Gaza: Perché è un genocidio?

a cura della Redazione

02-08-2024

Per evidenziare la vile complicità dei media occidentali sulle atrocità del regime israeliano a Gaza, elenchiamo una serie di crimini che, in maniera chiara ed evidente, attestano che a Gaza si sta consumando un genocidio.

Perché è un genocidio la guerra israeliana a Gaza

Prende di mira gli innocenti: gli attacchi aerei israeliani prendono di mira e uccidono deliberatamente bambini, donne e civili.

  • Distruzione: Israele bombarda isolati residenziali, palazzi e case vengono fatte saltare in aria.
  • Attacco all’istruzione: il 70% delle scuole dell’Unrwa è stato preso di mira.
  • Le esecuzioni sul campo vengono eseguite nella più totale impunità.
  • Israele usa la fame come arma.
  • Sfollamento forzato: i civili vengono sfollati con la forza dalle loro case.
  • Gli ospedali vengono distrutti e bruciati; i team medici vengono uccisi.
  • Israele ha preso di mira siti architettonici e storici.
  • Israele bombarda e commette massacri all’interno di moschee e chiese.
  • Vengono dissotterrate tombe e rubati i corpi dei martiri.
  • Israele ha imprigionato migliaia di civili e ne ha torturati a morte decine.
  • Israele commette massacri in zone che sostiene siano zone sicure.
  • 300 giorni di genocidio a Gaza: 40mila palestinesi sono stati uccisi e oltre 90.500 feriti negli attacchi israeliani.
  • Il genocidio continua…

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza: Perché è un genocidio?
Gaza: Perché è un genocidio?

L’AUTONOMIA PRIMORDIALE

di Vincenzo Di Maio

Indipendentemente dalla riforma dell’attuale governo Meloni, una riforma costituzionale sulla autonomia delle regioni dovrebbe basarsi sul modello Alto Adige, un Sudtirolo che dimostra al resto d’Italia quanto sia importante l’autogoverno delle proprie terre e comunità, al fine di preservare e di valorizzare l’identità dell’area costruendo una coesione sociale che costituisce il fondamento dello sviluppo locale autocentrato sulle risorse umane, finanziarie e naturali del territorio e sulla base degli aiuti nazionali rivolti a tale fine, riscontrando da vicino un collante di coesione sociale tra comunità locali e comunità locali, come tra società municipali e società municipali, nonché tra province e province nell’ottica di una impostazione verticale dell’intera regione nazionale, proprio come avviene anche nell’interesse dell’intera regione italiana del Trentino Alto Adige.

Quindi possiamo dire che questa visione verticale dell’autonomia a matrioska, è un sistema a scatole cinesi che in un Europa Politica Unita, rappresenta ciò che il PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale vuole intendere come unificazione imperiale di una intera civiltà geografica come è l’Europa per l’occidente del continente eurasiatico di Aurania, una vera e propria Repubblica Magistrale Europea che funzioni allo stesso modo nel rapporto tra la maestranza europea e le singole nazioni europee, una condizione generale che amministrativamente la Cina di oggi applica da millenni come forma di verticalizzazione imperiale tra centro governativo e periferie autonome geograficamente descritte dalla tutela di tutte le minoranze etniche.

L'AUTONOMIA PRIMORDIALE
L’AUTONOMIA PRIMORDIALE

Chi è il comandante di Hezbollah Fouad Ali Shokr

a cura della Redazione

02-08-2024

A Fouad Ali Shukr – Uccidere è l’unica risposta che il regime di Tel Aviv riesce a dare ai suoi continui fallimenti politici e militari. Negli ultimi giorni, abbiamo assistito ad una preoccupante escalation da parte di Israele, con una serie di crimini mirati contro l’Asse della Resistenza. Tre sono gli eventi importanti che si sono susseguiti negli ultimi giorni:

  • Beirut: il 30 luglio scorso, tre missili israeliani hanno colpito un edificio nel sobborgo meridionale di Beirut, uccidendo sette persone tra cui due bambini e Fouad Ali Shukr, un alto comandante militare di Hezbollah.
  • Babil (Iraq): 30 luglio, missili colpiscono una base delle Forze di mobilitazione popolare irachene, uccidendo quattro combattenti.
  • Teheran: 31 luglio, un missile colpisce il capo dell’ufficio politico di “Hamas”, Ismail Haniyeh, in visita ufficiale a Teheran. Nell’attacco è rimasta uccisa anche una guardia del corpo di Haniyeh.

