macchine a diesel e benzina, di combustibile fossile, ci impongono le pale eoliche, minacciano multe oltre che farci sentire in colpa per via dell’inquinamento procurato dall’uomo parassita, ma quando qualcuno va a vivere il green sul serio, non va bene, addirittura trovano inadatta e folle una famiglia che vive secondo un modello più che sostenibile, sia in termini ecologici che intellettuali.
Lo abbiamo visto con il covid, lo abbiamo sperimentato con la narrazione delle ultime guerre in corso, siamo in un’enorme gabbia dalla quale se vuoi uscire devi pagare caro il tuo gesto, loro non ti lasceranno mai in pace perché temono di perdere le fondamenta sulle quali poggiano perché esse sono i popoli, quelli che se si svegliassero in massa li farebbero cadere nel baratro.
Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 Novembre 2025.
Con Valentina Ferranti, antropologa, abbiamo parlato dell’etnocentrismo che si cela dietro i provvedimenti ostili della politica americana verso il Sud del mondo e di come questo sentimento cerchi di insidiarsi nel nostro vivere quotidiano.
Videoconferenza del canale YouTube PROGETTO RAZZIA, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 novembre 2025.
Negli ultimi giorni uno scrittore italiano ha pubblicato un post lamentando di non riuscire a vivere di scrittura e concludendo che “l’Italia ha un problema con la cultura”. In questo video provo a smontare, punto per punto, questa tesi — che non è solo sbagliata: è classista, confusa e fondata su un’enorme illusione culturale. Parliamo di: perché la missione personale non è un mestiere perché il mercato culturale non ti deve nulla il mito novecentesco dell’“intellettuale mantenuto” il classismo rovesciato dei “compensi da colf” la fine dell’idea che cultura = reddito garantito Kafka, Pessoa… e la realtà del lavoro culturale Il punto non è attaccare uno scrittore, ma aprire un discorso politico serio: la cultura non è un sacrario né un diritto salariale. È un ecosistema competitivo. E se succede che Kafka faceva l’impiegato e Pessoa il contabile… beh, forse il problema non è “l’Italia”.
Si afferma che nel matrimonio islamico dal punto di vista strettamente giuridico, la donna può rifiutare tutto (*cucinare, lavare i piatti, pulire casa…persino allattare l’eventuale figlio…ma non può rifiutare un rapporto sessuale senza un motivo valido (malattia, mestruazioni ecc.)
Ciò è da alcuni ritenuto, nel concreto, una sorta di legittimazione soft dello stupro.
Vediamo in dettaglio la questione, senza ipocrisie e anche senza polemiche antislamiche provocatorie.
La questione per cui “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale” non compare nel Corano e non esiste come norma testuale univoca nella sunnah.
È invece una “deduzione giuridica” (fiqh) sviluppata da alcuni giuristi medievali, che interpretarono i versetti e gli hadith sulla “nushūz” (discordia coniugale) e sui “diritti reciproci” dei coniugi.
Oggi questa interpretazione è molto discussa, e molti studiosi contemporanei la respingono apertamente, insistendo sul consenso.
Corano Versetto 2:223:
“Le vostre mogli sono un campo per voi; venite dunque al vostro campo come volete…”
Alcuni giuristi classici interpretarono questo versetto come base per un “diritto del marito all’accesso sessuale”, insieme all’obbligo della moglie di non respingere senza giusto motivo.
Tuttavia:
* Il versetto sembra parlare in modo metaforico di “fertilità” non di coercizione.
* Non contiene un comando, ma una “permissività rivolta agli uomini”, non un dovere verso le donne.
* Molti esegeti moderni lo considerano non applicabile a questioni di obbligatorietà.
Versetto 4:34:
“…Le donne virtuose sono devote e custodiscono ciò che Allah vuole sia custodito. Quanto a quelle di cui temete la nushūz…”*
La parola nushūz fu interpretata da molti giuristi come “disobbedienza” in ambito coniugale, anche di tipo sessuale.
Da qui l’idea che il rifiuto ingiustificato possa costituire “nushūz”.
Interpretazioni diverse notano però che:
* “Nushūz” significa letteralmente “insolenza, rottura dell’armonia”, non specificamente rifiuto sessuale.
* Lo stesso termine è usato per gli “uomini” (4:128), provando che non si tratta di un obbligo sessuale unilaterale.
Versetti sul matrimonio come sakīnah, misericordia e affetto** (30:21)
Molti giuristii ritengono che questi principi prevalgano e siano incompatibili con qualsiasi obbligo sessuale non consensuale.
