USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele

di Chiara Cavalieri

22 Novembre 2025

WASHINGTON D.C.  Un recente rapporto del quotidiano economico israeliano Globes ha rivelato la firma di un accordo da 4 miliardi di dollari tra l’Egitto e la società statunitense Hartree Partners per la fornitura di gas naturale liquefatto (GNL). Un’intesa che, secondo molti analisti, potrebbe modificare gli equilibri energetici del Mediterraneo orientale e rappresentare una potenziale sfida indiretta al più grande accordo sul gas mai siglato tra Israele e il Cairo.

L’annuncio è arrivato direttamente dal vicesegretario di Stato americano Christopher Landau tramite la piattaforma X, sottolineando che tale operazione rientra negli obiettivi della politica estera statunitense sotto le amministrazioni Trump e Rubio: rafforzare gli interessi economici globali di Washington, creare posti di lavoro interni e garantire energia affidabile ai partner strategici.

Egitto: da esportatore a importatore di gas

Il quotidiano ricorda che la situazione energetica egiziana è radicalmente cambiata negli ultimi anni. Nonostante la scoperta dell’enorme giacimento offshore di Zohr – stimato in 850 miliardi di metri cubi di gas, una quantità paragonabile alle riserve complessive di Israele – il Paese sta affrontando una carenza crescente di forniture interne.

La causa principale è l’aumento vertiginoso della domanda, trainata da settori industriali energivori come:

  • acciaio,
  • cemento,
  • fertilizzanti,
  • petrolchimico.

Secondo Globes, queste industrie consumano da sole il 51% del gas totale egiziano. A questo si aggiunge il ruolo dei sussidi statali, che mantengono basso il costo dell’energia per il comparto industriale, incentivando però un consumo eccessivo.

Il risultato: l’Egitto, un tempo esportatore netto, è diventato un importatore netto di gas, anche da Israele.

L’accordo da 35 miliardi tra Cairo e Israele e il blocco dell’approvazione finale

Per fronteggiare il crescente fabbisogno interno, l’Egitto aveva firmato un accordo storico da 35 miliardi di dollari con i partner del giacimento israeliano Leviathan, volto a garantire forniture a lungo termine tramite gasdotto, una soluzione decisamente più economica rispetto al GNL trasportato via nave.

Tuttavia, Globes rivela che il Ministero dell’Energia israeliano ha deciso di ritardare l’autorizzazione finale all’esportazione. Le ragioni:

  • preoccupazioni sull’impatto dell’accordo sulle forniture interne israeliane,
  • rallentamento dei negoziati tra Israel Electric Corporation e il giacimento Tamar a causa dei prezzi,
  • rischio che Tamar resti l’unico fornitore affidabile per il mercato domestico.

Il rinvio ha spinto il Cairo a cercare alternative più rapide e flessibili.

Il GNL americano: costoso ma strategico

Il nuovo accordo con Hartree Partners, pur essendo molto più piccolo di quello israeliano, offre all’Egitto un prezioso vantaggio: diversificazione delle fonti di approvvigionamento.

Il GNL americano è più costoso rispetto al gas trasportato via gasdotto, ma:

  • garantisce maggiore elasticità nelle forniture,
  • aumenta la sicurezza energetica del Cairo,
  • riduce la dipendenza — economica e politica — da un unico partner.

Secondo il quotidiano israeliano, solo l’annuncio dell’accordo USA-Egitto ha generato ricadute immediate sui mercati: le azioni delle compagnie legate ai giacimenti Tamar e Leviathan hanno registrato cali nelle contrattazioni, segno della crescente incertezza intorno al mega-accordo con il Cairo.

Un equilibrio delicato tra interessi interni ed esterni

Il caso mostra come il settore energetico israeliano stia vivendo una fase di tensione tra:

  • necessità di garantire stabilità e prezzi accessibili al mercato interno,
  • volontà di sostenere accordi energetici strategici con l’Egitto,
  • crescente concorrenza internazionale, ora anche statunitense.

L’Egitto, dal canto suo, sfrutta questo momento per consolidare una strategia multipolare: ridurre rischi e dipendenze, bilanciare alleanze e mantenere la leadership energetica nel Mediterraneo orientale.

*L’autrice è Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus e Vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.

USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele
USA-Egitto: accordo GNL da 4 miliardi che mette sotto pressione Israele

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di Clara Statello
per l’Antidiplomatico

20 Novembre 2025

Il cerchio si stringe attorno a Volodymir Zelensky. Non bastava la drammatica situazione al fronte, con Pokrovsk praticamente perduta, Mirnograd accerchiata, Kupyansk e Seversk sotto assalto e le truppe russe in avanzata a Dnipropetrovsk, Zaporozhye e Charkov. Non bastava uno gravissimo scandalo corruzione che ha travolto i più stretti collaboratori e ministri del presidente.