Chi era Fouad Ali Shukr

ll leader della Resistenza Islamica libanese, Fouad Ali Shukr, “Sayyed Mohsen”, è nato nella città di Nabi Sheet nella valle della Bekaa il 25 aprile 1961. Il leader è considerato uno dei fondatori di Hezbollah. Ha svolto un ruolo di leadership nella creazione e organizzazione dei primi gruppi della Resistenza Islamica in Libano. Ha partecipato alla lotta contro l’invasione israeliana all’inizio degli anni ’80, ed è stato ferito nell’eroica battaglia di Khaldeh nel 1982.

È stato determinante nella pianificazione e gestione delle operazioni, soprattutto qualitative, contro le forze di occupazione israeliane in Libano, ed è stato il primo ufficiale militare di Hezbollah nell’epoca della fondazione e nella prima metà degli anni Novanta.

Il leader ha gestito e organizzato il processo di invio di quadri militari di Hezbollah a sostegno dei musulmani oppressi in Bosnia ed Erzegovina tra il 1992 e il 1995.

È stato il comandante responsabile dello sviluppo dei piani militari per la Resistenza islamica, in particolare nella guerra del luglio 2006 e nelle sue conseguenze, sia sul fronte orientale contro i gruppi Takfiri che sul fronte meridionale contro il nemico israeliano. Ha inoltre guidato specifiche missioni militari e di sicurezza durante le varie fasi della storia della Resistenza.

Ha servito come membro del Consiglio centrale della Shura di Hezbollah durante periodi della sua carriera jihadista, ed è stato anche membro del Consiglio jihadista della Resistenza Islamica sin dalla sua fondazione. È stato al comando delle operazioni militari sul fronte libanese dall’inizio della battaglia Al-Aqsa Storm.

È “risorto martire sulla strada per Gerusalemme” in seguito al proditorio assassinio israeliano avvenuto lo scorso 30 luglio, nel sobborgo meridionale di Beirut.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Chi è il comandante di Hezbollah Fouad Ali Shokr
Chi è il comandante di Hezbollah Fouad Ali Shokr

Berlino non distingue tra olocausti fittizi e reali

a cura della Redazione

02-08-2024

Berlino – In linea con il suo odio per l’Islam e la sua sottomissione al sionismo, la Germania ha fatto ricorso al terrorismo contro i legittimi interessi dell’Iran, attaccando il Centro islamico di Amburgo e facendo irruzione in numerosi altri luoghi, per vietare le attività legittime dei musulmani in ben 53 edifici. L’accusa di Berlino è tanto assurda quanto il suo sostegno disumano al genocidio dei palestinesi a Gaza da parte dell’illegittima entità sionista. Ha affermato che gli edifici in questione erano campi di addestramento per quello che, a suo dire, era un radicalismo e una promozione dell’ideologia totalitaria, che rafforza in Germania la posizione di Hezbollah nell’attuale conflitto con Israele. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità.

Il Centro Islamico di Amburgo e le sue affiliate in Germania sono luoghi in cui i musulmani si riuniscono per studiare e fare ricerche. È un peccato che questo messaggio di pace, che ha suscitato simpatia anche nei cuori più freddi – per citare gli intellettuali europei – venga definito radicalismo e contrario a quelli che il regime berlinese definisce “valori della laicità”. È giunto il momento che i governanti tedeschi, i cui sensi sono stati a lungo intorpiditi dal mito dell’olocausto durante la Seconda guerra mondiale, si rendano conto che il vero olocausto è il massacro in corso a Gaza!