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Nella **Sunnah**
Il fondamento più citato dai giuristi classici è un hadith riportato in varie raccolte (Bukhari, Muslim, ecc.):
Hadith del “non rifiutare il marito”
> “Se un uomo chiama la moglie al letto e lei rifiuta, e lui passa la notte adirato, gli angeli la maledicono fino al mattino.”
Interpretazioni classiche:
* Visto come segno che la moglie “non deve rifiutare senza motivo”.
Interpretazioni contemporanee:
* Il hadith descrive un contesto sociale particolare, non stabilisce un obbligo coercitivo.
* La “maledizione degli angeli” è intesa come riprovazione morale in caso di danno relazionale, non come un comando giuridico.
* Molti studiosi sottolineano che il Profeta proibì esplicitamente qualsiasi forma di coercizione, anche nelle relazioni intime.
Hadith della reciprocità:
“In verità, i vostri corpi hanno un diritto su di voi…” (Bukhari)
Alcuni giuristi moderni usano questo e altri hadith per sostenere che anche la donna ha diritto a rapporti soddisfacenti e consensuali, quindi l’obbligo non può essere unilaterale.
—
Come le scuole giuridiche classiche hanno interpretato questi testi
—-Hanafiti—
* La moglie ha l’obbligo di “tamkīn” (cooperazione coniugale), interpretato anche come disponibilità sessuale, ma il marito deve garantirle mantenimento (*nafaqa*) e rispetto.
* Il rifiuto è permesso per motivi legittimi (malattia, digiuno obbligatorio, mestruazioni, ecc.).
—-Malikiti—
* Enfasi sulla nushūz: il rifiuto ingiustificato può essere segno di rottura del contratto.
* Tuttavia riconoscono ampiamente la possibilità di rifiuto per danno o mancanza di equità.
—–Shafi‘iti e Hanbaliti—-
* Simile: “dovere” condizionato dal comportamento equo del marito.
* Alcuni testi medievali parlano in modo molto restrittivo, ma altri giuristi specificano che ogni atto sessuale richiede **assenza di danno e condizioni appropriate**.
Importante: nessuna scuola autorizza la coercizione violenta; parlano invece di “diritti e doveri”, interpretati socialmente.
—
Posizione di molti studiosi musulmani contemporanei**
La maggioranza degli studiosi moderni (accademici e parte dei mufti) sostiene che:
* Il matrimonio islamico è un contratto basato su “mutuo consenso continuo”.
* Non esiste nel Corano o nella sunnah alcuna base per un “obbligo sessuale” che annulli il diritto della donna al rifiuto.
* Qualsiasi rapporto senza consenso è illecito (ḥarām) e contrario ai principi generali di dignità e misericordia.
* I testi classici vanno letti nel loro contesto sociale, non come norme immutabili.
—in sintesi
La norma che “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale” non è coranica né profetica, bensì:
* è una formulazione semplificata della dottrina medievale sul *tamkīn*,
* basata su interpretazioni specifiche di 2:223, 4:34 e alcuni hadith,
* oggi largamente reinterpretata o respinta.
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In ambito sciita (imamita / jaʿfarita) non esiste una norma testuale che dica esplicitamente “la donna può rifiutare tutto tranne il rapporto sessuale”.
Tuttavia, anche nel fiqh sciita classico esiste il concetto di **tamkīn** (تَمْكِين), che ha dato luogo a interpretazioni simili — ma non identiche — a quelle sunnite.
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1. Il concetto di tamkīn nel fiqh sciita
Nel diritto sciita, il matrimonio è un contratto bilaterale che genera due obblighi principali:
### **a. Obbligo del marito: mantenimento (nafaqa)**
Il marito deve provvedere a:
* vitto,
* alloggio,
* abiti,
* cure mediche,
* sicurezza.
Questo obbligo è fondato sia sul Corano sia sugli hadith (ad es. *al-Kulaynī, al-Kāfī*).
**b. Obbligo della moglie: tamkīn**
Tradizionalmente definito come:
* **disponibilità coniugale generale**,
* compresa la **relazione sessuale**, salvo motivi legittimi.
**Ma: la dottrina sciita distingue fra **tamkīn generale** e **tamkīn particolare**:
* *Tamkīn generale*: vivere con il marito nella casa coniugale, non uscire senza permesso (interpretazione classica, oggi contestata).
* *Tamkīn particolare*: la disponibilità ai rapporti sessuali, ma **non in forma coercitiva** e solo in condizioni specifiche.