Come un fulmine a ciel sereno, è arrivata ieri la notizia di un piano di pace in 28 punti approvato da Trump, proprio mentre a Kiev il presidente del parlamento Stefanchuk sospendeva la seduta della Verkhovna Rada per via delle proteste di alcuni membri di Servitore del Popolo, che chiedevano le dimissioni di tutti i funzionari coinvolti nella tangentopoli ucraina e la formazione di una nuova coalizione di governo.

Zelensky è sotto scacco: in questa situazione di debolezza strategica e politica, non è nelle condizioni di dire di no a Trump. Nonostante il sostegno incondizionato dei partner europei.

UNA CAPITOLAZIONE PER KIEV

Le condizioni per la pace in Ucraina sono state segretamente negoziate tra Stati Uniti e Federazione Russa, tenendo fuori la parte ucraina e europea. A fine ottobre, l’inviato speciale del presidente russo, Kirill Dmitriev, ha raggiunto il suo omologo Steve Witkoff negli Stati Uniti. I colloqui si sono tenuti a Miami, per tre giorni, dal 24 al 26 ottobre. Oltre al rappresentante di Trump, vi hanno preso parte il vicepresidente J.D. Vance, il Segretario di Stato Marco Rubio e il genero del presidente Jared Kushner, in base a quanto riferisce NBC citando un alto funzionario americano.

Il piano in 28 punti manterrebbe i principi di Anchorage, ma sarebbe ispirato all’accordo per Gaza. Secondo quanto riporta la stampa britannica e statunitense, prevede:

• La rinuncia di Kiev al Donbass, con il ritiro delle truppe e la cessione dei territori sotto il suo controllo;

• Il riconoscimento di Lugansk, Donetsk e Crimea territori legittimi della Russia da parte di Stati Uniti e altri Paesi, senza chiedere il permesso all’Ucraina.

• L’impossibilità per l’esercito ucraino di possedere alcune tipologie di armi, in particolare missili a lunga gittata in grado di colpire Mosca e San Pietroburgo.

• La riduzione delle forze armate ucraine (saranno ridotte a circa la metà).

• Nessuna truppa europea sul territorio ucraino che resterà sotto il controllo di Kiev.

• Riconoscere lo status ufficiale alla lingua russa nello Stato ucraino.

• Concedere lo status ufficiale alla Chiesa Ortodossa Ucraina afferente al patriarcato di Mosca.

• La rinuncia all’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

• La revoca delle sanzioni alla Federazione Russa.

• La non perseguibilità della Russia per i crimini di guerra.

Il giornalista Christofer Miller parla di capitolazione.

LE PRESSIONI AMERICANE SU KIEV

Oggi pomeriggio Zelensky ha ricevuto ufficialmente dalla parte americana la bozza del piano durante una riunione con il segretario dell’esercito americano Dan Driscoll affiancato dal generale Randy George capo di stato maggiore dell’esercito e da altri alti ufficiali. La delegazione militare è giunta mercoledì a Kiev con lo scopo ufficiale di “contribuire a rilanciare il processo di pace”.

L’ufficio presidenziale ha riferito che Zelensky nei prossimi giorni discuterà con Trump le opportunità diplomatiche esistenti e i punti principali necessari per la pace.

“Il Presidente dell’Ucraina ha indicato i principi fondamentali importanti per il nostro popolo e al termine dell’incontro odierno si è concordato di lavorare sui punti del piano in modo che ciò porti a una degna conclusione della guerra”, si legge nella dichiarazione dell’Ufficio del Presidente.

La leadership ucraina, dunque, non dice di no, ma spera di poter rinegoziare alcune condizioni direttamente con il capo della Casa Bianca.

IL NO DELL’UE

I ministri degli esteri dell’UE, riuniti oggi a Bruxelles, non hanno commentato pubblicamente il piano, ma hanno chiaramente fatto capire che si opporranno a richieste che considerano punitive per Kiev. Inoltre hanno dichiarato che qualsiasi accordo non dovrà privare l’Ucraina della possibilità di difendersi.

Il ministro degli esteri polacco Sikorski ha affermato che l’Ucraina, in quanto vittima del conflitto, non deve subire limitazioni alla sua capacità di difesa.

Il capo della diplomazia europea Kallas ha dichiarato che qualsiasi accordo deve includere il sostegno degli europei e dell’Ucraina stessa. Ha inoltre osservato che il piano di Trump non prevede alcuna concessione da parte della Russia.

ZELENSKY SOTTO SCACCO?