Berlino dovrebbe porre fine alla sua servile sottomissione a Israele

Inoltre, il leggendario movimento libanese, Hezbollah, è un’organizzazione totalmente libanese che difende la propria patria, la propria cultura, il proprio patrimonio e la propria fede dal terrorismo organizzato di un insediamento straniero nella vicina Palestina, composto da migranti illegali dell’Europa orientale non nativi e non semiti che affermano falsamente di essersi convertiti all’ebraismo.

Pertanto, è diritto inalienabile del popolo tedesco analizzare gli eventi storici e gli sviluppi recenti per distinguere i fatti dalla finzione e rendersi conto che i popoli della Palestina, del Libano e dello Yemen sono sulla destra, mentre i sionisti non sono solo usurpatori, ma anche bugiardi, criminali, assassini e terroristi.

Alla luce di questi fatti innegabili, il regime di Berlino dovrebbe porre fine alla sua servile sottomissione all’assassino di bambini, Benjamin Netanyahu, e rinunciare alla sua ostilità verso l’Islam, i musulmani e i legittimi interessi della Repubblica Islamica dell’Iran.

L’ambasciatore tedesco a Teheran, Hans-Udo Muzel, convocato al Ministero degli Esteri iraniano in seguito alla chiusura di diversi centri islamici da parte di Berlino, dovrebbe trasmettere al suo governo la posizione decisa dell’Iran, chiedendo l’immediata riapertura dei centri in questione e la restituzione di tutti i beni confiscati.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Berlino non distingue tra olocausti fittizi e reali
Berlino non distingue tra olocausti fittizi e reali

Alexander Dugin e la quarta teoria politica

di Umberto Bianchi

Avevo avuto modo di conoscere il pensiero di A. Dugin, già molti anni fa, attraverso, la lettura di alcuni suoi testi “minori”. Mi è invece recentemente capitato di trovarmi tra le mani il suo “La Quarta Teoria Politica”, che, del Dugin-pensiero costituisce un po’ la summa ed il manifesto ideologico. Un testo corposo, ma al contempo molto scorrevole, che ho avuto il modo di leggere in davvero poco tempo. Motivo centrale della sua intera narrazione, il definitivo superamento delle tre grandi narrazioni ideologiche del Novecento e che egli identifica nel Liberalismo, nel Marxismo e nel Fascismo, delle quali egli denuncia insufficienza ed incompletezza, incapaci di dare una risposta esaustiva a quelle che sono le grandi problematiche dell’uomo odierno, cominciando proprio dal suo rapporto con la Post Modernità che, dell’Era Globale rappresenta la attuale ed apicale fase.

Nel fare questo, Dugin si scaglia anzitutto proprio contro l’ideologia liberale, nella quale egli identifica la causa scatenante di quell’iperliberismo che caratterizza la Post Modernità. Quella stessa ideologia liberale viene, a sua volta, proprio superata dalla Post Modernità e dall’iperliberismo di cui sopra, proprio in nome della superfetazione di quel principio individualistico di cui Dugin denuncia a chiare note la distorsiva incapacità. Difatti i cosiddetti “diritti dell’individuo” altro non sono che la “false flag” sotto la quale si nasconde la volontà di distruggere qualsiasi legame comunitario e qualsiasi istanza superiore, in grado, questo sì, di conferire pienezza e dignità all’individuo. Il Liberalismo, pertanto, a detta di Dugin finisce con il superare sé stesso, in quanto limitante barriera ideologica, per lasciar pieno spazio ad uno sfrenato individualismo e per farsi così, esso stesso, “stato di fatto” che sovrintende l’intera realtà sociopolitica, perdendo così quel carattere di ideologica parzialità, che ne aveva sinora fatto, una tra le tante ideologie del panorama politico occidentale.