Il tamkīn è la condizione giuridica per il mantenimento obbligatorio.
Se il marito viola i suoi obblighi (maltrattamenti, mancato mantenimento, condizioni umilianti), **la moglie ha il diritto di rifiutare**.
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# 2. **Fonti sciite utilizzate dai giuristi classici**
## **Corano**
Come nelle scuole sunnite, non esiste un versetto che imponga un obbligo sessuale unilaterale.
I giuristi sciiti fanno riferimento agli stessi passi:
### **4:34 – “Gli uomini sono i responsabili (qawwāmūn) delle donne…”**
Interpretazione sciita classica:
* Il termine *qawwāmūn* implica **responsabilità finanziaria**, non superiorità ontologica.
* Il “timore di nushūz” può includere anche il rifiuto coniugale *senza giusta causa*.
Interpretazioni moderne sciite (S. Muhammad Husayn Fadlallah, Mutahharī, Haeri, Sanei):
* Il versetto non istituisce alcun obbligo sessuale unilaterale.
* Il “nushūz” è una **rottura dell’armonia** da parte di entrambi, non un obbligo corporale.
### **2:187 e 30:21**
Usati dai contemporanei per sottolineare la dimensione di:
* affetto,
* tranquillità,
* consenso.
—
# 3. **Hadith nella tradizione sciita**
Gli imam trasmettono una tradizione parallela a quella sunnita.
### **a. Hadith sugli angeli che ‘maledicono’ la donna che rifiuta**
Ci sono versioni sciite simili in *al-Kāfī*, *Wasāʾil al-Shīʿa*, ecc.
Interpretazione classica:
* Rifiuto “ingiustificato” è moralmente riprovevole.
Interpretazione contemporanea sciita:
* Gli imam parlano nel contesto di un **matrimonio armonioso**, non di coercizione.
* La “maledizione” è metaforica, non giuridica.
* Usata per scoraggiare l’uso del sesso come arma relazionale, non per imporre sottomissione.
### **b. Hadith sulla reciprocità del diritto sessuale**
Gli imam affermano anche:
> “La donna ha sul marito un diritto così come il marito ha un diritto su di lei.”
> (Al-Kāfī, Kitāb al-Nikāḥ)
Molti giuristi ne deducono che **la reciprocità è un principio fondamentale**.
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# 4. **Differenze importanti rispetto al fiqh sunnita**
### 1. **Il marito non può costringere fisicamente la moglie**
I giuristi sciiti sono generalmente più espliciti nel proibire la coercizione diretta.
Strategia giuridica classica:
* la moglie che rifiuta senza motivo perde temporaneamente il diritto al mantenimento,
* ma **resta illecita qualsiasi forma di costrizione fisica**.
### 2. **Il diritto della donna al piacere sessuale è enfatizzato**
Numerosi testi sciiti sottolineano il dovere del marito di:
* soddisfare la moglie,
* non trascurarla sessualmente,
* non avere rapporti dannosi o degradanti.
### 3. **La moglie può rifiutare se il marito non assicura un ambiente sicuro e rispettoso**
Questa clausola è **ampiamente riconosciuta** nei testi jaʿfariti.
### 4. **Se il marito viola i suoi obblighi, la moglie può chiedere la risoluzione del matrimonio (faskh)**
A differenza di alcune posizioni sunnite classiche, la tradizione sciita permette un ricorso più agevole.
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# 5. **Gli studiosi sciiti contemporanei**
Le figure più riformiste (Fadlallah, Sanei, Shams al-Din, Haeri) sostengono:
* Non esiste alcun obbligo sessuale non consensuale.
* Il matrimonio è un contratto di **mutua soddisfazione e rispetto**.
* Il tamkīn non può essere letto come “disponibilità corporea automatica”.
* I testi problematici devono essere interpretati alla luce dei principi generali (*ʿadl*, *rahma*, *karāma*).
Molti dicono esplicitamente:
> **Qualsiasi rapporto senza consenso è ḥarām**.
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*Sintesi finale*
Nel fiqh sciita:
* L’idea che la donna sia obbligata al rapporto sessuale deriva dal concetto di **tamkīn**, non da un testo rivelato.
* È sempre condizionato da **rispetto**, **sicurezza**, **mantenimento**, **assenza di danno** e **reciprocità**.
* Corano e sunnah non stabiliscono un obbligo sessuale unilaterale; i giuristi lo deducono interpretando hadith e norme sul mantenimento.
* Le letture contemporanee sciite negano qualsiasi obbligo sessuale privo di consenso.