Tuttavia, il sostegno incondizionato dei partner europei potrebbe non essere sufficiente. L’inchiesta Re Mida sta mettendo a dura prova la solidità della leadership ucraina. Le indagini stanno ormai lambendo Zelensky, il cui nome è comparso in un nuovo fascicolo del NABU di accuse contro il suo più stretto socio, Timyur Mindich, assieme a quello di ministri e funzionari di alto profilo.

A quanto pare, Trump ha deciso di sfruttare la situazione per mettere sotto scacco Zelensky e costringerlo a fare concessioni significative sulle condizioni per la fine della guerra. La Casa Bianca vuole concordare con Ucraina e Russia il documento quadro già entro la fine di novembre o addirittura questa settimana. Trump e i suoi ritengono che Zelensky si trovi ora in una posizione tale da essere costretto ad accettare il loro piano, qualunque siano le condizioni. Lo scrive Politico citando una fonte dell’amministrazione americana.

L’amministrazione statunitense ha premura di chiudere la partita in Ucraina. La situazione sul campo è sfavorevole a Kiev. L’esercito ucraino soffre di un’emorragia di uomini, i fronti si sgretolano, le ultime roccaforti del Donbass a difesa di Sloviasnk e Kramatorsk hanno ceduto, le forze russe penetrano progressivamente a Zaporozhye, Dnipropetrovsk, Charkov.

Per Trump non si tratta di segnare una spunta in più nel suo elenco immaginario di guerre concluse di cui si vanta con i media, quanto di non perdere potere negoziale al tavolo delle trattative. Per il momento le regioni rivendicate da Mosca sono quattro. Se i combattimenti non si fermano subito, “diventeranno cinque o sei”, come disse il capo delegazione russa Vladimir Medinsky al primo colloquio con la squadra ucraina lo scorso maggio.

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IL GOLEM

di Tania Perfetti

Nelle pieghe della tradizione ebraica medievale si annida una figura ambivalente e misteriosa: il Golem, creatura di terra animata dalla forza della parola. Non è soltanto un mito di magia, né una semplice leggenda rabbinica; piuttosto, è la proiezione di un’ossessione intellettuale e spirituale che attraversa l’intero Medioevo ebraico: l’idea che l’uomo, riflesso dell’atto creativo divino, potesse a sua volta dare forma alla vita.

IL GŌLEM BIBLICO E LA RIFLESSIONE MEDIEVALE

Il termine gōlem appare solo una volta nella Bibbia, nel Salmo 139, dove designa l’embrione, la “massa informe” che Dio contempla nel grembo materno. È un termine di potenzialità, di non-finito. Proprio questa dimensione di incompiutezza diventa centrale nel Medioevo, quando il pensiero rabbinico e cabalistico rielabora la creazione dell’uomo come imitatio Dei. Se Dio ha plasmato Adamo dall’argilla e gli ha insufflato il respiro, allora l’uomo, tramite la conoscenza esoterica della Sefer Yetzirah, poteva almeno in parte replicare il gesto divino.

l Sefer Yetzirah, testo oscuro e densissimo, elaborava una cosmologia basata sulla combinazione delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico e delle 10 sefirot, i principi numerici e simbolici che reggono il cosmo. Nel pensiero cabalistico medievale, le lettere non erano meri segni, ma sostanze di potere: pronunciandole o disponendole in un certo ordine, era possibile influire sulla realtà. Non sorprende che la creazione del Golem fosse descritta come un’operazione di scrittura: incidere sulla fronte della creatura la parola emet (“verità”), o inserirne le lettere nella sua bocca, equivaleva ad animarla. Per disattivarla, bastava cancellare la prima lettera, lasciando met (“morto”).

LA CREATURA MUTA

Ma il Golem non parlava. Questa particolarità, attestata già nelle fonti medievali, ha un valore simbolico profondo: la parola, nell’ebraismo, non è solo comunicazione, è creatività, potenza divina. Concedere la parola al Golem sarebbe stato un atto di superbia, un furto sacrilego. Così, la creatura rimane muta, strumento docile ma incompleto, riflesso dell’uomo stesso, che a sua volta è argilla animata dal soffio divino. In un certo senso, il Golem medievale è uno specchio: mostra al rabbino il limite del suo potere e gli ricorda che anche l’uomo, senza la grazia di Dio, non è che polvere e silenzio.

TRA PIETAS E PERICOLO

Le cronache medievali raccontano che i Golem venissero creati non per dominare o distruggere, ma come esercizio spirituale. I maestri della pietà renana (Chassidei Ashkenaz) avrebbero plasmato figure di terra nei boschi o nelle cantine, per poi dissolverle poco dopo: un rito ascetico, un modo per meditare sull’enigma della creazione. Era un gesto di pietas, non di magia nera: un atto per ricordare che l’uomo stesso è un Golem di Dio.