La Post Modernità, facendo del Liberalismo (o post liberalismo che dir si voglia…) il proprio nume tutelare, procede in direzione di un’azione omologatrice a livello globale, intesa ad affermare un unico parametro socio economico rappresentato da una spinta alla finanziarizzazione dell’economia mondiale, accompagnata dalla conseguente “liquidificazione” e relativizzazione di tutte le istanze ed i punti fermi spirituali, imperniata proprio su quello sfrenato individualismo a cui abbiamo poc’anzi accennato. L’idea di un tempo finalistico ed unilineare, volto alla finalistica affermazione di un unico modello di sviluppo (tempo “monotono”, citazione dal testo, sic!) è, a detta di Dugin, una caratteristica principe della Modernità che accomuna in un unicum, le tre grandi narrazioni ideologiche di quest’ultima, ovverosia, Liberalismo, Marxismo e Fascismo. Pertanto, anche verso le ultime due narrazioni ideologiche, in quanto prodotto della Modernità, il Nostro nutre la medesima diffidenza che nutre nei riguardi del Liberalismo.

Al fine di affrontare e vincere l’alienante presa dei tentacoli della Post Modernità è, quindi, necessario pervenire alla creazione di un nuovo parametro ideologico, rappresentato da quella Quarta Teoria (o Quarta Via, sic!) Politica, in grado di porsi definitivamente “oltre” le tre grandi categorie sociopolitiche, che sovrintendevano le narrazioni ideologiche novecentesche, ovverosia: l’individualismo di matrice liberale, il classismo di matrice marxista, il nazionalismo ed il razzismo di matrice fascista (o nazista che dir si voglia…). A fare da motivo-guida spirituale per la nuova ideologia, sarà quel “Da-Sein/Esser-ci” di heideggeriana memoria, qui inteso come consustanzialità e compresenza tra l’uomo e l’Essere, inteso come sostanza significante dell’intera realtà.

Nell’affermare l’idea di una modalità di pensiero tesa alla “verticalità”, intesa quale anelito verso l’Assoluto, Dugin sembra in qualche modo, voler ripercorrere in senso inverso, la strada indicata dal filosofo esistenzialista ed allievo di Heidegger, Karl Jaspers. Questi, nella sua descrizione del fenomeno dell’ “Età Assiale dell’umanità”, sembra volersi far fautore di un modello umano prevalentemente incentrato su uno iato di individualistica introiezione, rispetto ad un altro basato invece su una quasi totale coincidenza tra pensiero individuale ed una superiore dimensione ontologica, di matrice “parmenidea” ( a dirla con Heidegger, sic!) e la cui conseguenza sarebbe rappresentata da un perfetto afflato tra dimensione individuale e dimensione comunitaria.

Nell’esercitare la propria radicale critica alla Modernità, Dugin prende spunto dall’esperienza della “Konservative Revolution/Rivoluzione Conservatrice” germanica che, a cavallo tra gli anni ‘20 e ‘30 del secolo passato, si fece fautrice di una linea di pensiero eterodossa ed i cui principali rappresentanti, da Hugo Von Hofmannstahl ad Armin Mohler, da Moeller Van Den Bruck a Carl Schmitt, da Ernst Junger allo stesso Heidegger, a detta di Dugin, si fecero fautori di una serrata critica alla Modernità. A questi autori, Dugin associa anche i teorici russi e tedeschi del Nazional-Bolscevismo quali Nikolaj Ustrialov o Ernst Niekisch, non senza associare a questa carrellata di personalità, la figura del teorico russo “bianco” Ivan Ilyin, il cui pensiero avrebbe, in seguito, ispirato l’azione dell’attuale presidente russo Vladimir Putin. Prendendo pertanto spunto da questo panorama ideologico, Dugin si fa fautore di un radicale “Conservatorismo” da opporre risolutamente ad una Modernità, a suo dire, fonte e scaturigine di tutti i nostri problemi.

Nel presentarci l’impianto ideologico della sua Quarta Teoria Politica, il Nostro fa una capatina anche tra quelli, tra i pensatori della seconda metà del passato secolo, non appartenenti ad un’area “conservatrice”, come il francese Gilles Deleuze, di cui, da un lato, critica l’idea di pensiero “rizomatico”, fluido, relativistico ed in continua mutazione ma, dall’altro, sotto sotto, ne riprende il concetto di un impianto ideologico, quale quello della Quarta Teoria, aperto a tutte le possibilità e gli apporti contenutistici, per evitare una ricaduta nel rigido ideologismo finalizzato novecentesco. Pertanto, da un punto di vista meramente geopolitico, contrapponendosi all’unilinearità del dominio Usa, si fa fautore di uno scenario “multipolare”, ovverosia costituito da una molteplicità di attori geopolitici differenti, che si riflette altresì in una apertura alla molteplicità delle tradizioni spirituali dei vari popoli, di contro ad un livellatore Pensiero Unico liberista.

Russia, Cina, India, Iran, ma anche il resto di quel mondo che non è Occidente, tornerebbe a far sentire la propria voce sul proscenio della storia, trovando la propria via, secondo quella che è la propria peculiare identità. E guardando all’aspetto più attinente alla sfera spirituale e religiosa, il credo cristiano-ortodosso di Dugin, non impedisce a quest’ultimo di superare in modo deciso, la stessa unilinearità spirituale monoteista, (che dell’attuale Globalismo costituisce l’antefatto storico…sic!), in direzione di un’apertura alla possibilità di coesistenza di più tradizioni spirituali. Lo stesso credo cristiano-ortodosso del Nostro è da questi interpretato quale manifestazione nel presente di quella Tradizione Primordiale, qui caratterizzata da quella originaria matrice indoeuropea che dovrebbe informare di sé l’intera “oikumene” eurasiatica. Ed anche qui, non possiamo non notare come Dugin stia compiendo nei riguardi del monoteismo di matrice cristiana, una vera e propria operazione di ermeneutica filosofica, dal sapore quasi sofistico, conferendo una valenza non proprio in linea con le direttrici del pensiero di quest’ultimo.

Ci troviamo di frontea ad un testo denso, innovativo, quindi, che sicuramente offre dei non indifferenti stimoli di riflessione. Dugin guarda sì con occhio critico la Post Modernità, ma fa anche suoi alcuni spunti di pensiero di quest’ultima, cominciando proprio dal tema di quell’ apertura al molteplice che ha nel pensatore francese Gilles Deleuze, il suo principale cantore. Difatti, se da una parte Deleuze ci prospetta la “fluidità” di un pensiero instabile, “rizomatico”, dall’altra in scritti come “Mille Piani”, apre alla possibilità della coesistenza di più piani, più modalità di manifestazione dell’Essere, di contro alla soffocante unicità del modello capitalista. D’altronde, non va dimenticato che Deleuze fu il primo autore nel dopoguerra, ad operare una vera e propria rivalutazione degli scritti di F. Nietzsche, interpretato quale cantore di un superamento di quegli umani limiti, mediante la possibilità di espletare la nostra azione attraverso, non uno, ma i mille piani che costituiscono quella realtà, per l’appunto da questi intesa, come un dispiegarsi di una molteplicità di aspetti.

Secondo poi, il radicale rifiuto della Modernità, alla quale il Nostro risolutamente contrappone quel radicale “Conservatorismo”, sulla natura del quale occorrerebbe un momento soffermarsi. Nel riferirsi alla germanica “Konservative Revolution” quale ispiratrice della sua idea di Conservatorismo, Dugin ci dice che essa altri costituisce se non una radicale opposizione a quella Modernità, della quale egli stesso contesta duramente i fondamentali. Ora qui bisognerebbe fare molta attenzione, perché la radicale contestazione della Modernità “sì et si”, rischia di portarci nel binario morto di uno sterile nostalgismo antimoderno, anch’esso senza via d’uscita, in quanto autoreferenziale “memento” di tempi passati. Andrebbe ricordato che, il percorso del pensiero “non conforme” occidentale, trova le proprie scaturigini all’alba di quella Modernità Illuminista, di cui inizialmente condivide un percorso, coniugato all’insegna della centralità dell’ “Io” e del suo rapporto con la realtà, così come accade con Vico, Goethe, Herder, Schilling, Holderlin, salvo poi distaccarsene per portare avanti un’idea “altra” della Modernità, così come prospettato da tutto un filone di autori che va da Schopenauer, passando per Stirner e Nietzsche, sino ad arrivare alle istanze di Bergson e del Futurismo di Marinetti e delle Avanguardie Novecentesche.