Eppure, la leggenda custodiva anche un lato oscuro. Alcuni racconti medievali narrano di Golem cresciuti troppo, diventati ingovernabili, quasi mostri titanici. Qui emerge un’altra verità simbolica: la creazione artificiale è sempre minacciata dal rischio di sfuggire al controllo. Il Golem diventa allora figura dell’hybris, della superbia umana che pretende di toccare i segreti della creazione senza possederli pienamente.

IL GOLEM E GLI AUTOMI MEDIEVALI

Per comprendere fino in fondo il fascino medievale per il Golem, occorre collocarlo in un contesto interculturale più ampio. Nel mondo arabo-islamico, testi come il Kitāb al-ḥiyal descrivevano automi idraulici, statue animate, macchine che si muovevano da sole. In Europa latina, filosofi come Alberto Magno o Ruggero Bacone erano talvolta accusati di aver costruito teste parlanti o statue capaci di rispondere. In questo orizzonte, il Golem appare come la versione ebraica di un sogno universale: creare artificialmente la vita. Ma mentre gli automi cristiani o arabi erano frutto della tecnica, ingranaggi e ingegneria, il Golem era opera di linguaggio sacro: non macchina, ma parola incarnata.

DAL SIMBOLO ALL’ACCUSA

Questa differenza però generava sospetto. Per il mondo cristiano medievale, le pratiche cabalistiche che parlavano di creazioni artificiali erano viste come magia, se non come diaboliche. Il mito del Golem, così, si tingeva anche di un colore politico: diventava il simbolo di un presunto potere segreto degli ebrei, capace di manipolare la vita e la morte. In un contesto di tensioni e persecuzioni, queste narrazioni contribuirono ad alimentare paure e fantasie antigiudaiche.

UN MITO UNIVERSALE

Eppure, al di là delle paure e delle accuse, il Golem rimase una figura centrale perché parlava a una condizione esistenziale universale. Ogni uomo, nel pensiero medievale ebraico, è un Golem: massa di terra animata da un soffio che non gli appartiene. La leggenda non va dunque letta solo come cronaca di miracoli rabbinici, ma come parabola sul limite umano. La domanda implicita è eterna: fino a che punto l’uomo può partecipare dell’opera creatrice? E cosa accade quando la creatura sfugge di mano al suo creatore?

Non sorprende che la leggenda, nata come meditazione mistica, abbia attraversato i secoli per diventare archetipo moderno della creatura artificiale, progenitore di Frankenstein e delle intelligenze artificiali. Nel Medioevo, tuttavia, il Golem non era un incubo tecnologico, ma un enigma teologico: l’ombra di Dio riflessa nell’argilla, la promessa della vita eterna inscritta nelle lettere di un alfabeto sacro.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

• Idel, Moshe, Golem: Jewish Magical and Mystical Traditions on the Artificial Anthropoid, Albany: SUNY Press, 1990.

• Scholem, Gershom, La Kabbalah e il suo simbolismo, Torino: Einaudi, 1960.

• Loewe, Raphael, “The Golem Tradition and Its Religious Meaning,” Journal of Jewish Studies 16 (1965).

• Dan, Joseph, Jewish Mysticism, Volume II: The Middle Ages, Northvale: Jason Aronson, 1998.

• Patai, Raphael, The Jewish Alchemists: A Istori and Source Book, Princeton: Princeton University Press, 1994.

• Idel, Moshe, Kabbalah: New Perspectives, New Haven: Yale University Press, 1988.

IL GOLEM
IL GOLEM

LA NOBILTA’ UMANA

a cura di Giuseppe Aiello

Il più ignobile degli uomini è colui che si ritiene (o è ritenuto) devoto a Dio, ma in realtà non lo è; e il più nobile è colui che non è ritenuto devoto a Dio, ma in realtà lo è.

Il primo somiglia a un medico ignorante che finge di curare le persone ma le peggiora soltanto, e quando si ammala lui stesso ha bisogno di un altro medico che lo guarisca; il secondo è come colui che non è conosciuto come medico e non si occupa della gente, ma usa la sua arte per mantenere la propria salute.

—— Hujwiri, *Kashf al-Mahjub

LA NOBILTA’ UMANA

SOFFERENZA

di Deng Ming Dao

Sia Buddha che Laozi hanno dichiarato che la sofferenza faceva parte dell’essere umano.

La maggior parte delle persone considera questa affermazione come una condizione esistenziale. Tuttavia, immaginate, ipoteticamente, qualcuno che non abbia provato dolore, commozione, rimpianto ed emozioni. Questa è una situazione rara ma possibile, e il resto di noi la troverebbe una vita meno che piena.