Pertanto, quello di “Conservatorismo” sic et simpliciter rischia, in questo caso, di trasformarsi in un termine, che circoscrive l’ampio e variegato percorso di un pensiero non conforme, ad un solo aspetto che ne limiterebbe e contraddirebbe, in tal modo, la portata di elemento di rottura.

Ciononostante, la Quarta Teoria Politica mantiene ben salda, la propria valenza di elemento di rottura rispetto alle altre narrazioni ideologiche. A tal fine, va riconosciuta come positiva e salutare la rottura sia con l’ideologia marxista che con quella fascista, in tal modo ripudiando qualsiasi tentativo di dare nuova linfa e dignità a modelli oramai sorpassati dei quali, però, il Nostro cerca di recuperare quelli che possono costituire degli aspetti positivi. Nel caso del Marxismo, l’idea di emancipazione sociale dallo sfruttamento, al pari del senso di radicamento comunitario ed identitario che sta alla base dei nazionalismi fascisti o populisti che dir si voglia. Pertanto, quello di Alexander Dugin è un contenitore ideologico ancora aperto, in attesa di tutti quei nuovi apporti che non possono che venire da una realtà umana ed intellettuale sempre più variegata ed aperta, espressione di quella Molteplicità di piani della realtà, di quella “Complessità” che ora più che mai, deve sempre più far sentire la propria voce, di contro alla alienante e monocorde narrazione del Pensiero Unico Globale.

Tratto da: Ereticamente.net

Alexander Dugin e la quarta teoria politica
Alexander Dugin e la quarta teoria politica

LA PORTA DEL DRAGONE

di Vincenzo Di Maio

La crescita in questo mondo è una spinta costante verso una precisa forma fisica, animica e spirituale che è già prevista dai talenti nascosti nel DNA alla nascita di ogni fanciullo, una crescita costante che prima di tutto costa fatica, dedizione e disciplina di concentrazione delle azioni rivolte al traguardo della Porta del Dragone, in cui si può ammirare il mondo da cima a fondo con una mostruosa forza multidimensionale tipicamente conosciuta nel mondo gnostico come pneumatica spirituale.

Il mio augurio è che tutti gli uomini e le donne di buona volontà raggiungano un tale traguardo, con l’aiuto del Cielo.

LA PORTA DEL DRAGONE
LA PORTA DEL DRAGONE

IL CORPO DELLE DONNE TRA SACRO E PROFANO

Videoconferenza del canale YouTube MEGLIO DI IERI, trasmessa in live streaming online il 31 Luglio 2024.

Valentina Ferranti – Antropologa e Scrittrice vive e lavora a Roma. Si occupa di mitologia e simboli legati alle antiche civiltà, ma nelle sue ricerche antropologiche si interessa anche del mondo contemporaneo. Scrive per diverse riviste che si occupano di tradizioni sacre e di attualità.

IL CORPO DELLE DONNE TRA SACRO E PROFANO

MEDAGLIA DELL’ORRIDO ALLE OLIMPIADI DEL CAOS

Videoconferenza del canale YouTube CASA DEL SOLE TV, una videointervista alla antropologa Valentina Ferranti trasmessa il live streaming online il 30 luglio 2024.

Parigi 2024: mens sana in corpore sano? Come recitava Alighiero Noschese nelle sue gag, “No, mi dicono che non è vero”. E infatti, quella di Parigi è stata da una parte una rappresentazione della bruttezza e dall’altra un’enorme truffa. Ne parliamo con Valentina Ferranti, antropologa e scrittrice. Intervista a cura di Jeff Hoffman.

MEDAGLIA DELL’ORRIDO ALLE OLIMPIADI DEL CAOS

Kidon: l’unità di sicurezza che ha eliminato Shaqaqi

a cura della Redazione

30-07-2024

“Sparate sui corpi dei combattenti del Jihad Islamico più che in qualsiasi altro luogo, non solo per ucciderli ma anche per far saltare in aria la testa e il cervello”, così hanno pubblicato i media ebraici sulle raccomandazioni degli ufficiali dello Shin Bet ai soldati delle forze speciali israeliane. Secondo queste raccomandazioni, l’occupazione stessa rivela l’entità della sua preoccupazione per il pericolo rappresentato dal movimento del Jihad Islamico e dalle sue attività in Palestina, per la sua mentalità di Resistenza fondata dal leader martire Dott. Fathi Shaqaqi, che ha ispirato i principi tra i membri e gli attivisti del movimento. Il suo amico, il dottor Ramadan Abdullah, afferma che la sua stanza (durante i suoi studi di medicina all’università) era “un laboratorio che ha rimodellato tutto intorno e le nostre menti e coscienze.