Nessuna persona è libera di soffrire. Anche i miliardari soffrono, e mentre possono permettersi le migliori cure mediche, non possono evitare conflitti, delusioni, stress, malattie, incidenti o morte.

Soffriamo perché abbiamo dei valori, ma forse è una parte necessaria per cercare di vivere bene. Dopo tutto, se non vogliamo andare alla deriva impotenti ed essere buffet dalle circostanze, cerchiamo di agire secondo le nostre personalità, etiche e ideali. Ciò significa che affronteremo la resistenza a ciò che vogliamo fare, e può significare grande sofferenza se i nostri obiettivi richiedono un serio sacrificio. Così soffriamo per ciò che valutiamo.

C’è chi dice, beh, se non vuoi niente, non soffri. Ma non è vero vero? E scommetto che ogni persona vuole qualcosa, anche solo da mangiare, bere e respirare.

Nel capitolo 13 del Daodejing, Laozi ha scritto:

Perché parlare di costose e grandi sofferenze al proprio corpo?

Ho una grande sofferenza perché ho un corpo.

Se non avessi un corpo, come potrei soffrire?

Laozi non offre fiabe. È franco nel dire che tutti soffrono. Ma possiamo invertirlo? Possiamo sfruttare la nostra sofferenza? La maggior parte del lavoro è difficile. Questa è sofferenza. Ma possiamo, attraverso l’alchimia di Dao, trasformare quella sofferenza in una vita migliore per noi stessi. Poi quella sofferenza non diventa miseria, ma investimento.

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Bodhisatta ascetico, Bodhgaya, India

SOFFERENZA
SOFFERENZA

IL CASO NEXPERIA

a cura di Termometro Geopolitico

21 Novembre 2025

I Paesi Bassi (e più in generale l’UE) hanno fatto marcia indietro e stanno restituendo Nexperia al suo proprietario cinese. Un’umiliazione totale; tuttavia, vale la pena di ripercorrere brevemente ciò che questo triste episodio ci dice sulla situazione geoeconomica dell’UE, sempre più precaria e traballante.

I Paesi Bassi hanno espropriato Nexperia dopo aver subito pressioni da Washington. L’UE ha sostanzialmente seguito gli ordini del Dipartimento del Tesoro statunitense, che ha dichiarato che avrebbe applicato sanzioni secondarie a Nexperia in quanto società posseduta per oltre il 50% da un’entità sanzionata.

Come l’Europa ha dimostrato più volte, non ha alcuna difesa contro sanzioni statunitensi di questo tipo, quindi deve rispettarle. Ciò significa, di fatto, che Washington può usare l’accesso al mercato europeo, così come l’accesso al mercato statunitense, come leva nei negoziati. E ironicamente, è esattamente ciò che ha fatto in questo caso, barattando, nell’ambito dei negoziati con Pechino, proprio la regola che i Paesi Bassi cercavano di rispettare. In altre parole, gli europei hanno danneggiato la propria economia e la propria reputazione per seguire una regola statunitense che gli Stati Uniti stessi hanno deciso di non seguire pochi giorni dopo.

Nel frattempo, dall’altra parte del libro mastro, le autorità olandesi (e più in generale dell’UE) sembrano non aver considerato le conseguenze della loro decisione di espropriare Nexperia. Sembravano sinceramente convinte di poter rubare un’azienda multimiliardaria alla Cina e che tutto si sarebbe potuto risolvere senza troppi problemi.

La combinazione di arroganza e stupidità è in realtà spaventosa. Invece, la Cina, come prevedibile, ha reagito interrompendo immediatamente la fornitura dei componenti necessari al funzionamento di Nexperia, il che ha minacciato di bloccare completamente le industrie chiave dell’UE, inclusa l’industria automobilistica, e rifiutando poi qualsiasi compromesso che non fosse l’immediata restituzione di Nexperia ai suoi legittimi proprietari. Questo ha spinto i diplomatici olandesi e dell’UE a cercare una soluzione. Ma sembrano essersi resi conto che non solo non hanno alcuna difesa contro le sanzioni statunitensi (su aziende o individui: vedi cosa successo al giudice della CPI), ma non hanno alcuna difesa contro la coercizione economica cinese: è stato banalmente semplice per la Cina mettere l’UE all’obbedienza su questa questione; non è stato nemmeno necessario il dispiegamento dell’artiglieria economica pesante.

Questa è la situazione dell’UE: già povera rispetto agli Stati Uniti – che meno di vent’anni fa avevano un PIL pro capite paragonabile a quello dell’Europa – costretta, attraverso la follia della sua politica anti-russa e l’insidiosa presenza di strutture statunitensi in ogni aspetto della sfera economica, sociale, militare e politica europea, a un vassallaggio sempre maggiore che provoca danni sempre più grandi all’economia dell’UE. Incapace di difendersi dalle conseguenze di tali danni. Geopoliticamente impotente. Senza una strategia. Gestita da sciocchi arroganti.

IL CASO NEXPERIA
IL CASO NEXPERIA

SCONFITTI

di Chicco Costini

Trump scrive una pagina definitiva nella tragedia della guerra Russo Ucraina. Come è nelle sue corde prende atto di una situazione il cui finale è scritto da mesi, e accelera un processo inevitabile. L’Ucraina, l’Europa non potevano e non possono vincere una guerra contro la Russia senza l’aiuto americano. Gli USA di Trump non hanno alcun interesse a continuare un conflitto con la Russia, spingendo sempre più Mosca nella braccia della Cina, vero avversario per il Tycoon. Dato un messaggio chiaro al comico Zelenski, che sembrava non voler capire, scoperchiando il vaso della corruzione di un governo che ha sacrificato il proprio popolo per arricchire i suoi membri, lancia un piano di pace che ricalca le richieste russe, formulate fin dall’inizio. E l’eroe delle cancellerie europee, consapevole di rischiare nella migliore dei casi di tornare a ballare nudo in tv, piagnucola chiedendo una pace dignitosa. Ma già Sto arrivando! Che alla fine accetterà, perché non alternative sé non quella di essere eliminato da un colpo di mano della CIA, sul modello di quello che lo ha portato dal fare il comico a diventare presidente. Ed alla fine questa sarà il migliore finale anche per il popolo ucraino, massacrato sotto i bombardamenti, truffato dai suoi stessi dirigenti che si costruivano bagni d’oro mentre i cittadini morivano di fame e freddo. Chi tenterà fino all’ultimo di giungere alla conclusione del conflitto saranno invece i leader europei, Van Der Layden in testa, che hanno seguito supinamente i desiderata di Biden e del suo comitato d’affari. Una leadership che in questi anni ha sbagliato tutte le proprie scelte, conducendo i popoli del vecchio continente ad un declino economico e morale dal quale sarà difficilissimo rialzarsi. Hanno iniziato con una gestione criminale della pandemia Covid, per proseguire con la follia del green deal, finendo con il diventare i principali protagonisti di una sconfitta devastante in una guerra dove l’Europa non aveva nulla da guadagnare fin dall’inizio. E questi leader, in gran parte marionette e servi di lobbies e banchieri, ora si troverà a dover giustificare ai propri cittadini una sequele di errori, senza soluzione di continuità. E cominciano a temere che pur avendo anestetizzato, rincoglionito, svilito lo spirito dei popoli europei, rendendo soprattutto i nostri giovani degli zombies senza spina dorsale, alla fine qualcuno chiederà il conto di questa inettitudine. Oggi è l’ora del riscatto della nostra civiltà, oggi è l’ora di restituire dignità e orgoglio a Nazioni che hanno scritto la storia, cacciando i mercanti dal tempio. Se non ci riusciremo la colpa sarà solo la nostra, che quanto stava avvenendo lo abbiamo capito da subito

SCONFITTI
SCONFITTI

EPSTEIN FILES

Videoconferenza del canale YouTube LA NUOVA OCCIDENTALE, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 20 Novembre 2025.

Il parlamento americano approva la derubricazione degli Epstein files. Ne vedremo delle belle, soprattutto per i democratici, i Clinton, gli Obama, ecc., che sono i veri protagonisti di questa vicenda. Con Roberto Siconolfi.

EPSTEIN FILES

UNO STATO DEBOLE COI POTENTI E DURO COI DEBOLI

di Giorgio Bianchi

20 Novembre 2025

Tutta la violenza di un sistema totalitario, che non ammette scelte che ne mettano in discussione i pilastri fondanti.

Casa nel bosco, allontanati i tre bimbi. Il tribunale: «Dovranno vivere in casa famiglia»

Il caso di Palmoli (Chieti). Arrivato oggi pomeriggio il provvedimento dei giudici aquilani: basta vivere nella casa nel bosco, la madre potrà restare con i figli nella struttura protetta

Di Gianluca Lettieri

PALMOLI. I tre bambini che abitano a Palmoli con i genitori nella casa nel bosco non possono più vivere lì e devono essere accompagnati in una casa famiglia. È questo il senso del provvedimento del tribunale per i minorenni dell’Aquila, arrivato oggi. La madre potrà stare con i piccoli nella struttura protetta. Nelle scorse ore in migliaia avevano firmato la raccolta online a sostegno della famiglia che si era trasferita nel paese da 800 anime in provincia di Chieti. La vicenda ha sollevato un acceso dibattito tra favorevoli e contrari allo stile di vita della famiglia anglo-australiana, che ha scelto di restare lontano dalle città senza gli allacci a elettricità, gas e acqua.