Il ruolo di Shaqaqi non si è limitato a stimolare la lotta contro l’occupazione della Palestina, ma ha anche espresso la sua aspirazione ad unire la nazione araba e islamica per affrontare il progetto occidentale. “Il nostro jihad continuerà finché la nazione non si sveglierà e unirà le sue forze, almeno alcune di esse, nella lotta fatale contro il nemico sionista e l’influenza occidentale”, affermava il leader. Il Jihad include una guerra totale a livello culturale, ideologico, di sicurezza e militare.

“… Palestina sarà liberata attraverso una dura lotta armata contro Israele”

Gli ambienti israeliani ammettono che Shaqaqi “ha aggiunto una nuova forma all’attività palestinese, una forma più militare, certo che la Palestina non sarà liberata se non attraverso una dura lotta armata contro Israele.” Il dottor Shaqaqi era all’interno della cosiddetta “lista rossa”, il che significa che era stata presa la decisione di eliminarlo. Secondo ambienti israeliani, l’occupazione inserisce in questa lista i nomi delle persone che hanno ucciso soldati israeliani o che in futuro rappresenteranno un “pericolo per la sicurezza di Israele”.

Il compito di eliminare Shaqaqi venne assegnato all’unità speciale dell’istituto di occupazione “Kidon“.
Unità “Kidon”: unità di sicurezza subordinata all’ala del Mossad, la cui missione è compiere omicidi esterni (fuori dai territori della Palestina occupata) ed è specializzata nel non lasciare tracce. L’unità utilizza due metodi principali nel suo lavoro: uccidere con il fuoco diretto o iniettando veleno nei personaggi previsti.

I giornali britannici hanno affermato nel dicembre 2010 che l’unità conta 40 militari, almeno cinque dei quali sono donne, e la maggior parte ha vent’anni. La sua base si trova nel deserto del Negev, nella Palestina occupata. I soldati israeliani dell’unità operano sotto falsi nomi e in ogni missione inventano quattro nomi falsi in modo che l’occupazione cerchi di mantenere segreta l’identità dei responsabili.

Come ha fatto “Kidon” ad eliminare il dottor Shaqaqi?

Secondo gli ambienti israeliani, durante il soggiorno del dottor Shaqaqi sull’isola di Malta nel 1995, quando stava tornando all’albergo dove aveva soggiornato per diversi giorni prima di tornare alla sua residenza a Damasco, due autisti (che erano soldati israeliani appartenenti a “Kidon”) hanno sparato cinque colpi calibro 9 mm, che è un proiettile di arma da fuoco appuntito a corto raggio progettato per uccidere il “bersaglio” senza ferire gli altri. Tutti i colpi hanno colpito la testa del leader palestinese, il che indica che l’unità voleva assicurarne la morte. Un sottomarino aspettava i due soldati per riportarli nella Palestina occupata.

Sebbene Israele classifichi “Kidon” come un’unità segreta e di sicurezza, la sua responsabilità nell’esecuzione delle operazioni è stata rivelata più volte, non solo nel caso del martire Fathi Shaqaqi, ma anche nel tentativo di eliminare i leader del movimento Hamas, tra cui Khaled Meshal e Mahmoud al-Mabhouh, oltre al comandante di Hezbollah, Imad Mughniyeh, nel 2008 in Siria. L’ultima operazione di cui l’unità è stata accusata è stata l’assassinio dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhri-Zadeh, ma questa volta sono state utilizzate tecnologie più intelligenti e avanzate.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Kidon: l’unità di sicurezza che ha eliminato Shaqaqi
Kidon: l’unità di sicurezza che ha eliminato Shaqaqi