«Per i nostri figli volevamo una vita diversa e abbiamo deciso di vivere nel bosco. Vogliamo vivere qui, con i nostri bimbi e i nostri animali», si sono sempre difesi i due genitori. Per i figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, hanno deciso di affidarsi all’home schooling con un’insegnante privata molisana. La vicenda è finita all’attenzione della Procura dei minorenni dell’Aquila lo scorso anno, dopo che la famiglia finì in ospedale per un’intossicazione da funghi. Un successivo controllo dei carabinieri nell’abitazione portò alla segnalazione che ha avuto come conseguenza la sospensione della potestà genitoriale, confermando comunque l’affidamento dei minori ai genitori. «Non c’è alcun disagio, né violenza, ma una scelta di vita ben precisa che mira a preservare il rapporto tra uomo e natura», ha più volte dichiarato l’avvocato Giovanni Angelucci, legale della famiglia.

In verità emerge chiaro che Sono terrorizzati!

Volevano punire una famiglia per dominarle tutte.

La cosa gli è sfuggita di mano perché questa famiglia e tutti quelli che sempre più numerosi stanno scegliendo questo tipo di vita, sono una crepa nel sistema, un crepa che sta crescendo e può annientare tutto il potere capitalista e ciò che lo sostiene. È una variante che avevano in parte previsto infatti sì sono accaniti anche a danneggiare la natura ma non è stato sufficiente.. si sono tirati un boomerang e ne stanno tirando uno più grosso ora!

Non ha nessuna logica il loro comportamento, non togli bambini per un’abitazione inadeguata, casomai imponi di mandarli a scuola, di allacciarsi ad acqua ed elettricità ma non ci sono presupposti (sofferenza dei bambini ) per poterli togliere. Sono in panico e usano la forza, il caso è diventato enorme, pensavano di screditarli ma al contrario li hanno resi un’ispirazione, amatissimi e stimati da tutti.

Più si accaniscono contro di loro e più gente aderirà alla causa .. ma peggio … aprirà gli occhi!

UNO STATO DEBOLE COI POTENTI E DURO COI DEBOLI
UNO STATO DEBOLE COI POTENTI E DURO COI DEBOLI

LA MEDITAZIONE DEI ROSACROCE

Ai tempi nostri anche se l’esasperazione mediatica della cultura dell’informe utilizza aggettivi come esoterico, iniziatico, karmico, in serie televisive o in aggiunta ai titoli di modesti romanzi popolari (raddoppiandone la tiratura), nei Sodalizi poggiati su di una schietta ricerca interiore l’idea dell’esoterismo, generalmente vaga, assume comunque un significato abbastanza alto e nobile.

Permane invece, per l’infelice colpa di indicatori, invero di scarsa statura interiore, sia pure onesti in quanto ricercatori dello Spirito ma nemici della Libertà (per la coscienza umana contemporanea che si risveglia questa è una contraddizione perfetta), una grande confusione tra l’esoterico ed il segreto.

Quando ci si rappresenti l’esoterismo identico ad una conoscenza riservatissima e posseduta da associazioni qualitativamente differenziate, che ritengono opportuno non comunicarla a causa dell’intrinseco potere in essa contenuto, il correttivo informale a una simile rappresentazione ingenuo-romantica potrebbe essere una bella risata liberatoria. Nei casi in cui tali associazioni esistono davvero, lo Spirito, se un tempo c’era, si è ormai ritirato, e ciò che rimane è solo la segretezza aggiunta ad una entità psichica di dubbio segno, poiché portatrice di erranti cariche medianiche.

Se si è capaci di superare l’estroversione materialistica del pensato convenzionale, appare chiaro che una vera conoscenza esoterica non è qualcosa che per ragioni misteriose debba essere rifiutata alla conoscenza generale, ma che trova senza dubbio notevoli impedimenti a causa del grado di destità di coscienza necessaria per venir comunicata ed accolta.

La segretezza eccita come non mai la vanità umana personale e nelle grandi organizzazioni profane come nelle piccole conventicole occultistiche c’è molto dell’anelito a penetrare in ciò che si presume essere intimo, segreto: nel circolo più interno. Esiste un bel libro di C.S. Lewis intitolato Questa orribile forza (raro caso in cui il piacere della narrativa fantastica si coniuga senza sforzo al racconto morale e ad originali intuizioni) in cui, incarnato nelle vicissitudini di un protagonista, l’autore descrive con arguta sapienza questo prepotente difetto.

Difetto che, insieme alla presunzione ed alla litigiosità, ha pesato sulle organizzazioni di carattere esoterico, confondendo il ragionevole riserbo con segretezze personalizzate, rendendo in pratica alquanto peregrina per molte anime una corretta connessione interiore con l’Insegnamento originario, ostacolato persino da pretese mediazioni formali-amministrative.

Ingiustificabili lotte di distinzione e di potere hanno pesato, sulla bilancia dell’agire, molto più di un corretto lavoro interiore, quest’ultimo anzi venendo di solito osteggiato o respinto. Il problema è mondiale, come dall’Oriente ci conferma Lu K’uan Yu, che dedicò molti decenni della sua vita a tradurre e pubblicare in lingua inglese i testi più segreti ed antichi della grande tradizione alchemica e buddistica cinese per divulgarli presso gli occidentali: «Il buddismo in Oriente è in declino, perché il Dharma si è frantumato in diverse scuole in ostile contraddizione tra loro …invece di praticare si abbandonano a interminabili disquisizioni prive di concretezza e di risultati pratici …senza sforzarsi di comprendere il profondo significato dei Sutra…». Ecco il triste ponte tra Oriente ed Occidente: la disgrazia comune!

Chi incontra la moderna Scienza dello Spirito occidentale dovrebbe riascoltare (o rammentare) le parole, nette e decise, di Massimo Scaligero: «Non c’è alcun segreto, il Dottore ha detto tutto». Scaligero aveva ragione. Un esempio?

Due pagine della Scienza Occulta (testo diffuso in molte nazioni da cent’anni, letto da milioni di persone) minuziosamente dedicate alla costruzione della più importante meditazione d’Occidente, sintesi tecnica dell’immaginare, del meditare e della concentrazione, la cui dinamica reintegrativa può permettere al discepolo l’esperienza dell’astrale sidereo e la connessione sovrasensibile con la Comunità interiore che guida l’umanità: in pratica l’accesso al più grande dei Misteri dei nostri tempi.

Il segreto, quello inviolabile, certamente esiste, ed esiste una linea di confine tra l’esoterico e l’essoterico, ma essi non stanno nei libri o nelle conferenze e nemmeno nei testi della Classe, bensì nella capacità o nell’incapacità dell’uomo di mutare una parte di sé, di modificare la propria coscienza.

Finché l’approccio all’esoterismo rimane una curiosità da soddisfare o una facile risposta a questioni poste dalla leggerezza intellettuale, allora è soltanto l’incontro tra illusioni. Se la Scienza Sacra fosse veramente capace di rispondere in siffatta maniera, allora dimostrerebbe di essere Essa stessa null’altro che un prodotto illusorio (ed è proprio in questa visione che spesso viene giudicata da chi fuggevolmente Le si accosta). Per la coscienza immatura, le domande e le risposte che l’esoterismo pone ed insegna all’uomo non sono altro che parti di parole incrociate: essa è soddisfatta quando queste si combinano.

Il pensiero addormentato sogna fatalmente il materialismo: il dato oggettivo a sé stante. Il pensiero addormentato quando sogna lo Spirito lo sogna al pari di un oggetto, perciò può coerentemente sognare che il manoscritto riservato o la conferenza secretata contengano l’insegnamento più esoterico.

Il pensiero addormentato non conosce il proprio potere: quello di essere lui stesso lo Spirito cercato altrove.

Troppo spesso il ricercatore del Sacro non riesce a destarsi alla sperimentabile realtà di essere lui stesso il pensatore che pensa la Scienza Occulta o il Trattato del pensiero vivente. È nostra l’attività di pensiero che riaccende significati e forze di risveglio giacenti come inerti segni in tali Testi. Il pensiero che, finalmente portato a coscienza, possa volere solo e semplicemente se stesso, si libera da ciò che esso non è.

Abbandonato il riflesso di ciò che esso non è, permane il suo moto impersonale, perciò sovrasensibile, poiché inizia dove cessa il proprio sentire se stessi, ossia il limite della temporanea illusione sensibile.

Sentire se stessi è l’inganno necessario alla nascita della coscienza individuale. Per l’asceta dotato di coscienza individuale il senso della vita è spezzare il prolungarsi dell’inganno.

Da questo punto inizia l’esoterismo perenne (poiché di continuo rinnovantesi) che, come ripeto spesso, è essenzialmente esperienza: in cui ci si ritrova colmi di una speciale devozione, perché è l’Infinito che diviene parte del nostro essere.

LA MEDITAZIONE DEI ROSACROCE
LA MEDITAZIONE DEI ROSACROCE